martedì 30 novembre 2010

Giovanna Greco, di 72 anni,Morte sospetta in ospedale


LECCE (30 novembre) - Morte sospetta in ospedale. La Procura di Lecce ha indagato cinque tra medici e infermieri dell'ospedale Vito Fazzi nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Giovanna Greco, di 72 anni, di Arnesano, avvenuta giovedì scorso nel pronto soccorso del nosocomio. L'ipotesi di reato è omicidio colposo. La donna era stata
ricoverata il giorno prima nell'ospedale leccese dopo aver accusato dolori alla testa e successivamente dimessa. A casa aveva però nuovamente accusato i malori. Riaccompagnata il giorno dopo in ospedale, è morta mentre su una sedia a rotelle attendeva di essere visitata dai medici del Pronto soccorso.

Daniela Vidoni Pestata a sangue a mani nude, strangolata e poi immersa nell’acqua


TREVISO (30 novembre) - Pestata a sangue a mani nude, strangolata e poi immersa nell’acqua. La perizia medico legale ha ricostruito le modalità dell’omicidio di Daniela Vidoni 49 anni, operatrice socio-sanitaria di San Liberale, originaria di Udine.

«Fatti importanti - ha detto il procuratore Antonio Fojadelli - ma non risolutivi per dare un volto e un nome all’assassino». Il motivo della condotta del killer? Per ora resta un mistero. Può aver lavato Daniela all’assassino». Il motivo della condotta del killer? Per ora resta un mistero. Può aver lavato Daniela perché le era cara e non sopportava di vederla in quello stato, ma anche aver agito con la freddezza di un killer consumato per cancellare le prove. Gli inquirenti non escludono d’essere di fronte a un rituale agghiacciante. Le condotte sono però compatibili con l’omicidio d’impeto, un raptus di lucida follia.

Scarne invece le novità dal fronte investigativo. Nessuna prova sembra in grado di dare slancio alle indagini. Il cosiddetto "uomo nero" che, nella notte tra mercoledì e giovedì, ha strangolato e poi "annegato" il cadavere di Daniela Vidoni, abbandonandolo poi sul letto di casa, potrebbe essere un volto noto tra i residenti di San Liberale.

Assoluto il riserbo degli inquirenti. «Stiamo stringendo il cerchio sulla base degli indizi per capire - hanno detto - dove ci portano». Poche le piste calde. «Non parliamo - ha ribadito il pm Valeria Sanzari - per non offrire vantaggi al killer». I poliziotti continuano a sentire testimoni e a setacciare San Liberale. Si cercano particolari per identificare "l’uomo tarchiato" che è stato visto uscire con Daniela dal bar Rok. I due si sono allontanati verso via Sicilia, dove poche ore più tardi la donna è stata assassinata. Potrebbe essere un testimone importante o addirittura l’assassino in persona.
Ieri la polizia ha sentito anche alcuni informatori.

In Questura è tornato Romeo Pavan, detto "Bepi motorea", ex compagno della vittima, ma solo per riferire spontaneamente alcuni nuovi particolari sul giorno del delitto. Intanto alcuni testimoni hanno raccontato un ulteriore dettaglio. È infatti spuntato un altro compagno della vittima: «Daniela - hanno affermato - da alcuni giorni aveva un nuovo compagno. Che la picchiava». Una persona però "invisibile" perché nessuno l’aveva mai vista o perché sapeva passare inosservato a San Liberale. Un fatto che spiegherebbe, se fosse lui l’assassino, perché nessuno lo ha notato. Intanto gli inquirenti stanno lavorando a una trappola che potrebbe scattare nelle prossime 48/72 ore e nella quale le telecamere saranno chiamate a svolgere un ruolo determinante.

Dall’autopsia è emerso con certezza che Daniela è stata picchiata a mani nude e in modo brutale prima d’essere strangolata. Poi il macabro rituale dell’immersione nell’acqua. «Ho udito un urlo - ha raccontato una vicina di casa - ma non ci ho fatto caso». Come nessuno si è accorto che al volante dell’auto di Daniela, spostata nel cuore della notte, c’era un estraneo. I fermi immagine dell’auto non sono utili né interessanti per l’inchiesta. «Forse siamo già in possesso della prova madre - ha detto un investigatore - ma non riusciamo a capire se è quella che ci permetterà di arrestare l’assassino. Il movente? Viste le ferite sul corpo della vittima sembra plausibile il raptus». Intanto il tempo passa è l’assassino di Daniela Vidoni gira ancora libero.

Thomas Baldo 34 anni Arbitro di calcio muore nel letto


PADOVA (30 novembre)2010 - Torna a casa dopo una serata passata in compagnia degli amici, si stende a letto e muore. Thomas Baldo è mancato così, senza che ci fosse il tempo di portargli neppure i primi soccorsi. Sabato sera era uscito con la compagna e con alcuni amici, per poi tornare nella sua abitazione di Deserto di Este (Padova). La coppia è andata a dormire, ma dopo pochi minuti il trentaquattrenne ha accusato un improvviso malore. La fidanzata non ha avuto neppure il tempo di chiamare il 118, perché il compagno è spirato sotto i suoi occhi.
Rimangono ignote le cause del decesso, legate forse ad un problema cardiaco del quale il giovane non era a conoscenza. Eppure Thomas si sottoponeva regolarmente a visite mediche accurate, avendo un passato da sportivo ed essendo impegnato nell'attività di arbitro. Faceva parte infatti dell'associazione italiana arbitri e gli venivano affidate ogni settimana le partite delle formazioni giovanili della zona. Domenica mattina avrebbe dovuto arbitrare la partita degli allievi tra Quadrifoglio e Solesinese.
Aveva giocato a calcio con molte squadre amatoriali. Aveva due figli molto piccoli, uno dei quali seguiva le sue orme nel vivaio della società calcistica estense. Lascia la mamma Marinella ed il papà Attilio, residenti a Carceri, oltre alle sorelle Laura e Ilaria. Il funerale si terrà domani alle 15, nella chiesa di Carceri. Nel pomeriggio di domenica l'Este, impegnata in campionato contro il Montecchio, ha disputato il match con il lutto al braccio. Lo speaker dello stadio atestino ha dato notizia della morte di Baldo, al quale è stato tributato un lungo applauso. Stasera alle 20, sempre nella parrocchiale di Carceri, verrà recitato un rosario in sua memoria.
Autore:di Ferdinando Garavello
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MORTO IRVIN KERSHNER,che ha diretto fra l'altro il secondo episodio della saga di 'Guerre Stellarì è morto


Il regista americano Irvin Kershner, che ha diretto fra l'altro il secondo episodio della saga di 'Guerre Stellarì (L'impero colpisce ancorà) è morto stamattina a Los Angeles, in California, all'età di 87 anni, dopo una lunga malattia. Lo ha reso noto la sua figlioccia, Adriana Santini, che vive in Francia. Kershner diresse anche uno 007 con Sean Connery, 'Mai dire maì, nel 1983. Regista e produttore, Kershner, nato a Filadelfia nel 1923, diresse anche 'La vendetta dell'uomo chiamato cavallò, con Richard Harris, 'Gli occhi di Laura Mars' con Faye Dunaway e Tommy Lee Jones e 'Robocop 2' con Peter Weller. È un curioso destino quello che ha scandito la carriera di Irvin Kershner: fine intellettuale, professore di storia della fotografia, musicista di talento (sapeva suonare il violino, aveva davanti a s‚ una bella carriera da compositore, tradita per il cinema), rimarrà nella «walk of fame» come affidabile esperto di sequel. Nato a Filadelfia il 29 aprile del 1923, laureato alla University of Southern California (dove teneva in parallelo i corsi di fotografia), approd• dietro la macchina da presa per girare documentari su commissione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Firma le prime regie a Hollywood alla fine degli anni '50, ma coglie il successo alle metà degli anni '70 rimpiazzando Richard Sarafian sul set del secondo «Uomo chiamato cavallo» per poi ripetersi nel 1978 con uno dei thriller più applauditi del decennio, «Occhi di Laura Mars» con Faye Dunaway. Ed è proprio il suo talento visivo, coniugato alla duttilità d'approccio a copioni altrui, a convincere George Lucas ad affidargli, nel 1979, il «franchise» della sua creatura più cara, «Guerre stellari». Avversato dalla produzione per le atmosfere cupe e l'eleganza visiva lontana dallo stile fumettistico, «L'impero colpisce ancora» (secondo capitolo della serie) diverrà il film più amato dai fan della serie. Eppure la «maledizione del sequel» non lo abbandona, diventa anzi una sfida personale. Accetta cos la proposta di Sean Connery, in doppia veste di attore e produttore, che lo vuole per un remake originale, «Mai dire mai» (1983), avventura di 007 ispirata all'unico copione non controllato dalla famiglia Broccoli, quello originale da cui era stato tratto «Operazione tuono». Passano sette anni di silenzio è sono i produttori di «Robocop» a richiamarlo in servizio per un secondo episodio della saga fantascientifica con Peter Weller. Il film risponde alle attese ma Š il canto del cigno per il regista che i cinefili ricordano anche per un giovanile «Le canaglie dormono in pace» (1961) e «Spys» (1974). Dopo il 1990 infatti Kershner si ritira nella sua casa di Parigi, circondato dai suoi quadri (altra grande passione della vita) e dalla sua musica. L'ultima immagine pubblica che conserviamo di lui è un «cameo» da attore nella parte del discepolo Zebedeo sul set di «L'ultima tentazione di Cristo» diretto da Martin Scorsese.

