domenica 31 luglio 2011

Carmelo Candia,43 anni rappresentante locale della Cia.Perde la vita in un incidente. Feriti moglie e figli


TARANTO 30 Luglio 2011 Un uomo di 43 anni è morto in un incidente stradale avvenuto nella tarda serata di ieri sul prolungamento della statale 580, a Marina di Ginosa. Si tratta di

Carmelo Candia, rappresentante locale della Cia (Confederazione italiana agricoltori), conosciuto in paese per il suo impegno nel volontariato.

L'uomo era alla guida di una Ford Mondeo sulla quale viaggiavano anche la moglie, 40enne, che ha riportato gravi ferite ed è stata ricoverata in rianimazione all'ospedale Santissima Annunziata, e le due figlie di 5 e 12 anni, le cui condizioni non destano preoccupazione. Per cause in corso di accertamento, la macchina ha sbandato ed è finita in un canale di scolo per la raccolta delle acque piovane. Candia è morto sul colpo. Moglie e figlie sono state trasportate in ospedale da ambulanze del 118. I rilievi sono stati compiuti dai carabinieri.

Antonello Fois, 41 anni di Sorso è morto sul colpo ferito l'amico Alberto Corrias 26 anni di Oliena


BUDONI 31 Luglio 2011 Incidente mortale poco dopo le 22 nella circonvallazione di Budoni, che dalla via Nazionale porta ai villaggi turistici della costa. Un'auto, un'Alfa Romeo 147, con a bordo due giovani è uscita di strada in un rettilineo poco prima di affrontare una curva.

Nessun segno di frenata sull'asfalto. Probabilmente un malore o una distrazione alla base dell'incidente nei pressi del ristorante La Spiga d'oro. La vittima, di Sorso, Antonello Fois, 41 anni è morto sul colpo. L'altro passeggero, Alberto Corrias 26 anni di Oliena è rimasto ferito. L'auto su cui viaggiavano è finita in cunetta dopo aver urtato un banchettone, poi si è ribaltata più volte finendo la sua corsa su un vicino prato. A dare l'allarme alcuni automobilisti che hanno chiamato il 118 e i vigili del fuoco del distaccamento di Siniscola.

Inutili i tentativi di rianimare Antonello Fois, che lavorava in un villaggio del litorale come bagnino. L'uomo è stato sbalzato fuori dall'abitacolo e ha sbattuto violentemente la testa riportando ferite mortali. Alla guida dell'Alfa c'era invece il giovane di Oliena, anche lui bagnino e collega della vittima nell'albergo Baia dei Pini, che è rimasto incastrato all'interno dell'auto. Il conducente ha riportato traumi in varie parti del corpo ed è stato trasportato al San Francesco di Nuoro.

Nonostante le ferite profonde, il giovane non dovrebbe essere in pericolo di vita. Sul posto immediato l'intervento del 118 e di una squadra dei vigili del fuoco che hanno lavorato per ore per soccorrere i feriti e ripulire la carreggiata. Una pattuglia della polizia stradale di Ottana ha effettuato i rilievi. Ancora non è del tutto chiara la dinamica dell'incidente. Saranno loro a ricostruire le modalità della tragedia che è costata la vita al bagnino di Sorso.

Una strada trafficata soprattutto durante l'estate dai turisti che affollano i villaggi della costa di Budoni.

Lorenzo Gavazzi 22 anni muore bruciato sotto una panda davanti al padre


PISTOIA 31 luglio 2011 Ha perso la vita davanti agli occhi impotenti del papà, avvolto dalle fiamme che si sono sprigionate dopo la scivolata sull'asfalto della sua moto
finita poi contro una Fiat Panda, a sua volta incendiatasi, che era in sosta in una strada di Arcigliano, una frazione di Pistoia. La vittima si chiama Lorenzo Gavazzi e aveva compiuto 22 anni lo scorso 22 luglio. L'incidente è avvenuto intorno alle 12.30 lungo una strada stretta e piena di curve. Padre e figlio erano usciti con due moto per fare un giro. All'improvviso il giovane ha perso il controllo del mezzo ed è scivolato sotto la Panda, parcheggiata al lato della strada. Le fiamme hanno avvolto anche il corpo del ragazzo. Il padre ha cercato subito di spegnere l'incendio ma si è ustionato leggermente. Lorenzo abitava nella zona e, dopo aver studiato all'istituto tecnico-industriale Fedi di Pistoia, lavorava in uno studio tecnico a Montecatini. Sul posto insieme al personale del 118 sono intervenuti anche i vigili del fuoco e i carabinieri per i rilievi.

Andrea Pazzagli 51 anni portiere del Milan perde la vita improvvisamente


MILANO 31 Luglio 2011 Portiere, preparatore di portieri (nel suo caso quelli della nazionali under 16, 18 e 20) ma anche cantautore di successo e scrittore. Andrea Pazzagli, il classico 'gigante buonò, era un pò tutto
questo, un ragazzo che dalla natia Firenze era partito alla conquista del pianeta del pallone, fino ad arrivare sul tetto del mondo: era infatti lui il n.1 del Milan degli invincibili che nel 1990 vinse la Coppa Intercontinentale a Tokyo a spese dell'Olimpia di Asuncion. Per questo la morte così improvvisa ha toccato nel cuore tutti i suoi ex compagni e amici di oggi, da Franco Baresi ad Arrigo Sacchi, maestro di quel Milan e che ora aveva di nuovo incrociato la sua strada con Pazzagli, da coordinatore della nazionali giovanili: scioccato dalla notizia, l'ex ct azzurro si è chiuso in un silenzioso dolore. Nella prefazione del suo libro (uscito nel 2009) «Una vita da Pazz...agli», il rossonero di quella squadra di 'Invincibilì spiegò che l'argomento trattato era la «vita pubblica e privata di un portiere di calcio.

La strana carriera di un portiere e della sua famiglia dalla polvere all'altare e ritorno». E nell'introduzione teneva a precisare: «scrivo canzoni da molti anni e le canto accompagnandomi con la mia chitarra». Era bravo anche in questo, tanto da arrivare al secondo album e ad essere premiato dal grande Mogol. «Nutriva un amore irrefrenabile per la musica - ha ricordato oggi il suo ex capitano Franco Baresi -. Era un artista dentro e fuori dal campo, perchè esprimeva la sua imprevedibilità e la sua fantasia anche nella musica. Al Milan era stimato e amato da tutti, era sempre allegro e non faceva pesare niente. Averlo come compagno di squadra è stata una fortuna». Da buon toscano aveva sempre la battuta pronta, e altrettanto pronto lo era di spirito. Non ha mai fatto storie quando si è trattato di fare il 'dodicesimò, nel suo caso al conterraneo e quasi coetaneo Giovanni Galli, mentre a Perugia ed Ascoli, dove aveva giocato prima di andare al Milan, aveva trovato il modo di farsi apprezzare da titolare.

Su e-bay si trova ancora in vendita la sua figurina Panini (dell'album '84-'85) di quando giocava con la squadra umbra, accoppiata a quella del difensore Corrado Benedetti. I primi ricordi, come scrisse nel libro, non erano di tipo calcistico, ma legati all'alluvione di Firenze del 1966, quando la famiglia Pazzagli ospitò nel suo appartamento le famiglie dei piani di sotto, «con tutte le cose che erano riuscite a salvare da quell'acqua putrida». Poi venne il calcio, preferito al 'primo amorè del motocross, con la scelta quasi per scherzo di giocare in porta e poi una carriera che nemmeno avrebbe osato sognare. Si erano ricordati di lui anche adesso, ed a Coverciano gli avevano dato tanti giovani portieri azzurri da crescere: mercoledì prossimo avrebbe dovuto essere nella sua Firenze per una riunione con lo staff della nazionale Under 20. Invece non c'è più, e lascia un'eredità pesante, umana e non solo calcistica.

ragazzo di 29 anni Egiziano scende per riparare la gomma e viene investito e schiacciato da un furgone


PIACENZA 31 Luglio 2011 Una ruota bucata gli è costata la vita. Un egiziano di 29 anni è morto a Piacenza, mentre cercava di riparare la ruota del suo furgone; inutili i


tentativi di rianimazione compiuti sul posto dal 118. Il mezzo è stato messo sotto sequestro dalla polizia, che ha eseguito gli accertamenti. Il giovane aveva sollevato con un cric meccanico il veicolo e si era sistemato sotto il furgone per cercare di aggiustare il motore, quando il cric ha ceduto all'improvviso e il peso del mezzo gli ha schiacciato il torace. L'egiziano abitava con il cugino a Piacenza ed era appassionato di motori.

SCHIACCIATO DAL CANCELLO 12 ENNE NEL SENESE


SIENA 31 LUGLIO 2011Tragedia nel senese, nel comune di Sinalunga, a Guazzino, dove un ragazzino di appena 12 anni ha perso la vita in un tragico incidente. Il dodicenne stava chiudendo il cancello al fondo agricolo del padre, quando lo stesso è uscito dalle guide e lo ha schiacciato, uccidendolo. Tra i primi ad intervenire è stato proprio il padre, che ha subito chiamato il 118: sul posto è arrivato anche l'elisoccorso Pegaso, ma per il ragazzino non c'era più niente da fare.

Stefano Raimondi, il 21enne lodigiano ucciso a Mykonos con una bottiglia di vodka in testa


MYKONOS31 luglio 2011«È stato un incidente, non volevo ucciderlo». Si è difeso così Alex G., lo svizzero 23enne arrestato ieri per l'omicidio di Stefano Raimondi, il 21enne lodigiano ucciso a Mykonos con una bottiglia di vodka in testa per una banale rissa in discoteca.
Il responsabile, secondo la stampa svizzero-tedesca, è un giovane di Basilea ma con origini greche: Alex e i suoi due amici, due svizzeri di origine curda, rintracciati in pochissimo tempo grazie all'aiuto del gestore del locale, sono stati fermati dalla polizia greca proprio fuori dall'albergo, da cui stavano cercando di andar via con le valigie già pronte.
Intanto gli amici di Stefano hanno raccontato la dinamica dell'omicidio, furiosi di rabbia per quella rissa inutile che è finita in tragedia. «Ha fatto roteare la bottiglia come una mazza da baseball, e ha preso Stefano alla tempia», racconta uno dei presenti. «Tutto ciò che abbiamo visto e sentito lo abbiamo detto alla polizia, non servono altri discorsi», ha detto Alessandro Marchese, amico del 21enne ucciso. «Quel ragazzo era ubriaco, ci ha preso a pugni mentre eravamo seduti e quando ci siamo alzati per andarcene ha colpito Stefano», ha detto un altro giovane.
Intanto su Facebook è nato un gruppo per ricordare il giovane studente di economia, in cui amici, conoscenti e gente comune lo ricordano come un eroe. «Quando un ragazzo muore per difendere un amico, è decisamente un eroe», «Stefano sei un esempio per tutti», solo alcuni dei commenti apparsi sul gruppo.


sabato 30 luglio 2011

Calogero Colombo, 37 anni, di Porto Empedocle è deceduto dopo una caduta con il suo motore


AGRIGENTO 30 Luglio 2011.Calogero Colombo, 37 anni, di Porto Empedocle, è deceduto dopo una caduta con il suo motore avvenuta la scorsa notte. Inutili i soccorsi
Muratore, Calogero Colombo, 37 anni, di

Porto Empedocle (AG), è morto in seguito a un incidente stradale autonomo che si è verificato stanotte, in via Luigi Sturzo. L'uomo è stato trovato sull'asfalto. Il suo ciclomotore era in parte distrutto, ad alcuni metri di distanza dal corpo del motociclista. Subito soccorso, è stato trasferito all'ospedale "San Giovanni di Dio" di Agrigento, dove Colombo è giunto cadavere. Indaga la polizia.

