giovedì 14 dicembre 2017

anniversario EDOARDO VARINI; i tuoi cari in ricordo

Anniversario † 14-12-2014  14-12-2017 EDOARDO VARINI Ciao DODO,
nulla mai più come prima.
Mamma, papà, CAROLA, NICCOLO'.

mercoledì 13 dicembre 2017

Schianto mortale col pick up: muore la studentessa Federica Brollo di 20 anni. Indagato il fidanzato che era alla guida

Tragedia di Altivole, gli esami rivelano: Francesco aveva bevuto

Neopatentato, avrebbe dovuto avere un tasso pari a zero. Nell’incidente è morta la fidanzata ventenne

Federica Brollo
ALTIVOLE Francesco Zilio aveva bevuto prima di mettersi al volante del suo pick-up sul quale, a pochi chilometri da casa, l’amata fidanzata Federica Brollo, 20 anni, ha perso la vita. Pare anche che avesse consumato molto alcol, ma quanto lo stabiliranno con esattezza solo gli ulteriori test disposti dalla procura. Quel che è certo è che Francesco non avrebbe dovuto bere nemmeno un goccio: il giovane, appena 21enne, è neopatentato avendo acquisito il titolo di guida nel 2016. Il ragazzo, che è indagato per il reato di omicidio stradale, rischia quindi di veder ulteriormente aggravata la sua posizione.
L’incidente
Francesco e Federica, all’alba di venerdì tornavano da una festa alla discoteca «Quadrifoglio» di Monfumo. Lui falegname di Asolo, a bordo del suo pickup Mitsubishi stava riaccompagnando la fidanzata, studentessa all’università di Padova, a Caerano San Marco. Ancora pochi chilometri e Federica sarebbe arrivata a casa, in via degli Alpini, sana e salva. Ma il destino era in agguato, in via Mure ad Altivole: è lì che improvvisamente, forse a causa di un colpo di sonno, Francesco ha perso il controllo. Ha sterzato bruscamente a sinistra, invadendo l’opposta corsia e finendo prima dentro il fosso che costeggia la carreggiata, poi contro un muretto in cemento. L’impatto dell’auto contro la spalletta è stato violentissimo e per Federica non c’è stato scampo: la forza d’urto l’ha scagliata contro il parabrezza, sul quale ha sbattuto la testa, sfondandolo. Probabilmente non indossava le cinture, che avrebbero potuto salvarla. Invece quel colpo le è stato fatale: è morta poco dopo l’arrivo dei sanitari del Suem 118. Federico, invece, sotto choc è rimasto incastrato nel pickup. È rimasto ferito, fortunatamente non in modo grave. Ma ha perso il suo giovane amore ed è questo il trauma più difficile da superare.
I test
La tragedia si è compiuta in pochi istanti. I carabinieri di Castelfranco Veneto stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Come da prassi, appena arrivato in ospedale a Montebelluna, Francesco Zilio è stato sottoposto ai test alcolimetrici e tossicologici. Per conoscere risultati sull’eventuale uso di sostanze stupefacenti servirà ancora qualche giorno. Quelli relativi all’alcol, al contrario, sono già arrivati sul tavolo del sostituto procuratore Mara Giovanna De Donà e sono positivi: prima di mettersi al volante Francesco aveva bevuto. Quanto o poco non è rilevante perché, data la giovane età, non avrebbe dovuto farlo. Ai neopatentati come lui, infatti, per tre anni il Codice della Strada impone ulteriori restrizioni, a cominciare proprio dall’uso dell’alcol, totalmente vietato.
L’ultimo saluto a Federica
Intanto a Caerano è arrivato il momento dell’addio a Federica, studentessa universitaria a Padova ed ex promessa del nuoto sincronizzato del Monte Nuoto di Montebelluna, disciplina alla quale si era da poco riavvicinata entrando a far parte della squadra Master Sincro. È arrivato il nulla-osta della procura, e i genitori Adriano e Claudia, nonché la sorella Francesca, rientrata dall’Australia, dove vive, hanno fissato la data dei funerali, che si terranno domani alle 15 nella chiesa parrocchiale del paese. La cerimonia si preannuncia particolarmente partecipata. A salutare Federica ci saranno anche gli amici e i clienti del bar «Ci ritorno», dove spesso lavorava come barista.
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domenica 3 dicembre 2017

anniversario " Francesco Forever " FRANCESCO SAVASSI di anni 27; oggi la santa messa in ricordo

Anniversario † 3-12-2012  3-12-2017 "Francesco Forever" FRANCESCO SAVASSI I Tuoi fratelli CRISTIANA ed EMANUELE, YARI, nipotina, zii, nonne, parenti e tutti i Tuoi amici.
Una Santa Messa sarà celebrata oggi alle ore 11.00 presso la Parrocchiale di Roncoferraro.