BARDONECCHIA UNA COPPIA DI 60ENNE SI BUTTA DA UN PONTE


TORINO, 30 novembre 2010 – Una coppia di conviventi, entrambi di 62 anni, residente a Bardonecchia (Torino), in val di Susa, si e’ uccisa questa mattina lanciandosi da un ponte a Exilles, un paese piu’ a valle. Tragedia in val di Susa. Una coppia di conviventi, entrambi di 62 anni, residente a Bardonecchia (Torino), si è uccisa lanciandosi da un ponte a Exilles, un paese più a valle. Al momento non sono ancora chiari i motivi che hanno spinto i due a compiere il gesto. I corpi sono stati recuperati dai vigili del fuoco

Francesco Angelo Conti, di Olbia, morto questa mattina nel cantiere nautico Costa Smeralda


OLBIA, 30 NOV - Un operaio di 63 anni e' morto stamani nel cantiere nautico Costa Smeralda di Olbia, situato nella zona industriale, travolto da una imbarcazione di oltre quattro tonnellate Mentre lavorava, per cause ancora da accertare, è stato travolto da una imbarcazione di oltre quattro tonnellate. Sul luogo è intervenuto il personale del 118 ma l'uomo e morto sul colpo sotto il peso della imbarcazione. I medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Sono giunti anche gli agenti del vicino Commissariato di Polizia di Olbia, il personale della Capitaneria di Porto e del Servizio prevenzione ambienti lavoro della Asl che hanno avviato una inchiesta sull'incidente. Secondo i primi accertamenti l'operaio di 63 anni, Francesco Angelo Conti, di Olbia, morto questa mattina nel cantiere nautico Costa Smeralda, nella zona industriale di Olbia, è stato travolto da una imbarcazione che era stata portata a terra e tenuta in equilibrio in entrambi i lati con picchetti e puntelli. Forse il cedimento di uno di questi ha fatto rovesciare la barca che ha travolto il lavoratore rimasto sotto un peso di quattro tonnellate.
La procura di Tempio Pausania ha aperto un'inchiesta sulla morte di Francesco Angelo Conti, l'operaio 63enne, schiacciato stamani sotto il peso di una barca di quattro tonnellate, in un cantiere nautico nella zona industriale di Olbia. L'uomo, padre di Nicola, ex campione della boxe dei pesi welter, stava lavorando all'interno del cantiere Costa Smeralda, di proprietà della famiglia Molinas, quando i puntelli che tenevano sospesa l'imbarcazione, a terra per il rimessaggio di fine stagione, hanno ceduto, schiacciandolo. L'operaio è morto all'istante. Sul posto sono intervenuti gli agenti del vicino commissariato di Olbia, gli uomini del Servizio prevenzione ambienti lavoro della Asl e gli agenti della capitaneria di porto: saranno loro a ricostruire la dinamica dell'incidente che non avrebbe avuto testimoni.

Un elettricista di 35 anni, L.C., è morto cadendo da un edificio in via De Marchi a Milano.


MILANO 30 NOVEMBRE 2010 Un elettricista di 35 anni, L.C., è morto cadendo da un edificio in via De Marchi a Milano.

Secondo le prime ipotesi investigative è probabile che l’uomo abbia deciso di togliersi la vita.
A far ipotizzare agli investigatori un gesto volontario è la dinamica dell’episodio. L’uomo, infatti, sembra essersi lanciato nel vuoto, altrimenti sarebbe caduto ben più vicino ai piedi dell’edificio.

. È morto all'ospedale di Feltre don Luigi Faoro


BELLUNO 30 novembre 2010don Luigi Fortunato Faoro
vicario parrocchiale di Cortina d'Ampezzo dal 1999 al 2008,ha compiuto i giorni del suo pellegrinaggio terreno,
avendo raggiunto l’età di 78 anni (classe 1932).
I confratelli sacerdoti, nel darne la triste notizia, pregano i parrocchiani di unirsi nella comune preghiera di suffragio.
Il rosario verrà recitato, in chiesa parrocchiale, domenica 28 novembre alle ore 20.00.
Il funerale sarà celebrato martedì 30 novembre alle ore 10.30 nel Duomo di Asolo (Treviso).
Abbi pietà, Signore, dell’anima che hai redento col tuo preziosissimo sangue.
È morto all'ospedale di Feltre, dove era ricoverato da pochi giorni, don Luigi Faoro. Don Luigi Faoro era da alcuni mesi ospite della casa di riposo «Padre Kolbe» di Pedavena. Don Luigi Fortunato Faoro era nato ad Asolo nel 1932. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1957, era stato vicario cooperatore ad Agordo fino al 1958, quindi, con lo stesso incarico, era stato a Villagrande di Auronzo (1958 - 1960) e aDomegge di Cadore (1960 - 1965). Fu nominato parroco nel 1965 a Laste di Rocca Pietore, quindi la nomina nel 1971 a Perarolo, dove rimase fino al 1977. Nel 1977 fu nominato arciprete di Castellavazzo fino a quando fu trasferito a Cortina d'Ampezzo, come vicario parrocchiale. Negli ultimi anni era stato anche assistente religioso della Casa di riposo «Don Gino Ceccon» di Santa Croce del Lago. Don Luigi Faoro è stato pure insegnante di religione alle scuole medie di Castellavazzo e Longarone. I funerali saranno celebrati domani alle 10.30 nel Duomo di Asolo, suo paese natale.

Si è costituito dopo 32 anni di latitanza Antonio Romanello, 69 anni, accusato di aver ucciso la moglie Angela Valerio, di soli 24 anni, nel 1978.


LOCRI (Reggio Calabria)30 NOVEMBRE 2010 Subito le indagini si erano indirizzate verso il marito della vittima, da allora però irreperibile. Romanello è stato condannato a 23 anni di reclusione in via definitiva nel 1988 e dal 1990 era ricercato in campo internazionaleNegli ultimi mesi sono state intense le attività di indagfine e controllo dei carabinieri, anche attorno ai familiari, oggetto in diverse occasioni di perquisizioni domiciliari. Fino a quando, ieri pomeriggio, Romanello si è costituito a Siderno. Sono in corso le indagini dei militari del Gruppo di Locri per ricostruire gli spostamenti dell'uomo in questi anni. Secondo quanto emerso finora, molto tempo lo ha trascorso in Francia. Secondo quanto emerso dalle indagini, Romanello ha trascorso un periodo della sua latitanza in Francia. Di lui si erano perse le tracce subito dopo il delitto, ma negli ultimi mesi i Carabinieri avevano intensificato le ricerche con perquisizioni domiciliari ai familiari residenti a Siderno. Si sta verificando, in particolare, se la sua decisione di costituirsi possa dipendere dal fatto che l'uomo ha problemi di salute. L'uomo è stato rinchiuso nel carcere di Locri.



Ha massacrato una 14enne e un 13enne, per poi vantarsi dei suoi delitti su Facebook


E' successo a Bodenfelde, in Bassa Sassonia (Germania), dove Jan O., 26 anni, ha strangolato e accoltellato prima Nina, 14 anni, e tre giorni dopo Tobias, di 13. La storia, raccontata dai media tedeschi, ha sconvolto tutta la Germania. "Ieri ho macellato una ragazzina, una al giorno fino a quando mi prendono", avrebbe scritto Jan sul social network. Il giovane serial killer, drogato e alcolizzato, avrebbe ucciso "per puro piacere", secondo quanto detto dagli inquirenti. Il ragazzo è stato arrestato, ha quasi demolito l'arredamento della sua cella, e venerdì, ha annunciato il suo legale, confesserà tutto. "Non sono mai riuscito a domare il suo carattere", ha detto il padre, che non aveva contatti con lui da cinque anni, alla stampa tedesca. Jan aveva iniziato a picchiare i compagni già dalla seconda elementare, e da adolescente minacciò il padre di bruciargli la casa.

Berardino Libonati, noto avvocato romano e presidente di Telecom Italia Media, è morto.

ROMA 30 NOVEMBRE 2010 Libonati, presidente di Unidroit (Institut pour l'unification du droit privè) e consigliere di Pirelli e Rcs, è morto nella notte a Roma, città nella quale era nato nel 1934 e dove insegnava diritto commerciale all'Università La Sapienza dal 1981. Titolare di un importante studio legale della capitale, l'avvocato romano è stato protagonista della vita economica e finanziaria italiana degli ultimi 20 anni, a partire dal primo incarico in un grande gruppo, nel 1992, all'Eni, di cui è stato sindaco fino al 1995. Un anno prima era stato nominato presidente del cda del Banco di Sicilia, dove rimase fino al 1997. Tra il 1995 e il 1997 è stato anche presidente del Libonati ha ricoperto importanti ruoli in società pubbliche, ha anche difeso la Repubblica Italiana davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja nel caso Raytheon-Elsi. Numerosi gli incarichi come presidente o consigliere di amministrazione di società: oltre che presidente della Banca di Roma dal 2002, Libonati fa parte del CdA di Mediobanca dal 2001 e di quello di Pirelli dal 2005, è presidente del consiglio di amministrazione di Swiss Re Italia dal 1996, consigliere di amministrazione di Acotel Group dal maggio 2000 e di Nomisma dal maggio 2003. Fa parte anche del board della ESI (Edizioni Scientifiche Italiane) dal 2003 ed è presidente di Unidroit (Institut pour l'unification du droit privé) dal 2000.

È stato anche presidente del Banco di Sicilia, di Telecom Italia, di TIM e sindaco - dopo le inchieste di Mani pulite - dell'Eni.

Il 9 febbraio 2007 il Ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa lo ha indicato come presidente della compagnia aerea Alitalia, in sostituzione di Giancarlo Cimoli. La ratifica avvenne durante l'assemblea degli azionisti del 22 febbraio. La gestione dell'azienda venne affidata dal Consiglio di Amministrazione presieduto da Libonati a Gabriele Spazzadeschi e Giancarlo Schisano. Dopo il fallimento del bando di gara per la privatizzazione si dimette e viene sostituito da Maurizio Prato.


Non ci sarà nessun funerale per il regista Mario Monicelli


ROMA 30 NOVEMBRE 2010 Grave lutto nel mondo del cinema italiano. Il regista 95enne Mario Monicelli, maestro della commedia (suoi gli immortali Guardie e ladri, I soliti ignoti, L'armata Brancaleone e Amici miei), si è suicidato lanciandosi dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma. Monicelli, che era ricoverato al reparto di urologia per una grave malattia, si è buttato poco prima delle 21, inutili sono stati i tentativi di soccorso da parte degli operatori Non ci sarà nessun funerale per il regista Mario Monicelli, che ieri è morto suicida nell'ospedale San Giovanni di Roma. Lo ha detto alla stampa il nipote Niccolò. Monicelli - ha detto il nipote - «sarà portato a Monti, il rione in cui viveva, per un ultimo saluto ai monticiani. E poi sarà portato alla casa del cinema, dove riceverà il saluto di tutti quelli che vorranno rivolgergli un ultimo omaggio». Il nipote del regista, che stamattina è insieme al resto della famiglia alla camera mortuaria dell'ospedale San Giovanni, ha anche precisato che la salma di Monicelli sarà cremata «in forma privata alla presenza della sola famiglia». «La famiglia non ritiene necessario fare un funerale» ha aggiunto, sottolineando che tutto verrà fatto «nel rispetto della volontà di Mario Monicelli e di tutta la famiglia». Prima il saluto al rione Monti, il suo rione, che amava. Poi dalle 12 proseguirà il saluto della città a Monicelli alla Casa del Cinema. «Ha avuto una vita lunga, ha vissuto in tanti posti, ma il suo legame con Monti è dimostrato anche dall'ultimo film documentario che aveva dedicato al Rione», spiega Niccolò Monicelli, nipote del regista. Niccolò Monicelli ha voluto poi ringraziare la Casa del Cinema, «che ha messo a disposizione la struttura per domani». La famiglia ha spiegato che la salma Mario Monicelli resterà alla casa del Cinema dalle ore 12 fino alla sera.

