martedì 31 maggio 2011

Morto Aldo Giovanrosa, caporal maggiore di Rieti venerdì i funerali


Rieti 31 Maggio 2011.Sgomento e tristezza aleggiano ancora oggi in città per la tragica scomparsa del caporal maggiore Aldo Giovanrosa, morto ieri a seguito di un terribile schianto contro un’auto mentre era a bordo del suo scooter. Tristezza che accomuna tutti i commilitoni della caserma “Verdirosi” con a capo il generale Alessandro Silvestri. Il rito delle esequie si terrà, tranne cambiamenti dell’ultim’ora, venerdi prossimo alle ore 11.00 in Cattedrale. Nella foto l’incidente di ieri e nel riquadro un mazzo di fiori apposto sul luogo della morte del militare che lascia la moglie ed una figlia di sedici mesi. .

Alessia Montanaro, giocatrice del "Red Moon", E' morta all'età di 17 anni


POLIGNANO A MARE31 maggio 2011 In lutto il mondo dello sport giovanile in Puglia. E' morta all'età di 17 anni Alessia Montanaro, giocatrice del "Red Moon", squadra di calcio femminile barese che milita in serie C. Alessia ieri è stata colta da malore mentre era in sella a un ciclomotore.
E' stata soccorsa immediatamente e trasportata in ambulanza all'ospedale di Bari. Da lì è stato disposto il trasferitùmento all'ospedale di Brindisi. Questa mattina la morte. I genitori - il padre è medico - hanno dato l'assenso al prelievo degli organi.


Raffaele Migneco 60 anni perde la vita: l’anestesista rianimatore del Massaia Raffaele Migneco


Asti 31 Maggio 2011 E’ deceduto questa mattina, al Cardinal Massaia, il dottor Raffaele Migneco, 60 anni, in servizio al reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale cittadino. Da tempo malato, il medico aveva i

niziato la propria attività nel 1980 nella struttura di via Botallo per poi proseguire in quella attuale a partire dal 2005.

“Il dottor Migneco – lo ricorda Silvano Cardellino, primario di Anestesia e Rianimazione – è stato uno medici più anziani in servizio: della sua terra, la Sicilia, esprimeva l’ironia e il disincanto, tratti con cui lo ricorderemo, insieme all’affetto per aver lavorato con lui”.

Alla vedova Marina e al figlio Sebastiano, 14 anni, le condoglianze dell’Asl AT. I funerali si terranno mercoledì 1° giugno con partenza, alle 14,45, dalla camera mortuaria del Massaia (alle 15 le esequie nella chiesa Nostra Signora di Lourdes alla Torretta).

Stasera, alle 21, il rosario nella cappella dell’ospedale.
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Morto Biagio Agnes, ex direttore generale della Rai


ROMA, 31 MAGGIO – La scorsa notte, all’età di 82 anni a Roma, si è spento Biagio Agnes, storico ex direttore generale della tv di Stato.
Un lutto che ha
colpito tutta la Rai, che si è stretta intorno alla famiglia ricordando con affetto e commozione una della persone che ha cambiato l’intero assetto aziendale.

Biagio Agnes è stato senza alcun dubbio uno dei manager più importanti del panorama italiano. Nato in una provincia dell’avellinese , ha mosso i primi passi nell’ambiente giornalistico locale campano, collaborando con diverse testate locali e in seguito nazionali, fino al suo ingresso in Rai datato 1958.Nel 1958, infatti, diviene redattore alla sede Rai di Cagliari, capo servizio al Giornale Radio, condirettore del Telegiornale, fondatore e direttore del Tg3 e vice direttore generale per la radiofonia. Una carriera giornalistica di spessore, con incarichi importantissimi e di rilievo che l’hanno portato a divenire dal 1982 al 1990 il Capo e un vero punto di riferimento per Viale Mazzini, dove è rimasto in carica per ben sei anni e mezzo. Anni importanti e indimenticabili per la Rai , durante i quali Agnes sfidò le reti private di Silvio Berlusconi a suon di miliardi e di debiti da capogiro, che ancora oggi non sono stati superati del tutto.

Col tempo che passa arrivano però anche le prime grandi novità per la tv pubblica : Agnes inagura il primo Televideo, le prime trasmissioni via satellite fino all’avvento della tv in alta definizione.

Nel 1990 arriva un nuovo importante incarico: diviene Presidente della Stet, una società holding nelle comunicazioni e solo sette anni dopo l’incarico di presidente per la tv Telemontecarlo.

Una carriera di successi e di primati. Non da meno la nomina che arriva nel 1987 di Cavaliere del Lavoro e pochi anni dopo, nel 1992, la laurea honoris causa in “Comunicazione e Telecomunicazioni” dell’Università di Buenos Aires.

Dal 2006 ad oggi è stato Presidente della Scuola di Giornalismo dell’Università di Salerno e la sua ultima apparizione pubblica risale a non meno di un mese fa, il 16 Maggio, alla Pontifica Università Lateranense di Roma per la Lectio magistralis di Ettore Bernabei.
A poche ore dalla scomparsa diversi e tantissimi sono stati i ricordi commossi degli amici e dei colleghi.
A partire dal presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli che lo ricorda così : “Se n’è andata una brava persona, un direttore generale che ha speso tutte le sue energie in difesa del servizio pubblico. Tutto ciò che di buono conserva e rilancia il prestigio della Rai è largamente segnato dalla sua indimenticabile coerenza e professionalità umana e civile“. L’attuale neo – direttore Rai Lorenza Lei, non appena ha saputo della notizia si è recata dalla famiglia Agnes per portare le condoglianze da parte di tutta l’azienda Rai.

Emanuele Ambrosio

anni Filippo Mancuso, ex procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma e Ministro della Giustizia nel governo Dini.


Roma 31 Maggio 2011.All'età di 88 anni se ne è andato Filippo Mancuso, già procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma e ministro della Giustizia del governo Dini nel 1995. La Camera ardente è

stata allestita oggi alla Procura generale della Corte d'Appello, a piazza Adriana 1, a Roma. I funerali si svolgeranno domani nella chiesa di Maria Stella Matutina, in via Lucilio 2, sempre a Roma..

Michela Bonaldo in Salvalaggio di 36 anni muore schiacciata dalla sua auto


PADOVA 31 giugno 2011 Morta per non aver messo il freno a mano alla sua auto. Una piccola disattenzione che è costata la vita a Michela Bonaldo in Salvalaggio, una giovane mamma di 36 anni, schiacciata contro un cancello dalla sua macchina che prendeva velocità su una strada in discesa. La donna era andata a prendere la figlioletta di due anni all'asilo nido di Camposanpiero, in provincia di Padova. I testimoni, tutti genitori che attendevano l'uscita dei bimbi, hanno dato immediatamente l'allarme. Ma, nonostante la rapidità dei soccorsi, Michela è deceduta poco dopo l'arrivo in ospedale per arresto cardiocircolatorio successivo a un trauma addominale.

La donna era giunta davanti all'asilo comunale, in via Baden Powell, a bordo della propria auto, una Bmw 330, e aveva parcheggiato nella stradina vicina, in discesa. È probabile che sia dimenticata la marcia in folle e non abbia pensato al freno a mano. Mentre stava avvicinandosi al cancello dell'asilo l'auto si è spostata ed è sopraggiunta alle sue spalle, schiacciandola contro il montante del cancello. Subito le sono stati prestati i primi soccorsi ed è stata chiamata un'autoambulanza. Ma purtroppo per la giovane madre, che gestiva un bar nel centro della cittadina, non c'è stato nulla da fare.

Incolpevole testimone della tragedia è stato l'atro figlio piccolo di Michela Bonaldo, un bimbo di appena 7 mesi rimasto nell'auto che ha investito ed ucciso la giovane mamma. L'incidente è avvenuto mentre Michela si stava recando nell'asilo comunale per riaccompagnare a casa la primogenita, una bimba di 2 anni. Il fratellino più piccolo, rimasto a bordo dell'auto spostatasi sulla strada in discesa, non ha fortunatamente riportato conseguenze nell'incidente.

Davide De Mari 29 anni In moto contro un fuoristrada mentre va in gita:perde la vita


UDINE 31 Maggio 2011 Ieri mattina, in un incidente a Tavagnacco (Udine), ha trovato la morte un ventinovenne udinese. La vittima si chiamava Davide De Mari, aveva 29 anni e risiedeva a Paderno in un
appartamento di via Molin Nuovo 7/B. La dinamica dell'incidente è in fase di accertamento da parte degli agenti della Polizia stradale di Udine.

Secondo la prima ricostruzione, De Mari era in sella alla sua motocicletta Ducati e stava procedendo, seguito da due amici, poco più giovani. Il terzetto si stava recando per la gita domenicale in Slovenia. De Mari stava percorrendo la tangenziale, si trovava nei pressi del McDonald’s e stava procedendo attraverso la nuova viabilità che porta a Povoletto all'altezza del cavalcavia. Ad un certo punto sulla carreggiata è apparsa una monovolume Land Rover condotta da un anziano. Il veicolo, secondo le testimonianze era fermo e si ipotizza che l’anziano si fosse accorto di aver sbagliato strada.

De Mari si sarebbe portato verso sinistra con l'intento di sorpassare la Rover, ma proprio in quel momento l'automobilista avrebbe intrapreso l'inversione. Da qui lo schianto fronto-laterale con la Ducati di De Mari, che è finita contro la fiancata dell'auto.

Il giovane, commesso nel punto vendita di telefonia mobile "Mobile System" di via Gorizia a Udine, è finito a terra, esanime. Poco dopo sono giunti sul posto i mezzi sanitari del 118 con l'ambulanza e l'elicottero. Per De Mari non c'era più nulla da fare. Gli operatori dell'emergenza sanitaria si sono dovuti arrendere, il cuore di Davide si era fermato. Per sempre. Sul luogo della tragedia è giunto il titolare di De Mari, legato a lui da sempre.
Davide lascia i genitori e il fratello Alessandro, di 22 anni. De Mari era un supertifoso dell'Udinese, aveva l'abbonamento in curva e c'era anche lui in piazza Libertà lunedì alla festa per l'ingresso dei bianconeri in Champions. Lui c'era e c'era con la maglia del suo beniamino Totò Di Natale indossata con orgoglio. Un orgoglio bianconero manifestato anche nel suo profilo Facebook. De Mari era iscritto alla facoltà di informatica.

