giovedì 31 marzo 2011

Valentino Palombi 24 anni e Jessica Di Pietro 20 anni PERDONO LA VITA IN UN INCIDENTE MORTALE

ROMA 31 MARZO 2011Due morti. E’ il bilancio di un gravissimo incidente stradale verificatosi sull’Appia a Ponte Maggiore alle 8.30 di questa mattina. Deceduto sul colpo Valentino Palombi il 24enne, nato a Fondi e residente a Terracina di professione autotrasportatore. I sanitari del 118 hanno tentato di rianimare anche Jessica Di Pietro la 20enne di Pontinia che era a bordo della vettura, 40 minuti di disperati tentativi, ma purtroppo non ce l’ha fatta. I due viaggiavano a bordo di una Pegeout in direzione Terracina. Secondo una prima ricostruzione l’auto in fase di sorpasso al km 93,600 si sarebbe scontrata frontalmente con un autoarticolato che proveniva dal senso di marcia opposto. Sull’auto incastrata sotto il pesante autoarticolato sono ancora al lavoro i Vigili del Fuoco di Terracina. Sul Sul posto anche la Polizia Stradale Una tragedia è piombate su due comunità pontine: Terracina e Pontinia. È accaduto ieri quando nelle due cittadine si è sparsa la voce del terribile incidente stradale che ha strappato la vita di Valentino Palombi, 25 anni di Terracina, e la sua giovane fidanzata Jessica Di Pietro, 20 anni di Pontinia. L’incidente mortale si è verificato intorno alle 8.30 di ieri mattina al chilometro 93.400 della strada statale Appia, all’altezza di Ponte Maggiore dove proprio qualche giorno fa c’era stato un altro incidente. La coppia di ragazzi viaggiava a bordo di una Pegeout e secondo una prima ricostruzione effettuata dalla Polizia Stradale, la loro auto era in fase di sorpasso al chilometro 93,600 circa e si sarebbe scontrata frontalmente con un autoarticolato che proveniva dal senso di marcia opposto. Nello schianto la Peugeot è andata ad incastrarsi sotto il mezzo pesante e lo scenario che si è presentato ai primi passanti è stato terribile. Per i due ragazzi sono scattati immediatamente i soccorsi ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. I sanitari del 118 non hanno potuto far altro che constatare il decesso dei due giovanissimi ragazzi. Sul posto hanno lavorato senza sosta sia i Vigili del fuoco che la Polizia Stradale. per rendere di nuovo transitabile la statale. Il traffico sull’Appia è stato temporaneamente bloccato e gli automobilisti sono stati costretti a prendere deviazioni alternative poi la situazione è lentamente tornata alla normalità. Dunque un altro incidente proprio su quel tratto di strada che continua a rimanere uno dei più pericolosi della pianura pontina. La morte dei due giovani si è tramutata ben presto in una notizia terribile per le due famiglie e ma anche per le comunità di Terracina e Pontinia che hanno appreso la notizia con grande costernazione di due giovani vite spezzate.

Il viceprefetto Salvatore Saporito suicida


ROMA 31 marzo 2011 Il viceprefetto Salvatore Saporito indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per la sicurezza a Napoli, che ha coinvolto anche Finmeccanica, si è suicidato a Roma.
Saporito, che - secondo quanto riferiscono i colleghi, stava attraversando un periodo di grave depressione per le conseguenze dell'inchiesta, si è sparato un colpo di pistola.

Saporito si è ucciso ieri sera nel bagno dell'alloggio che occupava nella caserma della Polizia al Castro Petrorio.

Il vice prefetto era finito nell'inchiesta della procura di Napoli sugli appalti per la realizzazione del Cen(centro elaborazione dati della polizia) previsto dal 'piano sicurezzà del 2007 per fronteggiare l'emergenza criminalità nel capoluogo campano.

L'ipotesi da cui è partita la procura è associazione per delinquere e turbativa d'asta. Lo scenario è quello di una serie di anomalie nell'adozione delle procedure per l'assegnazione degli appalti ad alcune società del gruppo Finmeccanica.

Nell'inchiesta è coinvolto anche il vice capo della polizia ed ex questore di Napoli Nicola Izzo.

Carmelo Morena, 64 anni ucciso al bar da un sicario mentre si prendeva un caffè


Reggio Calabria 31 marzo 2011 – Il delitto compiuto il 31 marzo 2011, intorno alle ore 05.30 circa. La segnalazione al 112. Sul posto i Carabinieri della stazione principale diretta dal Luogotenente Cosimo Sframeli e quelli del comando compagnia, che si muovono sotto le direttive delcapitano Nicola De Tullio, coordinato dal tenente colonnello Carlo Pieroni, comandante del ROP; tutti agli ordini del colonnello Pasquale Angelosanto, comandante provinciale, intervenivano in via Amendola presso il bar “Mina” ove poco prima Morena Carmelo, nato Reggio Calabria 11 ott 47, ivi residente imprenditore lavori edili, mentre si accingeva ad entrare al bar veniva attinto da numerosi colpi di pistola semiautomatica, di cui due o tre alla testa ed uno al collo ed in altre parti del corpo. La vittima designata si accasciava all’ interno del bar, decedendo sul colpo REGGIO CALABRIA, L’IMPRENDITORE EDILE CARMELO MORENA 64 ANNI, CONIUGATO, NOTO ALLE FORZE DI POLIZIA, ASSASSINATO ALL’ALBA DI OGGI 21 MARZO 2011, A COLPI DI PISTOLA DAVANTI AD UN BAR DEL CENTRALISSIMO VIALE AMENDOLA, PROLUNGAMENTO DEL CORSO GARIBALDI: VENDETTA PRIVATA, AGGUATO DI STAMPO MAFIOSO O RACKET DEL PIZZO-MAZZETTA?


Autore dell’efferato delitto,, al momento ignoto, si allontanava facendo perdere le proprie tracce. Sul posto venivano rinvenuti nr. 7 bossoli e 2 ogive cal 7,65.Il Morena, era già stato tratto in arresto nell’anno 2005 nell’ambito operazione “Vertice” e successivamente prosciolto; è, comunque, ritenuto contiguo ambienti criminalità organizzata operante questo centro. Il titolare del bar, dove la vittima era appena entrata per un caffé, è stato colto da malore per lo shock. Interrogato dagli organi inquirenti coordinati dal p.m. di turno, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della repubblica di reggio calabria, Giuseppe Pignatone, non ha saputo fornire elementi utili alle indagini, per identificare l’esecutore materiale del delitto ed il movente. Sul posto è intervenuto anche il medico legale Aldo Barbaro e la ditta delle pompe funebri per la rimozione del cadavere. Dopo i rilievi della Sezione Investigazioni Scientifiche, la salma è stata messa a disposizione dell’a.g. per esame autoptico. Nessun esito hanno dato i posti di blocco volanti ed i controlli dei pregiudicati della zona, nonché il loro alibi orario e lo stub

