sabato 31 gennaio 2015

Messico, esplosione vicino ospedale psichiatrico: 3 morti e decine di feriti

Messico, esplosione vicino ospedale pediatrico A Città del Messico, nei pressi dell'ospedale pediatrico di Cuajimalpa, c'è stata una forte esplosione che ha causato la morte di almeno due persone (un uomo e una donna) e il ferimento di molte altre. 54 persone, tra cui 22 bambini, sono state evacuate. Pare che l'esplosione sia partita da un camion che trasportava gas, ma la dinamica dell'incidente non è ancora chiara. È probabile che ci sia stata una fuga di gas o direttamente dal camion, o dal tubo con il quale esso stava rifornendo proprio l'ospedale di Cuajimalpa, un quartiere che si trova nella parte ovest della Capitale. I media messicani riferiscono che un terzo della struttura è crollata e molte persone, inclusi tanti bambini, sono rimaste intrappolate tra le macerie. I feriti sono stati colpiti dalle schegge di vetro delle finestre in seguito all'esplosione. Secondo il sindaco Miguel Angel Mancera ci sono decine di feriti. L'esplosione si è verificata intorno alle ore 7 locali, le 14 italiane. Fausto Lugo, responsabile della Protezione civile, ha fatto saper e che non c'è il rischio che si verifichi un'altra esplosione. (In aggiornamento)

Pisa, anziani trovati morti in casa: vivevano in condizioni di disagio

La drammatica fine di una coppia di anziani: prima sarebbe deceduto lui, e lei, che aveva problemi psichici, non ha saputo gestire la situazione e si è lasciata morire. L'autopsia eseguita oggi sui cadaveri degli anziani coniugi trovati morti in casa mercoledì sera a Pisa confermerebbe i decessi per cause naturali anche se in giorni differenti. Prima è morto il marito, Leonardo Pagni, 85 anni, insegnante in pensione, e poi, almeno un giorno dopo, la moglie, Anna Sartini, 75 anni. Sembra che lei soffrisse di problemi psichici e, forse per questo, non avrebbe saputo gestire la morte del marito. I due anziani vivevano in condizioni di estremo disagio in un piccolo terra-tetto non distante dal centro città. Quando i vigili del fuoco, allertati da una delle loro tre figlie che non aveva notizie dei genitori da giorni, hanno aperto la porta dell'appartamento si sono trovati davanti una situazione di evidente degrado: la casa era priva di riscaldamento e la corrente elettrica erogata al minimo, disordine e sporcizia un po' ovunque, solo tanti libri, corredo della trascorsa vita da insegnante dell'uomo. I cadaveri erano in due diversi ambienti dell'abitazione: quello del marito al piano superiore, sul letto, mentre la moglie era al piano di sotto, seminuda, sul pavimento.

Massa, donna sbalzata fuori dell'abitacolo muore schiacciata: la figlia si salva

MASSA MARITTIMA. Incidente mortale alla Pesta nel comune di Massa Marittima vicino al lago dell'Accesa. Intorno alle 15.30 di sabato 31 gennaio un'auto, con a bordo due donne, madre e figlia, è uscita di carreggiata ribaltandosi. La vittima, morta praticamente sul colpo, si chiamava Gaetana Corriera e aveva 60 anni. Era nata a Messina. Faceva l'insegnante di catechismo a Valpiana ed era caposcout. La figlia l'accompagnava in macchina. La madre è stata sbalzata fuori dall'abitacolo ed è stata investita dall'auto su cui viaggiava, perdendo la vita. La figlia, 16 anni, è rimasta invece incastrata ed è stata liberata dalle lamiere dalla squadra dei vigili del fuoco di Follonica, per poi essere consegnata alle cure del personale del 118. Non è grave. E' ricoverata all'ospedale Misericordia di Grosseto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Massa Marittima. Cause dell'incidente sono in corso di accertamento. Al momento in cui l'auto è uscita fuori strada, in zona pioveva forte. Forse la grandine la causa della tragedia. L'arteria - asfaltata ma sostanzialmente di campagna - presenta una serie di cuve a gomito, ma nel tratto in cui è avvenuto l'incidente era distesa in un rettilineo, proprio in prossimità del lago dell'Accesa. La famiglia ha un'attività di allevamento ai Forni dell'Accesa, e abita in uno dei poderi in località La pesta, nel comune di Massa Marittima.

Valanga sulle Alpi: 4 escursionisti uccisi e due sciatori travolti a Courmayeur

    È di quattro morti e tre feriti gravi il bilancio di una valanga staccatasi nel pomeriggio sulla parete orientale del Piz Vilan, sopra Seewis, nel cantone dei Grigioni. La polizia cantonale ha riferito che la slavina ha travolto sette persone di un gruppo di nove sci escursionisti che stavano affrontando la discesa a un'altitudine di circa 2200 metri. I soccorritori hanno attivato un vasto dispositivo, con il ricorso a cinque elicotteri (tre della Rega, uno di Heli Bernina e uno di Swiss Helicopter).
La colonna di soccorso del Club alpino svizzero sezione Praettigau è intervenuta con otto persone e un cane da valanga. Svizzera, valanga travolge sciatori: 4 morti, Altri due sciatori travolti a Courmayeur
 È stata anche fornita assistenza psicologica ai due componenti del gruppo rimasti illesi. Tutti gli sciatori erano equipaggiati con il dispositivo di ricerca persone. Ma tre di loro al momento del recupero erano già morti. La quarta vittima è morta in ospedale. Nella zona il bollettino delle valanghe prevedeva per oggi un grado di pericolo «marcato» (valore 3 sulla scale europea di 5). Sempre oggi altri due scialpinisti sono stati travolti da una valanga nella zona del Pavillon, a Courmayeur, frequentata dagli amanti del fuoripista. Uno di loro, un norvegese, è rimasto ferito ed è stato trasportato in elicottero al pronto soccorso dell'Ospedale Parini di Aosta. Le sue condizioni non sono gravi. Il compagno è rimasto illeso. Sul posto è intervenuto il Soccorso alpino valdostano.

Addio Francesco Di Nardo, cittadino modello, amministratore onesto ed appassionato e memoria storica di Mercogliano.

