lunedì 31 ottobre 2011

Addio Giovanni Pozza, bandiera dell'Arezzo degli anni '80 e '90 .


Arezzo 31 Ottobre 2011.Si è spento a 50 anni Giovanni Pozza, difensore centrale e bandiera dell'Arezzo negli anni '80 e '90.
Era stato trasferito d’urgenza a Pisa per essere sottoposto ad un
trapianto di fegato. L’ex difensore amaranto era stato ricoverato all’inizio di ottobre nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Donato di Arezzo. Dopo due interventi chirurgici i medici avevano deciso di tenere Pozza in coma farmacologico. Tanti i messaggi d’affetto e gli attestati di stima da parte del mondo calcistico aretino per Pozza che era arrivato ad Arezzo negli anni ’80, giocando in squadra con Pellicanò, Mangoni e Neri. Dopo aver lasciato i colori amaranto nel 1988 ritornò in Toscana tre anni dopo. In città era molto conosciuto non solo per aver giocato con la maglia dell’Arezzo, ma anche per il suo impegno sempre nel mondo del pallone con il Dante e soprattutto con l’Union Team Chimera. Presso gli impianti sportivi de “Le Caselle” Pozza era dirigente e allenatore delle giovanili. In questi ultimi giorni l’ex difensore amaranto aveva dato segnali di miglioramento, ricevendo anche la visita dei familiari. Questa mattina però le sue condizioni si sono aggravate irrimediabilmente.
Sul sito ufficiale dell'Arezzo è comparso un tributo all'ex calciatore: "L’Atletico Arezzo - si legge nel comunicato - esprime le sue più sincere e sentite condoglianze alla famiglia Pozza. Giovanni, un grande uomo che rimarrà nel cuore e nella storia amaranto. La società ha già fatto richiesta alla Lega di poter effettuare un minuto di silenzio in sua memoria, in occasione della partita al Comunale tra Atletico Arezzo e Trestina".

Questa è davvero una notizia che scuote coloro che, come chi scrive, ha seguito l'Arezzo negli anni d'oro. Spero che da questa scomparsa si risveglino un po' di coscienze e qualcuno si dia da fare per riportare l'Arezzo ai fasti degli anni '80 e '90 ricordando così in eterno un grande come Giovanni Pozza
Ciao Giovanni

Giovanni Gulotta, 45enne, imprenditore e socio di un oleificio a Corleone, è morto travolto e ucciso dalla sua auto.


PALERMO 31 Ottobre 2011 Sabato sera di sangue sulle strade del Palermitano. A Corleone, in contrada Santa Lucia, ha perso la vita l’imprenditore del posto Giovanni Gulotta, di 45 anni.
La tragedia è avvenuta tra le 20 e le 21, davanti al
cancello dell’oleificio di cui la vittima era uno dei soci.
Secondo la ricostruzione dei fatti, Gullotta, finito il lavoro, si era messo alla guida della sua Fiat Punto per tornare a casa. Uscito dal cancello automatico, ha lasciato la macchina in sosta in salita ed è sceso dall’auto che si è improvvisamente messa in movimento travolgendolo.
A lanciare l’allarme è stata la moglie di Giovanni Gullotta, che lo ha trovato sotto l’auto. Ai soccorritori il corpo dell’uomo si è presentato con numerose escoriazioni al capo e in tutto il corpo, ma la probabile causa del decesso è stata dovuta allo schiacciamento del torace.
Gullotta lascia la moglie e due figlie.

Pietro Cavaliere 23 anni foggiano, atleta del Cus Foggia Rugby, è morto in un incidente stradale


Foggia 31 Ottobre 2011 Si chiama Pietro Cavaliere la vittima dell'incidente stradale avvenuto intorno alle 12.30 di oggi, al chilometro 5,500 della strada provinciale 115 che collega Foggia a
Troia. Pietro aveva 23 anni ed era un amante dello sport: era un atleta del Cus Foggia Rugby, la squadra universitaria della "palla ovale". La domenica indossava i colori rossoneri della squadra, spesso nel ruolo di estremo, negli incontri del campionato federale di serie C, girone Puglia - Basilicata.

Pietro Cavaliere viaggiava in direzione Foggia a bordo di una Lancia Musa in compagnia di una giovane donna (ora in prognosi riservata) quando, per cause ancora da accertare - sul posto sono in corso i rilievi dei carabinieri del comando provinciale di Foggia - avrebbe impattato con una Lancia Delta guidata da un insegnante di Troia.

Il ragazzo è morto sul colpo; ricoverati, invece, agli Ospedali Riuniti di Foggia la donna che era accanto a Cavaliere ed il conducente della Lancia Delta. Sul posto sono giunte due squadre dei Vigili del Fuoco, presenza necessaria per estrarre dalle lamiere dell'auto il corpo, ormai senza vita, del giovane foggiano.

Appena diffusa la notizia della morte del giovane Cavaliere, gli amici, compagni e conoscenti si sono riversati sul suo profilo facebook, esprimendo con forza tutta l'amarezza e l'incredulità per l'accaduto, "un fulmine a ciel sereno".

Borgo San Michele a Latina Un ragazzino di 12 anni ha perso la vita a seguito dell'esplosione dello pneumatico di un trattore


LATINA31 ottobre 2011 Un ragazzino di 12 anni ha perso la vita a seguito dell'esplosione dello pneumatico di un trattore parcheggiato nel terreno dietro casa sua, in località Borgo San Michele a Latina. Il bambino era a pranzo con i genitori e appena finito, intorno alle 13,30, è uscito per giocare. È passato vicino al trattore e forse, ma è solo un'ipotesi, ha colpito la ruota che è esplosa e l'ha travolto. Il ragazzino è stato preso al braccio sinistro, dal quale ha perso molto sangue, e al torace dalla gomma che è schizzata via. Il forte rumore ha fatto accorrere immediatamente i parenti ma quando sono arrivati i soccorsi, è stata attivata anche l'eliambulanza dell'Ares 118, per il bambino non c'era già più nulla da fare. La salma è stata trasferita al cimitero di Latina a disposizione della magistratura, sul caso indaga la polizia. Strazio tra i parenti e i vicini accorsi appena si è diffusa la notizia

Il ragazzino di 12 anni, morto nel Pontino per l'esplosione dello pneumatico di un trattore, avrebbe colpito con un oggetto contundente la ruota posteriore del vecchio mezzo del padre che è esplosa. È questa la prima ipotesi sulla dinamica della morte di Giuseppe Soviero, avvenuta intorno alle 13:30 di oggi. Non si esclude, anche se meno credibile, l'ipotesi di un'esplosione autonoma. Il trattore è stato sequestrato. Gli uomini della polizia scientifica stanno svolgendo accertamenti su quanto accaduto. Il bambino è stato travolto dall'esplosione, colpito al braccio sinistro e al torace da una «anima» in acciaio dello pneumatico e sbalzato a circa tre metri dal luogo dove si trova il trattore. La morte è stata praticamente immediata, vani i soccorsi dei sanitari dell'Ares 118

Ragazzino di 12 anni perde la vita travolto e colpito dallo scoppio della ruota del Trattore


LATINA 31 Ottobre 2011 Un ragazzino di 12 anni ha perso la vita a seguito dell'esplosione dello pneumatico di un trattore parcheggiato nel terreno dietro casa sua, in località Borgo San Michele a Latina. Il bambino era a

pranzo con i genitori e appena finito, intorno alle 13,30, è uscito per giocare. È passato vicino al trattore e forse, ma è solo un'ipotesi, ha colpito la ruota che è esplosa e l'ha travolto. Il ragazzino è stato preso al braccio sinistro, dal quale ha perso molto sangue, e al torace dalla gomma che è schizzata via. Il forte rumore ha fatto accorrere immediatamente i parenti ma quando sono arrivati i soccorsi, è stata attivata anche l'eliambulanza dell'Ares 118, per il bambino non c'era già più nulla da fare. La salma è stata trasferita al cimitero di Latina a disposizione della magistratura, sul caso indaga la polizia. Strazio tra i parenti e i vicini accorsi appena si è diffusa la notizia

STEVE JOBS, ULTIME PAROLE PRIME DI MORIRE: "OH, WOW"


ROMA - «Prima di partire definitivamente ha guardato sua sorella Patty, poi per lungo tempo i suoi figli, poi la compagna della vita, Laurene e poi dietro di loro, sopra le loro spalle, nel vuoto». Le ultime parole Steve Jobs le ha


pronunciate ore prima di morire e le ha ripetute per tre volte di seguito: «Oh Wow, Oh Wow, Oh Wow». E' il racconto della sorella di Mona Simpson, sorella di Steve Jobs che ha dedicato al fratello parole d'amore: «Anche come femminista ho sempre sperato di trovare un uomo da amare e che mi ricambiasse. Per decenni avevo pensato che quest’uomo sarebbe stato mio padre. Quando ho compiuto 25 anni l'ho incontrato - era mio fratello». La donna, scrittrice di talento, ha deciso di pubblicarle sulle agine del New York Times. Un ultimo atto d'affetto per un uomo che ha cambiato il presente, ma che prima di ogni altra cosa è stato una figura importante per la sorella. Lei ha incontrato Steve ad appena 25 anni, ma a lui si è affidata pienamente.

Steve Jobs era il fratello naturale di Mona. La madre aveva dato in adozione il piccolo. La scrittrice ha raccontato della loro prima passeggiata: «Pensai, è qualcuno col quale posso veramente essere amica». Steve le spiegò che lavorava nel mondo dei computer e lei rispose che non ne aveva ancora comprato uno, ma che aveva in mente di acquistare un Cromemco. Steve rispose: «Hai fatto bene ad aspettare, perchè noi stiamo lavorando a qualcosa di follemente bello».

«Quando se ne stava andando mi disse che gli dispiaceva tanto - racconta la donna -, soprattutto perchè non avremmo più potuto invecchiare insieme. Mi chiamò martedì mattina dicendomi di sbrigarmi ad andare a Palo Alto: ‘Vorrei dirti alcune cose - mi disse - perché temo non ce la farai ad arrivare in tempo’». Era «consapevole che il suo bagaglio era già legato sul veicolo, consapevole che era già l'inizio del suo ultimo viaggio, ed era dispiaciuto, davvero profondamente dispiaciuto, di lasciarci». «Guardava negli occhi dei suoi figli - ha scirtto Mona - e sembrava non riuscisse più a staccare lo sguardo da loro. Mi pareva che contasse i suoi passi, cercando di andare -sempre più lontano. Steve non è stato colto dalla morte, l'ha raggiunta».

Auto finisce nel canale tra Caorle e San Stino di Livenza: morto ragazzo 20enne


VENEZIA 31 Ottobre 2011 Un giovane ventenne, del quale non si conoscone ancora l'identità, è morto finendo con l'automobile in un canale che costeggia la strada provinciale tra Caorle e San
Stino di Livenza, nel Veneziano.

Ad accorgersi della vettura affiorante dall'acqua è stato stamane un passante, che ha dato l'allarme alla polizia municipale di Caorle. L'incidente, senza testimoni, potrebbe essere avvenuto la notte scorsa.