Domenico Salvatore


Carmelo Morena Reggio Calabria 31 marzo 2011 - Il canto della lupara, le sviolinate del kalashnikov, le raffiche della Skorpion, i rintocchi della 9X21. Si continua a sparare in città, nella Calabria e nella provincia, con cadenza quasi quotidiana. O meglio c’è una ripresa degli omicidi e dei ferimenti. L’ultimo omicidio in ordine di tempo è quello di Giuseppe Sorgonà, dell’8 gennaio 2011, parrucchiere, incensurato di Mosorrofa, ucciso davanti al figlioletto di due anni, da ignoto killer in via De Nava, nei pressi dell’ACI. Non lontano dal Viale Amendola. Il procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone ed i suoi aggiunti Nicola Gratteri e Michele Prestipino Giarritta, avevano invitato a non abbassare la guardia. Non avevano tutti i torti. Demetrio Costantino Presidente Comitato interprovinciale per il diritto alla sicurezza sibila:”Reggio continua ad essere una città ad alta densità criminale come dimostra anche l’agguato a Carmelo Morena.E’ un fatto di sangue di estrema gravità anche perché l’omicidio avviene all’interno di una bar, certamente, per le modalità, ad opera di professionisti e in una zona tra le più popolate ed attive della città per lo svolgimento quotidiano delle attività commerciali. Bisogna dire che – nonostante brillanti risultati ottenuti dalle forze dell’ordine – in città e provincia preoccupa la presenza di agguerriti gruppi malavitosi facendo registrare tra i cittadini un clima di paura e di preoccupazione.Perciò occorre mantenere alta l’attenzione, non dare tregua e incalzare la criminalità organizzata non solo con una ampia azione repressiva, ma preventiva e di indagini e investigazioni adeguate ma anche con l’apporto e la collaborazione dei cittadini che spesso non vedono , non parlano, non sentono.E’ urgente potenziare le forze dell’ordine per condurre efficacemente la lotta, affrontare i gravosi problemi esistenti in Procura, dare i mezzi e gli strumenti necessari. E nel contempo intervenire sul piano legislativo non solo sulla certezza della pena, ma anche per affrontare le grandi questioni economiche e sociali esistenti.” L’ennesimo delitto di stampo mafioso, stamani, giovedì 31 marzo 2011.Vittima un imprenditore edile di 64 anni, Carmelo Morena, Già noto alle forze di polizia che lo hanno arrestato nell’àmbito dell’inchiesta “Vertice”. Come sapeva il sicario della ‘ndrangheta che il Morena, sarebbe andato in quel quartiere, in quella via, in quel bar, a quell’ora? Aveva un appuntamento od era pedinato senza saperlo? Gl’inquirenti vogliono capire, se vittima e carnefice abbiano avuto “prima” una discussione. Se il diverbio sia sfociato poi in alterco-battibecco, sino all’esplosione della violenza. O se anche, il killer avendo avuto carta bianca, aspettasse l’occasione giusta per portare a compimento la sua macabra missione di morte, sangue e disperazione. Il sicario ha scaricato tutti i proiettili della sua pistola calibro 9X21, esplosi da corta distanza, quasi a bruciapelo, con inaudita violenza e protervia. Il Morena, ha tentato una via di fuga, infilando la porta del vicino bar, ma l’aguzzino gli stava da presso e non ha esitato a ridirlo come un colabrodo, poi si è dileguato a bordo di un mezzo parcheggiato lì nei pressi o preso in consegna da un complice che aspettava col motore già avviato. Raggiunto alla testa, al tronco ed agli arti, il Morena è stramazzato al suolo in un lago di sangue. Sotto gli occhi atterriti dell’ignaro barman, colto da malore. Scattato l’allarme, i Carabinieri in sinergia con la Polizia e la Guardia di Finanza ha attivato immediatamente una cintura militare intorno alla città, ma nessun pesciolino è cascato dentro la rete. Non si hanno notizie di fermi od arresti, nonostante siano stati eseguiti controlli a tappeto e perquisizioni domiciliari dei pregiudicati della zona; e finanche, secondo prassi sedimentata, alcuni guanti di paraffina, nel caso qualcheduno avesse sparato di recente. Immediati i rilievi, i reperti, gl’interrogatori, dell’unico testimone che a quanto pare non ha saputo fornire elementi utili alle indagini, per risalire all’autore del delitto ed al movente, se non al mandante. È ancora presto per capire se si tratti di vera e propria esecuzione in perfetto stile mafioso, probabilmente una vendetta o di un fatto occasionale, un fatto impulsivo, un omicidi preter-intenzionale od altra causale. Sul luogo del delitto, il solito capannello di curiosi, che volevano capire che cosa fosse successo. Un diritto sacrosanto ed inalienabile garantito per legge. Magari ci saranno pure i lettori di Mediterraneonline, che pretendono, giustamente, di avere tutti i dettagli possibili ed immaginabili, al chiuso di casa, piazzati davanti al loro amico computer. Era ritenuto dagli investigatori vicino a Mario Audino, boss di San Giovannello, ucciso nel 2003, ed aveva un rapporto di parentela con Massimiliano D’Ascola, ucciso con Giorgio Clemeno nel novembre 2010 nel quartiere Archi di Reggio. Morena in passato era stato coinvolto in tre inchieste sulla criminalità organizzata ma era stato sempre assolto. La prima é ‘Sanitopoli’ che riguardò gli appalti all’interno degli Ospedali Riuniti; l’inchiesta ‘Vertice’ sugli affari della cosca Condello ed infine una indagine sullo spaccio di droga a Reggio. Abbiamo più volte spiegato ai nostri lettori sovrani che sul territorio, non si muove foglia se il capobastone, non lo voglia. Gli unici a sparare, a parte le forze di polizia, sono i soldati della ‘ndrangheta. Nessuna “scheggia impazzita”, si sogna di rischiare la pelle, andare a prendere per iniziative non autorizzate dal boss. Sul territorio sono egemoni i clan della ‘ndrangheta dei De Stefano-Condello, dapprima uniti e poi separati, durante le guerre di mafia; o loro successori. La piovra mafiosa calabrese nata come Piccioterìa o “Famiglia Montalbano si è sviluppata come Onorata Società nel XX° secolo; facendo leva sui clan della sacra trimurti mafiosa ( zi’ ‘Ntoni Macrì, zì’ Micu Tripodo e zi’ Mommo Piromalli) che dominavano la città di Reggio Calabria, la zona jonica e la zona tirrenica della provincia reggina. Sebbene, Nicastro, Cosenza e Crotone ecc. non fossero a digiuno di questa fenomenologìa.Negli anni settanta del Novecento la “Piovra” calabrese mutò nome e strategìa caratterizzandosi come ‘ndrangheta, nomignolo di origine grecanica (Roghudi, Bova, Roccaforte del Greco, Condofuri ecc.) e passando da mafia rurale e campagnola o giardinara (abigeato, furti di raccolti, “cavalli di ritorno” di autocarri, trattori e motocarri, via via con l’evoluzione economica, sino alla guardiania abusiva dei cantieri autostradali, assunzioni concordate di mano d’opera ecc.) a mafia cittadina ed imprenditoriale (rackett delle estorsioni, traffico di armi e droga, sequestro di persona, riciclaggio del denaro sporco. Dai capibastone e gregari analfabeti, ai primi boss con la licenza elementare e poi quella media, sino al diploma di scuola superiore ed infine ai mammasantissima con tanto di laurea, conoscenza delle lingue estere e master nelle università romane e milanesi; brokers di Borsa con le scarpe lucide, che viaggiano nella business class con la villa, il palazzo, il castello, i quartieri, la catena di alberghi, cospicui conti in banca ed alla posta, macchine e moto super potenti, super-veloci, supe-accessoriate, belle donne, vip della dolcevita, vitelloni. A Reggio Calabria avanzarono dapprima i De Stefano padri, figli (Giovanni, Giorgio, Paolo ed Orazio) e nipoti (Giuseppe, Carmine, Rosario…) gl’Imerti di Fiumara-Villa San Giovanni, i Condello di Archi. Ed erano un solo clan. Sino all’autobomba di Villa San Giovanni che doveva disintegrare “Nano feroce” alias Nino Imerti pericoloso rivale per la golden chance della leadership. Il super-pentito della ‘ndrangheta “don Paolo “Iannò ex braccio destro del mammasantissima “don Pasquale” Condello, inteso “Il Supremo”, al processo “Olimpia 3”, rispondendo alle domande del p.g. Fulvio Rizzo, disse nel 2003 in Corte d’Appello (Scaglione presidente, Muscolo a latere) che a piazzare i candelotti di dinamite dentro la macchina, quel 10 ottobre 1985 fosse stato il potente capomafia defunto “don Mico” Libri. Autore, secondo la “gola profonda” della ‘ndrangheta, di altri efferati delitti fra i Rosmini ed i Lo Giudice, vittime di “tragedie” scoperte dal “Supremo”. Morirono tutti i passeggeri stipati nell’abitacolo (Umberto Spinelli, Vincenzo Palermo ed Angelo Palermo), meno il designato, appunto Antonino Imerti, che sopravvisse e si vendicò con l’aiuto del parente (acquisito) Pasquale Condello; scampò alla strage di Villa San Giovanni, anche Natale Buda. Il 13 ottobre del 1985 in Via Mercatello ad Archi venne ammazzato il capo dei capi, “don Paolino” De Stefano, assieme al suo fido guardaspalle Antonino Pellicanò, che lo stava trasferendo su uno scooter da un bunker all’altro. Dopo l’autopsia, che sarà eseguita a cura del perito settore, nominato dal Tribunale di Reggio Calabria, la salma verrà restituita alla famiglia per i funerali che si svolgeranno in forma pubblica. Salvo diversa decisione adottata dal questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, che dovrebbe motivarla con ragioni di ordine pubblico e sicurezza. Domenico Salvatore .

Francesco Ferioli, 58 anni, è morto Il furgone su cui viaggiava si è schiantato contro un autoarticolato


Modena, 31 marzo 2011. Un tragico scontro si è verificato nel primo pomeriggio sulla Provinciale Panaria bassa in località Cà Bianca tra Finale e Camposanto. Francesco Ferioli, 58 anni, è morto in seguito all'impatto. L'artigiano era diretto a Finale alla guida del suo furgone quando all'improvviso ha sbandato e si è schiantato contro un autoarticolato che proveniva dal senso opposto.

Sul posto sono intervenuti i vigili urbani, che stanno accertando le cause dell'incidente, il 118, i vigili del fuoco di San Felice. La strada è stata chiusa per ore.

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Jessica Tulini, 20 anni di Civitella, è morta questa mattina poco dopo le 12 all'ospedale Mazzini dopo incidente mortale

Teramo 31 Marzo 2011 Jessica Tulini, 20 anni di Civitella, è morta questa mattina poco dopo le 12 all'ospedale Mazzini di Teramo. Ieri mattina la ragazza, residente a Villa Lempa, è stata coinvolta in un incidente stradale lungo la strada provinciale 13/A, a Bellante Paese. Le condizioni della giovane sono apparse subito gravi, visto che la violenza dell’impatto le ha causato un trauma cranico ed altre lesioni interne, oltre che una difficoltà cardiaca. Trasferita al nosocomio teramano è stata immediatamente operata ma questa mattina la Tac ha stabilito la morte celebrale di Jessica. La notizia ha sconvolto tutta la famiglia che era riunita intorno a lei. Jessica, 20 anni ragioniera (a Nereto), era la seconda figlia dell'ex sindaco di Civitella Mario Tulini, ora consigliere comunale di opposizione. La ragazza era molto conosciuta anche a Selva Piana di Mosciano, dove vivono diversi parenti, tra cui l'assessore comunale Luciano Palandrani. .

E’ morto all’ alba mercoledì 30 marzo alla clinica Mediterranea di Napoli l’ Avv. Nello Mazzella


NAPOLI 31 MARZO 2011E’ morto all’ alba di oggi mercoledì 30 marzo alla clinica Mediterranea di Napoli l’ Avv. Nello Mazzella, 60 anni, Presidente dell’ Associazione per il Comune Unico dell’ isola d’ Ischia. Lascia la madre, la moglie, la figlia, il fratello e la sorella. E’ stato consigliere comunale di Ischia del PSI e Presidente dell’ Associazione Forense dell’ isola d’ Ischia.

Era Patrocinante nella Suprema Corte di Cassazione.
di Giuseppe Mazzella – Quando muore un coetaneo con il quale si sono condivise e combattute tante battaglie civili di interesse nazionale
e locale moriamo un poco anche noi sopravvissuti. Una parte di noi se ne va con Lui e avvertiamo, con spavento, che prima o poi la Campana suonerà anche per noi. Così Nello Mazzella, avvocato, ci ha improvvisamente lasciato e fino a qualche giorno fa era nel pieno della maturità ed in prima fila nell’ ennesima battaglia civile della Sua Vita quella che certamente affrontava con più convinzione: il Comune Unico per l’ isola d’ Ischia.

Con Nello abbiamo avuto una comune militanza politica nel Partito Socialista fin dagli anni ‘ 70 del ‘ 900 ed abbiamo condiviso – insieme ad altri amici e compagni come Franco Borgogna, Giovan Giuseppe Mazzella, Lello Pilato – la grande speranza di un socialismo dal volto umano. Ci siamo sempre portati dentro la “ Cara Utopia” di coniugare la Libertà con la Giustizia ed abbiamo sempre cercato di trasferire sul piano locale quel socialismo democratico che volevamo esteso a tutta l’ Italia ed a tutta l’ Europa. Così negli anni 70 noi ventenni giovani socialisti abbiamo con passione e competenza avviato la campagna per l’ avvio della Pianificazione Territoriale nell’ isola d’ Ischia perché già avvertivamo la crescita tumultuosa dell’ economia che imponeva una rigorosa Programmazione. Ai nostri entusiasmi si sono sostituite troppo presto le delusioni poiché come diceva Pietro Nenni le idee camminano sulle gambe degli uomini e come Nenni eravamo certi dell’ avvento di una società più giusta e più umana ma il socialismo pur inevitabile è fatto dagli uomini e se gli uomini non sono all’ altezza dei tempi anche quello che è inevitabile con accade.

Abbiamo tutti partecipato – con dolore – alla dissoluzione del Partito Socialista e sofferto per la diaspora dei socialisti come ebrei erranti nel peggiorato sistema partitico della cosiddetta Seconda Repubblica.

Nello che è stato consigliere comunale di Ischia, impegnato nel sindacato e che ha dedicato la sua attività forense soprattutto alla difesa della causa dei lavoratori fino a divenire Patrocinante nella Suprema Corte di Cassazione, rifiutava questa sconfitta del socialismo nella democrazia politica e ha sempre cercato di trasferire nella società civile il suo impegno per l’ affermazione dei valori della propria gioventù.

Così ha dedicato negli ultimi anni le sue migliori energie alla Associazione per il Comune Unico dell’ isola d’ Ischia che presiedeva profondamente convinto che l’ unità amministrativa dell’ isola è indispensabile per avviare ed attuare la pianificazione territoriale e per eliminare gli squilibri di diritti civili che esistono fra i diversi cittadini isolani e tutto questo senza toccare ma anzi meglio difendere le tradizioni storiche e culturali delle nostre piccole comunità.