Sbanda con lo scooter sulla ss115: muore Damiano Genovesi di 19 anni

La vittima è Damiano Genovesi. Viaggiava con un'altra persona, che ha cercato di soccorrerlo
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Noto, sbanda con lo scooter: muore un diciannovenne


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Un 19enne di Noto, Damiano Genovesi, è morto in un incidente stradale avvenuto nella serata  sulla statale 115 tra Rosolini e Noto. Secondo la ricostruzione degli agenti del commissariato di polizia, la vittima,  che era in sella ad uno scooter insieme ad un amico, per cause da accertare ha perso il controllo del mezzo, di cui era alla guida, andando a sbattere contro alcuni new jersey in plastica. È stato il passeggero a prestare le prime cure al diciannovenne che è stato trasferito prima all'ospedale di Noto e poi  a quello di Avola ma è deceduto un paio di ore dopo l'incidente.

Scontro frontale sulla statale 16: le vittime sono Fabrizio Rochetti, militare di 46 anni e Patrizio Tristano di 40 anni

Foggia, scontro frontale sulla statale 16: un ufficiale dell'Esercito tra le due vittime

Scontro all'altezza di San Paolo di Civitate: il maggiore Fabrizio Ronchetti, in servizio nella caserma Pedone di Foggia, è morto sul colpo. Inutili i soccorsi anche per il 40enne Patrizio Tristano di Canosa
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FOGGIA - Incidente mortale a lungo la strada statale 16, nelle vicinanze di San Paolo di Civitate, nel Foggiano. Due uomini sono rimasti uccisi nella tarda serata di venerdì 1° dicembre.

Le vittime si chiamavano Fabrizio Ronchetti, 46enne di Termoli, maggiore dell'11esimo reggimento Genio guastatori dell'Esercito in servizio nella caserma Pedone a Foggia, e Patrizio Tristano, 40enne di Canosa di Puglia residente a Cerignola.

Il militare era alla guida di una Lancia Ypsilon e procedeva in direzione nord, verso Termoli quando si è scontrato con una Fiat Idea che giungeva nel senso opposto di marcia. L'ufficiale è morto sul colpo, mentre l'altro conducente è stato trasportato d'urgenza dagli uomini del 118 agli Ospedali Riuniti di Foggia ed è morto poco dopo l'arrivo. Troppo profonde le lesioni riportate nel violento impatto.

I vigili del fuoco di Foggia hanno lavorato per ore per estrarre dall'abitacolo il corpo del militare. Indagano i carabinieri della compagnia di San Severo.

Auto contro camion: nello schianto muoiono Matteo Carnelli e Alessandro Masini ( 16 anni ), nonchè Davide Greco di 20 anni



Schianto a Saronno, muoiono tre ragazzi

Inversione di marcia fatale, auto contro camion

(ANSA) - SARONNO, 2 DIC - Tre giovani hanno perso la vita e altri due sono rimasti feriti in un incidente stradale verificatosi la notte scorsa a Saronno tra un auto, su cui viaggiavano quattro ragazzi, e un camion, condotto da un 25enne.
    Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Saronno, il conducente della Fiat punto, un giovane di 20 anni, forse per entrare in un'area di servizio dall'altra parte della strada, ha effettuato una improvvisa inversione di marcia senza accorgersi che sulla carreggiata opposta stava sopraggiungendo il camion.
    Nello schianto sono morti i tre passeggeri che erano con lui, tutti di Rovello Porro, in provincia di Como: Alessandro Masini e Matteo Carnelli, entrambi di 16 anni, e Davide Greco, di 21 anni. Il 20enne che era alla guida, di cui non sono state rese note le generalità, è rimasto gravemente ferito ed è ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano. Ferito anche il conducente del camion, un giovane di 25 anni, portato all'ospedale di Saronno.
   
Incidente via Como Saronno-Solaro | Nomi Morti Alessandro Masini, Matteo Carnelli e Davide Greco



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Francesca Dei Rossi, mamma di 39 anni, si è spenta dopo tre mesi, per una grave forma tumorale

Mestre, mamma Francy stroncata a 39 anni

Francesca Dei Rossi ha lottato per tre mesi contro il cancro. Lascia marito e figlia: famiglia con forti legami anche con Jesolo
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MESTRE. Si è spenta dopo tre mesi di dura lotta contro la malattia: Francesca Dei Rossi aveva 39 anni ed è stata colpita da una grave forma tumorale che non le ha lasciato scampo. Era sposata da 11 anni con Federico Fioretti, originario di Jesolo.

