domenica 23 maggio 2010

Bologna,69enne precipitato dal terzo piano stava cercando di entrare nell'appartamento del suocero, uscito dimenticando le chiavi muore


Era stato ricoverato all'ospedale dopo essere caduto dal terzo piano, a Bologna. Ma era già arrivato in corsia in condizioni gravissime. E l'uomo è morto nella notte. Si tratta di un 69enne precipitato da uno stabile in via Gagarin, che stava cercando di entrare nell'appartamento del suocero, uscito dimenticando le chiavi. Ma non ce l'ha fatta ed è caduto nel vuoto.

L'uomo era dunque impegnato in una difficile evoluzione nel vuoto dal momento che stava cercando di entrare passando da un balcone nell'abitazione del suocero. L'anziano era infatti uscito da casa sua dimenticando le chiavi e aveva chiesto aiuto al genero.

Questi, cercando di penetrare nella casa, si era sporto pericolosamente attraverso una finestra del vano scala con l'aiuto di uno sgabello, ma nello slancio non è riuscito ad aggrapparsi al balcone del suocero ed è così precipitato nel vuoto.

I soccorsi sono arrivati immediatamente e l'uomo è stato ricoverato, già in condizioni molto gravi, all'ospedale Maggiore della città. Ma non ce l'ha fatta e nella notte è morto per le conseguenze della caduta.

Laila Yousef, 27 anni la 'principessa del ghiaccio' UN TERRIBILE incidente ha spento il sorriso Bologna


Laila Yousef insegnava pattinaggio artistico, conosciutissima all'Ice Club Bologna e al Palaghiaccio di Fanano. E' morta in un terribile schianto in Trentino Bologna, 23 maggio 2010. UN TERRIBILE incidente ha spento il sorriso di Laila Yousef, 27 anni, istruttrice di pattinaggio artistico su ghiaccio dell’Ice Club Bologna. La notizia è piombata in mattinata a Rastignano, dove si trova lo stadio del ghiaccio in cui ha sede la società sportiva che dall’ultima stagione aveva rilanciato la propria attività agonistica grazie a questa ragazza arrivata da lontano. Laila Yousef era infatti residente a Baselga di Pinè, in Trentino, dove l’altra notte alle 2.30 è avvenuto lo schianto mortale.
Sito Ufficiale


Edmondo Ballan, aveva 63 anni, è stato accoltellato a morte davanti a un bar in cui aveva seguito la finalissima di Madrid.


Una lite, scatenata dalla vittoria interista nella Champions League, è finita in tragedia a Torino. Subito dopo la partita, un italiano è stato accoltellato a morte davanti a un bar in cui aveva seguito la finalissima di Madrid. La vittima, Edmondo Ballan, aveva 63 anni. La polizia ha già fermato il presunto omicida, di cui non è ancora stata resa nota l'identità.

Negli uffici della Questura domenica mattina sono state sentite parecchie persone in qualità di testimoni. Tra questi, anche l'uomo ritenuto il probabile assassino: si tratta di un 60enne italiano.

Da una prima ricostruzione dell'accaduto, sembra che la lite tra la vittima - Edmondo Bellan - e il suo assassino sia iniziata all'interno del bar "Blu Sky" di corso Lecce, nel quartiere Parrella. Sembrava una discussione banale causata dalla vittoria dell'Inter, ritenuta squadra poco rappresentativa dell'Italia per i troppi giocatori stranieri da uno dei partecipanti all'animato confronto di opinioni.

Il titolare del locale ha allontanato i due, che dalle parole erano passati alle mani, ma la lite non è finita lì ed è subito ripresa in strada. Colpito da almeno due coltellate, una al torace e l'altra al braccio destro, Bellan è stato soccorso e trasportato in ospedale, dove è deceduto per una grave emorragia.

Sul posto sono intervenuti le volanti della polizia e gli investigatori della squadra mobile, che hanno portato in Questura alcune persone.

VIDEO DELLA NOTIZIA


sabato 22 maggio 2010

Luca Furlan 17enne Aveva scritto: "Mi fa troppo schifo vivere". su FB poi si getta nel Piave: annega Venezia


Ha lasciato uno struggente messaggio su Facebook nel quale denunciava il suo mal di vivere e annunciava il proposito di farla finita. Poi un 17enne di Musile (Venezia) ha messo in pratica il suo tragico piano. E' uscito di casa, ha raggiunto un ponte sul Piave e si è buttato di sotto. Il cadavere del giovane è stato recuperato nelle acque del fiume. "Mi fa schifo vivere così. - aveva scritto - Però non dimenticatemi".

Il Piave si è preso Luca. Aveva 17 anni, con la maggiore età che si trovava lì a due passi, il 23 giugno. La tragedia nella tarda serata di mercoledì, spinta da un malessere interiore, espresso un paio d'ore prima su Facebook, quando scrive «Basta sono stanco di tutto e tutti, mi fa troppo schifo vivere». Messaggio cui fanno seguito anche telefonate a casa, a Musile, da parte degli amici. Ma verso le 23 Luca Furlan è sul Ponte della Vittoria con il suo scooter. Qualche minuto e dal cinema Cristallo, che si trova in Golena, scatta l'allarme.

«Erano quasi le 23.15 - racconta Alessandro Priviero, che con il padre Giuliano gestisce la sala, raccontando la scena che rimarrà indelebile nei suoi ricordi - quando un paio di clienti appena usciti rientrano dicendomi che sentivano delle urla provenire dal Piave. Con loro e un'altra coppia decidiamo di andare a vedere: effettivamente si sentiva una persona che, dal Piave, invocava aiuto. Non si vedeva bene, per cui abbiamo chiesto dove fosse. Dopo avere detto "Papà scusa, ho fatto una cavolata", è scomparso una prima volta, per poi riemergere. Abbiamo dato l'allarme, mentre un mio amico si stava spogliando perché voleva tuffarsi. Ma pochi istanti dopo non si sentiva più».

Il giovane era stato risucchiato dalle torbide acque del fiume. Nel frattempo arrivano i vigili del fuoco, i carabinieri, gli stessi genitori di Luca. Quindi i sommozzatori di Vicenza che avviano le ricerche. «Si vedeva male, si vedeva male - continua a ripetersi Priviero, quasi non riuscisse a darsi pace - Gli urlavamo di venire verso la riva, che non lo vedevamo, ma lui era sfinito. Una cosa che mi rimarrà impressa nella mente per sempre».

