mercoledì 29 febbraio 2012

un ragazzo di 20 anni ha perso la vita. L'auto è stata travolta da un treno in via Destra Canale Molinetto.Feriti altri 2 ragazzi

RAVENNA 29 Febbraio 2012 Gravissimo incidente stradale questa notte nel centro di Ravenna. Erano circa le 22 quando l’auto sulla quale si trovavano 3 giovanissimi si è scontrata con un treno.
Nello scontro, un 20nne ha perso la vita: il giovane è morto sul colpo, mentre altri 2 ragazzi, che si trovavano con lui a bordo dell’auto, sono rimasti feriti. Uno di loro versa in
condizioni molto gravi.

L’incidente è avvenuto in un passaggio a livello in centro a Ravenna, in via Destra Canale Molinetto.
I ragazzi erano a bordo di una Ford Fiesta, che è stata trascinata dal convoglio per diverse centinaia di metri.
Il treno coinvolto è il regionale 11611 delle 21.54, diretto a Rimini e appena partito dalla stazione ferroviaria di Ravenna.
Non sono ancora chiare le cause dell’incidente, e quale sia il motivo per cui l’auto dei giovani si trovasse sui binari.
Il macchinista, sotto shock, ha riferito di avere visto il mezzo piombare all’improvviso sul convoglio, e di non aver quindi potuto evitare in alcun modo la collisione.
Sul posto sono intervenuti, oltre ai soccorritori del 118, anche i vigili del Fuoco e la Polfer.
Tutti i viaggiatori che si trovavano sul convoglio sono stati portati a destinazione con un autobus sostitutivo.
Ancora non sono stati fornti i nomi dei giovani che si trovavano a bordo dell’auto
Dal giornale di Ravenna:
Un'auto è stata travolta da un treno: è morta una persona e altre due sono rimaste ferite. L'incidente è avvenuto poco prima delle 22 in città, al passaggio a livello di via Destra Canale Molinetto. Il convoglio era appena partito dalla stazione di Ravenna diretto verso sud. La circolazione ferroviaria è bloccata. Sul posto i soccorritori.
Al momento non si conoscono ancora la generalità della persona deceduta e la gravità delle condizioni delle altre due. Secondo alcune indiscrezioni che non hanno ancora trovato conferma, a bordo dell'auto vi sarebbe stata anche una quarta persona.
Saranno le forze dell'ordine a ricostruire la dinamica dell'accaduto per verificare le sbarre fossero correttamente abbassate o se si sia trattato di un qualche guasto alla rete ferroviaria oppure la manovra spericolata dell'automobilista.
La vettura è stata trascinata sui binari per centinaia di metri. Nell'impatto anche il treno ha riportato danni rendendo impossibile la ripresa della marcia. Sul posto sono presenti al momento i vigili del fuoco, gli agenti della polizia ferroviaria e della polizia municipale. Oltre a loro anche il personale medico del 118

Jessica Longato 28 anni ha perso la vita in seguito a un incidente stradale avvenuto a Santa Maria di Zevio

VERONA 29 Febbraio 2012 Una giovane di 28 anni ha perso la vita in seguito a un incidente stradale avvenuto martedì sera a Santa Maria di Zevio (Verona), in località Pontoncello. Jessica Longato, di Bovolone (Verona), viaggiava su un'auto guidata da un amico che si è
scontrata con un'altra vettura. Dopo lo schianto l'auto con i due giovani ha travolto un palo finendo la sua corsa capovolta dentro il fossato che costeggia la strada.

Le condizioni della donna sono apparse subiti disperate ed è morta poco dopo essere stata trasportata al Policlinico di Borgo Roma. Il conducente è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale di Borgo Trento. Illeso invece il 40enne che era al volante dell'altra auto. I controlli eseguiti dai carabinieri di Zevio (Verona) hanno escluso che i guidatori fossero sotto l'effetto di alcol o droga. (Ansa)

Rino Bologni 44 anni perde la vita in un Incidente stradale Latina Scalo

Latina 29 febbraio 2012,Ancora l'intera comunità pontina non si è ripresa dalle due stragi che tra domenica e lunedì hanno fatto registrare 4 morti sulle strade, che subito piomba la notizia di un altro incidente mortale.
Questa mattina intorno alle 10.30 sulla statale Appia, un 44enne di Latina ha perso la vita in seguito ad un tragico e per lui fatale scontro frontale con un camion mentre si trovava a bordo della sua auto.

Quella di stamattina non fa altro che allungare la lista di morti di questo inizio di settimana: solo domenica è deceduto Raffaele Vertolomo e con lui la bambina che la moglie portava ancora in grembo; non passano neanche 24 ore e arriva la notizia della morte di Marco Benedetti di soli 24 anni e dell'amico Angelo Guida di 45 anni che era con lui sull'auto al momento dell'impatto con un camion.
Altri due giorni e a loro si aggiunge Rino Bologni, 44enne di Latina che mentre viaggiava sulla statale Appia è andato incontro al suo amaro destino. Un tragico frontale gli ha spezzato la vita.

La dinamica dell'incidente è ancora al vaglio degli agenti della polizia stradale intervenuti all'altezza del chilometro 64,600 a Latina Scalo dove è avvenuto l'impatto. L'uomo sulla sua Volkswagen Golf percorreva la corsia che porta verso Latina mentre un camion si muoveva lungo la corsia opposta.

Non sono chiare le cause dell'incidente, ma all'improvviso i due mezzi si sono scontrati frontalmente. Per Rino Bologni non c'è stato niente da fare, e al loro arrivo sul posto i sanitari del 118 non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.

Per l'uomo che si trovava al volante del mezzo pesante solo qualche ferita, ma anche lui è stato trasportato all'ospedale.

In seguito all'incidente la strada è rimasta chiusa al traffico per permettere i rilevamenti da parte delle forze dell'ordine.

Giovanni Nizzari 23 anni e' morto in un incidente stradale avvenuto in viale Medaglie d'Oro

Catania 29 Febbraio 2012
Un giovane di 23 anni, Giovanni Nizzari e' morto questo pomeriggio a Catania a causa in un incidente stradale avvenuto in viale Medaglie d'Oro. Secondo i primi rilievi effettuati dalla polizia municipale il giovane, che viaggiava a bordo di uno scooter, sarebbe stato investito da
un'auto, il cui guidatore avrebbe effettuato una manovra, pare un'inversione di marcia, non consentita.

Il giovane che non indossava il casco e' morto durante il trasporto nell'ospedale Garibaldi. Mentre il conducente è stato stato identificato. I vili urbani indagano per ricostruire la dinamica esatta del sinistro.

Antonino Tuttoilmondo 40 anni perde la vita in un incidente mortale

PALERMO.29 Febbraio 2012 Due morti nelle strade siciliane nelle ultime ore a causa di due diversi incidenti.
Nella notte è morto a Palermo un uomo di quarant’anni, Antonino Tuttoilmondo, coinvolto in un incidente in via Porta Montalto. Nella zona hanno lavorato a lungo le squadre della infortunistica stradale della polizia municipale del
capoluogo.

E sempre a Palermo, in zia Trabucco, nella zona dell’ospedale Cervello, un uomo è estratto dai vigili del fuoco dall’abitacolo della propria auto dopo un pesante scontro, adesso si trova in prognosi riservata.
Ieri pomeriggio, invece, ha perso la vita in viale Medaglie d'Oro, a Catania, un giovane di 23 anni, G.N.
Secondo quanto accertato dalla polizia municipale il giovane, che era alla guida di uno scooter e non indossava il casco, sarebbe stato investito da un'auto, il cui guidatore avrebbe effettuato una manovra, pare un'inversione di marcia, non consentita. Lo scooterista è morto durante il trasporto nell'ospedale Garibaldi. Il conducente dell'auto è stato identificato. Indagini sono in corso da parte della polizia municipale per stabilire l'esatta dinamica dell'accaduto.

Perde la vita.Una malata terminale "parcheggiata" nell’ambulatorio del pronto soccorso per oltre sette.

VENEZIA 29 Febbraio 2012 Una malata terminale "parcheggiata" nell’ambulatorio del pronto soccorso per oltre sette, lunghissime ore: dalle 4.20 della notte, quando è arrivata d’urgenza all’ospedale Civile di Venezia, fino alle 11.50 della mattina, quando si è finalmente liberato un posto letto in reparto. Lei stesa in una barella, protetta solo da due paraventi, mentre medici e infermieri continuavano a visitare gli altri pazienti in arrivo. I suoi parenti fuori, in corridoio, ormai rassegnati non solo alla morte della loro cara, che è poi avvenuta quello stesso pomeriggio, ma anche al fatto che nell’ospedale veneziano non si trovi un posto subito nemmeno per un moribondo.
Il fatto è successo una decina di giorni fa. E sul caso ora punta il dito la Uil, come emblematico della carenza di posti letto del Civile. Una situazione nota, che costringe il personale a fare i salti mortali per trovare un posto letto ai pazienti in arrivo, con la nota e contestata pratica degli "appoggi", i ricoveri in reparti che non sarebbero quelli di competenza. La direzione del pronto soccorso, però, minimizza questo episodio, in cui l’attesa "vera" sarebbe stata di poco più di due ore, mentre il resto del tempo sarebbe stato impiegato per le valutazioni. Quasi una versione contro l’altra.

«Quel giorno mi sono vergognato per quel che stava accadendo - accusa senza mezzi termini Luciano Ferro, infermiere del pronto soccorso, nonché sindacalista Uil -. Non c’è stato rispetto per la dignità di un malato tanto grave. Siamo stati costretti a farle le trasfusioni lì, in ambulatorio, in quella che dovrebbe essere l’area rossa dedicata alle visite. I medici hanno cercato un posto letto per ore, ma l’ospedale era pieno, come capita spesso...». «La mancanza di posti letto è un problema reale e questa storia ne è l’ennesima dimostrazione - aggiunge il rappresentante della Uil, Francesco Menegazzi -. Non si può trattare un malato terminale così e la Regione deve tenere conto delle esigenze dell’ospedale di Venezia, non solo a parole».

«Non è successo nulla di scandaloso - ribatte il primario del pronto soccorso, Michele Alzetta -. C’è stata una valutazione del caso, abbiamo fatto anche un percorso di terapia. Il pronto soccorso ha gli spazi che ha e l’ambulatorio era il posto più protetto. Probabilmente quella persona si è fermata un po’ di tempo in più, anche perché, vista la situazione, si voleva trovare un posto letto decoroso, non un appoggio qualsiasi. Non vedo alcun caso eclatante, alcuna dimostrazione di carenze: alla fine il letto è stato trovato».

