lunedì 31 agosto 2015

Malore fatale mentre fa il bagno: 55enne trevigiano muore d'infarto

CAORLE - Un arresto cardiaco in acqua è la presunta causa del decesso avvenuto oggi pomeriggio sul litorale di Caorle zona Falconera la causa della morte di un 55enne del trevigiano.

Allertato da alcune bagnanti il Consorzio Arenili è intervenuto prontamente con il suo personale, sia assistenti bagnanti sia infermieristico. Subito due bagnini si sono lanciati in acqua per il recupero dell'uomo, già in stato di incoscienza. Sono state applicate le azioni previste da protocollo, con insufflazione e applicazione del defibrillatore, oltre al massaggio cardiaco, durato circa 30 minuti, fino all'arrivo del personale del 118 con elisoccorso, che ha ulteriormente tentato terapie specifiche per le cardiopatie, ma senza esito.

Luciano Odorico, 49 anni, grande appassionato di auto d'epoca,è morto in un incidente accaduto in Germania

di Paola Treppo
RONCHIS - Commozione in tutto il Friuli e l'ambiente dei motori per il grave lutto che ha colpito la zona di Ronchis(Udine) per la morte di Luciano Odorico, 49 anni, grande appassionato di auto d'epoca, deceduto ieri, a seguito della gravissime ferite riportate in un incidente accaduto in Germania, al rientro da una manifestazione sportiva che si era tenuta in Olanda.

Fabio Terrin, 58 anni, presidente della Protezione civile di Stra è stato stroncato da un infarto.

di Silvano Bressanin
STRA - Si è sentito male e, trasportato subito all'Ospedale di Dolo, è spirato subito. A Fabio Terrin, 58 anni, presidente della Protezione civile di Stra è stato stroncato da un infarto. Lo piangono la moglie, Maria Grazia, i figli Andrea e Martina, nonna Ada, i parenti e tanta, tanta gente. L'estremo saluto gli sarà dato mercoledì alle 10 nella Chiesa Parrocchiale di S. Pietro di Stra, paese dove abitava.

A interpretare il dolore e il cordoglio di tutti i collaboratori di Terrin e di tutti i cittadini è l’amico Paolo Ferraresso, ex comandante della Polizia Urbana di Stra e attuale presidente del Consorzio di Bonifica Bacchiglione, sconvolto nell’apprendere la notizia. «Ci ha lasciato in un sabato d'estate, in silenzio senza alcun clamore come era abituato, quante cose dovevamo fare nei prossimi giorni, quanti discorsi e progetti avevano messo in moto e adesso... La morte di Fabio ha lasciato un vuoto immenso come la sua disponibilità, è facile per tutti dire era bravo buono e gentile ma Fabio lo era veramente: una persona speciale, bravissima, buonissima, gentilissima e disponibilissima con tutti e sempre. Quante ore passate insieme a risolvere piccoli e grandi problemi, a confrontarsi e guardare avanti: Fabio c'era sempre e sempre ha cercato con il suo impegno civile di fare il vero bene del paese, quante manifestazioni lì in prima fila con qualsiasi tempo per gli altri e le emergenze che appena arrivavano lo vedevano già in divisa e pronto a intervenire sempre con il sorriso».

Addio a Wes Craven, il suo “Nightmare” terrorizzò gli Anni 80

Il regista è morto a 76 anni, fu autore di saghe di culto come quella di “Scream”
Un uomo con il volto sfigurato dalle ustioni e con mani trasformate in artigli da lunghissime lame. Si chiamava Freddy Krueger e, all’alba degli Anni 80, dopo aver fatto la sua prima apparizione sullo schermo in Nightmare - dal profondo della notte, riuscì a insinuarsi nelle menti di eserciti di adolescenti, e non solo. Il suo creatore, Wes Craven, scomparso a 76 anni a Los Angeles, dopo aver lottato contro un cancro al cervello, ne aveva completato il look con un cappellaccio nero e un maglione..
Eclettico, sperimentatore, essenziale nel suo far provare angoscia e paura, Craven inizia la sua carriera dapprima come musicista per poi passare al cinema nonostante un impiego stabile come insegnante alla John Hopkins University, dove si era laureato qualche anno prima.
Inizia come tuttofare in una piccola casa di produzione, e impara al punto da iniziare a lavorare in proprio e ad arrivare, nel 1972, al suo primo film: L’ultima casa a sinistra, divenuto presto un cult.
Dopo questo primo grande successo, di cui negli anni si è quasi pentito al punto di rifiutarsi di rivederlo, Craven firma nel corso dei decenni alcuni film destinati a divenire pietre miliari della storia del genere horror e, a modo loro, della storia del cinema.
Pensiamo a Le colline hanno gli occhi o  Nightmare on Elm Street e alla maschera di Freddy Kruger, tra i grandi cattivi puri del cinema horror anni 80, come Jason Voorhees di Friday 13th e il capostipite Michael Myers, di Halloween, capolavoro di John Carpenter del 1978. Tutti film male accolti dalla critica al loro esordio e poi rivalutati (oltre che campioni di incassi e generatori di sequel)
Craven rappresentava le paure di un’epoca con contorni nitidi e definiti. Senza troppe sbavature, fronzoli o incertezze. Non fosse che per la faccia maciullata di Kruger che però era la raffigurazione della paura dello sconosciuto, dell’irrazionale, dell’ignoto. Di ciò che ancora non si conosce e che si pensa inconoscibile.
Negli anni ’90 Craven torna al successo con un’altra icona horror: la maschera bianca ripresa dall’urlo di Munch protagonista di Scream, poi divenuto una saga, che vedeva un omicida incappucciato (e imbranato) terrorizzare tranquille cittadine americane.
Quella risata ha inaugurato un nuovo modo di presentare ciò che ci fa paura, mischiando i generi, prendendo in giro l’horror in un film horror.
Da buon artigiano del brivido Craven, nonostante la malattia ha continuato a pensare a nuovi film.
FULVIA CAPRARA

bambino di 2 anni è morto a Bologna, schiacciato da un'auto in manovra in un cortile condominiale

L'intervento di un'ambulanza

Lunedì 31 Agosto 2015, 23:02
BOLOGNA - Bimbo di due anni gioca nel cortile di casa, auto in manovra lo travolge e lo uccide.  "SCHIACCIATO DALL'AUTO IN MANOVRA" Il bambino di 2 anni è morto a Bologna, schiacciato da un'auto in manovra in un cortile condominiale. I soccorsi sono stati chiamati alle 19.15 e il 118 è arrivato in via Jacopo della Quercia, zona Navile, alla periferia, ma non è stato possibile salvare il bimbo.  Sono intervenuti i vigili urbani ed è stato avvisato il pm Michele Martorelli. Pare che il bimbo stesse giocando con una palla e un automobilista non lo ha visto e lo ha investito. Nei pressi c'erano il fratello e la madre.

Papà prende a pugni l'assassino della figlia di anni durante il processo

Le immagini del video e la piccola vittima, Jamila, tre anni

Lunedì 31 Agosto 2015, 22:19
Il dramma di un papà che ha perso la figlia di tre anni, e quando quel papà si è trovato davanti l'assassino della sua bimba, non c'ha pensato due volte: si è scagliato contro quell'uomo che ha ucciso sua figlia, e l'ha colpito con dei pugni in testa. In tribunale, davanti al giudice e alla corte.  Dwayne Smith, il papà della piccola Jamila, ha aggredito quell'uomo, Clifford Thomas, condannato per l'omicidio della sua bambina.   Quell'uomo era seduto in tribunale a fianco alla madre della piccola Jamila, Jasmine Gordon, anche lei condannata per omicidio della bimba.  La piccola Jamila è morta nel settembre 2014, dopo che la madre la portò in ospedale: sul suo corpo i segni di violenze e abusi, e la sua morte fu classifica come un omicidio.  Il giudice ha proibito l’accesso all’aula del tribunale a quel papà, Dwayne Smith, ma non gli è stato contestato alcun reato.

domenica 30 agosto 2015

Vito Galante, 44 anni tarantino d'origine e residente a Torino, è morto mentre era in mare a Porto Cesareo, in Salento in località Torre Lapillo



 - Un uomo di 44 anni, Vito Galante, tarantino d'origine e residente a Torino, è morto mentre era in mare a Porto Cesareo, in Salento. E' accaduto in località Torre Lapillo. L'uomo, che era cardiopatico, si era tuffato in acqua con la maschera per fare snorkeling, ma dopo circa un'ora il suo corpo è stato notato immobile a pelo d'acqua da alcuni bagnanti che hanno dato l'allarme. I bagnini lo hanno portato a riva. Inutili i soccorsi del 118.