Mercogliano in lutto: muore Francesco Di Nardo
Mercogliano piange per la scomparsa di Francesco Di Nardo, cittadino modello, amministratore onesto ed appassionato e memoria storica di Mercogliano.
La scomparsa di Francesco Di Nardo costituisce un gravissimo lutto per la comunità mercoglianese. «Egli è stato (e rimarrà sempre) un esempio luminoso di onestà, di integrità morale, di galantuomo profondamente legato alle sue radici. È stato un amministratore competente ed appassionato, un cittadino modello. Francesco Di Nardo ha rappresentato la memoria storica di Mercogliano. La sua intensa passione civile, la sua eccezionale forza morale, il suo immenso amore per Mercogliano rappresentano uno straordinario patrimonio che egli lascia alla nostra comunità, oltre che alla sua famiglia ed a chi ha avuto il grande onore di conoscerlo e di apprezzare la sua sensibilità, la sua umanità e la grande cultura. La sua ultima opera di grandissimo interesse e valore storico è stata dedicata a "l'internamento civile a Mercogliano"; opera che stava presentando nelle scuole e in città. Come assessore alla cultura della città di Mercogliano lavorerò per ricordare doverosamente Francesco Di Nardo, un galantuomo che rimarrà per sempre nei nostri cuori». A esprimere il cordoglio a nome dell'amministrazione, l'assessore alla cultura Lucia Sbrescia.

neonato viene trascinato per metri e muore.Partorito su sedia a rotelle

Partorisce sulla sedia a rotelle in ospedale:
il neonato viene trascinato per metri e muore

sabato 31 gennaio 2015, 20:50

di Federica Macagnone
È stato trascinato per 12 metri, a testa in giù, mentre era ancora attaccato con il cordone ombelicale alla sua mamma che lo aveva appena partorito. Dodici metri che si sono rivelati fatali per questo bimbo appena venuto al mondo e morto per le ferite riportate in un tragico incidente avvenuto in una corsia dell'ospedale di Luoyang, nella Cina centrale. La donna avrebbe dovuto dare alla luce il figlio con un parto cesareo ma, mentre stava per essere portata in sala operatoria su una sedia a rotelle, ha partorito nel corridoio dell'ospedale: il bambino è stato trascinato per metri prima che un infermiere si accorgesse che stava penzolando a testa in giù davanti ai piedi della madre, appeso al cordone ombelicale. Il neonato ha sbattuto violentemente la testa sul pavimento e a niente sono serviti i soccorsi: il piccolo è stato dichiarato morto qualche ora dopo. L'ospedale ha ammesso le proprie responsabilità e ha offerto un risarcimento di 5.000 yuan (circa 800 dollari). I genitori, invece, per chiudere la vicenda pretendono circa 32.000mila dollari. Sull'incidente è stata aperta un'inchiesta dal dipartimento di salute della città. 

Alberto Gambi, 74anni, noto carrozziere muore d'infarto aspettando la moglie ricoverata

ANCONA - Stroncato da infarto mentre aspetta di veder la moglie, appena ricoverata in rianimazione ad Ancona. È successo giovedì pomeriggio nella sala d'attesa del reparto di Rianimazione di Torrette. Alberto Gambi, 74anni, noto carrozziere del centro, assieme al figlio Cristian, aveva trasportato al pronto soccorso la moglie, 65 anni, affetta da problemi respiratori. Viste le gravi condizioni della donna, i medici aveva ritenuto opportuno il ricovero in rianimazione. 
Alberto Gambi, colto da un infarto mentre assiste la moglie
 Padre e figlio, prima hanno aspettato a lungo che la donna venisse ricoverata, poi hanno dovuto attendere di nuovo nella sala d'aspetto del reparto per farle visita. Affaticato dalla giornata passata interamente all'ospedale, il 74enne si è diretto in bagno. Passati alcuni minuti, il figlio, non vedendolo tornare, lo ha raggiunto. Non appena ha aperto la porta dell'anticamera del bagno, il padre gli è caduto tra le braccia. Per il carrozziere non c'era più nulla da fare.

Maksym Goncharuk, detto Max 27 anni è morto di leucemia

Ragazzo muore per l'influenza

sabato 31 gennaio 2015, 12:10
PADOVA - Un altra vittima dell'influenza, stavolta si tratta di un giovane di 27 anni il cui fisico era debilitato dalla leucemia. Maksym Goncharuk, detto Max, originario dell'Ucraina è stato ricoverato in rianimazione lo scorso 30 dicembre con febbre e problemi respiratori. Ha lottato contro il virus per quasi un mese, ma alla fine ha dovuto arrendersi. 

Alessia Donola, 37 anni morta in casa colpita da malore

sabato 31 gennaio 2015, 10:15

di Francesco Cavallaro
ALBIGNASEGO - È stata colta da un malore giovedì mattina mentre era a casa da sola. Per Alessia Donola, 37 anni, non c'è stato nulla da fare. L'ha ritrovata la mamma verso le 11.30; ha chiamato i soccorsi ma non c'è stato niente da fare. È stata stroncata da un arresto cardiaco. La trentassettenne non soffriva di particolari disturbi o patologie. 
Alessia Donola, morta a 37 anni per un malore
 La famiglia Donola è molto conosciuta ad Albignasego. Papà Mario è stato segretario del locale circolo della Lega Nord. La sorella Elisabetta è stata invece assessore alla cultura per due mandati, dal 2003 al 2013.

Morì nel sottopasso allagato: indagini per omicidio

Se Sara Comaglio non è uscita viva da quella immensa pozzanghera a Prevalle, sulla 45bis gardesana, la colpa non è solo sua, e non è nemmeno del caso. Il primo a sospettare che dietro la morte della 22enne di Muscoline ci possa essere altro è il gip Lorenzo Benini che ha accolto l’opposizione della mamma alla richiesta di archiviazione del fascicolo aperto per l’incidente mortale che si verificò il 22 maggio del 2012 formulata dal pubblico ministero Antonio Chiappani. Secondo il giudice, la posizione dei quattro dipendenti dell’Anas (due cantonieri, un tecnico manutentore e il dirigente dell’area tecnica) finiti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo, non può essere archiviata senza prima aver definito compiutamente i loro incarichi (e le loro eventuali responsabilità) nella catena gestionale del tratto di strada che si è portato via la giovane agente della Polizia locale di Gussago. Nel corso delle indagini emerge che le pompe idrovore, che avrebbero dovuto impedire al sottopasso di trasformarsi in una risaia, quella sera sono andate in avaria, ma anche che il loro tilt è stato comunicato con largo anticipo ai quattro dipendenti Anas, poi iscritti nel registro degli indagati. È stato lo stesso impianto a segnalare il black out.