I sommozzatori iniziano a scandagliare il fiume, nonostante il buio renda difficoltosa l'operazione. Viene ritrovato il casco, ma del ragazzo nessuna traccia. Le ricerche vengono sospesepoi riprese fino a questa mattina, quando il cadavere del ragazzo è stato ritrovato.

Ritrovato il corpo nelle acque del Piave. Al ritrovamento, effettuato dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Mestre, ha assistito anche il padre del giovane, dipendente di una società di Venezia che aveva fatto giungere per le ricerche anche una speciale macchina capace di distinguere i solidi sott'acqua. Il cadavere si trovava sulla riva opposta del Piave rispetto a quella da cui il ragazzo di era gettato in acqua, dal ponte della Vittoria di San Donà di Piave, una settantina di metri più a valle.

La madre del giovane, che fino a ieri sera aveva voluto assistere alle ricerche, era stata colta da un leggero malore e non era presente al momento del recupero.

Un episodio che sconvolge per la giovane età di Luca e per come si è consumata la tragedia. Rimane quel senso di forte dolore in chi lo conosceva, ma anche in chi, mercoledì sera, non ha potuto fare nulla per salvarlo e che ora propone di attrezzare l'area per emergenze di questo tipo. «Dovrebbe essere attrezzata per interventi di emergenza - dice Priviero -, magari con un salvagente, una corda o non so cos’altro. Se qualcuno scivola accidentalmente dentro il fiume, non c'è modo per aiutarlo».

Umberto Bonomo (21 anni) e Angelo Bruno (23), incidente mortale MONREALE

Incidente mortale ieri sera, attorno alle 22, a Monreale, nel palermitano. A perdere la vita due giovani, Umberto Bonomo (21 anni) e Angelo Bruno (23), residenti a Pioppo, che, a bordo di un Ford Fiesta, si sono schiantati contro un muro. Il primo sarebbe morto sul colpo e i vigili del fuoco intervenuti, dopo difficili operazioni, sono riusciti ad estrarre il cadavere dalle lamiere. Per il secondo c’è stato il trasporto d’urgenza all’ospedale Villa Sofia dove, però, è morto nella notte.

Daniele Arestia, di 37 anni ha ucciso la madre, Nunziata Pluchino, 65 anni e si è poi suicidato. Ragusa


Un giovane di 37 anni ha ucciso la madre con un attrezzo da palestra e poi si è suicidato. È avvenuto a Ragusa in via Anfuso, la notte scorsa. Indaga la polizia. Si chiamava Daniele Arestia, di 37 anni, ed aveva finora condotto una vita assolutamente normale, l'uomo che la notte scorsa ha ucciso la madre, Nunziata Pluchino, 65 anni e si è poi suicidato. L'anziana abitava con il figlio in un appartamento al sesto piano di via Anfuso, in un quartiere residenziale a breve distanza dal centro commerciale Le Dune e dal palazzetto dello sport di via Zama. Secondo la ricostruzione della polizia l'omicidio-suicidio è avvenuto intorno all'1.30 di notte: l'uomo, per motivi ancora sconosciuti, ha aggredito la madre, colpendola con una micropedaliera che le ha fracassato il cranio e con diverse coltellate all'addome. Il matricida avrebbe agito in preda ad un raptus, tanto che alla vista del sangue si è spogliato nudo, è uscito da casa portando con sè le armi del delitto e in un prato distante poche decine di metri si è inferto delle coltellate all'addome; poi si è tagliato la gola. Il suo cadavere è stato scoperto nella tarda mattinata. Un'ora prima era stata la figlia a scoprire il corpo della madre in una pozza di sangue, senza però trovare tracce del fratello. Nunziata Pluichino era titolare di un negozio di ceramica molto frequentato in via dei Frassini; suo figlio Daniele era disoccupato e saltuariamente l'aiutava nell'attività commerciale.

giovedì 20 maggio 2010

Rocco Fanelli morto a 72 anni l ultimo maniscalco,Mesagne


MESAGNE - Si chiude una pagina della storia mesagnese. Nei giorni scorsi è scomparso Rocco Fanelli, lu uarnamintaru, l’ultimo maniscalco. Se ne è andato a 72 anni, dopo 57 anni di lavoro, tutti dedicati a preparare selle per cavalli, capizzuni, slittini per la vendemmia.
A metà degli anni sessanta, come tanti suoi coetanei artigiani e contadini, preferì lo stipendio sicuro della Montedison. La mattina in fabbrica, il pomeriggio a sistemare l’occorrente per i cavalli dei contadini con i quali non aveva mai interrotto i rapporti di lavoro. La fabbrica, però, fu per lui solo una illusione. Non era il suo lavoro ideale. Vi restò poco più di quindici anni e appena il colosso chimico avviò i primi incentivi per i licenziamenti, non si fece scappare l’occasione e preferì tornare a tempo pieno nella sua bottega, la sua antica passione. Nei primi anni di lavoro in proprio, divise l’impegno con il fratello assieme al quale aprì l’attività a Grottaglie. Poi conobbe e si innamorò di una ragazza di S. Vito dei Normanni. Se la sposò e dal matrimonio nacquero due figli, una femmina ed un maschio.
Rocco ha sempre lavorato in un monolocale buio, angusto, in via Federico II Svevo, nei pressi di piazza Garibaldi, vicino al Municipio. Per la piccola bottega, di proprietà di Daniele Cavaliere, Rocco non ha mai pagato l’affitto. Una decisione presa dal proprietario che, quando morì, lasciò scritto al figlio Emanuele che Rocco non avrebbe dovuto mai pagare l’affitto per l’utilizzo di quella stanza.
Lo conoscevano tutti perché Rocco lavorava sull’uscio della bottega per sfruttare la luce del sole e vedere meglio il lavoro che doveva fare. Via Federico II Svevo è strada molto transitata che unisce piazza Municipio con via Brindisi o piazza Porta Grande. Diciamo la circonvallazione del borgo antico.