Addio Marco Tronati, 47 anni, il manager di Suello, in provincia di Lecco, rimasto ferito in un incidente stradale ad Eupilio (Como)

 - E' morto all'ospedale di Varese, dove era stato ricoverato in gravissime condizioni, Marco Tronati, 47 anni, il manager di Suello, in provincia di Lecco, rimasto ferito venerdì in un incidente stradale ad Eupilio (Como), dove con la sua moto si era scontrato con un'auto. Direttore marketing in una società svizzera, lascia la moglie e tre figli. Le sue condizioni erano apparse subito disperate ed era stato portato in elicottero all'ospedale di Varese.

tragedia al rally: l'auto esce di strada e prende fuoco, due piloti morti carbonizzati

Como, tragedia al rally: l'auto esce di strada
e prende fuoco, due piloti morti carbonizzati -Foto
Como, tragedia al rally: l'auto esce di strada ​e prende fuoco, due piloti morti carbonizzati

Domenica 30 Agosto 2015, 19:18
Due persone sono morte carbonizzate in un incidente stradale avvenuto durante una gara di rally a Carlazzo, in provincia di Como.  Le vittime sono il pilota e l'altro componente dell'equipaggio di un'auto che era in gara ed è uscita di strada, prendendo fuoco. Sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno constatato il decesso dei due uomini. .
 La gara in cui si è verificato l'incidente che ha portato alla morte di due persone è la Barelli Ronde, organizzata dalla VS Corse che si disputa a Porlezza, sulle sponde del Lago Ceresio. Ieri, come si legge sul sito della manifestazione, una passerella inaugurale cui hanno preso parte 105 equipaggi aveva dato il via alla manifestazione, giunta alla terza edizione. La direzione della 3 Barelli Ronde - si legge sempre sul sito della manifestazione - comunica che la gara è stata definitivamente sospesa. Le vetture dovranno essere ricoverate direttamente al Parco Chiuso. LE VITTIME Sono svizzere le due persone morte oggi pomeriggio in un incidente nel rally automobilistico Ba...relli ronde: si tratta del pilota e del navigatore di un'auto che aveva già preso parte a diverse gare, tra cui l'ultima edizione della stessa Ba..relli ronde. Lo rende noto la stessa organizzazione della gara, che è stata subito sospesa. L'incidente - secondo quanto spiegato dagli organizzatori - è avvenuto durante la prova speciale 4, ossia l'ultima delle 4 prove previste della gara. L'auto si trovava in quello che nel rally viene chiamato un 'punto veloce', all'altezza di Carlazzo, quando il commissario di gara presente sul posto l'ha vista sbandare più volte, urtando entrambe le fiancate. Tecnicamente, per quanto è stato spiegato, l'auto non è uscita di strada, ma si è fermata. Il commissario ha stoppato le vetture in arrivo, ha chiamato i soccorsi e ha provato ad aprire le portiere dell' auto, ma erano bloccate. All'interno, secondo quanto comunicato dagli organizzatori, gli occupanti erano incoscienti e non in grado, quindi, di uscire autonomamente dall'abitacolo. È stato a quel punto che l'auto ha preso fuoco: subito sono arrivati due commissari che hanno tentato di spegnere le fiamme con un estintore, insieme a un'ambulanza, ma per pilota e navigatore non c'è stato niente da fare. Tutto, secondo gli organizzatori, è accaduto in meno di un minuto. Il percorso non era sconosciuto a pilota e navigatore, che nei giorni scorsi avevano effettuato delle ricognizioni sul percorso 

Mario Oribelli, 59 anni, di Casale sul Sile (TV), precipitato e finito sul ghiaione sottostante della cengia, a 300-400 metri dal Rifugio Venezia.

Rifugio Venezia. FOTO Cervigni (DAL WEB)

Domenica 30 Agosto 2015, 21:55
Vodo di Cadore (BELLUNO) - È stato trovato senza vita, precipitato dalla cengia di Ball, l'escursionista trevigiano di cui era stato segnalato dai famigliari verso le 18.30 il mancato rientro.  Ieri sera attorno alle 23 un escursionista aveva già chiamato preoccupato per la stessa persona, poichè la mattina verso le 6 era partito da Passo Staulanza assieme a lui, incontrato e conosciuto sul sentiero; avevano proseguito per un'oretta assieme diretti entrambi in cima al Pelmo, poi si erano separati. Dopo aver raggiunto la vetta, nella discesa l'escursionista lo aveva incontrato alle 15.30 circa ancora prima della cengia di Ball. In apprensione, arrivato al passo, gli aveva lasciato un biglietto sulla macchina con scritto di fargli un colpo di telefono. Ma non lo aveva più sentito. Questa mattina, la centrale operativa, non avendo il numero del telefono, aveva controllato l'eventuale presenza nei diversi rifugi, fino a rintracciare grazie all'intervento dei carabinieri un parente. Dal cellulare, rispondeva però la segreteria. In attesa della richiesta ufficiale dei famigliari per avviare la ricerca, sono stati ricontattati tutti i rifugi attorno al Pelmo, finché quando il mancato rientro è sembrato qualcosa di più grave rispetto a un ritardo, è scattato l'allarme, con l'allertamento delle Stazioni di San Vito di Cadore, Val Fiorentina e Valle di Zoldo. Purtroppo la prima ricognizione dell'elicottero del Suem di Pieve di Cadore ha subito fatto ritrovare il corpo senza vita di Mario Oribelli, 59 anni, di Casale sul Sile (TV), precipitato e finito sul ghiaione sottostante della cengia, a 300-400 metri dal Rifugio Venezia. Recuperata con un verricello di 30 metri, la salma è stata trasportata al Venezia e lì presa in carico dai soccorritori di San Vito, che la hanno poi portata a valle alla cella mortuaria. 

lui sgozzato in casa e lei giù dal balcone: tracce di sangue sugli abiti di un ivoriano

Catania, lui sgozzato in casa e lei giù dal balcone:
tracce di sangue sugli abiti di un ivoriano
Catania, lui sgozzato in casa e lei giù dal balcone: tracce di sangue sugli abiti di un ivoriano