Invade la corsia opposta e si scontra con un camion: muore Alessandro Rossi 40enne di Ronchi


GORIZIA 30 Luglio 2011 Alessandro Rossi, di 40 anni, residente a Ronchi dei Legionari (Gorizia), ha perso la vita stanotte in un incidente stradale avvenuto a Villa Vicentina (Udine). Probabilmente a
causa di un colpo di sonno, la Opel Frontera condotta dall'uomo ha invaso la corsia opposta in prossimità del sottopasso ferroviario sulla strada provinciale 14, andando a scontrarsi frontalmente contro un autobus che sopraggiungeva in direzione opposta: l'uomo, che viaggiava da solo, è morto sul colpo. I Vigili del fuoco di Cervignano del Friuli (Udine) hanno dovuto lavorare per alcune ore prima di riuscire ad estrarre dalle lamiere il corpo del quarantenne.

RAGAZZA DI 15 ANNI SI SUICIDA: "SOFFRIVA DI ANORESSIA"


MODENA 30 LUGLIO 2011 Soffriva da tempo di anoressia, una malattia che l'aveva mandata in depressione, fino al suicidio. A perdere la vita, come raccontano i giornali locali, è stata una ragazzina di Modena di 15 anni, che si è uccida lanciandosi da una finestra all'ottavo piano del condominio in cui abitava con la sua famiglia, in via Duccio di Boninsegna.
La ragazzina ha lasciato una lettera per i genitori, in cui spiegava le ragioni del suo insano gesto. Ieri mattina, salita all'ultimo piano, si è poi gettata da una finestra del vano scale che dava sul cortile interno: piombata in terra, p morto sul colpo. Non risulta che negli ultimi tempi fossero avvenuti episodi negativi per l'adolescente, che però da tanto soffriva di disturbi nell'alimentazione

VA FUORI STRADA IN AUTO: MUORE UN RAGAZZO DI 24ENNE


SIENA 30 Luglio 2011 Un ragazzo di 24 anni ha perso la vita finendo fuori strada con la sua auto, nella notte, nei pressi di Poggibonsi (Siena). La vittima, residente nella cittadina valdelsana, intorno alle 3 ha perso il controllo dell'auto, che si è ribalatata, in località Lecchi. Il ragazzo è morto sul colpo. Per estrarre la salma dalle lamiere dell'abitacolo sono dovuti intervenire i vigili del fuoco.

TV CADE E UCCIDE UN BIMBO DI DUE ANNI


TERNI 30 lUGLIO 2011 È morto nel pomeriggio nell'ospedale di Terni il bimbo di due anni trasportato in ambulanza da Norcia intorno alle 14 dopo che - stando alle prime ricostruzioni - mentre stava giocando, sarebbe stato travolto da un televisore (un vecchio modello) nella casa in cui stava trascorrendo una vacanza con la sua famiglia, residente a Pescara. È stata la mamma la prima a soccorrerlo. I medici dell'ospedale ternano, dopo un primo tentativo di rianimarlo, lo hanno operato per ridurre l'ematoma alla testa ma - si apprende da fonti di quell'ospedale - il trauma cranico era molto grave, con lesioni profonde anche alla base cranica. Sul fatto stanno svolgendo accertamenti i carabinieri di Norcia

LUTTO NEL GIORNALISMO: MUORE GIUSEPPE D'AVANZO


ROMA 30 Luglio 2011 Il giornalismo perde oggi una delle sue migliori firme. Addio a Giuseppe D'Avanzo, giornalista di Repubblica, che era nato a Napoli nel 1953. Lo annuncia il sito di
Repubblica ricordando che il collega «per più di dieci anni ha scritto alcune delle pagine più importanti nella storia del nostro giornale. Sue tra le altre le inchieste sul Nigergate, su Abu Omar e le dieci domande al premier».

GLI SCOOP E LE POLEMICHE Firma di spicco del quotidiano 'La Repubblicà, Giuseppe D'avanzo si spegne oggi a 58 anni. Laureato in filosofia, D'Avanzo era nato a Napoli nel 1953. Prima di approdare nel quotidiano del gruppo L'Espresso, aveva lavorato fino al 2000 al Corriere della Sera. Celebri le sue inchieste, molte delle quali realizzate in tandem con il collega Carlo Bonini. Ha firmato, tra i tanti, lo scoop sul Nigergate e sul rapimento di Abu Omar. E lui, inoltre, a rivolgere le «dieci domande» al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, partendo dalla festa di compleanno a Casoria dell'allora 18enne Noemi Letizia, per rimarcare le presunte incoerenze nella ricostruzione pubblica della vicenda. Con il cronista Attilio Bolzoni, esperto di mafia, D'Avanzo ha pubblicato 'Il Capo dei Capi. Vita e carriera criminale di Totò Riinà, da cui è stata tratta un'omonima miniserie tv trasmessa da Canale 5. Ma sono state soprattutto le sue inchieste a regalargli celebrità: scoop spesso conditi da dibattiti e polemiche. Da più parti e in più occasioni è stata infatti avanzata l'ipotesi che D'Avanzo e Bonini attingessero direttamente a fonti nel mondo degli agenti segreti. Nel 2006, il giornalista di Repubblica finisce anche al centro di un'interrogazione parlamentare dell'ex presidente emerito Francesco Cossiga all'allora ministro dell'interno Giuliano Amato in cui si avanzavano dubbi sui rapporti del cronista con il Sisde.

venerdì 29 luglio 2011

Bruno Deluca, guida alpina e gestore del rifugio Roda d Vael è morto precipitando dalla parete della ferrata Masaré


TRENTO 29 Luglio 2011 Bruno Deluca, guida alpina e gestore del rifugio Roda d Vael è morto questo pomeriggio precipitando dalla parete della ferrata Masaré, nel gruppo dolomitico del .
Catinaccio, in val di Fassa. Il corpo senza vita è stato recuperato dagli uomini del soccorso alpino e portato a valle, a Vigo di Fassa.

La vittima è il gestore del rifugio Roda di Vael. A perdere la vita Bruno Deluca, 48 anni, membro dal 1985 del Soccorso alpino Centro Fassa e guida alpina. Secondo una prima ricostruzione, Deluca dal rifugio si è incamminato assieme ad un amico lungo il sentiero che porta alla ferrata Masaré, quindi si è immesso a metà della ferrata. A questo punto, forse a causa di un malore, ha perso l'appiglio ed è precipitato nel vuoto. Dopo l'allarme lanciato dall'amico, sul posto è intervenuto l'elicottero dell'Aiut Alpin Dolomites con gli uomini del soccorso alpino che non hanno potuto che constatare il decesso dell'uomo

Marco Meneghelli 28 anni caduto in scooter muore in ospedale per il ritardo di 40 minuti dell'autoambulanza


PADOVA 29 Luglio 2011 Marco Meneghelli non c'è l'ha fatta. Il ventottenne originario di Monterosso di Abano (Padova) e residente a Mestrino si è spento nell'ospedale di Teramo nella mattinata di mercoledì. Troppo gravi le conseguenze della sfortunata caduta dallo scooter avvenuta nei pressi di Rotella, in provincia di Ascoli Piceno, nella notte di lunedì 19 luglio, e che lo ha fatto entrare subito in coma.

Era in vacanza da poche ore nella casa che la sua famiglia possiede nella località marchigiana. Quaranta minuti l'attesa per un'ambulanza con solo due infermieri e senza un medico a bordo. I genitori di Marco hanno deciso per la donazione dei suoi organi. «Io e il mio ragazzo eravamo arrivati sabato. Marco ci ha raggiunti in scooter domenica - racconta commossa la sorella Silvia - alle 2 di notte era andato a prendere un'altra coppia di suoi amici che arrivavano all'uscita dell'autostrada. Erano dietro di lui e l'hanno visto perdere il controllo, cadere e rotolare assieme al motorino».

La ruota dello scooter era slittata su una pozzanghera. Il mezzo è sbandato andando contro il cordolo a destra. Nell'impatto la gomma è scoppiata «Era l'unica pozzanghera in 10 chilometri, ci hanno detto i carabinieri». Indossava il casco Marco, ma si è rotto nell'urto, fortissimo, del capo sull'asfalto. «L'ambulanza è arrivata dopo 40 minuti che lui era sulla strada, dentro c'erano due infermieri e neppure un medico. Mio padre vuole che si sappia, perché non è giusto. Marco può essere morto anche per i soccorsi in ritardo. Poi andando verso Ascoli è stato spostato su un'altra ambulanza più specializzata. Io e il mio ragazzo siamo arrivati all'ospedale di Ascoli 20 minuti prima di lui. Per fortuna che il primo soccorso gli è stato prestato da un medico che era passato per caso».

Il giovane è apparso subito in pericolo di vita per il trauma cranio-facciale molto esteso che si era prodotto. Lunedì mattina è stato deciso il suo trasferimento nell'ospedale "Mazzini" di Teramo, più specializzato, dove l'altro ieri è deceduto.

Conosciutissimo a Monterosso, Marco aveva saputo il 2 luglio scorso che la Banca Antonveneta, per cui lavorava nella filiale di Mortise, lo aveva confermato a tempo indeterminato. Una giornata bellissima. Era il suo progetto di una vita autonoma che si compiva dopo la laurea in Economia aziendale a Padova e la specializzazione in comunicazione e marketing a Verona. Dove, per mantenersi agli studi, aveva anche lavorato. Da un anno, infatti, non viveva più nella casa dei genitori in via Ferro Pezzolo a Monterosso. Era andato a vivere da solo a Mestrino.

«Marco era amato da tutti. Tutti lo conoscevano, era un ragazzo stupendo. Lavorava in parrocchia, faceva volontariato alla sagra, l'animatore dei campi scuola». Belle è importanti le testimonianze dell'affetto e stima che lo circondavano. Giovedì della scorsa settimana la notizia delle sue condizioni aveva spontaneamente riempito la chiesa di Monterosso per una veglia di preghiera. Anche i suoi colleghi di lavoro si erano fermati di lavorare e raccolti in preghiera. «La settimana prima di andare in vacanza era anche diventato donatore di sangue Marco non era mai triste. Se aveva un problema non lo faceva vedere. Era sempre sorridente. Aveva una voglia di vivere che hanno in pochi. Lui tirava su il morale a tutti. Era pronto ad aiutare qualsiasi persona, anche il suo nemico». I genitori di Marco hanno deciso di donare i suoi organi. Il cuore è stato trapiantato a Cagliari, i reni all'Aquila, il fegato a Torino: «È stata una scelta difficile ma è quella che avrebbe fatto lui».