Giovanni Andrea Satta di Porto Torres è morto dopo due mesi di coma,arrestato questa mattina Alfio Quan Annibale Lombardo accusato dell omicidio


Ubriaco, uccise un disabile per gioco, a Sorso, nel Sassarese, il 9 aprile 2009. Con questa accusa è stato arrestato questa mattina il ventunenne Alfio Quan Annibale Lombardo.

Inizialmente era stato denunciato per omicidio colposo l'amministratore del centro commerciale per non aver osservato le norme di sicurezza e per il mancato abbattimento delle barriere architettoniche. Le indagini hanno in seguito consentito, grazie all'interrogatorio di decine di testimoni, di ricostruire diversamente l'accaduto e all'arresto del giovane: in stato di evidente alterazione alcolica ha spinto il sessantenne, costretto su una sedia a rotelle, da una rampa di carico e scarico merci, senza protezione, di un centro commerciale solo per il divertimento di vederlo cadere nel vuoto.

La vittima, Giovanni Andrea Satta di Porto Torres è morto il 21 giugno, dopo due mesi di coma, senza aver mai ripreso conoscenza.

CADAVERE SUI BINARI DI PERUGIA UN UOMO SUI 30-40 ANNI


Il ritrovamento di un cadavere di un uomo di età tra 30 e 40 anni sui binari ha bloccato, questa mattina, la circolazione ferroviaria tra le stazioni perugine di Fontivegge e Ponte San Giovanni. Il ritrovamento di un cadavere di un uomo di età tra 30 e 40 anni sui binari ha bloccato, questa mattina, la circolazione ferroviaria tra le stazioni perugine di Fontivegge e Ponte San Giovanni.
Secondo i primi accertamenti si tratterebbe di un suicidio
Ad accorgersi del cadavere sono stati, poco dopo le 6, i macchinisti del treno Foligno-Perugia. Gli agenti della polfer e della questura perugina sono intervenuti per gli accertamenti, mentre le Ferrovie hanno allestito un servizio di autobus sostitutivi tra le due stazioni.
A causa del blocco della circolazione è stato inoltre deviato via Terontola l'Eurostar Perugia-Roma.

Massimiliano Ramadù ed il caporal maggiore Luigi Pascazio,Cerimonia funebre, oggi, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma




Roma, 20 maggio 2010 - Cerimonia funebre, oggi, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma per il sergente Massimiliano Ramadù ed il caporal maggiore Luigi Pascazio, uccisi in Afghanistan lunedì. Le esequie solenni sono iniziate alle 10 alla presenza delle più alte cariche dello Stato e del Governo.

Presenti il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e
quelli del Senato, Renato Schifani, della Camera, Gianfranco Fini, del Consiglio, Silvio Berlusconi oltre a ministri, esponenti politici di maggioranza e opposizione e le più alte autorità militari.


L'OMELIA - "Quando Luigi e Massimiliano hanno scelto la professione militare volendo partecipare in modo attivo e creativo alla pace hanno scelto di donare tutto loro stessi per gli altri": è uno dei passi dell’Omelia pronunciata da mons.Vincenzo Pelvi nella messa di suffragio per Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio, i due alpini morti in un attentato in Afghanistan.

"Sapevano bene - ha sottolineato il monsignore - che la vera disgrazia sarebbe stata morire per niente e per nessuno. Ed è stata proprio la loro morte a rendere più evidente il vivere per gli altri. Hanno scelto di non vivere per se stessi, non hanno voluto un’esistenza tesa solo alla propria soddisfazione e alla propria gloria, senza alcuna prospettiva d’amore. Al contrario, hanno preferito vivere per gli altri, sostituendo all’io il noi. La contraddizione più radicale non è tra il vivere il morire, ma tra il vivere per se stessi e il vivere per gli altri".

"Per i nostri giovani militari le missioni di pace sono una questione d’amore per dare dignità e democrazia a chi piange e soffre nelle terre più dimenticate", continua il cappellano militare nella basilica di Santa Maria degli Angeli gremita di folla. "Amore e pace sono inseparabili - ha ricordato mons.Pelvi - la pace è un effetto dell’amore, deve essere fondata sul senso dell’intangibile dignità umana, sul riconoscimento di un’incancellabile e felice uguaglianza fra gli uomini, su dogma basilare della fraternità umana. La società non è capace di futuro se si dissolve il principio di fraternità".


C'E' ANCHE SCIRE' - Anche il primo caporal maggiore Gianfranco Scirè è arrivato alla basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma per assistere alla cerimonia funebre per i compagni morti in Afghanistan. Scirè, rimasto ferito assieme al caporale Cristina Buonacucina, è arrivato su una sedia a rotelle dall’ospedale militare del Celio dove è ricoverato per la frattura alla tibia riportata nell’esplosione di lunedì.


Scirè, che già ieri aveva espresso il desiderio di partecipare alle esequie solenni, ha preso posto di fianco alle due bare avvolte dal Tricolore, nei pressi dei banchi riservati alle famiglie delle vittime.
Il caporale Buonacucina è invece tuttora ricoverata presso l’ospedale americano di Ramstein, in Germania, dove è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico per ricomporre le lesioni riportate a una vertebra.


COLLOQUIO BERLUSCONI-FINI - Colloquio cordiale tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e quello della Camera Gianfranco Fini prima dell’inizio dei funerali di Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio caduti in Afghanistan. Alla conversazione si sono poi aggiunti il presidente del Senato Renato Schifani e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta



mercoledì 19 maggio 2010

Il fotoreporter Fabio Polenghi, 45 anni, ucciso negli scontri di Bangkok


Il nostro connazionale, 45 anni, lavorava per una rivista europea. In fiamme la Borsa, il più grande centro commerciale e la sede della televisione. Arrestato leader della potesta. In sei giorni 39 vittime

Bangkok, 19 maggio 2010 - Almeno cinque persone, fra le quali anche un fotoreporter italiano, sono state uccise negli scontri di stamani a Bangkok fra manifestanti anti-governativi e forze di sicurezza. Secondo quanto riferito da fonti giornalistiche il nostro connazionale deceduto si chiamava Fabio Polenghi, aveva 45 anni e viveva a Milano. Si trovata in Thailandia da tre mesi e lavorava per conto di una rivista europea.