Domenica 30 Agosto 2015, 12:27
Un telefonino rubato trovato in un borsone a un extracomunitario mentre ritorna al Cara di Mineo che fa risalire a un duplice omicidio in villa, avvenuto a una quindicina di chilometri di distanza, a Palagonia. Nell'ultima assolata domenica di agosto nella Piana di Catania ci sono tutti gli elementi per un 'giallo'.  
 Ma una drammatica realtà: un duplice omicidio per rapina in villa, con un ivoriano di 18 anni fermato dalla polizia. Le vittime sono Vincenzo Solano, 68 anni, ex operaio in Germania, e sua moglie, la spagnola Mercedes Ibanez, 70 anni, originaria di Barcellona. Lui ha diverse ferite da colpi contundenti alla testa e uno squarcio alla gola, in una stanza in casa, mentre lei è precipitata da un balcone, e giace per terra nel cortile della villa quasi nuda, come il marito. La tesi dell'accusa è che siano stati sorpresi nella notte dal giovane bandito, forse aiutato da complici, e che ci sia stata una colluttazione finita in tragedia. Le indagini partono da tutt'altro spunto investigativo. Durante i controlli, aumentati nell'ultimo periodo, all'ingresso del Cara di Mineo, uno degli oltre 3mila ospiti, un 18enne della Costa d'Avorio, sbarcato a Catania l'8 giugno scorso, ha un borsone. La polizia di Stato lo controlla e trova un telefonino e un pc portatile, ma anche un paio di pantaloni ripiegati sporchi di sangue. Scattano gli accertamenti e una chiamata col cellulare: risponde una delle due figlie del proprietario, che non vivono in famiglia. «Mio padre - dice preoccupata agli agenti - è una persona attenta, sono preoccupata». Fornisce l'indirizzo della villetta, a Palagonia, in via Palermo, e una pattuglia di carabinieri arriva sul posto per raccogliere la denuncia di furto. La scena che gli investigatori trovano è drammatica: il corpo della donna nel cortile e quello dell'uomo in casa, con segni evidenti di una colluttazione e la casa in disordine. La squadra mobile di Catania sente subito l'ivoriano, che diventa il sospettato dell'inchiesta aperta della Procura di Caltagirone. Non ci sono segni di effrazione, si cercano tracce di Dna e impronte digitali. Ma ci vuole tempo per una verifica. Lui nega ogni addebito e si professa innocente: «il telefonino? L'ho trovato per strada», dice alla polizia di Stato. Una ricostruzione che per gli investigatori è 'debole'. E la svolta arriva nelle indagini arriva in serata: i vestiti che il giovane indossa sono di Vincenzo Solano, li riconoscono con certezza le due figlie della vittima.   Intanto la scientifica è al lavoro per comparare tracce di sangue. Il delitto è stato commesso certamente la notte scorsa perché i due coniugi ieri sera era stati a cena dalla sorella di Vincenzo Solano. Sarebbero rientrati a casa e per il gran caldo si sarebbero messi a letto con pochi indumenti, la donna quasi nulla. E avrebbero lasciato le imposte aperte. La villa non ha sistema di sorveglianza né cancelli invalicabili. È alla fine della strada principale del paese, dove non ci sono passanti né frequentatori, se non i clienti di un vicino supermercato. Il buio ha favorito l'intrusione e la tragedia. Quello che è accaduto nella villa costruita dalla famiglia di operai tornati dalla Germania per godersi la pensione dal lavoro di operai è chiaro per gli investigatori: il bandito, e forse dei complici, entra da una porta posteriore e cerca soldi e oggetti da rubare. Qualcosa va storto e i due pensionati sono colpito con un oggetto a punta: l'uomo muore, sua moglie precipita dal balcone, o perché cade o perché l'hanno lanciata. Le due figlie delle coppia vivono per conto loro: una a Palagonia, l'altra nel nord Italia. In casa c'erano soltanto Vincenzo e Mercedes e il loro assassino, che ha agito con grande violenza. «È stato un delitto efferato - afferma il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera - con una scena del delitto incredibile. L'inchiesta non si è conclusa e la coordino io personalmente. Il Cara di Mineo crea problemi che noi dobbiamo gestire con poco personale, facendo fronte all'emergenza». «Non si può morire per poche centinaia di euro - commenta un nipote di Vincenzo Solano davanti la villa esprimendo un sentimento diffuso a Palagonia - mio zio non aveva nemici, non aveva collaboratori in casa e non era un razzista, perché rispettava la vita umana e le diversità, cosa che io non farò più». «Se è stato lui - aggiunge un vicino di casa - le cose cambiano, eccome se cambiano: non ne possiamo più di vedere tanti migranti in giro per il paese. Speriamo non sia stato lui...». 

lui sgozzato in casa e lei giù dal balcone: tracce di sangue sugli abiti di un ivoriano

Catania, lui sgozzato in casa e lei giù dal balcone:
tracce di sangue sugli abiti di un ivoriano
Catania, lui sgozzato in casa e lei giù dal balcone: tracce di sangue sugli abiti di un ivoriano

Domenica 30 Agosto 2015, 12:27
Un telefonino rubato trovato in un borsone a un extracomunitario mentre ritorna al Cara di Mineo che fa risalire a un duplice omicidio in villa, avvenuto a una quindicina di chilometri di distanza, a Palagonia. Nell'ultima assolata domenica di agosto nella Piana di Catania ci sono tutti gli elementi per un 'giallo'.  
 Ma una drammatica realtà: un duplice omicidio per rapina in villa, con un ivoriano di 18 anni fermato dalla polizia. Le vittime sono Vincenzo Solano, 68 anni, ex operaio in Germania, e sua moglie, la spagnola Mercedes Ibanez, 70 anni, originaria di Barcellona. Lui ha diverse ferite da colpi contundenti alla testa e uno squarcio alla gola, in una stanza in casa, mentre lei è precipitata da un balcone, e giace per terra nel cortile della villa quasi nuda, come il marito. La tesi dell'accusa è che siano stati sorpresi nella notte dal giovane bandito, forse aiutato da complici, e che ci sia stata una colluttazione finita in tragedia. Le indagini partono da tutt'altro spunto investigativo. Durante i controlli, aumentati nell'ultimo periodo, all'ingresso del Cara di Mineo, uno degli oltre 3mila ospiti, un 18enne della Costa d'Avorio, sbarcato a Catania l'8 giugno scorso, ha un borsone. La polizia di Stato lo controlla e trova un telefonino e un pc portatile, ma anche un paio di pantaloni ripiegati sporchi di sangue. Scattano gli accertamenti e una chiamata col cellulare: risponde una delle due figlie del proprietario, che non vivono in famiglia. «Mio padre - dice preoccupata agli agenti - è una persona attenta, sono preoccupata». Fornisce l'indirizzo della villetta, a Palagonia, in via Palermo, e una pattuglia di carabinieri arriva sul posto per raccogliere la denuncia di furto. La scena che gli investigatori trovano è drammatica: il corpo della donna nel cortile e quello dell'uomo in casa, con segni evidenti di una colluttazione e la casa in disordine. La squadra mobile di Catania sente subito l'ivoriano, che diventa il sospettato dell'inchiesta aperta della Procura di Caltagirone. Non ci sono segni di effrazione, si cercano tracce di Dna e impronte digitali. Ma ci vuole tempo per una verifica. Lui nega ogni addebito e si professa innocente: «il telefonino? L'ho trovato per strada», dice alla polizia di Stato. Una ricostruzione che per gli investigatori è 'debole'. E la svolta arriva nelle indagini arriva in serata: i vestiti che il giovane indossa sono di Vincenzo Solano, li riconoscono con certezza le due figlie della vittima.   Intanto la scientifica è al lavoro per comparare tracce di sangue. Il delitto è stato commesso certamente la notte scorsa perché i due coniugi ieri sera era stati a cena dalla sorella di Vincenzo Solano. Sarebbero rientrati a casa e per il gran caldo si sarebbero messi a letto con pochi indumenti, la donna quasi nulla. E avrebbero lasciato le imposte aperte. La villa non ha sistema di sorveglianza né cancelli invalicabili. È alla fine della strada principale del paese, dove non ci sono passanti né frequentatori, se non i clienti di un vicino supermercato. Il buio ha favorito l'intrusione e la tragedia. Quello che è accaduto nella villa costruita dalla famiglia di operai tornati dalla Germania per godersi la pensione dal lavoro di operai è chiaro per gli investigatori: il bandito, e forse dei complici, entra da una porta posteriore e cerca soldi e oggetti da rubare. Qualcosa va storto e i due pensionati sono colpito con un oggetto a punta: l'uomo muore, sua moglie precipita dal balcone, o perché cade o perché l'hanno lanciata. Le due figlie delle coppia vivono per conto loro: una a Palagonia, l'altra nel nord Italia. In casa c'erano soltanto Vincenzo e Mercedes e il loro assassino, che ha agito con grande violenza. «È stato un delitto efferato - afferma il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera - con una scena del delitto incredibile. L'inchiesta non si è conclusa e la coordino io personalmente. Il Cara di Mineo crea problemi che noi dobbiamo gestire con poco personale, facendo fronte all'emergenza». «Non si può morire per poche centinaia di euro - commenta un nipote di Vincenzo Solano davanti la villa esprimendo un sentimento diffuso a Palagonia - mio zio non aveva nemici, non aveva collaboratori in casa e non era un razzista, perché rispettava la vita umana e le diversità, cosa che io non farò più». «Se è stato lui - aggiunge un vicino di casa - le cose cambiano, eccome se cambiano: non ne possiamo più di vedere tanti migranti in giro per il paese. Speriamo non sia stato lui...». 