I parenti della donna, da parte loro, confermano il problema del letto che non si trovava, ma sottolineano anche l’umanità e la professionalità con cui sono stati trattati. «Con quello che accade in giro per l’Italia, dev’essere un problema generale - allarga le braccia il marito -. Quando siamo arrivati non c’erano posti, abbiamo aspettato ore. Ma il personale si è prodigato per mia moglie, medici e infermieri hanno fatto tutto quello che potevano. Alla fine le hanno trovato una stanza da sola in malattie infettive. E lì è morta, alle cinque del pomeriggio».

Stanislao Ferrandino di 58 anni è morto in un terribile incidente stradale verificatosi sull'autostrada A3, in direzione di Napoli

Napoli 29 Febbraio 2012.Stanislao Ferrandino di 58 anni è morto in un terribile incidente stradale verificatosi sull'autostrada A3, in direzione di Napoli, nella zona tra Ponticelli e l'allacciamento con l'A1 e l'A3. Nell'incidente sono rimaste coinvolte una moto e tre auto.
La vittima era originaria di Torre del Greco (Napoli), dove era in forza alla polizia municipale ed era molto apprezzato all'interno del comando, dove la notizia è giunta attorno alle 10. Nell'incidente, che ha visto coinvolte tre auto, è rimasto ferito in maniera seria anche il figlio di Ferrandino, di cui non è stato finora fornito il nome. Il ragazzo è stato trasportato all'ospedale Loreto Mare dove i sanitari stanno valutando in questi momenti se sottoporlo o meno ad operazione chirurgica. Informata dall'incidente, la famiglia di Stanislao Ferrandino è stata accompagnata a Napoli da un'auto di servizio della polizia municipale torrese.

Dopo circa due ore dall'evento, alle 10, tutte le corsie sono state rese disponibili al traffico ma si sono registrati 9 chilometri di coda sulla A1 in direzione Sud. Sul luogo sono intervenuti gli operatori delle Autostrade meridionali, le squadre di soccorso medico e meccanico, insieme alle pattuglie della Polizia stradale e ai vigili del fuoco.
Con il passare dei minuti la situazione è migliorata e, intorno alle 11,30 il traffico ha ripreso a scorrere in maniera quasi del tutto normale.

Massimiliano Giusti, l'escusrionista di 37 anni, originario del capoluogo abruzzese trovato morto

L'AQUILA 29 Febbraio 2012 Era disperso da domenica pomeriggio sul Gran Sasso e oggi è stato ritrovato il corpo senza vita di Massimiliano Giusti, l'escursionista di 37 anni, originario del capoluogo abruzzese. Il cadavere è stato trovato nella parte alta della valle dell'Inferno del. Corno Grande dai soccorritori che lo cercavano ininterrottamente da quasi tre giorni.

L' uomo era partito domenica mattina insieme con un altro escursionista, il 34enne aquilano Paolo
Scimia, riuscito miracolosamente a salvarsi nella tarda serata di domenica, dopo avere dato l'allarme. Scimia aveva cercato riparo prima al rifugio Garibaldi, dove non era riuscito ad entrare, e poi in quello Duca degli Abruzzi. Dopo l'allarme di Scimia, i soccorritori erano riusciti a parlare con Giusti, ma evidentemente l'uomo non era stato in grado di fornire con esattezza la sua posizione

martedì 28 febbraio 2012

Rapper Er Gitano si è tolto la vita aveva 30 anni

Tivoli 28 Febbraio 2012 A quanto sembra, viste alcune indiscrezioni e voci che si rincorrono sul web, sarebbe morto il rapper Er Gitano, celebre artista membro del clan ODEI, che aveva già pianto la scomparsa di Pepy Rap la scorsa estate.
C'è ancora molta incertezza e forse nessuna notizia ufficiale e/o sicura ma le voci che si rincorrono sono parecchie.


Vi riportiamo il messaggio di Sick Luke, produttore e figlio di Duke Montana, postato da pochissimo sul suo facebook ufficiale : "sto mondo fa schifo. i meglio se ne vanno sempre e i stronzi rimangono.
riposa in pace gitano.."
Seguono aggiornamenti.
Edit1 : pare che Er Gitano si sia sparato.
Edit2 : Marika Baldini dal suo Facebook : "Si e' suicidato... Si e' sparato in testa e non aggiungo altro...."
Edit3 :

CITAZIONE

Un giovane di 30 anni si è suicidato con un colpo di pistola alla testa dopo aver litigato con la fidanzata. L'episodio è avvenuto a Tivoli vicino a Roma intorno alle 15:30. Ad allertare la polizia è stato il padre della ragazza, contattato da lei stessa.All'arrivo degli agenti nella sua abitazione, il 30enne che ha precedenti ed è assuntore di cocaina, dopo aver tentato di aggredire anche loro, si è chiuso in camera e si è sparato con una pistola con la matricola abrasa.

RAGAZZO 30ENNE LITIGA CON LA FIDANZATA:ARRIVA LA POLIZIA, LUI SI SPARA IN TESTA

ROMA 28 Febbraio 2012 Un giovane di 30 anni si è suicidato con un colpo di pistola alla testa dopo aver litigato con la fidanzata. L'episodio è avvenuto a Tivoli vicino a Roma intorno alle 15:30. Ad allertare la polizia è stato il padre della ragazza, contattato da lei stessa.

All'arrivo degli agenti nella sua abitazione, il 30enne che ha precedenti ed è assuntore di cocaina, dopo aver tentato di aggredire anche loro, si è chiuso in camera e si è sparato con una pistola con la matricola abrasa.
Il ragazzo è un famoso rapper Er Gitano Continua a leggere

Una signora di 63 anni si lancia dal Cavalcavia (Germogli).Perdendo la vita.

Rovigo, 28 febbraio 2012 - UNA TRAGEDIA che ha sconvolto un’intera comunità. L’alba di lunedì è stata funestata dalla notizia della morte di una donna, 63 enni, di Canaro. Il suicidio è accaduto lunedì alle 2 di notte. Da una prima ricostruzione sarebbe uscita di casa, ha percorso a piedi via Marconi ed ha raggiunto il cavalca ferrovia che porta sulla strada statale 16. A questo punto, secondo le
prime ricostruzioni, il tragico gesto. Si è lasciata cadere, precipitando nel fosso di un campo agricolo, posto adiacente al cavalca ferrovia.

Sono intervenuti i carabinieri di Fiesso Umbertiano e poi quelli della stazione di Canaro. I primi soccorsi non hanno potuto fare altro, purtroppo, che accertare il decesso della 63enne. La ricostruzione dei fatti, ancora al vaglio degli inquirenti, sembra non lasciare adito ad altre ipotesi se non quella del suicidio. Non è stato ritrovato nessuna lettera o biglietto che annunciasse il tragico gesto. La salma della donna è stata trasportata all’ospedale San Luca di Trecenta, dove verrà effettuata l’autopsia e si attenderà la chiusura dell’indagine per accertare la reale dinamica del decesso.
Sulle cause del suicidio nulla trapela, da indiscrezione pare che la donna soffrisse da tempo di una profonda depressione. La donna lascia il marito ed una figlia di 35 anni. Una tragedia che ha suscitato profonda tristezza in tutto il paese di Canaro. La notizia fin dalle prime ore del mattino ha circolato velocemente portando con sé scoramento, ma allo stesso vicinanza e solidarietà alla famiglia conosciuta per la propria onestà e riservatezza, ora chiusasi in un doveroso e rispettoso silenzio. Alla famiglia la vicinanza di parenti e di una comunità intera che idealmente si stringe a loro per porgere commosse condoglianze.
Autore: Mario Tosatti

Mustapha Lebrham, 48 anni trovato morto dopo l'esplosione della palazzina crollata a Castellucchio

MANTOVA 28 Febbraio 2012 È stato trovato nella notte il cadavere di Mustapha Lebrham, 48 anni, l'unico disperso rimasto sotto le macerie della palazzina crollata ieri sera a Castellucchio (Mantova). I vigili del fuoco lo hanno individuato e estratto dopo oltre tre ore dall'esplosione, sembra causata da una fuga di gas.
L'uomo, bracciante agricolo, era. residente a Gazoldo degli Ippoliti, un paese vicino, ieri sera stava aiutando la sorella Khadija nel trasloco dal paese di Goito dove abita.

La donna, infatti, avrebbe dovuto trasferirsi nella palazzina come unica abitante. A un tratto, poco dopo le 21, l'esplosione che ha fatto tremare le abitazioni adiacenti (l'edificio si trova in centro) e ha mandato in frantumi i vetri della vicina scuola elementare che oggi rimarrà chiusa per consentire le verifiche statiche

Paolo Carta. L'ex assessore alle Attività produttive dell'ultima giunta di Emilio Floris muore per infarto

Cagliari 28 febbraio 2012 E' morto ieri sera all'età di 38 anni il consigliere comunale dell'Udc Paolo Carta. L'ex assessore alle Attività produttive dell'ultima giunta di Emilio Floris era malato da qualche mese, ma è stato stroncato all'improvviso da uno scompenso cardiocircolatorio
per cause non strettamente riconducibili ai problemi di salute degli ultimi tempi.

Figlio di Ariuccio Carta, ex ministro della Marina negli anni Ottanta, il giovane consigliere era da tempo impegnato nella vita politica cittadina. La notizia del decesso è sopraggiunta in Consiglio comunale durante la seduta pomeridiana, che è stata immediatamente sospesa.

Andrea Guerra, 29enne residente in via Rubicone 29 a Thiene muore in un incidente stradale

Vicenza 28 febbraio 2012 Stava rientrando da una serata trascorsa con gli amici che non vedeva da tanto tempo, quando ha perso il controllo della moto, finendo rovinosamente sull'asfalto. Una caduta così violenta da non lasciare scampo ad Andrea Guerra, 29enne residente in via Rubicone 29 a Thiene, morto in città domenica notte intorno alle 2, mentre viaggiava
lungo via Valdastico in direzione “Cristo”. La dinamica dell'incidente è ancora in fase di accertamento, ma secondo la ricostruzione fornita dalla polizia stradale di Schio, il giovane avrebbe perso il controllo del suo motociclo Ducati “Monster 696” all'altezza del civico 23, di via Valdastico.