Il fotografo italiano, secondo fonti sanitarie, è stato ferito allo stomaco ed è arrivato morto all’ospedale. “Un italiano è stato portato morto all’ospedale - ha riferito alla France Presse il direttore dell’ospedale della polizia, Jongjet Aoajenpong -. E’ un giornalista ed è stato colpito allo stomaco”. Un altro giornalista, canadese, invece è stato ferito dall’esplosione di una granata M79 all’interno dell’accampamento delle "camicie rosse".



IL CORDOGLIO - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha appreso con commozione della tragica notizia della morte del fotoreporter italiano nel corso degli scontri a Bangkok. Un portavoce della Presidenza della Repubblica rende noto che gli uffici del Quirinale sono in contatto con l’Unità di Crisi della Farnesina "affinchè siano rigorosamente accertate le circostanze e le responsabilità di quanto è accaduto".



Il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini ha espresso il cordoglio suo e della Camera dei deputati, sottolineando "il valore e la professionalità dei tanti operatori dell'informazione, che quotidianamente lavorano in contesti internazionali difficili per testimoniarne e raccontarne la realtà anche nei suoi aspetti più drammatici".



Cordoglio anche dal Presidente del Senato Renato Schifani, pure a nome dei colleghi di Palazzo Madama. "In questo tragico frangente - aggiunge il Presidente del Senato - tutti noi dobbiamo riflettere sull’importanza fondamentale del lavoro svolto, anche a rischio della propria vita, dai professionisti dell’informazione che, in nome della verità, pagano purtroppo un alto tributo di sangue".



LA RESA - Gli scontri, particolarmente violenti, sono iniziati stamattina all’alba quando le forze dell’esercito hanno deciso di rompere gli indugi ed attaccare i dimostranti nella cosiddetta “zona rossa”, occupata da diverse settimane. Dopo l’annuncio da parte del governo che ogni negoziato era ormai interrotto, l’esercito ha fatto irruzione con i blindati attraverso le barricate delle camicie rosse aprendo il fuoco in tutte le direzioni. Imbracciando gli i fucili d’assalto M-16 un centinaio di poliziotti si è fatto strado gridando ai manifestanti rifugiati nelle tende: “Uscite e arrendetevi altrimenti vi ammazziamo”.



In seguito all'attacco dell'esercito i leader delle 'camicie rosse' hanno annunciato la loro resa alle autorità. La notizia di una possibile resa era già stata anticipata dalla polizia tailandese, mentre il governo di Bangkok aveva reso noto che diversi dirigenti delle “camicie rosse” avrebbero già abbandonato il luogo degli scontri; contro i leader dei manifestanti - che chiedono lo svolgimento di elezioni anticipate - sono stati diffusi dei mandati di arresto.



LEADER ARRESTATO - Arisman Pongruangrong, uno dei leader più radicali delle 'camicie rosse', è stato arrestato presso la barricata di Ploen Chit, dal lato orientale dell’ex cittadella dei manifestanti. Arisman, un ex cantante pop, aveva guidato l’assalto al Parlamento a metà aprile, nonché quello contro l’hotel di Pattaya dove l’anno scorso si svolgeva un vertice dei leader asiatici. Un mese fa era sfuggito all’arresto calandosi dalla finestra di un hotel, eludendo le centinaia di poliziotti sul posto.



ANCORA SCONTRI - Sono una ventina gli incendi apppiccati in varie zone di Bangkok dalle camicie rosse dopo che l’intervento dell’esesrcito ha messo fine all’occupazione del quartiere commerciale. Lo hanno riferito i vigili del fuoco della capitale thailandese. La sede dell’emittente televisiva Canale 3 è stata data alle fiamme: all'interno oltre 100 persone che sono state tratte in salvo. Completamente distrutto dalle fiamme Central World, il più grande centro commerciale della Thailandia e il secondo del sud-est asiatico. Danneggiato da un rogo anche il primo piano della Borsa di Bangkok.



Questi ultimi sei giorni di violenze sono costate la vita a 39 persone, in gran parte civili. Dall’inizio della protesta, il 12 marzo scorso, il bilancio è di 68 morti e oltre 1.700 feriti.


martedì 18 maggio 2010

Giuseppe Di Matteo sciolto nell'acido dalla mafia,Palermo


Mafia, bimbo sciolto nell'acido: domiciliari per motivi di salute a uno degli ergastolani
Salvatore Vitale era il proprietario del maneggio di Villabate (Palermo) dove Giuseppe Di Matteo venne rapito da mafiosi che si presentarono come agenti di polizia. Secondo l’accusa, l’uomo favorì il sequestro

Palermo, 18 maggio 2010 - È stato scarcerato per motivi di saluti Salvatore Vitale, 64 anni, condannato all’ergastolo per il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, il tredicenne ucciso e sciolto nell’acido dopo 18 mesi di prigionia per punire il padre, Mario Santo Di Matteo, che aveva iniziato a collaborare con la giustizia. In termini tecnici si chiama differimento della pena.


Vitale era il proprietario del maneggio di Villabate (Palermo) dove il ragazzino venne rapito da mafiosi che si presentarono come agenti di polizia. Secondo l’accusa, l’uomo favorì il sequestro.

Vitale era detenuto nel carcere di Voghera, ed è stato rimesso in libertà sabato su decisione del magistrato di sorveglianza di Pavia che accolto una richiesta del difensore, Giuseppina Paci, fondata sull’incompatibilità delle condizioni di salute dell’ergastolano con la detenzione.

Vitale era stato coinvolto anche nelle indagini sulla strage di via D’Amelio, ma era stato poi prosciolto. Un suo fratello, Nicola Vitale, sospettato di essere anch’egli implicato nel sequestro Di Matteo, si suicidò nel 1995.

Idris Iodanu 38 anni ucciso da un pirata della strada Napoli


Un pirata della strada ha investito e ucciso un cittadino del Burkina Faso, di 38 anni. L'episodio è avvenuto a Giugliano, nel Napoletano. Secondo quanto ricostruito dalla polizia stradale, l'uomo, Idris Iodanu, era a bordo di una bicicletta quando è stato investito lungo la statale 151. E' stata una telefonata anonima a segnalare la presenza del corpo senza vita dell'uomo.