sabato 29 agosto 2015

Auto si schianta contro una moto sulla Salerno-Reggio Calabria: morto centauro

Auto si schianta contro una moto sulla
Salerno-Reggio Calabria: morto centauro

Sabato 29 Agosto 2015, 18:11
Tragico incidente sull'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, in corrispondenza dello svincolo di Cosenza Sud (km259), in direzione Salerno.  Lo schianto, per cause in corso di accertamento, ha coinvolto un motociclo e un'autovettura. Nell'incidente è deceduto il conducente della moto. Sul posto è intervenuto il personale Anas al fine di regolare la circolazione.  Anas raccomanda agli automobilisti prudenza nella guida e ricorda che l`evoluzione della situazione del traffico in tempo reale è consultabile sul sito web http://www.stradeanas.it/traffico oppure su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all`applicazione `VAI Anas Plus`, disponibile gratuitamente in «App store» e in «Play store». Gli utenti hanno poi a disposizione il numero 841-148 'Pronto Anas' per informazioni sull'intera rete Anas.

Nonna uccide il bimbo di 5 anni dei vicini perché era più bello e intelligente di suo nipote.

Uccide il figlio dei vicini per gelosia
Uccide il figlio dei vicini per gelosia

Sabato 29 Agosto 2015, 11:49
Nonna uccide il bimbo di 5 anni dei vicini perché era più bello e intelligente di suo nipote. Così si è giustificata davanti alle forze dell'ordine una donna di Hao villaggio di Xinxiang County, nel centro della Cina nella provincia di Henan.
 La nonna ha preso il bambino mentre giocava davanti casa e lo ha condotto dentro un furgone, poi lo ha soffocato e seppellito nel cortile.
I genitori hanno denunciato la scomparsa del bambino e dalle testimonianze dei vicini, che avavano notato il furgoncino, hanno pensato a un rapimento. Le indagini sono andate avanti per 3 settimane fino a quando non è stato notato un foro nel cortile della nonna. Dopo gli scavi è stato trovato il corpicino del piccolo e la donna ha ammesso l'omicidio, come riporta il Mirror. «Mi faceva soffrire vederlo più bello e intelligente di mio nipote», ha infine ammesso la nonna. 

morti due attori, bimbo in sala operatoria è esploso un fucile di scena

Potenza choc, esplode fucile di scena:
morti due attori, bimbo in sala operatoria

Sabato 29 Agosto 2015, 22:14
POTENZA - Dramma al teatro. Un uomo, che partecipava come figurante ad una rappresentazione sul brigantaggio, in Contrada Dragonara, a Potenza, è morto in serata quando è esploso un fucile di scena che stava utilizzando.
Almeno altre due persone, tra le quali un bambino, sono rimaste ferite. Il cadavere del figurante è a terra in una piazzetta dove si doveva rappresentare la fucilazione di alcuni briganti. L'area è stata transennata dalla polizia ma tutto intorno vi sono ancora molte delle persone che assistevano alla rappresentazione: diverse sono in lacrime e si aggirano come se fossero in stato confusionale. I due feriti sono stati trasportati all'ospedale 'San Carlo' di Potenza. 6 FERITI IN OSPEDALE POTENZA, 3 GRAVI Sono sei i feriti causati dall'esplosione di un fucile di scena in serata, a Potenza, mentre era in corso una rievocazione storica del brigantaggio. Tre sono giunti in 'codice rosso' in ospedale: uno, un altro dei personaggi, ha subito ferite molto serie alla parte superiore del corpo. È ferito gravemente anche un bambino. Il bambino è già in sala operatoria. Al pronto soccorso sono arrivate anche altre persone colpite da piccole schegge ma nessuna di loro ha riportato lesioni gravi. LA SECONDA VITTIMA È salito a due il bilancio dell'esplosione di fucili di scena utilizzati in serata a Potenza in una zona di campagna, per rievocare l'epoca del brigantaggio. Uno dei tre feriti più gravi è morto poco fa all'ospedale di Potenza: si tratta, come per l'uomo morto all'istante, di uno dei figuranti della rappresentazione

Anatolij Korov,38 anni ucciso nel supermercato piccolo davanti alla figlia di 2 anni. Ha cercato di Sventare una rapina

Raid choc al supermercato in provincia di Napoli:
rapinatori uccidono un cliente di 40 anni -Foto
Raid al supermercato, cliente di 40 anni ucciso davanti la figlia: "Ha cercato di sventare la rapina"

Sabato 29 Agosto 2015, 21:12
Ucciso per aver tentato di sventare una rapina al supermercato nei pressi di casa, dove aveva da poco fatto la spesa con la figlioletta di quasi due anni.
  È questo il tragico destino di Anatolij Korov, un 38enne di origini ucraine, residente a Castello di Cisterna, nel Napoletano, che in serata si è recato nel supermercato Piccolo di via Selva, a poche centinaia di metri dalla propria abitazione, in compagnia della più piccola dei tre figli, e che è morto per aver tentato di sventare una rapina nel punto vendita. L'uomo, che usciva dal supermarket, ha notato i criminali giunti a bordo di una moto nera, e non ha esitato a lasciare la piccola ed il carrello per tornare indietro e cercare di bloccare i malviventi. Korov si è avventato su uno dei due rapinatori, armato di pistola, che stava minacciando la cassiera intimandole di consegnare l'incasso. Ne è nata una colluttazione durante la quale i malviventi hanno esploso alcuni colpi di pistola, ferendo l'ucraino al petto e ad una gamba. Sul posto sono giunti i carabinieri, che stanno ora indagando per risalire all'identità dei criminali, scappati subito dopo aver ucciso Korov, rimasto, senza vita, in una pozza di sangue davanti alle casse. Inutili i tentativi di aiutare l'uomo da parte del personale e di alcuni clienti del supermercato, i quali si sono resi quasi subito conto che per il 38enne non c'era più nulla da fare, e che hanno avvertito i familiari dell'ucraino per far portare via la bambina, lasciata dal papà nel carrello all'uscita del punto vendita. La vittima, residente a Castello di Cisterna da diversi anni, e con regolare permesso di soggiorno, era molto conosciuta in paese così come tra i clienti del supermercato, che ricordano il 38enne come «un gran lavoratore». L'uomo, senza un lavoro fisso, si prestava, infatti, ad ogni tipo di mansione per poter sfamare la propria famiglia. Padre di tre bambini, Korov è ricordato soprattutto per la sua disponibilità incondizionata verso quelli che ormai erano diventati i suoi compaesani

venerdì 28 agosto 2015

Vincenzina Ingrassia, di 64 anni, che ha confessato l'omicidio del proprio coniuge

Catania, rapina in villa: ucciso a bastonate,
è stata la moglie. "Ha inscenato la rapina"
Ucciso a bastonate in villa: è stata la moglie. Dopo l'omicidio ha inscenato la rapina: "Era violento"

Venerdì 28 Agosto 2015, 09:01
Alfio Longo aveva «scatti violenti» e Vincenzina Ingrassia avrebbe ucciso il marito, inscenando poi una rapina, perchè «stanca di subire».  