Nello era un “ doppio isolano”. Forse per questo sentiva e vedeva l’ isola meglio di noi. Era un “ ischitano di ritorno”. La sua famiglia, questo nostra Grande Famiglia Mazzella del popolo minuto, era partita da Ischia, dal piccolo villaggio di Campagnano, nel 1734 con Mattia Mazzella per colonizzare l’ isola di Ponza a 44 miglia da noi. Nel 1855 c’ erano a Ponza 400 famiglie che avevano il cognome Mazzella insediate nella Baia di Santa Maria. La sua famiglia è restata a Ponza per due secoli e poi per le vicende umane del padre, Luigi sottoufficiale della Guarda di Finanza, con la madre Assunta Scotti che ha oggi 84 anni, è ritornata all’ isola Madre dove Nello suo fratello Lorenzo e sua sorella Maria Civita sono nati e vissuti senza però mai abbandonare i legami umani con l’ isola di Ponza.

Quando siamo andati a Ponza Gianni Vuoso ed io due anni fa per vedere cosa rimaneva della colonizzazione ischi tana dopo 275 anni ed abbiamo riallacciato il legame umano, per quanto possibile nonostante la soppressione del collegamento marittimo da 35 anni, Nello ci ha dato le indicazioni fondamentali per ricostruire questo legame e così ha sostenuto con la stessa convinzione il nostro progetto di realizzare un distretto industriale turistico da Ponza a Capri e che vedesse Ischia, l’ Isola Madre, al centro non solo geografico ma umano ed economico dei due golfi.

Mentre il progetto del Comune Unico per Ischia prevede necessariamente un lungo iter amministrativo quello del distretto delle “ Isole Napoletane” non ha bisogno di alcun iter amministrativo ma può nascere ed incrementarsi con gli strumenti giuridici già contenuti nel Testo Unico degli Enti Locali e nelle leggi sulla trasparenza amministrativa e sul diritto di partecipazione dei cittadini.

Nello era per noi la Guida giuridica ma era anche il più deciso di noi. Quello che sapeva meglio trasmettere entusiasmo, convinzione e calore umano. La sua perdita è quindi per noi incommensurabile e siamo certi che lo è per le sue due isole. Ancora più forte se pensiamo che Egli ci lascia proprio nello stesso giorno in cui viene annunciata la data del prossimo referendum consultivo del 5 giugno sul Comune Unico.

E' morto all'ospedale "Infermi" Claudio Tentoni


RIMINI 31 MARZO 2011 E' morto mercoledì all'ospedale "Infermi" Claudio Tentoni, a seguito delle ferite riportate in un violento incidente stradale avvenuto lungo la Nuova circonvallazione di Rimini.
La sua moto (una Triumph 850) si era schiantata contro una Fiat Punto condotta da un 85enne in fase di immissione sulla via Emilia.
Tentoni ha lottato contro la morte per tre ore, fino a cedere ai traumi dopo le prime cure ricevute al Pronto soccorso.
Il motociclista, di professione cuoco, era stato soccorso sull'asfalto privo di coscienza e vittima di serie ferite a cranio e torace, provocate dall'impatto contro l'utilitaria. Le sue condizioni sono risultate gravissime già dagli istanti successivi all'impatto.
Dalle prime ricostruzioni effettuate dalle forze dell'ordine, risulta che Tentoni al momento dell'impatto stesse percorrendo la statale in direzione Ravenna. La Fiat Punto si sarebbe improvvissamente immessa lungo la via Emilia dalla concessionaria Fiat Center.
Saranno i rilievi a stabilire se le cause dell'incidente siano da attribuire alla mancata precedenza dell'auto o all'alta velocità della due ruote.


giorgio marzocchi,E' morto a 43 anni, a bordo della sua moto BMW 800.


Forli, 31 marzo 2011 - Ennesima tragedia sulla strada. All'inizio si era pensato ad un malore quando alcuni passanti la scorsa notte, in via Zangheri, alla periferia di Forlì, hanno trovato il corpo senza vita di giorgio marzocchi, 43 anni, lungo il ciglio della strada.

Ma i carabinieri, notando che l'uomo indossava un casco da motociclista visibilmente rotto da un urto violento, non ci hanno messo molto a ricostruire la dinamica dell'incidente. Poco dopo su un vicino cavalcavia e' stata trovata
una moto BMW 800 accanto al guard rail che mostrava evidenti tracce di una prolungata strisciata, mentre sull'asfalto c'erano i segni di una lunga frenata.

Secondo la ricostruzione, Giorgio Marzocchi intento a fare ritorno a casa, abbia perso il controllo della moto, probabilmente a causa della velocita', nell'affrontare il cavalcavia. A seguito dell'urto con i guard rail il centauro e' stato sbalzato fuori strada, cadendo lungo la scarpata alberata che fiancheggia il cavalcavia e colpendo in pieno un grosso tronco che lo ha ucciso sul colpo. Il corpo e' poi rimbalzato sulla sottostante strada, dove i passanti lo hanno trovato.

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Il corpo senza vita di Katia Iritano è stato trovato nella regione di Rossinière, in Svizzera


SVIZZERA 31 MARZO 2011Il corpo senza vita di Katia Iritano è stato trovato nella regione di Rossinière, in Svizzera: si trovava in fondo a un burrone a pochi chilometri da Montbovon, dove abitava. Vicino al corpo è stata ritrovata anche la sua borsetta. La Iritano era scomparsa il 25 gennaio scorso: considerata la donna del mistero, più volte era entrata nell'inchiesta sulla sparizione delle gemelline Schepp, ma mai con un vero riscontro investigativo.
Secondo gli investigatori, la donna sarebbe morta a causa di un incidente. Il suo nome emerse anche nell'inchiesta sulla sparizione delle gemelline Alessia e Livia Schepp. In molti ipotizzarono che fosse proprio lei la donna vista insieme al padre delle bimbe in Corsica. Gli accertamenti degli investigatori, tuttavia, esclusero contatti tra i due.

La scomparsa di Katia Iritano risale al 25 gennaio. I genitori della giovane 27enne, non avendo sue notizie per due mesi, avevano deciso di offrire una ricompensa di 20mila franchi a chiunque avesse fornito elementi utili al ritrovamento della figlia.

Gianni Giacomucci, agricoltore di 36 anni, finito nella fresatrice che lo ha maciullato E Renato Di Luca, di 74 anni, ha perso la vita cadendo


Scerni 31 marzo 2011. Una morte orribile quella di Gianni Giacomucci, agricoltore di 36 anni, finito nella fresatrice che lo ha maciullato. Stava lavorando in un podere nel Tratturo di Scerni quando all'improvviso ha perso il controllo dell'attrezzo. A dare l'allarme il padre che ha subito chiamato il 118. Ogni tentativo di salvargli la vita si è rivelato è inutile. Sul posto, per i rilievi e le indagini, sono intervenuti i carabinieri di Scerni e della compagnia di Atessa.

Un altro incidente sul lavoro si è verificato ad Alba Adriatica, dove Renato Di Luca, di 74 anni, ha perso la vita a causa di una caduta da un'impalcatura, in Via Po. L'uomo, ex muratore, stava ritoccando la facciata della casa quando ha perso l'equilibrio facendo un volo di circa sei metri. Immediata la morte di Di Luca. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Alba Adriatica ed il 118. Il pm Stefano Giovagnoni ha disposto il nulla osta per la sepoltura. La salma di Di Luca si trova ora all'obitorio dell'ospedale di Giulianova.

Due ragazzi hanno perso la vita a Borgo Hermada, in prossimità di Terracina


ROMA 31 MARZO 2011 Secondo la fondazione Ania, nella regione ci sono le vie più a rischio d'Italia "a causa delle scarse cure infrastrutturali e del mancato rispetto dei limiti di velocità. Nel 2009 a Roma sono morte 198 persone mentre nel 2010 le vittime sono scese a 160 Due incidenti nella mattinata sull'Appia, di cui uno mortale. Poco dopo le 8, due ragazzi hanno perso la vita a Borgo Hermada, in prossimità di Terracina. Erano a bordo di una Peugeot quando si sono scontrati frontalmente con un camion che viaggiava nella corsia opposta. Per alcune ore è stato deviato il traffico lungo la via Appia. Poco prima si era verificato un altro incidente tra tre mezzi pesanti, ancora sull'Appia e sempre all'altezza del comune di Terracina. In questo caso, nessun passeggero è rimasto ferito.A Roma, invece, "le strade più pericolose, ovvero quelle dove è avvenuto il maggior numero di interventi stradali, sono la Colombo, la Pontina e, soprattutto, la Nettunense, a causa delle scarse cure infrastrutturali e del mancato rispetto dei limiti di velocità da parte degli utenti", ha detto Umberto Guidoni della Fondazione Ania.

Quello della sicurezza stradale, ha spiegato Guidoni, "non è un diritto praticabile come dovrebbe". Basti pensare che "nel 2009 nella Capitale sono morte 198 persone a causa di incidenti stradali,tra queste 65 erano pedoni", anche se un segnale di incoraggiamento "viene dai primi dati elaborati sugli incidenti avvenuti nel 2010 nella Capitale, dove da circa 200 siamo scesi a 160 vittime, anche grazie all'aumento dei controlli stradali sul tasso alcolemico degli automobilisti, passati da 300 a oltre 70mila".


Due persone sono morte in un incidente sulla strada statale 7 Appia


LATINA -31 MARZO 2011 Due persone sono morte in un incidente sulla strada statale 7 Appia, in provincia di Latina. Lo scontro è avvenuto tra un mezzo pesante e un'auto, a Borgo Hermada, in prossimità di Terracina. La strada statale è chiusa provvisoriamente in entrambe le direzioni al km 93,500. Le deviazioni su viabilità locale sono riportate in loco: da Roma, uscita obbligatoria al km 89,300 e da Napoli, uscita obbligatoria al km 93,700. Sul posto è presente il personale dell'Anas, delle Forze dell'Ordine e dei Vigili del Fuoco. L'Anas invita gli automobilisti alla prudenza nella guida, ricordando che l'informazione sulla viabilità e sul traffico è assicurata attraverso il sito www.stradeanas.it e il numero unico «Pronto Anas» 841.148.

Grigoreu Dimitri 25 anni.Cade dalla bicicletta a Porto Empedocle, perdendo la vita.

Agrigento 31 Marzo 2011.Grigoreu Dimitri Un marinaio russo di 25 anni è morto, ieri sera, nell’area portuale di Porto Empedocle. Il giovane, secondo quanto ricostruito dalla Capitaneria di porto che sta effettuando le indagini, sarebbe caduto dalla bicicletta sbattendo con violenza la testa contro la base di una gru, che era parcheggiata nell’area. Il marittimo, imbarcato su un mercantile (battente bandiera delle isole Vanuatu, attualmente attraccato nel porto) è stato subito soccorso ma è giunto cadavere al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. La capitaneria di porto ha aperto un’indagine per ricostruire la dinamica dell’incidente. La vittima dell’incidente è Grigoreu Dimitri. Un’inchiesta è stata aperta anche dalla procura della Repubblica di Agrigento. .