Stefano Raimondi 21 anni in vacanza in grecia muore per una rissa a MYKONOS


MYKONOS 29 Luglio 2011 Una lite forse per una bottiglia di vodka. Qualche parola di troppo, un paio di pugni e la vacanza di uno studente italiano di 21 anni, a Mykonos, in Grecia, con gli amici, è finita in tragedia. Il giovane è morto, ucciso pare, da un altro turista straniero. I suoi familiari, che erano in vacanza in Liguria, sono subito partiti per la Grecia. Vittima Stefano Raimondi, abitante a Ospitaletto Lodigiano. Un bel ragazzo dal sorriso solare, gli occhi limpidi e puliti.
La vacanza se l'era guadagnata perchè oltre a studiare Economia, lavorava dando una mano ai genitori che gestiscono un'azienda agricola. Ancora oscuri molti particolari della tragedia. Raimondi era arrivato sull'isola all'inizio della settimana in compagnia di un gruppo di amici. Secondo quanto riportano i media locali, ieri sera, insieme, a un'altra quindicina di connazionali si trovava in un night club per ascoltare musica dal vivo. Nello stesso locale c'era un altro gruppo di turisti stranieri. Forse avevano tutti bevuto un pò troppo, pare che ad un certo punto ci sia stata una contesa per accaparrarsi una bottiglia di vodka che girava tra i tavoli.
I due gruppi sono venuti alle mani. Sono volati spintoni, pugni e sulla testa di Stefano è calata con violenza proprio quella bottiglia di vokda. È morto poco dopo.
La notizia della morte dello studente è arrivata al suo paese, 1900 abitanti, dove si conoscono quasi tutti in mattinata. Stefano viveva con i genitori, che gestiscono un'azienda agricola, una sorella maggiore di 24 anni e un fratellino più piccolo, ancora alle elementari. Anche i suoi familiari erano in vacanza, pare in Liguria, ed è lì che li ha raggiunti la tragica notizia. La madre e la sorella sono subito partite per la Grecia.
«Un ragazzo educato, tranquillo, lo vedevo spesso quando andavo nello spaccio alimentare dei genitori, non riusciamo a spiegarci una tale tragedia», dice senza nascondere il suo sconcerto e il suo dolore Eugenio Ferioli, il sindaco di Ospitaletto Lodigiano. Ferioli è anche amico di famiglia e ha visto diventare grande Stefano che era andato ad abitare ad Ospitaletto da ragazzino con la famiglia. «Quando dava una mano nello spaccio stava alla cassa era gentilissimo - continua il sindaco - Mai una parola sopra le righe, del resto se fosse stato un tipo aggressivo la bottigliata in testa l'avrebbe data, non l'avrebbe presa».

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Pietro Posterano di 24 anni ed Eleonora Blasi di 25, sono rimasti uccisi in un maxi incidente sulla "Fondovalle del Noce"


POTENZA 29 Luglio 2011 Due ragazzi, Pietro Posterano di 24 anni ed Eleonora Blasi di 25, sono rimasti uccisi in un maxi incidente avvenuto la scorsa notte sulla "Fondovalle del Noce", la strada che

collega la Salerno-Reggio Calabria con Maratea. Nello scontro sono rimaste coinvolte tre vetture e un camion, e si contano almeno altri 11 feriti lievi.Secondo quanto si è appreso, i due giovani erano a bordo di un'automobile che, per cause in fase di accertamento, si è scontrata con un camion che viaggiava sull'altra corsia. La giovane è morta all'istante, mentre l'altro è morto poco dopo il suo arrivo nell'ospedale di Lagonegro, dove era stato trasportato con un'ambulanza del 118. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco. L'autista dell'autocarro è stato trasferito, sotto shock, all'ospedale di Lagonegro, mentre le altre dieci persone, tutte ferite in maniera non grave, sono state medicate sul luogo dell'incidente. I Carabinieri stanno facendo indagini e ascoltando testimoni per accertare le dinamiche dell'incidente. Posterano è figlio del vicesegretario generale della Camera dei Deputati.

giovedì 28 luglio 2011

Fiorenzo Fariconi, un bagnino che avrebbe compiuto quarant'anni tra pochi giorni perde la vita in un incidente


BAUNEI 28 Luglio 2011 Una nuova croce è stata piantata ieri lungo la 125-Orientale sarda, al chilometro 149,300, fra Lotzorai e Baunei, all'altezza del bivio di S'Imbrancamentu che porta verso la parte alta della frazione di Santa Maria Navarrese. La vittima è Fiorenzo Fariconi, un bagnino che avrebbe compiuto quarant'anni tra pochi giorni, il primo agosto. Fariconi, smontato il turno nel villaggio turistico Arbatax Park Resort, sulla sua potente Yamaha XT 600 Enduro tornava a casa dove l'attendevano la moglie e le loro due bambine. Erano quasi le 13 quando si è schiantato contro un pullman dell'Arst condotto da Tiziano Sio, 39 anni, di Orgosolo, che trasportava un solo passeggero. Il mezzo pubblico era partito da Baunei circa 8 minuti prima e si era già immesso nella parte sinistra della strada, che in quel tratto è in discesa, nel bivio di S'Imbrancamentu per raggiungere prima la località rivierasca navarrese e poi Tortolì. L'impatto con la moto è stato inevitabile e devastante tanto da provocare la morte del centauro. L'Anas poco dopo ha chiuso per alcune ore al traffico la strada in entrambe le direzione per consentire i soccorsi, e in attesa di spostare i mezzi coinvolti nello scontro il traffico è stato quindi deviato. Il personale del servizio 118 ha tentato a lungo di salvare la vita a Fiorenzo Farinconi. Purtroppo nemmeno l'arrivo di un elicottero per trasportarlo all'ospedale di Nuoro è servito, perchè l'uomo è morto a causa del gravissimo trauma riportato alla testa, e alle altre lesioni interne. Sul posto, per i rilievi di legge, sono intervenuti i carabinieri della stazione baunese, guidati dal luogotenente Salvatore Basile, e del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lanusei al comando del capitano Dario Pini. Il bagnino, dopo avere finito un turno di lavoro nella grande struttura ricettiva dell'Arbatax Park Resort, tornava a casa per il pranzo. L'Orientale Sarda è una strada in cui transitava tutti i giorni diverse volte e che conosceva bene. All'altezza del chilometro 149,300, al bivio di S'Imbrancamentu (si tratta di quello più alto, perché un altro si trova alcuni chilometro più avanti, nel tratto pianeggiante in direzione di Lotzorai) il motociclista è finito contro il pullman. Sarà l'inchiesta a chiarire se la responsabilità della tragedia sia da attribuire al mezzo pubblico o se la vittima viaggiava a velocità sostenuta tanto da non avere il tempo di controllare la pesante Yamaha in quel tratto particolarmente pericoloso. Fiorenzo Fariconi lascia la moglie Giovanna e due bambine di 10 e 4 anni. Sul luogo dell'incidente si sono recati tanti suoi compaesani e amici. Fra questi anche il sindaco Salvatore Corrias: «Era una persona seria e benvoluta, dedita al lavoro e alla famiglia. Tutta la comunità baunese è rimasta colpita da questo dramma e si stringe ai suoi familiari». I mezzi coinvolti nell'incidente sono stati messi sotto sequestro e il fascicolo con i dati rilevati dagli inquirenti è stato avviato al magistrato che ha aperto un'inchiesta. I funerali del motociclista potrebbero svolgersi domani a meno che la Procura non disponga che venga eseguita l'autopsia

Calogero Giardina, il ventiquattrenne ferito alla testa con un cacciavite lo scorso 17 luglio al culmine di una lite per una ragazza contesa è morto


Sciacca 28 luglio 2011 - Il minorenne che, brutalmente accecato dalla gelosia, ha colpito alla testa con un cacciavite Calogero Giardina (nella foto), deceduto oggi all’ospedale di

Sciacca, ha chiesto perdono per quello che ha fatto attraverso una lettera diffusa dal suo legale Diego Giarratana.

L’avrebbe scritta ieri, quindi prima della morte del 24enne di Canicattì. Ecco le sue parole:

“Dopo avere avuto il tempo e le condizioni per potere riflettere e pensare su quanto accaduto quella maledetta notte del 16 luglio ho capito quanto male ho commesso.
Sono consapevole di non avere il diritto di chiedere nulla a quanti stanno soffrendo in questo momento per le disperate condizioni di Calogero, ma sento la necessità, nonostante ciò, di chiedere perdono per quello che è successo. Forse nessuno potrà credermi ma non avevo intenzione di provocare tanto dolore e non potevo capire le conseguenza che le mie azioni potevano avere.

Non faccio che desiderare di potere tornare indietro nel tempo a quel maledetto sabato sera e desiderare di restarmene a casa così da impedire quello che è successo. Anche se non ne ho il diritto, prego ogni giorno affinchè le condizioni di Calogero migliorino e possa ritornare presto a casa ad abbracciare i suoi cari, in modo da diminuire il mio senso di colpa.

Forse nessuna di queste mie parole sarà ascoltata e forse nessuno crederà al mio pentimento, ma sento la necessità di esprimere tutto il mio dispiacere“.

Crocifisso Cammalleri, commerciante 52 enne di Gela, è morto a seguito di un incidente avvenuto nella zona industriale della città


Gela 29 Luglio 2011 Un altro lutto ha colpito inaspettatamente una famiglia in vista di Gela. Un incidente mortale si è verificato stamattina intorno alle 11 nella seconda strada della

zona Industriale di Gela. A perdere la vita è stato Crocifisso Cammalleri di 52 anni, un commerciante gelese molto conosciuto , titolare di una ditta di ceramiche che ha sede in via Venezia. Cammalleri stava viaggiando a bordo di una Fiat Idea di colore grigio metallizzato giudata da un amico, Franco Manfrè, imprenditore gelese e stava percorrendo la strada senza uscita del complesso industriale, dove avrebbe dovuto raggiungere un capannone per un appuntamento di lavoro. In quel momento un autoarticolato della ditta ‘La sicurezza’ stava uscendo da un altro capannone , in fase di retromarcia.

Il cambio automatico dell’autoarticolato si sarebbe inceppato e il giudatore, Salvatore Maganuco, non ha potuto fermare la corsa del grosso mezzo che avrebbe tagliato la strada alla vettura in corsa, colpendola nel lato passeggero dove sedeva Cammalleri. L’auto sarebbe stata trascinata per alcuni metri, arrestando la propria corsa su un canale di scolo delle acque piovane che sorge ai bordi dell’arteria. La dinamica al momento è al vaglio dei carabinieri della compagnia di Gela che hanno avviato le indagini ancora in fase di accertamento.

Di certo il lavoro dei militari sarà facilitato dalle immagini a circuito chiuso registrate da una delle tante telecamere piazzate nel sito della zona industriale dove sono ubicati i capannoni. L’allarme è stato lanciato dai dipendenti delle ditte che operano nel sito industriale. Sul posto è intervenuta l’ambulanza del servizio sanitario paramedico del 118. Crocifisso Cammalleri subito dopo l’impatto era vigile, ha parlato con gli operatori per qualche minuto ma quando è arrivato in ospedale le sue condizioni sono apparse subito gravi ai medici del servizio di pronto soccorso che hanno avanzato l’ipostesi di una emorragia interna in corso.

