lunedì 28 febbraio 2011

Il criminologo Francesco Bruno: «Yara Gambirasio Uccisa subito e il corpo è stato sempre lì»


brembrate 28 febbraio 2011.Yara Gambirasio «è stata uccisa subito, nel giro di mezz'ora dal rapimento» e il suo corpo «probabilmente è stato sempre lì dove è stato trovato» sabato scorso, in un campo di sterpaglie a 10 chilometri da casa della 13enne. Ad ucciderla «non è stato un serial killer o un "mostro", non mi sembra un omicidio passionale: è un omicidio volontario premeditato di qualche sicario o killer che ha fatto egregiamente il proprio mestiere, peraltro facile. L'hanno uccisa e basta».

A sostenerlo, all'agenzia TMNews, è il criminologo Francesco Bruno, docente di Psicopatologia forense e criminologia all'università La Sapienza di Roma. «Il corpo aveva tutta l'aria di stare lì da un sacco di tempo - dice Bruno - però è probabile che sia stato fatto in qualche modo ritrovare proprio dai rapitori che l'hanno uccisa. Ci sono state molte iniziative della famiglia in questo senso e non credo alla storia dell'aeroplanino» dell'uomo che ha ritrovato il cadavere, finito proprio in quel campo.

L'autopsia sul cadavere, in corso a Milano, fornirà di certo altri dettagli su tempi e cause della morte di Yara, ma per il criminologo i primi elementi sullo stato del corpo e sul suo ritrovamento fanno ritenere che «l'azione è stata fatta da persone fredde e lucide. L'hanno uccisa nella prima mezz'ora dal rapimento. Poi può darsi che in una manifestazione di pietà abbiano fatto ritrovare il corpo. Anche l'elemento del coltello è importante - prosegue il criminologo - perchè potrebbe essere stato usato per depistare le indagini. Di solito, ad esempio, il crimine organizzato non uccide una ragazzina, oppure lo fa cercando di far attribuire la colpa ad altri e così è possibile che sia stato usato il coltello in modo depistante. Di sicuro, però, è stato usato per uccidere. La ragazza si è difesa ed è stata accoltellata nella schiena perchè cercava di fuggire».

Bruno mette però sotto accusa i metodi di ricerca: «Per mia esperienza è possibile che in Italia qualcosa che si cerca non si trovi anche se sta a pochi centimetri, perchè le ricerche delle persone scomparse vengono fatte senza un metodo, senza una responsabilità adeguata. Non è colpa delle persone, ma del sistema che non è in grado di intervenire. In Italia si va a 'Chi l'ha visto?' e non si cerca così una persona scomparsa. Ci vorrebbe una 'testa' - conclude - una sala operativa interforze sulle persone scomparse: tutti i paesi hanno strumenti organizzativi più semplici. Tutti tranne noi».

Federigo Storai sega un albero e muore schiacciato


VERNIO(Prato) 27 febbraio 2011. Tragedia ieri pomeriggio a La Cava, fra Montepiano e la Storaia, un uomo è morto schiacciato dal tronco di un faggio. L'incidente, avvenuto in mattinata ma scoperto alle 14,30 ha sconvolto l'intera frazione dove il pensionato, Federigo Storai, viveva. Approfittando della bella giornata, verso le 10,30 era andato nel suo terreno per fare legna da ardere, operazione che era solito compiere, ma qualcosa è andato storto ed è stato schiacciato dal pesante tronco.

Accanto al corpo è stata trovata un bombola di ossigeno, in quanto Storai aveva problemi respiratori che naturalmente non sono imputabili alla morte. A dare l'allarme i familiari che, non vedendolo rientrare per l'ora di pranzo, si sono preoccupati; il cellulare suonava a vuoto. La moglie Pia e la figlia Michela si sono recate sul posto, ma ormai non c'era nulla da fare, il sessantunenne era deceduto.

Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri della stazione di Vernio e due squadre dei vigili del fuoco, una di Vaiano e l'altra di Castiglion dei Pepoli che hanno provveduto a rimuovere il tronco. Il magistrato, dopo aver accertato la causa accidentale della morte, ha autorizzato lo spostamento della salma. La notizia è rimbalzata velocemente per tutto il paese e in molti si sono recati a portare le proprie condoglianze alla famiglia.

Tra questi anche il sindaco di Vernio Paolo Cecconi: «L'amministrazione comunale - ha commentato - è vicina al dolore della famiglia per una morte così tragica e improvvisa». I funerali, in forma civile si terranno lunedì nel cimitero di Montepiano alla presenza dello stesso sindaco, che per l'occasione pronuncerà un breve discorso commemorativo. Federigo Storai era figlio di Gianni Storai, figura storica antifascita della Val di Bisenzio. Gianni Storai fu un perseguitato politico dopo l'uccisione di una camicia nera nel 1921 avvenuta nel corso di una colluttazione per sfuggire alla cattura.

Trascorse vent'anni tra il confino e la galera. Ritornato a Montepiano lavorò come cantoniere. Fu anche amico del sindacalista Luciano Lama. La sua morta è avvenuta nel 2002. Federigo Storai, cresciuto insieme ai quattro fratelli con gli ideali del padre, da sempre viveva a Montepiano insieme alla famiglia. Una tragedia simile a quella in cui è rimasto ucciso Federigo Storai avvenne due anni fa, il 27 febbraio 2009 a Casigni, a due passi da Castiglion de' Pepoli. Valerio Grassi, 57 anni, assicuratore pratese, venne travolto da una quercia che stava tagliando. Anche lui morì sul colpo. .

ANNIE GIRARDOT,GRANDE ATTRICE FRANCESE E' MORTA


PARIGI 28 febbraio 2011 Grave lutto nel mondo del cinema francese e internazionale. E' morta oggi a Parigi, all'età di 79 anni, l'attrice Annie Girardot. L'attrice, che era nata a Parigi il 25 ottobre 1931, da tempo malata di Alzheimer, è morta «serenamente» nell'ospedale parigino Lariboisiere, secondo quanto riferito dalla nipote, Lola Vogel. La Girardot aveva riscosso fama internazionale nel 1960 per l'interpretazione della prostituta Nadia in Rocco e i suoi fratelli. Tra i suoi film si ricordano, tra l'altro, I compagni (1963) di Monicelli, La donna scimmia (1964) di Ferreri, Vivere per vivere (1967) di Lelouch e Metti una sera a cena (1969) di Patroni Griffi. Nel 2003, forse sentendo l'urgenza di afferrare i ricordi prima che scomparissero, l'attrice aveva pubblicato una appassionante biografia, Partir, revenir, partire, tornare. Poi Giulia, la figlia nata dall'amore con Renato Salvatori, rivelò il dramma nel libro La Memoire de ma mere, la memoria di mia madre.

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Peter Colat subaqueo zurighese muore tentando di battere un record


Zurigo 28 febbraio 2011.Un 42enne del canton Zurigo, Peter Colat, è morto oggi a Davos dopo che ieri aveva effettuato un'immersione senza ossigeno nel lago della località grigionese; l'uomo si stava allenando per .
battere il record mondiale di apnea sotto il ghiaccio.

L'esercizio, cui stava partecipando insieme ad altre due persone, consisteva nel percorrere dei tratti sotto la superficie gelata, riemergendo a intervalli regolari in appositi fori scavati nel ghiaccio; quando il 42enne non è riaffiorato al foro posizionato a 50 metri dalla partenza, un altro sportivo è andato a cercarlo, invano; è quindi scattato l'intervento di un sommozzatore con le bombole, che ha recuperato l'uomo, rimasto sott'acqua per 2 minuti e 45 secondi e apparso subito in gravi condizioni.

Il tentativo di primato (percorrere più di 108 metri in apnea sotto la superficie ghiacciata), in programma oggi, è stato annullato.

Nicolas Pinamonti 20 anni sbatte contro un muretto perdendo la vita. Stava tornando dalla discoteca


VICENZA 28 febbraio 2011 La notte trascorsa in discoteca con gli amici; all’alba, praticamente in vista di casa, lo schianto in macchina. É morto così, ieri all'alba, un ragazzo di 20 anni, Nicolas Pinamonti, di Villaga (Vicenza); P.C., 27 anni di Sossano, che era in auto con lui, è stato ricoverato (ma non corre pericolo di vita) in Rianimazione a Vicenza.

Come detto, i due giovani stavano tornando dopo essere stati a ballare. Alle 6.45, in via Monticelli (strada Berico-Euganea), a Sossano, viaggiando in direzione Sossano-Barbarano, Pinamonti ha perso il controllo della sua Audi A3, si è infilato in un fosso ed è andato a sbattere contro il muretto di sostegno di un ponticello, all'altezza del civico 25. Urto violentissimo, auto quasi distrutta.

Scattato l’allarme, sul posto sono accorsi medici, infermieri, i pompieri di Lonigo e i carabinieri della stazione di Sossano, che hanno eseguito i rilievi. I vigili del fuoco hanno estratto i due amici: il guidatore era deceduto sul colpo. Il passeggero era in condizioni serie ed è stato ricoverato al San Bortolo; durante il pomeriggio è stato dichiarato fuori pericolo.

Nicolas lascia il padre Giuliano, la madre Jessica e due fratelli minori. Molto conosciuto e benvoluto, lavorava nell’azienda agricola Conti Piovene di Toara.
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Sara M. 9 anni muore dopo un operazione alle tonzille


CATANZARO 28 febbraio 2011 E' morta a nove anni, meno di una settimana dopo una operazione alle tonsille praticatale nel reparto di otorinolaringoiatria a Lamezia Terme. Sara M., secondo quanto riportano i quotidiani locali, dopo essere stata dimessa mercoledì dall'ospedale, nel weekend si è sentita male e sabato ha tragicamente perso la vita. L'ennesimo caso di malasanità, che, ironia della sorte, aveva già colpito suo padre, morto nel 2003 per un altro presunto caso analogo, ma l'indagine venne archiviata. Sul corpicino della bambina verrà eseguita l'autopsia disposta dalla Procura di Lamezia Terme.

ORLANDO CHIEDE RELAZIONE A SCOPELLITI Il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha chiesto una relazione al Presidente della Regione Calabria e Commissario ad acta per la Sanità, Giuseppe Scopelliti, sulla morte della bambina di nove anni avvenuta dopo un'operazione alle tonsille a cui la piccola era stata sottoposta lunedì scorso nell'ospedale di Lamezia Terme. «Accertare la verità - ha detto Orlando in una dichiarazione - è un obbligo morale nei confronti della vittima e dei suoi familiari, ma anche nei confronti di tutti i cittadini che continuano ad affidarsi alla sanità pubblica». «La Commissione parlamentare che presiedo - ha aggiunto Orlando - attende dalla Regione una relazione contenente ogni elemento utile per accertare l'esistenza di responsabilità personali o l'esistenza di anomalie funzionali e organizzative nonchè eventuali provvedimenti sanzionatori e cautelari adottati».

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Il tenente Massimo Ranzani è morto nell'ovest del paese asiatico, mentre altri quattro militari sono rimasti feriti a Shindand



MILANO 28 febbraio 2011 Ancora un altro militare morto in Afghanistan. Il tenente Massimo Ranzani, 37 anni, originario di Ferrara, appartenente al quinto reggimento alpini di stanza a Vipiteno, è morto e altri quattro soldati sono rimasti feriti gravemente nell'ovest dell'Afghanistan a seguito dell'esplosione di una bomba.

