sabato 10 giugno 2017

Mattia Battilomo, padre e agente di polizia penitenziaria di 29 anni, è morto carbonizzato in un frontale nel giorno del suo compleanno; morti anche i due giovani peruviani della seconda auto coinvolta nell'incendio



Schianto e tre morti, Feletto piange Mattia

Vittime una coppia di fidanzati di Rivarossa e il ventinovenne agente penitenziario: era papà da nove mesi
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FELETTO. Altre tre croci, altri tre epitaffi in questa interminabile ed assurda spoon river sulla statale 460. Ennesimo incidente stradale all’alba di domenica mattina. Altri tre morti. Famiglie distrutte, paesi in lutto. Dall’inizio anno sono undici le persone che hanno perso la vita sulla provinciale che collega il Canavese a Torino Una mattanza. Ieri, nonostante quasi un’ora di disperati tentativi per rianimarlo, è spirato Mattia Battilomo, 29 anni, nato a Sessa Aurunca (Caserta), agente della polizia penitenziaria, papà da appena nove mesi di uno splendido bambino. La sua compagna, che avrebbe dovuto sposare tra pochi mesi e gli suoceri gestiscono il bar sulla piazza di Feletto. Morti carbonizzati sulla seconda auto coinvolta, una Fiat Punto, due giovani di origini peruviane residenti a Rivarossa, il 25enne Antoni C. e la fidanzata Marilin. La polizia stradale di Chivasso (che si occupa delle indagini) a ieri sera non aveva ancora confermato le loro identità perché i cadaveri sono stati devastati dalle fiamme. Serviranno ancora degli accertamenti per avere la certezza dei nomi.
Accanto a Mattia Battilomo che guidava la sua Fiat Grande Punto diretta a Torino dove doveva prender servizio alle Vallette sedeva un suo collega che aveva appena fatto salire a Leinì, Arcangelo Romanino, 38 anni, originario di Caltanissetta. È rimasto ferito. Ricoverato all'ospedale di Cirié, le sue condizioni non preoccupano i medici. Un testimone ha aiutato la polizia a ricostruire la dinamica. In un tratto rettilineo la Punto dei fidanzati rivarossesi avrebbe iniziato a sbandare centrando poi la Grande Punto degli agenti. «Mattia era stato da poco trasferito in Canavese, aveva lavorato a Milano, poi la paternità e la scelta di avvicinarsi a casa. A lui e a tutta la sua famiglia la vicinanza e il cordoglio del corpo della polizia penitenziaria e del suo sindacato» , dice Gerardo Romano dell’Osapp. Per il giovane era l’avverarsi di un sogno. Neo papà di uno splendido bambino, presto sposo con la sua amata Jessica Leonetti, il lavoro a un’ora da casa.
«Una tragedia, una tragedia. Non ci possiamo credere. Non può essere vero», dicono i tantissimi amici della coppia che hanno iniziato ad arrivare a gruppi nella piazza di Feletto, davanti al bar Cadillac dove erano soliti incontrarsi.
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