Carlo Piscitelli sindaco di Cervinio perde la vita bin auto colpito da un malore


CASERTA 31 Marzo 2011 Il malore lo ha colpito mentre era al volante della sua utilitaria, nel pieno centro di Caserta, in via Roma. È morto dopo un tentativo disperato di soccorso da parte dei medici del 118 e del pronto soccorso dell’ospedale di Caserta il consigliere provinciale del Pd e sindaco di Cervino, Carlo Piscitelli. La vettura, una Y10, è finita a notevole velocità sul marciapiede di fronte all’agenzia del Banco Di Napoli, ha divelto un segnale stradale che, piegandosi, ha sollevato da terra le ruote motrici, quelle anteriori.

Solo così la vettura, con le ruote che continuavano a girare perchè il poveretto era rimasto con il piede incastrato sull’acceleratore, si è bloccata contro un piccolo alberello. Altrimenti la Y10 avrebbe falciato diverse persone sul marpiapiede. Il cordoglio per l'improvvisa scomparsa del consigliere Piscitelli è stato espresso ai familiari, a nome della giunta e del consiglio, dal presidente dell’amministrazione provinciale, Domenico Zinzi.

«Con la sua passione e la sua energia - ha sottolineato Zinzi - Carlo Piscitelli è stato un protagonista di rilievo della vita politica della nostra provincia. Ha sempre amato l'attività di pubblico amministratore, svolgendola quotidianamente con impegno e serietà. Tutti noi sentiremo molto la sua mancanza». Carlo Piscitelli fu eletto nel giugno del 2009 sindaco di Cervino, dove si tornò a votare a seguito della morte del predecessore, Giovanni Piscitelli, ucciso per motivi di interesse, ricondicibili , secondo le risultanze delle indagini, alla sua attività di amministratore.

Una vicenda che ha duramente segnato la vita politico-amministrativa di Cervino negli ultimi anni. Il Comune, sotto la guida di Carlo Piscitelli, si è anche costituito parte civile al processo ai presunti assassini dell’ex primo cittadino.
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Sharon Duval muore annagata durante la luna di miele alle Maldive


Londra 31 Marzo 2011.E' la terribile sorte toccata alla sposa Sharon Duval: la donna aveva scelto le Maldive per coronare il suo sogno d’amore, ed è annegata proprio nelle acque del'isola tropicale. Dopo un pomeriggio tra cocktail e musica, il marito di Sharon, Nicholas, ha perso le tracce della moglie. L'uomo ha setacciato l'isola in lungo e in largo ma della donna non c'era traccia. Finché un turista non è caduto sul corpo, ormai senza vita, di Sharon. La 42enne, la notte prima di morire, diceva al marito di avere dolori da bruciatura e tante punture di zanzara, Nicolas ha spiegato che forse Sharon era entrata in acqua per trovare un po' di sollievo. 'Era buio e si sarà persa. Non avrà capito dove andare e poi non so cosa sia successo'.

Carmelo Morena, 64 anni, è stato ucciso in un agguato in un bar a Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA 31 Marzo 2011. Carmelo Morena, 64 anni, è stato ucciso in un agguato questa mattina a Reggio Calabria. L'agguato è stato compiuto mentre Morena si trovava in un bar del centro cittadino. A sparare una sola persona armata di pistola, che si è poi allontanata a piedi. MORTE ISTANTANEA - La morte di Carmelo Morena è stata istantanea. Uno dei colpi sparati dall'assassino lo ha raggiunto alla testa. Nel momento dell'omicidio nel bar c'erano soltanto Morena, che era entrato per prendere un caffè, e il titolare del locale. Quest'ultimo, dopo aver assistito all'omicidio, ha avvertito un malore. LE INDAGINI - Sul fatto di sangue hanno avviato indagini i carabinieri della compagnia di Reggio Calabria che stanno approfondendo, in particolare, i rapporti e le conoscenze di Morena nei contesti criminali di Reggio Calabria. L'ipotesi investigativa che viene presa in considerazione, infatti, è che l'omicidio sia da collegare ad una vendetta maturata negli ambienti della criminalità reggina

mercoledì 30 marzo 2011

Per Amalia Stolder, vedova del boss Carmine Giuliano Un rituale sfarzoso, d'altri tempi, per sottolineare il prestigio della defunta


NAPOLI 30 marzo 2011 Un rituale sfarzoso, d'altri tempi, per sottolineare il prestigio della defunta. Otto maestosi cavalli neri hanno attraversato stamattina i vicoli di Forcella per un funerale eccellente: quello di Amalia Stolder, vedova del boss Carmine Giuliano, morta a 51 anni per un male incurabile. Se dal punto di vista criminale il clan Giuliano ormai non conta più, nella zona di Forcella la famigliaè ancora molto radicata e temuta; da qui la decisione di organizzare un funerale in grande stile, con carro funebre in stile barocco e cavalli bardati di tutto punto.
Acerrimi avversari di Raffaele Cutolo, i Giuliano diedero vita con altri gruppi criminali alla Nuova famiglia. Padroni per decenni di Forcella, alleati di altri sanguinosi clan tra cui la cosca dei Misso, i Giuliano divennero ricchissimi grazie al contrabbando, alle estorsioni, alla vendita di prodotti contraffatti e allo spaccio di droga. Poi, alla fine degli anni Novanta, arrivò il declino, con gli arresti che ne decimarono le fila e la decisione di tutti i fratelli di collaborare con la giustizia. Per il suo pentimento, in particolare, Luigi Giuliano ha dovuto pagare un prezzo altissimo: l'uccisione prima del fratello Nunzio, poi del figlio Giovanni, avvenuta nel 2007.
Sorella del boss Raffaele Stolder, Amalia era la vedova di Carmine Giuliano, fratello del capoclan Luigi, che oggi è collaboratore di giustizia e vive lontano da Napoli. Soprannominato «'o lione», il leone, Carmine, morto nel 2004, era noto soprattutto per le foto, scattate negli anni Ottanta, che lo ritraggono assieme a Diego Armando Maradona in una vasca da bagno a forma di conchiglia. Carmine era uno degli undici figli di Pio Vittorio Giuliano, il patriarca morto nel 2009 che negli anni Cinquanta aveva creato una fortuna con il contrabbando delle sigarette. Assieme ai fratelli Guglielmo, Salvatore e Raffaele, ha affiancato per anni il primogenito Luigi, «'o rre», cioè il re di Forcella, alla guida del clan. Un altro fratello, Nunzio, si dissociò e fu poi assassinato nel 2005 per una vendetta trasversale.


MARCO E VERONICA Cattedrale gremita,con tanta gente sia dentro che fuori


ANCONA30 marzo 2011Cattedrale gremita, ieri, con tanta gente sia dentro che fuori, per l'ultimo addio di Senigallia a Marco Manoni e Veronica Esposto Berardinelli, i due fidanzati di 23 e 24 anni morti in mare, in un'incidente durante una gita in barca. Ad officiare il rito, il vescovo Giuseppe Orlandoni. Accanto ai genitori e agli amici, il sindaco Maurizio Mangialardi (la città era presente con il Gonfalone), la presidente della Provincia Patrizia Casagrande «È tutta la comunità locale che si sente impoverita dalla perdita di queste due giovani vite - ha detto il vescovo -. Con Marco e Veronica perdiamo dei volti solari, il sapore della giovinezza, lo sbocciare di un innamoramento, un avvenire di belle speranze. Perdiamo il sorriso di due cuori generosi, che amavano la vita e volevano fare contenti anche altri: si spiega così il servizio di volontariato di Marco e l'impegno di Veronica in tante attività parrocchiali a favore dei ragazzi e anche di progetti di sviluppo per il Terzo Mondo».
Rivolto ai genitori, il presule ha detto che «Marco e Veronica ora sono nella vita e lì, presso la Casa dei Padre dei cieli, stanno costruendo quella casa che forse già pensavano di costruire nel nostro territorio. Potranno portare a termine quel cammino, un cammino in tandem, che avevano intrapreso con il progetto di intrecciare le loro vite per sempre. Lì potranno coronare il loro sogno di amore con una grande festa nuziale che durerà per l'eternità». Dal cielo «guarderanno ai loro cari e ai loro amici, in particolare ai tanti giovani che sono qui presenti, per dire loro: abbiate fede, niente ci può separare dall'amore e dall'amicizia che ci unisce». «Tutto sembra ormai finito, gli affetti spezzati, i sogni crollati, le speranze deluse. È stato così anche di fronte a un'altra morte, non meno crudele e ingiusta, quella di Gesù di Nazareth, che ha vinto la morte: è risuscitato. Se veramente è così, allora comprendiamo che la morte non è il destino cieco che tutto distrugge, ma piuttosto la porta che apre ad un'altra vita, una vita piena di serenità, di pace, di realizzazione di se». All'uscita dalla chiesa, le due bare sono state salutate da un lungo applauso.

Roberto «Bob» Lovati, morto a Roma a 84 anni: BOB LOVATI: ERA UNA BANDIERA DELLA LAZIO

ROMA 30 Marzo 2011 Di certo era un grande intenditore di calcio. Chi lo conosceva bene diceva amasse molto il buon vino e le belle donne. Assieme alla Lazio, naturalmente, la società che lo ha amato e osannato prima in campo poi da osservatore a cui Roberto «Bob» Lovati, morto a Roma a 84 anni, ha dato tutto. Neanche sulla sponda opposta del Tevere riuscivano ad odiarlo: simpatico, sorridente e misurato cancellava anche l'odio stracittadino. Nato a Cusano Milanino (Milano) il 20 luglio 1927, a venti anni, si ritrovò nei dilettanti del US Gerli. Passa un anno e nella stagione 1947/48 arrivò al Pisa con cui, la stagione successiva, esordì in B. Nel 1952/53 passò al Monza, sempre nel campionato cadetto, e per due anni giocò titolare. Nel 1954/55 arrivò il debutto in serie A con la maglia del Torino. Ma Lovati è stato, soprattutto, Lazio. Dal Nord arrivò nelle Capitale nel 1956, sei stagioni a difendere la porta della Lazio. Bravissimo nelle uscite e famoso per il rinvio di pugno nelle situazioni più difficili, Lovati non fece rimpiangere Sentimenti IV. In Nazionale fu di passaggio, soltanto per due partite, esperienza breve e intensa, forse troppo. Durò una settimana. Bene all'esordio, difese la porta e non subì reti contro l'Irlanda del Nord (gli azzurri vinsero 1-0), che poi eliminò l'Italia che non partecipò alla fase finale del Mondiale di Svezia. Ma il 2 maggio 1957, durante la trasferta a Zagabria, Lovati fu battuto per ben sei volte(e i romanisti lo sfottevano e lo chiamavano 'Bob a seì). L'Italia perse 6-1 contro la Jugoslavia e per lui si chiusero le porte dell'azzurro anche se è sempre stato considerato uno dei migliori portieri della sua generazione. Continuava, però, ad esserci la Lazio e con la maglia biancoceleste Lovati vinse la Coppa Italia del 1958. Da calciatore appese gli scarpini al chiodo nell'estate del 1961, a 33 anni, ma restò in casa Lazio. Dal giorno dell'addio al calcio giocato, Lovati divenne un punto di riferimento fuori dal campo per la società capitolina. Istruttore dei giovani, osservatore, dirigente, vice-allenatore e allenatore della prima squadra, Lovati prese in mano la Lazio spesso nei momenti più difficili, una sorta di tappabuchi che riusciva sempre a risolvere le situazioni. Ebbe un rapporto speciale con Tommaso Maestrelli: lo aiutò in campo e fuori, come mediatore di quella Lazio che nel '74 vinse lo scudetto, piena di campioni ma anche di personalità forti. Quando Maestrelli si ammalò, Lovati prese le redini della squadra gestendo un periodo terribile. Il suo curriculum da calciatore con la Lazio è di 146 presenze complessive, di cui 135 in campionato e 11 in Coppa Italia. Il bilancio da allenatore è di 105 partite (93 in campionato e 12 in Coppa Italia). .