L'ATTENTATO - Un ordigno improvvisato ha colpito un veicolo blindato Lince del quinto reggimento alpini nei pressi di Shindand, nell'ovest dell'Afghanistan. A bordo del veicolo c'era una pattuglia di rientro da un'operazione di assistenza medica alla popolazione locale. I militari sono stati evacuati presso l'ospedale militare (Role 2) della base »Shaft« di Shindand, sede del comando della Task Force Center». L'utilizzo degli ordigni improvvisati, nonostante gli importanti progressi svolti dagli uomini della missione Nato per contrastarne la minaccia, rappresenta una delle modalità di azione tra quelle utilizzate dagli «insurgent» e, nel 30% dei casi, colpisce vittime civili.


NAPOLITANO - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con «profonda commozione la notizia del gravissimo attentato perpetrato a Shindand, in Afghanistan, contro il contingente italiano impegnato nella missione internazionale Isaf» ha espresso i suoi «sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del caduto e un affettuoso augurio ai militari feriti».

BERLUSCONI - «È un tormento, un calvario e tutte le volte ci si chiede se questo sacrificio che impegna il parlamento con voto unanime e tutto il popolo italiano ad essere lì in un paese ancora medioevale sia uno sforzo che andrà in porto» ha detto invece il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier ha quindi precisato: «dobbiamo andare avanti».

LA RUSSA - Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha spiegato che il blindato stava effettuando un trasferimento insieme ad altri mezzi e a un'ambulanza e si trovava a 25 chilometri a nord di Shindand, nella zona ovest del paese. «Il mezzo era dotato di un sistema dissuasore elettronico - ha spiegato il ministro - che impedisce l'accensione dell'ordigno a distanza. Ma evidentemente è stato azionato a mano o con una frequenza non coperta. Ancora una volta i nostri ragazzi pagano un tributo altissimo di sangue al loro impegno per liberare l'Afghanistan e consegnarlo alle legittime autorità. Pagano un prezzo tremendo alla volontà della comunità internazionale di contrastare con ogni mezzo il terrorismo per consentire alle nostre nazioni di essere più serene e tranquille».

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Yara, criminologi: omicidio sessuale


BREMBATE SOPRA 28 febbraio 2011 Yara è stata uccisa con sei coltellate e ha lottato con il suo assassino prima di essere uccisa. Ma gli elementi determinanti per aiutare gli inquirenti ad arrivare alla cattura dell’orco, arriveranno solo dall’autopsia prevista per oggi e dai successivi esami chimici e biologici. L’esame autoptico permetterà anche di stabilire se il corpicino della ragazzina è stato abbandonato in un campo incolto ai margini del comune di Chignolo D’Isola (Bergamo) oppure se è stato trasportato recentemente.

Gli investigatori della Polizia danno molta importanza alle telecamere di sorveglianza dell’azienda proprietaria del campo e di quelle di tante altre ditte dal momento che tutta la zona è video sorvegliata. Ma sarà importante anche verificare i dati registrati dalla cella telefonica che copre il campo di Chignolo d’Isola. L’accertamento ha uno scopo preciso: individuare tutti i telefoni che si sono agganciati alla cella di Chignolo la sera del 26 novembre e nei giorni seguenti.

Mentre gli investigatori non si sbilanciano sul possibile movente dell’uccisione, i criminologi sembrano tutti d’accordo: è di natura sessuale, un delitto compiuto da qualcuno che, dopo essere stato respinto dalla piccola Yara, non sarebbe stato in grado di controllare la rabbia, fino ad uccidere la ragazza.

«Non avrei mai voluto vedere quello che ho visto». «Fatico a esprimere a parole quello che ho visto. La notte non ho dormito, sono molto scosso». È quanto racconta Ilario Scotti, l’uomo che verso le 15.30 di sabato ha trovato il corpo della piccola Yara. «Pensavo di trascorrere un tranquillo pomeriggio di distensione dedicandomi al mio passatempo preferito - ha detto - e invece ho trovato qualcosa che nessuno avrebbe mai voluto trovare». «Quello di Chignolo d’Isola è un prato dove vado, perchè lì non do fastidio a nessuno. Quel che è successo è frutto soltanto del caso, un caso fortuito. Stavo provando un modello a cui avevo fatto delle modifiche - racconta l’uomo - e lo stavo verificando. L’aereo ha compiuto una traiettoria anomala, non volava bene, così lo ho fatto scendere nel campo, per evitare che cadesse e si rompesse, con danni maggiori».

«Quindi - aggiunge - mi sono addentrato nel campo per recuperare il modellino. Quando lo ho trovato, a circa un metro, un metro e mezzo di distanza ho notato qualcosa, fra le sterpaglie. La prima impressione è di aver visto un mucchio di stracci buttati lì da qualcuno. Ma appena mi sono reso conto che era una persona, non ho esitato e ho subito chiamato il 113».

La preside della scuola di Yara: unica consolazione che adesso i genitori sanno dove incontarla. Suor Carla Lavelli, preside della scuola di Bergamo che frequentava Yara Gambirasio nella giornata di ieri ha sentito al telefono i genitori della ragazzina ai quali ha dato il suo conforto: «Abbiamo parlato pe run po’ - ha detto la religiosa - poi nel dolore atroce, umanamente impossibile da sostenere c’è adesso la certezza di sapere dov’è Yara e questo può essere per loro una consolazione». «Ora almeno sanno - ha concluso la preside - dove poterla trovare e incontrare».

Fiori sul banco di Yara. Un mazzo di fiori sul banco vuoto e ancora tanti messaggi d’affetto. Così questa mattina i compagni di Yara Gambirasio hanno voluto ricordare la tredicenne. Ad accogliere alunni e genitori all’entrata della scuola media delle Orsoline, sotto una pioggerella autunnale, c’era la preside, suor Carla Lavelli: «Ci troviamo a gestire un lutto - ha detto - ad imparare ad affrontare la morte, la nostra e quella di Yara. Dobbiamo convincerci che fa parte della nostra vita».

Un militare italiano è morto e altri quattro sono rimasti feriti nell'ovest dell'Afghanistan


ROMA28 febbraio 2011 Un militare italiano è morto e altri quattro sono rimasti feriti nell'ovest dell'Afghanistan. Lo si apprende da fonti qualificate. I militari italiani, del quinto Reggimento Alpini, erano a bordo di un veicolo blindato Lince che è saltanto su un ordigno improvvisato. L'attentato è avvenuto nel corso di un pattugliamento nella zona di Shindand. Il soccorso ai feriti è in corso.L’esplosione di un ordigno improvvisato ha causato la morte di un militare italiano nell’ovest dell’Afghanistan, altri quattro sono rimasti feriti. I militari italiani, del quinto Reggimento Alpini, erano a bordo di un veicolo blindato Lince che e’ saltanto su un ordigno improvvisato. L’attentato e’ avvenuto nel corso di un pattugliamento nella zona di Shindand. Il soccorso ai feriti e’ in corso.
L’esplosione dell’ordigno è avvenuta alle 12.45 ora locale, esattamente a 25 chilometri a nord di Shindand – informa una nota dello Stato maggiore della Difesa – e ha coinvolto un veicolo blindato Lince della Task Force Center, del quinto reggimento alpini.
La pattuglia rientrava da un’operazione di assistenza medica alla popolazione locale. L’utilizzo di ordigni improvvisati – Ied – nonostante gli importanti progressi svolti dalla missione Isaf per contrastarne la minaccia, rappresenta una delle modalità di azione tra quelle utilizzate dagli insorti e, nel 30 per cento dei casi, colpisce vittime civili, informa una nota dello stato maggiore della Difesa. Le forze di sicurezza Isaf svolgono una continua attività per prevenire questo genere di minaccia al fine di migliorare le condizioni di sicurezza e garantire uno sviluppo sociale ed economico della regione.

Emilio Gianni Piana, 36 anni, originario di Usini morto in un incidente stradale


ALGHERO 28 FEBBRAIO 2011 Stava arrivando in città, dove lavora come macellaio in un supermercato, quando, poco prima della discoteca Il Ruscello, la sua auto, una Citroen C2, si è scontrata con una Lancia Y che proveniva dalla parte opposta sui cui viaggiava una coppia di giovani algheresi, Alessandro Manca, di 27 anni e Lucia Pani, di 26. Entrambi sono stati accompagnati in ospedale da due ambulanze del 118. Lui ha riportato un trauma al bacino e lei diverse contusioni. Ma nessuno dei due è in in pericolo di vita.

Al momento non è ancora chiara la dinamica che sarà ricostruita dai carabinieri. Ma è evidente che l'urto tra le due utilitarie è stato particolarmente violento. Nell'impatto la Citroen è finita prima contro un albero e poi è precipitata in un campo sottostante. Il corpo di Emilio Piana è volato sull'asfalto. Per lui non c'è stato niente da fare. Troppo gravi le lesioni provocate dallo scontro ed è morto sul colpo.

Yara, attesa per l'autopsia


Bergamo 28 febbraio 2011Si terrà oggi a Milano l'autospia sul cadavere di Yara Gambirasio. L'equipe di esperti, guidata dall'anatomopatologa milanese Cristina Cattaneo, potrà fornire le prime risposte su come e quando è morta la 13enne. Da un primo esame autoptico, svolto sul luogo del ritrovamento, sarebbero emerse sei ferite sulla schiena, sul collo e su un polso, compatibili con quelle di un'arma da taglio. Domenica la salma è stata riconosciuta dai genitori.

Fiori sul banco di scuola
Un mazzo di fiori sul banco vuoto e ancora tanti messaggi d'affetto. Così i compagni di Yara Gambirasio hanno voluto ricordare la tredicenne uccisa e abbandonata in un campo a pochi chilometri da casa. Ad accogliere alunni e genitori all'entrata della scuola media delle Orsoline, la preside, suor Carla Lavelli. "Chi commesso un atto del genere dovrebbe ritrovare la propria umanità e costituirsi", ha detto.

Yara avrebbe tentato di ribellarsi
Qualche filo d'erba strappato tra le mani e le ferite sul polso. Sono questi gli elementi che farebbero pensare a un ultimo disperato tentativo di ribellarsi al suo omicida da parte di Yara Gambirasio.

In tasca manca il cellulare
I vestiti trovati indosso a Yara sono gli stessi che la ragazzina portava la sera della scomparsa. Tra i capelli l'elastico rosso e in tasca le chiavi di casa e l'iPod. All'appello manca solo il telefono cellulare. Nelle tasche, infatti, sono state rinvenute solo la sim card e la batteria del cellulare. Chi ha ucciso Yara si è preoccupato di non rendere rintracciabile il cadavere, dividendo il telefono in pezzi.

Una bambina di nove anni è morta dopo un'operazione alle tonsille nel reparto di otorinolaringoiatria a Lamezia Terme


LAMEZIA TERME 28 febbraio 2011 Una bambina di nove anni è morta dopo un'operazione alle tonsille nel reparto di otorinolaringoiatria a Lamezia Terme. La piccola, Claudia M., secondo quanto riportano i quotidiani regionali della Calabria, era stata dimessa mercoledì, ma nel weekend si è sentita male e sabato è deceduta improvvisamente. Anche il padre della bimba, nel 2003, è morto per un presunto caso di malasanità, ma l'indagine venne archiviata.