NIPOTE: HA FATTO QUELLO CHE VOLEVA «Una persona che ha vissuto fino in fondo: ha fatto quello che voleva, come voleva, e a differenza di altri, anche più volte nella vita». Niccolò Monicelli, il nipote del regista che ieri si è tolto la vita a 95 anni, lanciandosi dal quinto piano del reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato per un tumore, ricorda così, conversando con l'ANSA, lo zio. «Su quello che è accaduto ieri la famiglia non ha intenzione di rilasciare alcun commento - ha spiegato -: le tre figlie preferiscono non parlare e hanno dato a me l'incarico di essere portavoce dei familiari in questo momento». Niccolò Monicelli non vuole, oggi, a poche ore dalla morte dello Zio, ricordare in alcun modo il suo rapporto personale con lui: «Il paese di ricordi ne ha tantissimi. Lui è stato fra l'altro prodigo di interviste, ha raccontato tutto, anche molto bene». «Posso solo dire oggi che mio zio era una persona molto normale - ha concluso -, molto semplice, un uomo legato a tutte le persone».

MOGLIE: OSPEDALE L'HA AIUTATO «L'ospedale San Giovanni ha aiutato mio marito nel suo ultimo anno di vita come forse mai nessun altro». Lo dice la moglie Chiara Rapaccini, che il giorno dopo la scomparsa tragica di Mario Monicelli, dice di essere mossa dall'unica preoccupazione che non le siano attribuite critiche, mai fatte, al reparto e all'ospedale. Mentre glissa sulle sue proteste per il fatto che il corpo del regista sia stato lasciato a lungo, coperto da un telo, sotto la pioggia, in attesa del medico legale: «questo è un altro discorso», dice. «Voglio dire soltanto che io, la moglie Chiara Rapaccini, e tutta la famiglia Monicelli, vogliamo ringraziare chi ha fatto la cosa più straordinaria ed ha aiutato Mario nell'ultimo anno: sono stati vigili, attenti e meravigliosi». «Ringraziamo tutti il reparto di urologia due del l'Ospedale San Giovanni di Roma e il suo direttore Gianluca d'Elia, per l'assistenza affettuosa recata a Mario Monicelli per gli ultimi tre anni della sua vita e soprattutto nell'ultimo periodo, fino all'ultimo giorno. Chi dice - aggiunge all'ANSA - che io abbia affermato il contrario sta ledendo la dignità dell'intero ospedale. È terribile che mi venga attribuita una tale affermazione, quindi l'unica cosa che vorrei ora è salvare la dignità dell'ospedale che lo ha aiutato moltissimo». I medici e il personale dell'ospedale San Giovanni di Roma non sono tenuti in alcun modo responsabili dalla famiglia di Mario Monicelli, che ieri si è tolto la vita lanciandosi dal quinto piano della struttura, dove era ricoverato nel reparto di urologia. Lo dice all'ANSA il nipote del regista Niccolò Monicelli, il quale si fa portavoce del pensiero delle tre figlie e invia un messaggio di particolare gratitudine a chi ha assistito fino a ieri lo zio. «A nome della famiglia e delle tre figlie voglio dire che noi ringraziamo tutto il personale dell'ospedale San Giovanni, per l'eccezionale lavoro svolto - dice Niccolò Monicelli - in particolare vogliamo ringraziare il primario del reparto Gianluca D'Elia, che ci è stato molto vicino, e che ha fatto tutto il possibile per Mario Monicelli, se non oltre». La figlia vuole estendere il ringraziamento anche a tutti quelli che ieri sono accorsi nell'imminenza del fatto: «vogliamo ringraziare la polizia scientifica e le autorità di pubblica sicurezza - continua il nipote del regista - che hanno svolto il lavoro in maniera ineccepibile, e con tempestività inaudita. Lo hanno fatto nel rispetto delle regole, ma anche con grande gentilezza e vicinanza umana». «La famiglia smentisce - aggiunge Niccolò Monicelli - ogni altra eventuale dichiarazione su tutto questo, che non provenga da me».

MACELLAIO RIONE MONTI: UN CUORE GRANDE Lo piange il cinema nazionale e internazionale. Lo piangono gli italiani tutti. Ma in un pezzetto del Paese, nel cuore della Capitale, il rione Monti, la scomparsa del regista Mario Monicelli è un vero colpo al cuore. «Qui lo conoscevamo tutti, il maestro. La sua morte è un grande dolore, perchè,oltre che un grande regista era un grande uomo. Gentile e cordiale, dietro una scorza dura, da cinico». Parola di Pietro Stecchiotti, amico del grande regista e titolare della macelleria dove il maestro faceva quotidianamente la spesa. Una bottega che al rione Monti è una vera istituzione. «L'ho saputo questa mattina presto guardando la tv. Non ci volevo credere», afferma Stecchiotti all'Adnkronos Salute. «L'ultima volta l'ho visto 15 giorni fa dal barbiere. Fisicamente era un pò giù, ma era lucido come sempre. È sempre stato una persona e un personaggio molto forte». Nel rapporto di amicizia tra Stecchiotti e Monicelli, a farla da padrone erano soprattutto due grandi passioni: il cinema e la politica. «Io sono un grande appassionato di cinema, fin da ragazzo, sottolinea Stecchiotti. »Avere il privilegio di parlare con lui di film era impagabile. È stato senz'altro uno dei più grandi , se non il più grande, tra gli artisti italiani. Le sue commedie sono indimenticabili«. E poi c'era la politica. »Grandi e interminabili discussioni. Io di sinistra, lui, forse, più a sinistra di me«. Tanti i ricordi che legano Stecchiotti al grande regista. Uno su tutti: «Mi ricordo l'emozione e la gioia che ho provato il giorno della presentazione del film 'La rosa nel desertò. Ero stato invitato anch'io alla cena di gala. Un macellaio al tavolo con Monicelli, Ettore Scola, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Indimenticabile». Riguardo al suicidio del maestro, Stecchiotti ha le idee chiare. «Può sembrare un paradosso ma io credo che sia stato un gesto di una persona forte, non debole. A me non l'hai mai detto direttamente - conclude - ma mi ricordo di aver letto una sua intervista in cui diceva: »Se dovessi essere costretto a una non vita, la farei finita anch'io«.

CORDOGLIO BIENNALE VENEZIA«La Mostra di Venezia perde con Mario Monicelli uno dei suoi massimi protagonisti e testimoni». Lo ha dichiarato il Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta. «Egli -prosegue- è stato legato alla Mostra sino alla sua ultima opera, presentata nel 2008, il cortometraggio 'Vicino al Colosseo...c'è Monti', dichiarazione d'amore del regista al quartiere dove aveva scelto di abitare». «Anche nel 2009 Monicelli -racconta- aveva reso omaggio a Venezia con la sua presenza nel 50enario de 'La grande guerra', presentato a San Polo davanti a un folto pubblico. Sono vicino alla famiglia in questo triste momento». Nel 1935 presentò alla 3a Mostra del Cinema il suo mediometraggio d'esordio, 'I ragazzi della via Paal', vincitore del premio per il miglior film a passo ridotto, primo atto di un lungo ed intenso rapporto tra il grande regista e la Biennale. Monicelli ha in seguito presentato a Venezia, tra i molti film, nel 1958 'I soliti ignotì (nella sezione Informativa), nel 1959 'La grande guerrà (premiato con il Leone d'Oro) e nel 1991 'Rossini! Rossini!' (Fuori concorso). Ha fatto parte della Giuria Internazionale nel 1982 ed è stato Presidente di Giuria nel 2003. Nel 1991 la Biennale di Venezia gli ha attribuito il Leone d'Oro alla Carriera.

BONDI: DISINCANTATO E INTELLIGENTE «Con la scomparsa di Mario Monicelli, se ne va un protagonista disincantato e intelligente del cinema italiano». È il commento del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Che aggiunge: «Lo ricorderemo attraverso le sue opere che vivono in noi. Il suo talento, fino all'ultimo carico di quella passione civile senza età che traspariva in ogni suo film, lo ha portato nel corso di tutta la vita, e soprattutto negli ultimi anni, ad essere vicino ai giovani incitandoli a tenere sempre alti i valori della nostra cultura».

RENZI: FIRENZE PIANGE Se ne va un protagonista del '900, un regista di capolavori della commedia all'italiana». Lo ha affermato il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, a proposito della scomparsa di Mario Monicelli. «Cittadino onorario della nostra città - ha aggiunto Renzi - per noi fiorentini il suo nome sarà sempre legato anche, ma non solo, ai personaggi indimenticabili di 'Amici miei'».

LUTTO CITTADINO A VIAREGGIO Il sindaco di Viareggio Luca Lunardini, per onorare la scomparsa di Mario Monicelli, ha decretato per oggi il lutto cittadino; le bandiere dei palazzi istituzionali sono a mezz'asta e stasera, durante la seduta del consiglio comunale, verrà ricordata la figura del regista. A Viareggio, infatti, il maestro è nato (anche se sul luogo di nascita ci sono versioni discordanti tra chi sostiene che sia natio a Viareggio e chi dice che invece è nato a Roma, ndr), ha frequentato il ginnasio al liceo Giosuè Carducci e vi ha abitato, nel quartiere Marco Polo, prima di trasferirsi a Roma. «Gli dedicheremo anche una piazza», spiega il sindaco che ricorda di «avere conosciuto Monicelli in occasione del primo anniversario della strage ferroviaria di Viareggio alla Cittadella del Carnevale». «Mi colpì - aggiunge - la sua frase molto chiara e netta, 'quei 32 morti sono il segno dell'incurià, è una tragedia immensa che ha colpito la città a tradimento, ma adesso dal dolore può sbocciare il fiore della rinascita». «Monicelli - ricorda ancora il sindaco - era molto legato a Viareggio, anche se viveva ormai stabilmente a Roma, e non si è mai dimenticato del luogo dove ha trascorso parte della sua giovinezza, prima di trasferirsi nella capitale». A Viareggio Monicelli è stato festeggiato nel 1985 da parte dell'amministrazione comunale in occasione dei suoi 80 anni ed ha ricevuto un accoglienza calorosa per i suoi 90 anni in occasione del festival Europacinema. «Era un fanatico di Viareggio - ricorda Felice Laudadio che per anni è stato il direttore artistico della manifestazione - ed Europacinema era diventato un appuntamento al quale non poteva mancare; veniva da Roma in treno sempre con tanto entusiasmo, perchè era un'occasione per tornare fra amici». E chissà se adesso anche Europacinema, nella prossima edizione, penserà di dedicargli qualcosa. Un ricordo del regista giunge anche dallo scrittore Manlio Cancogni che abita a Marina di Pietrasanta. «Ci siamo conosciuti a Roma nel 1937 - racconta - ed era, come me, un antifascista. Mi ha colpito molto questo suo gesto estremo, non avrà accettato purtroppo la realtà della sua malattia. Era simpatico, modesto, intelligente, geniale ed ha sempre dichiarato di non credersi un artist a dimostrazione di quanto sia stata una persona modesta». Monicelli ha fatto parte del Comitato per salvare il cinema Centrale di Viareggio chiuso ormai da tempo. «Indimenticabile la sua generosità - dice l'ex assessore alla cultura del Comune di Viareggio, Maria Cristina Boncompagni - e quando lo chiamai per avere una sua testimonianza mi disse 'dite pure che sono molto arrabbiato per questa decisione assurda, chiudere un cinema è una cosa molto grave».