In quel punto la provinciale 349 presenta una curva che potrebbe aver tratto in inganno il ragazzo che non è più riuscito a tenere in strada la moto, ed è caduto sbattendo violentemente il capo. A nulla sono valsi i tentativi dei sanitari del Suem di rianimare il thienese, morto subito dopo la violenta caduta a causa delle gravi lesioni, lasciando nella disperazione i familiari che lo avevano riabbracciato solo da poche ore. Andrea Guerra, infatti, dallo scorso novembre si trovava in Svizzera, dove aveva trovato lavoro come cameriere nel ristorante di Ginevra gestito dal cugino. Era rientrato a casa sabato per la prima volta, per festeggiare assieme alla famiglia il compleanno del fratello Daniele e per prendere la motociletta. Andrea aveva deciso di tornare a Ginevra con la sua Ducati, in modo da potersi spostare più agilmente nella città elvetica. Spesso il ragazzo terminava il proprio turno alle 2 di notte, e, non essendoci bus in servizio a quell'ora, a lui non rimaneva che salire sulla bici e pedalare per quei cinque chilometri che separavano la sua abitazione dal ristorante, dove il ragazzo sembrava aver finalmente trovato la sua strada. In pochi mesi, il giovane aveva infatti imparato a parlare il francese e, considerato l'impegno che metteva nel suo lavoro, il cugino gli aveva affidato una parte dei tavoli del ristorante, molto frequentato, da gestire in maniera autonoma. Insomma, le cose ad Andrea, dopo un passato non facile, non potevano andare meglio, ed il suo ritorno a casa era stato festeggiato con gioia da tutta la famiglia: la mamma Liana, il papà Carlo e i fratelli Daniele di 19 anni e Matteo di 20. Nessuno poteva immaginare che il destino aveva scelto per lui un'altra tragica strada. Quella che domenica notte l'ha condotto alla morte. La data del funerale di Andrea sarà fissata dopo il nulla osta dell'autorità giudiziaria.

«Vidi l'auto di Cosima. E Sarah temeva Sabrina»

TARANTO 28 febbraio 2012 Nuova udienza, oggi al tribunale di Taranto, al processo per l'omicidio di Saraha Scazzi. Saranno ascoltate otto persone, tra cui la zia della vittima Cosima Serrano e la cugina Sabrina Misseri, le uniche tuttora in carcere. Sul banco dei testimoni siederà Donato Massari, padre di un'amica di Sarah, che raccontò agli inquirenti di aver visto un'auto simile a quella di Cosima transitare nei pressi di via Deledda dopo le 14 di quel 26 agosto. Massari raccontò poi di presunte pressioni ricevute dalle due donne nei giorni successivi alla scomparsa di Sarah.


La testimonianza. Nel primo pomeriggio del 26 agosto 2010 un testimone, tornando dal lavoro, tra le 14 e le 14.20, alla guida della sua auto e arrivando vicino al campo sportivo di Avetrana, vide uscire veloce da una strada sulla sinistra la Opel Astra di Cosima Serrano, diretta verso il paese, seguita da un furgone blu. Il conducente dell'auto, secondo il teste, fece una manovra strana, tanto che lo stesso teste imprecò, mentre la Opel Astra si allontanava. È quanto ha dichiarato in aula, al processo dinanzi alla Corte di Assise per l'omicidio di Sarah Scazzi, lo stesso testimone, Donato Massari, padre di una ragazzina compagna di scuola di Sarah. Massari ha riferito anche che il 4 settembre 2010 Cosima Serrano e sua figlia Sabrina Misseri si recarono a casa sua e lui riconobbe nella loro Opel Astra la stessa auto vista il 26 agosto precedente, tanto che la moglie decise di fotografare la vettura. Le due donne chiesero di parlare con la figlia di Massari per sapere se fosse a conoscenza di qualcosa su Sarah, che era scomparsa. La deposizione del teste, citato dalla Procura, è legata, per l'accusa, al presunto sequestro di persona di Sarah da parte di Cosima e di sua figlia Sabrina Misseri il giorno del delitto. Dopo due-tre giorni dalla prima visita, Cosima - ha aggiunto il teste - tornò a casa di Massari dicendo che si era recata dai carabinieri denunciando che un suo nipote aveva visto una persona con furgone bianco prendere Sarah, e chiedendo allo stesso Massari di dire agli investigatori che il furgone visto il 26 agosto era bianco e non blu. Dopo alcuni giorni Massari ricevette un'altra visita da Sabrina Misseri, sempre in relazione alla scomparsa di Sarah.

Sarah aveva paura. «Mia figlia mi disse che un giorno Sarah, all'uscita da scuola, le chiese di accompagnarla perchè aveva paura di tornare a casa da sola con Sabrina». Lo ha riferito il papà della compagna di scuola di Sarah Scazzi, Donato Massari, testimoniando in aula al processo per l'omicidio della quindicenne di Avetrana.
«Ho detto solo nel giugno 2011 che quella vista il 26 agosto 2010 era l'auto di Cosima perchè avevo paura per tutto quello che era successo». Lo ha detto il testimone Donato Massari, deponendo in aula al processo per l'omicidio di Sarah Scazzi. Nel settembre del 2010, quando era stato sentito per la prima volta, Massari aveva indicato l'auto - una Opel Astra - ma non specificando che si trattava di quella di Cosima Serrano, che è imputata del delitto insieme alla figlia Sabrina Misseri.
Il sequestro. La Corte d'Assise di Taranto ha respinto l'istanza di sequestro dei beni della famiglia Misseri avanzata dalla parte civile. La richiesta era arrivata nei giorni scorsi da parte dei familiari di Sarah Scazzi, la quindicenne uccisa ad Avetrana il 26 agosto del 2010.

Simone Ambu, originario di Cagliari, paracadutista di 33 anni è morto.Si schianta con la moto

PISA 28 febbraio 2012 Un paracadutista di 33 anni è morto stamani in seguito a un incidente stradale avvenuto a Pisa mentre si stava recando al lavoro. L'uomo, Simone Ambu, originario di Cagliari, era in sella alla sua motocicletta quando, per cause da accertare, si è scontrato frontalmente con un un'auto che procedeva nella direzione opposta.

Secondo una prima ricostruzione della dinamica dello scontro, all'altezza di una curva la motocicletta ha urtato l'altro veicolo che procedeva nel senso di marcia opposto e poi si è incendiata. Il parà ha riportato ferite gravissime ed è deceduto poco dopo il suo arrivo in ospedale.

di Maria Dinon, veneziana d'origine, era quello di esser crematama il parroco le nega il funerale

VENEZIA 28 febbraio 2012 Chiede che le sue ceneri vengano disperse in laguna, ma il parroco le nega il funerale. Succede a Marghera, nella parrocchia di san Pio X.

L'ultimo desiderio di Maria Dinon, veneziana d'origine, era quello di esser cremata e che le sue ceneri venissero disperse in laguna. A Burano, lì dove aveva trascorso la giovinezza e dove aveva conosciuto l'amore. Purtroppo, ad appena 64 anni, la signora Dinon muore, colpita da una dura malattia.

Luciano Bonigolo, marito di Maria, avvia quindi le pratiche per il funerale e per la cremazione e prende contatti con don Albino, sacerdote della parrocchia di san Pio X in via Beccaria a Marghera, a due passi da casa.

In un primo momento pare che non ci sia nessun problema, tanto che la famiglia della signora Dinon autorizza le pompe funebri a procedere con l'affissione delle epigrafi, dove è scritto che il funerale si terrà mercoledì 29 febbraio nella chiesa di san Pio X.

Quando tutto pare stabilito, ecco che accade un vero e proprio fuori programma. Il parroco ci ripensa e manda a monte il funerale. A fargli cambiare idea è stato proprio l'ultimo desiderio della signora Maria. Disperdere le ceneri,sostiene il prete, è contrario alla fede cristiana, quindi niente funerale.

«Una vicenda che ci fa molto male. Se il prete mi diceva subito che non si faceva niente era un conto. Dopo una vita di lavoro e una dura malattia volevo solo esaudire l'ultimo desiderio di mia moglie», si sfoga Luciano Bonigolo. Il marito della signora Dinon non si spiega ancora quel che è successo. «Dopo esserci accordati per il funerale - racconta il signor Bonigolo - sabato pomeriggio il prete ci chiama per dirci che lui non farà più il funerale perché disperdere le ceneri è contro il volere della Chiesa e che andassi a togliere l'epigrafe».

Già provato per la morte della moglie, il signor Luciano si è trovato di fronte ad una nuova difficoltà. Visto che il funerale non si sarebbe più tenuto nella chiesa di san Pio X, il marito della signora Dinon si è dovuto mettere alla ricerca di una nuova chiesa dove poter fare il funerale. Non bastasse, si son dovute stampare nuove epigrafi per avvisare dell'improvviso cambiamento. «Penso a quanti hanno visto le prime epigrafi e magari sbaglieranno chiesa, magari dopo aver fatto un lungo viaggio da Burano», continua a raccontare Luciano Bonigolo. Che poi aggiunge: «In questi mesi di dura malattia, più volte io e mia moglie abbiamo pensato alla morte. Tutti volevamo esser cremati e che le nostre ceneri venissero disperse in un posto amato. Per me, quel posto è il fiume Osellino, ma per mia moglie era laguna di fronte a Burano, l'isola dove è nata e dove ci siamo conosciuti».

Il regolamento del Comune di Venezia consente la dispersione delle ceneri in laguna, basta ottenere l'autorizzazione e che le ceneri vengano liberate a 700 metri dalla costa o in altri appositi luoghi. Tutte cose che la famiglia Bonigolo sapeva e per le quali si era mossa da tempo. Il signor Luciano è riuscito comunque ad organizzare un nuovo funerale per la moglie Maria. Le esequie si terranno domani, mercoledì, alle 11.00, nella chiesa del cimitero di Mestre. Poi la salma verrà cremata e l'ultimo desiderio della signora Dinon verrà esaudito.

Massimiliano Eccher, 37 anni, vicesindaco di Vignola Falesina e imprenditore UCCISO CON IL CAPPIO

TRENTO. Lo hanno trovato soffocato, con un cappio al collo, in un appartamento di via Gorfer, nella zona di Madonna Bianca. Sulla morte di Massimiliano Eccher, 37 anni, vicesindaco di Vignola Falesina e imprenditore nel campo dei distributori automatici di bibite, sta indagando la Procura di Trento. E' stato trovato mercoledì
sera, verso le 20,30. Con lui nella stanza anche una donna con le mani legate dietro la schiena che ha attirato l'attenzione dei vicini urlando. La donna è un'impiegata quarantenne.
Con l'ipotesi di omicidio colposo la Procura di Trento ha iscritto nel registro degli indagati la donna che si trovava nell'appartamento del vicesindaco di Vignola Falesina, un comune trentino, trovato morto con un cappio al collo. Si tratta di un atto dovuto degli inquirenti nei confronti della donna che così potrà essere presente con i suoi legali all'autopsia dell'uomo, prevista per domani, e ad un sopralluogo nell'abitazione di Trento sud teatro della tragedia. Due momenti dell'inchiesta che dovranno chiarire alcuni importanti aspetti della vicenda. Secondo quanto emerso dalle prime indagini, la donna, trovata dai soccorritori legata con le mani dietro la schiena, non è riuscita a soccorrere il partner, coinvolto in un incidente nel corso di una pratica sessuale estrema.