Orzinuovi (BS), auto si schianta in un fosso e muore una donna di 40 anni

Incidente a Orzinuovi: morta Monica Longhi di Brandico „Monica Longhi, residente a Brandico, è morta poco dopo l'arrivo in ospedale Orzinuovi: la Fiat Panda di Monica Longhi dopo lo schianto nel fosso (fonte: frame GdB) Incidente mortale verso le 17.00 di giovedì a Orzinuovi. Monica Longhi, 40enne di Brandico, è deceduta dopo aver perso il controllo della sua Fiat Panda lungo via Milano; l'auto ha poi finito per schiantarsi in un fosso a lato della carreggiata. Soccorsa dal 118, è stata portata d'urgenza al Mellini di Chiari, ma il suo giovane cuore ha smesso di battere poco dopo il ricovero. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco e i Carabinieri di Verolanuova. Nessun altro veicolo è rimasto coinvolto

Incidente mortale a Bottagna (SP), auto contro una casa: muore un 35enne

Commenta la notizia Incidente mortale a Bottagna, auto contro una casa: muore un 35enne 1 LA SPEZIA - Un morto e un ferito grave in un incidente stradale avvenuto la scorsa notte nello spezzino. L'auto su cui viaggiavano le due persone si è schiantata contro il muro di una casa disabitata, abbattendolo, in località Bottagna, nel Comune di Vezzano Ligure (La Spezia), lungo la strada provinciale 331 del 'Buonviaggio'. La vittima è un uomo di 35 anni residente alla Spezia. L'uomo, al volante di una Renault Clio, ha perso il controllo dell'auto lungo un rettilineo. Il guidatore è stato estratto morto dalle lamiere dell'auto dai vigili del fuoco. Gravi le condizioni di un ragazzo che si trovava a bordo dell'auto, ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale Sant'Andrea della spezia. Sul posto anche la Polizia e i carabinieri per i rilievi.

venerdì 30 gennaio 2015

Monica Longhi, residente a Brandico, è morta poco dopo l'arrivo in ospedale Orzinuovi: la Fiat Panda di Monica Longhi dopo lo schianto nel fosso (fonte: frame G Incidente mortale verso le 17.00 di giovedì a Orzinuovi. Monica Longhi, 40enne di Brandico, è deceduta dopo aver perso il controllo della sua Fiat Panda lungo via Milano; l'auto ha poi finito per schiantarsi in un fosso a lato della carreggiata. Soccorsa dal 118, è stata portata d'urgenza al Mellini di Chiari, ma il suo giovane cuore ha smesso di battere poco dopo il ricovero. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco e i Carabinieri di Verolanuova. Nessun altro veicolo è rimasto coinvolto.

Incidente sull'A8, morto un 28enne

È successo nella notte tra giovedì e venerdì 30 gennaio tra Castellanza e Legnano (direzione Milano). Morto un ragazzo di 28 annni Un morto e quattro feriti, di cui uno grave. È il tragico bilancio di un incidente avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì 30 gennaio sull’A8 Milano-Laghi. Il fatto, come riportato dall’azienda regionale di emergenza urgenza, si è verificato nella poco dopo le 3.20, nel tratto tra Castellanza e Legnano, in direzione Milano. Non è ancora chiara la dinamica di quanto accaduto. Secondo una prima ricostruzione, riportata da Legnanonews, sembra che il mezzo su cui viaggiavano i cinque uomini sia finito fuoristrada urtando il guardrail. L’impatto è stato fatale per un ragazzo di 28 anni, quando sono arrivati i soccorsi era già spirato. Gli altri quattro feriti, soccorsi dai sanitari del 118, sono stsati trasportandoli nei pronto soccorso degli ospedali di Legnano, Varese e Gallarate. Uno di loro sarebbe in gravi condizioni. Per permettere le operazioni di soccorso e il ripristino della carreggiata è intervenuto anche il personale di società autostrade.

Tragico incidente mortale a Massazza nel Biellese: perde la vita Carlo A. Manno di 58 anni

Tragico incidente mortale a Massazza, nel Biellese: perde la vita Carlo Alberto Manno, 58 anni Massazza - 30 01 2015. All'alba di venerdì 30 gennaio, si è verificato un incidente mortale a Massazza, nel Biellese. Verso le ore 5:30, un'auto è uscita fuori strada e si è ribaltata più volte. Ad avere la peggio è stato il conducente, Carlo Alberto Manno, 58 anni, di Sandigliano, che è morto sul colpo. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco, il 118 ed i Carabinieri. L'incidente potrebbe essere stato causato da un colpo di sonno oppure dal fondo stradale ghiacciato. È molto probabile che la vettura procedesse a forte velocità.

Francesco Branchi 24 anni è morto in Olanda precipitando da una finestra. Stava trascorrendo un periodo di Erasmus all'Università Radbound di Nijmegen.

venerdì 30 gennaio 2015, 11:01
BRESCIA - Francesco Branchi, uno studente bresciano di 24 anni è morto in Olanda precipitando da una finestra. Stava trascorrendo un periodo di Erasmus all'Università Radbound di Nijmegen. 
Francesco Branchi, morto in Erasmus in Olanda
 Lo scrivono i quotidiani locali Brescia Today e Bresciaoggi. Lo studente di lingue orientali a Venezia Cà Foscari, è rimasto vittima di un incidente. I funerali saranno celebrati domani a Desenzano del Garda, paese di residenza della famiglia del giovane.

Dimitrina Dimitrova 29enne muore cadendo da una scogliera.Dopo che il proprio fidanzato le aveva chiesto di sposarla.

Il luogo della tragedia
Il luogo della tragedia

venerdì 30 gennaio 2015, 15:19

di Alessandro Di Liegro
Doveva essere il giorno più bello della sua vita, si è tramutato in tragedia. Una donna bulgara di 29 anni, Dimitrina Dimitrova, è morta a causa della caduta da un precipizio a Cala Tarida, a Ibiza, dopo che il proprio fidanzato le aveva chiesto di sposarla.
La polizia sta investigando per capire l'esatta dinamica dell'accaduto anche se, dalle prime indagini, parrebbe che la donna abbia perso l'equilibrio a causa dell'eccitazione dovuta alla proposta di matrimonio appena ricevuta dal suo compagno, anche lui bulgaro. 
Ibizia, 29enne muore cadendo da una scogliera
 La donna è precipitata da un'altezza di circa 20 metri cadendo sulla scogliera sottostante. Quando i paramedici sono giunti a soccorrerla era ancora viva, seppur incosciente. Un attacco di cuore l'ha poi colta pochi minuti dopo l'intervento dei dottori.
Il portavoce locale della Guardia Civil ha riferito alla stampa: «Tutti i dati in nostro possesso portano verso un tragico e fatale incidente». La tragedia capita pochi giorni dopo la caduta, rivelatasi fatale, di un cittadino inglese di 25 anni da un punto panoramico di Sidney; mentre sono riusciti a cavarsela un campeggiatore sonnambulo, caduto da oltre 20 metri in Kentucky nel settembre 2014 e un'adolescente in Alaska nel luglio dello stesso anno, precipitata da più di 10 metri d'altezza.
Il fidanzato della Dimitrova lavorava sulla famosa isola delle Baleari, nota per le sue discoteche e la movida estiva, come cameriere. La fidanzata l'aveva raggiunto un paio di giorni indietro per cercare anche lei lavoro e ricongiungersi con quello che doveva essere il suo futuro marito ma che, per una tragedia assurda quanto ironica, non lo sarà mai.