Si butta dal settimo piano dell'ospedale di Schio: morta una donna di 42 anni


VICENZA 31 maggio 2011 Nuovo tragico gesto estremo oggi pomeriggio dal settimo piano dell'ospedale "De Lellis" di Schio (Vicenza). Dalle prime informazioni a perdere le vita è stata una donna di
42 anni, reduce da un esaurimento nervoso, che è salita all'ultimo piano della struttura e si è lanciata nel vuoto, sfracellandosi da un'altezza di quasi 25 metri. Immediati i soccorsi dei medici, che non hanno che potuto constatare il decesso. Si tratta del quarto suicidio in un anno e mezzo avvenuto al "De Lellis". Lo scorso febbraio a perdere la vita era stata una ginecologa scledense che ha deciso di farla finita dopo aver ucciso il marito. Anche nel 2010 erano stati due i gesti estremi, tra cui nel mese di maggio, quello di una giovane mamma di Torrebelvicino (Vicenza). Ma altri episodi, sempre con le stesse modalità, si erano verificati negli anni precedenti. Dopo il suicidio della giovane mamma l'Ulss riferita all'ospedale di Schio aveva preso in considerazione l'idea di transennare il terrazzo del settimo piano..

Thomas Novello, 31 anni a giugno, stava andando al Taliercio per sostenere la sua squadra quando ha perso il controllo dello scooter e si è schiantato


VENEZIA 31 Maggio 2011 È morto con il biglietto per assistere alla semifinale play-off della Reyer in tasca. Thomas Novello, 31 anni a giugno, stava andando al Taliercio per sostenere la sua squadra quando ha perso il controllo dello
scooter e si è schiantato contro un albero lungo via Molino a Marcon (Venezia). Un impatto che purtroppo non gli ha lasciato scampo: soccorso in gravissime condizioni, è spirato in sala operatoria. I medici e gli infermieri hanno fatto l’impossibile per salvargli la vita, ma il trauma cranico riportato nell’urto non ha concesso appello alcuno.
«All’Angelo hanno fatto davvero di tutto per Thomas, non volevano arrendersi e non posso fare altro che ringraziare ogni singola perone per la professionalità e l’umanità». Papà Claudio è sconvolto: «Perdere così un figlio è terribile. Non sta a me dirlo ma Thomas era un ragazzo esemplare, buono, altruista, sportivo. Non beveva, non fumava, non era spericolato. Non riusciamo a spiegarci cosa possa essere successo, ci hanno detto che è scivolato in curva». Con la moglie Miranda è appena tornato dall’Angelo, dopo aver trovato la forza per compiere un ultimo gesto di generosità, acconsentendo all’espianto degli organi del loro secondogenito. «Non è stato facile. Anzi. Ma Thomas avrebbe voluto farlo, era un suo desiderio».

Il tragico incidente domenica poco dopo le sei di pomeriggio, sotto gli occhi dell’amico di Marcon con cui Thomas aveva pranzato e con il quale a bordo dei rispettivi scooter stava recandosi al palasport per tifare gli orogranata in uno dei match clou della stagione.

Qualche centinaio di metri prima delle vecchia chiesa, proveniente da Bonisiolo, Thomas in sella a un Suzuki Burgman ha sbandato ed è scivolato finendo la corsa contro una delle poche piante che costeggiano quella strada, sul cui tronco ora ci sono due mazzi di fiori. Il primo a soccorrerlo è stato proprio l’amico che lo ha chiamato inutilmente senza ottenere risposta. I rilievi sono stati eseguiti dai carabinieri di Marcon che stanno cercando di stabilire l’esatta dinamica, mentre il ciclomotore è stato posto sotto sequestro.

Ieri nella casa in cui abitava con i genitori al civico 13 di via Chiarin a Campalto sono stati in tanti a portare conforto a una famiglia distrutta dal dolore. Thomas lavorava da Obi, il maxi punto vendita di articoli per giardinaggio in zona Auchan e lascia disperata anche la sorella maggiore Brenda. La data dei funerali non è ancora stata fissata.

Michela Salvalaggio, 36 anni compiuti pochi giorni fa, sposata con Rudy Bonaldo muore schiacciata dall'auto davanti alla figlioletta


PADOVA 31 maggio 2011 Una tragica disattenzione - l'essersi dimenticata il freno a mano - è costata la vita oggi ad una giovane madre padovana, schiacciata contro un cancello dalla propria automobile che
scendeva per inerzia lungo la strada un discesa. La donna era davanti all'asilo di Camposampiero (Padova) dove stava andando a riprendere la figlioletta di 2 anni. Nonostante sia stata subito soccorsa (davanti alla scuola materna c'era un andirivieni di genitori) la giovane, Michela Salvalaggio, 36 anni compiuti pochi giorni fa, sposata con Rudy Bonaldo, è deceduta poco dopo il ricovero all'ospedale, per arresto cardiocircolatorio successivo a trauma addominale.

La donna era giunta davanti all'asilo comunale di Camposampiero, in via Baden Powell, a bordo della propria auto, una Bmw 330 sulla quale trasportava il figlio più giovane, di 7 mesi, e aveva parcheggiato nella stradina vicina, in discesa. È probabile che sia dimenticata la marcia in folle, e non abbia pensato al freno a mano; mentre stava avvicinandosi al cancello dell'asilo l'auto si è spostata ed è sopraggiunta alle sue spalle, schiacciandola contro il montante del cancello. Subito le sono stati prestati i primi soccorsi ed è stata chiamata un'autoambulanza. Purtroppo per la giovane madre, che gestiva un bar nel centro della cittadina, non c'è stato nulla da fare.

A.G. 30 anni si schianta con il suo scooter


RIETI 31 maggio 2011 Incidente mortale a Rieti, ieri pomeriggio, dove un ragazzo di 30 anni, A.G., è morto in seguito allo schianto del suo scooter su un'auto che percorreva viale Maraini. L'auto avrebbe tentato di uscire dalla strada per andare a fare rifornimento, provocando l'incidente: il giovane è morto sul colpo. Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco ed i medici del 118 di Rieti che hanno tentato di rianimare a lungo il giovane senza successo.

Mattia 16 anni INVESTITO E UCCISO DAL ROMENO UBRIACO


ROMA 31 maggio 2011 Guidava ubriaco in compagnia dei suoi amici, connazionali romeni. E totalmente fuori controllo ha investito e ucciso con la sua auto un 16enne in bicicletta, prima di

scappare. È una tragedia che cova tanta rabbia, quella avvenuta ieri sera Nettuno, comune sul litorale vicino la Capitale, quando un romeno di 35 anni, ha falciato un ragazzino prima di darsi alla fuga, senza neanche soccorrerlo. L'uomo, ricercato per alcune ore, si è poi consegnato ai carabinieri sentendosi braccato dai militari. Mattia, la vittima, è stata travolta intorno alle 21.30 mentre percorreva in bicicletta in via dei Frati, vicino casa sua, nei pressi della provinciale Nettuno-Velletri.

Improvvisamente l'auto pirata ha invaso la carreggiata, lo ha investito ed è scappata. Sul posto, dopo l'incidente, sono accorsi il 118 e i carabinieri della stazione locale, ma per il giovane ormai non c'era nulla da fare. Qualche ora dopo il 'piratà era in manette: l'uomo si è recato in caserma assieme ad altri suoi due connazionali di 41 e 37 anni che erano nell'auto con lui al momento dell'incidente. «Non l'ho proprio visto», si è giustificato il romeno 35enne, un operaio incensurato. Il conducente del veicolo, una Ford Mondeo priva di assicurazione, è stato arrestato con l'accusa di omicidio colposo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza.

Gli altri due romeni sono stati denunciati per omissione di soccorso. I familiari, ancora in stato di choc, chiedono «certezza della pena», affinchè chi è colpevole paghi davvero. In serata i suoi compagni e i suoi professori della scuola media Giuliano da Sangallo di Nettuno hanno organizzato una veglia di preghiera in chiesa. Molti i giovani presenti, in una silenzio discreto, come le loro lacrime. Il sacerdote nell'omelia ha rivelato che Mattia qualche giorno fa gli aveva chiesto di essere battezzato, dato che non lo era. Al termine un volo di palloncini bianchi dal sagrato, per salutare l'amico scomparso. Il ragazzo frequentava la terza media e questa mattina compagni di classe e professori hanno sospeso momentaneamente l'attività didattica per ricordarlo, ed hanno deciso di dedicare le lezioni alla sicurezza stradale. Ma ieri mattina nell'istituto prevalevano il dolore e la rabbia.

L'episodio ha creato molta preoccupazione: tanti ragazzi della zona percorrono in bicicletta quelle strade semiperiferiche, dove però le auto corrono troppo, fra via Capitan Canducci, via dei Frati, via San Padre Pio. Molte le professoresse in lacrime nel ricordo del loro alunno, come i compagni di classe di Mattia e tanti altri studenti che lo conoscevano. Per mezz'ora la palestra della scuola si è trasformata nel luogo del ricordo di Mattia ma anche delle raccomandazioni ai giovani sui pericoli in cui si pu• incappare sulle strade e sull'attenzione al Codice della strada. «Ogni ragazzo viene a scuola con la sua storia che quotidianamente condivide con noi - hanno detto i docenti - Come comunit… educante,assieme alla nostra dirigente scolastica, siamo profondamente addolorati per aver perso Mattia».

FUNERALI JACOPO, GENITORI ABBRACCIATI: urlano alla bara "SVEGLIATI"


PERUGIA 31 maggio 2011 Sono cominciati nella parrocchia di San Cristoforo, a Passignano sul Trasimeno, i funerali di piccolo Jacopo, il bimbo di 11 mesi morto venerdì scorso dopo

essere stato lasciato solo in auto dal padre. I genitori sono entrati in chiesa abbracciati. La mamma piange ed urla il nome del figlio ripetendo frasi come: «Non puoi stare lì dentro, svegliati ti prego. Tanto prima o poi si sveglia». Il marito, attonito e in silenzio, la sorregge. Il feretro è arrivato dall'ospedale di Perugia, dove ieri era stata eseguita l'autopsia, che avrebbe confermato l'arresto cardio-circolatorio dovuto a una prolungata esposizione ai raggi solari come causa della morte. A Passignano è lutto cittadino. I negozi hanno abbassato le saracinesche e le bandiere sono a mezz'asta negli edifici pubblici. Fuori dalla chiesa sono stati appesi dei palloncini bianchi. La bara del bimbo è entrata in chiesa portata a spalla da quattro persone, seguita dalla mamma di Jacopo, Eva, e dal papà, Sergio. La mamma piangeva ed urlava il nome del figlio, tendendo una mano verso la piccola bara bianca. In chiesa, lilium e rose bianche, mentre sull'altare è stata sistemata una foto di Jacopo sorridente. .