Sulla sede stradale, rinvenute parti di uno specchietto laterale infranto: sono in corso le indagini, coordinate dal dirigente della sezione, Paolo Fassari. E' probabile che si tratti di un autocarro.

lunedì 17 maggio 2010

Vittime Dell'attentato sono sergente Massimiliano Ramadu' e caporalmaggiore Luigi Pascazio

È il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni di Bari una delle due vittime della bomba esplosa a Herat, in Afghanistan nella mattinata di oggi, lunedì 17 maggio. L'altro militare rimasto ucciso nell'attentato a una colonna di mezzi del contingente italiano Isaf è il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri, in provincia di Roma. Due i feriti a causa. dell'esplosione: Cristina Buonacucina, originaria di Foligno e Gianfranco Scirè, di Palermo. Pascazio, Ramadù e gli altri due militari ora ricoverati in gravi condizioni all'ospedale da campo di Herat si trovavano a bordo di un blindato Lince, parte di una colonna di automezzi in fase di spostamento nel Nord Est del paese, in un'area controllata dalle forze italiane. Al passaggio del convoglio, alle 9.15 ora locale, l'esplosione che ha investito il mezzo con i quattro militari italiani posizionato nel nucleo di testa, in quarta posizione tra i mezzi in movimento. Il blindato si spostava con decine di altri veicoli di diverse nazionalità, in direzione di Bala Murghab, nel Nord dell'Afghanistan.

IL CAPORALE PASCAZIO - La notizia della morte del caporale Pascazio è arrivata a Bari nell'immediatezza della tragedia. Comunicata al padre del giovane, un poliziotto in servizio nella questura barese al momento dell'attentato. Luigi Pascazio era originario di Bitetto, cittadina di 11 mila abitanti nella provincia del capoluogo e viveva con il papà Angelo, sovrintendente di polizia, la mamma Maria Lettieri e la sorella 15enne Valentina in una zona semicentrale della cittadina. Il sottufficiale 25enne era di stanza a Torino, aveva vinto nel 2006 il concorso da volontario in ferma prefissata di quattro anni (Vfp4) e faceva parte della Brigata Taurinense con base nella Caserma Garibaldi di Corso Quattro Novembre. Pochi i militari della brigata rimasti in Piemonte al momento: tutti gli effettivi, di fatto, sono schierati in Afghanistan. Per Pascazio si trattava della prima missione all'estero, in passato aveva partecipato a tre missioni in Italia, per due volte nell’operazione «Domino» e una volta in una operazione di sicurezza in pattuglie miste nelle città. Era partito per il Medio Oriente solo due mesi fa. La notizia dell’attentato è arrivata in tempo reale anche alla sede del comando torinese e ha lasciato scossi i colleghi dei militari uccisi e feriti. «Se ne vanno sempre i migliori» racconta un militare nei pressi della caserma. «I cattivi non muoiono mai» dice. «Conoscevo bene Luigi Pascazio - continua -. Nel tempo libero giocavano spesso a biliardino. Luigi, che era alla sua prima missione in Afghanistan, era un amico». Il commilitone, che ha voluto restare anonimo, ricorda bene anche Ramadù: «Erano due bravi ragazzi e due soldati preparati. Non ho parole, oggi per noi è una giornata davvero triste...».
Luigi Pascazio
LA FAMIGLIA - «È un dolore per ogni uomo con un cuore, per ogni uomo che crede nel sacrificio per la patria, per ogni uomo che crede negli ideali, che dare un contributo piccolo o grande che sia possa servire a migliorare il mondo anche con la propria vita». Questo il messaggio che il papà di Luigi Pascazio, Angelo, ha voluto diffondere poco fa attraverso un amico e collega di lavoro. La famiglia Pascazio è chiusa nel dolore nella abitazione di Bitetto presidiata dalle forze dell’ordine e inaccessibile ai giornalisti. Il prefetto Carlo Schilardi e il questore Giorgio Manari hanno voluto fare visita personalmente ai Pascazio e dopo aver espresso solidarietà alla famiglia hanno lasciato Bitetto. L'unico a parlare è Francesco Tiani, segretario provinciale Siap (il sindacato di polizia), ma soprattutto da 20 anni amico dei Pascazio. Poche le parole rilasciate alla stampa: «Angelo parlava sempre del figlio, la famiglia era orgogliosa di lui».
IL MINISTRO LA RUSSA: «NON DEFLETTERE» - «Abbiamo ritenuto oggi e continuiamo a ritenere che il rischio sia connesso all’importanza della missione» ha detto il ministro dell'Interno La Russa a proposito dell'uccisione dei due militari italiani. «A me non piace fare il confronto con le altre forze della missione, anche se l’Italia, in rapporto al numero di militari, forse ha subito meno perdite in assoluto - ha continuato La Russa -. Non mi piace la contabilità dei morti e dei feriti. C’è sempre un prezzo in queste missioni internazionali e questo ci rende consapevoli della gratitudine che dobbiamo ai nostri militari. Ma questo non ci fa deflettere sulla opportunità, sulla necessità, sulla valutazione politica di partecipare a missioni internazionali che hanno lo scopo di rendere più vicina la pace, di costruire una situazione di equilibrio e allontanare il terrorismo dalle nostre nazioni, dalle nostre città e dalle nostre case». Anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha posto le sue condoglianze e ringraziato ufficialmente il contingente tricolore: «I soldati italiani stanno facendo un eccellente lavoro in Afghanistan e la Nato apprezza molto il contributo italiano alla missione, nonché il solido impegno politico che ha sempre dimostrato».
APERTA UN'INCHIESTA SULL'ATTENTATO - La procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale sull’attentato che a Bala Murghab, in Afghanistan, ha provocato la morte di Pascazio e Ramadù ed il ferimento di Cristina Buonacucina e Gianfranco Scirè. Strage con finalità di terrorismo il reato iscritto nel fascicolo, affidato al pubblico ministero Giancarlo Amato. Il magistrato è in attesa di una prima informativa dei carabinieri del Ros sulla dinamica dell’attentato
VIDEO MEDIASET.