E’ morto subito dopo in ospedale, prima ancora che i medici potessero fare qualcosa per salvarlo. E’ finito in ospedale anche Franco Manfrè di 56 anni, fratello del consigliere comunale Giuseppe, ma è stato dimesso subito dopo, con una prognosi di pochi giorni. Gino ( questo era il nome usato dagli amici) Cammalleri era molto conosciuto in città, impegnato da anni nella rivendita di materiali e attrezzature edili e di pavimenti e rivestimenti in ceramica. Lascia la moglie e tre figli, uno dei quali, Daniele si trova in Brasile in vacanza dopo avere completato la sessione di esami alla facoltà di medicina. Amici e parenti si sono stretti attorno alla famiglia, davanti alla terza sala del servizio di pronto soccorso dell’ospedale, condividendo con i parenti un dolore mesto ma lancinante.
Alle 14.30 la salma è stata condotta all’obitorio, dopo il pronunziamento del magistrato che non ha disposto l’autopsia. Qualche polemica è sorta negli ambienti sanitari per il fatto che l’ambulanza viaggiava senza medico a bordo. Ed un altro incidente stradale si è verificato ieri sera in viale Indipendenza. Coinvolto un ciclista di 40 anni, Emanuele Gallo. L’uomo era in sella alla sua bici quando è stato urtato da un’auto (una Lancia Y), sbattendo violentemente contro il parabrezza della vettura. Adesso è in coma farmacologico nell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela: ha riportato fratture pluriframmentarie alle braccia e alle gambe.
Gino Cammalleri era voluto bene
il dolore composto di parenti e amici

Annachiara Zonta 35 anni Sbalzata dalla moto del fidanzato perde la vita


PADOVA 28 Luglio 2011 Una motociclista della provincia di Padova, Annachiara Zonta, di 35 anni, ha perso la vita questa mattina, sbalzata dalla
moto guidata dal suo fidanzato. La coppia faceva parte di un gruppo di una decina di motociclisti che, in provincia di Bolzano, viaggiava in direzione nord. La donna probabilmente è caduta a terra dopo che la Harley Davidson del fidanzato ha toccato il guard rail. Le sue condizioni sono apparse subito disperate e la donna è morta poco dopo il ricovero in ospedale.

Luca Manca, un uomo di 46 anni perde la vita in un incidente mortale con la sua moto


LECCE 28 Luglio 2011 Ancora sangue sulle strade del Salento. Era passata da poco la mezzanotte quando Luca Manca, un uomo di 46 anni originario di Arnesano ma da anni residente a
Bitonto, in provincia di Bari, alla guida di una Kawasaki 900 è uscito di strada, morendo praticamente sul colpo per le gravi ferite riportate. La moto stava percorrendo la San Pancrazio-Torre Lapillo in direzione Torre Lapillo. Giunto alla rotonda del quadrivio con Avetrana e Salice Salentino, il conducente non sarebbe riuscito ad evitare del tutto lo spartitraffico di immissione alla rotonda, toccandolo con la ruota anteriore.

Impossibile, a quel punto, completare la sterzata necessaria per restare in carreggiata: la moto ha proseguito la sua corsa urtando infine contro un paletto della segnaletica di sicurezza posta sul margine al rondò; l'uomo è finito a terra nell'area centrale del rondò, mentre la Kawasaki ha terminato la propria corsa a distanza di qualche metro. Poco più in là è stato rinvenuto il casco. La chiamata di soccorso è partita probabilmente da qualche automobilista in transito e i soccorritori (tra cui i Carabinieri della Radiomobile della Compagnia di Campi Salentina e della Stazione di Salice Salentino), giunti sul posto all'una, hanno potuto solo constatare il decesso del motociclista. Accertamenti sono ancora in corso per stabilire le cause esatte del sinistro e per verificare che i documenti di circolazione del motociclo fossero in regola.

Luca Pistone 35 anni e il figlio di 13 anni, perdono la vita in un tragico incidente mortale


VITERBO 28 Luglio 2011 Padre e figlio, il primo 35 anni, il secondo 13, entrambi di Civita Castellana (Viterbo), sono morti la notte scorsa in un incidente stradale, lungo la provinciale Quartaccio. Luca Pistone, questo il nome del papà, stava guidando la sua auto a forte velocità, e dopo aver sbandato varie volte, si è schiantato contro un albero: l'urto è stato violentissimo, e sia Luca che il figlio tredicenne, Daniele, sono morti sul colpo.
L'auto su cui viaggiavano Luca e suo figlio Daniele era una Citroen C3 di colore bordeaux, che è uscita di strada forse a causa dell'asfalto viscido per il temporale. In tutto il paese forte è la commozione per la tragica notizia: Pistone era infatti noto a molti per i suoi trascorsi da ex giocatore di rugby

Agostino Bova ex operaio fiat disperato uccide la moglie Margherita Carollo e spara la figlia poi si suicida.Grave la figlia 30 enne


PALERMO 28 Luglio 2011 Ha ucciso la moglie e ha sparato alla figlia, ora in gravissime condizioni. L'uomo, un 56enne di Termini Imerese (Palermo), si è poi tolto la vita. L'uomo si chiamava

Agostino Bova, la moglie Margherita Carollo, 51 anni. La figlia Ornella, 30 anni, è stata trasportata a Palermo in fin di vita con l'elisoccorso. La famiglia viveva nella zona della stazione di Termini Imerese, in via Navarra. Secondo le prime ricostruzioni l'uomo, che sarebbe incensurato, ha sparato alla moglie, poi ha inseguito nel corridoio la figlia, che ha cercato di fuggire, e infine si è puntato la pistola addosso e ha fatto fuoco. La moglie è morta subito; Bova poco dopo. La figlia sarebbe in fin di vita.

TRAGEDIA DELLA DISPERAZIONE Una tragedia divampata per la disperazione con alla base problemi economici e depressione causata dalla perdita del posto di lavoro: sarebbero queste le ragioni scatenanti del dramma familiare verificatosi oggi a Termini Imerese, dove Agostino Bova, un ex operaio licenziato un anno e mezzo fa dalla Fiat, ha ucciso la moglie, sparandole, ferito la figlia e poi si è ammazzato. L'uomo da tempo si arrangiava facendo piccoli lavoretti come il pescatore e il restauratore di mobili, dicono gli investigatori. La figlia, Ornella, colpita alla testa è riuscita a scappare in strada dove è stata soccorsa da una pattuglia della polizia nel frattempo chiamata dai vicini che avevano sentito i colpi di pistola. La polizia sta cercando di accertare, tra l'altro, se l'arma usata fosse regolarmente detenuta.

Si chiamava Santa Puglisi la 62enne trovata uccisa nella sua abitazione a Granozzo con Monticello (Novara)


NOVARA 28 Luglio 2011 Si chiamava Santa Puglisi la 62enne trovata uccisa nella sua abitazione a Granozzo con Monticello (Novara). Il cadavere è stato scoperto da una delle

figlie. Secondo le prime informazioni, la donna è stata uccisa a coltellate. Il cadavere è stato trovato da una delle figlie, Piera, che, dopo aver cercato la madre a telefono senza ottenere risposta, è andata nella sua abitazione. Il corpo della donna - secondo le prime informazioni - era in bagno con evidenti ferite da arma da taglio. Santa Puglisi abitava al piano terra di una casetta, in via San Rocco 4.

I Carabinieri del Comando provinciale di Novara hanno fermato la nuora di Santa Puglisi. La donna, Anna Cassano di 47 anni, è indiziata di omicidio. I Carabinieri - da quanto si è saputo - l'hanno fermata mentre tornava da una palestra. Secondo alcune indiscrezioni la donna, sulla quale fin da subito si erano concentrate le indagini dei carabinieri, avrebbe fatto qualche ammissione. Intanto, i militari hanno ritrovato l'arma del delitto, un coltello da cucina, utilizzato per colpire la vittima al collo e al petto. A chiarire le esatte cause della morte sarà l'autopsia che è già stata disposta per domani.

mercoledì 27 luglio 2011

RAGAZZO 15ENNE SI SUICIDA LANCIADOSI DALLA FINESTRA DI CASA SUA LASCIANDO UN BIGLIETTINO


Salerno, 27 Luglio 2011 E’ un ragazzo di 15 anni è morto nel primo pomeriggio a Salerno, dopo essersi buttato da una
finestra delle scale di casa sua. Secondo la procura, il ragazzo è precipitato da una finestra delle scale della casa dove abitava in piazza Nicotera, nel quartiere Torrione, tra il primo ed il terzo piano. Sul luogo è arrivata una volante della polizia ed il 15 enne è stato portato all’ ospedale «Ruggi d’ Aragona», dove è deceduto poco più tardi per la serietà delle lesioni interne e delle fratture riportate. In tasca gli è stato trovato un biglietto, consegnato alla famiglia, che spiegherebbe le motivazioni del gesto.

Alessandro Mosele, 35 anni UCCISO A MILANO, FIGLIA DI 3 ANNI: "PERCHÉ PAPÀ?"


MILANO - È passato sul corpo del motociclista «senza fermarsi», mostrando allo stesso tempo una chiara volontà di uccidere e l'intenzione di fuggire dopo il fatto, e non si è assunto in
alcun modo la responsabilità dei suoi gravissimi gesti, malgrado ci siano una serie di testimonianze che lo 'inchiodanò. Per questi motivi, il pensionato Vittorio Petronella, che due giorni fa ha inseguito, investito e ucciso un uomo dopo una banale lite in strada, è «socialmente pericoloso» e deve rimanere in carcere, nonostante abbia 71 anni. Lo ha deciso il gip di Milano, Enrico Manzi, che oggi, dopo aver interrogato per circa un'ora l'anziano - il quale ha cercato di giustificarsi parlando di un «tragico incidente» - ha convalidato il fermo e disposto la misura del carcere. Il giudice ha accolto in pieno l'impianto accusatorio formulato dal pm Antonio Sangermano, che coordina l'inchiesta, ordinando che Petronella, ex dirigente commerciale di un'azienda, resti a San Vittore con l'accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

La legge prevede che per gli ultrasettantenni non si possa disporre il carcere, se non in casi di eccezionale gravità. E il giudice ha ritenuto che questo sia uno di quei casi, valutando anche come «eccezionalmente pericoloso» il comportamento di Petronella. Stando alle indagini, lunedì, verso le 15:30, Petronella e il motociclista, Alessandro Mosele, 35 anni, avevano litigato al semaforo tra viale Doria e via Palestrina, perchè il pensionato avrebbe tagliato la strada al 'centaurò. Tra i due erano volati sputi e insulti e l'anziano aveva deciso di inseguire Mosele anche contro mano in viale Doria, fino a che non lo aveva centrato in pieno con la sua macchina. L'uomo aveva tentato di resistere aggrappato alla targa dell'auto e poi era finito sotto le ruote. Davanti al gip, Petronella, assistito dall'avvocato Pier Paolo Pieragostini, lo ha descritto come un «tragico incidente», ribadendo di aver «perso la testa nell'inseguimento», ma che la sua intenzione non era di uccidere. E spiegando, inoltre, di essersi ritrovato il motociclista davanti all'auto, dopo che probabilmente lui aveva colpito un cordolo sbandando, e di non aver potuto evitarlo. Tesi che non ha convinto affatto il giudice che, nel suo provvedimento, ha fatto riferimento a quattro testimonianze di persone che erano in strada quel giorno e che hanno parlato tutte in modo chiaro dell'auto del pensionato lanciata di proposito contro il motociclista. Il gip, inoltre, ha valutato che Petronella, dopo aver colpito la moto, non si è fermato ed è passato sopra il corpo di Mosele, addirittura accelerando, come riportano alcune testimonianze, e poi 'abbozzando' una fuga. Gli inquirenti dovranno anche accertare se il pensionato sia addirittura passato una seconda volta sul corpo del motociclista, come risulterebbe da alcuni racconti. Il giudice, infine, nelle motivazioni, ha anche ricordato che l'anziano dopo avere investito Mosele è andato dritto con la sua auto contro una ciclista che si trovava in strada, ferendola ad una gamba.