Lo avrebbe affermato la donna, che ha confessato l'omicidio, nelle dichiarazioni rese la notte scorsa ai carabinieri di Catania che l'hanno fermata su disposizione della Procura. Il fermo e l'ammissione di colpa da parte della donna sono stati confermati da carabinieri del comando provinciale di Catania: «La notte scorsa - si legge in una nota - a seguito di pressante ed articolato interrogatorio è stata fermata Vincenzina Ingrassia, di 64 anni, che ha confessato l'omicidio del proprio coniuge». IERI I PRIMI DUBBI C'erano dei dubbi che erano emersi ieri sulla dinamica della presunta rapina in villa con omicidio commessa a Biancavilla. Delle piccole incongruenze che andavano approfondite, come hanno fatto i carabinieri del comando provinciale di Catania e della compagnia di Paternò. Nella notte è emersa la verità: è stata Vincenzina Ingrassia, 64 anni, a uccidere a colpi di ceppo in testa il marito, Alfio Longo, 67 anni, ex elettricista in pensione, perché, avrebbe confessato alla Procura, stanca della sue violenze. La donna è stata fermata per omicidio. E già ieri si parlava di 'gialli'. La coppia, per esempio, aveva la passione per i cani, anche quelli randagi, che accudiva nella loro villa. Eppure la notte della tragedia nessuno nella zona li ha sentiti abbaiare. «Strano - ha commentato un vicino - si fanno sentire spesso e anche da lontano». Un altro dubbio che avevano gli investigatori era la scelta dell'obiettivo da parte dei rapinatori: una villetta di lavoratori, ma non di persone ricche. In una zona, hanno raccontato i vicini, che «è stata sempre tranquilla». E infine anche il bottino: poche centinaia di euro e, soprattutto due anelli dell'uomo, compresa la fede nuziale della vittima, e non quella della moglie. Un particolare quest'ultimo che oggi ha un'altra chiave di lettura: non una rapina, ma una separazione violenta con omicidio. DISSAPORI TRA MOGLIE E VITTIMA Alfio Longo, l'ex elettricista trovato col cranio fracassato ieri mattina nella sua villa di Biancavilla, nel Catanese, per quella che sembrava essere una rapina, pare avesse «scatti violenti» e la moglie, fermata dopo il lungo interrogatorio durante il quale ha confessato di averlo ucciso, avrebbe posto fine alla vita del coniuge, inscenando poi una rapina, perché «stanca di subire». La donna avrebbe anche riferito agli inquirenti di continui dissapori con il marito. Nel delitto erano emersi sin da subito alcuni dubbi, tra cui il particolare che i cani che aveva la coppia in casa non avevano abbaiato e che la donna aveva riferito che il marito aveva gridato ai rapinatori «vi ho riconosciuti», dettaglio che non aveva convinto gli investigatori. La donna e' stata fermata su disposizione della Procura etnea e maggiori particolari emergeranno dalla conferenza delle 11.30 nella saletta della procura catanese. CC, "PER LEI PIÙ VERGOGNA CHE RIMORSO" Vincenzina Ingrassia ha «provato più vergogna che rimorso» dopo aver confessato l'omicidio del marito. Lo ha detto il comandante provinciale dei Carabinieri di Catania, Alessandro Casarsa. «Si è liberata - ha aggiunto - di un fardello fatto di anni di violenza di ogni genere. Ha detto che lui la massacrava da anni ma ci ha anche chiesto 'ma questo si saprà in Paese?'». "LUI LA PICCHIA, UCCISO CON STESSO CIOCCO" La sera prima lui l'ha picchiata al culmine dell'ennesima discussione, e la notte lei l'ha ucciso nel sonno usando lo stesso ciocco di legno con il quale l'uomo l'aveva percossa. È il particolare che emerge dalle indagini dei Carabinieri sull'uccisione di Alfio Longo assassinato dalla moglie Vincenzina Ingrassia a Biancavilla, simulando poi una rapina. La donna ha confessato ed è in stato di fermo per omicidio. Il provvedimento della Procura di Catania è stato eseguito dai Carabinieri. «Aveva subito maltrattamenti in 40 anni di matrimonio, anche la sera prima dell'omicidio, lui l'ha percossa con lo stesso legno che lei ha usato per ucciderlo». Lo ha detto il procuratore di Catania Michelangelo Patané parlando dell'inchiesta dell'omicidio in villa a Biancavilla, sottolineando però che «non sono mai state presentate denunce per maltrattamento da parte della donna, che si sarebbe limitata a confidarsi con qualche amica». Il procuratore, durante la conferenza stampa, ha invitato chi è vittima di violenze a «denunciare subito e non aspettare turbamenti omicidi». «La sua qualità della vita - ha aggiunto parlando della donna - adesso non cambia perché questo fatto drammatico peserà sul suo futuro». SEQUESTRATE PIANTE DI MARIJUANA E ARMI C'erano circa venti piante di marijuana e un locale, nella mansarda, allestito per essiccare e conservare la droga nella villa oltre che delle armi. È la scoperta fatta dai Carabinieri durante una perquisizione nei locali dell'abitazione dove, sono state recuperati anche un fucile calibro 12 e una pistola automatica calibro 9. I Carabinieri, che indagano sull'omicidio di Alfio Longo assassinato dalla moglie Vincenzina Ingrassia, che ha confessato l'omicidio, stanno eseguendo accertamenti finanziari. LO HA UCCISO MENTRE DORMIVA Hanno litigato la sera e lui l'ha picchiata con un ciocco di legno. L'uomo era andato a 'sfogarsi' parlando ad alta voce con i loro cani. Poi hanno fatto pace, come accadeva da anni, e hanno cenato insieme e visto un film in televisione, 'Cuore selvaggio', che raccontava di una donna che perde il marito durante una rivolta di tessitori finita nel sangue in Germania nel 1844. Sono andati a letto, ma hanno avuto difficoltà a prendere sonno. Lui avrebbe preso dei sedativi e lei rimasta sveglia e a pensare ai tanti soprusi subiti: si è alzata, ha preso lo stesso ciocco di legno e l'ha assassinato mentre dormiva, colpendolo ripetutamente alla testa. Poi ha simulato la rapina. È la ricostruzione dell'uccisione di Alfio Longo, 67 anni, elettricista in pensione, secondo il racconto della moglie, Vincenzina Ingrassia, 64 anni, secondo quanto confessato dalla donna ai carabinieri del comando provinciale di Catania. Una versione che militari dell'Arma stanno continuando a verificare, ma che è ritenuta verosimile. Ci sono particolari che restano ancora in sospeso: la presenza di una piccola piantagione di marijuana tra i filari ordinati di una piccola vigna e alberi da frutta della villetta della famiglia Longo alle pendici dell'Etna, a Biancavilla. La mansarda dove c'era una stanza per l'essiccamento e la conservazione della droga. La pistola calibro 9 e il fucile calibro 12 trovati nella legnaia. La donna, all'alba, è crollata e ha raccontato la sua verità, fatta di 40 anni di violenze, ma senza mai presentare denunce per maltrattamenti «per non farlo sapere in paese», ed «evitare la vergogna che la gente sapesse». 