La coppia, dalla cui unione è nata una bambina meravigliosa, viveva a Mestre ormai da anni, anche se Francesca e Federico erano rimasti molto legati al litorale, dove peraltro vivono i genitori dell’uomo. Gli amici hanno saputo ieri della scomparsa di Francesca all’ospedale di Mestre. Il marito è molto conosciuto al lido di Jesolo, soprattutto nella zona di piazza Milano, e per questo la notizia della scomparsa di Francesca è arrivata subito anche sul litorale jesolano, sconvolgendo tutti coloro che negli anni avevano potuto conoscere la giovane mamma.

In molti a Mestre e a Jesolo ricordano questa famiglia così unita e affiatata e hanno vissuto con la donna il suo terribile calvario. Francesca ha combattuto fino all’ultimo, senza mai perdere coraggio e cercando per quanto possibile di non far soffrire la sua bambina a cui era legatissima. Ha dimostrato una straordinaria forza d’animo e mai ha perso la speranza e la voglia di vivere, anche quando la situazione ormai stava precipitando. Un esempio per la sua piccola e per tutti quanti le hanno voluto bene e l’hanno conosciuta in questi anni.

 


Ora per le famiglie Dei Rossi e Fioretti è il tempo del dolore e dell’abbraccio di tutti coloro che con Francesca hanno condiviso un pezzetto di strada. Nelle prossime ore verranno fissate le esequie della giovane mamma a cui è attesa una grande partecipazione, segno tangibile dell’amore e dell’affetto che la donna ha saputo donare nei suoi 39 anni.

sabato 25 novembre 2017

anniversario ALICE MENEGHINI; in memoria di un piccolo angelo

IX ANNIVERSARIO † 24/11/2008  24/11/2017 ALICE MENEGHINI                                               I nostri pensieri sono sempre rivolti a te... nostro piccolo angelo.

martedì 14 novembre 2017

Alessio Vivoli di 22 anni è morto finendo con l'auto contro un albero nella notte

Perde il controllo dell'auto e finisce contro un albero: muore a 22 anni

Firenze: a perdere la vita un giovane di Borgo San Lorenzo. L'incidente nel comune di Firenzuola
FIRENZUOLA. Incidente mortale la notte scorsa, intorno alle 2.50, nel comune di Firenzuola (Firenze), sulla strada provinciale 116 in località Alberaccio, al bivio per le Cornacchie. Secondo i primi accertamenti un 22enne avrebbe perso il controllo della sua auto, una Ford Fiesta, finendo contro
un albero. Inutili i soccorsi del 118: il giovane, Alessio Vivoli, residente a Borgo San Lorenzo, è deceduto per le gravi ferite riportate. Sul posto oltre ai sanitari anche i vigili del fuoco e i carabinieri che stanno ricostruendo la dinamica dell'incidente.




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La rabbia e il dolore del padre di Marinella Colangeli, la giovane di 30 anni morta a Rigopiano: " Prego per mia figlia, ma voglio giustizia ".

"Ogni giorno salgo a Rigopiano". Prego per mia figlia: voglio giustizia

La rabbia e il dolore del padre di Marinella, uccisa dalla valanga

Pescara, 14 novembre 2017 - S’avvicina titubante, il volto è disperato, incerto se parlare o no. «Sono il papà di Marinella Colangeli – si presenta –. Lei è morta qui». Aveva solo 30 anni, dirigeva la Spa dell’hotel Rigopiano, un lavoro che amava. È quasi il crepuscolo, fa freddo, sul Gran Sasso c’è la neve, scende la nebbia. Silenzio. A quest’ora, il 18 gennaio, nella hall del quattro stelle i clienti erano pronti a partire, avevano saldato il conto e fatto i bagagli. Aspettavano solo lo spazzaneve, la provinciale era sepolta. Ansia. La valanga è arrivata prima. Una strage: 29 morti, 11 scampati. Ci sono tanti vasi di fiori freschi e lumini accesi sotto le foto chiuse nella bacheca di legno, il racconto delle vite perse, quanti ragazzi.