"PERCHE' PAPA'?" Viola ha 3 anni e ha perso il suo papà, ucciso per strada a Milano, per uno sputo all'automobilista con cui stava litigando al semaforo. Un uomo anziano, che non ha avuto scrupoli a investire due volte Alessandro Mosele, in sella al suo scooter. Il padre di Viola è morto così, per un motivo futile, che la madre della piccola e il suo nuovo compagno stanno cercando di farle capire. Ma non lo capiscono nemmeno loro. E Viola continua a chiedere: «Perché hanno ucciso il mio papà? Adesso come fa, dalle nuvole, a chiamarmi come faceva sempre?». Ci provano gli adulti a spiegarle che il suo 'papone' è sempre con lei, eppure non tornerà più. Il convivente della madre ha scritto una lettera-appello a Pisapia: «Sono il convivente di Stefania Notari, madre di Viola: viviamo sotto lo stesso tetto e siamo tutti e tre distrutti. Viola ha 3 anni e suo padre, Alessandro Mosele, è stato ucciso ieri da un vecchio pazzo in via Andrea Doria. Continua a chiedere: "Perché il mio papone è stato ucciso?" Abbiamo scelto di dirle la verità su consiglio di una psicologa infantile. Sono quasi le due di notte e non dormiamo... Speriamo di non essere gli unici a non dormire. Speriamo che quel criminale marcisca nelle patrie galere, ma nutriamo forti dubbi».
«Sono curioso di vedere - prosegue la lettera inviata a Pisapia - se la nuova Amministrazione si muoverà per una piccola rimasta orfana di padre». Un padre, spiega Fino, sempre presente per la sua bambina. e specifica che la famiglia non vuole «né elemosina né pietà: non siamo 'bisognosi', ci vogliamo bene. Quello che chiediamo a gran voce, quello che pretendiamo, è la dovuta giustizia».

Baldi e Imad Merouane, lei pratese di 23 anni lui imbianchino, marocchino di 28 anni uccisi da furia omicida


PRATO 27 luglio 2011 Uccisi a colpi di coltello e fucile, vittime di una furia sanguinaria che ha lasciato tracce anche sul soffitto. È questa l'ipotesi che sembra prendere corpo tra
gli inquirenti che da ieri indagano sulla morte di Sara Baldi e Imad Merouane, lei pratese di 23 anni che studiava per diventare infermiera, lui imbianchino, marocchino di 28. Abitavano insieme al primo piano di via Ariosto 17 a Prato, e lì ieri mattina sono stati trovati ormai senza vita dal padre di Sara, distesi su un materasso nel soggiorno. Vicino c'era una valigia che avevano preparato per una breve vacanza in montagna. Oggi i carabinieri hanno sequestrati due fucili da caccia, appartengono a Roberto Baldi, padre della giovane. Li aveva nella sua abitazione, al piano terreno dello stesso stabile, sotto alla casa della figlia, regolarmente denunciati visto che l'uomo è un cacciatore. Baldi è stato sottoposto al guanto di paraffina. Al momento tuttavia, secondo quanto si apprende, non ci sono indagati nè ipotesi di reato definite. A dare una svolta al caso, che però ha ancora tutti i contorni di un giallo, sono stati oggi i primi esiti dell'autopsia: difficile immaginare un omicidio-suicidio o una lite degenerata nel sangue, le prime ipotesi circolate ieri, viste le ferite da arma da fuoco trovate sui cadaveri. In particolare, per il medico legale Alberto Albertacci la ferita sulla testa di Imad è compatibile con un'arma da fuoco, forse un fucile a pallini. Lo stesso per il colpo sul petto di Sara, vicino al cuore. La coppia è morta intorno all'una di notte, Sara poco prima di Imad. A insospettire gli inquirenti - i titolari dell'inchiesta sono i pm Eligio Paolini e Roberta Pieri - anche l'assenza di testimoni o vicini di casa che abbiano sentito urla e rumori e la mancanza di segni di scasso sulla porta dell'appartamento. Altri chiarimenti potrebbero venire dal sopralluogo del Ris di Roma previsto in serata in via Ariosto: dovranno ricostruire la scena del delitto esaminando le tracce di dna e le inclinazioni degli schizzi di sangue sulle pareti. La famiglia Baldi ha già sofferto una morte violenta: trent'anni fa il cugino di Roberto, Stefano, fu ucciso a soli 24 anni dal mostro di Firenze insieme alla fidanzata Susanna Cambi, 26 anni. La sera del 22 ottobre 1981 si erano appartati in macchina in una strada di campagna vicino a Calenzano (Firenze) e non riuscirono a sfuggire alla Beretta calibro 22. Fu la terza coppia uccisa dal mostro che poi colpirà fino al 1985, uccidendo complessivamente 16 giovani.

Assunta Liguori. Susy perde la vita in cina.Choc a Napoli


NAPOLI 27 Luglio 2011 Un sorriso che mette allegria, che fa trasparire tutta la voglia di vivere di Sissy. Già, si faceva chiamare così Assunta Liguori. Susy forse era un
diminutivo troppo banale per una studentessa di 22 anni innamorata di un mondo particolare come quello orientale. Meglio fare il verso alla famosa Principessa Sissi, ma con un tocco più personale: Sissy, come ha scritto in poche righe via mail a Leggo la sorella Federica, 19 anni, appena diplomata ma distrutta da un dolore inimmaginabile. Il destino infatti è stato davvero infame con questa napoletana di Casandrino dai tratti somatici tipici della bella gente del Sud. Uno schianto fatale, su un treno ad alta velocità della lontanissima Cina, dove Assunta sarebbe stata in vacanza fino a settembre. E una famiglia che scoppia in lacrime, che vede infranti i sogni di gioventù e la sete di conoscenza della loro figliola che collezionava tutti 30 e 29 all’università per imparare arabo, inglese, cinese tra un passo e l’altro di danza. Sperando poi di viaggiare per sempre grazie alla carriera diplomatica.

Alessandro De Vito 39 anni barista, muore dopo il bagno in piscina all'hotel Bembo in corso Europa a Bibione


PORDENONE 27 luglio 2011 E' morto per una congestione, anche se il medico legale ha riscontrato una ferita sulla sua testa. Un barista di Sacile (Pordenone), Alessandro De Vito, avrebbe compiuto 39 anni venerdì ma è

morto alle 2 della scorsa notte dopo un bagno in piscina. È successo all'hotel Bembo in corso Europa a Bibione (Venezia), come riporta Il Gazzettino. De Vito si sarebbe sentito male per una congestione, ma sul suo capo il medico legale ha riscontrato una ferita. Accortisi del malore, alcuni amici che si trovavano a bordo vasca lo hanno soccorso, in attesa del 118. Per l'uomo non c'è stato nulla da fare. I funerali di De Vito verranno celebrati in duomo a Sacile venerdì alle 16.

martedì 26 luglio 2011

Stefano Abbondanza, 48 anni si schianta con la sua moto contro un auto perdendo la vita.Lascia 4 figli


Ravenna, 26 luglio 2011 Ha cessato di vivere alle 23,45 di ieri sera al Bufalini di Cesena, Stefano Abbondanza, 48 anni, originario di Cesenatico ma residente a Cervia in viale Capricorno. Lascia la moglie e quattro figli. L'uomo, alle 22, era in sella alla propria Yamaha 250 sulla statale Adriatica, all'altezza di Zadina e viaggiava in direzione Ravenna, quando è rimasto coinvolto nel tragico incidente.

Secondo una prima ricostruzione, effettuata dalla polstrada di Cesena, una Volvo condotta da un cervese di 59 anni, che viaggiava nella stessa direzione, si era fermata in una piazzola sul margine destro poi è rientrata sulla Statale e lì c'è stato l'impatto con il motociclista che stava arrivando e che poi è scivolato per una ventina di metri. Subito le sue condizioni sonoa apparse molto gravi; ha cessato di vivere quasi due ore dopo all'ospedale di Cesena. Il conducente della Volvo è stato sottoposto al test alcolemico ma senza esito particolare.

Capricorno. Lascia la moglie e quattro figli. L'uomo, alle 22, era in sella alla propria Yamaha 250 sulla statale Adriatica, all'altezza di Zadina e viaggiava in direzione Ravenna, quando è rimasto coinvolto nel tragico incidente.

Secondo una prima ricostruzione, effettuata dalla polstrada di Cesena, una Volvo condotta da un cervese di 59 anni, che viaggiava nella stessa direzione, si era fermata in una piazzola sul margine destro poi è rientrata sulla Statale e lì c'è stato l'impatto con il motociclista che stava arrivando e che poi è scivolato per una ventina di metri. Subito le sue condizioni sonoa apparse molto gravi; ha cessato di vivere quasi due ore dopo all'ospedale di Cesena. Il conducente della Volvo è stato sottoposto al test alcolemico ma senza esito particolare.

E.M. 55 ANNI COLPITO DA MALORE MENTRE GUIDAVA.HA PERSO LA VITA


MODENA 26 lUGLIO 2011 Un uomo di 55 anni, E.M., è stato molto probabilmente colto da un malore mentre era alla guida della sua Fiat Punto ed è morto in un incidente stradale intorno alle 9.15 a Mirandola, nel Modenese. L'auto è uscita di strada finendo nel fossato. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 ma non è stato possibile rianimare il 55enne. L'autopsia disposta dal pm Pasquale Mazzei stabilirà le esatte cause del decesso.

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SCONTRO TRA CAMION MUORE UN RAGAZZO GIOVANE


PAVIA 26 Luglio 2011 Incidente mortale, alle 10.27, sulla strada provinciale 194 all'altezza di Candia Lomellina, in provincia di Pavia. Nello scontro tra un articolato e un'auto ad avere la peggio è stato il giovane alla guida della Fiat 500. Il ragazzo, tra i 25-30 anni, ha urtato il camion incastrandosi sotto al mezzo pesante. L'autista del camion, sotto shock, è stato trasportato in ospedale a Mortara in codice verde. Inutili, invece, rende noto l'Areu, i soccorsi per il giovane, deceduto sul luogo dell'incidente. Sul posto Croce Rossa Mortara, Elisoccorso 118 Alessandria, vigili del fuoco e carabinieri.

ragazza madre di 35 enne si suicida nel lago di CASTEL GANDOLFO


ROMA 26 Luglio 2011 È stato identificato il cadavere della donna trovato nelle acque del lago di Castel Gandolfo. Si tratta di una trentacinquenne di Frascati. In merito alle cause delle morte si ipotizza un suicidio. Secondo quanto si è appreso la donna era sposata ed aveva partorito una settimana fa e probabilmente era affetta da una depressione post-parto.
La giovane, che non sapeva nuotare, era uscita di casa questa mattina e indossava, al momento del ritrovamento, un reggiseno, un paio di fuseaux e delle scarpe da ginnastica. Il suo corpo è stato ritrovato in un'ansa tra le sterpaglie, trasportato probabilmente dalla corrente del lago.