PROCURA DI ROMA APRE FASCICOLO SUL SUICIDIO La procura di Roma ha aperto un fascicolo per fare luce sul suicidio di Mario Monicelli. «Atti relativi a», formula utilizzata per i procedimenti privi di ipotesi di reato, l'intestazione del fascicolo. Il magistrato di turno ha compiuto, in nottata, un sopralluogo nel reparto di Urologia dell'ospedale San Giovanni, dove era ricoverato l'anziano regista cinematografico.

VERSO LA MORTE NESSUNA PAURA Mario Monicelli, vista l'età, era stato l'involontario destinatario di tante telefonate post mortem di amici e colleghi da parte dei cronisti alla ricerca di un suo autorevole commento a caldo. Va detto che il regista - che si è tolto la vita ieri sera a 95 anni - non si rifiutava mai, quasi la morte riguardasse gli altri ma non lui. Il problema, casomai, era il contrario: impedirgli di dire le più amare verità sull'illustre amico appena scomparso, anzi a volte diceva: «Chissà chi mai chiamerete quando sarò morto io?». Quando se ne andò Furio Scarpelli, ad aprile, Monicelli raccontò come si incontrava con lui nella trattoria di Roma 'Da Otellò: «È sempre stato per noi un modo di vederci, tra sopravvissuti, anno dopo anno, sempre meno numerosi, ma in fondo con la stessa voglia di vivere e la stessa curiosità per il mondo che cambia». Alla morte, invece, del direttore della fotografia Tonino Delli Colli, nel 2005, aveva sottolineato, forse immedesimandosi, come fosse «un uomo molto laico (proprio come lui, ndr) che non aveva paura della morte, nonostante non credesse nell'aldilà». Insomma la morte non faceva paura a Monicelli, e ci scherzava su come poteva. Per lui contava, invece, molto di più «il fatto di dire la verità, sempre e comunque, su quello che ci circonda», una verità che valeva anche per chi appunto era appena scomparso. Così di Nino Manfredi aveva detto, con la sua solita, cinica ironia, che era troppo preciso e voleva controllare tutto, mentre da lui parole più 'amabilì erano arrivate per Alberto Sordi: «Con la sua cattiveria corrosiva, Sordi ha tirato fuori i lati dell'italiano non più servile, ma ribelle, contravvenendo a tutte le regole del comico misero e sfigato».

QUASI UN FILM ALL'ANNO Una vita nel cinema al ritmo di quasi un film all' anno, quella di Mario Monicelli. Dall' esordio, giovanissimo, con il film a passo ridotto I ragazzi della via Paal (1934) fino a Le rose del deserto (2006) e la sua ultima opera, il corto della sua carriera 'Vicino al Colosseo...c'è Montì, in programma fuori concorso alla 65/a Mostra del Cinema di Venezia. Nel primo periodo, che coincide con la collaborazione con Steno e con il lavoro alla bottega di Totò bisogna ricordare: 'Al diavolo la celebrita« (1949) con Misha Auer; Totò cerca casa (1949), Vita da cani (1950) e Guardie e Ladri (1951) con Aldo Fabrizi, Totò e i re di Roma (1952) e Totò e Carolina. Il secondo periodo del cinema di Monicelli, inaugurato dal melodramma altoborghese 'Le infedelì del 1953, coincide con la nascita ufficiale della 'commedia all'italianà. Vi si trovano i suoi primi capolavori, da Un eroe dei nostri tempi con Sordi (1955) a I soliti ignoti (1958) e La grande guerra (1959), Leone d'oro ex-aequo alla Mostra di Venezia. Dopo uno dei suoi film drammatici più riusciti, I compagni del 1963, Mario Monicelli sceglie con successo la via del film a episodi e inaugura anche in questo campo un vero filone. Tra i film da ricordare Boccaccio 70 (1963), Alta infedeltà (1964), Le fate (1966). Nello stesso anno ecco aprirsi un nuovo capitolo della storia cinematografica di Mario Monicelli. Con L' armata Brancaleone trasforma Vittorio Gassman in divo popolare e dà spazio al suo gusto per la commedia picaresca. Il film va in testa agli incassi e Monicelli si ripete nel 1969 con Brancaleone alle crociate. Intanto propone una nuova svolta della commedia all'italiana presentando Monica Vitti in chiave comica in La ragazza con la pistola del 1968. Con gli anni '70 il regista viareggino cerca nuove vie al suo talento in film di successo altalenante da La Mortadella con Sophia Loren (1971) a Romanzo popolare (1974) con Ugo Tognazzi. Ed è proprio col comico cremonese che, dal copione di Pietro Germi, Monicelli ritrova il successo nel 1975 in Amici miei con un seguito nell' 82. Dopo il melodramma Un borghese piccolo piccolo (1977), il felliniano Viaggio con Anita (1979) e il surreale Temporale Rosy (1979), ancora un successo popolare con Sordi: Il marchese del Grillo (1981). Il filone picaresco prosegue tra Bertoldo (1984) e I picari (1987). In chiave colta Monicelli scopre la tv tra Mattia Pascal (1985), e Rossini Rossini del '91. Ma il successo ritorna con »Speriamo che sia femmina« nel 1986. Gli ultimi film, da »Parenti serpenti« (1992) cui segue Cari fottutissimi amici. Firma, fra gli altri, la mini-serie tv Come quando fuori piove del 2000, partecipa a documentari e iniziative di militanza come Lettere dalla Palestina del 2002, e si concede alcuni cammei come attore (dal 'Ciclonè di Pieraccioni a Sotto il sole della Toscana). È del 2006 invece il tanto desiderato ritorno sul set di un film, rallentato da ritardi e difficoltà produttive, con Le rose del deserto, liberamente ispirato a Il deserto della Libia di Mario Tobino e a Guerra d'Albania di Giancarlo Fusco.

I PRIMI COMMENTI Il mondo del cinema, e non solo, ha appreso attonito la notizia del suicidio di Mario Monicelli, avvenuta ieri a Roma. E lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo quanto si è appreso, è rimasto profondamente colpito dalla tragedia di Monicelli. E appena appresa la notizia ha cercato di informarsi sull'accaduto. Fabio Fazio nel corso dell'ultima puntata di 'Vieni via con me' ha dedicato grande spazio al regista e ha detto: «resto perchè voglio rivedere i suoi film». Tra gli attori, Carlo Verdone ha commentato:«è una notizia che mi intristisce molto», così come Michele Placido, con il quale ha interpretato il suo ultimo film 'Le rose del desertò del 2006, ha detto di non aspettarsi il suicidio, ma ha aggiunto:« bisogna rispettare questa sua decisione». «Quello che fa capire quale sia stata la statura di Mario Monicelli - ha osservato Carlo Lizzani, altro grande regista - è la sua durata nel tempo nella storia del cinema italiano, prima con Steno, poi durante il periodo di Fellini e Antonioni ha continuato la sua opera intervenendo anche sul tessuto sociale con film come 'Compagni'. Insomma è riuscito sempre a stare al passo con il tempo». «Sono davvero scombussolato - ha sottolineato Giovanni Veronesi, regista, sceneggiatore e attore cinematografico, un pò erede di Monicelli in quanto a spirito toscano - l'avevo sentito poco tempo fa e pur sapendo che era all'ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato». Altrettanto «basito» il produttore Aurelio De Laurentiis:«Io che lo conoscevo profondamente e sapevo della sua grande dignità e del suo desiderio di essere sempre indipendente e autonomo, posso capire questo gesto». Stesso sgomento dal mondo politico: «È una notizia terribile: Monicelli se ne va e ci lascia in modo così doloroso. Era - osserva Walter Veltroni - un uomo straordinario, coi suoi 95 anni portati con aspra ironia, con la voglia di dire ancora qualcosa, con la rabbia e l'autorevolezza di chi, senza volerlo perchè questo era fuori dal suo carattere schivo e scontroso, era considerato da tutti il gran vecchio del cinema italiano». «La notizia del suicidio di Mario Monicelli ci riempie di sgomento e di profondo dolore. Scompare un maestro del cinema italiano, un narratore aspro e vero della nostra Italia», ha commentato Francesco Giro, sottosegretario ai Beni Culturali.

SANITARIO: "ERA STANCO DI VIVERE" «Era stanco di vivere». È quanto riferisce un sanitario uscendo dal reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove ieri sera il regista Mario Monicelli si è lanciato da una finestra togliendosi la vita. La moglie di Monicelli, in giacca nera e pantaloni grigi, è uscita con il volto sofferente e visibilmente provato dalle lacrime, ma con lo sguardo alto, senza dire nulla.

PAZIENTI SOTTO SHOCK Sono ancora sotto shock alcuni pazienti che dal pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di Roma hanno assistito ieri sera al primo intervento dei sanitari accorsi alla vista del corpo di Mario Monicelli, che si è schiantato a terra dal quinto piano. Il pronto soccorso si trova infatti a pochi metri dal punto dell'impatto. Una signora, in stato confusionale, non riesce neanche a parlare ricordando quei momenti. Secondo quanto si è appreso, i primi sanitari che sono intervenuti, intorno alle 21, inizialmente non riuscivano a riconoscere il corpo, perchè il regista si sarebbe lanciato a testa in giù. Sul posto è poi giunto anche il questore di Roma, Francesco Tagliente.