Per far luce sulla vicenda e chiarire le cause del decesso della bimba, sul corpicino verrà eseguita l'autopsia disposta dalla Procura di Lamezia Terme.

La bambina di Filadelfia (Vibo Valentia) è stata operata lunedì 21. Due giorni dopo, mercoledì, i medici l'hanno dimessa. La piccola, però, tornata a casa non si è sentita bene e il venerdì la madre l'ha riaccompagnata in ospedale, dove è stata visitata nuovamente. Per i medici, però, era tutto normale e la piccola è stata così rimandata a casa. Sabato sera, una nuova ricaduta. Claudia è stata portata d'urgenza in ospedale dove però è giunta morta.

Subito dopo la vicenda, la madre della bambina ha presentato una denuncia alla polizia che ha sequestrato la cartella clinica su disposizione della Procura.

Il padre, morto anche lui per un caso sospetto di malasanità, nel 2003, accusando dolori al petto, si era recato nell'ospedale di Vibo Valentia dove fu visitato e dimesso. Il giorno dopo morì per un infarto.

domenica 27 febbraio 2011

Fabio Stradaroli, 43enne meldolese deceduto in un infortunio sul lavoro alla "Centroplast"


MELDOLA 28 febbraio 2011 Tanta la commozione che ha unito ieri parenti, amici, colleghi e lavoratori intorno alla famiglia di Fabio Stradaroli, 43enne meldolese deceduto in un infortunio sul lavoro alla "Centroplast". Un incidente che ha colpito la comunità attraverso uno dei suoi personaggi più conosciuti, quel Fabio appassionato di bicicletta, figlio della cuoca del ristorante "Camaleonte". Fabio viveva a Meldola, lascia la madre Vera e il fratello Marco, qualche anno fa era rimasto orfano di padre.

Partecipato il cordoglio anche dai vertici dell’azienda teatro dell’infortunio mortale. In una nota "Centroplast Spa" scrive: “L’azienda pone le più sentite condoglianze alla famiglia del nostro collega Fabio Stradaroli. Prende inoltre atto dell’iniziativa delle organizzazioni sindacali per la giornata di lunedì 28 febbraio. Per parte sua sospenderà le attività lavorative per consentire, nel giorno delle esequie, la partecipazione all’ultimo saluto all’amico Fabio”.
Ieri mattina infatti le organizzazioni sindacali Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil, unitamente alle segreterie Confederali Cgil Cisl Uil, nell'esprimere solidarietà alla famiglia, hanno proclamano per domani una giornata di fermo impianti per solidarietà, con assemblea per tutti i lavoratori fissata alle 11.

Intanto prosegue lo studio dei rilievi effettuati sul luogo dell'incidente, avvenuto ieri mattina intorno alle 9.20 nell'area deposito bobine e cilindri di stampa. Stradaroli era al volante di un muletto con forche laterali ed era impegnato nello stoccare pallet nella parte alta della scaffalatura. Sembrerebbe che a determinare il ribaltamento del mezzo sia stato l'impatto del braccio del muletto contro una parete. Le indagini sono affidate alla medicina del lavoro.

Bruno Pedroni, 22 anni vocalist rock e calciatore, ucciso da auto guidata da un cairese di 26 anni ubriaco


SAVONA 27 febbraio 2011 Ubriaco al volante, un giovane di 26 anni, di Cairo Montenotte, nella notte ha travolto e ucciso un ragazzo genovese di 22, Bruno Pedroni, nei pressi della discoteca «B-Spider», nella
frazione di Bragno. Doveva essere una serata all’insegna della musica e del divertimento, invece per Bruno Pedroni, genovese di Prà e vocalist della band “Creative Corea Party”, è stata l’ultima notte: i sogni artistici del ventiduenne si sono spenti in corso Stalingrado, a Cairo Montenotte, nella frazione di Bragno. E’ stato investito e ucciso da un altro giovane, di 26 anni, J.C., cairese, che guidava ubriaco.

Ieri sera Pedroni si era esibito proprio con il suo gruppo musicale nella discoteca “B Spider”. Il ragazzo è stato travolto proprio all’uscita del locale e trascinato dalla vettura per diverse decine di metri mentre si trovava in compagnia di altri amici. Pedroni era anche un calciatore dilettantistico della squadra del Cà Nova 2004, dove giocava nel ruolo di mediano. Sconcerto per la scomparsa del giovane è stato espresso dal dirigente della squadra genovese: “Era con noi da un anno – spiega il ds Pesco – ma era già molto legato al nostro gruppo. Siamo tutti senza parole”.

Inutili i soccorsi da parte dei vigili del fuoco che inizialmente credevano che il giovane fosse rimasto incastrato sotto la vettura. Sul posto sono sopraggiunte anche l’ambulanza e l’automedica del 118 di Savona Soccorso che ha gestito l’emergenza. Nell’urto con l’automobile il giovane genovese ha riportato diversi traumi ed emorragie ed è morto sul colpo. La salma è stata quindi trasportata presso l’obitorio dell’ospedale San Giuseppe di Cairo Montenotte a disposizione della Procura di Savona. L’incidente è stato rilevato dalle pattuglie dei carabinieri della locale compagnia.

Il ventiseienne automobilista, risultato sotto l’effetto dell’abuso alcolico, è stato denunciato per omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza. L’auto (una Lancia Y) è stata sequestrata e la salma è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria..

Giuseppe Gianguzzo, 46 anni, è stato ucciso a colpi di pistola a San Cristoforo


CATANIA 28 FEBBRAIO 2011 Un uomo di 46 anni, Giuseppe Gianguzzo, è stato ucciso a Catania con numerosi colpi di pistola in un agguato avvenuto in via Platania, nel quartiere di San Cristoforo.

Secondo una prima ipotesi investigativa l'agguato potrebbe essere maturato nel mondo criminale della droga. Giuseppe Gianguzzo in passato era stato denunciato per spaccio di sostanze stupefacenti e frequentava esponenti della cosca Santapaola del rione San Cristoforo.

Carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Catania, che indagano sull'omicidio, ritengono probabile che la vittima, assassinata vicino la sua abitazione, conoscesse chi ha sparato. Gianguzzo è stato ucciso con sei colpi di pistola al torace: sul posto non sono stati trovati bossoli e questo fa ritenere agli investigatori che sia stata utilizzata una rivoltella o chi ha sparato era all'interno di una vettura.

Militari dell'Arma stanno ricostruendo la personalità della vittima e stanno interrogando familiari e amici della vittima per ricostruire le sue frequentazioni.

Elena Catalina Tanasa, è morta FIDANZATO LE DÀ UN PUGNO


RIMINI 28 FEBBRAIO 2011 Colpita venerdì con un pugno dal fidanzato e finita in coma, una ragazza romena di 25 anni, Elena Catalina Tanasa, è morta nella tarda mattinata di oggi all' ospedale Infermi di Rimini in seguito alle complicazioni derivanti dalle percosse subite. Un'emorragia cerebrale non le ha lasciato scampo. La giovane erastata aggredita dal compagno, Cristian Vasile Lepsa, 35 anni, anch'egli romeno, conosciuto dagli amici come un tipo violento e con precedenti per rapina e furto aggravato. In preda ad un raptus di gelosia, lui l'aveva inseguita fin dentro l'appartamento di un'amica dove la ragazza aveva tentato di rifugiarsi. Arrampicatosi su un albero, aveva fatto irruzione nell'appartamento da una finestra e aveva colpito la giovane con un violento pugno al volto. Vasile era stato poi arrestato dalla polizia per tentato omicidio. Ora l'accusa cambierà, probabilmente in omicidio preterintenzionale. Parenti della vittima sono stati rintracciati e informati in Piemonte, dove vivono.

YARA GAMBIRASIO ERA NEL CAMPO DA MOLTO TEMPO" COLPITA CON 6 COLTELLATE


BERGAMO 27 febbraio 2011 Yara Gambirasio è stata colpita dal suo assassino con almeno sei coltellate, alcune delle quali inferte con molta violenza. È quanto apprende l'ANSA da fonti qualificate che stanno indagando sulla morte della tredicenne di Brembate. L'esame del cadavere avrebbe evidenziato una ferita alla gola, una al polso e ben quattro alla schiena, una delle quali molto profonda all'altezza dei reni. L'ipotesi è che la ragazza sia stata prima colpita al collo, poi al polso, nel tentativo di difendersi, e infine alla schiena

UCCISA SUBITO DOPO IL RAPIMENTO Yara Gambirasio potrebbe essere stata uccisa nell'immediatezza della sua scomparsa: la stessa sera del 26 novembre, probabilmente, o nelle ore immediatamente successive. È questa l'ipotesi, secondo quanto si apprende, ritenuta più credibile dagli investigatori che indagano sulla morte della ragazzina di Brembate di Sopra. Un'ipotesi che avrebbe trovato conferme dal primo esame effettuato sul cadavere dagli uomini della polizia scientifica e dal medico legale: i capelli di Yara, infatti, erano ancora legati con lo stesso elastico rosso che indossava la sera in cui è scomparsa.

NEL CAMPO DA MOLTO TEMPO Yara Gambirasio, la 13enne il cui corpo senza vita è stato trovato ieri, è probabilmente morta subito dopo la sua scomparsa avvenuta il 26 novembre scorso. A spiegarlo sono gli investigatori, ma soprattutto a farlo è il suo corpo in avanzato stato di decomposizione. Difficile riconoscere all'istante i tratti dolci della tredicenne, giovane promessa della ginnastica ritmica. Secondo gli investigatori, Yara da tempo si trovava dove ieri è stata ritrovata. Una quasi certezza che deriva, anche in questo caso, dalla logica e dalle tracce scientifiche. «Quasi impossibile spostare il corpo a causa delle sue condizioni» spiega un investigatore. In pratica, secondo chi indaga, il corpo di Yara non sarebbe stato abbandonato da un'auto in corsa e neanche trasportato all'interno di un sacco. In questo caso, infatti, Yara non sarebbe stata trovata nella posizione supina in cui ieri gli inquirenti l'hanno ritrovata. Dunque, secondo chi si occupa del caso, la tredicenne sarebbe stata uccisa nella zona a ridosso dell'area industriale di Chignolo d'Isola, a 9 chilometri da Brembate di Sopra. L'ipotesi che il corpo sia stato spostato successivamente, pochi giorni fa, non sembra attendibile per gli inquirenti. «Anche se la zona, come assicurano alcuni volontari della Protezione civile, è stata setacciata almeno 3 volte, il corpo -assicura un investigatore- era coperto da sterpaglie ed erba alta che lo ha nascosto». Gli inquirenti, fin da ieri sera, hanno ripetuto che le voci di un'auto in fuga vista allontanarsi dal luogo del ritrovamento ieri mattina non sono fondate. Per loro, dunque, l'unica ipotesi attendibile è che Yara, dopo essere stata rapita, sia stata portata nella zona isolata e quindi uccisa probabilmente a coltellate. Sulle modalità dell'omicidio, così come sull'ipotesi che sia stata violentata, sarà l'autopsia a fornire nei prossimi giorni tutte le risposte.