Michele Misseri lo Zio Orco scarcerato Le sue Parole "È INGIUSTO, FECI TUTTO IO"


TARANTO 31 maggio 2011 «Ho fatto tutto io, lo giuro sulle ossa di mia madre. Non dovevo uscire io, ma Sabrina e Cosima che sono innocenti. Se le condannano la mia morte sarà sulla tomba di Sarah». Lo afferma Michele Misseri, scarcerato ieri per
decorrenza dei termini di custodia cautelare, in un colloquio con la Stampa in cui torna a raccontare la dinamica dell'omicidio della nipote Sarah Scazzi. La narrazione parte da maggio, quando è esplosa la sua crisi personale e con Cosima, per arrivare a «quel maledetto 26 agosto».
«Ero arrabbiatissimo perchè il trattore non partiva e pensavo che tutti ce l'avevano con me, gridavo e Sarah è venuta a vedere, questo ho pensato. Io gli ho detto vattene, ma lei mi doveva dire qualcosa, allora l'ho sollevata di peso, l'ho girata per cacciarla, e quando mi ha dato un calcio sono esploso, tutta la mia rabbia l'ho messa sopra di lei. Avevo una corda sul parafango del trattore e gliela ho girata due volte al collo. Sarah aveva il telefonino in mano - prosegue Misseri - ed è caduto aprendosi in due. Quando l'ho lasciata lei è caduta con il collo sul compressore e quando l'ho presa da terra aveva il collo storto».
Misseri spiega di essersi reso conto solo due giorni dopo l'incidente probatorio che la figlia Sabrina sarebbe rimasta in carcere «tutta la vita» e non come gli avevano detto, «che stavamo due anni tutti e due e poi uscivamo». Da allora, dice, «nessuno mi ha più voluto ascoltare». Nel memoriale che porta con sè, assicura, «c'è la verità. Dopo che ho visto quello che hanno fatto con le lettere non l'ho più dato», alla procura. Le lettere, prosegue il contadino di Avetrana, «nessuno mi ha detto di scriverle perchè alla vigilia di Natale mi ero arrabbiato visto che nessuno mi credeva. Non sapevo nemmeno che a Sabrina potevo scrivere».
«Io sono cosciente che devo tornare in carcere, perchè so quello che ho fatto e devo pagare», ribadisce Misseri. «Volevo ammazzarmi prima di andare in carcere con il veleno che usavo per pompare le olive, e adesso mi ammezzerei ma non lo faccio perchè ci sono due innocenti in carcere». A Sabrina «come potrò mai chiedere perdono?», si domanda, mentre della moglie Cosima afferma: «La capirò se non vorrà più parlarmi, per colpa mia c'è andata di mezzo, e come lei anche mio fratello e mio nipote. Io ho fatto tutto da solo». Misseri si dice pentito: «Ho già chiesto perdono a Dio, ma non so se me lo ha dato».

SINDACO: NO TSO, SOLO VISITA DI CONTROLLO Il sindaco di Avetrana, Mario De Marco, non ha disposto ieri sera per Michele Misseri alcun trattamento sanitario obbligatorio (Tso) ma solo una visita medica urgente per accertare lo stato psicologico dell'agricoltore. Lo ha spiegato all'ANSA lo stesso primo cittadino. «Ieri sera - ha riferito il sindaco - durante il tragitto dal carcere a casa avrebbe manifestato verbalmente propositi suicidi. La circostanza è stata riferita da coloro che lo scortavano ai carabinieri di Avetrana i quali mi hanno chiesto di far eseguire una verifica urgente dello stato psicologico di Misseri. Di conseguenza ho disposto con ordinanza una visita medica ed è stato allertato il 118 il cui personale, con la mia ordinanza e la richiesta dei carabinieri, ha accompagnato Misseri in ospedale a Taranto». Misseri è stato accompagnato in ambulanza all'ospedale San Giuseppe Moscati dove è stato visitato e all'1.50, non essendo stato riscontrato nulla di preoccupante sul piano medico ha lasciato l'ospedale ed è stato accompagnato a casa ad Avetrana. Quando il personale del 118 si è recato a casa Misseri per accompagnare in ospedale l'agricoltore, nell'abitazione c'erano anche due giornaliste, oltre alla figlia maggiore di Misseri Valentina.

SCARCERATO, POI IN OSPEDALE Era tornato a casa, libero dopo sette mesi di carcere, Michele Misseri, zio di Sarah Scazzi, la quindicenne uccisa ad Avetrana. Ma zio Michele, come ormai era conosciuto l'uomo, in serata è stato portato all'ospedale di Taranto dopo un'ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio firmata dal sindaco del paese pugliese. A raccontare quanto accaduto la figlia Valentina che si trovava con lui: «sono venuti i medici del 118 dicendo di aver ricevuto una chiamata, ma io non ho chiamato nessuno. Lui stava bene, era meravigliato per essere uscito dal carcere e si è sfogato ma stava benissimo». Alla richiesta di spiegazioni, ha aggiunto Valentina, i medici hanno risposto che era stato il sindaco di Avetrana a disporre con un'ordinanza il ricovero.

Ancora un colpo di scena, dunque, nella vicenda dell'omicidio di Sarah. Michele Misseri aveva varcato la soglia del carcere di Taranto poco prima dell'alba del 7 ottobre scorso, a bordo di un'auto dei carabinieri. Ieri sera alle 19.15 l'uomo è uscito dallo stesso cancello, riconquistando la libertà. Lo ha fatto a bordo di una Jeep con i vetri oscurati, coprendosi il volto con una coperta e accanto alla figlia Valentina, scortato per un tratto da auto dei carabinieri e della polizia penitenziaria. Ha dribblato così decine di cameramen e giornalisti, mentre una piccola folla di curiosi applaudiva al suo passaggio. Misseri è stato scarcerato dal gip del Tribunale di Taranto Martino Rosati. L'agricoltore di Avetrana resta indagato in stato di libertà per omicidio, vilipendio di cadavere e soppressione di cadavere. L'unico obbligo impostogli è quello di presentarsi ogni pomeriggio alla caserma dei carabinieri di Avetrana per firmare la presenza. La decisione del gip è scaturita dall'esame di un'istanza di scarcerazione depositata stamani dal difensore di Misseri, l'avv. Francesco De Cristofaro, ma soprattutto dalla richiesta formulata dalla stessa Procura di Taranto. Nell'istanza il difensore di Misseri sosteneva la decorrenza dei termini di custodia cautelare. La Procura l'ha ritenuta inammissibile perchè per il reato di omicidio, ancora contestato all'agricoltore, il periodo massimo di carcerazione preventiva è di un anno, e non è ancora scaduto. Ma nello stesso tempo i magistrati inquirenti hanno depositato una richiesta di revoca della misura cautelare per il reato di omicidio, ritenendo attenuate le esigenze di detenzione, e di estinzione dell'altra misura restrittiva riguardante la soppressione del cadavere di Sarah. Il gip, nel giro di poche ore, ha ritenuto che per Michele Misseri, allo stato attuale delle indagini, il periodo di detenzione dovesse finire.

In serata l'agricoltore è arrivato a casa, nella villetta in via Deledda 22 ad Avetrana dove si è consumato il delitto di Sarah. Ad attenderlo, tra la folla di fotografi, cameramen e giornalisti e tanti curiosi, c'erano anche due sorelle e una nipote, che lo hanno visto, amareggiate, solo sfilare in casa accompagnato da Valentina. La scarcerazione dell'agricoltore è arrivata nello stesso giorno in cui la moglie, Cosima Serrano, e la figlia Sabrina, entrambe detenute nello stesso carcere di Taranto, non hanno voluto rispondere alle domande del gip durante l'interrogatorio di garanzia. Atteggiamento suggerito dai difensori delle due donne. «In questo momento non era opportuno che rispondesse» hanno detto i legali di Cosima; «non c'era alcuna utilità processuale» se avesse risposto, ha ribadito uno dei difensori di Sabrina. Cosima e sua figlia sono accusate, nell'ordinanza di custodia cautelare notificata loro il 26 maggio scorso (la seconda per Sabrina) di concorso in omicidio e soppressione di cadavere. E nella tarda mattinata in carcere, accompagnata dalla zia Emma, sorella di Cosima, era giunta anche Valentina per far visita ai parenti. Ha avuto un colloquio solo con Sabrina, è andata via senza dire una parola. Poi, nel tardo pomeriggio, è stata chiamata dagli inquirenti quale parente più stretto per accompagnare fuori dal carcere il padre. Ma il soggiorno a casa di Michele è durato poco. In serata il ricovero nell'ospedale di Taranto.

DA ASSASSINO A SEMPLICE 'MANOVALE' Da assassino reo confesso a 'manovale' addetto alla soppressione di un cadavere. Michele Misseri è da stasera un uomo libero dopo 236 giorni passati in carcere durante i quali ha fornito agli inquirenti sette versioni per il delitto della nipote Sarah Scazzi, assassinata, pare, in casa degli zii il 26 agosto scorso. Taciturno e sottomesso - secondo l'accusa - alla moglie Cosima e alla figlia Sabrina, il 57enne è tornato nella casa della morte in cui Sarah sarebbe stata strangolata da Sabrina con una cintura senza che la mamma di quest'ultima intervenisse per fermare la figlia. Potrà scendere nel garage dell'orrore in cui caricò sull'auto il cadavere della ragazzina. Potrà lavorare nelle sue campagne che ha abbandonato il 7 ottobre scorso quando fu fermato dopo aver confessato il delitto facendo ritrovare il cadavere della nipote in una cisterna piena di acqua piovana. I suoi concittadini, in realtà, lo avevano riabilitato subito dopo il fermo della figlia Sabrina, il 15 ottobre. Ora invece è il gip Martino Rosati che lo manda a casa sostenendo che l'uomo non ha partecipato al delitto ma ha avuto un ruolo nella soppressione del cadavere della quindicenne. Nel giorno della scarcerazione di zio Michele tornano alla mente le parole pronunciate frettolosamente dal procuratore di Taranto, Franco Sebastio, il giorno dopo il fermo dell'agricoltore: «Il caso è chiuso al 90%», disse ai cronisti. Dopo otto giorni incassò sportivamente il colpo con il fermo di Sabrina che riapriva le indagini. Il resto della storia è scandito da una serie di colpi di scena seguiti con ossessionante interesse dai media fino all'arresto (del 26 maggio) della moglie di Michele Misseri, Cosima Serrano, e alla scarcerazione (di oggi) del contadino di Avetrana. Chissà se tornando a casa Michele Misseri deciderà di dormire nel letto matrimoniale nel quale non riposava più perchè aveva paura di disturbare la sua 'Miminà. Lui, infatti, preferiva sprofondare sulla sedia a sdraio della cucina perchè - raccontano i detrattori delle donne di casa Misseri - non poteva andare ovunque altrimenti avrebbe sporcato la grande casa di via Deledda. Chissà se ritroverà al loro posto, sui mobili, le foto incorniciate del suo matrimonio dove il giovane Michele, 30 anni fa, sorridendo stringeva le mani della sua innamorata: lei, vestita di bianco, aveva il capo coperto dal velo e da una corona di fiori bianchi; lui la guardava sornione e le donava una rosa bianca sfilandola dall'asola della sua giacca. Erano altri tempi.