bimbo di due anni beve liquido per lavastoviglie e muore

Choc a Reggio Emilia, bimbo di due anni
beve liquido per lavastoviglie e muore

Venerdì 28 Agosto 2015, 13:17
REGGIO EMILIA - Choc a Reggio Emilia. Un bimbo di due anni è morto stamani dopo essere stato ricoverato mercoledì sera in ospedale a Reggio Emilia, dopo che aveva ingerito liquido per lavastoviglie.  Il bambino, spiega l'ospedale Santa Maria Nuova, è morto in Rianimazione a seguito di improvvise complicanze cardiache insorte ieri e peggiorate nella notte. Il bimbo, probabilmente attratto dal colore acceso del liquido ha deciso di assaggiarlo. I genitori si sono accorti subito di quanto accaduto e hanno cercato di salvarlo mettendolo a testa in giù e facendolo vomitare. Il piccolo aveva ingerito il liquido, del brillantante, mentre era nel bar a San Martino in Rio di proprietà di alcuni parenti. A quanto pare la sostanza era in un bicchiere e il piccolo avrebbe approfittato di un attimo di distrazione generale per prenderlo. Immediato però l'intervento dei presenti non appena si è sentito male. La madre in particolare ha praticato una manovra per fargli rigettare quando ingerito, mettendolo con la testa in basso. Il bimbo ha così effettivamente rigettato gran parte della sostanza detergente, ma una minima quantità era stata evidentemente ingerita. Dopo il trasporto in ospedale, le cure sembravano aver avuto effetto, perché le sue condizioni erano subito migliorate tanto che non era più apparso in pericolo di vita. Ma nella notte l'improvviso peggioramento. La Direzione dell'ospedale ha già disposto il riscontro diagnostico per accertare le cause del decesso, facendo ai genitori e a tutta la famiglia «le più sentite e commosse condoglianze per il gravissimo lutto».
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giovedì 27 agosto 2015

Maria Scarpino, infermiera di 35 anni muore in ospedale al sesto mese di gravidanza insieme ai due gemelli

Incinta di due gemelli, donna di 35 anni muore
in ospedale al sesto mese di gravidanza

Giovedì 27 Agosto 2015, 12:59
CROTONE - Dramma a Crotone. Presunto caso di malasanità in Calabria dove una donna di 35 anni, al sesto mese di gravidanza gemellare, è morta all'ospedale San Giovanni di Dio, insieme ai due gemelli che aspettava.  I familiari della donna, come riferisce il 'Quotidiano del Sud' nella versione online, hanno presentato una denuncia alla questura della cittadina calabrese per accertare eventuali responsabilità degli operatori sanitari e dell'ospedale. La donna - Maria Scarpino, infermiera che aveva già un'altra figlia - era stata ricoverata il 22 agosto, dopo un breve passaggio al pronto soccorso dove si era presentata per dolori addominali. Ma aveva continuato a peggiorare fino al decesso, nella notte di ieri. Sette medici dell'ospedale di Crotone sono indagati nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica sulla morte di Maria Scarpino, la donna di 35 anni, incinta di due gemelli al sesto mese di gravidanza, deceduta ieri. Nei confronti dei sette medici si ipotizza il reato di omicidio colposo. L'inchiesta della Procura della Repubblica è stata avviata dopo la denuncia del marito della donna, Raffaele Ferraro.Il sostituto procuratore Alessandro Riello ha disposto l'autopsia. La Procura ha nominato due consulenti, il professore Pietrantonio Ricci e la dottoressa Silvia Boca, ai quali domani pomeriggio sarà affidato l'incarico per l'autopsia. Maria Scarpino, giunta nell'ospedale di Crotone sabato scorso, era stata ricoverata nel reparto di ginecologia. Nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, le condizioni di salute della donna si sono aggravate tanto da essere sottoposta ad un esame urgente nel corso del quale è però deceduta. La donna, che soffriva di una patologia genetica, aveva sostenuto un'altra gravidanza, dando alla luce una bimba, oggi di tre anni

Migranti, a Palermo una nave con 52 cadaveri e 571 persone a bordo

Migranti, a Palermo una nave con 52 cadaveri
e 571 persone a bordo

Giovedì 27 Agosto 2015, 21:29
È approdata questa sera nel porto di Palermo la nave svedese Poseidon con a bordo 571 migranti e 52 salme: sono le vittime dell'ultima tragedia avvenuta nel Canale di Sicilia, che erano rinchiuse nella stiva di un barcone soccorso ieri dall'unità svedese impegnata nell'operazione Triton.  Ad accogliere la nave, in banchina, il sindaco Leoluca Orlando e l'assessore alle attività sociali Agnese Ciulla. Alle operazioni di accoglienza, coordinate dalla Prefettura di Palermo, partecipa il personale della Protezione Civile, della Asp e della Croce Rossa, la Caritas e le associazioni umanitarie come Medici senza Frontiere, che ha inviato una equipe per garantire un supporto psicologico ai migranti, e Save the Chidren che si occuperà di assistere i bambini, in particolare quelli non accompagnati. Sul pattugliatore vi sono infatti anche 67 minori e 54 donne.  Le operazioni di sbarco dalla nave dei profughi e delle salme dovrebbero concludersi in nottata. La procura di Palermo ha aperto un'inchiesta; l'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia, è ancora a carico di ignoti e ipotizza il favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e l'omicidio plurimo. I migranti sarebbero deceduti a causa dei gas di scarico dei motori dell' imbarcazione. La Prefettura di Palermo, che coordina le operazioni, ha già predisposto la macchina dell'accoglienza - Asp, Croce rossa, Protezione civile e Caritas - per garantire a tutti controlli sanitari e assistenza. E il bilancio delle morti purtroppo non si ferma: è di oggi la notizia che un numero imprecisato di persone, tra le 20 e le 50, sono state trovate morte asfissiate in un tir in Austria.  Intanto sono stati fermati i due presunti scafisti del gommone con a bordo 101 migranti, sul quale si trovava il 15enne morto in seguito ai postumi delle ferite riportate per percosse e maltrattamenti subiti in Libia, dove era stato costretto a lavorare senza cibo nè acqua e picchiato. Sono due somali di 23 e 38 anni. Il minorenne era stato soccorso dalla nave Dignity di Medici senza frontiere, ma era morto il giorno prima dell' arrivo, il 25 agosto scorso, nel porto di Augusta. I fermo è stato emesso dalla Procura di Siracusa. E giungerà domani mattina nel porto di Vibo Valentia la nave "Bourbon Argos" di Medici senza frontiere con a bordo 700 migranti di varie nazionalità salvati nei giorni scorsi. È previsto per domattina alle 8 invece l'arrivo nel porto di Reggio Calabria della motonave «Fiorillo» della Guardia costiera con a bordo 250 immigrati di varia nazionalità.  La nave Grecale della Marina Militare ha invece avvistato a sud di Lampedusa un barcone con a bordo circa cento migranti ed ha iniziato le operazioni di soccorso. Ed una lettera dai contenuti xenofobi è arrivata al titolare dell'Hotel Bellevue di Cosio Valtellino (Sondrio) che al momento accoglie 72 profughi. «La missiva - racconta l'albergatore - contiene minacce di morte indirizzate ai migranti». Proseguono intanto le prese di posizione e la polemica politica. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha rivolto «un grazie sentito a tutti gli uomini e alle donne di tanti Paesi europei che incessantemente stanno salvando vite umane nel mare Mediterraneo». Le risponde a stretto giro il leader della Lega Matteo Salvini: «Più ne partono più ne muoiono!». Il ministro degli Esteri Gentiloni fa notare invece come dal vertice di Vienna sia «emersa finalmente una maggiore consapevolezza comune nell'Ue e la necessità che ognuno si assuma la sua responsabilità sull'immigrazione». «Fino a tre mesi fa - osserva il numero uno della Farnesina - l'Italia e la Grecia sembravano da sole, purtroppo la durissima realtà, come la tragedia di oggi, ha fatto sì che adesso ci sia un diverso linguaggio». L'ex premier Massimo D'Alema ha chiesto invece al governo Renzi di aver «il coraggio di riformare la legge Bossi-Fini, che è profondamente sbagliata perchè ostacola l'immigrazione regolare e favorisce quella clandestina».

Ciro Imperatore, di 24 anni, di Napoli, è morto precitando da un cavalcavia della statale 16 bis all'altezza dello svincolo per l'aeroporto di Bari-Palese, in direzione Nord.