«Salgo quassù ogni giorno, per una preghiera – racconta con la voce incrinata dalla commozione Nicola Colangeli, 69 anni, autista in pensione, oggi tabaccaio a Farindola –. La nostra vita è un inferno. Il giorno provi a lavorare ma la notte... La notte non passa mai. Mia moglie è imbottita di medicine, io non riesco a dormire».
Passa un camion, s’interrompe, il tono di voce diventa duro, di colpo. «Cosa vengono a fare qui, cosa cercano? Sotto queste macerie sono seppelliti i nostri ricordi. Ci hanno restituito il cellulare di Marinella, ma è in condizioni pessime». Guarda oltre la rete che recinta l’area dell’hotel messa sotto sequestro dalla procura. «Là sotto ci sono le valigie di nostra figlia, aspettiamo di riaverle, come tutti. Marinella quel pomeriggio stava parlando al telefono con la sorella che abita a Penne. Era crollato un supermercato, chiedeva se c’erano stati morti. L’altra mia figlia, Antonella, ha fatto solo in tempo a rispondere di no, su questo la linea s’è interrotta. Erano le 16.49: in quel momento è finito tutto». Ora lo sguardo s’incendia: «’Naltro po’ è colpa nostra, che ci tenevamo i figli qui, a lavorare o in vacanza. Noi familiari siamo tornati in prefettura a Pescara. Le risposte? Tutte negative. Le istituzioni mi hanno deluso tanto. Si dovevano pulire solo nove chilometri di strada, nove chilometri capito? Nel 2017 non si può morire come topi. Non si possono lasciare quaranta persone così, con ’sti mezzi che stanno per il mondo, dopo la disgrazia sono arrivati persino dalla Svizzera... Tutti sapevano che tempo faceva e quanta neve sarebbe caduta. Ci voleva la turbina, le strade di montagna qui si sono sempre pulite così. Io più che al prefetto vorrei chiedere perché alla Provincia e alla Regione. Avevano garantito la massima sicurezza. Invece dal 17 si è bloccato tutto ed ora eccoci qua. Devono pagare, dal primo all’ultimo».
Comincia a far buio, si vedono meglio i lumini. L’hotel Rigopiano è un cumulo di macerie, una distesa di detriti, materassi, lampade e alberi, radici possenti sradicate da una forza sovrumana. La strada macinata dalla valanga, lungo il canalone, finisce su quel che resta dell’albergo, centrato come fosse un birillo. Hanno preparato il cantiere per sgomberare tutto, la bonifica partirà dalle piante. Ma tra poco scatterà l’allerta valanghe, se ne riparlerà in primavera. Le strade per arrivare quassù sono disastrose. Una sequenza infinita di frane, buche, avvallamenti. Sembra un altro sfregio alle vittime, dopo quasi un anno non è cambiato niente. Se arrivi da Penne o da Castelli il risultato è lo stesso. Tra un avviso di pericolo e l’altro si vedono sassi sulla strada, la montagna continua a parlare. Nicola Colangeli s’avvia verso casa, verso un’altra notte senza sonno. Dice: «Mai sentito parlare di pericolo, mai. Valanghe, canalone, mai. Tre anni fa in albergo erano rimasti bloccati per la neve, c’erano anche dei bambini, li avevano liberati dopo tre giorni. Quante volte io e mia moglie abbiamo detto a Marinella, dai, vieni a lavorare con noi, in tabaccheria. Ma lei non voleva. Amava così tanto il suo lavoro, lei».

Rori Hache, la 18enne canadese scomparsa il 29 agosto, è stata ritrovata morta nel lago Ontario; forse è stata uccisa per la sua gravidanza

Corpo affiora nel lago. "È di Rori, la 18enne scomparsa. Aveva scoperto di essere incinta"
Le speranze di ritrovare viva Rori Hache, la 18enne canadese di Oshawa scomparsa il 29 agosto poco tempo dopo aver saputo di essere incinta, erano appese a un filo. Quel filo è stato spezzato giovedì scorso, quando un'autopsia ha confermato che il busto trovato l'11 settembre da alcuni pescatori nelle acque del lago Ontario era proprio il suo. «Anche se in un primo momento le autorità avevano detto che si trattava dei resti di una donna di mezz'età - ha detto la madre, Shanan Dionne - io sentivo che quel busto era di Rori. Era una ragazza bella, radiosa, intelligente: non meritava di morire così».Dai risultati dell'autopsia non è stato possibile capire le cause della morte, ma resta il fatto che sul cadavere sono stati trovati segni evidenti di traumi: che Rori sia stata uccisa è molto più che un semplice sospetto. E, come se non bastasse, non sono in pochi a pensare che ci sia una relazione tra la sua morte e quella gravidanza venuta alla luce ad agosto e che la ragazza era determinata a portare avanti. E ancora: è una coincidenza che il 10 agosto la sua casa sia stata devastata in pieno giorno da un incendio nel quale è morto il suo cane? A queste e a molte altre domande dovranno rispondere gli investigatori di Toronto che si stanno occupando della vicenda e che considerano il caso altamente sospetto. «C'è un sadico che si aggira nella nostra città - ha detto Shanan Dionne - La polizia deve riuscire a smascherarlo».