Ancora da stabilire, in attesa dei primi accertamenti medici, se il giovane - rimasto intrappolato nell'abitacolo della vettura - sia deceduto per i traumi dovuti all'incidente o per annegamento.

Adele Bruni 27enne uccisa dal suo fidanzato disoccupato, Daniele Gatto, di 29 anni


Lamezia Terme 31 ottobre 2011Un disoccupato, Daniele Gatto, di 29 anni, ha ucciso la fidanzata, Adele Bruni, che avrebbe compiuto oggi 27 anni,. colpendola alla testa con un corpo contundente. L'omicidio è avvenuto nella tarda serata del 30 ottobre a Lamezia Terme (Cz). Stamani Gatto si è recato alla polizia, accompagnato dai genitori, denunciando la scomparsa della fidanzata. In un secondo momento è tornato nel commissariato confessando l'omicidio.
Gatto, quando si è presentato la seconda volta dagli investigatori, nel confessare l'omicidio, ha dato indicazioni agli agenti per fare trovare il corpo della fidanzata, che aveva abbandonato in una zona isolata. Il giovane ha riferito di aver litigato ieri pomeriggio con la fidanzata, di averla picchiata e poi lasciata nelle campagne.

L'omicida si trova adesso nel Commissariato di Lamezia Terme dove viene interrogato dal pm di turno della Procura della Repubblica

L.C. 45 anni assistente capo di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Avellino si è suicidato


Avellino 31 Ottobre 2011. Un assistente capo di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Avellino si è suicidato a Battipaglia. Non sono ancora chiare le ragioni che hanno spinto l'uomo, L.C. 45 anni (sposato e con un figlio piccolo), a compiere il gesto estremo.
Dal Sappe il segretario Capece si dice «sconvolto. Siamo impietriti per questa nuova immane tragedia, anche perchè avviene a brevissima distanza di tempo dal suicidio di altri appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, in servizio a Mamone, Caltagirone, Viterbo, Torino e Roma».

«Oggi - aggiunge Capece - piangiamo la vittima di un altra tragedia che ha sconvolto i Baschi Azzurri, nell'indifferenza assoluta. Ci stringiamo con tutto l'affetto e la solidarietà possibili al dolore indescrivibile della moglie, della figlia, dei familiari, degli amici, dei colleghi».

Il segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria, ricorda che «dal 2000 ad oggi si sono uccisi 100 poliziotti penitenziari, 1 direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e 1 dirigente regionale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza). E sei suicidi in pochi mesi sono sconvolgenti. Da tempo sosteniamo che bisogna comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l'attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere».

Capece chiede l'intervento del Ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma affinchè«si faccia carico in prima persona di questo importante problema. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: l'istituzione di appositi Centri specializzati in grado di fornire un buon supporto psicologico agli operatori di Polizia garantendo la massima privacy a coloro i quali intendono avvalersene “ può essere un'occasione per aumentare l'autostima e la consapevolezza di possedere risorse e capacità spendibili in una professione davvero dura e difficile, all'interno di un ambiente particolare quale il carcere, non disgiunti dai necessari interventi istituzionali intesi a privilegiare maggiormente aspetto umano ed il rispetto della persona nei rapporti gerarchici e funzionali che caratterizzano la Polizia penitenziaria. Su queste tragedie non possono e non devono esserci colpevoli superficialità o disattenzioni».

IL CORDOGLIO DELLA UILPA. «Sono sconvolto e stravolto perchè lo conoscevo personalmente», ha detto Luigi Sarno, segretario della Uilpa, che ricorda l'uomo per la sua «cordialità , disponibilità e socialità . Il Corpo di Polizia penitenziaria perde una figura di grande spessore morale e di grandi doti professionali. Sconosciamo le ragioni che hanno portato a questo atto estremo, ma di certo se una persona solare tranquilla arriva al suicidio molto, ma molto da preoccuparsi e da interrogarsi sulla genesi dei tanti, troppi suicidi tra gli appartenenti alla Polizia Penitenziari. Ora, per il momento del dolore e del cordoglio e vogliamo stringerci alla famiglia e ai colleghi che hanno perso per sempre».

Andrea Pinarello 40 anni morto per un'aritmia, non per infarto


TREVISO 31 ottobre 2011 Omicidio per colpa medica: potrebbe essere questo, anche se sarà difficile dimostrare il nesso di causa, l’esito dell’inchiesta, coordinata dal pm goriziano Valentina Bossi, che vuole chiarire perché Andrea Pinarello è morto a 40 anni e se ci sono responsabili. L'imprenditore e manager sportivo, terzogenito del capitano d’industria Giovanni (il marchio Pinarello è conosciuto in tutto il mondo da quanti praticano il ciclismo o amano la bicicletta, ndr) è deceduto il 3 agosto dopo aver tagliato il traguardo della tappa inaugurale del Giro del Friuli per cicloamatori a Staranzano (Gorizia).

In verità i nodi da risolvere sono ancora molti. A giorni sarà depositata la perizia medico legale (e tossicologica) ordinata dal pm Bossi. Indiscrezioni? I medici legali Cristina Furioso dell’Università di Padova (per la Procura) e Francesco Munari (per la famiglia Pinarello, che è assistita dall’avvocato Roberto Campion) avrebbero escluso che a stroncare Andrea Pinarello sia stato un infarto (patologia improvvisa). Secondo i medici il cuore di Andrea si sarebbe fermato per una causa legata a una patologia per la quale era già stato in cura: un’aritmia cardiaca. Se questa fosse la risposta, sarebbero almeno 4 le ipotesi di lavoro per la Procura di Gorizia.

Ricercare le responsabilità colpose nel medico che rilasciò il nulla osta all’attività ciclistica ad Andrea Pinarello (competenza di Treviso) o dei medici milanesi del San Raffaele che, nel 2010, lo curarono risolvendo (risulta dalla cartella clinica) l’aritmia cardiaca diagnosticata del manager. Essendo però l’eventuale condotta fuorilegge (morte colposa conseguenza di altro reato) avvenuta altrove, dovrebbe trasferire l’inchiesta ad altra Procura per competenza territoriale. La terza ipotesi? La relazione medico legale, pur evidenziando "dubbi", potrebbe non evidenziare l’esistenza di irregolarità mediche penalmente convincenti. Il risultato? L’archiviazione dell’inchiesta. C’è, infine, una quarta possibilità. Il pm Bossi, ritenendo che un defibrillatore (pur presente all’arrivo della corsa, ma rivelatosi inutile per salvare Andrea) avrebbe potuto scongiurare la morte di Andrea Pinarello, potrebbe decidere di tenersi l’indagine, andando a ricercare le responsabilità "nell’organizzazione" del Giro d’Italia amatori e, a strascico, coinvolgere altri soggetti che ebbero in cura il manager sportivo.

In ogni caso la famiglia Pinarello, che per bocca del nipote della vittima Luca «voleva chiarezza al 110%», ha già ottenuto la prima angosciante risposta: forse Andrea avrebbe potuto essere salvato.

Simone Bontembi 27 anni operaio perde la vita in sella alla sua moto Aprilia:Aveva chiuso per lutto il suo profilo Facebook per la morte di Simoncelli


TREVISO 31 Ottobre 2011 Un operaio di Cimadolmo di 27 anni, Simone Bontembi, è morto in sella alla sua Aprilia ieri in un incidente a Colfosco di Susegana. Doveva essere un "giro" con un gruppo di
amici, approfittando di una delle ultime giornate di sole d'autunno. All'improvviso il pomeriggio di svago si è però trasformato in tragedia.

Erano da poco passate le 13.30 quando Simone Bontempi, dipendente di una ditta di San Polo, ha perso la vita in sella alla sua moto. Quella per le due ruote, per Simone era più di una semplice passione. Da una prima ricostruzione dell'incidente, sembra che il giovane stesse correndo assieme ad altri amici lungo via Mercatelli Mina, in località Colfosco di Susegana.

Ad essere fatale sarebbe stata la manovra di sorpasso di un fuoristrada Cherokee che viaggiava nella stessa direzione, da Colfosco diretto verso Pieve di Soligo. La dinamica è al vaglio della Polstrada di Treviso intervenuta per i rilievi, ma sembra che il motociclista abbia perso il controllo della due ruote per l’alta velocità, sbandando verso il lato sinistro della carreggiata. Non è escluso nemmeno che il suv stesse a sua volta sorpassando una bicicletta o un altro mezzo. Tanto che il motociclista per evitare di schiantarsi contro la jeep nel corso del sorpasso, avrebbe tentato una manovra disperata buttandosi verso sinistra. La corsa della moto, ormai fuori controllo, si è interrotta contro il guard rail che costeggia la strada e le sue lamiere taglienti. Per Simone Bontempi, purtroppo, non c'è stato nulla da fare: troppo gravi le ferite riportate a seguito dell'impatto violento.

I soccorritori del Suem 118, l’ambulanza e l’automedica sono partite dall'ospedale S. Maria del Battuti di Conegliano, hanno cercato per diversi minuti di rianimare il cuore del centauro, che purtroppo non ce l'ha fatta. Quello di ieri non è il primo incidente che si registra lungo il rettilineo della Strada provinciale 134 che collega la Ss13 Pontebbana, in località Ponte della Priula, a Pieve di Soligo, una strada altamente trafficata dove periodicamente avvengono degli schianti.

Fan di Simoncelli: la sua pagina Facebook "chiusa per lutto". Dopo la morte di "Sic", solo qualche giorno fa, Simone Bontempi aveva "chiuso per lutto" il suo profilo in Facebook. Adesso non c’è più neppure lui. Nella sua pagina tantissime fotografie, sempre e comunque con la moto. Fra gli atleti preferiti spicca proprio Marco Simoncelli, il giovane centauro morto in pista pochi giorni fa. La data del funerale non è ancora stata fissata. Si attende il necessario nulla-osta da parte dell'autorità giudiziaria.