Silvestro Lo Giallo Incidente mortale in viale Regione Siciliana, a Palermo


Un giovane motociclista, originario di Buseto Palizzolo, ieri ha persola vita in un incidente. E' accaduto in viale Regione Siciliana, a Palermo, nel pomeriggio.
Si chiamava Silvestro Lo Giallo ed aveva 23 anni.Era in sella alla sua moto, un'Honda Hornet, e stava rientrando a casa, a Buseto appunto, quando si è schiantato contro un’auto ferma per il semaforo nei pressi del parcheggio Giotto.
Un impatto molto violento: Lo Giallo è stato infatti sbalzato dalla sella e, dopo un volo di qualche metro, è caduto pesantemente sull’asfalto. Gravissime le condizioni, ma il giovane respirava ancora. La corsa così all'ospedale Villa Sofia, ma oramai non c'era più nulla da fare.
Sette in tuttole vittime che dall'inizio dell'anno sin viale Regione Siciliana dall’inizio dell’anno. Appena due settimane fa era morto un metronotte di 31 anni, anche lui era in sella ad una moto quando è finito contro una Croma nei pressi dello svincolo per l’ospedale Cervello.Disperazione nella camera mortuaria per i parenti del giovane motociclista, sconvolti e increduli di fronte alla tragedia. Le indagini, dirette dal vice comandante Serafino Di peri, sono condotte dai vigili dell’infortunistica coordinati dai commissari Francesco Di Stefano e Carmelo Pinsino. Nell’incidente sono rimasti coinvolti altri quattro mezzi, due auto e due moto, e sono rimaste ferite altre tre persone. L’evento ha inoltre contribuito a congestionare il traffico di viale regione, già denso per l’assalto domenicale al nuovo centro commerciale di Brancaccio, che ha causato ingorghi anche il via Oreto e via Giafar. Con l’incidente di ieri pomeriggio salgono a sette le vittime di incidenti stradali in viale regione siciliana dall’inizio dell’anno. Due settimane fa un metronotte di 31 anni in sella ad una moto era morto schiantandosi contro un’auto nei pressi dell’ospedale Cervello.

lunedì 29 novembre 2010

Il regista Mario Monicelli è morto stasera a Roma, lanciandosi dal balcone del quinto piano dell'ospedale San Giovanni



ROMA 29 novembre 2010. Il regista Mario Monicelli è morto stasera a Roma, lanciandosi dal balcone del quinto piano dell'ospedale San Giovanni, dove era ricoverato. Il maestro del cinema italiano, 95enne, era affetto da un tumore alla prostata e si trovava da ieri nel reparto di urologia. La disgrazia si è verificata intorno alle 21: il corpo del regista è stato trovato da alcuni addetti sanitari nei pressi del Pronto soccorso. Anche il padre di Monicelli, Tommaso, giornalista, autore teatrale e scrittore antifascista, morì suicida nel 1946. Il corpo di Monicelli è stato trovato dal personale sanitario dell'ospedale a terra, disteso nei viali vicino alle aiuole, a pochi metri dal pronto soccorso. Monicelli non ha lasciato nessun biglietto a spiegazione del suo gesto. Sul posto sono arrivati amici e familiari. Al San Giovanni sono giunti anche gli agenti del commissariato Celio per ricostruire quanto accaduto e la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. «La tragica morte di Mario Monicelli ci lascia sgomenti e ci addolora profondamente» ha detto la governatrice. La notizia del suicidio in pochi secondi ha fatto il giro del web: commenti, foto, ricordi, riflessioni sono postati velocemente su Facebook e Twitter, mentre su YouTube i video del maestro hanno raccolto numerosissimi clic.

STANCHEZZA E INSOFFERENZA - Prima il giro per la terapia poi, una volta rimasto da solo nella stanza doppia occupata da lui soltanto, Monicelli ha raggiunto la finestra e si è gettato nel vuoto: questa a quanto si apprende, la dinamica del suicidio del grande cineasta. La tragedia si è consumata nella palazzina principale dell'ospedale. Stando ad alcune testimonianze, il regista aveva mostrato stanchezza e insofferenza per la malattia che lo aveva colpito a 95 anni. «Era stanco di vivere» ha riferito un sanitario. La moglie del cineasta, in giacca nera e pantaloni grigi, è uscita con il volto sofferente e visibilmente provato dalle lacrime, ma con lo sguardo alto, senza dire nulla. Anche il padre del regista, il noto scrittore e giornalista Tomaso Monicelli, morì suicida nel 1946. La notizia della scomparsa del regista ha colto di sorpresa il mondo del cinema e non solo. «Quello che è successo mi ha lasciato estremamente basito» ha commentato il produttore Aurelio De Laurentiis. «Io che lo conoscevo profondamente e sapevo della sua grande dignità e del suo desiderio di essere sempre indipendente e autonomo, posso capire questo gesto. Ultimamente aveva perso anche la vista ma fino all'ultimo era stato capace di una deambulazione perfetta. Insomma una persona sana che non tollerava l'idea di poter dipendere da qualcuno». «Sono attonito» ha detto Carlo Verdone, accogliendo con grande sgomento la notizia della morte tragica di Mario Monicelli. «Era probabilmente una persona stanca di vivere, che non sosteneva più la vecchiaia. L'ho apprezzato molto come grande osservatore e narratore - ha aggiunto l'attore romano - anche se a volte con condividevo il suo cinismo. Era gentile, cordiale, ma di poche parole. Un anno fa - ha ricordato Verdone - mi capitò di fargli gli auguri a Natale. Rimase sorpreso: gli auguri, mi disse, non li fa più nessuno». «Non posso andare avanti: devo dirvi che è morto Mario Monicelli. Lo avremmo tanto voluto qui, ma era malato e adesso non c'è più» ha detto Fabio Fazio durante la diretta di Vieni via con me, il programma condotto con Roberto Saviano su Raitre. Il pubblico in studio ha accolto la notizia con un lungo applauso. «Non so che cosa si dirà domani di quello che è successo - ha commentato Giovanni Veronesi -, ma una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale». Veronesi si è detto «scombussolato»: «L'avevo sentito poco tempo fa - ha spiegato - e pur sapendo che era all'ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato». «Provo un grande dolore» ha scritto in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

I SUCCESSI - Monicelli esordì nel cinema giovanissimo con il corto, firmato insieme ad Alberto Mondadori, Cuore rivelatore. Padre della commedia all'italiana, con i colleghi come Dino Risi, Luigi Comencini e Steno, è stato regista di oltre 60 film e autore di più di 80 sceneggiature. Quella di Monicelli è stata una vita dedicata interamente al cinema, al ritmo di quasi un film all'anno. Una produzione ininterrotta da I ragazzi della via Paal (1934) fino a Le rose del deserto (2006) e la sua ultima opera, il corto della sua carriera Vicino al Colosseo...c'è Monti, in programma fuori concorso alla 65esima Mostra del Cinema di Venezia. Fra i suoi grandi successi, Guardie e ladri (due premi a Cannes nel '51), nel pieno del suo sodalizio con Totò, I soliti ignoti (nomination all'Oscar), La Grande guerra (1959) trionfatore a Venezia con il Leone d'oro, L'armata Brancaleone (1965). Sono gli anni dell'amicizia con Risi, degli scontri con Antonioni, del controverso rapporto con Comencini, del trionfo della commedia all'italiana e dei "colonnelli della risata". Inventa Monica Vitti attrice comica in La ragazza con la pistola (1968); nel 1975 raccoglie l'ultima volontà di Pietro Germi che gli affida la realizzazione di Amici miei. Nel 1977 recupera la dimensione tragica con Un borghese piccolo piccolo. Seguono fra gli altri Speriamo che sia femmina (1985) e il feroce Parenti serpenti (1993) con cui dimostra di saper leggere le trasformazioni della società italiana con l'acume e la cattiveria di sempre. È del 2006 il tanto desiderato ritorno sul set di un film, rallentato da ritardi e difficoltà produttive, con Le rose del deserto, liberamente ispirato a Il deserto della Libia di Mario Tobino e a Guerra d'Albania di Giancarlo Fusco.

OPERA A NEW YORK - Proprio in questi giorni a New York è stato presentato in chiave retrospettiva un dei film del neorealismo di Mario Monicelli, Risate di Gioia, con Anna Magnani. Il film rientra nell'ambito della retrospettiva che il Linclon Center dedica alla figura di Suso Cecchi D'Amico, che lavorò con Monicelli alla sceneggiatura del film. «Risate di gioia» è stato presentato insieme a una serie di altri sei film del neorealismo italiano.



E' stato trovato morto Pasquale Antonini, il volontario 34enne della Protezione civile caduto in un torrente a Solomeo

Impressione e cordoglio in tutta l’Umbria, ma in particolar modo fra quanti lo conoscevano bene per la scomparsa di Pasquale Antonini, inghiottito dalla acque del torrente Caina a Corciano, nella zona di Solomeo, mentre era intentato nelle operazioni di soccorso alle zone colpite dal maltempo di queste ultime ore. “Antonini è stato esempio di generosità. Ha dedicato la sua vita all’attività di volontariato e per questo va ringraziato”. Qualcosa è andato storto, il ragazzo, 34 anni, ha perso l’equilibrio. È scivolato ed è stato inghiottito dal torrente. Maltempo da paura, e a farne le spese, ieri pomeriggio, è stato un volontario dell’associazione della Misericordia di Magione. L’uomo, A. P., 34 anni, è scomparso in un canale di scorrimento vicino al torrente Caina, a Corciano, nella zona di Solomeo ed è stato ritrovato senza vita poco prima delle 22.30. Ancora incerta la dinamica dell’accaduto. Le ricerche, circoscritte in una zona in particolare, erano andate avanti senza sosta. La sparizione del giovane si era verificata intorno alle 16.30. L’uomo era al lavoro nella zona, insieme a personale della Protezione civile. I compagni si erano allontanati per alcuni istanti, ma quando avevavo fatto ritorno il loro collega non c’era più. Paura, sgomento, quindi l’allarme. Sono stati avvertiti carabinieri e vigili del fuoco e avviate le ricerche con personale specializzato in tecniche fluviali. Da Roma, in serata, è arrivata anche una squadra di sommozzatori. Sono stati proprio questi ultimi, scandagliando le acque del canale e approfittando di un leggero calo della pioggia battente, a scorgere il cadavere e a recuperarlo. Comprensibile lo sgomento dei parenti del ragazzo che già dal tardo pomeriggio erano giunti sul posto, insieme ai soccorritori. Il maltempo non si placa. Tutta l’Umbria è stata interessata da forti piogge con allagamenti, torrenti esondati, frane con centinaia di telefonate e richieste di aiuto giunte ai vigili del fuoco. Nella zona industriale tra Magione e Corciano è stata evacuata una famiglia, in via precauzionale, perché il Caina aveva raggiunto il livello di sfioro. Era il punto nel quale stavano lavorando gli uomini della Protezione civile. A Perugia una donna è rimasta lievemente ferita in seguito a una frana, nella strada vicinale del Rio. Sul posto è intervenuto il 118. La donna — si è appreso — stava osservando i danni provocati dal maltempo, quando è stata parzialmente travolta dal cedimento di un costone. Altre situazioni particolari si sono verificate a Corciano per l’esondazione del torrente Oscano, in località Capocavallo, a Piegaro e Panicale per allagamenti di abitazioni e negozi. Allarme anche in Altotevere. I vigili del fuoco sono stati impegnati per ore all’azienda "Piselli" di Pierantonio: le rampe di accesso all’azienda si erano allagate. In azione anche la Provincia, che ha monitorato la situazione idrometeorologica, avviando la "fase di attenzione". "Intensificato il monitoraggio strumentale e diretto dei corsi d’acqua, inoltre sono state effettuate analisi idrauliche e le relative cause-effetto previste sul territorio, in collaborazione col Centro Funzionale della Regione", fanno sapere. In molte zone dell’Umbria è caduta più del doppio della quantità media di pioggia attesa per novembre.