Dopo un'adolescenza travagliata e piena di problemi, negli ultimi sei mesi Rori aveva ripreso in mano la propria vita: era tornata a scuola, aveva un lavoro, un appartamento tutto suo e un ragazzo, Tony, con il quale andava tutto liscio. «La vedevo tutti i giorni - racconta la madre - parlavo sempre con lei e, quando ad agosto mi ha detto di essere incinta e di voler portare a termine la gravidanza, le ho dato tutto il mio appoggio». Poi, il 29 Rori è sparita senza un perché: tutti i suoi sogni sono andati in mille pezzi per mano di qualcuno che voleva togliere di mezzo lei e il suo bambino. Perché sia stata uccisa resta un mistero. La polizia di Toronto sta lavorando per smascherare il suo assassino.
 

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venerdì 3 novembre 2017

Attentato New York: anche la donna belga Ann Laure Decadt, mamma di 31 anni, si conta nel novero delle vittime



Sconcerto per l'improvvisa morte della studentessa Teresa Laviscio di 18 anni: frequentava il Liceo ed era prossima alla maturità

Studentessa si accascia e muore sui libri di scuola, choc e dolore a Marcianise
Un dramma si è consumato a Marcianise: una studentessa di 18 anni, Teresa Laviscio, è morta improvvisamente mentre a casa era intenta a studiare. La giovane, che frequentava la 3L del Liceo Classico Quercia, approfittando del ponte di Ognissanti aveva deciso di impegnare la mattinata a studiare nella sua cameretta della villa di via Petrarca, nel centro di Marcianise, nonostante non si sentisse molto bene ed avvertisse un po’ di freddo. Dopo un po’ la mamma è andata ad accertarsi di come stesse e l’ha trovata riversa sul divano senza conoscenza. Ha subito dato l’allarme e la giovane è stata trasportata presso il pronto soccorso dell’ospedale di Marcianise, dove i sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.La notizia della tragedia si è subito sparsa in città, dove la famiglia della giovane è molto nota, e presso l’obitorio del nosocomio, dove è stata adagiata la salma: è stato meta di centinaia di amici, conoscenti e parenti che si sono stretti attorno agli affranti genitori. Particolarmente toccante anche il dolore dei compagni di classe della giovane, accorsi in ospedale, dei docenti e del dirigente scolastico.


lunedì 30 ottobre 2017

Schianto in auto: muore Devis Boscolo di 40 anni; grave il conducente


Schianto in auto: grave conducente, morto l'amico che viaggiava con lui



QUARTO D'ALTINO - Perde il controllo dell'auto che si schianta contro il terrapieno vicino a una casa, lui è grave all'ospedale, l'amico al suo fianco muore sul colpo. Il tragico schianto questa notte, poco dopo l'una e mezza, in via Claudia Augusta a Quarto D'Altino in corrispondenza di una curva destrorsa. A perdere la vita Devis Boscolo, 40enne di Marghera, sposato, che lavorava in una vetreria di Piombino Dese, nel Padovano.

Auto sbanda e finisce nel canale: morti Debora Biscuola di 18 anni e Raffaele Mazzamati di 35 anni


Auto sbanda e finisce in un canale: morti due giovani a Rivarolo.                                
 
Due giovani di 19 e 18 anni sono morti in uno spaventoso incidente stradale a Rivarolo Canavese. Lo schianto si è verificato alla curva del Borgo, sulla provinciale che da Rivarolo porta Ozegna. Le vittime si chiamavano Raffaele Mazzamati, 35 anni, di Feletto, e Debora Biscuola, 18 anni, di Castellamonte. Erano a bordo dell’autovettura che è uscita di strada terminando la propria corsa ruote all'aria in un canale. Sono morti entrambi sul colpo



sabato 28 ottobre 2017

Ci ha lasciato MARIANA PASCA di anni 39; i funerali avranno luogo in Romania

Troppo presto ci lasci, ma per la tua bontà ti ricorderemo sempre Mariana Pasca in Pasca di anni 39 La ricordano con immenso affetto il marito Daniel, i genitori Iacob e Maria, la sorella Ioana, il cognato Gheorghe, le cognate Loredana, Luminita, Maria, Marisca, Marius, i nipoti e i parenti tutti.         I funerali avranno luogo a Salistea de Sus in Romania.