Elisa Pozzi 34 anni muore nel sonno: vicino al letto diverse bottiglie di birra vuote

La Caritas di Rimini

venerdì 30 gennaio 2015, 17:44
RIMINI - Elisa Pozzi, una riminese di 34 anni con un passato da tossicodipendente, è stata trovata morta stamani nel dormitorio della Caritas dalle compagne di stanza. Non vedendola alzarsi, hanno provato inutilmente a svegliarla. Vicino al letto diverse bottiglie di birra vuote. La donna, madre di una bimba piccola, viveva in condizioni di indigenza e da tempo si rivolgeva alla Caritas per i pasti. Da lunedì aveva chiesto di poter dormire. La procura ha disposto l'autopsia, è ipotizzato l'infarto. 

Francesco Branchi 24 anni studente bresciano è morto in Olanda precipitando da una finestra

(ANSA) - BRESCIA, 30 GENNAIO 2015 - Uno studente bresciano di 24 anni è morto in Olanda precipitando da una finestra. Stava affrontando un periodo di Erasmus all'Università Radbound di Nijmegen. Lo scrive il quotidiano locale Bresciaoggi. Francesco Branchi, studente di lingue orientali a Venezia Cà Foscari, è rimasto vittima di un incidente. I funerali saranno celebrati domani a Desenzano del Garda, paese di residenza della famiglia del giovane.

Addio Chicco Marin, manager musicale che si distinse negli anni ’80 e ’90 aprendo Napoli al circuito internazionale.

È morto Chicco Marin, manager musicale che si distinse negli anni ’80 e ’90 aprendo Napoli al circuito internazionale.

Quando aveva sperato di aver vinto il male era riapparso su Facebook, diceva di volersi far chiamare C2 per segnare l’inizio di una seconda vita, ma non il buen retiro di Lanzarote, nelle Canarie, suggeritogli dall’amico Gianni Cesarini, né un trapianto di fegato sono bastati perché quella seconda vita avesse inizio davvero. Dopo mesi di cure, operazioni, sofferenze, Marin si è arreso. Vomerese, classe ’60, nel 1981 il primo exploit con un concerto solista di Jorma Kaukonen, ex Jefferson Airplane, al Palapartenope.

Poi vennero gli show di Springsteen (gli negarono il San Carlo e lui lo portò all’Augusteo), Dylan (l’inaugurazione dell’Arena Flegrea), Plant, Sting, Van Morrison, Warwick & Bacharach, Lou Reed (di cui fu amico, come di Sting e Springsteen). Aveva lavorato con Mamone, De Luca, Trotta, era rispettato in tutt’Italia per la creatività, la professionalità, la passione, le «invenzioni poetiche» che era difficile chiamare bugie. I funerali si sono svolti questa mattina alle 10.30 nella chiesa dei Salesiani al Vomero.

Addio Maurizio Arcieri, grande innovatore della musica italiana

Si è spento ieri a Varese, a settantadue anni, Maurizio Arcieri, uno dei grandi innovatori della musica italiana.
Milanese doc, negli anni Sessanta cavalcò l’ondata del beat con i New Dada, diventando in poco tempo uno dei gruppi di riferimento della scena italiana. La band ebbe l’onore di aprire quasi cinquant’anni fa il leggendario concerto dei Beatles al Vigorelli di Milano, luogo noto per le clamorose contestazioni. “Fummo gli unici, insieme ai Beatles, a non essere fischiati", ha ricordato Arcieri con il suo proverbiale sense of humour.

Negli anni Settanta Maurizio incontrò Christina Moser, che da allora gli è sempre rimasta accanto, con la quale ha dato vita a una inscindibile unione umana e professionale. I Krisma furono i primi, insieme a un giovanissimo Battiato, a esplorare i sentieri dell’elettronica, in un periodo in cui la musica italiana era divisa in due blocchi tra cantautori politicizzati e canzonette sanremesi, con poche, apprezzabili eccezioni.

La loro musica era talmente avanti per il nostro paese che i due si traferirono per un periodo a New York, frequentando la leggendaria Factory di Andy Warhol, che già aveva tenuto a battesimo i Velvet Underground di Lou Reed.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta brani come Water, Cathode Mama, Many Kisses e Nothing to do with the dog, esemplari della cosiddetta sexy music, hanno avuto un buon successo commerciale, trasformando i Krisma in un gruppo cult, uno dei primi a girare videoclip in Italia.

Negli anni Novanta l’artista lombardo diventa ospite fisso delle serate dei Cocoricò di Riccione, oltre a lavorare insieme a grandi nomi italiani e internazionali, tra i quali Battiato, Subsonica, Vangelis e Hans Zimmer.

Gli album dei New Dada e dei Krisma, non sempre di facile reperibilità, diventano oggetti di culto, in particolare in Giappone, che li ha sempre amati.

Piero Chiambretti ha chiamato nel 2008 Maurizio Arcieri e Christina Moser come ospiti fissi della sua trasmissione, dove ricoprivano il ruolo di imprevedibili giudici, sempre prodighi di battute e di spunti comici.

Da dieci anni la coppia viveva nel buen retiro a Castelvaccana, tra le Prealpi e il lago Maggiore.

L’avventura di Arcieri si è interrotta ieri in una clinica di Laveno Mombello, in provincia di Varese, dopo anni passati a combattere contro un male incurabile.

La sua musica resta una testimonianza preziosa di un periodo ricco di inventiva e di sperimentazione.

Attilio Di Grezia, 30enne di Mercogliano ucciso dalla camorra.Il Corpo abbandonato nella neve

Attilio, giustiziato con un colpo alla nuca
dalla camorra: il corpo abbandonato nella neve
Attilio, giustiziato con un colpo alla nuca ​dalla camorra: il corpo abbandonato nella neve

venerdì 30 gennaio 2015, 09:56

di Bianca Bianco
NAPOLI - Il sangue si staglia evidente nella neve. È quello di Attilio Di Grezia, 30enne di Mercogliano e presunto affiliato al clan Cava, trovato cadavere a Campo di Spina.
Lì, a 975 metri, tra la neve caduta in questi giorni e davanti il rifugio bivacco dedicato agli escursionisti che vogliono raggiungere Montevergine, i killer hanno abbandonato il suo corpo privo di vita. 