Un autotrasportatore di 35 anni ha perso la vita a Crespellano


Bologna, 29 novembre 2010 - Un uomo è morto e un altro è ricoverato in gravissime condizioni dopo un incidente stradale avvenuto verso le 17 a Crespellano, in provincia di Bologna.
Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della locale stazione un autotrasportatore di 35 anni aveva parcheggiato il proprio furgone sul ciglio della strada e stava attraversando la via Emilia per entrare nei locali della Cta, Cooperativa trasporti alimentari, per la quale lavorava.
L'incidente è avvenuto intorno alle 17. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri un autotrasportatore di 35 anni aveva parcheggiato il proprio furgone sul ciglio della strada e stava attraversando la via Emilia per entrare nei locali della Cta, Cooperativa trasporti alimentari, per la quale lavorava. Ma non si sarebbe accorto dell'arrivo di uno scooter che lo ha travolto uccidendolo sul colpo.

viene contagiata dall'H1N1, torna in Corea e muore dopo nove giorni. E' successo a You Dong-sook,


Va al festival di Roma per presentare un suo film, viene contagiata dall'H1N1, torna in Corea e muore dopo nove giorni. E' successo a You Dong-sook, attrice coreana di 37 anni, interprete della commedia a basso budget "My Heart Beats". Secondo i medici di Seul, l'attrice avrebbe contratto il virus della E' successo a You Dong-sook, attrice coreana di 37 anni, interprete della commedia a basso budget "My Heart Beats". Secondo i medici di Seul, l'attrice avrebbe contratto il virus della Nuova influenza proprio a Roma, in occasione della sua partecipazione al Festival del cinema. Tornata a Seul il 31 ottobre, ha iniziato il suo calvario.
Affetta da febbre e affaticamento respiratorio, You è stata ricoverata in uno dei migliori ospedali coreani, ma a nulla è servita l'assistenza medica. Il micidiale virus l'ha portata alla morte in pochi giorni. Anche se era sana e non aveva avuto precedenti patologie.

È morto Leslie Nielsen


ADDIO LESLIE NIELSEN – Ieri, all’età di 84, si è spento il grandissimo attore comico, Leslie Nielsen, in seguito a delle complicazioni di una polmonite.
Grande uomo che noi italiani ricordiamo per i film della serie “una pallottola spuntata”, o scuola di polizia.La sua ascesa nel mondo del cinema cominciò negli anni ’70 andando a ricoprire i ruoli di dottore, avvocato o ufficiale di polizia nelle serie tv americane.Il protagonista di «Una pallottola spuntata» aveva 84 anni: è deceduto ieri, in un ospedale della Florida, a causa di una polmonite, vicino alla sua casa di Fort Lauderdale, circondato dalla moglie e dagli amici. Il film che lo rese celebre fu «L'aereo più pazzo del mondo» (1980)

Negli ultimi tempi Nielsen aveva interpretato ruoli più impegnativi, dedicandosi anche al teatro, al doppiaggio, e prestando la voce per alcune pubblicità.

Leslie Nielsen vanta anche una stella nella famosa Hollywood Walk of Fame di Hollywood Boulevard, e nel 2002 era stato nominato ufficiale dell’Order of Canada.

Incidente tra Foggia e Troia morti 2 ragazzi Mario Beccia e Angelo Ricchetti


L'alta velocità, l'asfalto reso viscido dalla pioggia, il fango lasciato dai trattori impegnati nella raccolta delle olive. Queste, forse, le cause dell'incidente mortale avvenuto ieri sera sulla strada che da Foggia conduce a Troia. A perdere la vita due diciottenni, Angelo Ricchetti, deceduto dopo una notte di agonia agli Ospedali Riuniti di Foggia e Mario Beccia, figlio del sindaco di Troia, morto sul colpo. Erano in cinque a bordo di una Nissan X-Trail che da Foggia viaggiava verso Troia quando l'auto è uscita fuori strada ribaltandosi più volte e andando a sbattere contro un muretto. I due ragazzi che hanno perso la vita erano seduti dietro, vicino agli sportelli, e nel forte impatto sono stati sbalzati fuori dall'abitacolo. Sempre dietro, al centro tra i due, un altro ragazzo, di 17 anni, ora ricoverato in prognosi riservata al nosocomio foggiano. Per gli altri due giovani solo piccole escoriazioni. Sul posto sono intervenute squadre della polizia stradale e dei vigili del fuoco che hanno lavorato alcune ore per liberare i corpi intrappolati tra le lamiere del mezzo che si è letteralmente accartocciato. La notizia ha scosso la città di Troia. Questa sera il Consiglio comunale, che si riunirà anche senza il sindaco, deciderà se dichiarare il lutto cittadino, nonostante il primo cittadino abbia espresso la sua contrarietà . I funerali di Angelo e Mario, saranno celebrati, probabilmente, mercoledì in Cattedrale.

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domenica 28 novembre 2010

Giuseppe Serio,Si schianta con la moto contro l’auto che faceva inversione.


palermo, 22 novembre 2010 E’ andato a schiantarsi contro la Nissan Micra guidata da F.A. che stava compiendo una inversione a “u”. E’ morto così, ieri intorno alle 19 in corso dei Mille, Giuseppe Serio, 23 anni, catapultato sull’asfalto dalla sella della sua Honda 600, a seguito dell’impatto con l’auto. La polizia municipale di Palermo sostiene che il giovane stesse viaggiando oltre i limiti di velocità. Giuseppe Serio è atterrato violentemente sull’asfalto a qualche metro di distanza dalla sua moto. Il ragazzo è stato soccorso dai medici del 118, che dopo le primissime cure lo hanno trasportato all’ospedale Buccheri La Ferla dove è deceduto. Le sue gravi ferite non hanno permesso ai sanitari di rianimarlo. La dinamica è stata ricostruita dai poliziotti e dai vigli urani dell’infortunistica stradale, accorsi subito sul posto per effettuare i rilievi. Sull’effettiva velocità della moto in corsa gli inquirenti stanno ancora disponendo accertamenti. I mezzi, intanto, sono stati sequestrati e consegnati all’autorità giudiziaria. Le indagini sono condotte dal comandante della polizia municipale Serafino di Peri e coordinate dai commissari Francesco di Stefano e Carmelo Pinsino. La donna alla guida dell’auto, sotto-shok al momento dell’incidente, è adesso indagata per omicidio colposo.
VIDEO DEDICATO A GIUSEPPE

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Fiamme sono divampate al sesto piano di uno stabile di via Trezzo d'Adda:Morta anziana, grave il marito


Milano, 28 novembre 2010 - E’ una donna di 79 anni la persona morta carbonizzata nell’incendio divampato in un appartamento al sesto piano del civico 8 di via Trezzo D’Adda in zona Solari a Milano. Il marito, 83 anni, è stato trasportato in gravissime condizioni all’ospedale Niguarda per aver inalato il fumo, ma sembra non avere ustioni compromettenti. Le altre persone, due uomini di 40 e 41 anni, non sono gravi ma sono comunque stati ricoverati al San Carlo.
Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorsi con tre mezzi di base e un’automedica del 118 di Milano. Presenti anche i vigilid el fuoco, che stanno cercando di chiarire le cause e la dinamica di quanto accaduuto.

Si suicida Don Sergio Recanati il prete molestatore smacherato dalle iene


CARAVAGGIO (Bergamo) 28 novembre 2010 Si è suicidato il sacerdote molestatore smascherato da Le Iene. L'uomo era stato ripreso in un servizio delle Iene mentre baciava e abbracciava un ragazzo che si fingeva omosessuale. L'uomo (Sergio.Recanati, un sacerdote di 51 anni), si è buttato sotto a un treno nelle campagne tra Masano di Caravaggio e Pagazzano, nella Bergamasca. In più servizi con telecamera nascosta le Iene lo avevano ripreso, nel suo ufficio al Santuario di Caravaggio, mentre molestava un paio di giovani, fingendo di fornire loro supporto spirituale. Il suicidio è avvenuto questa mattina, poco prima di mezzogiorno. Il religioso ha raggiunto la linea ferroviaria Milano-Brescia nelle campagne tra Masano e Pagazzano e si è lanciato sotto un convoglio in arrivo, morendo sul colpo. Lo scorso aprile S.R., 51 anni, in servizio al Santuario di Caravaggio, era diventato un caso di cronaca dopo che gli inviati della trasmissione di Italia 1 avevano scoperto la sua abitudine ad approfittare di coloro che si rivolgevano a lui per consigli spirituali, sottoponendoli a pesanti molestie. Una Iena con telecamera nascosta aveva filmato tutto. Solo due mesi dopo la messa in onda del servizio si era scoperto che il sacerdote filmato era in servizio al Santuario di Caravaggio. Il prete era stato quindi sospeso dalle sue funzioni e inviato in una comunità di cura. Una situazione che a quanto pare non è riuscito a sopportare.
VIDEO DELLE IENE SUL PRETE SERGIO RECANATI

19enne trovato morto in ascensore in un palazzo di torbellamonica


ROMA (28 novembre) 2010 Un 19enne italiano è stato trovato morto nell'ascensore di un palazzo in via dell'Archeologia 52, al Casilino. Il corpo non presenta segni di violenza. Sul posto la squadra mobile e gli agenti del commissariato Casilino. Il ragazzo aveva precedenti per detenzione di stupefacenti e spaccio. Accanto al corpo, però, non è stata trovata alcuna siringa che faccia pensare a un caso di overdose. Il diciannovenne abitava nel condominio a fianco al palazzo in cui è stato trovato morto.
Se conosci questo ragazzo, scrivi qualcosa

Alan Pedroli Incidente morto nella notte lungo la provinciale che collega la frazione trontanese di Cosasca


Incidente mortale nella notte lungo la provinciale che collega la frazione trontanese di Cosasca, fuori dall’abitato della frazione . Il fatto è successo attorno alla mezzanotte, teatro del sinistro la curva posta nelle immediate vicinanze del cimitero di Cosasca. Secondo le prime informazioni un’auto, una Hunady, sulla quale viaggiavano due giovani è uscita di strada finendo diversi metri più in là nel prato adiacente. L’impatto non ha lasciato scampo al ragazzo L’impatto non ha lasciato scampo al ragazzo: un 36enne residente a Masera, Alan Pedroli, Pedro per gli amici. Scattato l’allarme sul posto è arrivata un’ambulanza medicalizzata del 118 . Il giovane è stato estratto vivo dalle lamiere dell’autovettura contorta ma – a causa dei traumi riportati - è deceduto subito dopo essere arrivato al dea del San Biagio Ferite di media gravità per la ragazza che era alla guida dell’auto. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti anche i vigili del fuoco del capoluogo ossolano. Il compito di accertare la dinamica di quanto successo agli agenti della Polstrada domese. La salma del maserese - posta sotto sequestro giudiziario - si trova ora all'obitorio dell'ospedale ossolano. La famiglia del giovane è molto conosciuta per che è la madre è proprietaria di un negozio di fiori in centro a Domodossola

Marina Rotondo, è morta travolta da un treno FrecciaArgento partito da Reggio Calabria e diretto a Roma


VIBO VALENTIA28 NOVEMBRE 2010 Un'altra tragedia si è verificata questa mattina poco dopo le 8 alla stazione ferroviaria di Vibo Valentia. Una donna di 68 anni, Marina Rotondo, è morta travolta da un treno FrecciaArgento partito da Reggio Calabria e diretto a Roma. La vittima era sul binario in attesa del treno per Messina quando,La donna era sul binario e stava aspettando un treno per recarsi a Messina Il marito della donna si e' accorto dell'incidente ed ha dato l'allarme al personale della stazione ed agli agenti della polizia ferroviaria. Il treno FrecciaArgento e' fermo in attesa che vengano svolti tutti gli accertamenti da parte degli investigatori.