Elena Maron di 35 anni si spegne a otto anni dall'incidente; " Elly era in stato vegetativo, ma cosciente"

Elena muore a 8 anni dall'incidente. La madre: «Stato vegetale, ma sentiva»



di Nicola Benvenuti
TRIBANO - «Con la vicenda di Elena ho riscoperto il ruolo di madre, e meglio ho apprezzato e goduto del dono di essere mamma». Con queste parole si apre l' incontro con Lorena, mamma di Elena Maron di 35 anni, che il primo ottobre 2009 era stata vittima di un gravissimo scontro tra la sua autovettura e un autoarticolato lungo la regionale 104 Monselice mare, nel territorio comunale di Tribano e che, otto anni dopo, è deceduta alla casa di cura di Abano per le complicazioni derivanti dal suo delicato stato di salute, nella notte tra martedì e mercoledì. Elena era in stato vegetativo.

«Non sono stati anni semplici, anzi senz'altro faticosi per noi tutti, prima di tutto per Elena, ma ricchi anche di soddisfazioni», aggiunge mamma Lorena con tono affabile, proprio di chi ha sacrificato volentieri una parte della sua vita. «In effetti la vita in famiglia ci è cambiata completamente con il grave incidente occorso ad Elena, soprattutto quando, dopo un primo periodo durante il quale pensavo che mia figlia potesse recuperare una certa autonomia, poi ho realizzato la gravità delle lesioni che le erano state procurate con l'incidente, tanto da dover lasciare il lavoro per dedicarmi a lei. Ho sempre avuto la certezza che lei ci percepisse».

Schianto in A22: morte le due cuginette Gioia e Ginevra di 9 e 17 anni; erano due promesse del pattinaggio artistico

Gioia e Ginevra, le cuginette vittime dell’incidente erano due promesse del pattinaggio sul ghiaccio

La piccola Gioia Virginia Casciani aveva appena trionfato alla Coppa dell’Amicizia
Le due cuginette assieme dopo una gara (foto da Facebook)


GINEVRA
Le due cuginette erano due stelle del ghiaccio, legate dall’amore per il pattinaggio. Erano due campionesse, Gioia Virginia Casciani, di 9 anni, e Ginevra Barra Bajetto di 17. E stavano tornando proprio da una gara - la Coppa dell’Amicizia - a Merano quando sono rimaste vittime di un incidente sull’autostrada del Brennero. Gioia, che nonostante la tenerissima età dava già sfoggio di grande talento, aveva trionfato nel 1° gruppo delle Pre Novice, con più di dieci punti di distacco sulle coetanee: 37.48 la sua performance vincente (una foto di Facebook la ritrae con la coppa solo 9 ore fa). Ginevra, invece, da qualche tempo aveva cambiato disciplina ed era passata dall’artistico alla danza, così oggi si trovava sugli spalti a fare il tifo per la cugina. Nonostante i molti impegni sportivi, Ginevra era la più brava anche tra i banchi dell’Istituto Sociale di Torino, dove frequentava il Liceo Scientifico con indirizzo sportivo. Sconvolta Valeria Vercellino, presidente della Pat Torino, la società che le ha viste crescere e poi ritornare proprio a giugno dopo aver difeso per alcune stagioni i colori dell’Ice Club Torino. Sotto choc Edoardo De Bernardis, allenatore dell’Ice Club Torino che le ha seguite fino in primavera: «Erano due ragazze molto brave, serie, professionali, che si impegnavano moltissimo in ogni allenamento. Entrambe erano caratterizzate da una grande dolcezza e la più piccola, Gioia, era molto timida, ma dimostrava un’incredibile maturità in pista, che la faceva sembrare una diciottenne. Non a caso, vinceva tutte le gare della sua categoria con ampi margini sulle altre bambine». 

venerdì 27 ottobre 2017

anniversario VERENA MARZOLA; sei nei nostri cuori

33° ANNIVERSARIO VERENA MARZOLA Il tempo passa inesorabile, ma tu sei sempre nei nostri cuori.
Mamma, papà, PIER ANDREA.