Avellino, esecuzione di camorra sulla neve
 Gli hanno sparato quattro volte con una pistola: tre volte all'addome, una volta alla nuca. Un'esecuzione di camorra, compiuta altrove, terminata lassù, tra i faggi del bosco del Cupone, in pieno Parco del Partenio, al centro di un sentiero imbiancato. Il cadavere di Di Grezia era riverso supino a due passi dalla segnaletica della Comunità Montana, proprio al centro del bivio tra Vallifredda e Montevergine, poco lontano dalle tabelle che spiegano che un tempo in questi luoghi esistevano le neviere, antica fonte di sostentamento del Baianese. Ad imbattersi nel corpo quasi congelato del giovane è stato, intorno alle 9,30 di ieri mattina, un cercatore di tartufi di Mugnano; la zona ne è ricca, l'escursionista era uno dei tanti che battono quei sentieri ricchi di tuberi. L'uomo si è accorto del fagotto al centro della strada, è sceso dall'auto e quando si è reso conto che si trattava di un morto ha chiamato i vigili urbani del Comando di Mugnano.
I caschi bianchi hanno raggiunto l'area insieme ai carabinieri sfidando i tornanti ghiacciati ed arrivando alla rada circondata dal faggeto subito circoscritta dal nastro bianco e rosso della Scientifica. Il cadavere di Di Grezia era cristallizzato nella posizione di chi è stato colto di sorpresa: le braccia in alto, le gambe scomposte, gli occhi aperti, una maglietta bianca alzata sul torace completamente intrisa di sangue. Indosso aveva anche un giubbotto nero, un paio di jeans e scarpe da ginnastica poco adatte al clima rigido di quelle altitudini. Particolari che, insieme all'esame della salma effettuato dal medico legale Carmen Sementa, avrebbero confermato che il trentenne è stato picchiato selvaggiamente, ucciso probabilmente altrove almeno ventiquattro ore prima del ritrovamento e poi trasportato a Campo di Spina e abbandonato come la carcassa di un animale. I primi rilievi, coordinati dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Avellino Maria Teresa Venezia sono stati accompagnati da operazioni lunghe, rese difficili anche dal ghiaccio. Solo in serata l'identità dell'uomo è stata resa nota, e con quella anche l'ipotesi che si sia trattato di un regolamento di conti interno al clan Cava. Il nome di Di Grezia spunta infatti tra i fascicoli dell'Operazione «Scacco agli estorsori», costola dell'operazione «Tempesta» con cui fu decapitato, nel 2008, il clan Cava, egemone nel Vallo di Lauro e con diramazioni anche nel capoluogo ed a Mercogliano. L'allora 24enne Di Grezia fu arrestato in quella occasione insieme a Bernardo Cava e Santolo Fabi per una serie di episodi estorsivi compiuti nei confronti di imprenditori dell'Avellinese. Poi un nuovo arresto nel 2009, con le stesse accuse, una condanna in primo grado e la scarcerazione nel duemiladodici. Un curriculum che pesa e lascia ipotizzare che Di Grezia sia stato vittima di un regolamento di conti.
Ora è caccia agli assassini che hanno giustiziato e abbandonato il 30enne. Si stanno mettendo a setaccio gli ambienti malavitosi della fascia del Partenio. Già ieri mattina a circa cinquecento metri dal cadavere è stato avvistato un furgone carico di legna forse rubata. Il mezzo è stato poi trovato a Quadrelle, in località Morricone dagli agenti del Corpo forestale dello Stato, mentre due persone sono state ascoltate dai carabinieri. Secondo quanto emerso, non ci sarebbe collegamento con l'omicidio ma si tratterebbe di due persone scappate alla vista dei militari a Campo di Spina perché avevano caricato legname tagliato senza autorizzazione. Un giallo nel giallo. 

Addio Max Calabria 33 anni, stroncato dalla leucemia.Era un ex calciatore e architetto di talento

venerdì 30 gennaio 2015, 08:34

di Aldina Vincenzi
TREVISO - Sedici mesi di lotta con la leucemia e, infine, la resa. Massimiliano Calabria, 33 anni, promettente architetto di Treviso, è mancato ieri all'ospedale San Raffaele di Milano dov'era ricoverato per l'ultima, estrema sfida.

 Ce l'ha messa tutta, con incredibile forza e positività anche nei momenti più bui, ma ha dovuto cedere il passo a qualcosa di più grande persino della sua ferrea volontà, rimasta inossidabile fino all'ultimo istante e supportata dall'amore dei genitori, Alessandra e Sandro, della moglie, Valentina, del fratello, Alberto, e dei tantissimi amici. Massimiliano è molto noto a Treviso, anche perché considerato un ragazzo perfetto sotto tutti i punti di vista. Quello che ogni genitore, che ogni ragazza e ogni amico vorrebbero avere: intelligente, simpatico, bello, sportivo, attivo e volitivo, raggiunge tutti gli obiettivi che si prefigge con facilità, dal diploma al Palladio alla laurea a Venezia, dal calcio con il Carbonera e il Cima Piave alle prime realizzazioni nel lavoro. E i suoi progetti non si contano.

Pasquale Ricucci, 28 anni residente a Lomagna nel Lecchese è morto in un teribile incidente

Schianto frontale sulla Tangenziale Est: muore a 28 anni, un 37enne ferito grave all'ospedale

giovedì 29 gennaio 2015, 21:01
MILANO - Traffico in tilt giovedì mattina sulla tangenziale Est a causa di un grave incidente. Pochi minuti dopo le 6 due vetture, una Fiat Panda e una Bmw, si sono scontrate frontalmente fra Usmate Velate e Carnate. Trasportato d’urgenza all’ospedale San Gerardo di Monza, è morto durante il viaggio verso il nosocomio monzese. Si chiamava Pasquale Ricucci, il ragazzo di 28 anni alla guida della Bmw, residente a Lomagna nel Lecchese. Grave l'altro automobilista, un 37enne.
A causa dello schianto si sono formate lunghe code a Carnate in entrata sulla tangenziale.
Il tratto in cui è avvenuto il sinistro è la parte finale della tangenziale, dove la strada si riduce. Si ipotizza che un’auto abbia invaso la carreggiata dell’altra: da qui lo scontro frontale.