Dario Messina 29 anni perde la vita in un tragico incdente. Era cotitolare di un negozio di ricambi per casalinghi


Novara 30 Ottobre 2011.Dario Messina, ventinovenne novarese, cotitolare di un negozio di ricambi per casalinghi, è deceduto a causa delle ferite riportate in un incidente stradale avvenuto venerdì notte, intorno alle
due, nella periferia ovest di Novara, comune piemontese.
Il giovane stava viaggiando a bordo di una Peugeout diretto verso casa quando, per cause in fase di accertamento, si è scontrato frontalmente con un Suv lungo viale Europa, all’altezza del distributore Q8. L’altra persona coinvolta nel sinistro ha riportato lievi ferite.
Le forze dell'ordine stanno lavorando per accertare le relative responsabilità.
Dario Messina lascia gli affetti più cari, gli amici.

domenica 30 ottobre 2011

Giampiero Steccato, 62 anni, piacentino che per 14 anni ha lottato con la 'sindrome di Locked è morto


PIACENZA 30 ottobre 2011 «Ho voglia di vivere, sono entusiasta e curioso, amo la natura ed il mondo in cui ho la fortuna e il privilegio di esistere». Giampiero Steccato, 62 anni, piacentino che per 14 anni ha lottato con la 'sindrome di Locked in', malattia che lo ha 'sepoltò nel proprio corpo (cosciente ma completamente paralizzato, riusciva a esprimersi muovendo una palpebra o un angolo della bocca), lo scriveva in un messaggio consegnato l'11 marzo 2009 a Papa Benedetto XVI in occasione dell'udienza generale in Vaticano. Una battaglia per la vita che l'uomo, ex impiegato delle Ferrovie conosciuto da tutti come 'Capitan Uncinò, ha condotto assieme ai familiari fino alla morte, avvenuta nella sua città. Domani alle 9.30 i funerali, nella chiesa parrocchiale di San Corrado. Accanto a lui fino all'ultimo la moglie Lucia, che era la sua voce, avendo creato il canale di comunicazione che permetteva a Steccato di esprimersi: lei recitava l'alfabeto (scorporato in vocali o consonanti, e sequenze) e lui con un movimento della bocca quasi impercettibile dava il segnale che quella era la lettera giusta. E via via, alla ricerca di un'altra lettera. Nonostante la malattia, Steccato non ha mai rinunciato alla voglia e al diritto di vivere, una testimonianza che due anni fa ha voluto portare anche al Pontefice, accompagnato dalla moglie e dai figli Daniele e Silvia, grazie ad un volo organizzato dall'Aeronautica militare con un C-27J da Piacenza a Ciampino. «Vorrei trasmetterLe quello che il mio corpo rischia di celare - aveva scritto a Benedetto XVI, che lo accarezzò al viso prima di far ritorno al palazzo apostolico - Sono consapevole che la mia fortuna è frutto della volontà del Signore e ringrazio infinite volte per quanto mi viene concesso. Spero che con la Sua influenza possa permettere all'umanità un futuro migliore, la pace per chi vive in guerra, un pò di pane per coloro che hanno fame e un pò di solidarietà in una società troppo individualista». Dopo l'odissea di Eluana Englaro, 'capitan Uncinò voleva dare pubblica testimonianza a favore del diritto alla vita di «tutti quelli che non possono dire la loro» perchè colpiti da una grave disabilità. In quell'occasione la moglie di Steccato, con la lettera, consegnò al Papa anche una copia del libro del giornalista Massimo Pandolfi 'L'inguaribile voglia di viverè, in cui c'era anche la sua storia. Già inchiodato alla sedia a rotelle e non vedente, 'capitan Uncinò ha scritto libri e tenuto conferenze, e «con la sua forza ci ha insegnato a pieno il valore della vita», ha commentato il sindaco Roberto Reggi. Meno di un anno fa con Alessandro Bergonzoni, attore e scrittore, testimonial della bolognese 'Casa dei risvegli Luca De Nigris', Steccato era stato in cattedra a Genova e quindi alla Bicocca di Milano, parlando di comunicazione. «Anni fa - ricordava recentemente l'artista - ha chiesto di vivere, ma nessuno l'ha mai intervistato o portato in tv. Interessa a qualcuno? Questo è il tema. Si continua a parlare di norme, ma non di enorme. Noi facciamo una campagna da anni, ma mica il tifo. Non dobbiamo vincere, nè perdere, ma concepire l'inconcepibile come concepibile». Una delle ultime sfide che Steccato si era proposto, purtroppo, non andrà in porto: doveva salire su un'imbarcazione speciale e veleggiare sulle onde ospite della Capitaneria di porto di Genova, ma non ne ha avuto il tempo.

Vincenzo Sgabellone 31enne UCCISO IN AGGUATO


SAMO (REGGIO CALABRIA)30 ottobre 2011 Gli hanno sparato contro una decina di colpi di pistola calibro 7.65, colpendolo più volte al torace. Una missione di morte decisa e messa in atto con determinazione per uccidere Vincenzo Sgabellone, di 31 anni, consigliere comunale di maggioranza per una lista civica al Comune di Samo, piccolo centro di meno di mille abitanti nella Locride. L'uomo, bracciante agricolo, già noto alle forze dell'ordine per piccoli reati in materia di armi, è stato ucciso nella serata di ieri, ma il suo cadavere è stato trovato solo in mattinata dai familiari che, allarmanti per il suo mancato rientro a casa, erano andati a cercarlo. Quando hanno visto il corpo del congiunto riverso bocconi sul terreno hanno chiamato i carabinieri. Sgabellone era entrato nel Consiglio comunale di Samo in occasione delle elezioni amministrative del 2009, candidato con la lista civica «Pace, libertà e progresso». L'assassino, o gli assassini (su questo non ci sono certezze), è la convinzione dei carabinieri, gli ha teso un agguato. Probabilmente conosceva le abitudini di Sgabellone ed ha atteso che l'uomo arrivasse su un terreno di proprietà della famiglia per governare alcuni animali, in località Scorizzi, in piena campagna, per avvicinarsi e sparare da distanza ravvicinata, protetto dal buio e dalla zona isolata. Prima di andarsene, però, ha incendiato, provocandone la totale distruzione, l'auto della vittima, una Mitsubishi 1200, intestata al padre, Salvatore, di 54 anni, già noto alle forze dell'ordine. Adesso i carabinieri della Compagnia di Bianco e del Gruppo di Locri che conducono le indagini coordinate dal pm della Procura di Locri Antonio Cosentino, dovranno ricostruire la dinamica, ma soprattutto il movente che sta dietro all'omicidio del consigliere comunale. Un aiuto potrebbe venire dai rilievi effettuati nella zona dai militari della Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria. Anche una piccola traccia potrebbe essere determinante per l'individuazione dell'assassino. Al momento nessuna ipotesi viene esclusa. Le modalità dell'omicidio, il tipo di arma usata per il delitto ed il fatto che l'auto sia stata incendiata, inducono gli investigatori ad indagare anche nell'ambiente della criminalità organizzata della zona.


Alessandro Marzio, di 21 anni è morto dopo essere stato raggiunto da colpi di arma da fuoco Bari


BARI30 ottobre 2011 Un ragazzo di 21 anni è morto dopo essere stato raggiunto da colpi di arma da fuoco sparati in un agguato che è stato compiuto a Bari, in via Dei Mille, angolo via Postiglione.
Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e i carabinieri.
La vittima è Alessandro Marzio, di 21 anni, per il quale risulta siano state fatte alcune segnalazioni all'autorità giudiziaria come persona che fa uso di droga. Il ragazzo abitava poco distante dal luogo dell'agguato. A quanto si è saputo, il 21enne era a piedi quando è stato avvicinato, sembra, da due persone, una delle quali avrebbe sparato una raffica di colpi, pare una decina. Alessandro Marzio è stato raggiunto in più parti del corpo ed è morto poco dopo.

«Perchè, perchè? Non me ne faccio una ragione»: lo grida piangendo in strada la fidanzatina di Alessandro Marzio, di 21 anni, ucciso nel pomeriggio a Bari, in via Dei Mille, angolo via Postiglione, in un agguato compiuto con numerosi colpi di arma da fuoco. A terra i carabinieri hanno trovato 15 bossoli. Una esecuzione in piena regola di cui, al momento, il movente sembra davvero un mistero: Alessandro Marzio non aveva precedenti penali, su di lui c'erano però segnalazioni all'autorità giudiziaria come persona che fa uso di sostanze stupefacenti. Non si è saputo, al momento, se il ragazzo fosse in qualche modo legato alla criminalità barese. Il 21enne abitava a pochi passi dal luogo dell'agguato: erano le 17.00 quando Alessandro, che stava camminando a piedi ed era nei pressi della scuola 'Cirillò, è stato raggiunto, pare, da due persone, una delle quali ha fatto fuoco. Alessandro Marzio, colpito in più parti del corpo, si è accasciato al suolo ed è morto subito dopo. È stato raggiunto immediatamente dal padre il quale ha poi raccontato ai carabinieri di aver sentito, mentre era in casa, colpi di arma da fuoco e di essersi quindi affacciato alla finestra, vedendo qualcuno che fuggiva a piedi. È sceso ed ha visto suo figlio riverso sull'asfalto. Altre persone avrebbero invece riferito agli investigatori di aver visto una motocicletta allontanarsi in tutta fretta. Pochi minuti dopo l'agguato il cellulare di Alessandro Marzio ha cominciato a squillare: ha risposto il padre della vittima che ha avuto l'ingrato compito di dire alla fidanzata di suo figlio quello che era appena avvenuto. La ragazzina, capelli raccolti in un codino, bruna, stretta in un giubbino bianco, si è precipitata in via Dei Mille, accompagnata dal padre che l'ha sorretta e ha cercato di consolarla. Si era vista con Alessandro in mattinata e stasera sarebbero usciti di nuovo insieme. «Perchè?, perchè?», ha ripetuto la ragazza tra le lacrime: una risposta che non sanno dare neanche i genitori di Alessandro. La mamma e il padre del ragazzo non riescono a spiegarsi il perchè di quella morte avvenuta con gli stessi metodi di solito «riservati» alle esecuzioni dei boss della malavita. I carabinieri, intanto, hanno deciso di acquisire immagini del luogo dell'agguato che - a quanto si è saputo - potrebbero essere state filmate da una delle telecamere di videosorveglianza recentemente posizionate nelle vie del centro cittadino dall'Amministrazione comunale, anche nella strada dove Alessandro Marzio è stato ucciso

Gino Paganoni ex titolare del Bar Sport muore colpito da malore mentre raccoglie le foglie


Bergamo 30 Ottobre 2011.Era una persona molto cordiale e conosciutissima a Vertova: per 40 anni aveva infatti gestito il Bar Sport del paese, uno dei più frequentati e conosciuti. È morto nella mattinata di domenica 30 ottobre, nel

cortile di casa sua, Gino Paganoni. Aveva 77 anni e un malore, probabilmente un infarto, lo ha colpito mentre l'uomo stava raccogliendo delle foglie proprio fuori la sua abitazione. Ad accorgersi per prima di quanto era successo e a trovarlo riverso a terra la moglia Maria, che si è affacciata alla finestra e lo ha visto disteso. Subito i soccorsi, i medici hanno constatato il decesso.

Paganoni era stato colpito da un ictus anni fa, ma si era ripreso completamente. Ora, intorno alle 8 del mattino, il malore fulminante che ha causato la sua morte. L'uomo lascia la moglie e i due figli Gemma e Danilo. Benvoluto in paese, da tutti era ricordato per il suo lavoro e per il bar che aveva gestito con dedizione per 40 anni.

Vincenzo Sgabellone, consigliere di maggioranza del Comune di Samo, nel Reggino.Ucciso in un Agguato


SAMO (REGGIO CALABRIA) 30 Ottobre 2011 Vincenzo Sgabellone, consigliere di maggioranza del Comune di Samo, nel Reggino, è morto a trentuno anni dopo essere stato raggiunto da alcuni colpi di

pistola calibro 7.65, probabilmente in un agguato. Il cadavere di Sgabellone, esponente di una Lista civica, bracciante agricolo, già noto alle forze dell'ordine, è stato trovato stamani dai Carabinieri in località Scorizzi, in una zona di campagna, a pochi metri di distanza dall'auto, completamente bruciata, intestata al padre della vittima.