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Raffaele Crispino, 37 anni, ex guardia giurata si barrica in hotel sparandosi un colpo alla testa



COMO 26 Luglio 2011 La polizia era andata ad arrestarlo, perché era evaso dagli arresti domiciliari. Ma Raffaele Crispino, 37 anni, ex guardia giurata di Malgesso (Varese), non voleva tornare in carcere. Così, alla vista dei poliziotti, si è barricato in una stanza dell'hotel Ibis di Grandate, nei pressi dell'uscita autostradale di Como Sud. Inutili sono state le parole di polizia e carabinieri: Crispino non ha accettato le loro richieste di consegnarsi, e si è tolto la vita sparandosi in testa.
La storia scioccante è avvenuta questa mattina. Il 37enne, era ai domiciliari per una rapina risalente al 18 ottobre scorso: era accusato di aver rapinato la pistola ad un ex collega. E proprio ieri a Varese è stata messa a segno una rapina-fotocopia ai danni di un'altra guardia giurata: quando la polizia ha effettuato i controlli, è risultato che Crispino non era più agli arresti domiciliari. Poi la tragica fine.

UN SOLO COLPO, IN TESTA Ha sparato solo una volta e contro di sè, l'uomo che stamattina si è barricato in albergo e poi si è ucciso. Il colpo sentito dagli agenti che erano andati a bussare alla sua porta non era quindi un gesto di avvertimento nei loro confronti. È quanto emerge da una prima ricostruzione di quanto accaduto stamattina all'hotel Ibis di Grandate. Sul posto sono ancora in corso i rilievi della polizia scientifica e della magistratura per fare pienamente luce sugli ultimi momenti di vita dell'uomo, Raffaele Crispino, 37 anni, ex guardia giurata. Gli agenti sono andati a bussare alla porta della stanza di albergo alle 7,40. Quando hanno sentito il colpo di pistola hanno dato l'allarme e l'hotel è stato evacuato e circondato dalle forze dell'ordine. Alle 10,40 c'è stata l'irruzione e l'ex guardia giurata è stata trovata morta.
Dopo aver sentito il colpo di pistola e aver fatto evacuare gli ospiti dell'hotel, la polizia ha più volte fatto suonare il telefono della stanza in cui l'uomo si trovava per iniziare una trattativa. È stata avvisata anche la moglie che lo ha chiamato ripetutamente sul cellulare. Tutti tentativi senza risposta che hanno fatto ritenere che Raffaele Crispino fosse intenzionato a non cedere. Quindi è stata decisa l'irruzione. Ma l'uomo era già morto, se tutta la ricostruzione verrà confermata, da tre ore. Tra i clienti dell'Hotel Ibis, quasi tutti turisti nordeuropei, in pochi hanno fatto in tempo a capire cosa stesse realmente accadendo. Quasi nessuno, a quanto si è appreso, ha invece sentito il colpo di pistola sparato alle 7,40.

NELL'HOTEL C'ERANO 200 CLIENTI Sta tornando alla normalità l'attività nell'hotel Ibis (Gruppo Accor) di Grandate, dove stamattina un uomo, Raffaele Crispino, si è barricato e ucciso. In quel momento in albergo c'erano 198 clienti, che sono stati tutti fatti uscire dalle loro stanze, e 4 dipendenti. Nelle tre ore prima della conclusione della vicenda con il ritrovamento del corpo senza vita della ex guardia giurata, gli ospiti dell'albergo sono rimasti nella hall, ad eccezione di quelli che dovevano partire o di altri che hanno preferito allontanarsi. Molta la preoccupazione, ma non ci sono stati momenti nè di panico nè di confusione. Quando gli agenti hanno accertato la morte dell'uomo, i clienti sono potuti tornare nelle loro stanze. Solo il primo piano, dove si trova quella che era stata occupata da Crispino, è rimasta chiusa per consentire alla polizia scientifica e alla magistratura di completare gli accertamenti.

lunedì 25 luglio 2011

Antonio Somenzi, pensionato di 65 anni perde la vita mentre usavo un piccolo scavatore, cadendo battendo la testa


PONTREMOLI 25 Luglio 2011 Stava lavorando nel suo appezzamento ad Arzelato, frazione di Pontremoli (Massa Carrara), con un piccolo escavatore cingolato quando, per

cause ancora da accertare, il mezzo si è rovesciato facendolo precipitare in un dirupo di 5 metri. Antonio Somenzi, pensionato di 65 anni, ha battuto la testa ed è morto.
L’uomo era originario di Mantova e aveva lavorato per la motorizzazione di La Spezia. Aveva ristrutturato un’abitazione in Toscana dove passava le estati con la moglie e la figlia. A dare l’allarme proprio la consorte, che non vedendolo rientrare ha chiesto aiuto a conoscenti per cercarlo. A trovare il corpo uno di loro.

Daniele Inzaina, 28 anni, muratore di Olbia si schianta con la moto davanti casa perdendo la vita


OLBIA.25 Luglio 2011.Come una bomba. Il boato dello schianto ha buttato giù dal letto tutto il quartiere. La moto imbizzarrita che si infila sul muro, rimbalza, si impasta su un
palo. La vita di Daniele Inzaina, 28 anni, muratore di Olbia, si spegne sull'asfalto. Tradito da un bolide che non conosceva, da cavalli nemici, difficili da domare. Tutta da chiarire la dinamica dell'incidente che ha spento l'esistenza del giovane.

Si è schiantato con una Yamaha Fazer gt 1000 in via Barcellona alle 3 di notte. Forse il giovane rientrava a casa, abitava a meno di 100 metri dal punto dello scontro. È certo che i genitori e la sorella con cui Daniele viveva hanno sentito lo schianto.

Inzaina ha perso il controllo della moto, forse disturbato da un'auto che arrivava in senso opposto. Ha urtato con la ruota il marciapiede, altri 10 metri in avanti caracollando nella missione impossibile di riconquistare l'assetto di guida, poi lo schianto devastante contro un muro di cemento armato. E la fine della corsa contro un palo della luce.

Nell'impatto la moto ha buttato giù anche una parte del muro che faceva da pilastro per un cancello scorrevole. Il palo è piegato alla base, in alto penzola il lampione. Effetti collaterali di uno schianto violento. Per terra ancora le tracce del sangue.

Il ragazzo indossava il casco, ma non è bastato per salvargli la vita. Sul posto sono accorsi subito anche parenti e amici di Inzaina, dopo un istante hanno capito che il giovane riverso sull'asfalto era Daniele. Un atroce gioco del destino. Il dolore ha travolto i sentimenti.

Subito sono arrivati i volontari del 118. Inutili i tentativi di rianimare il giovane, troppo gravi le lesioni riportate nello schianto. Inzaina è morto prima del suo arrivo al pronto soccorso del Giovanni Paolo II.

A fare i rilievi sul posto gli agenti della polizia stradale, guidati dal comandante Andrea Chiminelli, che hanno lavorato a lungo per ricostruire la dinamica dell'incidente.

Il punto in cui si è schiantata la moto, nel tratto di via Barcellona tra via Cimarosa e via Zandonai, è in curva. La strada si restringe ed è molto trafficata a qualsiasi ora del giorno e della notte. Sul posto dell'incidente anche gli uomini di «Sicurezza e ambiente», che hanno lavorato con attenzione per rendere percorribile la strada.

La mattina dopo sul luogo dello schianto è una mesta processione. La casa di Inzaina è appena dietro. In tanti, dopo avere dato conforto alla famiglia, si affacciano su via Barcellona per cercare di capire cosa possa essere accaduto. Davanti al pilastro abbattuto nello schianto gli amici continuano a discutere. Cercano di capire cosa possa essere successo. Ma c'è anche chi rimane in silenzio. Porta una rosa bianca. La stringe al palo che ha spezzato la vita del giovane. Nasconde il dolore dietro gli occhiali neri. Forse prega, immobile. Intorno un via vai di giovani increduli che non si ferma. Daniele aveva una grande passione per le moto, da sempre. Ma la Yamaha 1000 con cui ha perso la vita non era sua. L'aveva avuta in prestito da un suo amico.

Il giorno dopo la notizia si diffonde veloce. Il dolore corre sul suo profilo di Facebook di Daniele. Per tutto il giorno gli amici scelgono il muro virtuale della rete per raccontare l'incredulità e lo smarrimento davanti alla scomparsa improvvisa di Daniele. Post dopo post raccontano l'esistenza di un giovane di 28 anni legato agli amici, alla famiglia, alla vita.
Il magistrato non ha disposto l'autopsia. Stasera ci saranno i funerali del ragazzo. Il corteo partirà alle 16.45 dall'ospedale Giovanni Paolo II e la cerimonia si svolgerà nella chiesa di San Simplicio.

Franco Palermo perde la vita a causa dell'esplosione di una scatola di fuochi d'artificio


Cosenza 25 Luglio 2011.Il proprietario di un ristorante di Acquappesa, Franco Palermo, è morto nella notte a seguito dell'esplosione di una scatola contenente fuochi d'artificio mentre nel locale c'era un matrimonio in corso. Alla fine dei festeggiamenti, l'uomo avrebbe tentato di accendere i giochi pirotecnici. Per cause in corso di accertamento, la scatola sarebbe però esplosa, ferendo gravemente l'uomo, morto poco dopo. Il corpo dell'uomo è stato portato nell'obitorio dell'ospedale di Cetraro

Rosa Consoli, trentunenne, originaria di Misterbianco, ma residente a Troina, è morta a causa di un incidente avvenuto ieri sulla strada 575


Troina (Catania) 25 Luglio 2011.E’ morta la giovane trentunenne, Rosa Consoli, casalinga originaria di Misterbianco, ma residente a Troina, che ieri sera è rimasta coinvolta in un
incidente, sulla strada 575 che da Troina porta a Catania. La giovane viaggiava a bordo dello scooter guidato dal marito, che é rimasto ferito. Probabilmente a causa di un altro incidente, che si era verificato qualche ora prima, il traffico era già in tilt. Un’auto, alla cui guida c’era un uomo di cui non sono state diffuse le generalità, ha colpito lo scooter nel corso di un inversione di carreggiata, investendo in pieno il ciclomotore sul quale viaggiava la Consoli e un altro scooter sul quale viaggiava un’altra coppia che però non ha riportato ferite gravi. La donna è stata trasportata in elisoccorso all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, dove è morta.

Daniele De Stefani, ha perso la vita e due suoi figli minorenni che viaggiavano in auto con lui sono rimasti gravemente feriti


TREVISO 25 Luglio 2011 Un uomo di 46 anni di Rovarè di San Biagio di Callalta (Treviso), Daniele De Stefani, ha perso la vita e due suoi figli minorenni che viaggiavano in auto con lui sono rimasti gravemente feriti poco prima delle 13 in un incidente stradale avvenuto lungo la Postumia non lontano dalla loro abitazione. I giovani sono stati estratti dalle lamiere dai vigili del fuoco di Treviso e trasportati d'urgenza al Ca' Foncello. Ancora non è chiara la dinamica della tragedia che ha visto coinvolti un'altra automobile e un camion finito fuori strada. Sul posto anche la polizia locale di San Biagio

Schianto in moto, muore Nicola Martinelli a 19 anni.