giovedì 29 gennaio 2015

Pavia, è morta in ospedale Laura C. Lodola, la donna segregata in casa e malnutrita

Tre anni fa il fratello, così ha detto ai magistrati, aveva segnalato ai servizi sociali la situazione di Laura Carla. Ma dal Comune la replica è secca: "Il caso di questa signora non è mai stato oggetto di una segnalazione formale agli uffici del Comune di Pavia", taglia corto Alice Moggi, assessore ai Servizi sociali. Di sicuro lui non l'aveva più vista. Così come un'altra sorella aveva interrotto i rapporti con lei almeno dal 2001. Sarà l'autopsia a chiarire le cause della morte della donna pavese di 55 anni, uno scheletro di poco più di 20 chili, soccorsa l'altro ieri in fin di vita e deceduta oggi all'alba. Una storia angosciante e per molti versi incomprensibile. L'unica persona che le stava vicino da anni, il suo convivente, resta in carcere con l'accusa di averla fatta ridurre così. Eppure per curarla pare che si fosse messo perfino in aspettativa quattro anni fa. "Cercavo di nutrirla con il passato di verdura, non mi sono reso conto di quanto stavo succedendo", si è difeso. Ma quando si è deciso di chiamare il 118 la situazione era ormai a un punto di non ritorno. Al Policlinico San Matteo di Pavia è arrivata in un tale stato di malnutrizione e di abbandono (i capelli le arrivavano ai piedi, non venivano tagliati da anni) che c'è stato poco da fare. I sanitari si sono affannati attorno a lei, l'hanno lavata, accudita, attaccata a una flebo, ma in meno di 48 ore Laura Carla Lodola si è consumata come una candela, senza più energia. Antonino Calandrini, sessant'anni, il convivente, è in carcere. La Procura di Pavia gli ha contestato i reati di abbandono di incapace, sequestro di persona, maltrattamenti e lesioni gravissime: dovrebbero restare queste le accuse dalle quali dovrà difendersi. Al momento appare improbabile l'imputazione di omicidio colposo. I due vivevano da anni in quell'appartamento di una palazzina di via Tasso, non lontano dal centro di Pavia. I vicini sapevano che la donna non stava bene, anche se mai avrebbero immaginato quale fosse la vera situazione. "Che fine terribile - dice una vicina - ma anche volendo non potevamo fare proprio nulla: era impossibile interagire o avere un qualunque contatto o rapporto con loro". Laura Carla era caduta forse in uno stato di depressione che l'ha portata ad allontanarsi da tutto. E lui ha pensato che avesse bisogno di stare sola per riprendersi. "Ogni tanto da quell'appartamento arrivavano urla terribili - racconta un altro vicino - sembravano delle liti furiose e abbiamo anche chiamato le forze dell'ordine". Ma evidentemente non hanno mai trovato nulla per cui intervenire, oltre a mettere pace fra i due conviventi. La situazione deve essere peggiorata a giugno, quando le 'urla terribili' sono finite e probabilmente è cominciata la caduta libera di Laura Carla. Il periodo trova conferma anche da un altro particolare: da luglio Antonino aveva smesso di andare definitivamente al lavoro (per vent'anni era stato custode in un collegio) per dedicarsi solo alla sua compagna. Fino al tracollo di lunedì, quando ha chiamato il 118 perché lei non si muoveva più.

Isis, ultimatum scaduto: < Con il sole tramonta la vita del pilota giordano >

Fallita la trattativa tra la Giordania, che chiede una prova in vita del suo militare, e i terroristi. Ancora incerto il ruolo del reporter israeliano. L’ultimatum dell’Isis è scaduto e non c’è stato alcun scambio. Silenzio sull’ostaggio giapponese e il pilota giordano mentre Amman ha chiesto ancora una prova in vita del suo militare, condizione fondamentale per arrivare ad un accordo. Fonti diplomatiche sostengono che la trattativa sembra fallita, mentre l’Isis ha annunciato in un nuovo messaggio che sta per uccidere il militare giordano catturato il 24 dicembre. Nel nuovo monito, intercettato da Site su un sito jihadista, si legge la frase: «Il sole sta tramontando e il respiro di Mouad Al Kassasbeh se ne andrà con il sole». Il messaggio è accompagnato dalla foto di un coltello., ed è ancora da verificare la sua autenticità. Il ruolo dell’ostaggio giapponese In base al messaggio audio lanciato mercoledì dall’Isis e letto dal prigioniero nipponico Kenji Goto il governo di Amman doveva liberare, al tramonto, la terrorista Sadjia al Rishawi. Le condizioni indicate dai militanti prevedevano che fosse rilasciata al confine tra Turchia e Tal Abyad, cittadina siriana controllata dall’Isis. In caso contrario i terroristi avrebbero ucciso il pilota Muath al-Kasaesbeh. Nulla però si è mosso. Anzi, la Giordania ha precisato che Sadjia era ancora detenuta nel braccio della morte. Un atteggiamento motivato dalla mancanza di prove in vita del militare. Inoltre non è chiaro se Kenji Goto rientri nello scambio, forse i jihadisti vogliono usarlo per dare più forza ai loro messaggi. Il pilota giordano è vivo? L’ostacolo principale nella trattativa è stato l’atteggiamento dei jihadisti. La Giordania ha più volte chiesto una prova che il suo pilota fosse davvero ancora in vita, ma dai terroristi non sarebbe arrivata mai nessuna risposta precisa. Dunque Amman ha frenato sul possibile scambio, anche perché nelle scorse settimane si erano diffuse voci dell’uccisione di al Kasaesbeh. La cautela delle autorità ha provocato dure reazioni da parte del padre del militare. Membro di un influente clan, ha accusato il governo di aver fatto poco per salvare il figlio, ha criticato la partecipazione alla guerra contro l’Isis ed ha sollecitato il rilascio di Sadjia al Rishawi. Trattativa (troppo) complessa L’intera vicenda è stata segnata, fin dall’inizio da notizie contrastanti e manovre, con messaggi non sempre verificabili. Anche il diktat, lanciato nella notte di mercoledì, è apparso piuttosto rustico rispetto agli standard mediatici del movimento. E dubbi sono sorti anche dopo il primo video che fissava un ultimatum di 72 ore. Si è ipotizzato che sia stato girato all’interno di un rifugio e poi “montato” per farlo apparire nel solito scenario di Raqqa, dove sono stati uccisi gli altri ostaggi. La tesi è che l’Isis lo abbia fatto per ragioni di sicurezza. Ma il continuo spostamento delle “scadenze” ha finito per accrescere la diffidenza in una trattativa già complessa quanto imbarazzante per i governi coinvolti.