SCONVOLTI I GENITORI È accasciata sul sedile posteriore dell'Alfa 156 grigia della polizia, Maura Gambirasio, mentre la vettura imbocca la strada chiusa di via Rampinelli. Con il marito sta tornando da Milano. Sono stati all'Istituto di Medicina Legale per il riconoscimento della figlia. Un compito straziante, il peggiore che possa temere un genitore. Ma mamma Maura non ha voluto sottrarsi. Ha voluto vedere la sua bambina. Un dolore senza parole per il padre e la madre della ragazzina scomparsa tre mesi fa e ritrovata ieri morta. Oggi sono usciti dalla villa di Brembate solo per raggiungere Milano. Quindi si sono chiusi in casa, accanto agli altri figli, Keba, la maggiore, e i più piccoli Natan e Gioele, aprendo il cancello solo ai familiari più stretti. «Cercate di capire - hanno risposto a chi è riuscito a parlare con loro - Abbiamo bisogno di stare soli, dobbiamo farci forza tra di noi, è la nostra famiglia che deve fare fronte e superare questo momento». Al sindaco di Brembate, Diego Locatelli, hanno detto che il loro desiderio, come quello di tutta la comunità, adesso è di «sapere cosa è successo, chi è stato». «Ma non ho sentito parole di rabbia», ha spiegato Locatelli. Non sono ancora le 10 quando due auto della polizia si presentano ai cancelli di villa Gambirasio per accompagnare il padre e la madre di Yara a Milano. In realtà basterebbe anche un solo genitore per il riconoscimento, ma Maura non vuole sentire ragioni. «La voglio vedere», dice. Indossa la giacca a vento chiara, la stessa con cui è stata vista nelle sue poche apparizioni in pubblico e sale in macchina. A Milano la straziante incombenza dura un'oretta. I medici cercano di risparmiare come possono l'angoscia ai genitori. Ma anche quel poco che devono vedere distrugge loro l'anima. Il viaggio di ritorno verso casa è nel silenzio. Non ci sono parole per consolare due genitori sottoposti a una tale pena. Mentre stanno per tornare a casa qualcuno porta davanti al cancello una rosa bianca, un orsacchiotto di peluche e un foglio bianco con la scritta con pennarello rosso 'Yara ora sei un piccolo angelò. Quando la mamma vede gli oggetti appoggiati all'ingresso, un'ombra di disappunto le passa sul viso. Prima di entrare in casa, accompagnata dagli inquirenti, si china a raccoglierli. Poi con gentilezza, ma con fermezza, si rivolge agli investigatori che sono con lei. «Per favore dite che preferiremmo non vedere queste manifestazioni di solidarietà - dice - Ringraziamo chi ci vuole stare vicino con il pensiero, ma non vogliamo che qui davanti si trasformi in un altare». Quindi chi porta fiori e messaggi (pochi in realtà), viene invitato a lasciarli in un'aiuola a una cinquantina di metri di distanza. Da quel momento villa Gambirasio si chiude al mondo esterno. Anche al suono della campane che il parrocco Don Corinno ha voluto dispiegare a festa ogni ora per tutto il giorno per celebrare l'angelo Yara.

RICONOSCIUTO IL CORPO All'istituto di medicina legale di Milano Mara e Fulvio Gambirasio, i genitori di Yara, hanno compiuto il riconoscimento del cadavere. Nell'istituto era presente anche la dottoressa Cristina Cattaneo, anatomopatologa che in passato si è occupata anche delle vittime delle Bestie di Satana e che ieri è stata sul luogo del ritrovamento di Yara. La madre della ragazzina è uscita sorreggendosi al marito e a un'altra persona. Entrambi i genitori hanno mantenuto il loro usuale riserbo: sono saliti sull'Alfa grigia delle forze dell'ordine e sono ripartiti scortati da altre due auto. L'autopsia di Yara è in programma per domani.

CORPO TROVATO CON FERITE SU COLLO E SCHIENA Il corpo di Yara Gambirasio trovato ieri pomeriggio in un campo incolto a Chignolo d'Isola (Bergamo), un comune non lontano da quello di Brembate Sopra (Bergamo), dove la ragazza è scomparsa il 26 novembre scorso, era disteso sulla schiena con le braccia all'indietro. A riferirlo è un testimone oculare, uno dei primi arrivati sul posto, che ha potuto osservare la scena del crimine prima che tutti venissero allontanati per fare spazio agli uomini della Scientifica. Secondo quanto si è appreso, i resti non erano individuabili da lontano, e nonostante si trovassero senza alcuna copertura nemmeno parziale sopra le sterpaglie, già da pochi passi risultavano praticamente invisibili. La scena apparsa davanti agli occhi delle prime persone accorse sul posto è stata quella di un cadavere in avanzatissimo stato di decomposizione: disteso sulla schiena, con le braccia all'indietro oltre il capo come nel tentativo di liberarsi da qualcuno di dosso, o forse per via di un breve trascinamento. Le mani parzialmente coperte dalle maniche del giubbotto, lo stesso che indossava il giorno che è scomparsa, come peraltro gli altri abiti che indossava, la felpa, i pantaloni elasticizzati e i guanti. In tasca sono stati trovati alcuni oggetti come una sim card di un telefonino, presumibilmente il suo, le chiavi di casa e la batteria di un telefonino, che invece manca all'appello. Il corpo in alcuni tratti era quasi mummificato e in alcuni punti scarnificato forse per l'intervento di alcuni animali, e presentava dei taglietti, uno più esteso alla schiena all'altezza dei reni, altri più piccoli all'altezza del collo e del petto. Segni che però ancora non è chiaro se siano stati provocati da chi l'ha aggredita o se siano stati inflitti post mortem. Una parola certa su tutto ciò non si potrà avere, a livello investigativo, fino a quando gli accertamenti più approfonditi sugli oggetti trovati e le risultanze autoptiche non daranno il giusto valore a ciascuno di questi elementi.

RECUPERATI SIM E CELLULARE La sim, la batteria ma nessuna traccia del suo cellulare. Sono questi alcuni degli oggetti trovati accanto accanto al corpo di Yara Gambirasio. Il ritrovamento, avvenuto in zona isolata a Chignolo d'Isola in provincia di Bergamo, è avvenuto solo a 3 mesi dalla sua scomparsa quando il corpo, in avanzato stato di decomposizione, era ormai irriconoscibile. Per permettere il riconoscimento di Yara sono stati necessari, oltre agli indumenti e all'apparechhio dei denti, anche la sua borsa contenente le chiavi di casa e l'ipod. Proprio da questi elementi, spiega il questore di Bergamo Vincenzo Ricciardi, ripartono le indagini per dare un volto all'assassino della tredicenne scomparsa da Brebmbate di Sopra il 26 novembre scorso.

IL QUESTORE: TROVATE COSE IMPORTANTISSIME Il valore delle evidenze investigative raccolte sul luogo del ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio è in corso di analisi da parte degli inquirenti. Il questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi, ha precisato di «non confermare nè smentire» nulla a riguardo ad alcune indiscrezioni relative al ritrovamento di una sim e di altri oggetti appartenuti a Yara. Il lavoro dell'Ert, l'unita speciale dello Sco (Servizio centrale operativo) della Polizia di Stato, di grande importanza per gli investigatori, proseguirà a oltranza fino a quando il terreno non sarà stato analizzato palmo a palmo. Saranno però accertamenti più approfonditi, fanno notare in ambienti investigativi, a permettere di capire quanto gli oggetti rinvenuti siano effettivamente utili alle indagini.

«Abbiamo trovato cose importantissime...». Lo ha detto il questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi, stamani in uno dei diversi sopralluoghi che ha effettuato sul luogo del ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre scorso, i cui resti sono stati trovati ieri pomeriggio a Chignolo d'Isola. «Da ieri pomeriggio sono al lavoro ininterrottamente gli esperti scientifici dell'Ert (Esperti ricerche tracce) - ha aggiunto il questore - cercano ogni traccia minuziosa, ma comunque ciò che è stato trovato è importantissimo. Qualcos'altro, invece, lo stiamo ancora cercando». Oltre ai resti di Yara e ai suoi vestiti, intorno al corpo sono stati infatti trovati alcuni suoi oggetti personali, tra i quali, pare, un i-Pod e un telefonino.

LUNEDI' L'AUTOPSIA La salma di Yara e' stata ricomposta intorno alle 23 di sabato per essere trasportata all'Istituto di medicina legale di Milano, dove lunedi' sara' effettuata l'autopsia. Oltre al medico legale, parteciperanno all'esame clinico un genetista e un patologo. Il corpo di Yara e' stato ritrovato in cattive condizioni, in parte mummificato e in parte ridotto a scheletro. Sarà l'autopsia di domani a fornire le prime risposte sulla morte di Yara Gambirasio, la 13enne, trovata ieri in una zona isolata vicino all'area industriale di Chignolo d'Isola, a nove chilometri da Brembate di Sopra, dove il 26 novembre scorso la giovane promessa della ginnastica ritmica è scomparsa. Ieri il riconoscimento del corpo è stato difficile: in posizione supina, ormai scheletrico, neppure l'ombra del sorriso visto in mille fotografie. A dissolvere i dubbi l'apparecchio dei denti, un portachiavi che aveva con sè e i vestiti indossati nel giorno della scomparsa. Il giubbotto nero di Hello Kitty, la felpa azzurra, i leggins neri. In serata è arrivata sul posto del ritrovamento l'anatomopatologa milanese Cristina Cattaneo, specializzata nelle indagini sui cadaveri decomposti che ha lavorato a lungo sulle vittime delle Bestie di Satana. Ha iniziato a lavorare subito, alla luce delle fotocellule, per verificare con un medico legale e gli uomini della scientifica lo stato del corpo, se è rimasto a lungo in quella posizione e in quel posto oppure è stato portato dopo. Ieri sera, alle 23 circa, la salma di Yara, tra gli applausi, si è allontanata su un furgone delle onoranze funebri, scortato dalla polizia, diretto all'Istituto di Medicina legale di Milano. Domani la dottoressa Cattaneo, insieme a un'equipe di esperti, inizierà l'autopsia. Se il corpo è rimasto così a lungo all'aperto sarà più difficile trovare reperti biologi, ma si potranno avere le prime rispose su come e quando è morta la piccola Yara.

«Campane a distesa perchè adesso Yara è un angelo»


Bergamo 27 febbraio 2011 «Nelle favole tutto finisce bene ma adesso sappiamo cosa è un orco e siamo preoccupati»: lo ha detto don Corinno, parroco di Brembate, nella messa delle ore 10. La chiesa era strapiena e in molti non hanno nascosto la loro commozione. Il parroco ha annunciato che dalle 13, ad ogni ora e fino a sera le campane del paese suoneranno a festa ogni ora «perchè - ha spiegato - ora Yara è un angelo».

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Emilio Piana, 36 anni, di Usini perde la vita in un incidente stradale


ALGHERO 27 febbraio 2011 Tragico scontro frontale, alle 8 di stamane, sulla Olmedo-Alghero, alle porte della città. Una Lancia Ypsilon su cui viaggiavano due persone si è schiantata contro una Citroen C2 condotta da Emilio Piana, 36 anni, di Usini. Il giovane, che stava andando al lavoro al supermercato Sisa, dove faceva il salumiere, è morto sul colpo.
Gli occupanti della Lancia, gli algheresi Alessandro Manca, di 27 anni, e Lucia Pani, di 28, hanno riportato vari traumi, ma non sono gravi. I due sono stati ricoverati nell'Ospedale di Alghero.
Il primo a lanciare l'allarme è stato il datore di lavoro di Piana, che stava percorrendo la stessa strada per andare al market. Sul posto sono giunti i soccorsi del personale medico del 118 e i Carabinieri per i rilievi di legge. E, pochi minuti dopo, è arrivata anche la giovane moglie della vittima.