Filippo Murga Lara, bimbo di 22 mesi, è morto annegato dopo la caduta in piscina; donati gli organi

Macerata, l'ultimo dono del piccolo Filippo, morto dopo la caduta in piscina

"I suoi organi andranno a chi ne ha bisogno". La nonna indagata per omicidio colposo

 
 
 
 
 
 
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Il piccolo Filippo

Macerata, 27 ottobre 2017 - Non ce l'ha fatta Filippo Murga Lara, il bimbo fermano di 22 mesi caduto una settimana fa sul telo di copertura della piscina di Casale di Nanni, a Penna San Giovanni, su cui erano posati circa 15 centimetri di acqua piovana. E ora la nonna, a cui era affidato il piccolo, è indagata per omicidio colposo conseguente all’abbandono di minore e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
Filippo era annegato mentre la nonna faceva avanti e indietro nel cortile, cercando di recuperare alcuni mobili dall’abitazione inagibile dopo il terremotoL’elettroencefalogramma piatto ieri ha indicato la morte cerebrale. «Convocata la commissione per l’accertamento di morte, alle 14.15 viene stabilito l’inizio dell’osservazione che durerà per sei ore. I genitori hanno espresso parere favorevole alla donazione di organi», aveva fatto sapere la direzione generale dell’Azienda ospedale riuniti di Ancona, in un bollettino medico dell’ospedale pediatrico Salesi diffuso nel primo pomeriggio. Alle 21.30 Filippo è morto.
Di norma, passate le sei ore di osservazione, si procede all’espianto degli organi: il paziente viene mantenuto attaccato al ventilatore e il cuore deve continuare a battere, come in un intervento chirurgico. Una volta espiantati gli organi, i macchinari vengono staccati. Nel caso del piccolino però, a causa dell’assenza prolungata di ossigeno al cervello e della presenza di acqua nei polmoni, che aveva provocato il soffocamento, nella tarda serata di ieri non si sapeva ancora quali organi potessero essere espiantati e quali invece compromessi.
Una settimana fa Filippo, di neanche due anni, giocava con le macchinine nel cortile di casa della nonna materna. Le era stato affidato come tante altre volte, essendo il padre Pedro al lavoro e la madre Laura fuori dall’Italia con l’altra figlia, di 5 anni. Il piccolo avrebbe passato il giorno a Penna San Giovanni, nella casa di solito affittata a turisti stranieri. Il terremoto ha procurato gravi danni, per cui la famiglia tornava nei fine settimana per salvare il salvabile prima dei lavori. Mentre la nonna cerca di sistemare i letti, il piccolo scivola sul telo della piscina.
«In un secondo è successa la tragedia. Sono finita, piena di sensi di colpa», aveva detto la donna, di 57 anni, quella mattina. Dopo un’ora di tentativi di rianimazione, effettuati anche da lei secondo le dritte telefoniche del 118, il bambino sembrava morto. Ma all’improvviso il cuoricino aveva ripreso a battere; l’eliambulanza era partita alla volta di Torrette e poi era stato portato al Salesi. In questi sei giorni di agonia, le speranze erano pari a zero. Sulla base di quanto segnalato dai carabinieri, il sostituto procuratore Claudio Rastrelli ha iscritto la nonna nel registro degli indagati, per omicidio colposo in conseguenza dell’abbandono di minore, e per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, perché la casa non era agibile.

giovedì 26 ottobre 2017

Raffaella Turco, Raffy di 17 anni è morta finendo con l'auto contro un uliveto; feriti gli amici

Auto fuori strada, Raffaella muore a 17 anni: feriti tre amici ventenni
Raffaella Turco, Raffy per gli amici, ex studentessa del Cerboni, lavoratrice stagionale in cerca di impiego di 17 anni di Portoferraio (Livorno), è morta in seguito ad un incidente stradale accaduto verso le 18.30 all'isola d'Elba, sulla provinciale che collega Portoferraio a Porto Azzurro, in località Valdana.
L'auto sulla quale viaggiava insieme ad altri tre amici, due ragazzi e un'altra ragazza tutti rimasti feriti ma non in condizioni particolarmente gravi, è uscita di strada finendo in un uliveto.
La ragazza è praticamente morta sul colpo per le ferite riportate nell'impatto, nonostante tutti i tentativi di rianimazione.
L'auto, condotta da uno dei due ragazzi è uscita di strada perdendo il controllo per cause ancora al vaglio della polizia, che è intervenuta sul posto insieme ai carabinieri. Sul posto anche quattro ambulanze del 118 e i vigili del fuoco.


Angela Cavinato, modella di 38 anni, si è tolta la vita a causa di una depressione post partum


Depressione dopo il parto, modella si toglie la vita
Ex modella si toglie la vita ad undici mesi dalla nascita del figlio. Potrebbe essere stata la depressione che talvolta arriva dopo il parto a spingere Angela Cavinato, 38 anni di Oriago, a suicidarsi.