Mistero sugli studenti scomparsi: per il governo messicano sono morti

WASHINGTON - Per il governo messicano non ci sono più dubbi: i 43 studenti scomparsi a Iguala alla fine di settembre sono deceduti. A ucciderli una banda di Il generale Murillo durante la conferenza stampa (Reuters) narcos del gruppo Guerreros Unidos con l’aiuto di agenti collusi. A ordinare la strage il sindaco Josè Abarca e la moglie Maria. Molti hanno però dubbi sulla versione ripetuta dal segretario alla Giustizia Jesus Murillo Karam. Annuncio che segue l’arresto di un altro esponente criminale, Felipe Salgado, indicato come uno dei boss della banda. Assassinati e bruciati La tesi delle autorità è che i giovani, dopo essere stati sequestrati la sera del 26 settembre, sono assassinati e i loro corpi bruciati. Quindi i resti sono stati sparpagliati tra fosse comuni e le acque di un torrente. Ma fino ad oggi è stata identificata solo una vittima. Il governo ha inviato dei reperti ad un famoso laboratorio austriaco, l’Istituto di medicina forense di Vienna, in modo da avere un parere indipendente. La risposta è stata la seguente: è impossibile estrarre il Dna dai resti, il calore ha distrutto tutto. Parere non diverso da quello degli antropologi argentini, un team molto noto, impegnato su casi difficili di desaparecidos. shadow carouselMissing, i volti dei 43 studenti uccisi in Messico Missing, i volti dei 43 studenti uccisi in Messico o ad oggi è stata identificata una sola vittima WASHINGTON - Per il governo messicano non ci sono più dubbi: i 43 studenti scomparsi a Iguala alla fine di settembre sono deceduti. A ucciderli una banda di Il generale Murillo durante la conferenza stampa (Reuters) Il generale Murillo durante la conferenza stampa (Reuters) narcos del gruppo Guerreros Unidos con l’aiuto di agenti collusi. A ordinare la strage il sindaco Josè Abarca e la moglie Maria. Molti hanno però dubbi sulla versione ripetuta dal segretario alla Giustizia Jesus Murillo Karam. Annuncio che segue l’arresto di un altro esponente criminale, Felipe Salgado, indicato come uno dei boss della banda. Assassinati e bruciati La tesi delle autorità è che i giovani, dopo essere stati sequestrati la sera del 26 settembre, sono assassinati e i loro corpi bruciati. Quindi i resti sono stati sparpagliati tra fosse comuni e le acque di un torrente. Ma fino ad oggi è stata identificata solo una vittima. Il governo ha inviato dei reperti ad un famoso laboratorio austriaco, l’Istituto di medicina forense di Vienna, in modo da avere un parere indipendente. La risposta è stata la seguente: è impossibile estrarre il Dna dai resti, il calore ha distrutto tutto. Parere non diverso da quello degli antropologi argentini, un team molto noto, impegnato su casi difficili di desaparecidos.

Riccardo Magherini e la perizia Mari-Bertol; < i coniugi che lo fanno morire da solo>