Roberta Collu 15 anni di DECIMOPUTZU perde la vita in un tragico incidente contro un albero. Era seduta lato passeggeri feriti 4 persone


DECIMOPUTZU.Cagliari 30 maggio 2011 Tragico incidente nella notte lungo la provinciale che conduce al paese. Per cause ancora da accertare, una Ford Fiesta nell'affrontare una curva è uscita fuori strada e ha centrato in pieno un albero. L'urto è stato spaventoso: l'auto è andata quasi distrutta. Una ragazza di 15 anni è morta durante il tragitto verso l'ospedale. Si chiamava Roberta Collu, era nata e risiedeva a Decimoputzu. Era seduta a fianco del conducente, e forse non indossava la cintura di sicurezza.

Le sue condizioni sono apparse subito gravissime, l'impatto con l'albero è stato devastante. Per tutta la notte, i carabinieri intervenuti sul posto hanno svolto i rilievi per cercare di capire l'esatta dinamica dell'impatto, e stabilire eventuali responsabilità anche di terze persone. L'auto, una Ford Fiesta, aveva appena superato una curva lungo la provinciale che immette in paese quando ha sbandato, uscendo fuori strada e compiendo un testa-coda.

Purtroppo lungo la traiettoria di questa manovra ha trovato un albero, che ha incocciato lo sportello del lato passeggero, proprio dove era seduta Roberta Collu. Insieme ai carabinieri sono arrivati anche i vigili del fuoco, che hanno aperto con le loro cesoie le porte del'auto, ridotta a un ammasso di rottami. Le condizioni della ragazza e degli occupanti l'auto sono apparse subito gravi, e le diverse ambulanze giunte sul posto hanno diramato l'allerta per gli ospedali cagliaritani.

Per quattro di loro la corsa è finita al Brotzu e al San Giovanni di Dio. Per Roberta Collu invece non c'è stato nulla da fare. Inutili anche i tentativi dei medici presenti sulla ambulanza medicalizzata di rianimarla. L'impatto è stato tale da provocarle lesioni tali da comportare il successivo arresto cardio-circolatorio. I carabinieri, nella mattinata di oggi sentiranno, se le condizioni fisiche lo consentiranno, le altre quattro persone che si trovavano in auto insieme a Roberta, soprattutto l'autista della Fiesta, per cercare di capire che cosa possa avere provocato la manovra errata e il successivo superamento della cunetta. A tarda sera non tutte le famiglie dei feriti erano state ancora avvisate.

Sandro Pisano, 36 anni, ruspista di Villaputzu dipendente della Tecno Scavi ha perso la vita in un incidente stradale


VILLAPUTZU. (Cagliari)30 Maggio 2011 Sandro Pisano, 36 anni, ruspista di Villaputzu, ha perso la vita in un incidente stradale avvenuto ieri intorno alle 10 sulla strada che congiunge Sostino, il paese dove abitava, con la statale 77 della Val di Chienti. L'uomo, dipendente della Tecno Scavi, la srl che sta realizzando la statale 77 a quattro corsie che collegherà l'Umbria con la riviera Adriatica, stava andando al lavoro a bordo del suo Mitsubishi Pajero.

A causa probabilmente di una gomma bucata, all'uscita di una curva ha perso il controllo del fuoristrada che si è schiantato contro su un albero. Sandro Pisano, che forse non aveva allacciato la cintura di sicurezza, è stato catapultato fuori dall'abitacolo della macchina ed è caduto rovinosamente sull'asfalto rimanendo esanime. Fatale il colpo alla testa, inutili sono stati i tentativi di rianimarlo effettuati dall'équipe di una autoambulanza del 118 che si è precipitata sul posto, allertata da alcuni automobilisti di passaggio e da un collega di lavoro di Pisano, che seguiva a brevissima distanza sulla sua auto.

I rilievi di legge sono stati eseguiti dai carabinieri della stazione di Colfiorito, una frazione montana di Foligno, coordinati dal comandante, il maresciallo Fedele Migliardi. Poco prima delle 13 il magistrato Mario Formisano ha disposto la rimozione della salma che è stata trasportata all'obitorio del cimitero di Foligno. Il magistrato ha anche disposto il sequestro del Pajero che sarà attentamente esaminato dai periti. Sandro Pisano risiedeva a Villaputzu nonostante da diverso tempo lavorasse in Umbria alle dipendenze della Tecno Scavi, la srl che opera in Italia e all'estero nel settore delle grandi opere infrastrutturali.

Il rapporto di lavoro era iniziato alcuni anni fa quando la società romana aveva realizzato in Sardegna un lotto della nuova strada statale 125. L'escavatorista era rientrato da poco in Umbria. Si era sposato lo scorso 2 aprile a Villaputzu, la moglie Irene Cannas è in attesa di un bambino e dopo il parto avrebbe raggiunto il marito a Sostino, dove Sandro abitava in un appartamento in affitto. A informare la moglie e gli altri familiari della vittima sono stati quasi contemporaneamente i dirigenti dell'impresa e il comandante della stazione dei carabinieri di Villaputzu, il maresciallo Antonio Soro.

La notizia si è subito diffusa nel paese del Sarrabus e ha provocato grande sgomento. Da primo pomeriggio l'abitazione di Sandro Pisano in via Repubblica è stata meta di un mesto e continuo pellegrinaggio. In tanti hanno espresso il proprio cordoglio e vicinanza alla famiglia. Tra i primi ad arrivare don Gianni Caboni, il cappellano dell'ospedale San Marcellino di Muravera che conosceva molto bene la vittima: era stato lui a celebrare il matrimonio nel santuario di San Priamo. Sandro Pisano, un grande lavoratore, era ben voluto e stimato da tutti sia a Villaputzu che nei paesi cicostanti del Sarrabus dove era molto conosciuto..

Renato Contu, di 49 anni, di Gonnesa muore urtando un furgone mentre era in moto


GONNESA.(Cagliari)30 Maggio 2011 Nello scontro fra un camioncino ed uno scooter è morto sul colpo il conducente di quest'ultimo mezzo, Renato Contu, di 49 anni, di Gonnesa. L'uomo percorreva la litoranea che collega il paese con Portoscuso quando, per cause ancora da accertare, ha urtato contro il mezzo guidato da un romeno.

Sul luogo sono intervenuti il personale del 118, che non ha potuto far altro che constatare il decesso del motociclista, e i carabinieri per i rilievi.

lunedì 30 maggio 2011

E' morto Luigi 'Gino' Valenzano, specialista delle gare di durata tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50 con la Lancia e la Maserati


TORINO, 28 MAGGIO 2011 - E' morto oggi a Torino, all'eta' di 91 anni, Luigi 'Gino' Valenzano, pilota di auto con la Lancia e la Maserati negli anni 50. Era pronipote di Pietro Badoglio e aveva frequentato il liceo classico Massimo d'Azeglio nella stessa classe dell'Avvocato Gianni Agnelli.Fu deportato a Mauthausen e Schwechat dal 13 gennaio 1944 al 5 maggio 1945, quando fu liberato dagli americani.Pilota ufficiale dell'Abarth e poi della Lancia e della Maserati, si ritiro' dalle corse nel 1955 quando suo fratello Piero mori' in un incidente durante la Coppa delle Dolomiti sulla salita del Falzarego .

Antonio Serra ex ispettore della polizia di Stato è morto all'ospedale di Brotzu


NUORO 30 maggio 2011 È morto ieri mattina all'ospedale Brotzu di Cagliari l'ex ispettore della polizia di Stato Antonio Serra. Per anni aveva comandato la mitica «Squadra catturandi» della Questura di Nuoro, reparto di punta nella lotta ai sequestri di persona in Sardegna. Originario di Thiesi, aveva 77 anni, e fu insignito della medaglia di bronzo al valor civile. Oggi la salma tornerà nella sua casa di Bosa, dove si era ritirato da quando era andato in pensione nel 1994.

I funerali si svolgeranno domani pomeriggio a Suni, paese della moglie Graziella. Antonio Serra lavorò per anni con un altro straordinario poliziotto: l'ispettore Salvatore Pilia. Serra era diventato un simbolo nella lunga e difficile lotta contro i sequestri di persona dalla fine degli anni Sessanta fino agli anni Novanta. Di più, quest'uomo delle istituzioni, discreto e ostinato, è diventato addirittura un pezzo della storia recente dell'isola, l'incarnazione di una Sardegna forte e tenace che combatte per la legalità.

La mattina del 5 marzo del 1984 Francesco Catgiu, detto "Sirbone", si era appena svegliato nel suo rifugio di Nurdole, a pochi chilometri da Nuoro. Lui, ex pastore orgolese diventato poi operaio della Metallurgica del Tirso, era ritenuto dal giudice Luigi Lombardini uno degli uomini emergenti della malavita barbaricina. Il magistrato lo considerava uno degli autori del sequestro-omicidio del giornalista Leone Concato.

Quella mattina "Sirbone" vide all'improvviso davanti a se un uomo in tuta mimetica. Era comparso silenziosamente come un fantasma tra le sughere e i macchioni di mirto e di lentisco: il viso affilato di un falco e due occhi neri che lo trapassavano da parte a parte. Catgiu sfiorò il manico della sua pistola calibro 7,65, ma lo lasciò subito. «Buongiono, tziu Serra - disse allora rassegnato -. No, non si preoccupi, non scappo». Poi fece qualche passo e allungò la mano. Il poliziotto gliela strinse con vigore e sorrise.

Il bandito si era arreso senza combattere, senza tentare la fuga. Sapeva che con quell'uomo davanti sarebbe stato tutto inutile. In quella parola, in quel "tziu", c'erano stima e rispetto. E soprattutto un riconoscimento. Sì, perché Antonio Serra nel mondo torbido e feroce della malavita barbaricina, non è mai stato considerato un nemico o, peggio, un uomo estraneo a quel mondo, un uomo incapace di capire. Era considerato invece un avversario, un avversario durissimo, un segugio abile e irriducibile. Ma un uomo leale. Per un poliziotto vero, per un uomo che ha sempre avuto un senso profondo dello Stato, un riconoscimento forse più prezioso di ogni medaglia o benemerenza.

Non amava parlare l'ispettore Serra. Uomo di lunghi silenzi e di poche parole, sfuggiva la pubblicità, l'attenzione dei giornalisti e dei flash. Anche quando era ormai diventato un mito, con la sua "Squadra catturandi" della questura di Nuoro. Un gruppo di uomini scelti che aveva contribuito a formare e guidava insieme a un altro straordinario poliziotto: Salvatore Pilia.

Antonio Serra preferiva muoversi con discrezione, mimetizzarsi. Anche nella vita di tutti i giorni. Nelle campagne aspre del Nuorese, poi, sapeva diventare un fantasma. Lui e i suoi uomini si inabissavano per giorni tra boschi e canaloni. Diventavano delle ombre e seguivano quelle tracce labili, quasi impercettibili, lasciate da latitanti e sequestratori. Per questo motivo lui e Pilia erano chiamati gli "Indiani". Un nomignolo che, per dire la verità, non gli piaceva molto.