Varie le ipotesi: dal gioco erotico finito male, al gesto disperato, passando per il malore. Si vuol verificare se vi siano responsabilità da parte di di altre persone, oppure se sia un dramma privato. Sul posto è arrivata la polizia, insieme a una squadra dei vigili del fuoco che ha provveduto a sfondare la porta. Quando sono entrati, si sono trovati di fronte Eccher ormai esanime a terra. Avrebbe avuto il collo stretto in un nodo scorsoio. Nella stanza c'era anche una donna, un'impiegata quarantenne.
Aveva le mani legate dietro la schiena. L'allarme è partito da un vicino che ha sentito le grida della donna. Il vicino, che abita proprio nell'appartamento al piano superiore, ha chiamato i vigili del fuoco e la polizia. Infatti, la porta era chiusa e non c'era modo di intervenire. Così, i pompieri hanno sfondato la porta. Ma ormai non c'era più niente da fare. La donna era terrorizzata e in preda ad una crisi di pianto.

Vito Guastella, un camionista siciliano di 50 anni è stato trovato dilaniato dalle ferite dei morsi di 10 cani

LIVORNO 28 febbraio 2012 Sbranato da dieci cani randagi. Vito Guastella, un camionista siciliano di 50 anni è stato trovato stamani steso per terra in via dell’Arnaccio, a Livorno, dilaniato dalle ferite dei morsi di 10 cani.
alle prime ricostruzioni dei carabinieri, il camionista era in procinto di agganciare un rimorchio quando è stato aggredito dai cani.

In base alle macchie di sangue trovate sul terreno l'uomo avrebbe tentato di scappare,
inutilmente.
Il corpo privo di vita è stato trovato dalla donna delle pulizie dell’azienda intorno alle 9.
Inutili i soccorsi dell’ambulanza. Ora sarà l’autopsia a chiarire le esatte cause del decesso.

dal giornale leggo:

Aveva chiesto il favore di poter parcheggiare il rimorchio nel piazzale della ditta Di Leo, di Alcamo come lui, in modo da non lasciare il carico incustodito in qualche parcheggio del porto. Ma stamani per Vito Guastella, camionista di 50 anni della Marco Polo Autotrasporti di Alcamo (Trapani), il pericolo è diventato quello meno immaginabile: poco prima delle 8, mentre si stava preparando a ripartire, un branco di otto cani lo ha attaccato e sbranato, senza dargli il tempo e la possibilità di difendersi. La tragedia è avvenuta in un piazzale di Biscottino, una frazione di Collesalvetti al confine tra le province di Livorno e Pisa. Secondo le prime ipotesi, Guastella aveva appena terminato la retromarcia con la motrice per agganciare il rimorchio e stava collegando altri cavi prima di lasciare il piazzale. A quel punto sarebbero entrati in azione i cani. Il camionista è rimasto sorpreso a tal punto che le sue ciabatte sono state ritrovate dai soccorritori composte e parallele di fianco alla motrice, dove verosimilmente l'autista se le era sfilate per salire ad agganciare gli ultimi cavi del camion. I cani hanno attaccato soprattutto le gambe, ridotte fino quasi alle ossa. Guastella ha tentato di divincolarsi, invano: i brandelli di ciò che indossava sono stati trovati in uno spazio di almeno 30 metri quadrati, così come le tracce di sangue. L'autotrasportatore avrebbe anche tentato di trascinarsi verso la recinzione del piazzale per cercare di aprirsi un'ultima disperata via di fuga. Ma la furia degli animali, meticci con le apparenze di dobermann, non si è fermata e anzi sarebbe durata a lungo. Almeno fino alle 10,40 quando un dipendente della Di Leo ha notato il camion di Guastella fermo e con il motore acceso: è salito sulla motrice dal lato passeggero e da lì ha intravisto il branco che ancora si stava accanendo sul corpo del camionista. È corso, stordito dallo shock, a dare l'allarme, ma a niente è servito l'intervento del 118. I cani non sono da considerarsi randagi, secondo l'Asl, perchè «per legge appartenenti al proprietario del terreno nel quale abitualmente dimoravano». Sette degli animali del branco sono stati presi e sottoposti a profilassi oltre che ad alcuni esami per verificare eventuali patologie che possano aver originato una tale aggressività. In passato d'altronde i cani non si sarebbero mai resi protagonisti di episodi di particolare violenza. I carabinieri e la Procura (che ha disposto l'autopsia dell'autista e sequestrato l'area) si concentreranno ora su alcuni aspetti. Da una parte la proprietà del terreno, visto anche che il piazzale aveva una recinzione danneggiata e dalle aperture il branco di cani entrava e usciva. Dall'altra parte si valuterà la posizione di una donna romena, di circa sessant'anni, che vive in una roulotte all'interno dell'area e che sarebbe stata solita nutrire alla meno peggio il branco di cani.


COLLESALVETTI. «Sono andato al lavoro e ho visto il mezzo di Vito. Il motore era acceso. Poi da lontano ho notato qualcosa a terra: man mano che mi avvicinavo mi sono reso conto che era un corpo. Il suo corpo. Ma era dilaniato. Irriconoscibile. È stato orribile».
Il motore del camion di Vito Guastella, ieri alle 9, è ancora acceso quando il collega e amico Giuseppe Calandrino, anche lui come la vittima dipendente della ditta trapanese di autotrasporti Di Leo, si reca sull’Arnaccio nel piazzale dei tir. L’uomo è sconvolto quando chiama il 112 per dare l’allarme. Da lì, località Biscottino, rispondono i carabinieri di Pisa, che girano la segnalazione ai colleghi di Livorno. Calandrino a stento trattiene l’orrore di quella scena: il suo amico è senza gambe e ha il corpo a brandelli. Il piazzale gestito dalla Di Leo si trasforma in un campo di morte: per terra ci sono tracce di sangue, pezzi di vestiti e scarpe sparse per metri. I segni, devastanti, del tentativo di fuga del camionista, che però nulla ha potuto contro la ferocia di quei cani.
Uno dei primi ad arrivare sul posto, un’ora prima, era stato Francesco Ferrazzuto, che lavora in un piazza le vicino a quello della tragedia. Erano le 8. Tuttavia, il giovane non s’era reso contro della situazione. «Ho visto la motrice bianca del camionista e ho sentito il rumore del motore acceso - racconta Ferrazzuto - Ho guardato verso là e ho visto una cosa a terra, sembrava un cane sdraiato. Non avrei mai pensato che fosse una persona». Il giovane è sconvolto: «Solo quando sono venuti i carabinieri, dopo le 9, mi sono reso conto della situazione: quella cosa che avevo visto a terra era il corpo di un uomo».
Sconvolta anche la senzatetto romena, Rodica Trofin, che ieri ha scoperto il corpo insieme a Calandrino. Grande la sua sorpresa: la donna vive in una roulotte sull’Arnaccio da sei anni e da circa 4 ha a che fare con i cani.
Quando può, dà loro da mangiare, compatibilmente con la sua difficile condizione economica. Ogni tanto fa dei lavoretti per i camionisti: lava loro i panni, prepara da mangiare. Cerca di tirare avanti. E si impegna anche a trovare una famiglia ai nuovi nati del branco. A questo proposito, gli investigatori vogliono anche capire se la cessione dei cuccioli sia regolare. Ma non si spiega come sia potuto accadere. «In questi anni mi sono data da fare per gli animali - dice in un italiano stentato - Ho aiutato i cuccioli, ho fatto quello che potevo. Non posso credere che abbiano straziato quell’uomo. Avevo dato loro da mangiare. Non capisco. Ma quando ho constatato che avevano il sangue in bocca mi sono sentita di morire. Però, nessuno è intervenuto in questi anni ad aiutare quelle bestie», denuncia la donna, mentre trascorre la sua serata sola nella roulotte, a guardare la tv.
I carabinieri, guidati dal comandante del Reparto operativo Francesco Zati, e dal capitano Claudio Gallù, capo del Nucleo radiomobile, hanno ascoltato la sua testimonianza, quella di Calandrino e le dichiarazioni di alcuni dipendenti dei piazzali dell’area e della ditta Iveco Fratelli Santucci. Lo scopo degli investigatori è ricostruire il percorso di vita del branco per capire chi davvero se ne sia occupato in questo periodo. Se sia stata la donna oppure se sia vero - come sostiene l’Asl - che i cani venivano impiegati da chi lavora nei due piazzali per fare la guardia.
Una cosa è certa: non si tratta di animali di passaggio. E Calandrino conferma che quei cani erano in confidenza con i lavoratori del piazzale che vedevano ogni giorno. Ma non con Guastella, che è stato ucciso mentre svolgeva il suo lavoro in trasferta, a centinaia di chilometri dalla sua terra.

Gianni Porcu, di 65 anni allevatore, ex dipendente dell'Enel, è stato ucciso con una fucilata

CAGLIARI 28 febbraio 2012 Un allevatore, ex dipendente dell'Enel, è stato ucciso con una fucilata alla testa nelle campagne di Ghilarza. Gianni Porcu, di 65 anni, si trovava nel suo podere, dove custodisce il bestiame, in località San Serafino, quando è stato raggiunto dalla fucilata.

L'allarme nella tarda mattinata e sul luogo sono intervenuti i carabinieri della locale Compagnia, il magistrato di turno ed il medico legale.

lunedì 27 febbraio 2012

Samuele Parasiliti 15 anni e Federico Astone, di 20 anni muoiono lungo la Strada Statale 120 nei pressi di Randazzo.Feriti altri 3 ragazzi

Catania 27 Febbraio 2012 Due giovani, Federico Astone, di 20 anni, e Samuele Parasiliti, di 16, sono morti in un incidente stradale avvenuto la notte scorsa, intorno alle 23, in territorio di Randazzo, in provincia di Catania, lungo la Strada Statale 120, nel quale sono rimasti feriti altri tre giovani che erano con loro, adesso ricoverati in negli ospedali di Taormina (Messina) e Bronte. Astone e Parasiliti sono morti durante il trasporto in ospedale. Tutti e cinque erano a bordo di una Fiat 'Uno' che, per cause da accertare, si è scontrata frontalmente con un furgone Fiat "Fiorino" che viaggiava in direzione opposta. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri sulla dinamica dell'incidente, alla base del quale, secondo una prima ricostruzione, potrebbe esserci stata una manovra azzardata da parte del conducente del furgone.