Marcella Rizzello ammazzata davanti alla figlia per 100 euro


VITERBO, 17 MAGGIO 2010 - I carabinieri hanno fermato due persone nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Marcella Rizzello. La donna,30 anni, e' stata assassinata nella sua abitazione il 3 febbraio scorso, sotto gli occhi della figlia di 14 mesi.. Uccisa per cento euro: a tanto ammonta il valore della refurtiva (una vecchia macchinetta fotografica, un portafogli e pochi altri oggetti) rubata dagli assassini nella casa di Marcella Rizzello, la donna di 30 anni assassinata a Civita Castellana (Viterbo) nella propria abitazione il 3 febbraio scorso, davanti alla figlia Giada di 14 mesi. La donna, colpita con 15 coltellate, fu ritrovata in una pozza di sangue dal compagno appena tornato dal locale in cui lavora come barista. I carabinieri di Civita Castellana hanno fermato oggi Giorgio De Vito, napoletano di 35 anni, e una donna polacca di circa 30 anni che all'epoca del delitto era la convivente di De Vito e che avrebbe partecipato al furto sfociato nell'omicidio, probabilmente con un ruolo attivo.
De Vito, che abita da alcuni anni a Civita Castellana, è un "topo d'appartamento" con diverse condanne per furto alle spalle ed è stato denunciato alcune volte per molestia da parte di donne. Ad incastrarlo sono state cinque macchie di sangue sul luogo del delitto dalle quali i carabinieri del Ris hanno estratto il suo Dna, una decina d'impronte di scarpe e l'impronta palmare della sua mano, trovata sulla parte interna della porta del bagno, dove si era lavato dopo l'omicidio. In casa della madre, ad Aprilia, inoltre, durante una perquisizione, è stata ritrovata la macchinetta fotografica di Marcella Rizzello.
De Vito era stato arrestato a Civita Castellana il 12 maggio scorso durante una rissa per gelosia, finita a coltellate, con l'ex convivente della donna polacca, un operaio di 39 anni residente a Fabrica di Roma. I carabinieri sono risalti a De Vito attraverso l'esame del Dna cui è stato sottoposto dopo il ricovero in ospedale per le ferite da arma da taglio subite durante la rissa: un Dna che coincide con quello del sangue trovato in casa di Marcella Rizzello.
I carabinieri pensano che Giorgio De Vito abbia anche tentato di stuprare la vittima: una sorta di punizione per la reazione al tentativo di furto. La tesi è basata sul fatto che Marcella Rizzello fu trovata seminuda, con gli slip calati e una bottiglia adagiata in mezzo alle gambe: una circostanza interpretata come un tentativo di depistaggio, uno sfregio o un messaggio. I carabinieri specificano che la violenza sessuale non è avvenuta, ma molti indizi, compresi i profili psicologici dell'uomo e della sua compagna, portano a ritenere che molto probabilmente i due volessero stuprare insieme la vittima..

Il piccolo Carlo Umberto muore in piscina nel bresciano a soli 3 anni


PARATICO (BRESCIA), 16 MAGGIO 2010 Un bimbo di 3 anni Carlo Umberto e' annegato in una piscina nel bresciano. Il piccolo era stato affidato alla nonna insieme alla sorellina. La donna vive in una cascina a Paratico e i genitori in quel momento erano impegnati per lavoro a Sarnico, nel bergamasco.. Saranno celebrati martedì, alle 15, nella chiesa parrocchiale di Paratico i funerali del piccolo Carlo Umberto Sarzi Amadè, il bambino di 3 anni che ha perso la vita domenica annegando nella piscina di casa.
Il bambino, forse per recuperare il pallone con cui stava giocando, ha salito da solo i quattro pioli della scala di accesso alla piscina prefabbricata esterna e che si alza dal pavimento; una vasca alta circa un metro e mezzo, lunga non più di otto metri e larga quattro. La piscina era coperta da un telone verde, ma la pioggia di questa primavera ha evidentemente creato una seconda «piscina» in superficie. Carlo, raggiunto l'ultimo gradino della scala, è scivolato all'interno. L'acqua, alta non più di 30 centimetri, è diventata per lui una trappola mortale.
Carlo non è più riuscito riemergere. Il corpo è stato ritrovato pochi minuti dopo dalla nonna che lo stava cercando, chiamandolo preoccupata nel giardino e dietro l'abitazione. Immediata la richiesta di intervento al 118, che ha inviato una autoambulanza dal punto di intervento di Capriolo. Ma i sanitari, dopo aver tentato di rianimare il bambino invano, non hanno potuto fare altro che constatare l'avvenuto decesso. Sul posto sono arrivati rapidamente anche i genitori.
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domenica 16 maggio 2010

Valanga travolge e uccide un 25enne Paolo Scueri


E' morto il secondo scialpinista travolto dalla valanga che si è staccata dalla Tofana di Rozes a Cortina. Si tratta di un 25enne trentino,Paolo Scueri, di Mezzolombardo (Trento).Due scialpinisti italiani sono stati travolti da una valanga sulla Tofana di Rozes, a Cortina d'Ampezzo: uno di loro è stato tratto in salvo dai soccorritori mentre il corpo del secondo escursionista è stato individuato e recuperato senza vita. E' un giovane trentino, Paolo Scueri, di Mezzolombardo.
Il corpo è stato scorto a circa 2.500 metri di altitudine in uno (16 maggio 2010) stretto canalino dietro Punta Marietta, un luogo impossibile da raggiungere con l'elicottero, neppure utilizzando il gancio baricentrico.
Le squadre del Soccorso alpino di Cortina sono state portate con l'elicottero in quota e si sono calate dall'alto per raggiungerlo.
Da una prima ricostruzione i due scialpinisti italiani (ancora non sono note le generalità) anziché percorrere la via normale alla Tofana, hanno tagliato verso sinistra dietro Punta Marietta.
Non appena sono entrati nel canale si è staccata la valanga. Uno dei due è riuscito a rimanere a monte del fronte, l'altro e' stato trascinato per quasi 150 metri.
La massa nevosa ha un fronte non ampio ma ha invaso un canalone stretto e molto ripido meta di escursioni scialpinistiche. La valanga è caduta tra il primo spigolo e la cengia che porta al rifugio Giussani
L'uomo recuperato è stato trasportato in elicottero per controlli all'ospedale di Cortina d'Ampezzo.