Ancora da stabilire l'esatta dinamica dell'incidente, avvenuto a poche centinaia di metri dalla discoteca Ruscello. Da una prima ricostruzione, sarebbe stato Piana a perdere il controllo della sua auto e a finire nella corsia opposta. Terribile l'impatto con l'altra auto: il giovane è stato scaraventato all'esterno dell'abitacolo, finendo sull'asfalto e morendo sul colpo.

Arrigo Rossi, 67 anni, chiamato Enrico da amici e familiari, pensionato torinese ed ex dirigente della Cervino Spa è morto


Aosta 27 febbraio 2011.Arrigo Rossi, 67 anni, chiamato Enrico da amici e familiari, pensionato torinese ed ex dirigente della Cervino Spa è deceduto dopo esser stato travolto da una slavina sotto la “becca Trecare”, nella zona del Petit Tournalin, in Valtournenche, provincia di Aosta.
Enrico era impegnato a 3.000 metri con il figlio Roberto, 35 anni e guida alpina della Scuola del Cervino, e con altre tre persone in un'escursione in eliski, (sci fuoripista con trasporto in quota a bordo di un elicottero).
I due si trovavano più avanti rispetto al gruppo, e probabilmente non sono riusciti a vedere la placca di neve che si stava staccando. Sono stati così travolti da un'onda larga sei metri ed alta due: scattati immediatamente i soccorsi, coordinati dal Soccorso alpino valdostano in collaborazione con la Guardia di finanza di Cervinia, per Enrico Rossi, purtroppo non c'è stato nulla da fare. Il decesso e' stato provocato da un trauma da caduta. Il figlio Roberto ha riportato la frattura di tre vertebre ed è stato ricoverato nel reparto di Chirurgia Toracica all'ospedale Parini di Aosta; trenta i giorni di prognosi riservata. La moglie Anna, che aveva raggiunto in mattinata la Valle d'Aosta da Torino con il marito, si era fermata a sciare a Cervinia, dove ha appreso la terribile notizia.

Francesco Martini, 58 anni, di Mestre è stato ritrovato morto


Belluno 27 febbraio 2011. E' stato trovato morto l'uomo scomparso ieri durante una gita di scialpismo sopra il rifugio Sasso Bianco, nell'omonimo gruppo montuoso. Si tratta di Francesco Martini, 58 anni, di Mestre. Il cadavere è stato individuato da un'Unità cinofila da valanga del Soccorso Alpino.

Lo scialpinista, travolto da una valanga e trascinato in fondo ad un canalone, verrà recuperato dall'elicottero del Suem 118 di Pieve di Cadore e dal Soccorso Alpino. L'allarme era stato lanciato dal compagno che, dopo averlo perso di vista, il cellulare che rispondeva a vuoto, non lo aveva più trovato.

Erano partiti assieme di primo mattino per effettuare una gita di scialpinismo nella zona sopra il rifugio Sasso Bianco, tra i territori comunali di San Tomaso Agordino e Rocca Pietore. Ad un certo punto uno dei due scialpinisti, verso le 11, ha avuto problemi a un ginocchio e si è fermato, rimanendo d’accordo con l’amico che lo avrebbe aspettato in quel punto per tornare più tardi, assieme, a valle. Martini, dunque, ha proseguito da solo l’escursione. Dopo qualche ora, non vedendolo tornare e non ricevendo nessuna risposta al cellulare, che squillava a vuoto, l’amico ha allertato i soccorritori del 118.

Guido Serpa, di 41 anni, è stato ucciso a Paola, in provincia di Cosenza, a colpi di arma da fuoco.


PAOLA (COSENZA) 27 FEBBRAIO 2011 - Un pastore Guido Serpa, di 41 anni, è stato ucciso a Paola, in provincia di Cosenza, a colpi di arma da fuoco. Il cadavere dell'uomo è stato trovato nella nottata dai familiari che lo stavano cercando dal pomeriggio in una zona di campagna nei pressi della superstrada Paola-Cosenza. Serpa, che secondo gli inquirenti, pur avendo qualche precedente non sarebbe legato a organizzazioni criminali della zona, è stato raggiunto da quattro colpi di pistola 7.65.
IL LUOGO DEL DELITTO. Sul luogo del delitto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Paola e della squadra mobile di Cosenza. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore di Paola, Roberta Carotenuto. All'opera sul luogo del ritrovamento del cadavere ci sono gli esperti della polizia scientifica.

Jonathan Esposito, è stato ucciso sabato notte a coltellate in un circolo culturale


LA SPEZIA 27 FEBBRAIO 2011 Un ragazzo di 27 anni, Jonathan Esposito, è stato ucciso sabato notte a coltellate in un circolo culturale in località Vadilocchi, a La Spezia. L'omicidio è avvenuto alle 4 e 20 del mattino. Immediati i soccorsi. Per il ragazzo però non c'è stato nulla da fare. E' deceduto subito dopo l'arrivo dell'ambulanza. Secondo la ricostruzione dei fatti, il giovane sarebbe stato ucciso al culmine di una rissa tra due gruppi di ragazzi.

I due gruppi si sono affrontati fuori dal locale ed Esposito è stato colpito con una violenta coltellata all'addome. Gli avventori hanno chiamato il 118 ma inutili sono stati i soccorsi. I carabinieri del nucleo investigativo, intervenuti immediatamente, non hanno trovato il coltello con il quale è stato ucciso il ragazzo. In questo momento i carabinieri stanno effettuando la ricognizione dei testimoni per individuare i responsabili.
SU FACEBOOK APERTO IL GRUPPO "GIUSTIZIA X JONATAN ESPOSITO

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Farmaco nocivo, Manuela 18enne muore:Asl condannata a risarcire mezzo milione


VENEZIA 27 febbraio 2011 Una diciottenne muore all'ospedale di Dolo (Venezia) dopo un trattamento farmacologico. Mamma e papà dopo anni riescono a intentare una causa civile contro l’Asl e il giudice dà loro ragione: avranno 500mila euro di risarcimento. Ma non riavranno mai più la loro unica figlia.

La drammatica vicenda è avvenuta nel 2002 e pochi la ricordano in Riviera del Brenta forse perché il tragico epilogo - la diciottenne è deceduta per necrosi al fegato - sembrava una drammatica fatalità. Ma la sentenza del Tribunale di Dolo emessa nei giorni scorsi (giudice Enrico Schiavon) l'ha riportata alla luce in tutta la sua gravità, illustrata ieri dall'avvocato dei familiari della giovane, Mauro Zenatto, fiduciario del Tribunale dei Diritti del Malato di Piove di Sacco (Padova), e dal medico legale Alessandro Marcolin (oggi sindaco di Piove di Sacco).

«Manuela nel 2002 è una ragazzina afflitta da artrite reumatoide e che ha appena compiuto 18 anni - racconta l'avvocato Zenatto - Il medico che l'ha in cura all'ospedale di Dolo la sottopone a un trattamento con Arava». Un farmaco che aveva avuto il via libera della Cuf, la Commissione unica del farmaco presieduta dal ministro della Sanità, e che è tuttora nel prontuario farmaceutico. «Non è così però negli Stati Uniti - precisa il legale - dove la medicina, che viene prodotta da una casa farmaceutica americana, è stata ritirata dal mercato proprio per seri danni tossici ai pazienti». Manuela, che ha problemi legati alla malattia, dolori ossei soprattutto alle piccole articolazioni, si sottopone al trattamento con Arava per 10 mesi. Durante la cura non migliora, ma il trattamento continua. Fino a quando Manuela muore all'ospedale.

«Il referto medico - spiega il medico legale Marcolin - accerta che Manuela è morta per necrosi al fegato. Sono gli stessi sanitari del'Asl 13 che relazionano al ministero della Sanità l'uso del farmaco collegandolo al decesso della giovane». La famiglia di Manuela, duramente provata, non si dà pace, tanto più che proprio la diciottenne navigando in internet aveva scoperto che quel farmaco poteva provocare problemi e aveva chiesto delucidazioni al medico, senza però ottenere spiegazioni soddisfacenti. La famiglia vuole la verità, desidera capire perché il medico ha continuato ha usare un farmaco che poteva causare anche la morte. Ma è difficile trovare un legale che vada contro un'Asl per un farmaco ancora in uso. Si rivolgono infine al Tribunale del Malato, quindi all’avvocato Mauro Zenatto. «Trovare un medico che facesse da consulente contro un'azienda sanitaria - spiega l'avv. Zenatto - è stato altrettanto difficile, la lotta di Davide contro Golia, tant'è che la causa è iniziata solo nel 2005 e si è conclusa pochi giorni fa».

La sentenza del giudice di Dolo dà ragione ai famigliari di Manuela condannando l'azienda, e indirettamente il medico, a risarcire la famiglia con 500 mila euro. L'Asl 13 e il dottore, infatti, nonostante le segnalazioni della diciottenne, non avevano cambiato la terapia che si basava su un farmaco ritirato dal commercio negli Usa per conseguenze tossiche.
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Gaetano Rindone, di 34 anni, originario di Riesi, e Vincenzo Giannone di 45 anni consigliere di centrodestra a Riesi


CALTANISSETTA 26 febbraio 2011 Uno scontro frontale tremendo che non ha lasciato scampo ai guidatori delle due atutovetture. Sono morti sul colpo sulla statale 626 'Caltanissetta-Gela', vicino al capoluogo nisseno, Gaetano Rindone, di 34 anni, originario di Riesi, e Vincenzo Giannone di 45. Il primo, operaio del petrolchimico di Gela, guidava un'Alfa 156; il secondo, ex presidente del Consiglio comunale ed attualmente consigliere di centrodestra a Riesi, una Bmw 520. A causare il tremendo scontro probabilmente il fondo stradale viscido. I due conducenti sono morti sul colpo. A bordo dell'Alfa c'era anche la moglie di Rindone, Tina Valenza, casalinga, che è rimasta gravemente ferita e si trova ricoverata in prognosi riservata nell'ospedale 'Sant'Elia' di Caltanissetta. Rindone lascia due figli di 8 mesi e 4 anni.

sabato 26 febbraio 2011

Enrico Rossi, pensionato, ex dirigente della Cervino spa perde la vita ferito il figlio Roberto Rossi


AOSTA 26 febbraio 2011 Una valanga è caduta questa mattina sotto la becca Trecare, in Valtournenche (Aosta), e ha travolto alcuni sciatori impegnati in un'escursione in eliski nella zona del Petit Tournalin. Il bilancio - secondo quanto si è appreso - è di un morto e un ferito grave. Sul posto sta operando il Soccorso alpino valdostano. A finire sotto la valanga sono stati due sciatori italiani le cui generalità non sono state rese note. Le condizioni del ferito sono ancora in fase di valutazione da parte dei medici dell'ospedale di Aosta. Stavano sciando in una tracciato classico di eliski nella zona del Petit Tournalin quando una massa di neve, poco dopo le 11, si è staccata e li ha trascinati a valle. Oggi il pericolo valanghe in quella zona è 'marcatò, indice 3 su una scala di 5 punti. Il vento che ha soffiato ieri in alta quota ha inoltre creato pericolosi accumuli di neve. Le operazioni di soccorso sono state condotte dal Soccorso alpino valdostano e dalla guardia di finanza di Cervinia.