Castellammare.(Napoli) 25 Luglio 2011 Perde il controllo della moto di grossa cilindrata su cui viaggia e muore. Il fatto e' accaduto alle 4,30 di questa mattina a
Castellammare di Stabia, nel napoletano. In via Acton i carabinieri sono intervenuti dopo la segnalazione di un grave incidente stradale. Nicola Martinelli, 19 anni, alla guida di una Honda Transalp, da solo, per cause in corso di accertamento, e' scivolato a terra, senza urtare altri veicoli.

Soccorso dal 118, il giovane per le lesioni subite e' deceduto durante il trasporto in ospedale. Il ragazzo indossava un casco 'a scodella' non omologato ed era senza patente. La salma e' stata affidata ai familiari. La moto e' stata sequestrata

INCIDENTE IN CINA, 22ENNE NAPOLETANA ASSUNTA LIGUORI TRA LE VITTIME


ROMA 25 luglio 2011 La Farnesina ha confermato la presenza di un italiana tra le vittime dell'incidente ferroviario avvenuto la sera di sabato 23 luglio sulla tratta Hangzhou-Wenzhou. I familiari della

22enne napoletana Assunta Liguori hanno riconosciuto la salma della giovane, assistiti dalle Autorità consolari. La ragazza era nata a Napoli nel 1989. Nell'incidente, rende noto la Farnesina, è inoltre rimasto ferito il connazionale Giovanni Pan, nato a Grosseto nel 1988 e di origine cinese, ora ricoverato presso l'ospedale di Wenzhou. La Farnesina, che attraverso il Consolato Generale a Shanghai ha mantenuto, in queste ore, costanti contatti con le competenti Autorità cinesi, per seguire da vicino gli accertamenti relativi all'identità dei cittadini italiani coinvolti nell'incidente, continuerà a fornire ogni utile assistenza al connazionale ferito e alle due famiglie

MUORE MOTOCICLISTA 35ENNE. FORSE UNA LITE IN STRADA


MILANO 25 Luglio 2011 Potrebbe essere avvenuto in seguito a una lite l'incidente mortale avvenuto questo pomeriggio all'angolo tra via Doria e via Montepulciano, dove un
motocilista di trentacinque anni ha perso la vita dopo lo schianto con un'auto. Al momento, però, la Polizia Locale indaga per delineare meglio la dinamica dell'incidente e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo su quanto accaduto.
Al termine dei rilievi, intanto, negli uffici della municipale si è presentato il pm e gli interrogatori sono tuttora in corso. Secondo le prime indiscrezioni si sa solamente che il conducente dell'auto dovrebbe aver inseguito il trentacinquenne dopo essere stato insultato. Coinvolta anche una donna di 33 anni, investita mentre si trovava in sella alla sua bicicletta e trasportata in codice giallo all'ospedale Niguarda. Il motociclista è deceduto nella clinica Città Studi, dove è stato trasportato in codice rosso nel vano tentativo di rianimarlo. Quasi del tutto illeso l'automobilista, soccorso in codice giallo al Fatebenefratelli.

David Tobini 28 anni paracadutista in missione in Afganistan perde la vita, feriti altri 2 soldati


KABUL 25 Luglio 2011 Un parà morto e altri due feriti, di cui uno in fin di vita: a meno di una settimana dall'attacco in cui è rimasto ucciso il geniere Roberto Marchini, l'Italia paga l'ennesimo tributo alla guerra in

Afghanistan. Stavolta però non è stato un ordigno artigianale, i micidiali Ied che infestano le strade dell'Afghanistan, ad uccidere il primo caporal maggiore David Tobini: il parà di 28 anni in forza al 183esimo reggimento 'Nembò di Pistoia - uno dei reparti d'elite dell'Esercito - è morto al termine di una lunga battaglia che si è combattuta casa per casa a Khame Mullawi, villaggio nei pressi di Bala Murghab. La zona è tristemente famosa per i nostri militari: nello sperduto avamposto a 170 km ad ovest di Herat, feudo di talebani e trafficanti di droga, dove le forze della coalizione sono asserragliate in una struttura che era appartenuta all'Armata Rossa chiamata 'Fort Apachè, sono già caduti tre militari: gli alpini Massimiliano Ramadù, Sergio Pascazio e Luca Sanna. Nella battaglia costata la vita a Tobini sono rimasti feriti anche altri due militari: il caporal maggiore scelto Simone D'Orazio - alla terza missione all'estero dopo Sudan e Libano - e il caporale Francesco Arena.

Quest'ultimo ha riportato ferite lievi ad un braccio mentre D'Orazio è in fin di vita: colpito all'addome, il paracadutista è stato operato nell'ospedale americano di Kandahar dove gli è stata asportata la milza. L'attacco è avvenuto alle 4.15 di mattina: i militari italiani assieme a quelli afghani avevano appena concluso un' operazione congiunta di perlustrazione e rastrellamento in uno dei tanti villaggi della valle. Intervento che, ha spiegato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, si era concluso «positivamente» visto che i paracadutisti avevano trovato gli ordigni e il materiale esplosivo la cui presenza era stata segnalata dall'intelligence. All'uscita del villaggio è scattato l'assalto dei talebani, che hanno fatto fuoco sui militari italiani uccidendo il caporal maggiore Tobini e ferendo D'Orazio. A quel punto i paracadutisti hanno cercato riparo in alcune abitazioni, per mettere al sicuro i feriti, ma sono stati nuovamente presi di mira dagli insorti posizionati in altre case che non erano state controllate. Ed è in questo secondo attacco che è rimasto ferito Francesco Arena.

Dopo quello che il ministro della Difesa definisce un «periodo non breve», sono intervenuti gli elicotteri e gli aerei della coalizione internazionale, che hanno bombardato la zona. Solo a questo punto i militari italiani sono finalmente riusciti ad evacuare la zona e a mettersi al riparo. «David era una persona squisita, un ragazzo semplicissimo che amava il suo mestiere - dice affranta la zia - non si può morire così a 28 anni. Non è giusto». La donna ricorda che per David questa era la seconda volta in Afghanistan e quando rientrò dalla prima missione la prima cosa che raccontò è che «in quella terra c'è troppa miseria». Sul suo profilo Facebook, il parà non parla invece dell'Afghanistan, raccontandosi come un amante dei Doors e dei Queen e limitandosi a definire così il suo lavoro: «attività: corpi speciali». Vicinanza alla famiglia del caporalmaggiore è stata espressa dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è fatto ancora una volta interprete della «gratitudine e del profondo cordoglio» del Paese.

Il quarantunesimo morto italiano dall'inizio della missione in Afghanistan, ha riaperto però lo scontro politico sull'opportunità della permanenza nel paese. Con Idv, Sel, Verdi e Rifondazione che tornano a chiedere il ritiro immediato dei nostri contingenti e la maggioranza che tenta di fare quadrato in vista del voto sul rifinanziamento delle missioni sperando che la Lega non giochi brutti scherzi. «Provo rabbia per una missione che non condivido e non comprendo» ha ribadito anche oggi non a caso il ministro Roberto Calderoli, assicurando però il suo voto «per senso di responsabilità». Per La Russa, però, «non è il momento del lutto quello giusto per discutere le ragioni della nostra presenza in Afghanistan. Ci sono altri momenti per discutere e della politica interna in generale e delle ragioni perchè siamo nelle missioni internazionali di pace. Oggi è solo il giorno del cordoglio».

UCCISO IN ZONA TRAFFICO DROGA «Ho parlato con il ministro della Difesa e mi ha detto che la zona dove è caduto è un avamposto nuovo, tra l'altro molto implicato anche nel traffico di droga». Lo ha riferito il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al termine di una visita ai genitori di David Tobini, il paracadutista ucciso in Afghanistan. «L'Esercito italiano sta cercando di effettuare controlli e rastrellamenti - ha aggiunto il sindaco - per scongiurare anche questo traffico».

IL CORDOGLIO DI BERLUSCONI, FINI E SCHIFANI «Siamo vicini alla famiglia del paracadutista caduto in Afghanistan e a quelle dei due militari rimasti feriti nell'agguato. A tutti i nostri soldati impegnati nelle operazioni di pace contro il terrorismo rinnoviamo la gratitudine del Governo e del Paese», ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una dichiarazione. «Ancora un sacrificio dell'Italia sull'altare per la difesa della pace e della libertà in Afghanistan. Il nostro Paese anche se sta pagando costi altissimi resta e resterà sempre schierato a tutela della democrazia», ha aggiunto il Presidente del Senato Renato Schifani, nel messaggio di cordoglio al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate, per la morte del Primo Caporal Maggiore paracadutista, David Tobini. «Questo ennesimo tributo di sangue - aggiunge Schifani - provoca in tutti noi un immenso dolore. A nome mio personale e dell'intera Assemblea di Palazzo Madama giungano ai familiari del Caduto i sensi del più profondo e sincero cordoglio, e ai militari feriti la mia più affettuosa vicinanza». Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini ha espresso il suo cordoglio per l'accaduto. L'Italia, ha detto Fini, paga un «nuovo grave tributo alla causa della sicurezza e della libertà». Nel messaggio inviato al generale Biagio Abrate, Capo di Stato Maggiore della Difesa, il presidente della Camera ribadisce il «corale sostegno» delle istituzioni alle forze armate e la «gratitudine» del popolo italiano. «Nell'apprendere la tragica notizia dell'uccisione di un nostro soldato e del ferimento di altri due, avvenuto a seguito di un attacco nel corso di un'operazione congiunta tra militari italiani e forze afgane nella zona a nord ovest della valle di Bala Murghab, esprimo - afferma Fini - il profondo cordoglio mio personale e di tutta l'Assemblea. L'Italia paga un nuovo grave tributo di sangue alla causa della sicurezza e della libertà. Alle nostre Forze Armate, impegnate con i Paesi alleati a ridare pace e a garantire il processo di sviluppo democratico in Afghanistan, va il corale sostegno di tutte le Istituzioni ed il sentimento di gratitudine del popolo italiano, fiero per la dedizione, lo spirito di sacrificio, la professionalità e la grande umanità dimostrate in ogni circostanza dal nostro contingente. La prego - conclude il messaggio - di far pervenire alla famiglia del caduto le più sentite condoglianze e un sincero augurio di pronto ristabilimento ai nostri militari feriti».

INCHIESTA SU MORTE TRE CIVILI Un nuovo incidente in cui sono morti nella provincia centrale di Maidan Wardak tre civili afghani, fra cui una dottoressa, sta turbando le già difficili relazioni fra la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato) e il governo dell'Afghanistan. Giovedì scorso, si è appreso, un veicolo dell'Isaf ha urtato nel distretto di Sayyidabad un rudimentale ordigno (ied) che esplodendo ha ucciso un civile e ferito numerosi militari. L'attentato ha suscitato una viva reazione da parte dei soldati che hanno sparato contro un gruppo di presunti insorti. Al termine dello scontro, hanno riferito i media afghani, nella zona sono stati rinvenuti i cadaveri di tre civili, fra cui quello della dottoressa Aqila Hekmat, responsabile del reparto maternità dell'ospedale civile di Ghazni. Le altre vittime sono un figlio della donna di 18 anni ed un nipote. Ieri il presidente Hamid Karzai ha ordinato alla Direzione nazionale della sicurezza (Nds, servizi di intelligence) di svolgere un'inchiesta ed oggi anche l'Isaf ha preso posizione sulla vicenda. Dopo aver ricostruito la situazione che ha portato allo scontro a fuoco, in un comunicato si precisa che durante una verifica successiva sul terreno «sono stati trovati i corpi di tre vittime civili e di una quarta ferita». «Allo stato attuale delle cose - sottolinea l'Isaf - non è chiaro in che modo sono stati uccisi i tre civili durante lo scambio di colpi di arma da fuoco» fra i militari e i talebani. «Siamo a conoscenza - si dice infine - che funzionari del governo hanno avviato una indagine sull'incidente e intendiamo cooperare con essa, anche attraverso una nostra commissione già inviata sul posto».