Bari, autocarro precipita dal cavalcavia:
Ciro muore a 24 anni

Giovedì 27 Agosto 2015, 09:44
Un autocarro furgonato è precitato questa mattina da un cavalcavia della statale 16 bis all'altezza dello svincolo per l'aeroporto di Bari-Palese, in direzione Nord.  Il conducente del mezzo, Ciro Imperatore, di 24 anni, di Napoli, è morto. Ferito in modo lieve il passeggero. La coppia trasportava materiale elettronico. Sul posto hanno lavorato vigili del fuoco, polstrada e personale del 118. 

Addio suor Angela Ceccato, 82 anni, di San Giorgio in Bosco, la religiosa padovana rimasta gravemente ferita il 28 luglio 2015

L'auto del parroco si schianta contro il tir:
suor Angela muore dopo l'agonia

Giovedì 27 Agosto 2015, 09:06
PADOVA - È morta dopo quasi un mese di agonia suor Angela Ceccato, 82 anni, di San Giorgio in Bosco, la religiosa padovana rimasta gravemente ferita il 28 luglio scorso in un incidente stradale avvenuto in provincia di Alessandria.  Suor Angela era in auto con altre due religiose (suor Imelda e suor Maria), al volante c’era un prete padovano, don Giovanni Rigo, 78 anni. L’auto su cui si trovavano si era schiantata contro un camion. Le condizioni della religiosa erano apparse subito gravissime. Grande commozione a San Giorgio, dove la famiglia della religiosa è molto nota. In lutto la congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Profugo muore nei campi, la Cgil: "Corpo occultato sotto i pomodori"

Profugo muore nei campi, la Cgil:
"Corpo occultato sotto i pomodori"

Giovedì 27 Agosto 2015, 09:03
BARI. L'ultima vittima della fatica nelle campagne pugliesi sarebbe un cittadino del Mali, di circa 30 anni, che due settimane fa sarebbe crollato in un cassone di pomodori dopo averne riempiti 57 di seguito, sotto un sole rovente, lavorando per 12 ore a una temperatura di circa 35 gradi. Con il suo decesso salirebbe a quattro il numero dei braccianti che hanno perso la vita nelle ultime settimane mentre lavoravano nelle campagne del Tacco d'Italia. Nel caso del cittadino del Mali, però, c'è il mistero del corpo che non sarebbe stato ancora trovato. Il timore della Flai Cgil, che ha denunciato oggi l'accaduto, è che il cadavere possa essere stato «occultato dai caporali» con l'intento di insabbiare l'accaduto. Il caso è seguito dalla Procura di Foggia che, pur non rilasciando dichiarazioni, fa trapelare un invito alla cautela. La notizia della sua morte era venuta fuori già nei giorni scorsi, spiega Rete campagne in lotta: durante un'assemblea pubblica a Foggia, decine di lavoratori della filiera del pomodoro in Capitanata hanno chiesto di osservare un minuto di silenzio per il giovane deceduto, che risiedeva nel famigerato «ghetto» di Rignano Garganico (Foggia): un insediamento di migranti per lo più impegnati nella raccolta di prodotti agricoli che vivono in capanne costruite con lamiere e cartone, senz'acqua a sufficienza e in condizioni igieniche precarie. Intanto la salma del giovane maliano, spiega il coordinatore del dipartimento Immigrazione della Flai-Cgil Puglia, Yvan Sagnet, non si trova «negli obitori né di San Giovanni Rotondo né di Foggia». Quindi non è da escludere che il corpo possa essere «stato sepolto dai caporali nel ghetto, oppure nascosto con qualche altro espediente». Non la pensa così la Rete campagne in lotta che ritiene il lavoratore «sia morto in ospedale dopo essere stato portato via dal ghetto». I responsabili del 118, però, riferisce Sagnet, «dicono di avere difficoltà a fare verifiche: per far partire una ricerca ufficiale nei loro archivi occorre infatti la richiesta formale di un nostro legale». Proseguono intanto gli accertamenti della Cgil per sapere, «dai lavoratori che però sono terrorizzati dai caporali», almeno il nome del ragazzo deceduto. Proprio i militari dell'Arma hanno eseguito ieri controlli in più di 60 aziende agricole del foggiano, dove sono stati trovati 64 lavoratori in nero, e accertate violazioni amministrative per più di 300 mia euro. Sferrare un attacco ai patrimoni potrebbe essere l'arma del governo per combattere il caporalato. Per la «nostra battaglia» la «confisca dei beni è un passo necessario», ha scritto su Twitter il ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, citando anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Una proposta, in vista del vertice nazionale di oggi, che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, giudica «interessante» perchè ha «dato buona prova nella lotta alla mafia» e, «nel lavoro agricolo, non raramente c'è un intreccio tra malavita organizzata, fenomeni mafiosi e sfruttamento del lavoro». È d'accordo anche il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, secondo il quale, però, occorre «inasprire i controlli che sono stati allentati dai governi di centrodestra». È UNA 'VOCE' NO TESTIMONI Ha detto ai carabinieri di «non essere in possesso di alcuna informazione diretta e circostanziata» sulla presunta morte nei campi di un bracciante maliano 30enne il cui corpo sarebbe poi stato occultato dai caporali, «ma solo di aver appreso la notizia quale 'voce' che circolava all'interno del ghetto, senza fornire alcun elemento utile a rintracciare testimoni o comunque persone in grado di raccontare fatti utili al prosieguo delle indagini». Questo l'esito dell'audizione del sindacalista Ivan Sagnet. Sagnet, coordinatore pugliese per l'immigrazione della Flai Cgil, è stato ascoltato dai carabinieri, come persona informata dei fatti. Sulla vicenda - è detto in una nota dei militari dell'Arma - nei giorni scorsi, su delega della Procura della Repubblica di Foggia, è stata avviata «specifica attività d'indagine, volta a chiarire la fondatezza della notizia sulla scomparsa di un non meglio individuato cittadino del Mali, bracciante agricolo dimorante nel 'ghetto di Rignano'. Dalle investigazioni in corso è finora emerso che in agosto non risultano decessi negli ospedali della provincia di cittadini del Mali. Emerge solo che l'11 agosto scorso, presso l'ospedale di Foggia, è stato ricoverato, dopo essersi presentato autonomamente, un giovane cittadino maliano, bracciante agricolo che dimora nel 'ghetto', per motivi non riconducibili al lavoro nei campi. Il giovane è stato dimesso ieri. Sulla vicenda e sul fenomeno del caporalato in provincia di Foggia continuano, incessanti, i controlli coordinati dalla Prefettura di Foggia dove opera una apposita task force e d'indagine coordinate dalla Procura della Repubblica. 

Alfio Longo, di 67 anni ucciso durante una rapina alla villetta di contrada Crocifisso di Biancavilla, nel Catanese

Catania, rapina in villa: ucciso a bastonate
il proprietario 67enne. Caccia ai 2 killer
Rapina choc in villa, 67enne ucciso a bastonate: "Vi ho riconosciuti, andate via...". Caccia ai 2 killer