PADRE E FIGLIO Il ferito è Roberto Rossi, guida alpina del Cervino, di 35 anni: ha riportato la frattura di tre vertebre. La vittima, invece, è il padre, Enrico Rossi, pensionato, ex dirigente della Cervino spa. La famiglia Rossi è originaria di Torino ma ha anche una casa a Cervinia.

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YARA:"Il corpo è stato fatto ritrovare"


BREMBATE DI SOPRA (BERGAMO)26 FEBBRAIO 2011L'analisi del criminologo: "L'assassino di Yara è un freddo calcolatore che ha seguito le indagini e ha giocato a scacchi con gli inquirenti e li ha sfidati". Il sindaco di Chignolo: "Il cadavere pochi giorni fa lì non c'era". - Non sarebbero casuali nè il luogo nè il giorno in cui è stato abbandonato il corpo senza vita di Yara Gambirasio. La prima coincidenza è che proprio oggi ricorrono tre mesi esatti dalla scomparsa della ragazzina di Brembate Sopra. E non sembra casuale nemmeno il luogo del ritrovamento, una via piena di capannoni che si trova ai confini tra i paesi di Chignolo d'Isola e Madone. Proprio lì, a metà di gennaio, si è registrato l'omicidio di un dominicano. Ma, soprattutto, il luogo si trova a poche decine di metri dalla centrale del consorzio di pulizia locale dell'Isola, che negli ultimi due mesi ha fatto da centro di coordinamento delle ricerche di Yara. E questo particolare, secondo gli inquirenti, assume l'aspetto di una sfida dell'assassino nei loro confronti. Gli investigatori hanno sequestrato le videocassette di tutti gli impianti di sorveglianza delle ditte della zona con la speranza che abbiano inquadrato l'automobile utilizzata dall'assassino quando, si pensa nel primo pomeriggio di oggi, ha abbandonato il corpo della ragazza ai bordi di un sentiero.

IL SINDACO DI CHIGNOLO. "Il cadavere di Yara pochi giorni fa non era nel punto in cui è stato trovato oggi". Ne è sicuro Pierluigi Marra, sindaco di Chignolo d'Isola, il paese a una decina di chilometri da Brembate Sopra dove nel primo pomeriggio è stato trovato il corpo senza vita della ragazzina scomparsa esattamente tre mesi fa. "In questa zona - ha spiegato Marra - le squadre della Protezione civile e della polizia locale hanno effettuato diverse perlustrazioni, almeno tre, proprio lungo il sentiero in cui è stato trovato il cadavere. Se ci fosse stato l'avrebbero sicuramente visto. Questa è una zona non sorvegliata dalle telecamere comunali, e quindi non possono avere ripreso l'assassino. Ci sono comunque molte telecamere delle aziende lungo la via". Pare, omunque, che il cadavere non fosse particolarmente evidente a chi utilizzava il sentiero di campagna, perchè si trovava sotto fitti arbusti. Non è ancora stato accertato da quanto tempo fosse in quel punto.

IL CRIMINOLOGO. "L'assassino di Yara è un soggetto ambientale, territoriale, un freddo calcolatore egoista che ha seguito le indagini ed ha giocato a scacchi con gli inquirenti e li ha sfidati". Lo ha affermato il criminologo Carmelo Lavorino commentando il ritrovamento della salma della giovane ragazza a 10 chilometri da Brembate. "Si tratta di un omicidio rabbioso per far tacitare un testimone ora dobbiamo attendere l'autopsia per capirne ancora di più".

Rilievi antropometrici confermano: "E' Yara"


Anche i rilievi antropometrici effettuati sul cadavere rinvenuto nei pressi di Madone, confermano che si tratta di Yara. Gli agenti che stanno seguendo le indagini spiegano che l'avanzato stato di decomposizione del cadavere non permette in tempi di brevi di individuare cause e tempi della morte. "Si sta cercando di capire - si sottolinea - se è stato immerso in acqua. Bisognerà attendere il lavoro dei medici legali".

Forse abbandonata la sera stessa della scomparsa
Yara potrebbe essere stata abbandonata nel campo in cui è stata ritrovata la sera stessa della scomparsa, cioè il 26 novembre. A sostenerlo sono fonti investigative, secondo le quali l'ipotesi sarebbe supportata dalle condizioni in cui è stato trovato il cadavere. Saranno comunque gli accertamenti scientifici che saranno eseguiti nei prossimi giorni a confermare o smentire questa possibilità.

Riconosciuta grazie ai vestiti
La 13enne è stata identificata grazie ai vestiti che aveva addosso. Trovato in un campo incolto tra Madone e Chignolo d'Isola, a una decina di chilometri da casa sua, il corpo era in avanzato stato di decomposizione e soltanto i vestiti, uguali a quelli che Yara indossava la sera della scomparsa, hanno consentito di risalire all'identità del cadavere.

Un testimone: "Ho visto un'auto partire a tutta velocità"
Gli investigatori hanno ascoltato un testimone che sostiene di aver visto un'auto partire a tutta velocità dal sentiero dove è stato rinvenuto il corpo di Yara. La circostanza è ancora da verificare, ma l'ipotesi viene presa in seria considerazione visto che sono molti gli elementi che fanno supporre che il cadavere si trovasse sul posto non da molto.

Residente: "Non può essere lì da tre mesi"
"Fino a un mese fa abitavo qui, e passavo tutti i giorni in quell'area, peraltro frequentata da decine di persone ogni giorno - racconta Lorenzo, che abitava in zona-: ci sono persone che fanno jogging, cacciatori, pescatori, gente che porta a spasso il cane. Mi sembra inverosimile che un cadavere possa essere stato abbandonato lì e non trovato per tre mesi, anche perché a quanto ne sappiamo noi in paese, questa zona è stata più volte battuta dai soccorritori e volontari della Protezione civile".

Acquisiti filmati telecamere
Le immagini di alcune telecamere delle ditte che si trovano non lontano dal luogo del ritrovamento del cadavere sono state acquisite da parte degli investigatori.

CHIETI - Un uomo di Barletta, Antonio Di Benedetto, di 57 anni, è morto in un incidente stradale avvenuto nel pomeriggio sull'autostrada A14 nel terri


CHIETI 26 febbraio 2011 Un uomo di Barletta, Antonio Di Benedetto, di 57 anni, è morto in un incidente stradale avvenuto nel pomeriggio sull'autostrada A14 nel territorio comunale di Vasto; un'altra persona coinvolta nell'incidente è in gravi condizioni. Per cause al vaglio degli agenti della polizia stradale il conducente di una Renault Megane - a bordo della quale viaggiavano quattro persone - ha perso il controllo del mezzo andando a urtare violentemente contro il guardrail; l'auto si è ribaltata e nell'urto sono state sbalzate fuori due persone. Di Benedetto è morto sul colpo, mentre un suo coetaneo ha riportato gravi ferite ed è stato trasferito in eliambulanza all'ospedale di Chieti. Il traffico in autostrada è ancora bloccato tra i caselli di Vasto Nord e Vasto Sud. Stanno operando i vigili del fuoco di Vasto con il personale dell'autostrada per consentire il transito sulla corsia di sorpasso.

Gaetano Rindone, 34 anni, di Riesi ha perso la vita in un incidente


CALTANISSETTA 26 febbario 201 È di due morti ed un ferito, il bilancio di uno scontro frontale avvenuto in serata sulla Statale 626 'Caltanissetta-Gelà, a 5 km dal capoluogo nisseno. Un'Alfa 156, guidata da Gaetano Rindone, 34 anni, di Riesi (Cl), operaio del petrolchimico di Gela (Cl), probabilmente a causa del fondo stradale viscido, si è scontrata con una Bmw 520 guidata da Vincenzo Giannone, 45 anni, anch'egli di Riesi, ex presidente del Consiglio comunale ed attualmente consigliere di centrodestra. I due conducenti sono morti entrambi sul colpo. A bordo dell'Alfa c'era anche la moglie di Rindone, Tina Valenza, casalinga, che è rimasta gravemente ferita e si trova ricoverata in prognosi riservata nell'ospedale 'Sant'Elià di Caltanissetta. Rindone lascia due figli di 8 mesi e 4 anni. I rilievi della Polstrada sono ancora in corso.

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Yara Gambirasio è morta, il corpo non lontano da casa: Ora si apre il Mistero


BREMBATE - Si sono conclusi nel modo più drammatico tre mesi di angoscia. E' stato trovato il cadavere della giovane Yara Gambirasio (FOTO 1), scomparsa esattamente il 26 novembre a Brembate di Sopra. Il corpo della tredicenne è stato rinvenuto in una campo tra Madone e Chignolo d'Isola, a una decina di chilometri da Brembate di Sopra, il paese in cui la ragazza viveva con la famiglia, e a poche centinaia di metri dal centro di coordinamento delle ricerche. Era abbandonato in un campo incolto, fra l'erba alta, in posizione supina.
Il giallo. Yara era scomparsa il 26 novembre scorso. Ed è giallo su come il suo corpo possa essere arrivato in quel campo. C'è chi sostiene che possa essere stato portato lì addirittura in mattinata. Gli investigatori stanno ascoltando un testimone che dice di aver visto un'auto partire a tutta velocità dal sentiero dove è stato rinvenuto il corpo. Lo stato di decomposizione, però, sembra rendere insostenibile questa tesi: saranno gli accertamenti scientifici da eseguire nei prossimi giorni a confermarla o smentirla. Gli investigatori hanno acquisito le immagini di alcune telecamere delle ditte che si trovano non lontano dal luogo del ritrovamento. E Giovanni Valsecchi, capo della Protezione civile di Brembate, conferma che "la zona è stata perlustrata e controllata più volte in questi tre mesi". Alcuni testimoni comunque hanno riferito di aver saputo da altri (e quindi indirettamente) che un'auto è stata vista oggi sfrecciare in via Bedeschi, fermarsi per un attimo e poi ripartire. Sempre secondo le voci, una vettura sarebbe stata effettivamente trovata abbandonata nella zona, ma questo ulteriore particolare è stato smentito dagli inquirenti.

Intorno alle 20 è arrivata sul luogo del ritrovamento Cristina Catteneo, anatomopatologa specializzata nelle indagini sui cadaveri decomposti. Molto probabilmente la professionista è stata chiamata dagli investigatori proprio per valutare dallo stato del corpo e dalla postura la compatibilità con un abbandono improvviso e recente. Secondo indiscrezioni, lo stato del cadavere sarebbe di estrema fragilità, ma la parola definitiva non è stata ancora detta dagli investigatori, che al momento si riservano su entrambe le ipotesi.

Luca Aresu, un giovane di Madone (bergamo) che ha partecipato tra novembre e dicembre alle ricerche di Yara con alcuni amici alpini e che spesso ha attraversato la zona dove oggi è stato trovato il cadavere della ragazza facendo jogging, esclude che il corpo sia rimasto lì per tre mesi. "E' una zona dove sono andato spesso a correre e che ho attraversato anche con il mio setter almeno un paio di volte. L'avremmo trovata diecimila volte. Tanta altra gente è passata di lì con i cani". Aresu definisce "remota" anche l'ipotesi che il corpo sia stato trasportato dal torrente Dordo che scorre nella zona di campagna dove è stato trovato il cadavere.