Dal Giornale di Sicilia:
Finisce in tragedia la domenica a Randazzo. Due ragazzi hanno perso la vita in un incidente stradale lungo la Ss 120, appena fuori l’abitato est di Randazzo. Si tratta di Federico Astone di 20 anni e di Samuele Bellocchi Parasiliti di 15 anni. Entrambi di Randazzo viaggiavano, assieme ad altri 3 coetanei, su una Fiat Uno guidata da Federico, quando l’auto, subito dopo il dosso sopra la ferrovia di Rfi dismessa, si è scontrata frontalmente con un Fiat Fiorino della ditta che consegna i pasti agli ospedali della zona. A sentire le testimonianze della gente sul posto, sembrerebbe che il Fiorino abbia sorpassato una vettura proprio sulla rampa del dosso, quando, all’improvviso sarebbe sopraggiunta la Fiat Uno con i 5 ragazzi che viaggiavano sulla propria corsia.
L’urto è stato terribile, il conducente dell’auto sorpassata dal Fiorino ci ha raccontato di aver frenato nel tentativo di evitare l’impatto, ma è stato inutile. La Fiat Uno sarebbe quasi volata in aria finendo sopra il gard rail. E sarebbe stato proprio il conducente dell’auto sorpassata a cercare di dare i primi aiuti. Federico era ancora vivo e ha chiesto aiuto. Lanciato l’allarme sul posto sono arrivati i Vigili del Fuoco di Randazzo e le ambulanze. Federico è morto dopo qualche minuto, Samuele è stato trasportato all’ospedale di Bronte dove non c’è stato nulla da fare. Erano due ragazzi con tanata voglia di vivere, entrambi di ottime famiglie che adesso non riescono a darsi pace. Gli altri tre passeggeri, tutti minorenni, che viaggiavano con Federico e Samuele sono ricoverati all’ospedale di Bronte con fratture e contusioni varie, ma nessuno di loro è in pericolo di vita. Il conducente del Fiorino, invece, un uomo di 49 anni di Mascali, è stato trasportato all’ospedale di Taormina dove i medici si sono riservati la prognosi.

Liberato Contu, di 51 anni, è morto a Sorgono travolto dalla terra mentre si trovava in fondo ad uno scavo effettuato per la posa di alcuni tubi

NUORO.27 Febbraio 2012 Un operaio, Liberato Contu, di 51 anni, è morto a Sorgono travolto dalla terra mentre si trovava in fondo ad uno scavo effettuato per la posa di alcuni tubi idrici. Il fatto è avvenuto poco prima di mezzogiorno e sul luogo sono intervenuti il personale del 118, che ha cercato per un'ora di rianimarlo, i vigili del fuoco e i carabinieri.

L'uomo era impegnato, assieme ad un altro operaio, nei lavori di sistemazione della rete dell'acqua poco distante dalla stazione ferroviaria. I due sono scesi nella buca ma una delle pareti è crollata seppellendolo. E' stato subito soccorso dagli altri lavoratori e quindi dal personale di una ambulanza. Ma ogni tentativo di tenerlo in vita è fallito. Una indagine su quanto accaduto è stata avviata dalle forze dell'ordine e dall'Ispettorato del lavoro

Andrea Guerra, è morto a Thiene (Vicenza) uscendo di strada a bordo della propria moto.

VICENZA 27 Febbraio 2012 Un ragazzo di 27 anni, Andrea Guerra, è morto questa notte a Thiene (Vicenza) uscendo di strada a bordo della propria moto. L'incidente è avvenuto sulla provinciale 349; oltre al Suem sono intervenuti gli agenti della polizia stradale di Schio che hanno eseguito i rilievi e cercato di ricostruire la dinamica dell'incidente. Per il momento, la
Polstrada propende per una perdita di controllo autonoma.
VIDEO DEDICATO

Giovanni Valsecchi 68 anni capogruppo degli alpini di Brembate muore colpito da malore. Aveva pianto per ore sul corpicino di Yara Gambirasio

MILANO 27 Febbraio 2012 Sono legati, ancora una volta, da una strana coincidenza, Giovanni Valsecchi e Yara Gambirasio. Lui, capogruppo degli alpini di Brembate Sopra e coordinatore della Protezione civile Ana, l'aveva cercata senza sosta coordinando decine di uomini. Poi il 26 febbraio 2011 di fronte al
corpo senza vita della 13enne aveva pianto a lungo. Ieri, a un anno esatto, si è spento dopo una grave malattia. Il cappello d'alpino sempre con sè, 68 anni ma ancora tanta voglia di fare, per tre mesi, insieme ai volontari, aveva cercato ininterrottamente Yara. Trovarla era diventata una missione.

Davanti a quel campo incolto di Chignolo d'Isola non riusciva a darsi pace: «questa zona è stata perlustrata e controllata più volte in questi 3 mesi», raccontava ai cronisti. Un anno dopo è morto senza sapere chi ha ucciso Yara.

Daniele Pigozzo, 41 anni perde la vita dopo un incidente in moto.Le ultime parole al telefono"PAPÀ SONO CADUTO, MA STO BENE".

PORDENONE 27 Febbraio 2012 «Papà sono caduto, mi sono fatto male, ma non devi preoccuparti». Sono state le ultime parole di Daniele Pigozzo, 41 anni, residente a Vissignano di Bagnarola di Sesto al Reghena (Pordenone) in via San Rocco, che sabato pomeriggio ha spiegato ai
genitori di essere caduto con la moto, la sua Honda 1000 per la quale aveva una grande passione. Poi ha parlato con il papà, gli ha spiegato il luogo dove era accaduto l’incidente e lo ha aspettato. Quando l’elisoccorso verso le 15.30 è partito per Udine le condizioni erano gravi, ma nessuno pensava che Daniele potesse morire. Invece poco dopo le 18 di sabato pomeriggio in sala operatoria il suo cuore ha cessato di battere per un arresto cardiaco. Non è stato possibile rianimarlo. Lo scrive oggi il Gazzettino.

Ma fino a poco prima di essere intubato sul luogo dell’incidente, Daniele era cosciente e ha parlato con il papà. «Mi raccomando - gli ha detto alla fine - di' a mia moglie di non preoccuparsi». Sono state le ultime parole, poi il rianimatore ha fatto il suo lavoro.

Daniele Pigozzo sabato pomeriggio, vista la bella giornata, aveva deciso di fare un giro con la sua Honda 1000. Era la prima uscita dopo il freddo pungente delle settimane scorse. Nella zona di Ponterosso, poco distante dal magazzino della Coop, deve aver perso il controllo della moto dalla quale, però, non si è mai staccato.

Prima la caduta, poi una carambola sbattendo contro tre-quattro alberi lungo la strada. Colpi tremendi che gli hanno causato una serie di traumi nella parte inferiore del corpo. Lui, però, era cosciente. Non ha battuto la testa e con il suo cellulare ha chiamato a casa. A soccorrerlo anche un conoscente che passava per caso lungo quella strada.

Ha parlato con i genitori, il padre è andato sul posto, poi il volo in elisoccorso fino a Udine. In terapia intensiva un primo arresto cardiaco dal quale è stato rianimato, poi l’intervento in sala operatoria dove il cuore di Daniele ha cessato di battere per sempre. Lascia la moglie Paola Turrin, due bambini piccoli di sei anni e quattro mesi, la mamma Anna Maria Vello, il papà Luciano, i fratelli Alessandra e Italio, i parenti e quanti lo hanno conosciuto e stimato. Non è ancora stata fissata la data del funerale.

William Maero,18enne massacrato nel sonno dal padre che poi si toglie la vita.Torino

TORINO 27 febbraio 2012 Ha ucciso a martellate il figlio di 18 anni e si è poi suicidato con un coltello. Il gesto è stato compiuto da un uomo di 48 anni nella sua casa di Giaveno (Torino). I cadaveri sono stati scoperti dalla moglie dell'uomo e madre del ragazzo, al rientro a casa stamani. I Carabinieri del Comando Provinciale di Torino stanno facendo indagini per ricostruire le ultime ore della famiglia.
UCCISO NEL SONNO Ha ucciso, a martellate, il figlio che dormiva e poi, per il rimorso, ha deciso di togliersi la vita: Adriano Maero, 48 anni, commerciante di Giaveno (Torino), ha commesso il delitto poco prima dell'alba, mentre la moglie era fuori casa, uscita da poco per andare dalla madre.


Maero - secondo la ricostruzione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Torino - ha preso un martello e ha colpito ripetutamente il figlio William, di 18 anni, uccidendolo nel letto. Poi ha preso un coltello da cucina e si è sferrato un fendente alla gola. È stata la donna, rincasando intorno alle otto per preparare la colazione al figlio, a trovare William privo di vita e il marito agonizzante. L'uomo è morto prima dell'arrivo dell'ambulanza. La coppia, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, era solita litigare. Gli investigatori stanno verificando se ci sia stato o meno un litigio ieri sera o stamani.

domenica 26 febbraio 2012

Mario Caliano, originario di Montoro Inferiore muore travolto da un pesante ramo

Montoro Inferiore(Avellino)26 Febbraio 2012
Un uomo di 62 anni e’ morto questa mattina mentre lavorava alla potatura di alcuni alberi in un’azienda conciaria di Solofra. Mario Caliano, originario di Montoro Inferiore, era salito su una scala per tagliare dei grossi rami sporgenti, nel piazzale dell’azienda "Guarino", ed era in compagnia di altre due persone impegnate nello stesso lavoro. Il 62enne e’ stato prima travolto da un pesante ramo e poi e’ caduto a terra battendo violentemente il capo. Inutili i primi soccorsi prestati dai colleghi.

Caliano e’ morto all’istante. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del comando provinciale di Avellino, insieme con il medio legale e gli ispettori dell’Asl di Avellino. L’area e’ stata posta sotto sequestro e sono in corso verifiche per accertare eventuali responsabilita’ e sulla posizione lavorativa dei tre operai.

Orges Hoxa 29 anni,muore in moto via Kennedy a Voghera

Voghera, 26 febbraio 2012 - C'erano molti connazionali del ragazzo albanese morto, sul posto dell'incidente in cui il giovane ha perso la vita. I volti tristi e preoccupati, ai lati della strada. Una piccola folla composta, tutta stretta attorno al fratello della vittima, accorso non appena avuta la notizia della tragedia. Il 29enne Orges Hoxa stava percorrendo in moto via Kennedy a Voghera quando, oggi pomeriggio alle 17,30, si è fatalmente scontrato con una Citroen di colore grigio chiaro metallizzato all'incrocio con via Marsala. Uno schianto violentissimo, che ha scaraventato la Suzuki del giovane albanese a decine di metri di distanza.