PISTOIA PIANGE SECONDA VITTIMA Le bandiere a mezz'asta sulla caserma Marini, sede del 183/o reggimento paracadutisti Nembo di Pistoia, sono il primo segno visibile del dolore che stamani ha colpito i commilitoni del caporal maggiore David Tobini, morto in uno scontro a fuoco in Afghanistan. Tobini è la seconda vittima del reggimento: il 17 settembre di due anni fa toccò al caporal maggiore Massimiliano Randino, 32 anni, ucciso in un attentato dei talebani insieme ad altri cinque parà della Folgore appartenenti al 186/o reggimento di stanza a Siena e al 187/o reggimento di Livorno. Nel maggio 2009, invece, altri 5 militari del Nembo rimasero feriti in modo non grave. La notizia della morte di Tobini, e del ferimento dei suoi due commilitoni, il caporal maggiore scelto Simone D'Orazio, ferito in modo grave e ricoverato all'ospedale di Kandahar, e del caporale capo Francesco Arena, colpito a un braccio, è arrivata a Pistoia in una giornata di festa: la città celebra oggi il suo patrono, san Jacopo.

È stato il vescovo, monsignor Mansueto Bianchi, informato dalle autorità militari presenti stamani in cattedrale per la messa solenne, a dare la notizia e a invitare tutti alla preghiera, oltre che a una riflessione sui «costi-benefici» delle missioni. Ben presto al cancello della caserma Marini si sono presentati molti militari che erano in permesso per la festa: «tutti hanno voluto essere qui per avere notizie, per capire come era successo. Tobini e i due feriti sono militari esperti, tutti alla seconda missione in Afghanistan, con alle spalle altre missioni all'estero» dice il tenente colonnello Maurizio Zanchi, comandante reggente della Marini: il colonnello Marco Tuzzolino, comandante del 183/o Nembo, è in Afghanistan con circa 360 uomini «e la bandiera di guerra». Dopo le prime preoccupanti notizie sul ferito più grave, il caporale D'Orazio, nel pomeriggio sono arrivati i bollettini medici da Kandahar, «e ora siamo moderatamente ottimisti» aggiunge Zanchi, che ci tiene a sottolineare come la città, ancora una volta, «ha voluto partecipare al nostro dolore. Siamo una parte di Pistoia». Cittadino della città toscana è il caporale capo Francesco Arena, che qui vive ormai da tempo e ha un figlio di un anno che ora, con la mamma, attende il suo ritorno. Il sindaco Renzo Berti, insieme alla presidente della Provincia Federica Fratoni, al prefetto Mauro Lubatti e al questore Maurizio Manzo, stamani si era recato alla caserma Marini. E stasera sarà lui a chiedere un minuto di silenzio alla Giostra dell'Orso, il tradizionale appuntamento che si tiene per la festa del patrono, e a ricordare il sacrifico di Tobini alla città e ai tanti turisti che arrivano appositamente per la Giostra. Mercoledì pomeriggio a Roma, ai funerali del caporal maggiore Tobini, non ci saranno solo i suoi parenti, i suoi commilitoni e i suoi amici ma anche rappresentanti della città di Pistoia.

4.200 MILITARI ITALIANI IN AFGHANISTAN Sono attualmente circa 4.200 - il contingente più numeroso di sempre - i militari italiani che partecipano alla missione della Nato Isaf in Afghanistan. Il recente decreto di rifinanziamento delle missioni, valido fino alla fine del 2011, ha lasciato inalterato il numero, che però dovrebbe cominciare a ridursi gradualmente dall'inizio del prossimo anno con l'obiettivo finale di lasciare, entro la fine del 2014, solo un contingente ridotto con compiti di addestramento delle forze di sicurezza locali. La quasi totalità degli italiani - una piccola quota di un centinaio di militari è schierata a Kabul nella sede del comando della missione con incarichi di staff - si trova nella regione occidentale del Paese ed è composta da paracadutisti della brigata Folgore, che il 4 aprile scorso - al comando del generale Carmine Masiello - hanno avvicendato gli alpini della 'Julià. Ad Herat, a Camp Arena, si trova la sede sede del Comando regionale Ovest di Isaf. Sotto la responsabilità italiana c'è un'area grande quanto il Nord Italia, composto dalle quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Alle dipendenze del generale Masiello, un contingente multinazionale di militari provenienti da 12 nazioni. La componente principale delle forze nazionali è costituita dal personale proveniente dalla brigata Folgore dall'Esercito; è presente inoltre un significativo contributo di uomini e mezzi dell'Aeronautica, della Marina Militare, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Quattro le task force costituite dai militari italiani in altrettante aree della regione ovest, mentre nella provincia di Herat è attivo un team di ricostruzione provinciale (Prt) - composto da civili e, attualmente, dai militari del 132/o reggimento artiglieria terrestre della brigata 'Arietè di Maniago (Pordenone) - che ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo insieme ad una componente civile del ministero degli Esteri. Il contingente italiano è dotato anche di una rilevante componente aerea costituita da velivoli C-130, caccia AMX (che non sono autorizzati a bombardare), aerei senza pilota Predator, elicotteri d'attacco Mangusta e da trasporto di vario tipo. Sul versante dell'addestramento, i militari italiani hanno costituito diversi Omlt, cioè nuclei che seguono i soldati afgani in ogni loro attività, anche quelle più pericolose sul campo, mentre i carabinieri sono impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali soprattutto nell'ambito della Nato Training mission Afghanistan.
Era originario di Roma e aveva appena compiuto 28 anni il soldato italiano ucciso questa mattina in Afghanistan. David Tobini, primo Caporal Maggiore in forza al 183° reggimento paracadutisti "Nembo" di Pistoia, era infatti nato il 23 luglio del 1983: solo due giorni fa aveva festeggiato il suo compleanno, ignaro della malvagia sorte che lo ha visto soccombere quest'oggi, dopo uno scontro a fuoco durante un'attività congiunta tra forze italiane ed afghane.

GLI ZII: ERA UNA PERSONA SQUISITA «Mio nipote era una persona squisita. Era la seconda volta che si recava in Afghanistan e la prima volta, al ritorno, ci aveva sempre detto che in quella terra c'è troppa miseria». Così, tra le lacrime, la zia ricorda David Tobini, il primo caporal maggiore morto questa mattina in uno scontro a fuoco in Afghanistan. «Sono distrutta - aggiunge - non si può morire così, a 28 anni. Abbiamo letto con apprensione in questi anni di altre morti e siamo sempre stati in apprensione per David, stavolta è toccato a noi. Non riesco ancora a crederci, non è giusto». «Era un ragazzo semplicissimo - dice lo zio - gli piaceva fare questo mestiere». David era fidanzato ed era residente ad Anguillara Sabazia, vicino a Roma, dove abita la madre.

41° ITALIANO MORTO Con il militare ucciso oggi nello scontro a fuoco nella zona di Bala Murghab sono 41 i morti italiani dall'inizio della missione Isaf in Afghanistan, nel 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni anche per malore ed uno si è suicidato. In alcuni casi i militari coinvolti non facevano parte di Isaf, come il tenente colonnello dei carabinieri Cristiano Congiu, ucciso poco più di un mese fa in un episodio di criminalità comune. Il 2010 è stato fino ad oggi l'anno più sanguinoso, con 13 vittime.
Ecco i nomi dei militari italiani morti dal 2004 ad oggi:
Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO - 3 ottobre 2004
Capitano di fregata BRUNO VIANINI - 3 febbraio 2005
Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO - 11 ottobre 2005
Tenente MANUEL FIORITO e maresciallo LUCA POLSINELLI - 5 maggio 2006
Tenente colonnello CARLO LIGUORI - 2 luglio 2006
Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO - 20 settembre 2006
Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA e VINCENZO CARDELLA - 26 settembre 2006
Agente Sismi LORENZO D'AURIA - 24 settembre 2007
Maresciallo capo DANIELE PALADINI - 24 novembre 2007
Maresciallo GIOVANNI PEZZULO - 13 febbraio 2008
Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO - 21 settembre 2008
Maresciallo ARNALDO FORCUCCI - 15 gennaio 2009
Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO - 14 luglio
Tenente ANTONIO FORTUNATO, Sergente Maggiore ROBERTO VALENTE, Primo caporal maggiore MATTEO MUREDDU, Primo Caporal Maggiore GIANDOMENICO PISTONAMI, Primo Caporal Maggiore MASSIMILIANO RANDINO, Primo Caporal Maggiore DAVIDE RICCHIUTO - 17 settembre 2009
Caporal maggiore ROSARIO PONZIANO - 15 ottobre 2009
Agente Aise PIETRO ANTONIO COLAZZO - 26 febbraio 2010
Sergente MASSIMILIANO RAMADÙ e caporalmaggiore LUIGI PASCAZIO - 17 maggio 2010
Caporal maggiore scelto FRANCESCO SAVERIO POSITANO - 23 giugno 2010
Capitano MARCO CALLEGARO - 25 luglio 2010
Primo maresciallo MAURO GIGLI e caporal maggiore capo PIERDAVIDE DE CILLIS - 28 luglio 2010
Tenente ALESSANDRO ROMANI - 17 settembre 2010
Primo caporal maggiore GIANMARCO MANCA, Primo caporal maggiore FRANCESCO VANNOZZI, Primo caporal maggiore SEBASTIANO VILLE, Caporal maggiore MARCO PEDONE - 9 ottobre 2010
Caporal maggiore MATTEO MIOTTO - 31 dicembre 2010
Caporal maggiore LUCA SANNA - 18 gennaio 2011
Tenente MASSIMO RANZANI - 28 febbraio 2011
Tenente colonnello dei carabinieri CRISTIANO CONGIU - 4 giugno 2011.
Caporal maggiore scelto GAETANO TUCCILLO - 2 luglio 2011
Primo caporal maggiore ROBERTO MARCHINI - 12 luglio 2011.

domenica 24 luglio 2011

Daniele Inzaina, 28 anni, di Olbia, è morto questa notte in un incidente stradale.


Olbia 24 Luglio 2011.Schianto fatale per un giovane di Olbia. Il fatto è accaduto questa notte intorno alle ore 3 in via Barcellona. Daniele Inzaina, 28 anni, ha perso il controllo di una Yamaha 1000 e si è

schiantato contro il muro di un’abitazione sita al civico 122. Secondo le prime ricostruzioni, Daniele Inzaina avrebbe preso in prestito la moto per recarsi, da un vicino bar, al distributore automatico di sigarette. Sul luogo sono intervenuti il personale del 118 e le forze dell’ordine. Nonostante i numerosi tentativi di rianimazione, il giovane olbiese è morto durante il trasporto in ospedale. Il ragazzo non possedeva la patente abilitata alla guida di una moto di tale potenza.
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