Paolo Cocchini, in cura per depressione, ha aggredito e tolto la vita a suo padre, Vincenzo Cocchini, 76 anni


PESCARA 30 marzo 2011 Ha strangolato e ucciso il padre, dopo una lite causata da motivi a dir poco futili. Paolo Cocchini, in cura per depressione, ha aggredito e tolto la vita a suo padre, Vincenzo Cocchini, 76 anni, vedovo, ed è stato
arrestato dai carabinieri per omicidio volontario aggravato. La lite, generata dal posizionamento di una sedia in cucina, è stata sentita da un altro figlio al piano di sotto della loro casa a Loreto Aprutino, in Abruzzo: ma quando l'uomo è salito, il padre era già morto. I Carabinieri della Compagnia di Montesilvano (Pescara), hanno avviato subito le indagini, fino ad arrivare al figlio di Cocchini, che è stato trovato in stato confusionale a circa 300 metri da casa.

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Ettore Vitiello 58 anni ammazzato a coltellate da Alessandro Cozzi volto noto della tv conduttore trasmissione Diario di Famiglia, su Rai Educational

MILANO 30 Marzo 2011 L'uomo che ieri sera, a Milano, ha ucciso Ettore Vitiello, il 58enne titolare di un'agenzia di informazione, sarebbe Alessandro Cozzi, noto nell'ambiente dell'orientamento e della formazione e volto noto della tv per la sua partecipazione, come conduttore, alla trasmissione Diario di Famiglia, su Rai Educational, insieme a Maria Rita Parsi. Secondo quanto riferito dalla polizia Cozzi si sarebbe in qualche modo giustificato dicendo che era andato da Vitiello per chiedere una dilazione, e quando non l'ha ottenuta è venuto a lite con il collega. A suo dire, poi, sarebbe stato Vitiello a tirare fuori un coltello e a minacciarlo, ma sul particolare gli investigatori hanno dei dubbi, e sull'aggressione in se stessa, Cozzi ha precisato di non ricordare nulla. Di certo ci sono testimoni che l'hanno visto infierire con i fendenti sul corpo del titolare dell'agenzia già a terra. Cosa abbia fatto perdere il controllo a Cozzi, non è noto. Pare però che un'associazione a lui legata avesse una situazione debitoria di circa 70 mila euro. Alessandro Cozzi ha una formazione psicologica, ed ha cominciato a lavorare nel settore dell'orientamento famigliare nel 1982, operando in seno a un'associazione con diverse sedi in Italia dando poi vita a progetti suoi. MOVENTE E' DENARO È economico, e verte su un debito da circa 17 mila euro, il movente alla base dell'omicidio di Ettore Vitiello, il titolare di un'agenzia di formazione lavoro ucciso ieri sera nel suo ufficio a Milano. Lo hanno riferito gli investigatori della Questura di Milano che in meno di 24 ore hanno ottenuto abbastanza prove da ottenere il fermo del presunto assassino, Alessandro Cozzi, a sua volta titolare di un'attività nel Terzo settore. Vittima e omicida avevano partecipato a un progetto comune e avevano ottenuto dei fondi regionali, ma Cozzi non aveva mai saldato la sua parte alla società di Vitiello. Ieri Cozzi, in difficoltà economiche, si è recato da Vitiello per chiedere una dilazione, ma la lite è sfociata in omicidio. Cozzi, da quanto si è saputo, avrebbe voluto saldare il debito a rate e per questo ieri sera si era incontrato con Vitiello. Ne era nata però una lite poi degenerata e Cozzi, ha colpito con un coltello da cucina il direttore dell'agenzia al torace, al collo, alle braccia e alla schiena, ferendosi anche lui stesso durante la colluttazione. Poi è scappato e ha gettato i vestiti insanguinati nel fiume Lambro. Dopo il fermo e l'interrogatorio l'uomo è stato condotto a San Vittore. Nelle prossime ore verrà eseguita l'autopsia. TRENTA COLTELLATE Vitiello, di 58 anni, è stato colpito selvaggiamente con una trentina di coltellate. Il particolare è emerso oggi dalla ricostruzione degli investigatori, che procedono a indagini serrate e che potrebbero presto stringere il cerchio intorno al presunto responsabile. Secondo le prime valutazioni degli uomini della Squadra mobile, l'assassino (a detta dei testimoni un uomo alto e robusto, di circa sessant'anni) ha atteso nascosto con un grosso coltello da cucina che dall'agenzia uscisse anche l'ultimo dei collaboratori del direttore. Poi è entrato, ha iniziato a litigare con il titolare nel suo ufficio, e lì l'ha subito colpito, prima frontalmente, al torace e agli avambracci (l'aggredito ha cercato di parare i colpi in un disperato tentativo di difendersi) e poi alla schiena, inseguendolo e probabilmente infierendo su di lui anche una volta a terra. LITE IN UFFICIO La lite è scoppiata nel suo ufficio, poi ha cercato di fuggire ma è stato ucciso da oltre dieci coltellate alla schiena. È morto così Ettore Vitiello, 58 anni, direttore dell'Agenzia per la Formazione e il Lavoro srl, colpito poco dopo le 19 con un grosso coltello da cucina sul ballatoio del terzo piano di via Antonelli 3, a Milano. Ancora ignoti i motivi che hanno spinto l'aggressore a ucciderlo. Visto da altri dipendenti dell'Agenzia, l'omicida è scappato: alto, robusto, di circa 60 anni, ha cercato di nascondere il coltello sotto il cappotto nero che indossava assieme a scarpe da tennis e cappellino verde per poi scappare via. Nessun indizio sulla sua identità è arrivato dalle testimonianze di chi lo ha visto prima vicino al corpo della vittima e poi fuggire con il coltello in mano, lasciando una striscia di sangue. In Questura sono state ascoltate tutte le persone che erano nell'ufficio e che hanno sentito prima le grida di Vitiello e poi le sue richieste d'aiuto. Ma mentre cercava di scappare verso l'ascensore, l'uomo è stato colpito da numerosi fendenti alla schiena che gli sono stati fatali e il medico del 118 arrivato alle 19.15 non ha potuto far altro che constatare il decesso. In via Antonelli è poi arrivata la moglie della vittima, in cerca del marito che non riusciva più a contattare per telefono, ed è stata la Polizia a informarla di quanto accaduto. L'indagine è stata affidata al pm Maurizio Ascione che ha disposto il sequestro delle immagini delle telecamere di sorveglianza che si trovano all'ingresso dell'ufficio, che si trova in una traversa di Viale Lucania, in zona Corvetto. Ma resta misterioso il motivo che ha portato a un omidicio premeditato del genere. L'Agenzia per la Formazione e il Lavoro srl si occupa di corsi di formazione in vari settori, dalla sanità al marketing, di servizi di orientamento al lavoro, oltre ad altre attività didattiche, come lezioni di italiano per stranieri. Con una nota, la Provincia di Milano ha precisato che «l'Agenzia per la formazione e il lavoro è una società a responsabilità limitata che nulla ha a che fare con le agenzie Afol Milano gestite dall'Ente». VIDEO
forse ha commesso un altro omicidio:Dal passato di Alessandro Cozzi, l'ex presentatore Rai che mercoledì ha confessato di aver ucciso per una questione di soldi il suo socio Ettore Vitiello, spunta un altro omicidio. Nel '98 il conduttore fu coinvolto nell'omicidio a coltellate di Alfredo Capelletti, titolare di una società di formazione e consulenza aziendale. All'epoca l'uomo era l'unico sospettato, ma a suo carico non emersero elementi di prova. Ora si aprono nuovi dubbi. Le coincidenze tra i due delitti - come riporta il Giornale - del resto, sono molte. A cominciare dall'arma utilizzata: un coltello. Passando poi per l'ambiente in cui sono maturati gli omicidi: il campo della formazione. Prima di morire, sia Ettore Vitiello, sia Alfredo Capelletti avevano inoltre pendenze economiche proprio con Cozzi. Capelletti, 49 anni, era titolare della "Innova Skills". Tra i numerosi formatori che lavoravano per l'azienda, dalla fine degli anni ’80, figurava anche Cozzi, laureato in Lettere. Vitiello, stando alla confessione dell'ex conduttore Rai, sarebbe stato ucciso per 34mila euro da dividere e mai spartiti. Capelletti, i cui rapporti con Cozzi erano via via peggiorati per questioni economiche, è stato trovato morto il 13 settembre del 1998 nel suo ufficio con un coltello in mano e una profonda ferita al cuore. Apparentemente Capelletti si era tolto la vita, ma la ricostruzione dei fatti non ha mai convinto gli investigatori per molti motivi: dalla dinamica del suicidio alla mancanza di motivazioni legate al gesto estremo. Cozzi fu indagato e interrogato più volte. Il suo nome finì anche nella relazione finale trasmessa al pm, ma alla fine a suo carico non emersero elementi di prova sufficienti per incriminarlo. La moglie di Capelletti riuscì a far riaprire il caso due anni più tardi, ma dopo sei mesi di indagini senza esito il fascicolo tornò in archivio. Fino a martedì 19 marzo, quando l'omicidio di Vitiello ha fatto riaffiorare i dubbi sul misterioso suicidio..

Morte Raciti, 77 anni a 15 ultras


CATANIA 30 marzo 2011 Settantasette anni di reclusione complessivi per 15 ultras catanesi e due assoluzioni: è la sentenza della terza sezione del Tribunale di Catania nel processo per gli scontri alla stadio Massimino del 2 febbraio del 2007 durante il derby con il Palermo. Quel giorno morì l'ispettore di polizia Filippo Raciti per le ferite riportate. Violenza e resistenza aggravata a pubblico ufficiale le accuse agli ultras Le condanne sono comprese fra 3 anni e sei mesi e 5 anni e due mesi di reclusione e prevedono anche l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e un risarcimento di 55mila euro per ciascuna parte civile. Diversi imputati farebbero parte del gruppo Anr (Associazione non riconosciuta), ai cui vertici ci sarebbe Giovanni Calvagna, noto come Koala, condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Tutti gli imputati sono in stato di libertà.

La sentenza arriva quattro giorni prima che si giochi a Catania il derby siciliano, con il ritorno, per la prima volta dal 2007, dei tifosi del Palermo allo stadio Massimino.

I giudici hanno sostanzialmente recepito le richieste dei pubblici ministeri Alessandro Sorrentino e Andrea Bonomo, e hanno assolto, per non avere commesso il fatto, Alain Richard Di Stefano e Vincenzo Travaglia.