Il conducente dell'auto, un vogherese di 65 anni, ha chiamato subito i soccorsi , ma purtroppo per il giovane non c'è stato niente da fare. È stato grande lo choc del guidatore. Secondo i primi rilievi delle forze dell'ordine, l'auto stava per svoltare in via Marsala, mentre la moto procedeva verso il semaforo di corso Rosselli. Sono intervenuti il 118, la Polizia locale e i carabinieri, che hanno messo i sigilli all'area, bloccando il passaggio in entrata e in uscita, per compiere i normali rilievi di rito. Il traffico ha ripreso a circolare normalmente alle 20. I due mezzi coinvolti nello scontro sono stati portati via dal carroattrezzi Euroexpress, l'auto si è danneggiata sul fianco destro, dove ha colpito la moto.
A terra per tutta via Kennedy, una lunghissima striscia di olio e acqua, dal punto in cui il giovane è morto fino a dove la sua moto è stata scaraventata, vicino al comando della polizia locale e all'istituto scolastico superiore Gallini. Hoxa viveva a Rivanazzano con i genitori, era in Italia da 12 anni e non era sposato. Un suo conoscente racconta che fino a dicembre aveva lavorato come capocameriere in un hotel di Salice Terme. Visto il bel tempo che c'era ieri, aveva pensato di usare la sua moto. «In questa via non avevo mai visto incidenti di così grossa portata, perché siamo quasi in centro città e ci sono i limiti di velocità - commenta l'assessore alla sicurezza Vincenzo Giugliano - . Purtroppo quando capita un avvenimento così tragico dispiace sempre, soprattutto se la vittima era un ragazzo». La salma ora è all'obitorio di Voghera, a disposizione dell'autorità giudiziaria.

di Nicoletta Pisanu

Raffaele Vertolomo, 35 anni.muore in un incidente.La moglie 28 anni, nel violento impatto ha perso il bambino di 8 mesi

LATINA 26 Febbraio 2012 Un uomo è morto in un incidente stradale avvenuto a Terracina intorno alle 20 e sua moglie, incinta all'ottavo mese, ha perso il bambino. L'incidente, uno scontro frontale tra l'auto su cui viaggiava la coppia e una Bmw con a bordo due persone, è avvenuto in via Pantani da Basso, a Terracina. Subito dopo l'impatto i due coniugi sono stati trasportati d' urgenza in ospedale, ma l'uomo è morto poco dopo l'arrivo. La donna, 28 anni, nel violento impatto ha perso il bambino ed è ricoverata in prognosi riservata all'ospedale SAnta Maria Goretti di Latina.

La vittima è Raffaele Vertolomo, 35 anni. All'ospedale Fiorini di Terracina, dove l'uomo è stato trasportato, ci sono stati momenti di tensione quando gli amici della vittima hanno visto arrivare il cittadino romeno che era alla guida della Bmw e che è stato sottoposto ad alcoltest.

Rosa Carlucci fa aprire l'inchieste chiusa."CICCIO E TORE SONO STATI UCCISI".

BARI 26 Febbraio 2012 Vuol far capire che i figli sono stati torturati e uccisi. Ma non ha il coraggio di pronunciare davanti alle telecamere quello che da qualche tempo denuncia solo a microfoni spenti, anche perchè i dati dell'autopsia la smentiscono: che a Ciccio gli amici avrebbero tagliato un piede dopo averlo scaraventato, assieme al fratello Tore, nel pozzo-cisterna che fu per 20 mesi la tomba dei fratellini Pappalardi. È questa la nuova verità di Rosa Carlucci, la mamma dei bambini, che è riuscita a far riaprire dalla procura di Bari l'inchiesta sulla morte di Francesco e Salvatore. I due bambini avevano 13 e 11 anni quando scomparvero la sera del 5 giugno 2006 da Gravina in Puglia (Bari).

Gli investigatori li cercarono ovunque, anche in Romania, ma i loro cadaveri furono ritrovati dopo 20 mesi (il 25 febbraio 2008) a poca distanza nella loro abitazione: giacevano in una cisterna interrata di un vecchio palazzo padronale dove i ragazzini del paese andavano spesso a giocare. Nella richiesta di riapertura del caso, la donna ipotizza che i suoi bambini siano caduti nella cisterna durante una cosiddetta «prova di coraggio» cui erano stati sottoposti da cinque ragazzi di qualche anno più grandi di loro. Ora maggiorenni, i cinque sono sottoposti a indagini dalla Procura per i minorenni, che ha ricevuto dalla procura ordinaria parte del nuovo fascicolo.

Oggi, però, intervistata da 'Domenica 5', Rosa Carlucci ha deciso di uscire allo scoperto e di dire fino in fondo quello che pensa: che i figli «potrebbero essere vittime di un omicidio». A sostegno della propria tesi, quella delle torture e dell'omicidio, la donna annota che dall'autopsia di Ciccio «emerge un particolare che non convince: un arto - sottolinea - era completamente distaccato dal resto del corpo e questo è uno degli indizi per i quali abbiamo chiesto, se sarà necessaria, la riesumazione». Su questa richiesta il procuratore di Bari, Antonio Laudati, è stato chiaro: «l'indagine - ha detto due giorni fa - si svolge sulla base di cose già fatte. Sono in corso delle verifiche. Tecnicamente non ci possono essere forme di riesumazione e non avrebbero senso». Ma Rosa Carlucci non si dà per vinta: nel pozzo-cisterna in cui furono trovati i cadaveri dei figli - argomenta a sostegno delle proprie idee - c'era la scritta 'Papa« che non è opera di Ciccio e Tore »ma fa pensare a tutt'altra cosa: oltre ad essere stati scaraventati (gli autori dell'azione, ndr) hanno osato anche fare altro lì sotto: per questo chiedo alla magistratura di indagare attentamente su questi ragazzi« e di accertare eventuali »complicità di adulti« che avrebbero coperto con il loro silenzio i cinque ragazzini.

Michele Guarnaccia, 36 anni di Sassari, guardia giurata della Vigilpol.Perde la vita sulla Sassari-Olbia

SASSARI 26 Febbraio 2012 Sull'asfalto una pioggia di pezzi di auto, schizzati via nel violento scontro frontale tra le due macchine diventate rottami. Sulla strada il corpo senza vita di Michele Guarnaccia, 36 anni di Sassari, guardia giurata della Vigilpol. Sbalzato via dalla Fiat Punto che si è scontrata in modo frontale contro la Fiat 500 guidata di Marco Appeddu, 28 anni di Olbia.

Appeddu nell'incidente ha riportato diverse ferite e la frattura del polso. Lo scontro tra le due macchine è stato così violento che il motore della Fiat Punto si è staccato dal telaio dell'auto e ha fermato la sua corsa a 50 metri di distanza dal rottame. Sul muso della Punto accartocciato campeggia il logo dell'agenzia di vigilanza, il resto dell'auto è ridotto a un cumulo contorto di lamiere.

Guarnaccia andava a lavorare a Olbia, al Globo. Con molta probabilità doveva sorvegliare il negozio di abbigliamento che si trova all'ingresso della città. Appeddu andava in direzione Sassari. Lo scontro frontale è avvenuto sulla Sassari-Olbia all'altezza del bivio per Monti, ma nel comune di Berchidda. Lo schianto poco prima delle 22. Le condizioni dell'asfalto erano perfette. Non pioveva, ma l'incidente è avvenuto poco prima di un dosso che riduceva la visibilità. Le due macchine si sono scontrate in modo frontale. Sull'asfalto i segni dell'urto violentissimo. Come se le due auto fossero esplose nell'impatto. La parte frontale della 500 non esiste più. E ha quasi del miracoloso il quadro clinico di Appeddu, portato in ambulanza al pronto soccorso del Giovanni Paolo II di Olbia. Per il

ragazzo solo qualche contusione e la frattura di un polso.

Dalla prima ricostruzione nell'impatto tra le due auto Guarnaccia è stato sbalzato fuori dall'abitacolo ed è morto sul colpo. Sul posto in pochi minuti sono arrivati i volontari del 118 che hanno cercato di strappare l'uomo alla morte. Ma per Guarnaccia non non c'era nulla da fare. Sul luogo dell'incidente anche i carabinieri della stazione di Berchidda e quelli di Monti che hanno lavorato per molte ore per ricostruire la dinamica dello schianto in ogni dettaglio. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della polizia stradale. Il traffico sull'arteria che collega le due città del nord Sardegna è rimasto bloccato per diverso tempo. Guarnaccia è la nuova vittima, è la numero 86 dal 1985, della Sassari-Olbia. Un'altra croce che aggiorna l'agghiacciante contabilità della morte della strada più pericolosa dell'isola.

Daniel Cesca, 31 anni di Spinea (Venezia), è morto carbonizzato in seguito all'incendio della propria auto

VENEZIA 26 Febbraio 2012 Daniel Cesca, 31 anni di Spinea (Venezia), è morto carbonizzato in seguito all'incendio della propria auto coinvolta in un incidente stradale, avvenuto oggi in via Torino a Mestre, all'altezza delle Poste.

La vittima viaggiava su una Peugeot che nei pressi di un semaforo si è scontrata frontalmente, per cause in corso di accertamento, contro una Opel Astra, guidata da G.D., 58 anni di Mestre, che ha riportato lievi ferite. Nello scontro la Peugeot ha preso fuoco e a nulla sono valsi gli interventi per portare in salvo Cesca.

Trattore si ribalta, muore schiacciato a Pezzaze

Brescia 26 Febbraio 2012 Stava lavorando col suo trattore in località Etto a Pezzaze quando, nel primo pomeriggio di domenica, si è consumata la tragedia. L'uomo, un 52enne operaio della zona, stava lavorando nel suo terreno quando il mezzo si è ribaltato, uccidendolo.

Con lui in quel momento c'erano alcuni familiari che hanno dato l'allarme. Tempestivo l'intervento di un'ambulanza di Valtrompia Soccorso, partita dal distaccamento del 118 di Brozzo di Marcheno ma a nulla è servito. Sul posto è giunta anche l'auto medicalizzata ma ai sanitari non è rimasto che accertare l'avvenuto decesso. Sul posto anche i carabinieri della stazione di Tavernole sul Mella e i forestali della stazione di Bovegno.

Maxi incidente in A4, un morto e quattro feriti fra brescia est e desenzano

Brescia 26 Febbraio 2012.Schianto nel primo pomeriggio lungo l'autostrada A4 fra Brescia Est e Desenzano, in territorio di Castenedolo. Pensate il primo bilancio dell'incidente: una persona è morta, un'altra ha riportato un importante trauma cranico ed è ricoverata alla Poliambulanza, altri tre feriti sono invece in condizioni non critiche.

Sul posto gli agenti della Polizia Stradale di Verona Sud e i Vigili del Fuoco, oltre all'eliambulanza inviata dal 118 insieme a due ambulanze. Lunghissime le code che si sono formate lungo la A4.