Sgabellone era stato eletto al Consiglio comunale di Samo con la lista civica «Pace, libertà e progresso» al termine delle elezioni amministrative del 2009. L'uomo era già noto alle forze dell'ordine per piccoli reati, legati al possesso di armi. Secondo quanto si è appreso, le ricerche di Sgabellone erano cominciate già ieri sera, ma solo in mattinata i carabinieri, nel corso di un servizio di controllo del territorio, ne hanno trovato il cadavere riverso bocconi in una zona di aperta campagna. A pochi metri dal corpo c'era la vettura Mitsubishi 1200, completamente bruciata, intestata al padre della vittima, Salvatore Sgabellone, di 54 anni, già noto alle forze dell'ordine. Sul posto sono intervenuti anche i militari della Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria. Le indagini, al momento, non escludono alcuna ipotesi circa il possibile movente del delitto.

Anna Meloni, originaria di Nuoro ha perso la vita in un tragico indicente stradale a Pisa


PISA 30 Ottobre 2011. Una donna di 59 anni, Anna Meloni, originaria di Nuoro, è morta ieri intorno alle 23 in conseguenza di un incidente stradale avvenuto a Pisa. Due auto si sono scontrate frontalmente sulla rampa di uno dei ponti sull'Arno in prossimità del centro cittadino e la donna è morta poco dopo il suo ricovero in ospedale. La dinamica è stata ricostruita dalla polizia municipale.

Secondo quanto appreso, la Fiat Panda sulla quale viaggiava sul lato del passeggero Anna Meloni è stata travolta da un'Audi A6 condotta da un imprenditore pisano di 42 anni che imboccando la rampa avrebbe invaso, forse per la forte velocità, la corsia opposta impattando frontalmente con la Panda. Nell'urto il conducente dell'utilitaria è rimasto lievemente ferito, mentre la donna è apparsa subito in condizioni disperate ed è morta poco dopo essere giunta in ospedale. Illeso il conducente dell'Audi A6 risultato negativo all'etilometro e al test sull'assunzione di stupefacenti: è stato denunciato per omicidio colposo. Coinvolta nell'incidente anche una terza auto: è finita contro l'Audi dopo che quets'ultimo veicoli si era scontrato con la Panda. Tutte e tre le macchine sono state poste sotto sequestro.

ritrovato in mare il corpo di Sandro Usai a Monterosso


LA SPEZIA 30 Ottobre 2011.E' di Sandro Usai il trentasettenne di Arbus, cameriere e volontario della Protezione civile, la salma ripescata in mare dai Vigili del Fuoco stamattina a Punta del Mesco a Monterosso. Lo conferma il sindaco del paese Angelo Maria Betta che era con lui il giorno dell'alluvione mentre cercavano di liberare le griglie in strada per far defluire le acque.
Il trentasettenne è stato travolto da un'onda mentre stava salvando due persone - sottolinea il sindaco - "per noi è un eroe". Il Comune di Monterosso dedicherà al volontario una strada o una piazza. Usai era originario della Sardegna ma abitava da anni a Monterosso. Lavorava nel settore turistico. Lascia la moglie e un figlio.
E proprio la moglie Elena è scoppiata in lacrime quando le hanno dato la notizia del ritrovamento. "Lo stava cercando senza sosta - ha spiegato il sindaco di Monterosso Angelo Betta, che ha cercato di darle conforto -. Ha chiesto di averlo subito a terra ma per disposizione della magistratura il corpo sta andando a La Spezia su un battello. Abbiamo organizzato una seconda barca per lei e per i parenti stretti. Vorremmo averlo qui al più presto". Il ritrovamento è avvenuto davanti a Punta Mesco, a ponente del porticciolo del paese.

La moglie Elena era andata a cercarlo più volte, accompagnata anche da un'unità cinofila dei Vigili del fuoco. "Lo hanno trovato quelli del battello di linea che stava venendo da Levanto a Monterosso - ha spiegato il sindaco -, hanno visto una giacca gialla affiorare e hanno avvertito i soccorsi". Il corpo era a pancia in giù, la scritta sul giubbotto di servizio dei volontari antincendio del paese ben visibile sulla schiena: non è stato neppure necessario rivoltarlo per capire che era lui" dice commosso il sindaco.

Giancarlo Giuzzi, 52enne di Montichiari (Brescia), è morto durante una arrampicata nella palestra naturale di roccia della cava Ventura a Virle di Rez


Montichiari (Brescia) 30 Ottobre 2011.Il figlio non ha potuto salire fin dove è morto suo padre, sulla palestra di roccia della cava Ventura a Virle. Non ha potuto perchè, a causa di un infortunio, si regge su una stampella. Così, quando è arrivato sul luogo della morte di Giancarlo Giuzzi, 52 anni di Montichiari, caduto dalla parete sul fianco della cava, ha dovuto restare giù, in attesa che il corpo di suo padre scendesse, portato a braccia dagli uomini del soccorso alpino. E con lui la madre, la moglie di Giancarlo, fermi lungo la stradicciola che si infila tra le cave, impietriti dal dolore.
Giancarlo Giuzzi era ormai morto da tre ore. Aveva scalato da solo quella parete. Il volo fatale avrebbe potuto non avere testimoni, e il corpo senza vita del monteclarense, dipendente della Ambrosi, avrebbe potuto restare lì anche per ore. Invece proprio in quel momento stava arrivando sul luogo un altro rocciatore che, alzando lo sguardo, ha visto la sagoma cadere nel vuoto. L'uomo ha provato anche ad improvvisarsi soccorritore, ma non è servito a nulla. Si è arrampicato sulla scarpata che porta a quella piccola spianata che i rocciatori usano come un campo base: il corpo era lì, supino e immobile. Lo ha girato: non dava segni di vita. Così è corso giù allo stabilimento dove si lavora il marmo e ha dato l'allarme, sapendo però che ormai era troppo tardi. E che fosse tardi lo hanno confermato i medici del 118, arrivati con l'ambulanza e l'elicottero. Arrivati e ripartiti senza il corpo, lasciato all'esame dei carabinieri, e ai tanti interrogativi su come la tragedia si fosse consumata.
Giancarlo Giuzzi aveva lavorato ieri mattina nell'azienda Ambrosi fino alle ore 11. Dopo aver «smontato» - così com'era, con la maglietta e i jeans - ha preso la strada per Virle. Ci voleva proprio qualche ora di svago appeso alla roccia, come faceva da tre anni, da quando lo aveva preso la passione per la «verticalità». Nessuna impresa memorabile, ma un sano divertimento senza troppo rischio. «Diceva che dove arrampicava lui lo facevano anche i bambini», sospira la moglie, che lo pensava al sicuro anche ieri.
LE CIRCOSTANZE della morte non sono chiarissime. I volontari del Soccorso alpino sono saliti sulla sommità, da dove presumibilmente è caduto, in cerca di certezze. Lungo la parete penzola una corda, fino a qualche metro da terra. Un'altra non è stata neppure lanciata. Le ipotesi avanzate a caldo erano molte, troppe per capire. Giuzzi poteva aver avuto un mancamento proprio mentre era in cima. Ai carabinieri interessava anche verificare che non ci fossero difetti nei materiali - una corda o un moschettone spezzati - per escludere responsabilità altrui. Ma l'ipotesi più accreditata è quella dell'errore nel preparare la doppia corda per la discesa, come avrebbe ipotizzato un'esperta guida alpina arrivata appositamente da San Felice. Ma da dove è precipitato Giuzzi? Anche questo non è un particolare certo. La parete è convessa, con numerosi spuntoni di roccia. Eppure il corpo sembra essere piombato dritto sulla porzione di prato. Pare impossibile che non abbia sbattuto prima, ma l'unico segno di un eventuale urto è la «gamba» sinistra del jeans, strappata sino all'inguine. La vittima non aveva con sè indumenti tecnici, ma si era portato il necessario. Ad un albero ha appeso lo zaino e una manciata di moschettoni. Si è cambiato le scarpe e lasciato a terra quelle da ginnastica. Prima di tornare a casa si sarebbe goduto la sua scalata

Simone Bontempi 27enne Sulla Provinciale a Colfosco con la moto si scntra contro auto


Treviso 30 ottobre 2011 Schianto mortale nel primo pomeriggio nella frazione di Colfosco a Susegana. Nello schianto tra una motocicletta e un’auto ha perso la vita Simone Bontempi, 27 anni di Cimadolmo. Per cause in corso di accertamento da parte della
Polstrada di Treviso, tuttora sul posto per i rilievi, il giovane in sella alla sua motocicletta stava percorrendo la strada provinciale numero 34, che collega il capoluogo Susegana con la frazione di Colfosco. Improvvisamente l’impatto con l’auto che ha sbalzato il centauro a decine di metri di distanza scaraventandolo violentemente a terra.

Immediata la richiesta di aiuto al Suem 118 e sul posto è arrivata in pochi minuti dall’ospedale di Conegliano un’ambulanza. I sanitari hanno tentato di rianimare il ragazzo ma le lesioni riportate nello schianto erano troppo gravi e ne hanno provocato il decesso praticamente immediato. Il giovane, nato a Motta di Livenza, risiedeva a Cimadolmo.

S.G.C. venticinquenne di Foligno e S.S. di 22 anni residente a Curtarolo Si schiantano a bordo di una Lancia Ypsilon blu contro uno spartitraffico


PADOVA 30 OTTOBRE 2011Si schiantano a bordo di una Lancia Ypsilon blu contro uno spartitraffico di corso Australia a Padova. È notte e complice la nebbia l’auto non è vista da nessuno. I due giovani vengono soccorsi solo all’alba di ieri. Un incubo che poteva trasformarsi in tragedia. Vengono salvati dai medici del Suem 118, dai vigili del fuoco e dalla squadra motociclisti della polizia municipale.

L’INCIDENTE - Secondo una prima ricostruzione i due ragazzi, S.G.C. venticinquenne di Foligno (Perugia) al volante della Lancia Ypsilon e S.S. di 22 anni residente a Curtarolo (Padova), stavano viaggiando, forse a forte velocità, su corso Australia in direzione Padova. Il guidatore all’altezza dello svincolo che porta in via Montà, per cause ancora da accertare, ha perso il controllo del mezzo e la Lancia Ypsilon si è schiantata contro il guardrail. L’impatto è stato molto violento.

IL GIALLO - L’incidente sembra sia avvenuto intorno alle 3 di notte e i due sarebbero stati visti solo da un automobilista di passaggio all’alba. Il buio e la nebbia, in quella posizione di corso Australia, li avrebbero nascosti per ore. Nessuno si è accorto dell’auto accartocciata contro il guardrail. I due, in stato confusionale e incastrati nell’abitacolo, non hanno avuto la forza di prendere i telefoni cellulari e chiamare l’ambulanza.