Forse un gioco finito male quello che poco dopo la mezzanotte ha causato la morte di un 30enne residente a Monza


MILANO - Forse un gioco finito male quello che poco dopo la mezzanotte ha causato la morte di un 30enne residente a Monza, R.M., travolto da un treno in transito alla stazione di Sesto san Giovanni, alle porte di Milano. L'incidente davanti agli occhi della fidanzata, una 24enne ora in stato di choc all'ospedale di Niguarda. secondo una prima ricostruzione, che è ancora al vaglio degli investigatori, i due poco dopo mezzanotte stavano giocando ad attraversare i binari quando, all'arrivo del Milano-Sondrio, la vittima avrebbe spostato la ragazza dai binari, salvandola, ma rimanendo travolto. Poco prima dell'incidente un testimone ha raccontato di aver visto la coppia attraversare per gioco i binari e la ragazza anche sdraiarsi a terra.
Quando l'uomo, R.M., 30 anni, residente a Monza, si è accorto che stava arrivando il treno, con uno spintone ha spostato la fidanzata, per salvarla, finendo però travolto dal convoglio in transito alla velocità di circa 60-70 chilometri all'ora in direzione Milano.
Un testimone oculare racconta di aver visto la coppia attraversare più volte i binari, con la ragazza che si sdraiava a terra. All'arrivo del Sondrio-Milano, R.M. con uno spintone ha spostato la compagna, salvandola, ma è rimasto travolto dal convoglio che viaggiava a una velocità di 60 chilometri all'ora. Per ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto gli investigatori attendono di sentire la ragazza, ancora sotto choc e sedazione.

Renato Casagrande, cacciatore di 66 anni muore dissanguato a Vittorio Veneto


Treviso 28 NOVEMBRE 2010 Colpo a una gamba, cacciatore muore dissanguato a Vittorio Veneto.
Trovato vicino alla sorgente del Meschio, i familiari avevano
dato l'allarme ieri. Il colpo fatale sarebbe partito dal suo fucile
Renato Casagrande, cacciatore di 66 anni di Vittorio Veneto (Treviso), è stato trovato morto dissanguato nei boschi sopra la sorgente del Meschio dalle squadre del soccorso alpino e dei vigili del fuoco che lo stavano cercando da ieri pomeriggio, dopo che la famiglia ne aveva denunciato la scomparsa. L'uomo aveva una ferita ad una gamba provocata pare dal suo stesso fucile da caccia. Sul posto anche i carabinieri che ritengono, sulla base di un primo esame, l'uomo sia morto a causa di un colpo fortuito partito dal suo fucile.

Il cacciatore si era allontanato ieri assieme al suo cane per una battuta nella zona delle sorgenti del Meschio, che abitualmente frequentava. Lì, infatti, i soccorritori hanno trovato la sua auto. In tarda serata poi la scoperta del corpo senza vita del cacciatore in località Forcal.

Claudio Palombo, di Cisterna, è morto in un incidente stradale


ROMA (28 novembre) Un giovane di 28 anni è morto la scorsa notte in un incidente stradale tra due auto alle porte di Velletri, in provincia di Roma. Un'altra persona si trova in prognosi riservata, mentre altre quattro, seppur ferite non sarebbero gravi. Dopo uno scontro frontale con un'altra vettura, l'auto si è cappottata ed il conducente è stato sbalzato fuori dall'abitacolo morendo schiacciato dalla sua stessa vettura. Claudio Palombo, di Cisterna, è morto la scorsa notte in un incidente stradale avvenuto intorno alle 23 di ieri tra due auto alle porte di Velletri, in provincia di Roma.
VIDEO DI UN AMICO GIACOMO
Un'altra persona si trova in prognosi riservata, mentre altre quattro, sono rimaste ferite, ma non sarebbero gravi. Dopo uno scontro frontale con un'altra vettura su cui viaggiava una famiglia romana, l'auto si è cappottata ed il conducente è stato sbalzato fuori dall'abitacolo morendo schiacciato dalla sua stessa vettura. L'incidente è avvenuto al 32° chilometro della via Appia, in quel tratto piena di curve. A quanto si è appreso dalla polizia stradale, la forte pioggia e l'alta velocità avrebbero fatto perdere il controllo dell'auto al conducente che poi è finito contro l'altra vettura che procedeva in senso di marcia opposto.

Gianni Piotti, dal 2006 sindaco di Albizzate,scomparso dopo lunga malattia.


ALBIZZATE28 novembre 2010 Si è spento venerdì sera a 68 anni, stroncato da una malattia che ha combattuto con coraggio e dignità. Gianni Piotti, dal 2006 sindaco di Albizzate, è stato sostenuto fino all’ultimo dalla moglie Alida e dai tre figli. Il mondo politico piange un «uomo che aveva sposato l’incarico di sindaco alla vecchia maniera, tenendo la porta aperta per tutti». Dopo una lunga malattia si è spento nella serata di venerdì 26 novembre Gianni Piotti, sindaco in carica ad Albizzate. Piotti era molto conosciuto in paese proprio per il suo impegno civico iniziato con la presidenza del Circolo di Albizzate che resse per 15 anni per poi approdare alla vita amministrativa prima come assessore esterno al bilancio, poi come vicesindaco. Nel 2006 venne eletto sindaco sostenuto dalla Lega Nord con il 55,7% delle preferenze.
La giunta e il consiglio, vicini alla famiglia per la grave perdita, hanno disposto per lunedì, giorno dei funerali che si svolgeranno nella chiesa parrocchiale alle 14, una giornata di lutto cittadino.
Questa sera e domani sera alle 20.30 verrà recitato il rosario mentre lunedì mattina in Comune verrà allestita la camera ardente.

Giovanni e Martino Piscopo sarebbero stati uccisi con colpi d'arma da fuoco e poi dati alle fiamme