Sono undici quindi i morti sulle strade nel Bresciano

Daniele Pigozzo, 41 anni, si è spento a Udine dopo un incidente mortale in moto

PORDENONE 26 febbraio 2012 Daniele Pigozzo, 41 anni, si è spento nella notte all'ospedale di Udine dopo che ieri era finito fuori strada ieri con la propria motocicletta a San Vito al Tagliamento (Pordenone). L'uomo, che lavorava come operaio, era caduto con una Honda 1000 urtando contro quattro alberi.

Dopo l'incidente, Pigozzo era rimasto lucido e aveva parlato con i soccorritori, che lo avevano comunque portato a Udine, dove le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso.

Daniele Stellini, 23 anni la ragazza Martina Ignesti, 21 anni e Gaetano Gueli 21 anni perdono la vita in un terribile incidente

FIRENZE 26 Febbraio 2012.Tre giovani hanno perso la vita nell'incidente stradale avvenuto la notte scorsa, intorno a mezzanotte, lungo l'A1, tra Barberino e Calenzano, in direzione di Firenze.Le vittime sono due giovani del Mugello, in provincia di Firenze e un ragazzo siciliano. Si tratta di Daniele Stellini, 23 anni, di Vicchio, che era alla guida dell'auto, una Twingo, di Martina Ignesti, 21 anni, di Scarperia e di Gaetano Gueli, 21 anni, nato a Caltagirone e residente a Gela. Era un locale a Calenzano (Firenze) la meta dei tre giovani.
E loro erano ormai a pochi chilometri quando Daniele Stellini che guidava la sua Renault Twingo, avrebbe perso il controllo del veicolo, all'uscita di una curva, secondo i primi rilievi sull'incidente. L'auto, in base alla ricostruzione fatta dalla polizia, ha prima urtato il guardrail di destra e subito Gaetano Gueli, 21 anni, studente di giurisprudenza, che era sul sedile posteriore, è stato sbalzato fuori dall'abitacolo ed è finito nella scarpata che costeggia l'autostrada, morendo sul colpo. L'auto, ormai impazzita, ha urtato poi il guardrail centrale ribaltandosi. In quel momento si sarebbe staccato il sedile anteriore del passeggero dove si trovava Martina Ignesti, 21 anni, fidanzata di Daniele. Il suo corpo è letteralmente volato sulla corsia d'emergenza della carreggiata opposta dove è stato trovato, senza vita, dai soccorritori. L'auto alla fine si è fermata sulla corsia di sorpasso a ridosso del guardrail centrale. A bordo è rimasto il conducente, ma anche lui, all'arrivo dei soccorsi era ormai deceduto. La Twingo dei tre ragazzi era preceduta da un'auto con a bordo alcuni loro amici che non si sono accorti dell'incidente. Solo dopo aver raggiunto il locale di Calenzano, non vedendoli arrivare hanno cercato di contattarli sui cellulari. I telefoni suonavano a vuoto e sono così tornati indietro in autostrada: arrivati al chilometro 267 hanno trovato i primi soccorritori che erano già sul posto e scoperto cosa era accaduto
Martina e Daniele erano fidanzati e da poco la ragazza aveva modificato l'immagine copertina del suo profilo Facebook con una foto in cui i due, sorridenti, erano abbracciati. "Non vi scorderò mai di voi", commentano gli amici sulla bacheca. Il loro amico Gaetano, anche lui vittima, era fuori sede a Firenze dove studiava giurisprudenza.

L'AZIENDA VA MALE PER LA CRISI, IMPRENDITORE FIORENTINO SI IMPICCA

FIRENZE 26 Febbraio 2012.Si è impiccato nel capannone della sua azienda, stanco dei problemi economici legati all'attività. Il corpo dell'imprenditore 64enne, residente vicino Firenze, è stato trovato stamani da alcuni familiari che hanno avvertito il 118 e i carabinieri. All'origine del gesto ci sarebbero motivi economici e finanziari: l'uomo vi avrebbe fatto riferimento in un biglietto trovato vicino al suo corpo.

L'uomo stamani sarebbe andato nell'azienda dove ha preso una corda e l'ha attaccata a una trave del soffitto. Poi si è lasciato andare nel vuoto. Quando il medico del 118 è arrivato sul posto per il 64/enne non c'era più niente da fare.

Giuseppe Priolo, 51 anni ucciso in un agguato a colpi di fucile davanti a un tabacchino

REGGIO CALABRIA 26 Febbraio 2012 Giuseppe Priolo, 51 anni, già noto alle forze dell'ordine, è stato ucciso stamani in un agguato a Gioia Tauro. Il fatto è accaduto dopo le 7. L'uomo, a bordo della sua auto, si è fermato davanti ad un negozio di tabacchi in piazza Trieste, nel centro della città quando qualcuno si è avvicinato e gli ha sparato un colpo di fucile caricato a pallettoni.

Priolo ha cercato di rifugiarsi nel negozio ma è stato raggiunto da una seconda fucilata
Notizie da Reggio:È stato ucciso stamattina a Gioia Tauro (RC) Giuseppe Priolo, 51 anni. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, è rimasto vittima di un agguato intorno alle 7. Priolo si era fermato con la sua auto davanti a una tabaccheria quando il killer gli si è avvicinato aprendo il fuoco. Due i colpi di fucile caricato a pallettoni esplosi, il secondo dei quali ha raggiunto Priolo mentre tentava riparo nel tabacchino. Sul luogo dell’omicidio sono subito giunti polizia e carabinieri.
Giuseppe Priolo era lo zio di Vincenzo Priolo, il 29enne ucciso lo scorso 8 luglio a colpi di pistola sempre nel territorio di Gioia Tauro, lungo la strada statale 111. Per quel delitto, che per gli investigatori sarebbe seguito a una rissa, due settimane dopo la Procura di Palmi aveva emesso un decreto di fermo a carico di un giovane resosi irreperibile. Al vaglio degli inquirenti un possibile collegamento tra i due omicidi.

Maria Ricci 50 anni uccisa a coltellate grave il marito Giovanni Caifa.Mistero mentre rientravano a casa

SALERNO 26 Febbraio 2012 La scorsa notte ad Eboli, nel salernitano, una donna di 50 anni è stata uccisa a coltellate. Il marito è rimasto invece gravemente ferito. È accaduto dopo la mezzanotte quando Giovanni Caifa, 54 anni e la moglie Maria Ricci 50 anni stavano facendo ritorno a
casa a bordo della propria autovettura. Nei pressi della loro abitazione, in via San Lorenzo, dopo aver parcheggiato l'auto, i due sono stati aggrediti a coltellate.
La donna è deceduta sul colpo, mentre il marito versa in fin di vita all'ospedale di Eboli. Sul gravissimo episodio indagano i carabinieri della locale compagnia ed i colleghi del reparto operativo del comando provinciale di Salerno. Al momento ancora non è chiara la dinamica del grave fatto di sangue. Sul posto è giunto oltre al medico legale anche il pm della Procura di Salerno Carmine Olivieri.

SI CERCA IL MOVENTE Li hanno attesi sotto casa, poi la brutale aggressione che è costata la vita a Maria Ricci, 50 anni, originaria di Napoli ma residente ad Eboli. Il marito, Giovanni Caifa, 54 anni, è in condizioni disperate nel reparto di rianimazione dell'ospedale ebolitano. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l'esatta dinamica della tragedia avvenuta dopo la mezzanotte in via San Lorenzo, nella zona alta del paese. Tante le ipotesi al vaglio dei carabinieri, tra le quali un tentativo di rapina finito in tragedia. Ma non si escludono nemmeno moventi legati alla vita privata. La coppia, senza figli, dopo la mezzanotte stava facendo ritorno a casa. La brutale aggressione è avvenuta dopo che Giovanni Caifa, che svolge l'attivitàdi pastore, era uscito dalla propria autovettura per imboccare a piedi assieme alla moglie il portone del civico 17. Si presume che siano stati almeno due gli aggressori. La donna, casalinga, è stata uccisa all'interno del portone dell'abitazione con numerose coltellate, e anche il marito è stato raggiunto da diversi fendenti. L'uomo ha tentato in tutti i modi di parare i colpi e infatti presenta numerose le ferite di arma da taglio alle mani e alla schiena. Ha tentato di rifugiarsi in un vicoletto poco distante dall'edificio, dove è stato soccorso dagli operatori del Saut di Campagna e trasportato in ospedale. I carabinieri della locale compagnia assieme ai colleghi del reparto operativo del comando provinciale di Salerno in queste ore scavano nella vita privata della coppia. Due persone tranquille che facevano una vita regolare, dicono i vicini. La brutalità dell'aggressione, in una cittadina solitamente estranea ad atti di violenza, sta suscitando paura e sconcerto. Sul posto sono giunti il pm della procura della repubblica di Salerno, Carmine Olivieri, che sta coordinando le indagini, ed il medico legale Giovanni Zotti, al quale spetterà effettuare l'esame autoptico sulla vittima

sabato 25 febbraio 2012

Gaetano Pozzini, originario di Catania, 33 anni è morto nell'incidente stradale sulla A8.Era un militare in servizio alla nato

VARESE.25 Febbraio 2012 Era un militare in servizio alla Nato l'uomo di 33 anni, Gaetano Pozzini, originario di Catania, morto ieri sera nell'incidente stradale sulla A8. Sono in corso le indagini della polizia stradale di Busto Arsizio (Varese) per ricostruire la dinamica dell'incidente, ma dai primi rilievi sembrerebbe che il motociclista abbia fatto inversione di marcia dopo aver imboccato regolarmente l'autostrada, finendo contromano.

Le due persone a bordo dell'auto con la quale si è scontrato il suo scooter, una donna di 40 anni e un uomo di 51 anni, hanno riportato alcune ferite e sono state ricoverate in ospedale.

Antonello Di Maio,29 anni è morto in un incidente stradale avvenuto nella strada provinciale 221 a Bucchianico (Chieti).