Le cause della morte di un uomo vengono stabilite da un'autopsia svolta da un medico legale. E' successo anche nel caso di Riccardo Magherini, il 40enne fiorentino morto in Borgo San Frediano durante un fermo dei carabinieri nella notte tra il 2 ed il 3 marzo. A disporla è stato il pubblico ministero Luigi Bocciolini. L'AUTOPSIA - I medici legali incaricati sono stati il prof. Norelli e la dott.ssa Focardi dell'istituto di medicina legale dell'Università di Firenze. Una prassi normale per stabilire i motivi della morte di un uomo. Soprattutto viste le circostanze in cui è morto Riccardo Magherini. L'esito dell'esame svolto dai medici sul corpo dell'ex promessa della Fiorentina è chiaro. Le cause della morte di Riccardo Magherini sono da ricondursi “ad un meccanismo complesso di tipo tossico, disfunzionale cardiaco e asfittico”. TUTTI CONCORDI - Tutti i medici presenti all'autopsia si sono dichiarati concordi, firmando il verbale, senza la necessità di richiedere “accertamenti o approfondimenti”. Tra loro, i periti di parte incaricate dalla difesa e il tossicologo incaricato dal pubblico ministero: il professor Francesco Mari (nella foto sulla destra), che durante l'esame autoptico ha illustrato i risultati dei suoi esami che hanno trovato 0,3 mg di cocaina nel corpo di Riccardo Magherini. IL TOSSICOLOGO - Il tossicologo pistoiese il giorno 11 marzo viene incaricato dalla procura di Firenze. “Provveda – scrive il pm Luigi Bocciolini - a eseguire ricerche tossicologiche sul materiale biologico prelevato dalla salma di Magherini Riccardo al fine di accertare eventuali presenza di sostanze stupefacenti alcoliche o comunque farmacologicamente, attive che possono aver causato o concausato il decesso del medesimo, materiale che saranno forniti da i consulenti Norelli e Focardi già nominati ai quali fornirà l'esito degli accertamenti affinché ne tengano conto congiuntamente si da produrre una consulenza unitaria”. Un indirizzo preciso. Apparentemente fin troppo orientato sulla teoria che quelle ricerche tossicologiche dovessero, quasi forzatamente, rientrare nelle cause o concause di morte. In poche parole, la droga doveva averlo fatto morire. La droga c'era nel corpo dell'uomo ed è entrata nel meccanismo che ha portato la morte di Riccardo Magherini ma certamente, come viene spiegato nella relazione del prof. Norelli, non avrebbe potuto causare la morte dell'uomo se non vi fosse stata la compressione toracica su di lui esercitata nelle fasi del fermo dai quattro carabinieri intervenuti, come riferito da decine di testimoni, che gli hanno provocato l'asfissia. EXCITED DELIRIUM SYNDROME - Al contrario, il prof. Mari sostiene che Riccardo Magherini quella sera sarebbe lo morto lo stesso. Per l'excited delirium syndrome che in lui si era manifestata per “l'abbuffata di cocaina” che aveva fatto. Il tossicologo ne è certo. LA MOGLIE DEL TOSSICOLOGO – Completamente concorde anche sua moglie, la prof.ssa Elisabetta Bertol (nella foto a sinistra), tossicologa, 'richiesta' al pm Bocciolini dallo stesso marito come consulente aggiuntiva per l'elaborazione della perizia. Membro del dipartimento antidroghe del senatore Carlo Giovanardi, riconosciuto antiproibizionista, la prof.ssa Bertol ha presentato con il marito una consulenza scritta sulla cause della morte di Riccardo Magherini separata da quella dei medici legali incaricati dalla stessa Procura. IL SENATORE GIOVANARDI – Inoltre appare doveroso ricordare, che in vari interventi pubblici il senatore Giovanardi ha esternato le sue considerazioni sulla vicenda Magherini invocando l'innocenza e l'estraneità ai fatti dei quattro carabinieri chiamati a giudizio e definendo il 40enne fiorentino “morto come centinaia di cocainomani che muoiono ogni anno”. Un intervento politico con una chiara connotazione di parte. Pochi riferimenti ai fatti. LA PERIZIA SUL 'COCAINOMANE' - Sempre lo stesso senatore ha pubblicato sul suo sito internet la relazione prodotta dai tossicologi Mari e Bertol sulla morte di Magherini, che testualmente recita come "i fatti circostanziali e i dati oggettivi delle evidenze tossicologiche, entrambi perfettamente inquadrabili in quanto descritto dalla letteratura, ed ampiamente argomentato, portano quindi a concludere che Magherini Riccardo è deceduto in preda ad episodio di intossicazione acuta da cocaina (in consumatore pesante di questo stupefacente) che ha scatenato una situazione comportamentale e patologica inquadrabile in quella che viene descritta come "excited delirium syndrome"”. “CARABINIERI SENZA COLPE” -Una tesi che scagiona totalmente i carabinieri. Che prende in considerazione solo le loro testimonianze con particolare riferimento “alla forza smisurata”, agli “occhi fuori dalle orbite”, alla “copiosa sudorazione del Magherini”, senza però ricordare come decine di testimoni raccontino le pressioni esercitate sul corpo del 40enne fiorentino. Una perizia che sembrerebbe scritta dal consulente dei quattro carabinieri chiamati a giudizio con l'accusa di omicidio colposo e che invece viene prodotta dai consulenti-coniugi dell'accusa che non riconosce il lavoro del medico legale e dichiara le cause della morte autonomamente, nonostante queste non vengano riconosciute come unica causa del decesso di Riccardo Magherini. IL PM E I TOSSICOLOGI - Eppure il pm Luigi Bocciolini sembra aver scelto propria questa via. Lo ha fatto presentando 14 pagine di slide di un sergente della polizia americana specializzato nell'exicted delirium. Su questa linea il pm è stato seguito a ruota dal consulente medico legale dei quattro carabinieri che avrebbe potuto digitare “ctrl+alt+canc” sulla tastiera per svolgere ottimamente il proprio lavoro. MORTO DA SOLO - Insomma Magherini sarebbe morto da solo e tutto questo 'rumore' per il suo decesso è solo dovuto al fatto che i casi di morte “ExDS indotta da intossicazione acuta da cocaina avvengono senza l'intervento delle forze dell'ordine i casi sono molto meno 'sensazionali' e non interessano i media” sostenendo poi come “la restrizione del soggetto da parte delle forze dell'ordine non ha effetti significativi sulla funzione respiratoria”. Appunto. E' morto da solo. E le lesioni su tutto il corpo, dal cuore al fegato, dallo sterno all'encefalo, sono solo i segni del suo autolesionismo. Lo dicono i professori Mari e Bertol, coniugi-tossicologi incaricati dal pm. Perchè il parere di un tossicologo è più autorevole di quello di un medico legale? Oltretutto è il parere di quella tossicologa che è consulente di un senatore che sulla vicenda è intervenuto con toni sprezzanti e oltraggiosi alla memoria di Riccardo Magherini dimostrando poca conoscenza della vicenda in un quadro generale di assoluta difesa dei carabinieri contro il “cocainomane”. E' corretto presentare una relazione a parte disconoscendo il lavoro del medico legale pur essendo tossicologi? E' professionalmente corretto chiedere alla propria moglie una consulenza sulla stessa materia su cui si è chiamati ad esprimersi? Perchè il pm prende in considerazione la consulenza tossicologica e non l'autopsia? Perchè un sergente americano viene preso ad esempio quando appare evidente come questa sindrome sia diventata causa di morte crescente negli Usa solo per limitare le responsabilità degli agenti di polizia, che negli anni hanno compiuto abusi ed arresti illegali e per questo sono stati, e sono ancora oggi, oggetto di dure critiche da parte dell'opinione pubblica? Perchè invece non si guardano i comportamenti di Riccardo Magherini quella notte? Tutti. Per capire cosa era successo prima. Per capire che qualcuno lo ha davvero impaurito. Per capire che i testimoni lo hanno visto strattonarsi con un'altra persona. Per capire che se un uomo urla aiuto, va aiutato. Per capire che Riccardo Magherini non è morto da solo. Il 3 febbraio la seconda udienza preliminare al palazzo di Giustizia di Firenze dove il gup di Firenze, Fabio Frangini, dovrà decidere per il rinvio a giudizio con l'accusa di omicidio colposo per quattro carabinieri, uno accusato anche di percosse, e per tre volontari della Croce Rossa intervenuti sulla prima ambulanza arrivata in San Frediano. Che sia verità. Che ci sia giustizia.

Aereo Malesia MH370: < E' stato un incidente>

Le autorità malesiane hanno dichiarato ufficialmente che il volo MH370 è scomparso a causa di un incidente e che i passegeri sono stati dichiarati tutti deceduti. “Con un peso sul cuore e con profondo dolore” il Direttore dell'Aviazione Civile malesiana, Azharuddin Abdul Rahman, ha annunciato oggi in una conferenza stampa che la scomparsa del volo della Malaysian Airlines MH370 è stata causata da un incidente e che i 239 tra passeggeri e personale di bordo sono tutti morti. Il Direttore ha anche aggiunto che le ricerche dell'aeromobile nell'area di 60mila metri quadrati individuata al largo dell'oceano indiano non verranno interrotte. La Malaysian Airlines, che si è assunta la piena responsabilità della sciagura ha fatto sapere che la comunicazione ufficiale di oggi è necessaria anche per dare inizio all'iter burocratico che porterà al risarcimento dei familiari delle vittime. Il volo MH370, un Boeing 777 partito lo scorso 8 marzo dalla capitale malese di Kuala Lumpur con destinazione Pechino, aveva fatto perdere le proprie tracce sui radar internazionali poco dopo il decollo. Al termine della prima fase di indagini gli investigatori avevano ristretto l'ambito delle ricerche ad una porzione dell'oceano indiano, tra il confine sud della Cina e l'Australia. Un report completo sui dati ufficiali al momento nelle mani della compagnia verrà diffuso il prossimo 8 marzo, nel primo anniversario dall'incidente. Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/news/2015_01_29/MH370-E-stato-un-incidente-7905/
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