E' morto Gianluigi Margutti


varese 30 marzo 2011E' morto la scorsa notte Gianluigi Margutti, noto politico originario di Tradate (Varese) stroncato a 66 anni da una lunga malattia. Comunicatore, giornalista, ha dedicato la sua vita alla politica e alla famiglia. Aveva lavorato fino all'ultimo. Dopo essere stato dirigente in Regione Lombardia, inizio' l'esperienza politica nel Partito Socialista di cui e' stato Segretario provinciale di Varese a inizio Anni '80. Nel 1993 fu tra i fondatori di Forza Italia e nel 2002 divenne nuovamente vicesindaco di Tradate dopo esserlo stato anche negli Anni '70.
Nel 2010 diede la sua adesione al neonato gruppo politico di Unione Italiana fondato da Gianfranco Librandi.
Negli ultimi anni aveva più volte dichiarato che la politica deve ripartire dalle giovani leve e il suo pensiero si riassume in una dichiarazione contenuta in una recente intervista a Varesenews: «L’Italia è di chi la fa crescere, di chi la aiuta a produrre, di chi la vuole sana, bella e civile. Lavorerò per non disperdere tante diffuse capacità, proprio ora che la navicella della politica sta arenandosi su secche pericolose e insidiose per la nostra stessa democrazia. Si può cambiare”».

Ettore Vitiello ucciso a coltellate fermato l'omicida


MILANO 30 marzo 2011 E' stato arrestato fermato dalle forze dell'ordine responsabile dell'omicidio di Ettore Vitiello, il presidente dell'agenzia di formazione lavoro, assassinato ieri sera a coltellate in via Antonelli a Milano nel suo ufficio. L'omicida L'omicida lo avrebbe colpito a morte per un debito che aveva nei confronti della vittima. Il presunto assassino si chiama Alessandro Cozzi, giornalista, e in passato aveva lavorato anche per Educational. Interrogato dal pubblico ministero di Milano, Maurizio Ascione, avrebbe confessato.

Litiga con la moglie, poi si uccide 49enne R.P., di Treviso


TREVISO 30 marzo 2011 Fa perdere le proprie tracce e si toglie la vita con il gas di scarico dell'auto. Quando ieri pomeriggio alle 16.30 i passanti hanno notato l'automobile ferma nell'area golenale del fiume Piave, insospettiti hanno chiamato il 112. Per l'allevatore 49enne R.P., di Treviso, non c'era più nulla da fare. A scatenare il gesto estremo, sarebbe stata una lite scoppiata in ambito familiare per motivi sentimentali. L'uomo, sposato e residente con la consorte nel capoluogo, si era allontanato dalla città da lunedì.

Quello dell'altro giorno è stato l'ennesimo litigio con la moglie, sempre più acceso e violento: nel loro rapporto, un tempo passionale, si era rotto qualcosa che lentamente ha logorato prima l'ambiente familiare e poi anche il suo spirito. Accecato dalla rabbia, il 49enne ha abbandonato la città a bordo di una Wolkswagen Polo di un suo amico. In preda alla disperazione, ha girovagato per molte ore. Percorse decine di chilometri, ha raggiunto l'Opitergino fino a fermarsi nell'area delle Grave di Papadopoli a Cimadolmo (Treviso). Qui, in modo lucido e deciso, ha concretizzato il suo piano. Ha collegato lo scappamento all'automobile utilizzando un lungo tubo, per poi sigillare il tutto. Si è adagiato sui sedili posteriori della vettura, ha acceso il motore e ha atteso la morte.

Un piano preparato, pensando al materiale da utilizzare perchè nulla andasse storto. Forse studiato proprio nelle ore di vagabondaggio nella Marca, fino a raggiungere un luogo abbandonato e lontano da tutti. Fino a ieri pomeriggio quando i passanti hanno notato l'auto e avvicinandosi hanno fatto la macabra scoperta: sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di San Polo di Piave e i soccorsi. Per lui non c'era più nulla da fare: lentamente il monossido di carbonio lo aveva avvelenato, fino a farlo cadere riverso sui sedili dell'auto. Così lo hanno trovato, esanime i militari dell'Arma. Accanto a lui nessun messaggio che potesse spiegare il perchè del gesto.

Cocktail intitolato «Yara e Sarah» non c'è più religione


Bergamo 30 Marzo 2011.Stupidità? Idiozia? Cattivo gusto (eufemismo)? Non c'è limite all'orrore. Ci sono notizie che lasciano interdetti, come quella che arriva da Pompei dove un tale, Carmine De Rosa, ha presentato in un albergo, a un concorso regionale, un cocktail chiamato «Yara e Sarah».

Sì, come Yara Gambirasio e Sarah Scazzi, le due ragazze di Brembate Sopra e Avetrana barbaramente uccise. C'è chi lo ha già ribattezzato «il cocktail dell'orrore». Ne ha dato notizia il quotidiano Metropolis. De Rosa, che insegna materia pratica all'istituto alberghiero Virtuoso, nella sede distaccata di Salerno, ha discusso della sua iniziativa con gli studenti.

Naturalmente c'è chi gli ha domandato della scelta, discutibile se non totalmente assurda, di dedicare un drink a Yara e Sarah. De Rosa, evidentemente a caccia di pubblicità, ha risposto: «Chi come me ama il proprio lavoro sa che un cocktail è metafora di gioia, di vita, condivisione di sentimenti profondi. Così ho pensato a Yara Gambirasio e Sarah Scazzi, ai loro volti sorridenti nelle foto che quotidianamente vengono diffuse dalla tv nel raccontarci dei drammi che dovrebbero far riflettere l'intera società».

Ci è difficile comprendere se sia più stupida l'intitolazione del cocktail o la sua motivazione.

martedì 29 marzo 2011

La donna trovata cadavere questa mattina a largo di Vado Ligure è l’anziana di 78 anni dispersa in mare da venerdì


GENOVA, 29 MARZO 2011 - Sono stati i parenti a riconoscere nel cadavere trovato in mare l'anziana caduta venerdi' sera dal traghetto Moby Drea, al largo di Genova, mentre era in navigazione verso Olbia. Il corpo e' stato recuperato al largo della costa di Vado Ligure da una motovedetta della Capitaneria di porto di Savona.

Sono state le due figlie, arrivate oggi da Milano, a riconoscere il corpo della madre, trasferito questa mattina dalla Capitaneria di Porto di Savona presso la camera mortuaria del cimitero di Zinola, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Le due figlie della donna sono state accompagnate per il riconoscimento da un ufficiale della Capitaneria di Porto di Genova, che ha seguito in questi giorni le ricerche. Già questa mattina dai primi elementi raccolti si era pensato subito che il cadavere trovato fosse della donna scomparsa ed oggi è arrivata la conferma. Del caso è stata informata per la Procura di Savona la pm Alessandra Coccoli, che ha trasmesso gli atti alla competente Procura di Genova nell’ambito del fascicolo aperto sul caso della donna di 78 anni. L’ipotesi più probabile resta quella del suicidio, ovvero che l’anziana si sia volutamente lasciata cadere in mare dopo essersi arrampicata su una ringhiera della nave.

È morta Paola Albani era stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Sant'Eugenio


ROMA 29 marzo 2011È morta la donna di 46 anni che ieri ha prima accoltellato la figlia di otto anni e poi si è lanciata con la ragazzina dal quarto piano di un palazzo alla periferia di Roma. La donna, Paola Albani, insegnante, era stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Sant'Eugenio dopo essere stata sottoposta ad un intervento chirurgico. La bimba era morta dopo essere precipitata.

Non è stata ancora completata l'indagine dei carabinieri del nucleo radiomobile di Pomezia e della stazione del Divino Amore ma al momento dell'incidente la mamma e la figlia erano sole in casa. Il marito e altri due figli minori erano usciti. I vigili del fuoco hanno dovuto sfondare la porta per consentire un primo sopralluogo nell'appartamento dove è stato trovato il coltello sporco di sangue.

Crisi depressive. Sono pochissimi gli elementi trapelati dagli investigatori. Uno di questi è che la donna fosse in cura in un centro di igiene mentale e che soffrisse di ripetute crisi depressive.

La donna avrebbe lanciato dal quarto piano la figlia dopo averla accoltellata per seguirla subito dopo. Ieri, prima della disgrazia non ci sarebbero stati particolari litigi in famiglia.

Ettore Vitiello, titolare di un'agenzia per la formazione ed il lavoro, è stato ucciso


MILANO, 29 MARZO 2011 - Un uomo di 58 anni, titolare di un'agenzia per la formazione ed il lavoro, e' stato ucciso a coltellate a Milano. Ettore Vitiello e' stato trovato in un palazzo in zona Corvetto, dopo che la Polizia era stata chiamata da altri condomini che avevano sentito urlare. L'uomo, 58 anni, è stato trovato poco fa in un palazzo in zona Corvetto, dopo che la polizia era stata chiamata da altri condomini, allertati dalle urla. Le forze dell'ordine sono ancora alla ricerca dell'omicida: secondo le prime testimonianze, l'aggressore viene descritto come un uomo robusto, sui 60 anni, barba incolta, indossava un lungo cappotto nero e scarpe da tennis ed è stato visto uscire dall'edificio cercando di nascondere un grosso coltello da cucina che aveva in mano

Winston Manuel Reves,di 41 anni, è stato fermato per l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre


OLIGATA 29 MARZO 2011 Winston Manuel Reves, domestico filippino, di 41 anni, è stato fermato dai carabinieri per l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre avvenuto il 10 luglio 1991 nella sua villa dell'Olgiata. La Procura della Repubblica di Roma ha disposto il fermo dell'uomo che era all'epoca uno dei domestici alle dipendenze della vittima. Secondo gli inquirenti, il filippino si stava dando alla fuga. Domani i particolare saranno resi noti in una conferenza stampa in Procura.


LA PROVA DEL DNA - Alla base del fermo di Winston ci sarebbe il risultato di un Dna maschile isolato dagli esperti della procura dopo la riapertura del fascicolo e ritenuto compatibile con quello del filippino che, all'epoca, faceva parte del personale di servizio della villa della contessa assassinata. Il dna sarebbe sarebbe quello prelevato su uno degli oggetti repertati nella camera da letto dove avvenne il delitto. Si tratterebbe di un fazzoletto. Il provvedimento di fermo è stato firmato dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal pm Maria Francesca Loy sulla base del "pericolo di fuga" e di una relazione svolta dagli esperti dell'Arma che hanno analizzato in questi ultimi mesi i reperti che erano riferiti al delitto. L'uomo era indagato per omicidio volontario assieme a Roberto Iacono sin dalla riapertura dell'inchiesta nel 2007 dopo l'esposto del marito della nobildonna, l'imprenditore Pietro Mattei.


IL GIALLO - La contessa Alberica Filo Della Torre aveva 42 anni, quando fu trovata priva di vita nella stanza della sua villa all'Olgiata. Secondo i primi rilievi era stata strangolata e colpita con uno zoccolo alla testa. Nella prima inchiesta, poi conclusasi con l'archiviazione e lo stralcio per consentire la riapertura di un procedimento penale, Iacono e Winston erano stati inizialmente chiamati in causa perche' secondo la procura avevano sufficienti motivi per nutrire rancore e risentimento nei confronti della vittima. Iacono, di cui si diceva avesse problemi di natura psicologica, non aveva gradito il licenziamento della madre, che secondo alcuni testimoni era stata mandata via perché chiedeva continui prestiti o aumenti di stipendio. Invece Winston, che avrebbe dovuto restituire alla contessa un milione di lire, era stato più volte visto discutere animatamente con la donna. Per Pietro Mattei l'indagine è sempre stata lacunosa e caratterizzata da troppe omissione in relazione ad alcuni accertamenti tecnici di laboratorio. Tra i reperti segnalati dal marito della vittima e, a suo dire, meritevoli di essere sottoposti all'esame del dna anche l'orologio Rolex della vittima e altri oggetti come i pantaloni di Winston e Iacono, il lenzuolo del letto della contessa, lo zoccolo con il quale fu colpita alla testa e alcuni indumenti intimi.