Martedì scorso Angela era andata al lavoro nello studio di Maerne come tutti gli altri giorni, era tornata all'ora di pranzo a casa ad abbracciare il suo piccolo e poi nel pomeriggio aveva detto di essere stanca. Pochi minuti di solitudine e quel buoi che forse di è impadronito del suo animo, al punto da travolgerla in un gesto disperato, che la lasciato tutti attoniti.La giovane donna era molto conosciuta non solo per la sua straordianria bellezza, che l’aveva vista intraprendere per un certo periodo anche la carriera di modella, ma anche per la sua gentilezza d’animo. «Aveva la capacità di rallegrare le persone – ricorda un’amica - trattava tutti con molta dolcezza e in modo pacato ponendosi con le persone con un’attenzione ed una pazienza che pochi hanno. Angela era anche una ragazza molto precisa, quasi meticolosa, intelligente, tenace e in grado di riuscire in tutto quello in cui si impegnava». Si era laureata in Economia e Commercio e ora lavorava nello studio del padre Danilo, consulente del lavoro a Maerne di Martellago...

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lunedì 23 ottobre 2017

Padre disperato si uccide dando fuoco alla casa con i figli dentro: 3 bimbe e un ragazzino sono morti nell'incendio


Como, dà fuoco alla casa con dentro i figli poi si suicida: morte 3 bimbe e un ragazzino di 11 anni

Un incendio in un appartamento dal bilancio drammatico, con un padre morto insieme ai suoi quattro figli. Una tragedia che, con il passare delle ore, ha assunto dei connotati ancor più sconvolgenti quando è emerso che le fiamme, dolose, sarebbero state appiccate dallo stesso genitore, disperato per la situazione famigliare. Un uomo «dignitoso e premuroso» che ha perso il controllo ed è diventato il carnefice dei piccoli che voleva proteggere e che forse «temeva di perdere» per via delle sue drammatiche condizioni economiche.È questa la terribile storia avvenuta oggi nella periferia di Como, dove un uomo, Faycal Haitot, marocchino regolare di 49 anni, è morto per intossicazione da fumo insieme ai suoi bambini, un maschietto di 11 anni e due femminucce di 6 e 3 anni che sono morti poco dopo, e a un'altra sorellina, di 4 anni e mezzo, deceduta in serata all'ospedale Buzzi di Milano. I medici erano riusciti a riprenderla da un arresto cardiaco ma il prolungato stop del cuore ha causato danni irreparabili. Era stata ricoverata prima all'ospedale di Cantù (Como) e poi trasferita in ambulanza a Milano, nel reparto di terapia intensiva pediatrica dove ogni cura è stata inutile. A dare l'allarme, stamani dopo le 7, sono stati alcuni vicini di casa. Insieme - all'ultimo piano di una palazzina situata in via San Fermo 18 - hanno cercato di intervenire in attesa dei soccorsi, e con un badile hanno spaccato la porta dell' appartamento. «Quando si è spalancato l'ingresso subito il fuoco si è ravvivato con una grande fiammata - racconta uno degli uomini intervenuti, Reza Nasir - e c'erano pezzi di legno e di carta che andavano a fuoco subito dietro, evidentemente accatastati apposta».

La circostanza è stata poi confermata dai vigili del fuoco e dagli investigatori della Questura che stanno svolgendo le indagini e per i quali ormai l'ipotesi è una sola: omicidio-suicidio. «Le ragioni del gesto sarebbero da ricondurre alla difficile situazione in cui è piombato il nucleo famigliare dopo l'allontanamento della madre - ha spiegato la Polizia - presa in carico dai servizi sociali del Comune di Como a causa delle precarie condizioni psichiche e inserita in una struttura di recupero». Proprio per questo motivo i bambini erano stati affidati, fin dal febbraio scorso, al padre. Che però prima «aveva perso il lavoro - come ricorda un vicino - e cercava di arrangiarsi con dei lavori saltuari», e poi anche il controllo della gestione dei bambini «che da settembre non andavano più a scuola», ha ricordato un'amica di famiglia. Alla fine, nella sua mente deve essere scattata l'idea di farla finita. Ha appiccato il fuoco e poi (l'esatta dinamica verrà stabilita dai medici legali) quando i bambini sono svenuti per il fumo, li ha composti con sé sul lettone - o lo ha fatto mentre loro dormivano - aspettando anche lui la morte insieme a tutto quello per cui aveva vissuto fino a quel momento.
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