I SOCCORSI - La Lancia Ypsilon e i due giovani feriti sono stati visti, qualche minuto prima delle sette, da un automobilista che ha chiamato la Polstrada. Gli agenti della stradale hanno girato l’intervento ai vigili urbani e alle sette e tre minuti sullo svincolo di corso Australia sono arrivati i poliziotti della squadra motociclisti della municipale, i medici del Suem 118 e i vigili urbani. I pompieri hanno dovuto lavorare per diversi minuti prima di riuscire a liberare i due ragazzi incastrati nell’abitacolo della Lancia Ypsilon. Entrambi sono stati trasportati d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale civile. Mentre S.G.C. di 25 ha rimediato una frattura a un gomito e diverse contusione, S.S. di 22 anni è entrato subito in sala operatoria. I medici hanno dovuto asportargli la milza che nel violento schianto si è spappolata, e ridurre un forte trauma polmonare. Il giovane, al momento fuori pericolo, è ricoverato in prognosi riservata.

Sir Jimmy Savile giornalista, critico e presentatore musicale inglese è deceduto nella sua casa a Leeds


ESTERO 30 OTTOBRE 2011 Sir Jimmy Savile giornalista, critico e presentatore musicale inglese è deceduto nella sua casa a Leeds, due giorni prima di compiere 85 anni.
Savile aveva iniziato la sua carriera come dj a Radio Luxemborg dal 1958 al 1967. Nel 1964 fu il primo presentatore dello storico programma musicale della BBC Top of the Pops. Quarantadue anni dopo è apparso anche nell'ultimo episodio.
Savile era particolarmente conosciuto per lo show televisivo Jim 'll Fix It, in cui realizzava i desideri degli spettatori: si stima che al culmine del successo dello show, in redazione arrivassero 20.000 lettere di richieste alla settimana.
Eccentrico e rivoluzionario, si era definito nella sua autobiografia il primo Dj, grazie all'intuizione di utilizzare due giradischi e un microfono per eliminare i vuoti tra una canzone e l'altra: fu Jimmy Savile ad avere anche l'idea di provare a suonare dischi in pubblico nella metà degli anni quaranta.

Giancarlo Giuzzi, 52enne di Montichiari (Brescia), è morto durante una arrampicata


BRESCIA 30 OTTOBRE 2011Il figlio non ha potuto salire fin dove è morto suo padre, sulla palestra di roccia della cava Ventura a Virle. Non ha potuto perchè, a causa di un infortunio, si regge su una stampella. Così, quando è arrivato sul luogo della morte di Giancarlo Giuzzi, 52 anni di Montichiari, caduto dalla parete sul fianco della cava, ha dovuto restare giù, in attesa che il corpo di suo padre scendesse, portato a braccia dagli uomini del soccorso alpino. E con lui la madre, la moglie di Giancarlo, fermi lungo la stradicciola che si infila tra le cave, impietriti dal dolore.
Giancarlo Giuzzi era ormai morto da tre ore. Aveva scalato da solo quella parete. Il volo fatale avrebbe potuto non avere testimoni, e il corpo senza vita del monteclarense, dipendente della Ambrosi, avrebbe potuto restare lì anche per ore. Invece proprio in quel momento stava arrivando sul luogo un altro rocciatore che, alzando lo sguardo, ha visto la sagoma cadere nel vuoto. L'uomo ha provato anche ad improvvisarsi soccorritore, ma non è servito a nulla. Si è arrampicato sulla scarpata che porta a quella piccola spianata che i rocciatori usano come un campo base: il corpo era lì, supino e immobile. Lo ha girato: non dava segni di vita. Così è corso giù allo stabilimento dove si lavora il marmo e ha dato l'allarme, sapendo però che ormai era troppo tardi. E che fosse tardi lo hanno confermato i medici del 118, arrivati con l'ambulanza e l'elicottero. Arrivati e ripartiti senza il corpo, lasciato all'esame dei carabinieri, e ai tanti interrogativi su come la tragedia si fosse consumata.
Giancarlo Giuzzi aveva lavorato ieri mattina nell'azienda Ambrosi fino alle ore 11. Dopo aver «smontato» - così com'era, con la maglietta e i jeans - ha preso la strada per Virle. Ci voleva proprio qualche ora di svago appeso alla roccia, come faceva da tre anni, da quando lo aveva preso la passione per la «verticalità». Nessuna impresa memorabile, ma un sano divertimento senza troppo rischio. «Diceva che dove arrampicava lui lo facevano anche i bambini», sospira la moglie, che lo pensava al sicuro anche ieri.
LE CIRCOSTANZE della morte non sono chiarissime. I volontari del Soccorso alpino sono saliti sulla sommità, da dove presumibilmente è caduto, in cerca di certezze. Lungo la parete penzola una corda, fino a qualche metro da terra. Un'altra non è stata neppure lanciata. Le ipotesi avanzate a caldo erano molte, troppe per capire. Giuzzi poteva aver avuto un mancamento proprio mentre era in cima. Ai carabinieri interessava anche verificare che non ci fossero difetti nei materiali - una corda o un moschettone spezzati - per escludere responsabilità altrui. Ma l'ipotesi più accreditata è quella dell'errore nel preparare la doppia corda per la discesa, come avrebbe ipotizzato un'esperta guida alpina arrivata appositamente da San Felice. Ma da dove è precipitato Giuzzi? Anche questo non è un particolare certo. La parete è convessa, con numerosi spuntoni di roccia. Eppure il corpo sembra essere piombato dritto sulla porzione di prato. Pare impossibile che non abbia sbattuto prima, ma l'unico segno di un eventuale urto è la «gamba» sinistra del jeans, strappata sino all'inguine. La vittima non aveva con sè indumenti tecnici, ma si era portato il necessario. Ad un albero ha appeso lo zaino e una manciata di moschettoni. Si è cambiato le scarpe e lasciato a terra quelle da ginnastica. Prima di tornare a casa si sarebbe goduto la sua scalata

SCOPPIA BOMBOLA DEL GPL A VILLA DI CHIAVENNA UN 78ENNE MUORE TRA LE FIAMME


VILLA DI CHIAVENNA (SONDRIO) 30 OTTOBRW 2011 Sono bastati pochi minuti per trasformarlo in una torcia umana. Questo il tragico destino che ha portato alla morte di un pensionato settantottenne Villa di Chiavenna. L'uomo viveva solo nella sua abitazione, che è stata invasa dai fumi tossici sprigionati dall'improvviso scoppio della bombola Gpl, forse in conseguenza del cattivo funzionamento del sistema di alimentazione del fornello della cucina quando e' stato acceso per cucinare.
L'uomo e' morto nel rogo, secondo quanto riferito dai carabinieri della Compagnia di Chiavenna. A dare l'allarme ai vigili del fuoco dei distaccamento di Mese (Sondrio) e' stato un vicino di casa della vittima che ha visto il fumo fuoriuscire da un finestra.
Abita in uno stabile accanto a quello nel quale si e' verificata la tragedia e' subito si e' precipitato a casa del pensionato per soccorrerlo: nel disperato tentativo di strapparlo alla morte, gia' avvolto dalle fiamme, ha riportato a sua volta gravi ustioni, venendo poi ricoverato d'urgenza in ospedale.

Metti il resto dell'articolo qui prima che ti arrestano.

Roberta Izzo 17enne si schianta contro muro sul Lungomare Galilei con lo scooter e muore


GALLIPOLI 30 OTTOBRE 2011Un brutto incidente avvenuto sul Lungomare Galileo Galilei, nel centro di Gallipoli, è costato la vita a Roberta Izzo, diciassettenne, in sella alla sua moto.
Una morte assurda, alle 2 di notte, sul Lungomare Galilei, a Gallipoli, quando le strade erano vuote e la cittadina ionica dormiva. Una ragazza di 17 anni, del posto, Roberta Izzo, nipote di un ex agente della municipale in pensione, è morta sul colpo dopo essersi schiantata contro il muro di cemento che costeggia la strada mentre viaggiava seduta dietro al suo amico, 19 anni, anche lui di Gallipoli, alla guida di uno scooter, un Mtk 300, ma senza avere conseguito la patente, prestatogli da una terza persona per accompagnare la giovane a casa.

Lui, è fuori pericolo, ma per la vittima i sanitari, giunti sul posto con un’ambulanza del 118, non hanno potuto nulla. A causa delle gravi ferire riportate la 17enne è deceduta sul colpo ed il suo corpo senza vita ora si trova nella camera mortuaria del “Vito Fazzi” di Lecce, a disposizione delle autorità giudiziarie in attesa che la procura autorizzi il medico legale ad effettuare l'esame necrologico sul corpo della ragazza.

Il giovane, intanto, in cura presso il reparto di Chirurgia presso l’ospedale di Gallipoli per un trauma cranico, sarà sottoposto l’alcoltest. Nell'incidente non sono rimasti coinvolti altri mezzi. I rilevamenti di rito da parte dei carabinieri dell'Aliquota radiomobile della compagnia di Gallipoli.

sabato 29 ottobre 2011

Francesco Pepè 36enne muore accoltellato alle gambe


Non ce l'ha fatta il 36enne trovato agonizzante,l'emorragia è stata fatale.
Gestiva un banco di frutta e verdura al mercato rionale
È stato trovato ancora agonizzante con diverse ferite di arma da taglio alle gambe, ma per Francesco Pepè, 36 anni, non c’è stato nulla da fare. Nonostante l’ultimo disperato tentativo dei sanitari del 118, è morto poco dopo di emorragia nel cortile di un condominio in corso Cincinnato 168.

La vittima, che aveva piccoli precedenti penali, risalenti a molti anni fa gestiva un banco di frutta e verdura in un mercato rionale di Torino. Nel magazzino dove l’uomo stava lavorando sono intervenuti i carabinieri per ricostruire quanto è accaduto. È probabile, visto che Pepè ha riportato solo ferite alle gambe, che l’omicida non avesse intenzione di uccidere.

Rocco Savalli, 23 anni ha perso la vita nello schianto su un muro


PALERMO29 ottobre 2011Un giovane di 23 anni, Rocco Savalli, è morto in un incidente stradale verificatosi, la scorsa notte, a Custonaci (Tp).
Il ragazzo viaggiava su una Fiat Panda che si è schiantata contro un muro, ribaltandosi. In gravi condizioni altri due giovani che erano sull'utilitaria, con la vittima.

E un romeno di 32 anni, T.A.S., è stato arrestato dai carabinieri a Ramacca, in provincia di Catania, dopo aver provocato, alla guida di una Renault Laguna senza assicurazione e senza mai aver conseguito la patente, un incidente stradale a seguito del quale sono rimaste ferite alcune persone, tra cui la moglie, ed essere fuggito senza prestare soccorso. Il romeno a causa di una manovra azzardata ha travolto una Volkswagen Golf, che è uscita fuori strada. Ai feriti, trasportati nell'ospedale di Paternò, sono stati riscontrati vari traumi e fratture agli arti. L'uomo è stato posto agli arresti domiciliari per omissione di soccorso e lesioni personali gravi.


Alessio Corfini, giovane imbianchino di Chiuro, avrebbe perso la vita proprio così, per colpa di un gioco.


TREVISO 29 ottobre 2011 È sempre impossibile accettare la morte di un ragazzo di 23 anni. Lo è ancora di più se quella morte è arrivata per gioco.