Giovedì 27 Agosto 2015, 11:06
Un uomo di 67 anni è stato ucciso la notte scorsa a Biancavilla durante un tentativo di rapina in villa. Due banditi, col volto coperto, hanno fatto irruzione nella villa e colpito alla testa con un bastone l'uomo che si era ribellato. Illesa la moglie che è riuscita a dare l'allarme dopo essersi liberata. Indagano i carabinieri. BOTTINO POCHE CENTINAIA DI EURO Poche centinaia di euro e alcuni oggetti preziosi: è questo il bottino dell'assalto alla villetta di contrada Crocifisso di Biancavilla, nel Catanese, costata la vita all'elettricista in pensione, Alfio Longo, di 67 anni. La moglie, Enza Ingrassia, è ancora dentro la piccola costruzione a due elevazioni con la facciata da pitturare immersa in un piccolo vigneto attorniato da alberi da frutti sentita da carabinieri del reparto operativo di Catania e della compagnia di Paternò. Secondo una prima ricostruzione, ad entrare nella villa la notte scorsa, sono stati due banditi, col volto coperto, armati di bastone. La coppia stava dormendo ed è stata svegliata dai rumori. Sotto minaccia la donna è stata costretta a legare il marito sul letto mentre lei è stata successivamente legata e messa su un divano in un'altra stanza. Ci sarebbe stata un violento scontro verbale tra la vittima e i malviventi che lo avrebbero colpito ripetutamente alla testa. A trovare il corpo dell'uomo senza vita è stata la moglie quando è riuscita a liberarsi e a dare l'allarme chiamando il 112. PARENTI AFFRANTI IN SILENZIO Una decina di parenti e amici di Alfio Longo ed Enza Ingrassia sono davanti alla villetta dove la notte scorsa due banditi hanno ucciso l'uomo durante una rapina. Increduli ed affranti sono seduti vicino al cancello di ingresso, parlano tra loro ma non con i cronisti: «Non è il momento delle parole, ma della sofferenza», dice uno di loro allontanando i giornalisti chiedendo loro di non insistere. Sul posto sono attesi i carabinieri dei Ris di Messina per i rilievi. Sul'omicidio e sulla rapina ha aperto un'inchiesta la Procura di Catania. VITTIMA, 'ANDATE VIA, VI HO RICONOSCIUTI' «Vi ho riconosciuti, vi conviene andare via: vi ho riconosciuti...» è la minaccia lanciata da Alfio Longo ai due rapinatori armati di pistola che hanno fatto irruzione nella villa dell'elettricista in pensione uccidendolo con dei colpi di un bastone alla testa. Lo ha detto la moglie della vittima ai carabinieri che stanno verificando se davvero conoscesse gli aggressori o se fosse stata una minaccia per farli desistere e convincerli ad andare via. 

mercoledì 26 agosto 2015

Michele Marchese, di 52 anni ha ucciso Antonio Di Ciomma che si era introdotto nel cortile della masseria, probabilmente per rubare

Foggia, scopre il ladro nel suo cortile
nella masseria: gli spara e lo uccide

Mercoledì 26 Agosto 2015, 10:50
FOGGIA - Giustizia privata. Il proprietario di una azienda agricola che si trova sulla strada provinciale tra Troia e Faeto, in provincia di Foggia, ha ucciso stanotte con un colpo di fucile alla schiena un uomo, Antonio Di Ciomma, 67 anni, di Cerignola, che si era introdotto stanotte nel cortile della masseria, probabilmente per rubare.  È stato lo stesso titolare dell'azienda, un cittadino residente a Troia, incensurato, a chiamare i carabinieri dopo essersi reso conto di quello che era successo. L'uomo ha riferito di aver sparato alcuni colpi a scopo intimidatorio. Il fucile era detenuto regolarmente. I carabinieri stanno effettuando un sopralluogo per ricostruire una dinamica che comunque al momento sembrerebbe delineata. È Michele Marchese, di 52 anni, l'uomo che ha sparato con un fucile contro una persona che nella notte è entrata nel suo podere, nel foggiano, uccidendola. I carabinieri del Comando provinciale di Foggia stanno cercando di ricostruire quanto avvenuto la notte scorsa. Marchese, dopo aver sentito dei rumori sospetti nel suo fondo, ha imbracciato il fucile facendo fuoco, a scopo intimidatorio, contro il presunto ladro, uccidendo Antonio Di Ciomma (e non Di Cionna come si era appreso in un primo momento) di 67 anni, di Cerignola (Foggia). Il podere si trova in località 'Case Rotte' in agro di Troia, sulla strada provinciale 125, tra Troia e Faeto

Luisa Chianese, 33 anni originaria di Cancello Arnone è morta in un incidente lascia il marito con 3 figli

Auto contro il traliccio dell'alta tensione:
muore giovane mamma di tre figli

Mercoledì 26 Agosto 2015, 15:12

di Fabio Mencocco
CASERTA - Incidente d'auto: muore giovane mamma. Una fatalità sulla quale i carabinieri della stazione di Grazzanise stanno ancora facendo luce. La dinamica stradale dell'incidente in cui è morta Luisa Chianese, 33 anni originaria di Cancello Arnone, ma residente a Grazzanise, non è ancora molto chiara. La donna infatti ha impattato con la sua auto contro uno dei tralicci dell'alta tensione. La giovane donna era sposata con tre figli.

bimba muore annegata il Papà getta in piscina mentre la mamma dorme.

Il patrigno la getta in piscina mentre mamma
dorme, la bimba muore annegata -Video

Mercoledì 26 Agosto 2015, 14:45
Una bambina di tre anni è morta lo scorso 12 agosto in seguito a ripetuti lanci in piscina da parte del patrigno. La piccola è morta a Morelia, Messico. L'uomo che era con lei, compagno della madre che in quel momento stava riposando, è stato arrestato dopo che i filmati delle telecamere a circuito chiuso hanno mostrato le immagini dei due nella piscina dell'albergo dove si trovava la famiglia.  Nel video orribile, il patrigno lancia ripetutamente la bambina in acqua, mentre questa cerca freneticamente di tenersi a galla, ad ogni tuffo sempre con meno forze.

martedì 25 agosto 2015

Elia Molina, muore a 3 anni in attesa di un cuore nuovo: "Viveva in una casa piena di muffa"

Il piccolo Elia e la casa dove era costretto ad abitare
Il piccolo Elia e la casa dove era costretto ad abitare

Martedì 25 Agosto 2015, 09:18

di Fulvio Fenzo e Filomena Spolaor
Aspettava un cuore nuovo vivendo in un appartamento comunale di Marghera con le pareti coperte di muffa. Ma Elia non ce l’ha fatta e domenica mattina è morto al centro Gallucci dell’ospedale Gallucci di Padova. Un angelo che aveva appena tre anni. Mercoledì scorso, il piccolo viene ricoverato d'urgenza nel reparto di pediatria per una complicazione e, due giorni dopo, viene trasferito in terapia intensiva per la somministrazione di un farmaco che lo avrebbe aiutato a riprendersi. Ma il piccolo cuore di Elia non ha retto: domenica alle 7 i battiti si fermano. I medici lo hanno intubato, ma l'ossigeno non ha fatto a tempo ad arrivare al cervello.   Dal 2013 la famiglia di Elia Molina chiedeva un cambio di alloggio, costretta a vivere in un appartamento al terzo piano di una vecchia palazzina di Ca’ Emiliani - la parte più degradata di Marghera -, ovviamente senza ascensore e dichiarato "insalubre" dalla primavera scorsa proprio perché assediato dall’umidità. Elia era in cura al Gallucci di Padova dal 29 gennaio del 2012, tre ore dopo essere stato partorito all'ospedale dell’Angelo di Mestre. Soffriva di una stenosi aortica severa che era stata diagnosticata alla madre al settimo mese di gravidanza. Era stato operato già due volte, a cinque giorni dalla nascita e dopo nove mesi. Un mese fa le sue condizioni si erano aggravate e i medici avevano richiesto un trapianto a breve, ma dalla scorsa primavera era chiaro che - in queste condizioni di salute - non poteva continuare a vivere...

Aldo Autuori, 45 anni, è stato ucciso in una sparatoria in via Toscana

Spari e terrore in provincia di Salerno:
ucciso titolare ditta di autotrasporti -Foto
Spari e terrore in provincia di Salerno: ucciso titolare ditta di autotrasporti -

Martedì 25 Agosto 2015, 21:17

di Alessandro Mazzaro
PONTECAGNANO - Omicidio a Pontecagnano, vicino Salerno: il titolare di una ditta di autotrasporti, Aldo Autuori, 45 anni, è stato ucciso in una sparatoria in via Toscana. L'agguato è avvenuto questa sera.
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