La scoperta. A scoprire il corpo della tredicenne nascosto tra la fitta vegetazione del campo incolto, sarebbe stato un uomo che stava facendo volare un aereo da modellismo caduto proprio dove si trovava il cadavere. L'uomo ha immediatamente chiamato gli investigatori, che hanno identificato Yara con indosso i resti dei vestiti che aveva la sera della scomparsa. Anche l'apparecchio per ortodonzia insieme con l'abbigliamento, ha convinto gli investigatori di trovarsi di fronte al cadavere della ragazzina.

Arrivano gli Ert. Sul posto sono stati chiamati a intervenire gli Ert, gli Esperti ricerca tracce della polizia, un reparto che dipende direttamente dalla Direzione centrale anticrimine. Si tratta degli stessi uomini intervenuti nell'omicidio del piccolo Tommaso Onofri, il bimbo rapito e ucciso a Casalbaroncolo. Gli Ert dispongono di apparecchiature altamente tecnologiche come il crimescope, un sistema di illuminazione a lunghezza d'onda selettiva per la ricerca di tracce, il sistema di misura laser tipo distanziometro, il metal detector selettivo, sistemi per evidenziare le impronte presenti o tracce di sangue.

Il precedente. Nella zona del ritrovamento, che è stata completamente transennata, ci sono molti capannoni, alcuni in costruzione, e il campo, molto esteso, si sviluppa proprio al termine degli edifici. L'area, in via Bedeschi, è la stessa in cui il 16 gennaio scorso era stato trovato il cadavere di un dominicano di 26 anni, ucciso probabilmente dopo una lite in discoteca.

L'annuncio in chiesa. "Devo darvi una brutta notizia. E' stato ritrovato un corpo, dovrebbe essere quello di Yara": così il parrocco di Brembate di Sopra, don Corinno Scotti si è rivolto ai suoi parrocchiani al termine della messa serale. Il sacerdote ha usato tutta la cautela del caso, ma fra i presenti c'è stato un profondo fremito e una sorta di boato ha percorso la chiesaMetti il resto dell'articolo qui prima che ti arrestano.

CESENA, INCIDENTE MORTALE La vittima è un nigeriano che giovedì prossimo avrebbe compiuto 41 anni, Okonkwo Emmanuel Uckenna


CESENA26 febbraio 2011 - Incidente mortale questa mattina, verso le 5, sulla carreggiata nord della superstrada E45 all' altezza di S.Andrea in Bagnolo (Forlì-Cesena), provocato da un cesenate risultato positivo all'alcoltest e che verrà denunciato per omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza. La vittima è un nigeriano che giovedì prossimo La vittima è un nigeriano che giovedì prossimo avrebbe compiuto 41 anni, Okonkwo Emmanuel Uckenna, abitante a Ravenna. Viaggiava con altre quattro persone, tutte di rientro dal turno di notte in una fabbrica della zona, su una Citroen Ax che è stata tamponata dalla Bmw guidata dal cesenate, che è rimasto illeso. Gli altri occupanti della Citroen sono rimasti feriti; uno di loro è stato ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Bufalini di Cesena. La superstrada è rimasta chiusa un paio d'ore: oltre alla polstrada, sono intervenuti i vigili del fuoco.

una donna di 35 anni si getta dal'ospedale e muore


SIENA 26 febbraio 2011 Una donna di 35 anni, originaria della provincia di Ascoli Piceno, ma residente a Siena, presso l'abitazione del fidanzato, è morta ieri sera dopo essersi gettata dalla finestra del quinto piano del primo lotto dell'ospedale le Scotte, da un'altezza di circa 40 metri. La venticinquenne aveva già tentato il suicidio nell'abitazione del fidanzato alcune ore prima ed era stata ricoverata nel pomeriggio. La donna era stata trasportata in ambulanza al pronto soccorso locale per le ferite, una delle quali molto profonda, che si era procurata con un coltello da cucina. Da quanto emerso, in seguito agli accertamenti effettuati dalla polizia, intervenuta sia nel pomeriggio che la sera, lo stesso compagno l'aveva soccorsa sfondando la porta del bagno quando aveva intuito il probabile gesto suicida, dovuto sembra ad una crisi improvvisa per una insoddisfazione negli studi. La donna soffriva di depressione ed era in cura presso l'ospedale senese.

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caporale della Folgore, N.C., 23 anni di Napoli si ribalta con il mezzo militare perdendo la vita


Viterbo 26 febbraio 2011.Un camion militare si è ribaltato sull'Aurelia, a Tarquinia, in provincia di Viterbo. Un militare è morto e altri cinque sono rimasti feriti: due versano in gravi condizioni. Nell'incidente non sarebbero rimasti coivolti altri mezzi. Il traffico è stato interrotto provvisoriamente in direzione Nord per consentire a una gru il recupero del mezzo. Sul luogo sono intervenuti i Carabinieri di Tuscania e il personale dell'Anas.

Era un caporale della Folgore, N.C., 23 anni di Napoli, il militare morto a causa del ribaltamento del ''Lince'' avvenuto. La vittima era a bordo del mezzo militare insieme ad altri cinque commilitoni, tutti caporali della Folgore. Erano di ritorno a Grosseto dopo aver preso parte ad un addestramento a Bracciano (Roma) in preparazione di una missione in Afghanistan.

Tutti tutto i militari coinvolti hanno tra i 24 e i 29 anni di età, prestano servizio al 185/mo reggimento paracadutisti di stanza a Livorno e fanno parte dei reparti di ricognizione e acquisizione obiettivi (Rrao).

Il ''Lince'' faceva parte di una colonna di mezzi militari che viaggiava in direzione Grosseto. All'altezza del km. 103 dell'Aurelia, per cause in corso di accertamento il veicolo si è improvvisamente ribaltato finendo con le ruote in alto e l'abitacolo completamente schiacciato sull'asfalto. La vittima, della quale non sono state ancora rese note le generalità, è morto mentre veniva trasportato in eliambulanza al policlinico Gemelli di Roma.

Altri due feriti, dapprima trasportati a Civitavecchia, sono stati successivamente trasferiti in un ospedale della Capitale in elicottero a causa dell'aggravamento delle loro condizioni. Gli altri tre, feriti leggermente, sono ricoverati nell'ospedale di Tarquinia.

Per quanto riguarda la dinamica dell'incidente, l'ipotesi più accreditata è che il conducente del ''Lince'' abbia perso il controllo del mezzo che, dopo essere sbandato prima a destra e poi a sinistra, si è ribaltato.

venerdì 25 febbraio 2011

A Mediglia di Sedrina muore 56enne A.C.


BERGAMO 25 FEBBRAIO 2011È uscito di casa per raggiungere a Sedrina l'antico casello di sua proprietà dove spesso andava a fare qualche lavoretto: con sè aveva infatti un cestello pieno di pietre che gli sarebbero servite per sistemare un muretto vicino alla vecchia casetta. È morto così, probabilmente per un malore, su un sentiero di Sedrina, A. C., 56enne di Villa di Serio originario di Botta di SedrinaL'uomo aveva parcheggiato l'auto e a piedi si era diretto lungo il sentiero tra i boschi, in località Mediglia, che conduce al casello. A trovarlo senza vita un passante, verso le 14 di venerdì 25 febbraio. Inutili i soccorsi del 118, sul psoto sono intervenuti l'elisoccorso e l'autoambulanza: lo staff medico ha però potuto soltanto constatare il decesso dell'uomo. Sul posto anche i carabinieri di Zogno.




- Si è spento il talento di Franco Grassi, uno dei più brillanti giornalisti napoletani


NAPOLI 25 febbraio 2011 Si è spento il talento di Franco Grassi, uno dei più brillanti giornalisti napoletani del secondo Novecento.
Aveva 86 anni, era figlio del commediografo Ernesto Grassi (autore di «La casa delle ortensie» con Raffaele Viviani, nel 1935, e di «24 ore dell’uomo qualunque» per Eduardo De Filippo, nel 1941, oltre chesceneggiatore e regista per il cinema, e vicedirettore del Mattino e capocronista del Corriere di Napoli).

Franco esordì molto giovane nei giornali comunisti, accanto al fratello Gino, poi condirettore del Roma e direttore di Napoli Notte.

Era legato al gruppo del Monte di Dio, ricco di intellettuali pieni di futuro. Fu amico di Luigi Compagnone e Antonio Ghirelli. Di lui narrarono Anna Maria Ortese in «Il mare non bagna Napoli» ed Ermanno Rea in «Mistero napoletano». La fase della militanza fu breve, nel 1948 era cronista al quotidiano crociano Il Giornale, di stanza a Palazzo Marigliano. Si fece apprezzare per la scrittura elegante e appuntita, esposta anche in racconti per la terza pagina.

Andò a cercare pane a Milano, pure nei settimanali. Di quel periodo non parlava volentieri. Tornò a Napoli per assumere l’incarico di capocronista del Mattino, a quel tempo diretto da Giacomo Ghirardo. Inquieto e disincantato, affrontò un periodo difficile per la città e per il foglio di via Chiatamone, ma superò le difficoltà. In un editoriale auspicò che la Regione diventasse «un centro di resistenza politica» contro il clientelismo. Fu pure alla guida della redazione economica. Aveva una visione lucida e pessimistica del Sud, fu lui a coniare la definizione «cattedrali nel deserto». Le sue battute divennero proverbiali.

Diceva: «Guagliù, state attenti che qua i microfoni tenene ‘e cosce». Oppure: «Ricordatelo sempre: l’onestà è una virtù che si pratica gratis».

Si mosse con abilità nella complicata politica cittadina, criticando con senso della misura, senza mai esasperare i toni. La passione per la letteratura la sfogò su fogli destinati ai cassetti, ogni tanto concedeva come un favore la lettura di qualche brano di un giallo - il primo dei polizieschi ambientati a Napoli - che stava ultimando da anni, s’intitolava «C’è un morto fra gli scogli a Marechiaro».

Fu in lizza per incarichi direzionali, ma il potere fece altre scelte, non poteva fidarsi di un uomo indipendente, seppure con giudizio.

Negli anni Settanta passò al Roma che aveva cambiato linea, e fu vicedirettore di Antonio Spinosa. Divenne direttore del quotidiano e restò in carica un anno, fino al novembre 1980. In fondo non fu una esperienza felice e accolse la pensione come un passaporto per la libertà.

Si concentrò nello studio e nella lettura nella casa luminosa di piazza Vittoria, con la moglie Anna. Al tramonto della vita andò a vivere a Cappella Vecchia, gustando con sarcasmo la sua solitudine. Infine, rimasto vedovo, scelse il silenzio, Tre giorni fa un ictus è stato il preludio della fine.

La tradizione dei Grassi ora è affidata ai nipoti Antonello, Stefano, Maria Pia e Paolo.