Ann Sharrie Muore annegata per salvare il figlio


Positano 16 MAGGIO 2010 E' riuscita a mettere in salvo il figlio di 12 anni ma è stata travolta dalle onde ed è morta annegata. E' accaduto a Positano. i due stavano passeggiando su una banchina del porto. La vittima è una donna americana Ann Sharrie, di 49 anni, che stava trascorrendo con la famiglia un fine settimana sulla costiera. Il 12enne è stato ricoverato ma è fuori pericolo. Sulla tragedia indagano i carabinieri della compagnia di Amalfi.
La tragedia è avvenuta intorno all'una di notte. Madre efiglio sono stati improvvisamente travolti da un'onda anomala. I due sono finiti in mare. Inutili i soccorsi di alcune persone che in quel momento erano sulla spiaggia. Per la 49enne americana, sposata con un connazionale, ingegnere aeronautico, non c'è stato nulla da fare.
Ann Sharrie aveva deciso di trascorrere in week-end nel centro della costiera amalfitana ed alloggiava al Sirenuse.
VIDEO DELLA TRAGEDIA.

Francesca Gattuso viene uccisa dal marito Giovanni Iaria che simula un incidente


REGGIO CALABRIA, 16 MAGGIO 2010.Giovanni Iari di 48 inni uccide la propria moglie Francesca Gattuso e simula un incidente stradale con la morte della donna.
La donna Francesca Gattuso è stata ritrovata carbonizzata: Il cadavere della 38enne, e’ stato trovato all’internoL’uomo è in stato di arresto.
della vettura dalla polizia, dopo una segnalazione di incidente stradale.
Niente da fare per il marito furbetto che ha raccontato il falso; gli investigatori della squadra mobile hanno evidenziato le incongruenza nel racconto.

sabato 15 maggio 2010

Salvatore Castaldo, 39 anni perde la vita in un incidente stradale Autostrada A4


Bergamo, 15 MAGGIO 2010 - Un grave incidente stradale e' avvenuto oggi sull'autostrada A/4 in provincia di Bergamo direzione Venezia, causando un morto (CASTALDO SALVATORE) e tre feriti.L'incidente e' avvenuto intorno alle 5 quando un'auto con a bordo due persone ne ha tamponata un'altra con due passeggeri: entrambe sono poi finite contro un tir..Le vetture si sono incastrate nella parte posteriore del mezzo pesante, tanto che per soccorrere i feriti, oltre al 118 sono intervenuti anche i vigili del fuoco. Il bilancio è di un morto, un uomo di 39 anni, che si trovava a bordo di una delle due auto, e di altri tre feriti portati uno agli Ospedali Riuniti e gli altri due alla Humanitas, a Bergamo. Il primo, in condizioni più gravi, è stato trasportato in stato di incoscienza. Gli accertamenti sono condotti dalla Polizia stradale di serate (Bergamo).
La vittima è Salvatore Castaldo, 39 anni, originario di Caserta e residente a Brescia. L'uomo, che lavorava come addetto alla sicurezza in una discoteca, stava rientrando a casa insieme a un collega di origini marocchine. La Fiat Punto sulla quale viaggiavano si è scontrata, per cause ancora in via di accertamento, con una Mini Cooper, a bordo della quale c'erano due bergamaschi di 22 e 39 anni, residenti a Foresto Sparso e Adrara. Dopo l'urto, le due auto sono finite addosso a un tir fermo in una piazzola di sosta. L'uomo alla guida della Punto è morto sul colpo, mentre le altre tre persone sono rimaste ferite. Tra queste, il conducente della Mini è ricoverato in gravi condizioni. Illeso, invece, il conducente del mezzo pesante. .

Domenico Crisafulli 57enne,muore cadendo da 4 metri d altezza,dipingeva una righiera,Roccalumera


Un operaio di 57 anni e' morto mentre stava facendo dei lavori sulla ringhiera di un appartamento di un privato, nel messinese.Il fatto e' avvenuto a Roccalumera (Me). Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, la ringhiera ha parzialmente ceduto e l'uomo, Domenico Crisafulli, avrebbe perso l'equilibro cadendo da un'altezza di circa 4 metri. Crisafulli e' morto sul colpo.
L’uomo, molto noto in paese per essere il presidente della locale squadra di calcio, stava effettuando dei lavori sul balcone di un appartamento in via Cristoforo Colombo. Improvvisamente, secondo quanto hanno accertato i Carabinieri, la ringhiera ha ceduto e Crisafulli è caduto nel vuoto finendo sul selciato. L’operaio è morto sul colpo. I Carabinieri hanno posto sotto sequestro il balcone sul quale è avvenuto l’incidente

Euplio Brescia 42 anni,muore in un profondo dirupo Ascoli Satriano


ASCOLI SATRIANO (FOGGIA). Un uomo di 42 anni, Euplio Brescia, e' morto la notte scorsa cadendo in un profondo dirupo ad Ascoli Satriano, in provincia di FOggia. L'allarme è stato lanciato dalla madre dell'uomo, preoccupata per non averlo visto rientrare dopo che ieri sera aveva detto di uscire per fumare una sigaretta. Agli investigatori la donna ha raccontato che conoscendo le abitudini del figlio, che spesso si tratteneva per strada, e' andata a dormire, ma non vedendolo tornare in mattinata ha dato l'allarme.

Stando ad una prima ricostruzione dell'accaduto, il 42enne, per cause ancora in corso di accertamento, è scivolato accidentalmente in un fondo agricolo scosceso, finendo tra le erbacce. Sul posto i carabinieri di Ascoli Satriano e i vigili del fuoco che stanno provvedendo ad estrarre il cadavere dal dirupo.



venerdì 14 maggio 2010

Rocco Carbone, 45 anni ucciso nel suo negozio d armeria,Bovalino


BOVALINO (REGGIO CALABRIA), 14 maggio 2010 – Sono indirizzate sulla vita privata della vittima, le indagini dei carabinieri per fare luce sull’omicidio di Rocco Carbone, il titolare di un’armeria ucciso stasera a Bovalino, davanti al suo locale. L’uomo, che viveva a Platì, paese di cui era originario, era incensurato e non risulta che avesse legami di alcun tipo con la criminalità organizzata. Anche l’ipotesi della rapina viene esclusa, dal momento che l’assassino è entrato in azione dopo che Carbone aveva già chiuso la saracinesca. Se qualcuno avesse voluto tentare di sottrargli il denaro o le armi lo avrebbe fatto quando il negozio era ancora aperto. I carabinieri stanno adesso cercando di ricostruire l’esatta dinamica del delitto. Dai primi accertamenti pare che a sparare sia stata una sola persona, ma non è ancora chiaro se l’assassino fosse appostato nelle vicinanze del negozio o se sia arrivato sul luogo del delitto, situato nel pieno centro di Bovalino, a bordo di un mezzo. Al di là della dinamica, i carabinieri hanno iniziato a scavare nella vita privata della vittima per accertare le sue conoscenze e verificare se negli ultimi tempi possa essere entrato in contrasto con qualcuno o possa avere fatto, anche inconsapevolmente, uno sgarro a qualche esponente della criminalità organizzata che poi potrebbe essersi vendicato. Gli investigatori hanno già iniziato a sentire familiari e conoscenti di Carbone, alla ricerca di un indizio che possa mettere le indagini sulla strada giusta.