CHIETI 25 Febbraio 2012 Un ventinovenne della provincia di Chieti, Antonello Di Maio, è morto in un incidente stradale avvenuto intorno alle 7:45 lungo la strada provinciale 221 a Bucchianico (Chieti).
Il giovane ha perso il controllo della sua auto in un tratto in lieve curva, forse a causa di un colpo di sonno, invadendo la corsia di marcia opposta e finendo contro un guard rail.
Quando sul posto è arrivata un'ambulanza del 118 per il conducente del mezzo non c'era più nulla da fare. Rilievi e accertamenti sulle cause dell'incidente sono affidati agli uomini della Polizia Stradale di Chieti. (cr.al)
ANTONELLO TORNAVA DALLA PARTITA DEL PESCARA

Era andato a Pescara a vedere la partita di calcio allo stadio Adriatico, ma sulla strada di casa ha trovato la morte in uno spaventoso incidente stradale.
Antonello Di Maio, operaio di 29 anni di Casalincontrada (Chieti), aveva lasciato il paese per recarsi allo stadio Adriatico dove ieri sera si è disputata Pescara-Reggina.
Dopo il match sembra che il giovane abbia trascorso tutta la notte in compagnia di amici nel capoluogo pescarese, che avrebbe lasciato alle prime luci dell'alba per tornare a casa.
Quando è accaduto l'incidente, infatti, si trovava sulla strada provinciale 221, quella che dal mare va verso la montagna, una strada comoda e quasi tutta rettilinea. A tradire il giovane, che lascia la famiglia e la fidanzata, sarebbe stato un improvviso colpo di sonno, poco prima delle 7.45 di questa mattina.
Nel tratto di strada in territorio comunale di Bucchianico (Chieti), appena prima della rotonda di recente costruzione che immette sulla statale 81, sulla quale c'è lo svincolo per Casalincontrada, il giovane, a stare alla prima verosimile ricostruzione delle forze dell'ordine, lungo un tratto di leggera curva si sarebbe addormentato e avrebbe perso il controllo della sua auto, una Lancia Y.
La macchina è così finita sulla corsia opposta ed è andata a schiantarsi contro il guard rail, che ha infilzato l'autovettura dal parabrezza fino al lunotto posteriore.
Sarebbe stato il guard rail a spezzare l'osso del collo del giovane, che quando è stato ritrovato mostrava appunto ferite alla testa.
Il ragazzo è morto sul colpo. A nulla è valso l'arrivo del 118, avvertito da un passante che ha chiamato il 113 dal quale è partito l'allarme alla polizia stradale di Chieti, la prima ad arrivare sul posto. (ar.ia.)

un motociclista, mentre saliva da Como in direzione Camerlata, si è scontrato con un palo ed è stato catapultato al suolo. perdendo la vita

COMO 25 Febbraio 2012 Gravissimo incidente stradale in via Napoleona. Poco prima delle 17 un motociclista, mentre saliva da Como in direzione Camerlata, si è scontrato con un palo ed è stato catapultato al suolo.
Per mezz'ora sul posto hanno operato i sanitari del 118. Quindi il ferito è stato caricato in ambulanza e trasportato d'urgenza all'ospedale Sant'Anna: purtroppo è stato tutto vano. Giunto in pronto soccorso i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.
Accertamenti in corso da parte della polizia locale per comprendere la dinamica. Il motociclista, in sella a uno scooter di grossa cilindrata, una Honda DN-01, avrebbe toccato la fiancata di un'auto e perso il controllo della moto.

Traffico in Napoleona bloccato per quasi mezz'ora. Viabilità nel caos. Code da Camerlata a scendere verso la convalle e dalla Questura a salire, in smaltimento.

Antonio Puletto di Livorno Ferraris, 46 anni muore in un tragico incidente

Livorno 25 febbraio 2012 Un tragico incidente ha tolto la vita questa mattina intorno alle 7 ad Antonio Puletto di Livorno Ferraris, 46 anni, artigiano edile. La disgrazia è avvenuta sulla strada provinciale che da Livorno Ferraris conduce alla frazione Colombara, per cause ancora da stabilire il veicolo condotto da Antonio Puletto è uscito di strada e si è ribaltato. I Vigili del Fuoco hanno provveduto a togliere la vittima dalle lamiere della vettura mentre gli agenti di Polizia hanno provveduto ai rilievi del caso. Quando sono sopraggiunti i soccorsi, stabilita la gravità, l’ambulanza lo ha condotto verso l’Ospedale di Vercelli dove, purtroppo, è giunto cadavere.

Le forze dell’ordine stanno facendo gli accertamenti ed è probabile che venga effettuata l’autopsia. Vasta eco ha suscitato in paese dove Antonio Puletto era molto conosciuto, persona allegra e gioviale non mancava mai di scambiare una battuta ed un sorriso. Lascia i genitori, i fratelli Salvatore e Carmelo e tre figli. Nelle prossime ore si conosceranno la data dei funerali e del Santo Rosario.

È morto giovedì all’ Arcispedale Sant’Anna di Ferrara G.L., di Stienta, 65 anni

Rovigo, 25 febbraio 2012 È morto giovedì all’ Arcispedale Sant’Anna di Ferrara G.L., di Stienta, 65 anni. La notizia in sé non sarebbe troppo clamorosa, se non fosse che immediatamente in paese una serie di ‘si dice’ ha attirato l’attenzione.
La causa scatenante del decesso sembra non sia stata di ordine naturale. Una lite al bar, probabilmente domenica scorsa, qualche spintone, una caduta e poi un malessere continuo fino alla decisione di rivolgersi al pronto soccorso di Santa Maria Maddalena. Il paziente passa quasi immediatamente all’ospedale di Ferrara e sembra che problemi di estrema gravità non ce ne siano e invece la situazione degenera e l’uomo si spegne attorno alle 13,30 di giovedì. Sull’accaduto c’è una fitta coltre di nebbia e le bocche sono cucitissime.


Il sindaco di Stienta è quasi all’oscuro di tutto: «So quello che sapete voi, nel senso che le voci che si rincorrono in paese sono queste. Una lite al bar, qualche parola grossa e dalle parole qualcuno è passato ai fatti. E l’epilogo è quello che conoscete. Poi, che la disgrazia sia da collegare direttamente al diverbio sinceramente non sono in grado di affermarlo. Tra l’altro, a causa di impegni tra il politico e il professionale, non sono ancora riuscito a parlare con il comandante della stazione dei carabinieri che ragionevolmente penso sia l’unico in grado di fornire elementi vicini alla realtà. Ne capiremo di più nelle prossime ore, quel che è certo, per ora, è solo la morte di un nostro concittadino e questo, a prescindere dalle cause, è la cosa che più m’intristisce.

Se poi la causa è quella di cui si parla il dolore è, se possibile, superiore». Dal sindaco di Stienta Fabrizio Fenzi ai possibili testimoni il passo è breve e, in un paese di poco più di 3000 abitanti, spesso significa avvicinarsi molto alla realtà e troviamo le prime conferme: «Qualcosa è successo – spiega un ragazzo che frequenta il locale in cui sarebbe avvenuta la lite – ma non ero presente e più di tanto non posso dire». La figlia con estremo senso di coscienza civica nonostante il dolore conferma le notizie che abbiamo raccolto: «Domani eseguiranno l’autopsia e sicuramente qualcosa di più riusciremo a capire. Non sono convinta si tratti di morte naturale. Aveva lividi sul torace che non si è procurato da solo, adesso attendiamo l’esito degli esami medici».

Maurizio Iaccarino, dipendente dell'Alenia, è morto in un incidente stradale

FOGGIA, 25 FEBBRAIO 2012 - Un giovane di 26 anni, Maurizio Iaccarino, dipendente dell'Alenia, è morto in un incidente stradale verificatosi ieri sera nella zona interna del Consorzio Asi, lungo la strada statale 16. La vittima, che viaggiava a bordo di una Opel Corsa, sembra che si stesse recando al lavoro quando, forse a causa dell'attraversamento della strada da parte di un animale, ha perso il controllo dell'auto, finendo fuori strada. Dopo una serie di ribaltamenti, l'auto ha finito la sua corsa contro una casamatta in cemento. L'impatto è stato fatale per Iaccarino, che è morto sul colpo .

Nuova tragedia sulle strade di Foggia: ancora una volta è un ragazzo a farne le spese. Un 26enne, dipendente dell'Alenia, è morto in un incidente stradale verificatosi nella zona interna del Consorzio Asi, lungo la strada statale 16.

, Maurizio Iaccarino di 25 anni, e´ morto in un incidente stradale

FOGGIA 25 FEBBRAIO 2012 Un dipendente dell´Alenia, Maurizio Iaccarino di 25 anni, e´ morto ieri sera in un incidente stradale avvenuto sulla statale 16, nella zona industriale di Foggia. Secondo la prima
ricostruzione della polizia stradale la vittima era a bordo di una Opel Corsa quando, forse per evitare un ostacolo, avrebbe perso il controllo del mezzo.

L´automobile e´ sbandata finendo fuori strada e schiantandosi contro un muro. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco e agenti della polizia stradale. Sul luogo dell´incidente anche unita´ del 118 che non hanno potuto far altro che constatare il decesso del giovane.

Stella Nardari, che con i suoi 113 era la nonnina piu' vecchia d'Italia, e' morta

VENEZIA, 24 FEBBRAIO "2012 Stella Nardari, che con i suoi 113 era la nonnina piu' vecchia d'Italia, e' morta oggi nella casa di riposo di Ca' di Fiori a Quarto d'Altino, nel veneziano.
Stella era nata nel trevigiano, a Roncade, il 23 dicembre 1898 quando l'Italia aveva come presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, la radio non era ancora stata scoperta e Oscar Wilde scriveva ancora.

''Il Signore si e' dimenticato di me'' aveva detto ironica il giorno dell'ultimo compleanno.

Mario Nania, 50 anni, colpevole di disturbare il sonno venne ucciso i suoi assasini,SENTENZE

BRINDISI 25 febbraio 2012 Insieme al figlio uccise il 9 aprile del 2010 un vicino di casa, Mario Nania, 50 anni, colpevole di disturbare il loro sonno con i rumori molesti provocati da una motosega adoperata per la potatura di un uliveto da alcuni braccianti che la vittima aveva ingaggiato. I carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, hanno sottoposto agli arresti domiciliari Michele Carbone, condannato nei giorni
scorsi dalla Corte di Assise alla pena di 14 anni. Il figlio Francesco, condannato alla pena di 17 anni, è già detenuto. Il provvedimento restrittivo nei confronti del padre si basa sul presupposto della sua inclinazione alla consumazione di azioni violente. Nel pomeriggio del 9 aprile i due ingaggiarono una lite finita a suon di pugni e bastonate che causarono la morte di Nania.

Nel pomeriggio, i carabinieri della Stazione di Oria e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Francavilla raccolsero tutti gli elementi utili a chiarire la vicenda e giunsero, dopo poche ore, all'arresto di Michele Carbone, mentre il figlio Francesco fuggì facendo perdere in un primo momento le sue tracce. Secondo la Corte di Assise si trattò di omicidio volontario. Il fatto avvenne nelle campagne di contrada Pasquini, tra Oria e Manduria. La pena più pesante è toccata al ventenne Francesco Carbone e non al padre Michele (rimesso in libertà il 2 giugno scorso per decisione del Tribunale del riesame), poichè probabilmente sarebbe stato il giovane a sferrare il colpo mortale. Le pene sono state ridotte rispetto alla richiesta del pm Giuseppe De Nozza: 18 anni per il figlio e 23anni al padre.
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