Alessio Corfini, giovane imbianchino di Chiuro, avrebbe perso la vita proprio così, per colpa di un gioco. «Facevamo la gara a chi prendeva quella curva più veloce, per quello siamo finiti fuori strada». Questa la confessione fatta da Daniele Sertore, l'amico di 28 anni che si trovava in auto con Alessio, all'ispettore della polstrada Luca Zenoni. Non solo. «Non era lui a guidare quando siamo usciti di strada, ma io» ha aggiunto il ragazzo che ieri si è presentato nella caserma della polizia stradale. Inevitabile, a questo punto, la denuncia a piede libero con l'accusa di omicidio colposo.

L'incidente risale all'1.45 di mercoledì notte. E successo a Tresivio, sulla strada panoramica.

Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, Alessio era fuori dall'auto, finita fuori strada e caduta in un frutteto sei metri più in basso. E per lui non c'era più niente da fare. Daniele invece, praticamente miracolato, aveva riportato soltanto alcune botte. Venticinque giorni di prognosi, secondo i medici. «Io ero seduto sul sedile del passeggero» la prima versione raccontata agli agenti, poi smentita la mattina dopo.

La Lancia Y viaggiava in direzione Sondrio-Ponte e aveva appena passato il centro abitato di Tresivio. Aveva percorso il tratto rettilineo in leggera discesa, era arrivata nel punto in cui la strada fa una leggera curva a destra, molto ampia, e comincia a essere in salita. Qui è sbandata verso destra finendo addosso alle ringhiere, sfondandole e volando letteralmente nel fruttetto sottostante. Corfini è stato catapultato fuori dall'abitacolo, Sertore, rimasto aggrappato al volante, è rimasto dentro.

Immediatamente la notizia è stata data al magistrato di turno, il sostituto procuratore Elvira Antonelli, che ha autorizzato la rimozione del corpo del ragazzo, poi trasportato nella camera mortuaria dell'ospedale di Sondrio per la ricognizione cadaverica.

Non solo, ma ha anche disposto il sequestro della vettura all'interno della officina Bonelli. Ma probabilmente non saranno necessari ulteriori accertamenti sulla vettura. Che cosa sia successo sembra ormai drammaticamente molto chiaro.

Morto il presentatore televisivo britannico, DJ e attore Jimmy Savile


Inghilterra 29 Ottobre 2011.Sir Jimmy Savile giornalista, critico e presentatore musicale inglese è deceduto nella sua casa a Leeds, due giorni prima di compiere 85 anni.
Savile aveva iniziato la sua carriera come dj a Radio Luxemborg dal 1958 al 1967. Nel 1964 fu il primo presentatore dello storico programma musicale della BBC Top of the Pops. Quarantadue anni dopo è apparso anche nell'ultimo episodio.
Savile era particolarmente conosciuto per lo show televisivo Jim 'll Fix It, in cui realizzava i desideri degli spettatori: si stima che al culmine del successo dello show, in redazione arrivassero 20.000 lettere di richieste alla settimana.
Eccentrico e rivoluzionario, si era definito nella sua autobiografia il primo Dj, grazie all'intuizione di utilizzare due giradischi e un microfono per eliminare i vuoti tra una canzone e l'altra: fu Jimmy Savile ad avere anche l'idea di provare a suonare dischi in pubblico nella metà degli anni quaranta

Rita Cozzani,professoressa di La Spezia delle scuole medie Giuseppe Mazzini Vittima dell'alluvione. Ottava Vittima


MASSA CARRARA 29 Ottobre 2011 Sopralluogo in elicottero per il procuratore di Massa Carrara Aldo Giubilaro e il pm titolare dell'inchiesta sull'alluvione di Aulla Rossella Soffio. «Dall'alto ho

visto cose che non avrei voluto vedere - ha dichiarato il procuratore capo durante un'intervista ad una tv privata - ; abbiamo visto ad occhio nudo, soprattutto con riferimento all'andamento del fiume Magra, l'inopportunità di costruzioni che lì non ci dovevano essere». La procura annuncia la nomina di un collegio di esperti che a giorni inizierà a lavorare sui luoghi dell'alluvione per capire quali comportamenti umani potrebbero aver procurato i danni sul territorio di Aulla. Dalle consulenze verrà stilata una perizia che servirà alla procura per decidere se aprire o meno un registro degli indagati. Giubilaro ha infatti specificato che l'inchiesta della procura procederà su due piani: «Da una parte cercheremo di capire se ci siano reponsabilità umane nella morte dei due cittadini di Aulla - conclude il procuratore - dall'altra se negli anni si siano verificati comportamenti da parte di amministratori pubblici che abbiano portato al disastro ambientale».

TROVATO CORPO, È OTTAVA VITTIMA I soccorritori al lavoro da martedì scorso hanno trovato il corpo di una delle vittime ancora disperse a Borghetto Vara. Il corpo era incastrato sotto le macerie di una casa. Sale così a otto il numero dei morti accertati nell'alluvione in Liguria e Toscana. I vigili del fuoco hanno recuperato il cadavere nella cantina di una casa a Borghetto Vara.
La vittima si chiamava Rita Cozzani, era una professoressa di La Spezia delle scuole medie Giuseppe Mazzini. Aveva una sessantina d'anni. È stata sorpresa dall'alluvione a Borghetto Vara mentre con il marito, l'assicuratore spezzino Francesco D'Avanzo, si trovava in auto sull'autostrada A12.
Secondo il racconto riferito da testimoni, i due martedì scorso stavano percorrendo la A12 quando, a causa del maltempo, sono stati costretti a uscire obbligatoriamente al casello di Brugnato. L'autostrada era interrotta. Mentre attraversavano la Val di Vara, la piena li ha travolti a Borghetto. La loro auto è rimasta bloccata nel fango. Entrambi sono riusciti a scendere per tentare di trovare rifugio. Ma sono stati travolti. Il marito è riuscito ad aggrapparsi allo stendino di un terrazzo, e a salvarsi. La professoressa Cozzani è stata invece portata via dall'onda di piena ed è scomparsa. Il marito è anche riuscito ad afferrare e a salvare un'altra donna che a sua volta veniva trascinata via dalla corrente d'acqua e fango.

A trovarla è stata una volontaria, che stava rimuovendo le masserizie. Ha sollevato un mobile e sotto, di colpo, è comparsa una testa. In un primo momento la volontaria ha pensato fosse una bambola, poi si è resa conto che quello trovato era il corpo di una persona. La salma verrà trasferita all' Istituto di Medicina Legale della Spezia. Il marito avrebbe riconosciuto il cadavere della moglie dai monili che aveva indosso. Subito dopo il ritrovamento, a Borghetto Vara sono risuonati i rintocchi a lutto delle campane della chiesa del paese.

DA DIFESA 500 UOMINI, PRONTI AD AUMENTARE Sono in tutto 456 gli uomini, 84 i mezzi - di cui cinque rimorchiatori e quattro gli elicotteri forniti dal Ministero della Difesa su richiesta della Protezione civile per l'emergenza maltempo in Liguria e Toscana. I dati sono stati forniti dal Ministero a margine dell'iniziativa «treno dell'Eroe», rievocazione del convoglio del Milite Ignoto, partita oggi da Cervignano (Udine). In particolare, in provincia di La Spezia sono stati invisati 240 militari e 50 mezzi, più quattro elicotteri, da Esercito, Marina militare, Aeronautica e Carabinieri; in provincia di Massa Carrara gli uomini impiegati sono 216 e i mezzi 34. Altre richieste di aumento degli aiuti, giunte in questi ultimi giorni dalle popolazioni colpite, sono in via di allestimento, fa sapere il Ministero.

VIVA PER MIRACOLO Viva per miracolo, si è salvata pregando. «Sentivamo i sassi picchiare contro la casa. Ho preso con me i due bambini e sono corsa di sopra a pregare»: è questa a Brugnato (La Spezia) la testimonianza di Francesca Ricci, la cui casa martedì scorso è stata travolta del torrente Gravegnola, a Brugnato. «Ho staccato il crocefisso dal muro e ci siamo messi a pregare tutti insieme - ha raccontato - mentre i massi sospinti dall'onda di fango picchiavano contro la casa. Poi all'improvviso ha smesso di piovere e siamo scappati sul tetto». La donna ha avuto distrutti il primo piano della casa e il negozio di abbigliamento poco più avanti sulla strada principale di Brugnato.

CORSA CONTRO IL TEMPO Intanto in Liguria è corsa contro il tempo, con i lavori di scavo che dovranno essere più veloci della pioggia. Sono ripresi stamani i lavori di scavo nelle zone colpite dall'alluvione di martedì scorso e anche oggi c'è il sole, ma le previsioni per i prossimi giorni annunciano una perturbazione che potrebbe portare pioggia. L'eventualità di precipitazioni preoccupa i soccorritori e i volontari che stanno cercando di liberare dal fango i paesi più colpiti dello spezzino. Anche la ricerca dei dispersi, in caso di maltempo, potrebbe complicarsi.

CAMPANE Per la prima volta stamattina, a Borghetto Vara, il centro dello spezzino maggiormente colpito dall'alluvione di martedì scorso, sono state sciolte le campane della chiesa che hanno suonato alle 7,30 in punto. Un segnale che 'apre' il quarto giorno di scavi tra Borghetto Vara, Brugnato, Monterosso e Vernazza per cercare i dispersi e mettere in sicurezza le infrastrutture. La macchina di solidarietà non conosce sosta anche se con il passare delle ore la possibilità di ritrovare in vita i dispersi è minore. Già di primo mattino sono arrivati al centro operativo di Borghetto i volontari della Protezione civile provenienti da Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna che accompagnano i camion con acqua e viveri.

Gaetano Belgiorno uccide la moglie Giuseppa Lo Bianco e poi si toglie la vita


CALTAGIRONE (CATANIA), 29 OTTOBRE 2011 - Un pensionato di 74 anni, Gaetano Belgiorno, al culmine di una lite ha ferito mortalmente la propria moglie, Giuseppa Lo Bianco, di 67 anni, con un

colpo di fucile e poi si è tolto la vita sparandosi.

L'omicidio-suicidio è avvenuto a Caltagirone, paese a 45 chilometri da Catania. Ad avvisare la polizia che è intervenuta sono stati alcuni vicini di casa. La donna, gravemente ferita, é morta poco dopo il ricovero in ospedale.

Svolta nel caso Yara. Il killer ha le ore contate


BERGAMO 29 OTTOBRE 2011 L'assassino di Yara potrebbe avere le ore contate”. È la notizia esclusiva della trasmissione "Quarto Grado" di venerdì 28 ottobre. Giorgio Sturlese Tosi, inviato da Chignolo d'Isola, ha infatto saputo da fonti autorevoli e qualificate che “non c’è ancora la certezza di un arresto imminente ma, per la prima volta dopo mesi, nell’ambiente investigativo si respira finalmente un’aria di forte ottimismo”.
“La Squadra mobile, la Polizia scientifica e il personale del Servizio centrale operativo della Polizia sono in stato di mobilitazione", ha fatto sapere. Le pattuglie stanno perlustrando il territorio. Ferie e permessi sono sospesi, persino gli inquirenti hanno cancellato i propri impegni personali”.