«Macché indiani, lasciamo perdere queste cose», disse una volta un po' seccato a un giornalista della penisola. Era consapevole che, in questo modo, intorno a lui si stava costruendo un mito. E non lo sopportava proprio. Ma non capiva che proprio quel suo carattere chiuso, quel suo essere schivo e taciturno, il mito contribuivano a farlo crescere.
Quel lavoro difficile e pericoloso Antonio Serra lo amava. Ma spesso lo faceva soffrire. Perché lui aveva un codice interiore. Un codice morale dove si incontravano il senso del dovere, un'antica saggezza e una grande umanità che nascondeva dietro la sua scorza di uomo avaro di sorrisi. L'importante per lui era raggiungere l'obiettivo, ma era importante anche come raggiungerlo: sempre limitando la violenza, evitando le possibili tragedie. Per questo la battaglia di Osposidda, combattuta nel gennaio del 1985 lo segnò profondamente.

Alberto Turco, 29 anni, di Piazza Armerina, residente a Mazzarino, è morto a seguito di un incidente stradale,


Mazzarino (Caltanissetta)30 Maggio 2011.Un motociclista, Alberto Turco, 29 anni, di Piazza Armerina, residente a Mazzarino (CL), è morto a seguito di un incidente stradale, verificatosi verso
mezzogiorno, lungo la strada statale 576, che collega Agrigento con Naro. Turco, in sella alla sua Yamaha R1, era in compagnia di altri amici motociclisti, quando all’altezza di una curva, a poche decine di metri dalla contrada Borgo La Loggia, in territorio di Agrigento, ha perso il controllo della motocicletta, andandosi a schiantare contro un muro, poi è rovinato violentemente sul selciato.

Il giovane è deceduto sul colpo, nonostante indossasse il casco di protezione. Sul posto è stato fatto atterrare un elisoccorso, ma tutti i tentativi dei soccorritori, di rianimare il ventinovenne si sono rivelati vani.

Ad occuparsi dei rilievi gli agenti della Polizia Stradale di Agrigento e Canicattì.

Alberto Turco ha perso il controllo del mezzo a due ruote, a causa dell’asfalto reso scivoloso da alcune macchie di olio, fuoriuscito da un mezzo pesante, forse da un pullman. La strada statale 576 è rimasta chiusa al traffico per circa due ore.

Sul luogo i carabinieri della stazione di Naro, che si sono occupati della viabilità.
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Brigitte Mulser, 28enne di Castelrotto, provincia di Bolzano, è deceduta a causa delle lesioni riportate in un incidente stradale


Bolzano 30 Maggio 2011 Brigitte Mulser, 28enne di Castelrotto, provincia di Bolzano, è deceduta a causa delle lesioni riportate in un incidente stradale avvenuto questa mattina intorno alle 11.30 sulla strada provinciale 65 nei pressi della frazione di Aica di Sotto, comune di Fiè allo Sciliar.
La ragazza stava viaggiando come passeggera su una moto, condotta da un giovane, che è uscita di strada schiantandosi contro un muretto ed un guard-rail. Pare per evitare di scontrarsi con una vettura che proveniva in senso opposto.
Purtroppo per lei non c'è stato niente da fare, mentre il ragazzo è ricoverato all'ospedale San Maurizio di Bolzano con vari traumi.
Lascia gli affetti più cari, gli amici. rip..

Franco Bruno giornalista rai perde la vita Cordoglio della regione Calabria


Catanzaro, 30 maggio 2011 - Cordoglio del Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti per la morte del giornalista di Rai Calabria Franco Bruno, stroncato da un male incurabile.

''Sono profondamente addolorato - ha detto Scopelliti - per la scomparsa di

Franco Bruno. Era un uomo innamorato del suo lavoro e della cultura. Giornalista di razza, racconto' con dovizia di particolari in un volume le due visite pastorali che Giovanni Paolo II tenne in Calabria negli Anni 80. Se ne va un pezzo importante del giornalismo calabrese, una figura che ha sempre interpretato la professione con grande scrupolo al servizio della verita'''..

ATTENTATO IN AFGHANISTAN: 4 MORTI, FERITI 5 ITALIANI. "UNO È GRAVE"

HERAT 30 Maggio 2011 Un commando di talebani guidato da alcuni kamikaze è entrato oggi in azione a Herat City, capoluogo della omonima provincia occidentale afghana, colpendo prima la base del Gruppo di ricostruzione provinciale (Prt), sotto responsabilità italiana, e poi
altri due obiettivi sulla Blood Bank Road e vicino al Cinema Chowk. Fonti ospedaliere hanno comunicato che per il momento i morti sono quattro ed i feriti 24.

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha assicurato che «Non c'è nessun militare italiano morto. Ci sono cinque feriti, di cui uno grave, un capitano che è stato colpito all'addome. Le vittime sono della polizia afghana». I militari feriti, ha aggiunto La Russa, appartengono al 132/o reggimento artiglieria di Maniago (Pordenone), che costituisce l'ossatura del Prt. «I feriti - ha spiegato - sono tutti ricoverati a Camp Arena nell'ospedale militare spagnolo Role 2». «Al momento non li vorrei considerare tutti fuori pericolo - ha detto La Russa - anche se le notizie sono incoraggianti, ma almeno per il capitano credo che sia corretto parlare di prognosi riservata. E in questi casi la prudenza va estesa anche agli altri feriti, che pure mi si dice non versano in pericolo di vita».

L'attacco contro il Prt italiano di Herat, ha detto La Russa, «è avvenuto questa mattina alle 9.15: si è trattato di un attacco complesso, con un mezzo carico di esplosivo lanciato contro il muro di cinta, al quale sono seguiti colpi di armi da fuoco, anche da postazioni al di fuori e dall'alto dai tetti di case vicine che hanno prodotto danni seri». Il ministro, che ha parlato appunto di «attacco complesso», ha detto di non poter ancora quantificare il numero degli aggressori. Da parte sua il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, ha indicato che «l'attacco è stato in varie parti della città, anche al palazzo del governatore, e si sta concludendo». L'operazione è stata rivendicata da un portavoce dei talebani che ha parlato di un attacco sferrato da quattro kamikaze.

Il primo maggio scorso, i talebani hanno lanciato in tutto l'Afghanistan una operazione denominata 'Badar'. Secondo una prima ricostruzione dell'attacco al Prt italiano, un kamikaze si è fatto esplodere davanti al suo ingresso che si trova nel quartiere di Jada-i-Mahtab, e questo avrebbe permesso ad altri militanti armati di penetrare all'interno della struttura ingaggiando uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza afghane e internazionali.

Il Prt di Herat City è una struttura mista civile-militare impegnata nello sviluppo di opere (scuole, strade e progetti di infrastruttura) gestito dal 132/o reggimento artiglieria terrestre della brigata Ariete di Maniago (Pordenone) ed è comandato dal colonnello Paolo Pomella. La città di Herat fa parte del gruppo di sette province e località la cui sicurezza passerà a luglio dalla Coalizione internazionale ad esercito e polizia afghani.

4.200 MILITARI ITALIANI IN AFGHANISTAN Sono circa 4.200 (il numero autorizzato dal Parlamento per il primo semestre 2011) i militari italiani che partecipano alla missione Isaf in Afghanistan: il numero massimo raggiunto finora. Solo a partire dai prossimi mesi ci sarà un graduale disimpegno. La quasi totalità degli italiani - una piccola quota di un centinaio di militari è schierata a Kabul nella sede del comando della missione con incarichi di staff - si trova nella regione occidentale del Paese ed è composta da paracadutisti della brigata Folgore, che il 4 aprile scorso - al comando del generale Carmine Masiello - hanno avvicendato gli alpini della 'Julia'.

Ad Herat, a Camp Arena, si trova la sede sede del Comando regionale Ovest di Isaf. Sotto la responsabilità italiana c'è un'area grande quanto il Nord Italia, composto dalle quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Alle dipendenze del generale Masiello, un contingente multinazionale di militari provenienti da 12 nazioni. La componente principale delle forze nazionali è costituita dal personale proveniente dalla brigata Folgore dall'Esercito; è presente inoltre un significativo contributo di uomini e mezzi dell'Aeronautica, della Marina Militare, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Quattro le task force costituite dai militari italiani in altrettante aree della regione ovest, mentre nella provincia di Herat è attivo un team di ricostruzione provinciale (Prt) - composto da civili e, attualmente, dai militari del 132/o reggimento artiglieria terrestre della brigata 'Arietè che ha sede a Maniago (Pordenone) - che ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo insieme ad una componente civile del ministero degli Esteri. Il contingente italiano è dotato anche di una rilevante componente aerea costituita da velivoli C-130, caccia AMX (che non sono autorizzati a bombardare), aerei senza pilota Predator, elicotteri d'attacco Mangusta e da trasporto di vario tipo. Sul versante dell'addestramento, i militari italiani hanno costituito diversi Omlt, cioè nuclei che seguono i soldati afgani in ogni loro attività, anche quelle più pericolose sul campo, mentre i carabinieri sono impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali soprattutto nell'ambito della Nato Training mission Afghanistan.

SINDACO MANIAGO: PAESE SCONVOLTO «Siamo sconvolti e senza parole. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà al Reggimento e alle famiglie dei militari feriti»: lo ha affermato interpellato dall'ANSA il sindaco di Maniago, Alessio Belgrado, dopo aver appreso dell'attacco che i militari italiani hanno subito in Afghanistan. «Un pensiero va rivolto anche al Governo - ha aggiunto - perchè rimediti sulla nostra partecipazione a queste missioni che stanno diventando sempre più pericolose. C'è un enorme discrasia tra la pericolosità dell'impegno e i risultati che tutto vorremmo voler concretizzarsi, ma che appaiono lontani. Restiamo a disposizione della famiglie per qualsiasi loro necessità - ha concluso il sindaco - augurandoci di poter riabbracciare tutti i nostri concittadini in quella grande festa per il rientro che avevamo già programmato per l'autunno nella piazza principale del paese». La presenza dei militari a Maniago è particolarmente significativa: la cittadina conta su circa 12 mila abitanti e nella locale caserma «Baldassarre» operano alcune centinaia di militari.

Edda Ventura muore soffocata in casa da un incendio che devasta la casa


ROVIGO 30 Maggio 2011 È morta per le esalazioni delle fiamme che hanno distrutto, nella notte tra venerdì e sabato, la sua stanza da letto, Edda Ventura, ottantunenne di Ceregnano, in provincia di
Rovigo. A dare l'allarme sono stati i vicini che hanno visto, verso mezzanotte e mezza, uscire del fumo dalle finestre della casa di via Trento, al civico 950. Una zona al limite della campagna, ma abbastanza abitata. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Rovigo, l'ambulanza del Suem e i carabinieri della stazione di Ceregnano.