VIESTE 28 NOVEMBRE 2010 I corpi carbonizzati dei due imprenditori turistici, Giovanni e Martino Piscopo, di 51 e 45 anni, scomparsi il 18 novembre scorso da Vieste, sono stati trovati in una Alfa Romeo 156 station wagon. Il ritrovamento, fatto da carabinieri e uomini del Corpo forestale dello Stato, è stato avvenuto durante una battuta di ricerca in località 'Posta Telegrafò, tra Peschici e Vieste, nel Gargano. I due, gestori del villaggio vacanze 'Sfinalicchiò, erano scomparsi dieci giorni fa alla periferia di Vieste mentre, a bordo del loro motofurgone, andavano a raccogliere olive.«Erano sereni anche il giorno della scomparsa, non credo abbiano visto qualcosa che non avrebbero dovuto vedere, o che abbiano offeso qualcuno. Per noi è una cosa inconcepibile, siamo distrutti». Lo afferma Lucia Piscopo, sorella degli imprenditori turistici Giovanni e Martino Piscopo, di 51 e 45 anni, scomparsi il 18 novembre scorso alla periferia di Vieste mentre, a bordo del loro motofurgone, andavano a raccogliere olive. Sei giorni dopo la scomparsa, il mistero sulla sorte dei due fratelli resta fitto, malgrado le continue ricerche da parte dei carabinieri e degli uomini del Corpo forestale dello Stato, che utilizzano unità cinofile ed elicotteri per perlustrare una vasta zona garganica, compresa la Foresta Umbra. Vengono controllati anche casolari abbandonati e canaloni, le campagne tra Vieste e Peschici e le zone più interne del Gargano UCCISI E BRUCIATI Giovanni e Martino Piscopo sarebbero stati uccisi con colpi d'arma da fuoco e poi dati alle fiamme. I due fratelli erano amministratori del centro vacanze 'Sfinalicchiò, un villaggio a tre stelle nel Gargano. Giovanni Piscopo era amministratore unico della società mentre il fratello Martino faceva parte del Consiglio di amministrazione. Il centro vacanze sorge a circa 100 metri dal mare e prende il nome dalla baia Sfinalicchio che si trova sulla litoranea Vieste-Peschici. CORPI SUI SEDILI POSTERIORI Non sono stati finora riconosciuti ufficialmente i resti completamente carbonizzati dei due fratelli-imprenditori, Giovanni e Martino Piscopo, trovati morti stamattina in un'Alfa Romeo 156 bruciata tra Vieste e Peschici. Sul luogo del ritrovamento sono attesi il medico legale e il magistrato. Quel che resta dei due cadaveri si trova sul sedile posteriore dell'auto, che ha la fiancata posteriore forata per quattro volte da proiettili di pistola calibro 7.65. Per terra i carabinieri hanno trovato sette bossoli. Alcuni proiettili - a quanto si è appreso - sono stati sparati contro la fiancata del mezzo, altri all'interno, contro i Piscopo. I SEQUESTRATORI ERANO SU TRE AUTO L'Alfa Romeo 156 station wagon bruciata sulla quale sono stati trovati i cadaveri carbonizzati dei fratelli Giovanni e Martino Piscopo, è una delle auto che Giuseppe Piscopo, fratello delle vittime, ha visto sfrecciare lungo la litoranea Vieste-Peschici nei momenti immediatamente precedenti la scomparsa dei due congiunti. Lo si apprende da fonti investigative che ipotizzano che il commando che ha sequestrato e ucciso i due fratelli abbia utilizzato tre auto. Un'altra autovettura, un'Audi, era stata trovata bruciata il giorno dopo la scomparsa dei fratelli a qualche chilometro di distanza dal luogo in cui i due erano stati sequestrati. MODALITÀ MAFIOSE Le «modalità chiaramente mafiose» con cui è stato compiuto l'omicidio dei fratelli Giovanni e Martino Piscopo indurranno la Dda di Bari a coordinare le indagini sul duplice delitto, in collaborazione con le procure di Foggia (finora titolare dell'inchiesta sulla scomparsa) e di Lucera. È quanto trapela da fonti inquirenti. I magistrati della Dda di Bari, guidati dal procuratore Antonio Laudati, stanno già seguendo il caso e - a quanto si apprende - nelle prossime ore predisporranno atti d'indagine per risalire al movente e agli autori del delitto. PROCURA: "LA MAFIA TORNA A COLPIRE" «Le modalità del duplice omicidio dei fratelli di Vieste, gli imprenditori Giovanni e Martino Piscopo, i cui corpi sono stati trovati carbonizzati questa mattina nei boschi di Peschici, dimostrano che la mafia è tornata a colpire sul Gargano in maniera efferata e violenta». Lo afferma in una nota la procura di Bari. «La procura distrettuale antimafia di Bari - prosegue il comunicato - intende dare una risposta altrettanto incisiva e immediata. Per questo già domani il procuratore, Antonio Laudati, ha convocato nel suo ufficio un coordinamento delle forze investigative coinvolte (le procure di Foggia e Lucera e i carabinieri di Foggia e dei Ros), non solo per il punto delle indagini - che dal 18 novembre scorso (data della scomparsa delle due vittime) sono state condotte egregiamente dalla Procura di Foggia - ma anche per stabilire, in maniera sinergica, operazioni di contrasto alla criminalità organizzata». Operazioni - conclude la nota - «che diano ai cittadini del territorio non solo risposte certe sul piano della Giustizia, ma anche maggiore fiducia nella Squadra Stato». DAL SEQUESTRO ALL'OMICIDIO Il furgone sul quale viaggiavano i fratelli Giovanni e Martino Piscopo il giorno della scomparsa, il 18 novembre scorso, è stato quasi certamente speronato dall'automobile dei killer. I due imprenditori sono stati quindi sequestrati e costretti a salire sull'auto dei sicari, portati in un luogo isolato, uccisi con colpi di pistola e bruciati all'interno dell'Alfa Romeo 156 in cui sono stati trovati carbonizzati stamattina. Sarebbe questa - secondo fonti investigative - la sequenza del duplice omicidio scoperto oggi nel Gargano su cui indagherà ora la Dda di Bari. Dei fratelli Giovanni e Martino Piscopo si erano perse le tracce dieci giorni fa, la mattina del 18 novembre scorso. I due, a bordo di un loro furgone, erano partiti attorno alle 8.20 dal Centro vacanze Sfinalicchio di Vieste, in cui vivevano, per andare in campagna a raccogliere le olive su un terreno di loro proprietà, in località Monticello. Il furgone con a bordo i due fratelli-imprenditori era preceduto dal trattore condotto da un loro fratello, Giuseppe. A quasi tre chilometri di distanza il furgone, che percorreva la litoranea Vieste-Peschici, superò il trattore di Giuseppe che, dopo poco, notò il mezzo vuoto sul quale viaggiavano i fratelli in località 'Monticellò, a poche centinaia di metri dall'uliveto in cui erano diretti i tre. Giuseppe ha sempre detto ai carabinieri di non essersi mai preoccupato per l'assenza di Giovanni e Martino e di aver pensato che i due fratelli erano andati a far visita, come talvolta accadeva, a dei confinanti. Forse per questo l'uomo avrebbe dato l'allarme sulla scomparsa solo verso le 13:30, cinque ore dopo aver visto i fratelli per l'ultima volta. Le indagini dei carabinieri hanno accertato che il furgone sul quale si trovavano i due fratelli è stato speronato per strada. Ciò è dimostrato dai segni di una frenata trovati sull'asfalto, dai frammenti della freccia anteriore sinistra repertati nello stesso punto della frenata, e da un'ammaccatura lieve riscontrata sul furgone proprio all'altezza della freccia anteriore sinistra. I due fratelli Piscopo appartengono ad una famiglia di dieci tra fratelli e sorelle (un undicesimo fratello è morto). Secondo quanto si mormora a Vieste, sono proprietari di terreni e di beni (tra cui un centro vacanze) il cui valore è di circa 15 milioni di euro.

sabato 27 novembre 2010

Tre vittime al passo del Mortirolo , Enzo Riganti,Angelo Lazzarini ,Giuseppe Parigi


VALCAMONICA 28 novembre 2010Intorno alle 16 al passo del Mortirolo, in Valcamonica (celebre tappa alpina del Giro d'Italia tra Brescia e Sondrio), una valanga ha travolto tre uomini che stavano facendo un'escursione con le ciaspole nel territorio del Comune di Edolo. Erano accompagnati da un quarto uomo, che ha dato l'allarme. Dopo più di un'ora di ricerche i soccorritori hanno trovato due dei dispersi, in gravissime condizioni e in ipotermia: uno è morto poco dopo. Per l'altro sono cominciate le manovre di rianimazione: è stato intubato e, costantemente sottoposto a massaggio cardiaco dai medici, ha raggiunto il fondo valle ed è stato trasportato in elicottero all'ospedale, dove però è deceduto. La valanga si è staccata intorno alle 16. Sul posto sono stati inviati gli elicotteri da Sondrio e da Brescia del 118. Mobilitati gli uomini del soccorso alpino. 2 delle persone travolte sono state estratte ancora in vita ma in ipotermia.
«Questo è un giorno molto triste per tutta la nostra città». Lo ha detto Ariella Borghi, sindaco di Treviglio. “Enzo Riganti era un avversario politico – ricorda Borghi – franco e pervicace, ma non ha mai trasferito questo confronto sul piano dei rapporti personali, che sono sempre stati amichevoli.”MONTE CUSNA - Sabato mattina un'altra valanga ha travolto due escursionisti al Passone, un passo sulla cima del monte Cusna, nell'Appennino reggiano: uno è morto e l'altro è in condizioni disperate. Vigili del fuoco, soccorso alpino, carabinieri e operatori del 118, insieme ad alcune unità cinofile, hanno cercato freneticamente i due dispersi trovandoli alcune ore dopo sepolti in un canalone sotto un metro e mezzo di neve, in condizioni gravissime e in ipotermia. I sanitari hanno immediatamente dato il via agli interventi di rianimazione. Il primo ad essere stato trasportato in eliambulanza all'ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia è stato Marco Balbarini, 49 anni, di Maranello (Modena); Andrea Costi, 34 anni, di Toano (Reggio Emilia), è stato soccorso più a lungo sul posto e poi portato in eliambulanza al Maggiore di Parma, dove è morto poco dopo.

SCARPONI E RACCHETTE - L'allarme era partito poco dopo le 10 da un terzo uomo che partecipava all'escursione: i tre erano partiti da Pian Vallese con scarponi e racchette da trekking (non erano quindi sciatori) e stavano percorrendo il sentiero 615 in direzione del rifugio Battisti (1.761 m), sul Cusna, quando si è staccata la slavina sul versante di Villa Minozzo. L'uomo, reggiano di 46 anni, ha perso di vista i due compagni, quindi è sceso a valle per dare l'allarme. I tre non avevano il rilevatore Gps.

Enzo Baldoni l'ultimo saluto



Celebrati oggi, tra familiari, amici e colleghi, i funerali del freelance ucciso in Iraq nel 2004. I suoi resti, rientrati in Italia ad aprile, sepolti nel paesino dov'era cresciuto. L'epitaffio di Marguerite Yourcenar: "Ho avuto la buona vita di un cane al sole" Ci sono voluti sei anni, tre mesi e un giorno, ma eccoli i funerali di Enzo Baldoni. Ora il giornalista freelance e pubblicitario ucciso in Iraq nell'agosto 2004 è sepolto nel paesino umbro dov'era cresciuto, sotto una lapide a forma di balena (animale a cui aveva intitolato la sua agenzia di pubblicità, scherzando sulla propria mole), e intorno un paio di allegre girandole che girano. E una frase di Marguerite Yourcenar che finisce così: "Talvolta dico tra me e me che ho avuto la buona vita di un cane al sole con varie risse e qualche osso da rodere". Una tomba allegra, com'era allegro, e in perenne ricerca di cose nuove da scoprire e conoscere, Baldoni, che a questa sua curiosità ha sacrificato anche la propria vita, ucciso da un gruppo di fanatici islamici al ritorno da una missione di aiuto alla città di Najaf, dilaniata dalla guerra civile del dopo-Saddam.

Quel che restava del suo corpo è tornato in Italia ad aprile, ma solo una decina di giorni fa - dopo controanalisi del Dna volute dalla famiglia, illusa e delusa molte volte - si è avuta la certezza che si trattava proprio di lui. "A quel punto - ha confessato la moglie, Giusi, in un breve discorso al termine della messa - la voglia era di una cerimonia privata, solo tra di noi. Ma adesso sono contenta di avere diviso il saluto finale a Enzo con così tanta gente che ha fatto così tanti chilometri".

La piccola parrocchia di Santa Maria in effetti è piena, saranno 200 persone: molti abitanti di Preci, dove i Baldoni gestiscono un agriturismo, ma anche il coro milanese dove la stessa Giusi canta, l'inviato Rai Pino Scaccia, l'ultimo a vedere Enzo vivo, Enrico Deaglio, che ai tempi dirigeva Diario, il settimanale che aveva dato a Baldoni un accredito per raccontare la guerra irachena, e Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto rapita a sua volta in Iraq. Pochissime istituzioni (il gonfalone e il sindaco del Comune di Preci, una corona della Provincia di Milano, e stop), il resto sono amici, colleghi, persone che l'avevano conosciuto anche solo per le sue attività da pioniere di Internet (aveva fondato una community, la Zonker zone, che tuttora raduna le persone a cui voleva bene) e da esploratore del mondo per hobby e per vocazione (era stato in Colombia, Chiapas, Timor Est), che in alcuni casi si conoscono dal vivo solo a messa finita.

Una cerimonia semplice, voluta dalla moglie in apparente contrasto con le volontà di Enzo, che ai tempi scherzosamente ma non troppo aveva invocato un funerale fatto di canti, balli, risa, scherzi, cibo e sesso, senza retorica. Ma si è fatto così pensando al papà di Enzo, Antonio, 88 anni, "e anche Enzo metterebbe il suo babbo al primo posto", dice Giusi. Cerimonia semplice, trattenuta, senza lacrime e strepiti, e senza gli ormai inevitabili applausi all'entrata e all'uscita della bara ("è stato incredibile anche in questo", commenta un amico), asciutta come le pareti color crema della chiesa di Santa Maria, come le parole del parroco che nell'omelia ricorda le "terre senza riposo, i corpi umiliati e martoriati" visti da Enzo.

Il resto sono ricordi personali, lacrime e sorrisi. Le stesse lacrime e gli stessi sorrisi di poco dopo, davanti a una tomba a forma di balena in un cimitero di campagna a mezza costa sui Monti Sibillini.
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