Poi, sottolineando come tutta l’operazione sia ovviamente coperta dal massimo riserbo, ha aggiunto: “Al momento non é dato sapere se gli investigatori abbiano già identificato il sospetto o i sospetti assassini di Yara. E’ certo però che questa clamorosa svolta nelle indagini sulla morte di Yara é frutto dell'enorme lavoro di comparazione tra il dna dell'assassino prelevato sugli slip di Yara e i profili biologici prelevati alla popolazione” .

Paolo Romanini, 57 anni, esperto di balistica, è morto in seguito ad un incidente avvenuto a Pieve San Giacomo, in provincia di Cremona.


Cremona, 28 ottobre 2011: Paolo Romanini, 57 anni, massimo esperto balistico italiano originario di Parola di Fontanellato, è morto nella serata di ieri in seguito ad un incidente avvenuto a Pieve San Giacomo, in provincia di Cremona, dove la sua moto si è scontrata con un auto.

Secondo le prime ricostruzioni, Paolo Romanini, verso le 19,30 di ieri, si trovava in sella alla sua moto lungo una strada provinciale quando si è scontrato con un'auto guidata da un cittadino straniero 42enne di origini indiane.

A seguito dei rilievi della Polizia Stradale di Casalmaggiore, sembra che lo scontro sia avvenuto sulla stessa direzione di marcia, con l'auto in svolta a sinistra. L’esperto balistico è stato portato presso il Nosocomio di Cremona, ma sarebbe deceduto circa tre ore e mezzo dopo l'incidente.

Considerato da tanti il maggior esperto di armi italiano, Paolo Romanini faceva da consulente alla magistratura per perizie balistiche di ogni genere. Aveva trattato casi importanti come l'omicidio di Marta Russo, la studentessa uccisa all'Università La Sapienza di Roma, la morte di Carlo Giuliani e l'omicidio Calabresi.

La notizia della morte di Romanini è stata accolta con sgomento a Parola di Fontanellato dove il padre gestisce la rinomata e omonima Trattoria.

Diego Edoardo Sebastiani 18enne a pochi metri da casa ha invaso la corsia opposta all’altezza di una curva e ha centrato un’auto


APRILIA 29 0ttobre 2011Un drammatico incidente stradale si è verificato nella tarda serata di ieri in Via Carano ad Aprilia.
Erano passate da poco le 22 quando la moto guidata da Diego Edoardo Sebastiani, 18 anni, a pochi metri da casa ha invaso la corsia opposta all’altezza di una curva e ha centrato un’auto che proveniva dal senso di marcia opposto. Lo schianto è stato violentissimo ed è stato udito dai familiari che abitano poco distante dal luogo dell’incidente. Straziante la scena all’arrivo, il giovane era sull’asfalto in gravissime condizioni. Inutile l’intervento del 118, Diego è spirato poco dopo.

Alessandro Pulcini 20enne Ha perso il controllo dell'auto su cui viaggiava ed é finito contro il cancello di una scuola, ribaltandosi


ROMA29 ottobre 2011Ha perso il controllo dell'auto su cui viaggiava ed é finito contro il cancello di una scuola, ribaltandosi e buttandolo giú insieme a circa 15 metri di muro di cinta. È accaduto intorno alle 3 della scorsa notte in via delle Pesche ad Albano Laziale. Alessandro Pulcini, 20enne della zona, è stato estratto dalle lamiere dai vigili del fuoco ancora vivo, ma è deceduto nel trasporto in ospedale. Sul posto per i rilievi la polizia stradale di Albano. Sull'asfalto non ci sarebbero segni di forti frenate. L'impatto con il cancello è stato violento presumibilmente a causa dell'altà velocitá. Probabilmente il ragazzo stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa con gli amici.

venerdì 28 ottobre 2011

Erminio Boccini 31 anni di Tarquinia, è deceduto dopo dieci giorni di agonia al Gemelli di Roma.


ROMA 28 OTTOBRE 2011Il 17 ottobre scorso era rimasto vittima di un violento scontro contro un camion della nettezza urbana in strada Lupo Cerrino, una parallela della Litoranea, che porta direttamente a Snt’Agostino.

Era stato ricoverato d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma con codice rosso per le lesioni riportate ma non ce l’ha fatta.

Lo scontro contro l’autocarro compattatore, avvenuto intorno alle 12,30, è stato violentissimo, un semifrontale dal quale il conducente del mezzo è rimasto illeso.

Immediati i soccorsi prestati dagli operatori del 118 e dall’eliambulanza Pegaso 33 dell’Ares, ma Erminio, ricoverato d’urgenza in terapia intensiva, non ha retto il colpo.

Il giovane centauro era molto conosciuto a Tarquinia, lo descrivono come un ragazzo affidabile, onesto e soprattutto un motociclista molto prudente. La dinamica dell’incidente, secondo i primi rilievi infatti, è .stata con molta probabilità frutto di una sciagurata fatalità.

Erminio Boccini era disoccupato, andava avanti con qualche lavoretto saltuario. A piangerlo ora i genitori anziani e il figlio di tre anni avuto con una compaesana dalla quale poi si era separato. Aveva intrapreso da poco una nuova relazione con una ragazza sempre residente a Tarquinia.

I funerali si celebreranno oggi, 28 ottobre, alle ore 15 presso la chiesa di San Giovanni.

Agatino Filia, 56 anni, E' stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Livorno


LIVORNO 28 OTTOBRE 2011E' stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Livorno a poche ore dalla libertà. Dall'inizio dell'anno sale così a 155 il totale dei "morti di carcere", di cui 52 per suicidio. Agatino Filia, 56 anni, lavorava come addetto alle pulizie e sarebbe stato scarcerato domani. Trovato morto per le scale, in una delle sezioni del carcere delle Sughere. Accanto al suo corpo, pezzi di stoffa legati, come a voler formare una corda artigianale. Il suo cadavere è stato trovato dal personale della casa circondariale ieri intorno alle 18.30. Inutili - rende noto Ristretti Orizzonti - i tentativi di rianimarlo: quando la polizia penitenziaria s'è accorta del fatto, l'uomo era già morto. Il decesso è stato constatato dal medico del 118, giunto sul posto insieme a un'ambulanza della Misericordia.

Secondo l'associazione il suicidio non è però certo. Apparentemente l'uomo non aveva ferite evidenti sul corpo, ma solo le tipiche lesioni post mortem dovute al trauma al collo. Queste le prime indiscrezioni, ma solo l'autopsia potrà far luce sulle cause della morte. Del caso si occupa la polizia penitenziaria, che ha allertato il pm di turno. Non si conoscono i motivi che avrebbero spinto l'uomo a togliersi la vita: pare che fosse stato da poco trasferito a Livorno, proveniente da Porto Azzurro.

Si tratta - riepiloga l'associazione - del 17esimo decesso avvenuto nel carcere di Livorno dal 2003 ad oggi (9 i suicidi accertati, 3 morti per "cause naturali" e 5 per "cause da accertare"). Alle Sughere i detenuti sono circa 450 e 17 morti in 8 anni per un carcere di medie dimensioni, rappresentano un dato eccezionalmente grave. In altre carceri con un numero di detenuti compreso tra 400 e 500 nello stesso periodo i decessi sono stati molti di meno. A Livorno si è registrato anche il caso particolarmente controverso di Marcello Lonzi, ritrovato cadavere in cella l'11 luglio 2003 con il corpo coperto di lividi, che è stato oggetto di una lunghissima inchiesta giudiziaria conclusasi recentemente con l'archiviazione: morto per "aritmia maligna".

"I Mercenari" (The Expendables 2) STUNTMAN MUORE SUL SET


SOFIA 28 ottobre 2011 Tragedia sul set sequel del film "I Mercenari" (The Expendables 2), dove è morto uno stuntman cinese di 26 anni.
Lo ha riferito l'ambasciata cinese in Bulgaria, dove si stanno girando alcune scene del film. Il ragazzo e il suo collega americano sono rimasti gravemente feriti in un'esplosione a Ognyanovo Dam, 50 chilometri a sud di Sofia. I due sono stati trasportati all'ospedale, ma per lo stuntman cinese non c'è stato niente da fare. Le riprese del film, il cui badget è di 56 milioni di euro (80 milioni di dollari), sono iniziate in Bulgaria a settembre, sotto la direzione del regista Simon West. Nel cast ci sono attori del calibro di Bruce Willis, Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone.

Franca Monfrini,anziana 81enne trovata uccisa ARRESTATA UNA DONNA


MILANO 28 ottobre 2011 Una donna di 27 anni, originaria dell'Ecuador, è stata arrestata la scorsa notte a Milano, perchè sospetta di essere la respondabile dell'omicidio di Franca Monfrini, l'anziana 81enne trovata uccisa nel suo appartamento qualche giorno fa. Il fermo è stato effettuato dopo che la giovane era stata sentita per molte ore dagli investigatori della Squadra mobile che indagano sul caso. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dagli investigatori della squadra mobile di Milano sul caso dell'omicidio di Franca Monfrini, la donna posta in stato di fermo la scorsa notte, Alba Sevillano, potrebbe averla accompagnata fino al suo appartamento per aiutarla a portar la spesa e, dopo averle sottratto una tessera bancomat, averla uccisa. È questo lo scenario emerso dalle indagini sul caso dell'omicidio della 81enne scoperto lo scorso 22 ottobre nell'appartamento dell'anziana in via Borsa a Milano.


Salvatore Sanna 73 anni di Collinas Cade dall'albero e muore


COLLINAS28 ottobre 2011 È caduto da un albero di ulivo ed è morto sul colpo. Vittima dell'ennesimo incidente sui campi è Salvatore Sanna, per tutti Totoi, pensionato di 73 anni di Collinas, che ieri pomeriggio intorno alle 14,30 si era recato con la moglie Teresina Murtas, 60 anni, nell'oliveto di famiglia in località "Su Angiu" per dare inizio alla raccolta delle olive. All'incidente ha assistito impotente la moglie, che si è subito resa conto della gravità dell'incidente. In preda alla disperazione la donna ha chiamato il medico del paese, Stefano Setzu, che ha dovuto constatare il decesso dello sfortunato pensionato. L'uomo è morto probabilmente per la frattura della vertebra cervicale. Sul luogo dell'incidente, giusto nei pressi del bosco sacro di Santa Maria Angiargia, sono quindi interveti i Carabinieri della stazione di Sardara che hanno dato il permesso per la rimozione della salma la quale è stata trasportata in paese dove nell'abitazione della famiglia Sanna-Murtas è stata allestita la camera ardente. La notizia, diffusasi a tarda sera, ha suscitato grande commozione a Collinas, dove Totoi godeva della stima di tutti. Subito è cominciata la triste processione del cordoglio con il paese che si è stretto in un abbraccio affettuoso alla moglie Teresina e ai figli Raffaela, Ivana e Marco. Una famiglia distrutta e incredula per quanto accaduto in quella che sarebbe dovuta essere una normalissima sera d'autunno ma che la fatalità ha trasformato in tragedia.