Elisabetta Valli muore durante una messa


BERGAMO29 marzo 2011E’ morta in chiesa. Elisabetta Valli, una settantenne di Calcinate, ieri sera stava pregando nella chiesa parrocchiale di Calcinate e si è spenta per un malore durante una funzione. Inutile l'intervento dell’ambulanza che non ha potuto salvare l'anziana che in un primo momento era stata soccorsa dai fedeli, come racconta L’Eco di Bergamo. L’anziana lascia 4 figli. I funerali saranno celebrati nella chiesa parrocchiale giovedì 31 marzo alle 15.

Un uomo è stato accoltellato a Milano in un ufficio in via Antonelli 3


MILANO 29 MARZO 2011 Un uomo è stato ucciso con numerose coltellate in Via Antonelli a Milano poco dopo le 19. L’uomo, le cui generalità non sono state ancora rese note, di circa 50 anni di età è stato trovato in un palazzo al numero 3 della traversa di Viale Lucania, in zona Corvetto, dopo che la Polizia era stata chiamata da altri condomini che avevano sentito urla e grida all’interno dello stabile. L’ambulanza è arrivata alle 19.15 ma il medico non ha potuto far altro che constatare il decesso.

Simone Fertuzzi una giovane promessa del basket tiburtino.


Era una giovane promessa del basket tiburtino. Una passione per la pallacanestro che lo ha accompagnato nel suo ultimo viaggio la notte dello scorso sabato, quando di ritorno da una partita del Guidonia Basket Collefiorito, ha perso la vita tragicamente a bordo della sua Fiat Punto sul cavalcavia di via Pantano, a Guidonia. 21 anni, residente a Palombara Sabina Simone Fertuzzi vantava diverse presenze con il Guidonia Basket Collefiorito, prima di passare a giocare con i cugini della Tivoli Basket in serie D. Un sentimento per questo sport che lo aveva portato assieme ad un amico ad andare a vedere la sera dell’incidente, avvenuto intorno all’1,30 della notte, un match della sua vecchia squadra. Il passaggio all’amico in una località dei Castelli Romani e poi la tragica morte sulla via del ritorno a casa.

IL BASKET GUIDONIA: Ex giocatore della squadra di pallacanestro della Città dell’Aria, la tragica morte di Simone Fertuzzi ha profondamente scosso tutto l’ambiente del basket tiburtino. Una notizia che ha lasciato esterrefatti dirigenti ed ex compagni di squadra, già alla prese con un tragico lutto che aveva riguardato meno di un mese fa un altro ex giocatore della squadra di pallacanestro del Collefiorito, Daniele Rughetti, morto a 33 anni per in un incidente stradale poco distante dal luogo della tragedia di sabato notte.

IL RICORDO SUL WEB: Tra i tanti messaggi di cordoglio per la perdita di Simone anche quello del basket Guidonia, che sul web ha pubblicato una poesia in memoria di Simone Fertuzzi e Daniele Rughetti: "Angeli ragazzi travolgenti, naviganti al sole, polvere e stelle americane che non rivedrò. Angeli che rabbia che mi fate belli da lontano, luce di stelle che mi arriva in mano, quando oramai le stelle non ci sono e c'incontriamo; angeli, cadere mai, ma scivolare sul cielo facendo finta di seguire l'onda che non c'e` angeli che gioia che mi date quando vi rivedo, perchè continuo a non capirci niente e questo è il solo modo, finalmente, d'essere uomo”.

Piergiuseppe Maifredi medico scomparso un anno fa è stato ritrovato morto nel lago di Garda

Bergamo 29 Marzo 2011.Potrebbe essere di Piergiuseppe Maifredi, medico bresciano che aveva lavorato anche ai Riuniti di Bergamo ed era scomparso nello scorso agosto, il cadavere dell'uomo ripescato lunedì 28 marzo nel lago di Garda, nelle acque antistanti Manerba. I volontari del Garda l'hanno scoperto a 177 metri di profondità, nell'ambito delle ricerche del medico di 61 anni, disperso con la sua barca la scorsa estate. Il cadavere è in avanzato stato di decomposizione, ma sono concrete le possibilità che possa trattarsi del medico bresciano. Sono intervenuti la Guardiacostiera, i carabinieri di Salò e Manerba e la polizia locale del consorzio della Valtenesi. Il cadavere è stato trasportato all'Ospedale Civile di Brescia. Sono già state avviate le procedure per il riconoscimento ufficiale che potrebbe avvenire sin dalle prossime ore. La barca a vela di Maifredi era stata ritrovata alla deriva a Manerba l'11 agosto 2010 e le ricerche del medico, che si erano protratte intensamente per tutto agosto, non avevano dato nessun esito. Maifredi aveva lavorato e vissuto a Bergamo a lungo: fino al 1998 era stato medico radioterapista oncologico agli Ospedali Riuniti, poi si era spostato lungo l'Italia per professione, per approdare anche a Ragusa, in Sicilia, come primario. Infine, si era stabilito nel Bresciano e si dedicava alla sua passione, la vela. Il medico abitava a Soiano, in zona Garda. Era scomparso l'11 agosto dopo essere uscito da solo con il suo scafo di 7,5 metri dal porto privato di Moniga. Sulle cause aveva preso più consistenza l'ipotesi che Maifredi, che aveva svolto la professione per quasi 30 anni nella nostra città, fosse stato colpito da un malore forse mentre stava facendo un bagno nel tratto di lago compreso fra Salò, Moniga e Padenghe del Garda. .

Gerardo Troisi Chimico di 55 ANNI muore in ospedale dopo un malore è un mistero


AVELLINO 29 MARZO 2011 Dramma all’ospedale «Landolfi» di Solofra. È morto a 55 anni, qualche ora dopo il ricovero, un chimico che stava lavorando per conto di un’azienda del distretto industriale. L’uomo, Gerardo Troisi, s’era sentito male nel pomeriggio, mentre si trovava al lavoro, lamentando fastidi di tipo respiratorio. Di qui la decisione di trasportarlo al Pronto soccorso dell’ospedale solofrano. Immediato il ricovero e l’avvio delle prime pratiche di soccorso che si sono protratte per alcune ore. Ma, intorno alle 18, l’uomo è spirato. Nella disperazione i familiari che hanno presentato denuncia ritenendo che possa esserci stato un nesso tra il malore, che poi è risultato fatale, e il lavoro che l’uomo stava svolgendo. La Procura ha disposto il sequestro della salma.
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Maura Magnanelli, 36 anni, e la madre Adriana Del Furia, 72 anni, sono morte ieri pomeriggio in un tragico incidente stradale


Torino 29 Marzo 2011.Maura Magnanelli, 36 anni, e la madre Adriana Del Furia, 72 anni, sono morte ieri pomeriggio in un tragico incidente stradale sulla variante della statale 24 a Pianezza. Le due donne stavano viaggiando a bordo di un'Audi 80 quando un Fiat Doblò, secondo la ricostruzione dei vigili urbani di Pianezza, proveniendo dalla direzione opposta ha colpito frontalemente il loro veicolo. Lo schianto è stato violentissimo, e sull'asfalto si è rinvenuta solo una lieve traccia di frenata. Probabilmente a causa di una distrazione l'uomo alla guida del Doblò si è accorto dell'Audi 80 solo uno o due secondi prima dell'impatto.

Nemmeno l'intervento dell'elisoccorso ha potuto nulla per salvare la vita di Maura Magnanelli e Adriana Del Furia. I vigili del fuoco hanno impiegato parecchio tempo per estrarre i corpi dalle lamiere accartocciate. Le due donne sono morte sul colpo.

PATRIZIO ROMANO scrive:
I roller, con cui si divertiva a scorrazzare nel tempo libero, le sono stati vicini anche nella morte: per trattenere il telo che ricopriva il corpo senza vita di Maura Magnanelli, 36 anni, di Venaria, dopo un terribile incidente, i soccorritori hanno usato i suoi pattini a rotelle. È avvenuto ieri sulla variante della statale 24 a Pianezza secondo una dinamica che è ancora da chiarire: l’unica certezza è che Maura e la sua mamma, che le stava accanto, sono morte. Erano circa le 16,30, la giovane donna viaggiava a bordo dell'Audi 80 di suo padre, al suo fianco la madre, Adriana Del Furia, 72 anni: stavano forse tornando a casa.

Un Fiat Doblò, secondo quanto ricostruito dai vigili urbani di Pianezza, è arrivato dalla parte posteriore e ha colpito l’Audi. Uno schianto terribile ha schiacciato il cofano spingendolo fino ad occupare i sedili posteriori. Poi l'Audi ha fatto una piroetta su se stessa ed è stata ancora urtata frontalmente dal Doblò. Sull'asfalto i civich del comandante Claudio Grillo hanno trovato solo una timida frenata. Circa due metri lasciati dai copertoni del Doblò prima di schiantarsi contro l'Audi. E se l'airbag ha salvato la vita a Marco P., 42 anni di Val Della Torre (indagato per omicidio colposo), per le due donne non c'è stato nulla da fare.

Neanche i sanitari dell'elisoccorso arrivati pochi minuti dopo sono riusciti a salvarle. E per terra di fianco ai loro corpi, adagiati vicini, i roller, i cinesini di plastica per fare gli slalom con i pattini e i nastri colorati usati nelle gare e le aste per misurare i salti: gli attrezzi del lavoro di Maura, la sua passione, sparsi intorno al suo corpo inanimato.

Marco P., invece, è stato trasportato all'ospedale di Rivoli in ambulanza. Per lui una prognosi di pochi giorni. Ai civich, invece, il compito di ricostruire la dinamica. Le due vetture si sono fermate l'una di fronte all'altra. Quasi come se fosse stato un frontale. Solo esaminando la scena i vigili hanno abbozzato un'ipotesi. Forse un'imprudenza o una distrazione dell'uomo alla guida del Doblò che si è trovato di fronte la vettura della Magnanelli all'ultimo istante. Ha tentato una frenata, ma ormai la sua auto lanciata a forte velocità era ormai un proiettile che si è schiantato contro l'Audi devastandola.

I vigili del fuoco hanno lavorato non poco per tirare fuori i corpi delle due donne dalle lamiere schiacciate. Tutto inutile, perché sebbene senza ferite visibili le donne erano decedute sul colpo. Il battesimo di sangue della variante alla statale 24, inaugurata neanche un anno fa.