Morta Nirmala Devi, fondatrice del Sahaja Yoga


estero febbraio 25 febbraio 2011 Shri Mataji Nirmala Devi, guru indiana e fondatrice di un nuovo tipo di yoga chiamato Sahaja Yoga, o yoga spontaneo, è scomparsa ieri all'età di 88 anni a causa di un arresto cardiaco presso la clinica Montallegro di Genova per alcuni accertamenti.
Nirmala Devi aveva promosso la diffusione del Sahaja Yoga dal 1970. Questo metodo di meditazione è ora presente in 140 paesi nel mondo.
I suoi genitori avevano svolto un ruolo chiave in India nel Movimento di liberazione dal dominio britannico. Mentre suo padre era uno studioso che conosceva 14 lingue e aveva tradotto il Corano, sua madre fu la prima donna in India a ricevere una laurea con lode in Matematica.
Nirmala Devi aveva iniziato ad utilizzare il Sahaja Yoga in un ospedale internazionale a Mumbai per aiutare pazienti provenienti da tutto il mondo. Aveva inoltre istituito un centro internazionale di ricerca sul cancro a Mumbai per studiare gli effetti dei metodi Sahaja Yoga sulla cura di varie malattie, una scuola internazionale di musica a Nagpur per promuovere la musica classica,e una casa di carità a Delhi. Il suo movimento internazionale aveva la propria sede in Italia, a Cabella Ligure, Alessandria, presto diventata un 'ashram' per adepti provenienti da tutta l'Europa.

INCIDENTE SULL'AURELIA:muore un caporale della Folgore, in servizio a Grosseto

ROMA 25 febbraio 2011 Poco prima delle 20,00, un mezzo militare in marcia al km 103,200 della strada statale 1 «Aurelia», in direzione Grosseto, ha avuto un incidente stradale autonomo. Nel sinistro un militare è deceduto e altri 4 sono rimasti feriti. Al momento il traffico è interrotto provvisoriamente in direzione Nord, per consentire ad una gru il recupero del mezzo. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri di Tuscania e il personale dell'Anas.LA VITTIMA ERA UN CAPORALE Era un caporale della Folgore, in servizio a Grosseto, il militare morto a causa del ribaltamento di un «Lince» avvenuto nel pomeriggio sull'Aurelia, nei pressi di Tarquinia, in provincia di Viterbo. La vittima era a bordo del mezzo militare insieme ad altri quattro commilitoni, tutti caporali della Folgore. Erano di ritorno a Grosseto dopo aver preso parte ad un addestramento a Bracciano (Roma) in preparazione di una missione in Afghanistan. Il «Lince» faceva parte di una colonna di mezzi militari che viaggiava in direzione Grosseto. All'altezza del km. 103 dell'Aurelia, per cause in corso di accertamento il veicolo si è improvvisamente ribaltato finendo con le ruote in alto e l'abitacolo completamente schiacciato sull'asfalto. La vittima, della quale non sono state ancora rese note le generalità, è morto mentre veniva trasportato in eliambulanza al policlinico Gemelli di Roma. Altri due feriti, dapprima trasportati a Civitavecchia, sono stati successivamente trasferiti in un ospedale della Capitale in elicottero a causa dell'aggravamento delle loro condizioni. Gli altri due, feriti leggermente, sono ricoverati nell'ospedale di Tarquinia. Sulle cause dell'incidente stradale sono in corso indagini da parte dei carabinieri della compagnia di Tuscania.

Lucas Nevierre 17 anni ragazzo francese perde la vita sulle piste da sci ferito


CUNEO 25 febbraio 2011 Scontro tra due sciatori oggi sulle piste del cuneese. Entrambi liguri, uno è ricoverato in gravi condizioni al Cto di Torino. È Graziano Piccardo, 53 anni, medico per la chirurgia del piede all'Ospedale di Savona. Questa mattina, poco prima delle 11, sulle piste del Mondolè ski, a Malanotte, per cause in corso di accertamento da parte dei carabinieri, Piccardo, mentre stava procedendo verso valle, si è scontrato con un altro sciatore, Andrea Ferrone di 21 anni di Genova. Dopo l' urto il medico ha perso conoscenza ed è stato soccorso dai volontari delle piste, dal 118 e dai carabinieri che svolgono attività di controllo nella località invernale. Vista la sua gravità, è stato elitrasportato al Cto di Torino, dove le sue condizioni sono state giudicate gravi. Illeso il secondo sciatore. Secondo i primi rilievi dei carabinieri non è escluso che il medico savonese possa essere stato colpito da un malore e, senza riuscir a controllare la discesa, sia finito sul giovane genovese.

MORTO RAGAZZO FRANCESE Si chiamava Lucas Nevierre e abitava a Dignes-les-Bains (Francia) il ragazzo di 17 anni morto questo pomeriggio sulle piste sciistiche di Claviere (Torino). Secondo una prima ricostruzione il giovane, ultimo di un gruppetto di sciatori sulla pista 93bis, si sarebbe schiantato contro un albero a bordo pista. La dinamica, tuttavia, è ancora incerta proprio in quanto si trovava alle spalle di tutti e nessuno ha visto direttamente l'incidente. I soccorritori lo hanno trovato privo di sensi nelle vicinanze di un albero. Indossava il caschetto protettivo. Faceva parte di una scolaresca francese di 30 persone guidata da un insegnante.

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Si è spento il talento di Franco Grassi, uno dei più brillanti giornalisti napoletani del secondo Novecento


NAPOLI 25 febbraio 2011 Aveva 86 anni, era figlio del commediografo Ernesto Grassi (autore di «La casa delle ortensie» con Raffaele Viviani, nel 1935, e di «24 ore dell’uomo qualunque» per Eduardo De Filippo, nel 1941, oltre che sceneggiatore e regista per il cinema, e vicedirettore del Mattino e capocronista del Corriere di Napoli).

Franco esordì molto giovane nei giornali comunisti, accanto al fratello Gino, poi condirettore del Roma e direttore di Napoli Notte.

Era legato al gruppo del Monte di Dio, ricco di intellettuali pieni di futuro. Fu amico di Luigi Compagnone e Antonio Ghirelli. Di lui narrarono Anna Maria Ortese in «Il mare non bagna Napoli» ed Ermanno Rea in «Mistero napoletano». La fase della militanza fu breve, nel 1948 era cronista al quotidiano crociano Il Giornale, di stanza a Palazzo Marigliano. Si fece apprezzare per la scrittura elegante e appuntita, esposta anche in racconti per la terza pagina.

Andò a cercare pane a Milano, pure nei settimanali. Di quel periodo non parlava volentieri. Tornò a Napoli per assumere l’incarico di capocronista del Mattino, a quel tempo diretto da Giacomo Ghirardo. Inquieto e disincantato, affrontò un periodo difficile per la città e per il foglio di via Chiatamone, ma superò le difficoltà. In un editoriale auspicò che la Regione diventasse «un centro di resistenza politica» contro il clientelismo. Fu pure alla guida della redazione economica. Aveva una visione lucida e pessimistica del Sud, fu lui a coniare la definizione «cattedrali nel deserto». Le sue battute divennero proverbiali.

Diceva: «Guagliù, state attenti che qua i microfoni tenene ‘e cosce». Oppure: «Ricordatelo sempre: l’onestà è una virtù che si pratica gratis».

Si mosse con abilità nella complicata politica cittadina, criticando con senso della misura, senza mai esasperare i toni. La passione per la letteratura la sfogò su fogli destinati ai cassetti, ogni tanto concedeva come un favore la lettura di qualche brano di un giallo - il primo dei polizieschi ambientati a Napoli - che stava ultimando da anni, s’intitolava «C’è un morto fra gli scogli a Marechiaro».

Fu in lizza per incarichi direzionali, ma il potere fece altre scelte, non poteva fidarsi di un uomo indipendente, seppure con giudizio.

Negli anni Settanta passò al Roma che aveva cambiato linea, e fu vicedirettore di Antonio Spinosa. Divenne direttore del quotidiano e restò in carica un anno, fino al novembre 1980. In fondo non fu una esperienza felice e accolse la pensione come un passaporto per la libertà.

Si concentrò nello studio e nella lettura nella casa luminosa di piazza Vittoria, con la moglie Anna. Al tramonto della vita andò a vivere a Cappella Vecchia, gustando con sarcasmo la sua solitudine. Infine, rimasto vedovo, scelse il silenzio, Tre giorni fa un ictus è stato il preludio della fine.

La tradizione dei Grassi ora è affidata ai nipoti Antonello, Stefano, Maria Pia e Paolo.
Autore:Pietro Gargano
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A.C. 56 enne Stroncato da un malore sul sentiero A Mediglia di Sedrina


Botta di Sedrina(bergamo) 25 febbraio 2011.È uscito di casa per raggiungere a Sedrina l'antico casello di sua proprietà dove spesso andava a fare qualche lavoretto: con sè aveva infatti un cestello pieno di pietre che gli sarebbero servite per sistemare un muretto vicino alla vecchia casetta. È morto così, probabilmente per un malore, su un sentiero di Sedrina, A. C., 56enne di Villa di Serio originario di Botta di Sedrina.

L'uomo aveva parcheggiato l'auto e a piedi si era diretto lungo il sentiero tra i boschi, in località Mediglia, che conduce al casello. A trovarlo senza vita un passante, verso le 14 di venerdì 25 febbraio. Inutili i soccorsi del 118, sul psoto sono intervenuti l'elisoccorso e l'autoambulanza: lo staff medico ha però potuto soltanto constatare il decesso dell'uomo. Sul posto anche i carabinieri di Zogno.

Nicola Gervasi,30 anni calciatore trapanese, muore dopo un operazione al cuore.


TRAPANI 25 febbraio 2011 È morto a 30 anni dopo aver subito un intervento chirurgico al cuore Nicola Gervasi, calciatore trapanese. La Procura di Trapani ha aperto un'inchiesta per accertare le cause della sua morte. La giovane vittima era difensore del Marian Strasatti, squadra che milita in uno dei gironi della Promozione siciliana. Gervasi mercoledì scorso era stato dimesso dall'ospedale Villa Sofia di Palermo, dov'era stato sottoposto ad un intervento di cardiochirurgia. Il giovane aveva sospeso da un paio di mesi l'attività agonistica, dopo avere scoperto di soffrire di un soffio al cuore. I familiari hanno presentato una denuncia ai carabinieri, ipotizzando un caso di malasanità.

la cameriera Olga di "Grande, grosso e Verdone" è morta Anna Maria Torniai


È morta ieri sera all'Hospice Antea di Roma l'attrice Anna Maria Torniai. Nata a Firenze il 20 ottobre 1931, aveva 79 anni, e da due era malata di Sla. Lo ha reso noto il figlio Bruno Viola. Figlia della famosa attrice Pina Cei e del tenore Bruno Torniai, la Torniai ebbe la sua prima parte ad appena nove anni nel film Sei bambine e il Perseo, (1940) di Giovacchino Forzano, nel ruolo di una delle nipoti del protagonista.

Dopo il diploma all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico di Roma, lavorò moltissimo in teatro, vantando collaborazioni con Vitaliano Brancati e Peppino De Filippo. Quarantadue anni dopo il suo esordio, dopo aver lavorato come insegnante di recitazione, torna sul grande schermo in ruoli da caratterista, come quello in Amici miei - atto II, (1982), di Mario Monicelli, e Ladri di saponette (1989), di Maurizio Nichetti. (segue) L'attrice è apparsa molto in televisione, in serie come Don Matteo e Caterina e le sue figlie. L'ultima apparizione sul grande schermo risale al 2008 nel film Grande, grosso e Verdone, interpretato e diretto da Carlo Verdone, dove era l'anziana e remissiva cameriera Olga. I funerali si terranno sabato presso la Basilica di S. Agnese nella zona Tuscolana.

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