Carlo Livraghi 71enne Casale perde uno dei suoi personaggi più caratteristici


napoli 28 ottobre 2011 Casale perde uno dei suoi personaggi più caratteristici: all’età di 71 anni, è morto Carlo Livraghi, il mitico Masnantìn, oste presso l’omonima trattoria di via don Minzoni e animatore di tante feste ed iniziative popolari. I funerali, a cura delle pompe funebri Marni di Codogno, verranno celebrati domani pomeriggio alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Casale: la salma di Livraghi giungerà direttamente dall’ospedale d Piacenza, dove il 71enne era ricoverato da qualche giorno. Quindi la tumulazione nel cimitero di Ferriere, sulle colline del Piacentino, dove il Masnantìn si era ritirato qualche tempo fa, iniziando una nuova avventura sempre nel settore della ristorazione.

Il cadavere di un uomo carbonizzato è stato trovato nelle campagne del Cagliaritano


CAGLIARI 28 OTTOBRE 2011 Il cadavere di un uomo carbonizzato è stato trovato questa mattina dai Vigili del Fuoco di Cagliari, chiamati da alcuni automobilisti per spegnere un incendio che ha .avvolto una autovettura in una strada di campagna fra Quartu e Dolianova, nell'hinterland di Cagliari. Per ora tutte le ipotesi son valide.

L'allarme è scattato poco dopo le 8 e sul luogo nei pressi della Statale 387, al km. 8, sono intervenuti i pompieri che, una volta domato il rogo, hanno trovato il cadavere nell'auto. Non si conoscono ancora le sue generalità.

I carabinieri della compagnia di Quartu hanno avviato le indagini per accertare le modalità della morte

Dramma a Stanghella:Pensionato tenta di uccidere la moglie poi si impicca


PADOVA28 ottobre 2011Dramma familiare a Stanghella (Padova): un pensionato, da tempo malato, ha cercato di uccidere la moglie - da anni malata di Alzheimer - e, convinto che fosse morta, ha poi posto fine alla sua stessa vita impiccandosi. La donna è ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Padova.

La donna è stata trovata ancora viva da una figlia che ha chiamato i soccorsi e allertato i carabinieri. L'anziano ha lasciato un biglietto in cui spiega le ragioni del gesto

Maurizio Tazzioli 44 anni noto postino di Montefiorino perde la vita


Paese in lutto per la morte di Maurizio Tazzioli, conosciuto come “Malli”, 44 anni e da dodici postino del paese e deceduto la notte scorsa dopo una malattia che non gli ha lasciato

scampo. Amato e apprezzato per la parola buona e il saluto che aveva per tutti ogni giorno, Maurizio se ne è andato malgrado i cicli di chemioterapia cui si era sottoposto.

Sempre positivo, anche da quando aveva saputo della malattia, è rimasto al lavoro nell’ufficio postale del paese fino all’inizio della scorsa estate.

Poi non ce l’ha più fatta e passava ogni tanto per salutare i colleghi, fare due chiacchiere e dare qualche prezioso consiglio. Il funerale verrà celebrato oggi pomeriggio, con partenza alle 15 dalla sua abitazione di Vitriola; il rito è previsto nella chiesa della frazione e la salma sarà tumulata vicino a quella del padre Carlo, morto quattordici anni fa a causa di problemi al cuore.

Lascia la madre, Nella Piacentini, i fratelli Ivano e Flavio e la cognata Silvana Bocchi.

Maurizio viveva con la madre e il fratello Ivano nella casa di Vitriola dov’era cresciuto fin da bambino. «Per dodici anni è uscito ogni mattina per recarsi al lavoro con entusiasmo a dedizioni difficili a vedersi - dicono in paese coloro che lo conoscevano bene - era sempre puntuale e preciso e quando ha dovuto smettere di lavorare a causa della malattia la posta ha iniziato ad arrivare in ritardo. Ci manca la sua gentilezza, la parola gentile che aveva per tutti coloro che dalle sua mani ricevevano una lettera».

Tifosissimo della Juventus, non perdeva una partita in tv e coltivava la passione dei motori. Di recente aveva acquistato un’automobile nuova che accudiva con ogni cura. Ieri sera in tanti hanno partecipato al rosario recitato nell’abitazione di Vitriola..

Elisa Rubino 34 anni muore nel sonno scoperta dall'amico


UDINE 28 Ottobre 2011.Un malore, mercoledì sera, e la decisione di andare a letto presto per andare dal medico la mattina seguente. Ma Elisa Rubino - 34 anni, residente nella
frazione Goricizza di Codroipo (Udine) - non si è più svegliata: è stato il convivente a trovarla morta giovedì mattina. L'uomo ha chiamato immediatamente i soccorsi, ma questi - una volta giunti sul posto - non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Per stabilire le cause del decesso sono stati disposti accertamenti.

giovedì 27 ottobre 2011

Si ferma in A23per sostituire una ruota il tir gli crolla addosso e lo uccide


UDINE28 ottobre 2011 Camionista si ferma in una piazzola di sosta dell'autostrada per cambiare un pneumatico scoppiato in corsa, posiziona il cric per sostituire la ruota ma questo cede e il tir gli cade addosso, uccidendolo sul colpo. Tragica fine per un cittadino greco di 59 anni, vittima dell'infortunio mortale lungo la A23, nel comune di Santa Maria La Longa (Udine).

L'uomo era alla guida di una bisarca carica di automobili, quando si è dovuto fermare per lo scoppio del pneumatico. Ha iniziato a darsi da fare per sostituire la ruota ma iul cric ha ceduto, forse perché posizionato male. Il camionista è stato visto da addetti della concessionaria autostradale, Autovie Venete, che hanno lanciato l'allarme.

Per estrarre il cadavere, è dovuta intervenire una autogru che ha sollevato la bisarca. Sul posto, sono intervenuti i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del camionista e i vigili del fuoco di Cervignano del Friuli.

Morto l'anziano investito da un bus in viale Molza MODENA


MODENA 27 OTTOBRE 2011 Un 71enne modenese, residente in città, è stato investito da un autobus di linea urbano dell'Atcm alle 8.50 circa di questa mattina ed è morto qualche ora dopo in ospedale. L'incidente è avvenuto in viale Molza, a breve distanza dalla stazione delle corriere. Secondo i primi riscontri della Municipale, intervenuta sul posto con tre pattuglie, l'autista del bus era appena ripartito dalla fermata diretto verso il centro storico quando all'improvviso si è trovato davanti l'uomo e, nonostante una sterzata immediata, non è riuscito ad evitarlo. L'anziano, M.G., è stato colpito dal fronte destro dell'autobus ed è caduto a terra. Le sue condizioni sono apparse subito gravi ai sanitari del 118 intervenuti con un'ambulanza e un'automedica; l'anziano è stato trasportato d'urgenza al trauma center dell'ospedale di Baggiovara ma per lui non c'è stato nulla da fare.

Una seconda ambulanza è intervenuta per prestare soccorso a una passeggera del bus, che dopo un primo momento di forte spavento si è prontamente ripresa.

Gli agenti della Polizia municipale stanno proseguendo con i rilievi per definire la dinamica del sinistro.

Sandro Usai 40 anni Emigrato sardo travolto dal fiume di fango in Liguria


CAGLIARI.27 Ottobre 2011 Sandro Usai, sardo di Arbus e cittadino di Monterosso da tre anni, martedì pomeriggio è corso in strada per aprire i tombini ma è stato travolto dalla piena di fango che scendeva veloce e ha cancellato tutto, anche la spiaggia disseminata di quegli ossi di seppia che ispirarono il titolo dell'opera del nobel Eugenio Montale. «Monterosso non c'è più» è la frase del sindaco Angelo Betta rimbalzata su agenzie giornalistiche e internet: impossibile sapere altro, il paese è irraggiungibile.

Ieri non si riusciva a parlare direttamente col sindaco perché Monterosso è il paese più colpito ed è completamente isolato. Monterosso ormai si raggiunge solo dal mare, dal Golfo dei Poeti che è una delle perle del Parco delle Cinque Terre. Quel che i fotografi imbarcati sulle motovedette della Guardia costiera hanno visto lascia senza fiato: Monterosso ora è soltanto il suo mare e una massa di fango alta quanto le case che ricopre l'intera piccola conca. Ancora ieri sera era difficile stabilire se il corpo di Sandro Usai fosse stato trovato. L'unica cosa purtroppo certa è che il coraggioso volontario della protezione civile era stato travolto dall'onda di fango.

Ieri si sapeva ancora poco della tragedia di Sandro Usai, di 40 anni, vissuto ad Arbus fino al 2007: davanti a un ristorante Usai, giunto con una jeep, si è fermato per aprire i tombini, faceva parte della protezione civile locale appena allertata, il torrente sempre secco accanto alla strada che scende a tornanti dall'autostrada Genova-La Spezia si era colmato e l'esondazione tumultuosa slittava rapida incanalata nei curvoni. Bisognava frenare quella marea, Usai è stato travolto mentre metteva in atto una delle manovre standard (aprire i tombini). La gente è corsa sui tetti, Usai non è riuscito a lasciare in tempo la strada e a risalire le scale interne del ristorante per mettersi nel punto più alto, la terrazza panoramica. Sembra che nessuno in paese si sia reso conto di quel che si stava ammassando lungo la strada: il letto del fiume secco si è riempito velocemente, l'acqua è finita sulla statale e si è ingrossata con la frana che veniva giù dalla collina.

La strada è una grande discesa a tornanti: la massa di acqua, terra e sassi cresciuta enormemente ha acquistato peso ed è andata a valle in velocità. Il paese è stato travolto dalla piena e dalla sorpresa. Dalla conca colma di fango spuntavano cassoni di auto, barche, ferraglie, oggetti indistinguibili. Gli elicotteri hanno sorvolato per ore la massa nera, gli operatori della Guardia costiera si sono avvicinati ripetutamente alla spiaggia fangosa, ogni tanto affiorava qualcosa che poteva far pensare al corpo di un uomo. Ieri sera Sandro Usai risultava l'unico disperso di Monterosso, ma le comunicazioni telefoniche e stradali interrotte rendevano difficili, se non impossibili, gli accertamenti.

Secondo la prefettura della Spezia, al momento sono tre i morti identificati in provincia della Spezia, tra Borghetto Vara e Monterosso, ai quali si aggiungono due cadaveri recuperati ad Aulla. Poi in serata a Brugnato è stato recuperato un altro corpo, ed era probabilmente una persona conteggiata tra i dispersi di ieri. In Toscana non ci sono (forse) dispersi mentre in Liguria sarebbero otto, ma a questo punto anche qui non c'è certezza. Nella notte sono state salvate oltre 50 persone che avevano trovato rifugio sugli alberi. Il capo della Protezione civile, prefetto Franco Gabrielli, è sul posto per fare il punto della situazione anche in relazione alla richiesta dello stato d'emergenza evocata dagli amministratori locali di Liguria e Toscana.

Sono necessarie ancora almeno 24 ore per le operazioni di rimozione dei detriti per poi procedere alla riattivazione di un binario
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