Mohammad Solaiman, 39 anni, di origini pakistane, da anni residente ad Arezzo perde la vita in unincidente con il suo scooter


Arezzo, 29 marzo 2011 - Tragico scontro questa mattina alle 7.30 in località Ceciliano, alla periferia di Arezzo tra uno scooter ed un'auto, un uomo è morto nello scontro.
La vittima si chiama Mohammad Solaiman, 39 anni, di origini pakistane, da anni . residente ad Arezzo.
Il 39enne stava viaggiando con il suo scooter lungo la statale, quando sarebbe stato prima tamponato e sbalzato sull'altra corsia, poi investito da un'auto che proveniva dalla direzione opposta.
L'impatto è stato violento, il pakistano ha fatto un volo di alcuni metri, perdendo il casco di protezione, ed è poi caduto sul marciapiede battendo rovinosamente la testa.
I soccorritori della Misericordia di Subbiano, accorsi sul luogo, hanno tentato di rianimarlo, ma le sue condizioni sono apparse subito disperate.
Allerato anche il Pegaso, che giunto a tre minuti di volo da Arezzo è stato fatto tornare indietro, quando il medico dall'ambulanza, sulla quale era stato caricato il 39enne, ha comunicato l'avvenuto decesso dell'uomo.
Sul luogo dell'incidente sono intervenute due ambulanze, una con medico e una con infermieri, che hanno soccorso gli occupanti l'auto rimasti scioccati.

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L’ultimo saluto a Laura De Santis, Suela Lala e Giada Gentili, tre belle e giovani amiche unite da un atroce destino, il funerale in 3 chiese diverse


FERMO 29 Marzo 2011 L’ultimo saluto a Laura De Santis, Suela Lala e Giada Gentili, tre belle e giovani amiche unite da un atroce destino, ci sarà oggi pomeriggio, in tre parrocchie diverse, quelle di Fermo (Laura De Santis alle 15), Monte Urano (Suela Lala alle 16) e Grottazzolina (Giada Gentilini alle 16).

IL TRAGICO INCIDENTE Giada Gentili, 19 anni, di Grottazzolina, Suela Lala, 20 anni, di Monte Urano, e Laura De Santis, 21 anni, di Fermo. Morte giovanissime, mentre stavano andando a ballare: tre vite spezzate, con tutti i loro sogni, alle 2 del mattino. E' accaduto a Porto Sant'Elpidio, provincia di Fermo, nelle Marche: Laura lavora come estestita, Suela ha frequentato l'istituto d'arte, Giada qualche anno di ragioneria, ma nessuna delle due ha un'occupazione fissa. A tutte e tre piace andare in discoteca, incontrare gli amici e divertirsi. Ieri, come molte altre domeniche, si danno appuntamento in un bar di Porto San Giorgio, poi salgono sulla Peugeot 107 condotta da Laura, per raggiungere uno dei locali della costa, direzione Civitanova Marche.
L'asfalto è leggermente bagnato per la pioggia: forse per questo, o per un colpo di sonno o un malore, a Porto Sant'Elpidio, all'altezza del ponte sul Chienti, lungo la Ss16, l'utilitaria sbanda e piomba a forte velocità contro un furgone che proviene dalla direzione opposta. L'autista, R. R., 52 anni, di Fermo, non può fare niente per evitare l'impatto, violentissimo. La Peugeot si accartoccia come una lattina vuota, la ragazza seduta sul sedile posteriore viene sbalzata sull'asfalto dopo aver sfondato il lunotto. Tutte e tre sono già morte quando la prima squadra dei vigili del fuoco, partita da Civitanova Marche, giunge sul posto.
Per estrarre i corpi dalla vettura squarciata arriveranno altri pompieri anche da Ascoli Piceno. Inutili i soccorsi del 118: l'autista del furgone è illeso, ma sotto choc. La strada resta chiusa per alcune ore, mentre carabinieri e polizia stradale cercano di ricostruire la dinamica dell'incidente. La procura di Fermo ha aperto un'inchiesta e disporrà le perizie del caso. Nell'obitorio fermano, dove le salme di Laura, Suela e Giada sono state ricomposte, c'è una folla di genitori, fratelli, amici delle tre ragazze. Suela era figlia unica, e la madre, in lacrime, ripete «Dio, porta via anche me...prendi anche me».

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lunedì 28 marzo 2011

Gianluca Zanetti 29 anni, figlio di Roberto Zanetti, ex assessore provinciale, ex sindaco di Porto Tolle è morto per un improvviso malore


ROVIGO 28 Marzo 2011 Tragedia a Ca' Tiepolo di Porto Tolle. Sotto choc l'intera comunità per l'improvvisa morte di Gianluca Zanetti, figlio di Roberto Zanetti, ex assessore provinciale, ex sindaco di Porto Tolle e oggi segretario comunale del Pd portotollese. Il giovane, 29 anni, è morto nella notte fra sabato e domenica, al pronto soccorso della casa di cura privata di Porto Viro.

Pare che la causa del decesso sia da attribuirsi a un malore, forse ad un infarto. Sembra comunque che vicino al ragazzo siano stati trovati dai carabinieri una siringa, un laccio emostatico ed un cucchiaino.
Gianluca si sarebbe sentito male nel bagno di casa intorno all'una di notte. La madre, Donatella, sentiti alcuni rumori, sarebbe salita al piano di sopra ed entrata nella stanza da bagno avrebbe trovato il figlio a terra privo di sensi, avvertendo solo degli stentati rantoli. Per terra delle tracce di sangue. Ha chiamato immediatamente il 118, i sanitari, giunti sul posto, si sono presi cura del ragazzo. Durante il tragitto verso la casa di cura di Porto Viro, l'ambulanza si sarebbe fermata un paio di volte nel tentativo di poter rianimare il giovane. Giunto al pronto soccorso della casa di cura il giovane sarebbe deceduto poco dopo.

Sul fatto stanno investigando i carabinieri della stazione di Porto Tolle e di Porto Viro. Il magistrato di turno avrebbe diposto degli accertamenti sul corpo del giovane. Da chiarire, infatti, se il decesso sia da legare ad un eventuale utilizzo di sostanze stupefacenti.

Gianluca viene descritto con un buon ragazzo, forse un po’ schivo. Il 31 marzo avrebbe concluso un contratto con le poste e pare comunque che avesse già trovato un altro lavoro. Il pomeriggio era uscito, la sera aveva cenato in famiglia e poi era salito in camera per prepararsi ad uscire con gli amici. Più tardi la tragica scoperta della madre.

Con i genitori lascia nel più profondo dolore anche Marco, il fratello maggiore. I funerali, non appena il magistrato lo consentirà, si svolgeranno nella chiesa di Ca' Tiepolo, il corpo verrà tumulato nel cimitero di Boccasette.
Metti il resto dell'articolo qui prima che ti arrestano.

Giuseppe La Spada,Avvocato di 49 anni è morto nella sua casa di campagna,stroncato da un malore


PORDENONE 28 marzo 2011 Lo hanno trovato morto nella casa delle vacanze a Poffabro in comune di Frisanco (Pordenone), dove era solito trascorrere il fine settimana. Era esanime a terra, colpito probabilmente da una crisi cardiaca. Un infarto che non gli ha lasciato scampo. È morto così Giuseppe La Spada, 49 anni (ne avrebbe compiuti 50 il prossimo novembre), avvocato pordenonese molto conosciuto e stimato.

Da quanto si è appreso, l’avvocato l’altro giorno aveva deciso di andare da solo nella casa di Poffabro per trascorrere la giornata di sabato tra le montagne pordenonesi. Aveva deciso poi di restare anche a dormire pur essendo atteso ieri mattina a Pordenone nell’ex Fiera, dove c’era una gara di scherma alla quale partecipava il figlio. Nella serata di sabato doveva incontrarsi con i parenti che vivono a Maniago, ma non si era fatto vedere.

Dopo ripetute chiamate un cugino, preoccupato per non aver ricevuto risposta, aveva deciso di andare a casa sua. Arrivato sul posto la drammatica scoperta: Giuseppe La Spada era a terra, nel bagno. Inutili i soccorsi perchè l’avvocato era già morto. Al medico non è restato altro da fare se non accertarne il decesso. Il corpo è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Maniago a disposizione dell’autorità giudiziaria anche se si escludono responsabilità di terzi. Insomma, un malore fatale.

Giuseppe La Spada, residente a Pordenone in via Gorizia (lo studio professionale è in viale Martelli) lascia nella disperazione la moglie Laureen Crosman, pittrice, e il figlio Giovanni di 12 anni. Piangono la sua morte anche la mamma Elena Piazza, insegnante in pensione e le cugine Rossana, Mariarosa e Carla. A ricordarlo è proprio Mariarosa, medico. «Era un uomo che amava il raccoglimento, era profondo e capace di riflessioni accurate e significative. Aveva una grande professionalità sul lavoro e una forte libertà interiore».

Laureato in giurisprudenza all’Università di Padova aveva acquisito grande esperienza sul fronte dell’imputabilità e della responsabilità penale. Tanti gli hobby che nel tempo libero lo appassionavano tra cui la montagna e la pesca. Era anche un amante del canottaggio e del motocross, sport che aveva praticato. Seguiva il figlio Giovanni nella scherma e per stargli vicino era anche diventato dallo scorso luglio presidente del Club Scherma Pordenone.
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Riccardo Furlanetto 26 anni perde la vita in un incidente mortale, uscendo fuori strada

VENEZIA 28 Marzo 2011 Una serata trascorsa con gli amici, come tante altre per un giovane che aveva un alto senso dell’amicizia. Solo che questa volta nessuno potrà più godere della sua presenza, della sua simpatia. Un incidente, mentre rientrava a casa, ha spezzato la sua esistenza. Riccardo Furlanetto avrebbe compiuto 27 anni fra poco più di un mese, il 7 maggio. Il dramma si è consumato poco dopo le tre di ieri mattina a San Donà (Venezia) sulla bretella della Statale 14, sul tratto di via Mario del Monaco, quello che passa a poca distanza dal distributore Vega del Centro Piave. Riccardo aveva trascorso una serata con gli amici e stava rientrando a casa a bordo della sua Fiat Punto. È nel punto in cui la strada imbocca una curva. Per cause che ora dovranno essere accertate, il giovane non è più riuscito a tenere l’auto in carreggiata, ha urtato con violenza contro il guard rail alla destra, quindi si è ribaltata ed ha finito la corsa sul lato opposto. Dato l’allarme da alcuni automobilisti di passaggio, sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, quindi il Suem e i carabinieri. Immediato il soccorso da parte del personale medico, ma per il ventiseienne non c’era più nulla da fare. La salma è stata ricomposta nella cella mortuaria dell’ospedale cittadino. Riccardo Furlanetto, diplomato all’Ipsia Mattei, lavorava come perito meccanico e disegnatore meccanico. Era un donatore di sangue, iscritto all’Avis. Era un grande appassionato di fotografia, trasmessagli dal fratello Francesco e da un collega di lavoro. Aveva anche aperto un sito (www.riccardofurlanetto.com) dove illustra la sua passione e raccoglie pareri e consigli. Lascia nel dolore, oltre al fratello, papà Gelindo e mamma Natalina, con i quali viveva in via Turati 27 a San Donà. La data del funerale non è stata ancora fissata; non è escluso che il magistrato disponga degli esami per cercare di capire come sia potuto accadere questo incidente da parte di un giovane sempre attento e posato Autore:Fabrizio Cibin
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