Per riuscire a entrare nell'abitazione, una costruzione su due piani accostata a un'altra, i pompieri hanno dovuto rompere i vetri della porta d'ingresso che si affaccia sul piccolo cortile posteriore. All'interno un fortissimo odore di bruciato e la densa cortina del fumo. L'anziana è stata ritrovata nella camera da letto, devastata dalle fiamme, priva di vita. Le esalazioni dell'incendio l'avevano soffocata. Tutt'intorno la forza distruttrice del fuoco aveva cancellato ogni cosa.

Il rogo causato da una candela lasciata accesa? Il medico legale ha diagnosticato la morte per asfissia e il corpo è stato portato nella camera mortuaria dell'ospedale di Rovigo. Stando alla ricostruzione dei carabinieri l'anziana, venerdì sera, a causa delle interruzioni di corrente causate dal maltempo, avrebbe acceso una candela e l'avrebbe posata sul comodino per poi andare a riposare. Si sarebbe addormentata e la fiamma, fuori controllo, avrebbe appiccato il fuoco alle tende e alle coperte.

È una versione che suscita la perplessità della nipote della donna, Arianna. «La nonna non accendeva mai candele, non ne teneva neanche in casa. Nella stanza ormai tutto è carbonizzato e irriconoscibile. I vicini ci hanno detto che la corrente non è mai mancata. Che bisogno c'era di una candela?».

Edda Ventura viveva sola da molto tempo. Una vita difficile, abbandonata dal marito quando aveva vent'anni con una bimba di tre, aveva cresciuto la figlia e ora aveva due nipoti, Stefano e Arianna, e una bisnipotina, figlia di quest'ultima. Invalida per seri problemi alla schiena, fino a poco tempo fa usciva ancora per andare a fare la spesa o in posta a ritirare la pensione. Ora ci andava la nipote per lei. «Stamattina (ieri, ndr) - dice la giovane con le lacrime agli occhi - dovevo venire proprio per farle alcune commissioni». I funerali si terranno domani, alle 16, nella chiesa di Ceregnano.

Fabio Favaretto funzionario della regione colpito da un masso.Muore sul colpo


VENEZIA 30 Maggio 2011 Fabio Favaretto è stato colpito da un masso, mentre si apprestava a scalare la Guglia Gei del gruppo delle piccole Dolomiti, nelle Prealpi vicentine. È morto sul colpo. Il suo compagno di cordata, Mauro Vianello, non ha fatto nemmeno
in tempo a rendersi conto di quello che stava succedendo. Immediati i soccorsi e l’arrivo di un elicottero dell’elisoccorso di Verona, ma per Fabio Favaretto, 52 anni, non c’era più nulla da fare. L’incidente è avvenuto ieri mattina, all’ora di pranzo.

Favaretto, esperto alpinista, indossava il caschetto anche mentre stava preparando la corda da portare in quota, ma il masso che gli è caduto in testa era di dimensioni tali da non lasciargli via di scampo. Nel Vicentino era arrivato con Mauro Vianello, suo compagno di cordata al momento dell’incidente, e un altro gruppo di amici e appassionati della scalata. Qualcuno era già salito, qualcun altro aspettava il suo turno. Nessuno si è accorto del masso che è caduto e ha investito in pieno Fabio Favaretto. Non ci sono altri feriti tra gli alpinisti.

A Mestre, dove era nato nel 1959, Favaretto era molto conosciuto, soprattutto nell’ambiente del Cai. Funzionario della Regione Veneto - settore delle Foreste - era iscritto da almeno vent’anni al Cai e da 15 anni arrampicava assieme ad Andrea Zannini di Udine. La conoscenza delle montagne era tale che Favaretto, con Zannini, aveva pubblicato anche una guida al Sella.

Ma la sua vera passione era per l’ambiente montano. Si batteva per la salvaguardia della montagna ed era sempre in prima fila nella lotta per la difesa dell’ambiente. Favaretto infatti era un ambientalista della prima ora e negli anni ’80, con i fratelli Boato, aveva partecipato all’attività dei Verdi in laguna. Poi aveva mollato e si era dedicato completamente alla montagna e alla difesa della natura. Era talmente bravo ad arrampicare che per oltre un decennio era stato istruttore della scuola di alpinismo e aveva preparato tantissimi ragazzi, insegnando loro a scalare, ma anche l’amore per la montagna e la natura. Si faceva un punto d’onore nell’insegnare il rispetto per la montagna, che bisognava imparare a "sentire" e a vivere.

La montagna non andava mai aggredita secondo Fabio Favaretto. Questo raccontano gli amici alpinisti che con lui hanno scalato tante montagne e non si danno pace di un incidente come questo, assolutamente banale..

Un uomo di 69 anni strangola la moglie e poi si toglie la vita.Tragedia scoperta dal figlio


VERONA 30 Maggio 2011 Ennesimo caso di omicidio-suicidio, stavolta nel veronese, a Trevenzuolo. Un 69enne ha strangolato e ucciso la moglie, di un anno più giovane, per poi impiccarsi nel cortile interno della casa. A scoprire i due cadaveri, proprio il figlio della coppia, che è
entrato in casa ed ha scoperto la tragedia, chiamando poi i carabinieri di Villafranca.
Il dramma potrebbe essere ricondotto alla disperazione dell'uomo per la malattia della moglie, che sembra soffrisse di una patologia degenerativa. Non sono stati trovati scritti che giustificano il gesto dell'uomo, ma i carabinieri di Verona e quelli di Villafranca che stanno svolgendo le indagini propendono, dopo aver sentito il figlio della coppia, per un gesto da ricondurre all'uomo.
Quest'ultimo, secondo quanto accertato dall'Arma, era particolarmente provato per la malattia della moglie che le aveva minato il corpo da anni. Secondo una prima ipotesi formulata agli investigatori, l'uomo avrebbe strangolato la moglie quando questa era a letto e poi si sarebbe recato in un magazzino, dietro al cortile interno della palazzina nella quale vivevano, e si sarebbe impiccato.
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E.B. 54 anni di Vallio Terme (Brescia) è morta in un incidente, ferito il marito che guidava lo scooter


BRESCIA 30 Maggio 2011 Incidente mortale a Storo, lungo la statale 237 del Caffaro. Uno scontro tra una moto e un'auto ha provocato la morte di una donna di 54 anni di Vallio Terme (Brescia), E.B., mentre il marito, che

guidava lo scooter, è rimasto ferito. La coppia aveva trascorso la domenica al santuario di San Romedio assieme ad una comitiva di amici.
Lo scontro, su cui sono ancora in corso gli accertamenti dei carabinieri, è avvenuto all'imbocco di una curva. Vano l'intervento dei soccorritori: la donna è morta nonostante i tentativi di rianimazione. Il marito ha riportato vari traumi alle gambe. Meno gravi le condizioni del conducente dell'auto.

UN RAGAZZINO DI 13 anni investito da un auto pirata mentre era in bici perde la vita


ROMA 30 mAGGIO 2011 Tragedia a Nettuno, sul litorale romano. Un ragazzino di 13 anni, che frequentava la terza media nella scuola Giuliano da Sangallo, è stato travolto e ucciso ieri sera da
un'auto pirata mentre, in bicicletta, percorreva la provinciale Nettuno-Velletri. Sul posto sono accorsi il 118 e i carabinieri, ma per il giovane non c'era ormai niente da fare. Questa mattina compagni di classe e professori hanno sospeso momentaneamente l'attività didattica per ricordarlo, ed hanno deciso di dedicare le lezioni alla sicurezza stradale.
Da Leggo.it :A guidare l'auto, un romeno di 35 anni ubriaco, che è stato arrestato dai carabinieri. L'uomo, sentendosi braccato dai militari di Nettuno, ha scelto di consegnarsi insieme ad altri due suoi amici e connazionali, di 41 e 37 anni, che erano con lui nell'auto, una Ford Mondeo senza assicurazione.
Il romeno è accusato con l'accusa di omicidio colposo, guida in stato di ebbrezza e omissione di soccorso, mentre gli altri due sono stati denunciati solo per omissione di soccorso. Secondo gli inquirenti, l'auto avrebbe invaso la corsia opposta investendo e uccidendo il ragazzino in bici: i carabinieri erano già riusciti ad identificare i responsabili grazie ad alcune testimonianze ottenute dopo l'accaduto.
L'incidente è avvenuto ieri sera: sul posto sono accorsi il 118 e i carabinieri, ma per il giovane non c'era ormai niente da fare. Questa mattina compagni di classe e professori hanno sospeso momentaneamente l'attività didattica per ricordarlo, ed hanno deciso di dedicare le lezioni alla sicurezza stradale.

Lashawna Threatt,modella di 30 anni FA 'WRESTLING' CON L'AMICA: CADE DAL 10° PIANO PERDENDO LA VITA


ATLANTA 30 mAGGIO 2011 E’ morta festeggiando il suo compleanno. Aveva improvvisato un combattimento a wrestling con la sua migliore amica. Ma la modella è precipitata insieme alla sua amica ballerina dal decimo piano di un

. albergo ad Atlanta nel sud degli Stati Uniti. Sabato mattina la modella 30enne Lashawna Threatt, 30 anni, stava festeggiando il suo compleanno in una stanza di albergo. All'improvviso entrambe si sono schiantate su una finestra e sono precipitate nel vuoto per 10 piani. La Threatt è morta sul colpo, l'altra ragazza, la 25enne Ciara Williams, una ballerina, è in condizioni critiche.

I testimoni non hanno dubbi che si sia trattato di un tragico incidente. E’ successo tutto dopo le tre di notte nel W Hotel, in centro città a Atlanta. Il gruppo d’amici, una ventina in tutto, aveva cenato poche ore prima in un ristorante. La festa – come riporta l’Atlanta Journal-Constitution, aveva un’atmosfera molto spensierata. Fin quando non hanno avuto l’idea di improvvisare un combattimento. La Threatt e la Williams stavano infatti «giocando a wrestling» quando, senza accorgersene, entrambe sono piombate su una finestra e cadute dal decimo piano su un soffitto di vetro inclinato sopra un solarium.

La Threatt lascia una figlia di 15 anni. L’amica invece è rimasta gravemente ferita, trasportata in ospedale con fratture multiple e altre lesioni. «Il suo idolo era Marilyn Monroe - ha raccontato uno degli amici - ironia della sorte, anche lei morta troppo giovane».

BIAGIO AGNES, EX DIRETTORE GENERALE RAI E' MORTO


ROMA 30 Maggio 2011 Lutto nel mondo del giornalismo e della Rai. Biagio Agnes, ex direttore generale e attualmente direttore della Scuola di giornalismo della Scuola di Salerno, è morto la notte scorsa a
82 anni. Agnes, nato a Serino, in provincia di Avellino, avrebbe compiuto 83 anni il prossimo 25 luglio. Il giornalista è morto a Roma nella sua abitazione. Sul luogo si sta recando il direttore generale della Rai Lorenza Lei.

Biagio Agnes, morto a Roma a 82 anni, di origini avellinesi come Ciriaco De Mita, è stato uno dei più importanti grandi manager delle Partecipazioni Statali. Ha cominciato ventenne l'attività giornalistica collaborando prima in pubblicazioni locali dell'Irpinia e successivamente in giornali a livello regionale e nazionale. Nel 1958 è passato alla Rai dove ha percorso tutta la carriera: redattore alla sede di Cagliari, capo servizio al Giornale Radio, condirettore del Telegiornale, fondatore e direttore del Tg3, vice Direttore Generale per la radiofonia.

Dal 1982 al 1990 è stato storico Direttore Generale della Rai, tra i più longevi della tv pubblica. Sotto la sua direzione la Rai ha affrontato i profondi cambiamenti intervenuti nel settore radiotelevisivo con l'avvento della tv commerciale. Con Agnes direttore generale sono stati avviati nuovi servizi, come Televideo, e sperimentato nuove tecnologie quali le trasmissioni via satellite e l'alta definizione. Tra le sue intuizioni tv l'ideazione, insieme a Luciano Lombardi D'Aquino, del celebre magazine medico televisivo Check-up, trasmesso su Rai1.

Andato via dalla Rai, nel '90 è diventato presidente della Stet, la holding delle telecomunicazioni e nel '97 presidente di Telemontecarlo. Nel 1987 Agnes è stato nominato Cavaliere del Lavoro, nel 1992 ha ricevuto la laurea honoris causa in Comunicazione e Telecomunicazioni dell'Università di Buenos Aires. Nel 2006 è diventato direttore della Scuola di Giornalismo dell'Università di Salerno, corso biennale post laurea riconosciuto dall'Ordine dei Giornalisti.

Era presidente dell'Amalfi Coast Media Award, premio internazionale giornalistico diviso in più sezioni, cui stava dedicando tutte le sue energie per l'edizione 2011 in programma a metà giugno. L'ultima apparizione pubblica di Biagio Agnes lo scorso 16 maggio in occasione della Lectio magistralis di Ettore Bernabei nel giorno del suo novantesimo compleanno, alla Pontificia Università Lateranense di Roma..

domenica 29 maggio 2011

CENTAURO MUORE IN FRONTALE CONTRO OPEL


SIENA 29 Maggio 2011 Un motociclista è morto a causa delle ferite riportate in un incidente stradale avvenuto stamani nel territorio di Montalcino (Siena), lungo la strada provinciale 14 che

porta a Grosseto. La moto con in sella la vittima, un cinquantenne di Arcidosso (Grosseto), si è scontrata con un'auto Opel Corsa: secondo una prima ricostruzione sarebbe stata la macchina a invadere, per cause ancora da accertare, la carreggiata su cui viaggiava il motociclista. Le condizioni del cinquantenne sono apparse subito gravi: l'uomo è stato trasportato con l'elisoccorso all'ospedale di Siena dove poi è deceduto. Illeso invece il conducente della macchina, un ventiquattrenne di Montalcino. Sul luogo dell'incidente, insieme ai sanitari, sono intervenuti i carabinieri.

tragedia nel fiume muoiono molte persone per salvare un bimbo


NOVARA 29 Maggio 2011 Un bambino pakistano di sei anni, e un uomo amico di suo zio che aveva provato a salvarlo, sono morti annegati nel canale Quintino Sella di Novara. Ha rischiato di

affogare anche un terzo uomo, nuotatore esperto con brevetto di salvataggio, che a sua volta si è gettato nel canale per soccorrerli. Nel fiume Ticino ha invece perso la vita pure un quindicenne marocchino che faceva il bagno con alcuni amici e a Salerno è morto un uomo che si era buttato in mare per salvare una ragazza. Il piccolo Areez era precipitato nell'acqua dal ponte in Corso Trieste a Novara, sul quale si era avventurato per gioco ieri sera. La corrente, particolarmente impetuosa dopo i lavori di consolidamento delle sponde di cemento armato del canale, lo aveva subito inghiottito, facendolo sparire alla vista. In suo soccorso si sono immediatamente mossi l'amico dello zio del bambino, Hassan Zaibi, di 30 anni, e Guido Portolesi, di 31 anni, un passante - nuotatore esperto, con tanto di brevetto di salvataggio - che si trovava lì con la moglie ma non ha esitato a buttarsi. Portolesi è riuscito ad afferrare Areez e stava per portarlo verso la sponda, quando si è trovato alle prese con Hassan Zaibi, che stava a sua volta per annegare. Afferrato dal pakistano, è finito sott'acqua, perdendo il bambino. Alla fine solo Portolesi è riuscito a salvarsi. Il corpo di Areez è stato trovato circa un'ora più tardi, impigliato in un sifone un chilometro a valle. Più lungo e difficile il recupero di Hassen, avvenuto dopo mezzanotte alla chiusa di Olengo.

I carabinieri di Novara, intervenuti per ricostruire la dinamica del duplice annegamento, proporranno alla Prefettura l'assegnazione di una benemerenza a Portolesi, che ha messo a rischio la sua vita per salvare il bambino. La seconda tragedia è avvenuta nel tardo pomeriggio di ieri nel fiume Ticino, all'altezza del comune di Vizzola Ticino (Varese). Il quindicenne, originario del Marocco, stava facendo un bagno con alcuni amici quando è stato trascinato via dalla corrente. I coetanei hanno lanciato l'allarme, ma anche per lui non c'è stato niente da fare. Il corpo senza vita del ragazzo, residente a Somma Lombardo (Varese), è stato ritrovato in tarda serata dai sommozzatori dei vigili del fuoco un chilometro più a valle del tratto di fiume dove era scomparso, incastrato nella diga di un canale. A Campolongo (Salerno), verso le 18, il terzo incidente. F.L., 48 anni, di San Cipriano Piacentino (Salerno) si è lanciato in mare per salvare una ragazza sua conoscente risucchiata dalle onde, ma non è riuscito a tornare a riva ed è morto dopo aver aiutato la giovane donna. L'uomo è stato soccorso e tirato a riva, ma è giunto già morto all'ospedale di Eboli. Infine, tragedia sfiorata anche a Fano (Pesaro e Urbino), dove Daniele Presciutti, 33 anni, di Perugia, ha rischiato la vita per salvare una bambina di sette anni che stava annegando in mare. Ora è ricoverato in prognosi riservata nell'ospedale di Fano, con un'insufficienza respiratoria acuta. La bimba, originaria di Spoleto, tratta in salvo, è stata già dimessa.

Teodoro Napoli, 26 anni ucciso in un agguato


NAPOLI 29 maggio 2011 Ennesima vittima della criminalità organizzata nel Napoletano. Un uomo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Torre Annunziata. L' omicidio è avvenuto in via Cuparella. La vittima è

Teodoro Napoli, 26 anni. L' uomo - secondo i primi elementi raccolti dalle forze dell' ordine - sarebbe stato legato al clan Gionta, attivo a Torre Annunziata, ma decimato dagli arresti. Secondo una prima ricostruzione della dinamica dell' agguato il pregiudicato era a bordo di un' auto in compagnia del padre in via Cuparella, nel quartiere del Carminiello, a poche centinaia di metri dal cosiddetto «quadrilatero delle carceri», ex roccaforte del clan Gionta. All' auto si sarebbero avvicinati due sicari che hanno aperto il fuoco ferendo Napoli. Il padre, che non è stato colpito, lo ha trasportato all' ospedale di Boscotrecase, dove il giovane è giunto morto.
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Giovanni Maglione, 27 anni e la moglie Anna Solovei 23 anni perdono la vita in un incidente mortale


NAPOLI 29 maggio 2011 Un incidente gravissimo, che ha coinvolto una Mercedes classe B e una moto, si è verificato in serata nel quartiere di Pianura, a Napoli. A perdere la vita sono stati una coppia di fidanzati, Giovanni Maglione, 27 anni, un
matrimonio non riuscito alle spalle e un bambino di poco più di un anno, e Anna Solovei, una ragazza ucraina di 23 anni. I due viaggiavano su un'Honda 600 Transalp e non avevano il casco che portavano al braccio. L'incidente è avvenuto tra via Cannavino e via Alfredo Cappelli. L'auto, una Mercedes classe B, secondo quanto si apprende, si sarebbe allontanata subito dopo aver urtato con estrema violenza la motocicletta. I corpi sono stati sbalzati a una quindicina di metri dal punto dell'impatto. Sul luogo sono intervenuti gli agenti della polizia municipale. Singolare la vicenda sentimentale che legava i due giovani. Il padre di Giovanni Maglione aveva lasciato la moglie per un ucraina. il figlio ha fatto la stessa cosa, mettendosi con la figlia della compagna ucraina del padre.

Massimo Moretti 47 anni VIGILANTE UCCIDE LA FIDANZATA Maria Santarelli, 37 anni 37ENNE


ROMA 29 Maggio 2011 È stato arrestato con l'accusa di omicidio Massimo Moretti, guardia giurata di 47 anni di Pavona. Il pm non ha ritenuto credibile il racconto che l'uomo ha fornito agli inquirenti subito dopo la morte della moglie, Maria Santarelli, 37 anni, deceduta all'ospedale di
. Albano dopo essere stata colpita in pieno volto da un colpo partito dalla pistola del marito. Sono comunque in corso accertamenti ed esami balistici per comprendere come siano andati i fatti. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Castel Gandolfo. L'uomo, guardia giurata per un istituto di vigilanza romano, ha raccontato che mentre era impegnato in operazioni di pulizia di routine della sua pistola di ordinanza, nel bagno della sua abitazione, dalla canna è partito un colpo accidentale. Versione che al momento non convince gli inquirenti.

Giovanni Maglione, 27 anni e sua moglie perdono la vita in un incidente stradale


NAPOLI - Un incidente gravissimo, che ha coinvolto una Mercedes classe B e una moto, si è verificato in serata nel quartiere di Pianura, a Napoli. A perdere la vita sono stati una coppia di

fidanzati, Giovanni M., 27 anni, un matrimonio non riuscito alle spalle e un bambino di poco più di un anno, e una ragazza ucraina di 23 anni. I due viaggiavano su un'Honda 600 Transalp e non avevano il casco che portavano al braccio. L'incidente è avvenuto tra via Cannavino e via Alfredo Cappelli. L'auto, una Mercedes classe B, secondo quanto si apprende, si sarebbe allontanata subito dopo aver urtato con estrema violenza la motocicletta. I corpi sono stati sbalzati a una quindicina di metri dal punto dell'impatto. Sul luogo sono intervenuti gli agenti della polizia municipale.
VIDEO DINAMICA

sabato 28 maggio 2011

Gianfranco Pistoni, elettricista sacilese di 49 anni muore d'infarto a 530 chilometri dalla moglie e dai figli


PORDENONE 28 maggio 2011 È morto mentre stava lavorando a 530 chilometri dalla sua città, Sacile (Pordenone), lasciando nel dolore la moglie e due figli. La vittima è Gianfranco Pistoni, elettricista sacilese di 49 anni, e marito di Francesca Zanin, 45 anni, e papà di un ragazzo di 16 anni che studia elettronica all'Ipsia e di un bambino di 11 anni che frequenta la quinta elementare alla Vittorino da Feltre. La notizia della morte dell'uomo, avvenuta mercoledì sera mentre lavorava al depuratore di Cogne in Valle d'Aosta, è arrivata solo ieri in città. L'autopsia di ieri, atto dovuto in queste circostanze, ha chiarito che si tratta di morte naturale per infarto e non di un incidente sul lavoro.

L’operaio, dipendente della ditta di elettroimpianti Coden di San Giovanni di Livenza (Pordenone), era partito da casa per Cogne mercoledì con un collega meccanico di Sacile. Dovevano svolgere un lavoro al depuratore. Un viaggio lungo quello Sacile - Cogne che richiede circa 5 ore e mezza. Arrivati sul posto i due operai si sono subito messi al lavoro all'interno del depuratore.

Poco prima delle 20 di mercoledì, quando i due stavano ancora lavorando, Gianfranco Pistoni dice al collega meccanico: «Ho mal di stomaco, sto male». Il collega suggerisce di uscire a prender un po’ d'aria. Dopo pochi minuti ha cominciato a cercarlo, ma non era fuori e lo ha ritrovato nella stanza adiacente in condizioni che peggioravano di minuto in minuto. Così il meccanico ha chiamato il 118, ma ai sanitari arrivati sul posto non è rimasto altro che constatare la morte di Pistoni, che non soffriva di alcuna patologia particolare.

«Sono stati i carabinieri ad avvisare la moglie mercoledì sera», spiega commosso il fratello Massimiliano Pistoni. Sono andati dove la famiglia abita in via Montemezzano 13. «Ora attendiamo il nulla osta - prosegue il fratello - intanto stiamo organizzando per andare a Aosta perchè i figli vogliono vedere il papà». Massimiliano è uno dei due fratelli, il più giovane, 40 anni, abita a Fontanafredda. Poi c'è Livio il maggiore che vive a Spilimbergo con la famiglia.

Ad attendere la salma del figlio, la mamma Luigina Sonego, originaria di Gaiarine (Treviso), e residente a Topaligo di Sacile. Un passato da emigrante in Svizzera con il marito scomparso 12 anni fa erano tornati qui, abitando per qualche tempo a Caneva. Gianfranco era nato a Aarau in Svizzera e avrebbe compiuto 50 anni il 26 settembre prossimo.
Metti il resto dell'articolo qui prima che ti arrestano.

Gianfranco Pistoni, elettricista sacilese di 49 anni muore d'infarto a 530 chilometri dalla moglie e dai figli


PORDENONE 28 maggio 2011 È morto mentre stava lavorando a 530 chilometri dalla sua città, Sacile (Pordenone), lasciando nel dolore la moglie e due figli. La vittima è Gianfranco Pistoni, elettricista sacilese di 49 anni, e marito di
Francesca Zanin, 45 anni, e papà di un ragazzo di 16 anni che studia elettronica all'Ipsia e di un bambino di 11 anni che frequenta la quinta elementare alla Vittorino da Feltre. La notizia della morte dell'uomo, avvenuta mercoledì sera mentre lavorava al depuratore di Cogne in Valle d'Aosta, è arrivata solo ieri in città. L'autopsia di ieri, atto dovuto in queste circostanze, ha chiarito che si tratta di morte naturale per infarto e non di un incidente sul lavoro.

L’operaio, dipendente della ditta di elettroimpianti Coden di San Giovanni di Livenza (Pordenone), era partito da casa per Cogne mercoledì con un collega meccanico di Sacile. Dovevano svolgere un lavoro al depuratore. Un viaggio lungo quello Sacile - Cogne che richiede circa 5 ore e mezza. Arrivati sul posto i due operai si sono subito messi al lavoro all'interno del depuratore.

Poco prima delle 20 di mercoledì, quando i due stavano ancora lavorando, Gianfranco Pistoni dice al collega meccanico: «Ho mal di stomaco, sto male». Il collega suggerisce di uscire a prender un po’ d'aria. Dopo pochi minuti ha cominciato a cercarlo, ma non era fuori e lo ha ritrovato nella stanza adiacente in condizioni che peggioravano di minuto in minuto. Così il meccanico ha chiamato il 118, ma ai sanitari arrivati sul posto non è rimasto altro che constatare la morte di Pistoni, che non soffriva di alcuna patologia particolare.

«Sono stati i carabinieri ad avvisare la moglie mercoledì sera», spiega commosso il fratello Massimiliano Pistoni. Sono andati dove la famiglia abita in via Montemezzano 13. «Ora attendiamo il nulla osta - prosegue il fratello - intanto stiamo organizzando per andare a Aosta perchè i figli vogliono vedere il papà». Massimiliano è uno dei due fratelli, il più giovane, 40 anni, abita a Fontanafredda. Poi c'è Livio il maggiore che vive a Spilimbergo con la famiglia.

Ad attendere la salma del figlio, la mamma Luigina Sonego, originaria di Gaiarine (Treviso), e residente a Topaligo di Sacile. Un passato da emigrante in Svizzera con il marito scomparso 12 anni fa erano tornati qui, abitando per qualche tempo a Caneva. Gianfranco era nato a Aarau in Svizzera e avrebbe compiuto 50 anni il 26 settembre prossimo.

Lutto Real Milano si è spento Angelo Seveso bomber del Varese


Varese 28 Maggio 2011.Il grande Angelone del Varese è volato in cielo. Il bomber più possente e prestante della centenaria storia biancorossa è stato vinto, nella giornata di ieri, da un male

incurabile che lo ha portato via prima di compiere 49 anni. Angelo Seveso rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi e non solo perché aveva permesso, a suon di gol (18), il ritorno fra i professionisti della squadra, nella stagione 1993-94. Ma perché, come ha detto il grande Mario Belluzzo, che lo aveva allenato in biancorosso, Angelone aveva «il corpo di un gigante e l'anima di un poeta». Insomma, «era forte e sensibile allo stesso tempo», sottolinea Belluzzo che ricorda il suo primo giorno al Varese: «Ci siamo incontrati nel cerchio di centrocampo del Franco Ossola e lui mi ha guardato dicendo che se avrebbe colto la traversa della porta avremmo vinto il campionato. A freddo, senza neppure scaldarsi, ha scagliato un prepotente tiro che è andato a colpire proprio la traversa». Era un grande professionista che preferiva, però, giocare fra i dilettanti: «Angelone - spiega Belluzzo - era eccezionale: è stato fondamentale per la rinascita del Varese grazie ai suoi gol ma anche alla sua personalità. Aveva sempre il sorriso sulle labbra e si rivelava ottimista in qualunque circostanza. Era il giocatore ideale di ogni allenatore. Avrebbe potuto fare la differenza anche fra i professionisti ma preferiva militare nelle squadre di serie D per poter conciliare il calcio con la sua professione in banca». Oltre che con il Varese, Seveso ha vinto campionati con Telgate, Lecco, Corsico, Legnano, Gallaratese e Atletico Milan. Il pallone era la sua vita e di recente era stato alla guida del Real Milano, squadra di Eccellenza. I funerali si terranno lunedì prossimo alle 10.30 nella chiesa di San Bartolomeo a Brugherio. Ci saranno tante persone che gli hanno voluto bene. Come Vito Romaniello, giornalista e memoria storica del calcio nostrano che ci ha regalato queste belle immagini: «Ho ancora negli occhi il sorriso solare di Angelone, abbracciato con i giovani biancorossi, per cui è stato un grande maestro, dopo la vittoria della coppa Italia dilettanti nel 1994. E non posso dimenticare quanto aveva fatto sudare Maldini e Costacurta in amichevole con il Milan: i due campioni faticavano a contenere le sue giocate. Appena arrivato a Varese, il mitico magazziniere Diego Cendaroni non era riuscito a trovare una maglia adatta a lui che era alto due metri e pesava cento chili senza neppure un filo di grasso». E proprio le lacrime del «Cenda» - che da settimane si preoccupava per la salute del Bomber con la maiuscola - fanno capire quanto è stato importante per i colori biancorossi il gigante buono Seveso. L'Angelone del Varese che ora è in cielo.
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L'attore americano Jeff Conaway, in coma da diversi giorni, è morto ieri in un ospedale di Los Angeles


ROMA 28 Maggio 2011 L'attore americano Jeff Conaway, in coma da diversi giorni, è morto ieri in un ospedale di Los Angeles. Noto per aver vestito i panni di Kenickie, uno dei protagonisti del film 'Greasè con John Travolta e Olivia Newton John, era ormai tenuto in vita dalle macchine. Nel mitico musical, interpretava l'amico bulletto di Danny Zucco (Travolta). Sessant'anni, negli ultimi anni aveva avuto gravi problemi di salute legati soprattutto alla sua dipendenza dall'alcol e dalla droga. All'Encino Hospital Medical Center di Los Angeles era stato ricoverato per sospetta overdose. Aveva anche partecipato a un reality a tema, 'Celebrity rehab with Dr.Drew', dove i personaggi famosi cercano di risolvere le loro dipendenze davanti alle telecamere. In Italia Conaway era conosciuto anche per aver interpretato il ruolo del fotografo Mick Savage nella soap opera 'Beautiful' e per aver partecipato a qualche episodio de 'La signora in giallò interpretato da Angela Lansbury.

ADDIO GIL SCOTT-HERON, PADRE DEL RAP


NEW YORK 28 Maggio 2011 È morto a New York all'età di 62 anni Gil Scott-Heron, considerato uno dei padri del rap. Nato a Chicago il primo aprile 1949, afroamericano cresciuto nel

Bronx è stato un musicista ma anche un poeta. Tra gli anni '60 e anni '700 ha contribuito con i suoi versi pungenti e le sue note a sostenere la causa dei neri d'America. È famosa in particolare per 'The revolution will not the televised' canzone del 1974 dal titolo emblematico, e per 'The battlè pezzo del 1978 con cui scalò le classifiche R&B. Nonostante non incidesse dischi da tempo e avesse avuto diversi problemi di droga, continuava ad andare in tour con la sua musica e le sue parole ha ispirato e continuerà a ispirare intere generazioni di musicisti afroamericano e non solo .

Andrea Corrieri operaio di 24 anni perde la vita in un incidente in moto


GROSSETO 29 Maggio 2011 Un impatto tremendo che è costato la vita sull'Aurelia nord, vicino Grosseto, a un operaio di 24 anni, Andrea Corrieri, residente a

Ribolla, una frazione di Roccastrada. Il giovane era in sella alla sua moto, secondo quanto ha ricostruito la polizia municipale, quando ha cercato di evitare una lancia Y che stava uscendo da una strada laterale. Non c'è stato, purtroppo, nulla da fare. Andrea Corrieri è morto sul colpo. Il conducente dell'auto è rimasto ferito ed è stato portato in ospedale.
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