Matriarca Terracciano, Morta per Protesta, dopo 3 giorni di coma

Si conclude in tragedia la protesta-choc di un'infermiera dell'ospedale San Paolo di Napoli. Mariarca Terracciano, 45 anni, per giorni si e' prelevata 150 mg di sangue al giorno per protestare contro il mancato pagamento dello stipendio nella Asl 1 di Napoli, e lunedi' scorso, come riferisce il quotidiano 'Il Mattino', ha avuto un malore, e' finita in coma e dopo tre giorni si e' spenta. La protesta della donna era iniziata il 30 aprile ed era comparsa anche su YouTube, dove l'infermiera per rendere piu' eclatante il suo gesto si era ripresa con la siringa al braccio nell'atto del prelievo del sangue.

Il 3 maggio, finalmente, le erano stati pagati gli arretrati, ma il suo fisico minuto non ha retto, e pochi giorni dopo si è sentita male mentre era al lavoro in ospedale, finendo in rianimazione e morendo tre giorni dopo. La Asl 1 di Napoli aveva pagato in ritardo gli stipendi di aprile per mancanza di fondi, e la vertenza si è sbloccata grazie all’intervento diretto del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Matriarca Terracciano lascia due bambini, di 10 e 4 anni.
VIDEO DELLA NOTIZIA TG 5

Edlira Gjeci si è impiccata perchè non voleva tornare in Albania", aveva 16 anni


Vercelli 15 Maggio 2010 La paura di veder svanire i suoi sogni l'ha uccisa a 16 anni. Non voleva tornare in Albania e così Edlira Gjeci è salita sul letto dei genitori, a Vercelli, e si è impiccata. Il padre era rimpatriato da poco e lei temeva di doverlo seguire Studentessa modello al liceo linguistico, la ragazza non ha lasciato biglietti, ma sul suo computer da tempo confidava un disagio sempre più pesante. Non voleva lasciare l'Italia e dire addio al suo futuro.
Secondo quanto riferisce "La Stampa", agli amici e ai compagni di scuola Edlira confidava: "Voglio imparare l'inglese, viaggiare, girare il mondo". E per realizzare i suoi sogni si era buttata sullo studio. La sua pagella era piena di voti alti, ma il timore di dover abbandonare tutto e di tornare in Albania l'ha schiacciata e si è uccisa con il cavo della televisione mentre la madre era a fare la spesa e la sorellina in giro con gli amici.
La salma presto verrà riportata a Kavaja, a pochi chilometri da Durazzo. "Aspettiamo solo il nulla osta della Procura - fanno sapere i parenti della giovane -. La sua casa è laggiù". "Speravamo almeno in una cerimonia, per poterle dire addio", dicono nella sua scuola, ma non c'è tempo e l'unica cosa che potranno fare i compagni di scuola sarà lasciare un fiore sul suo banco.
Prima di farla finita Edlira non ha lasciato messaggi o biglietti, ma ha affidato al computer tutti i suoi timori e il suo dolore. La polizia ha sequestrato il pc per cercare tracce utili alle indagini. Chi la conosce però sa delle sue angosce. "I genitori non le hanno fatto mai mancare nulla, ma lei aveva paura di non riuscire a realizzare i suoi sogni. In qualche modo si sentiva oppressa", raccontano i compagni.
Il padre da poco era tornato in Albania e lei temeva di doverlo raggiungere e di dire addio alla sua voglia di studiare, di imparare, di viaggiare. Una paura troppo grande, insostenibile
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Tiziano Ramponi, 28 anni, Si toglie la vita con un colpo di pistola


ROMA, 14 MAGGIO 2010, Si e' suicidato ieri sera a Campoli Appenino (FR) l'Agente di polizia penitenziaria Tiziano Ramponi, di 28 anni. L'uomo si e' tolto la vita, all'interno della sua auto, sparandosi un colpo di pistola, presumibilmente dalla sua arma d'ordinanza. Ramponi era.in servizio presso il Nucleo Traduzioni di Milano San Vittore. A dare la notizia del suicidio il segretario generale Uil Pa Penitenziari Eugenio Sarno.
Con la morte di Tiziano Raponi sale a 16 il numero degli agenti penitenziari suicidi negli ultimi due anni. Soltanto negli ultimi dieci giorni sono stati due gli eventi drammatici: un 46enne di Atri (Teramo) in servizio al carcere di Pescara si è ucciso il 4 maggio nella sua casa, mentre un suo coetaneo che lavorava nel penitenziario di Brucoli, nel siracusano, ha colpito a morte la moglie prima di togliersi la vita, ad Avola, l'8 maggio.
«Ho sentito in prima mattinata i colleghi di San Vittore che lavoravano a stretto contatto con il collega suicida - ha detto Sarno - sono increduli, addolorati e scioccati. Tiziano Raponi mi è stato descritto come una persona perennemente sorridente, allegro, gioviale». «Era in congedo ordinario dal 3 maggio e avrebbe dovuto riprendere servizio martedì 18 - ha spiegato il segretario Uil - Si stentano a capire le ragioni di questo gesto. Chi lo conosceva molto bene esclude problemi economici o affettivi».
«Troppo. Davvero troppo per non chiedere con forza che si attivi, finalmente, quel tavolo di confronto sul disagio del personale che, sin qui, l'amministrazione penitenziaria ci ha sempre negato. Non intendiamo strumentalizzare queste tragedie, ma è pur vero che l'incidenza di suicidi nel Corpo è davvero anomala e pertanto ne vanno investigate le cause», ha aggiunto Sarno.

giovedì 13 maggio 2010

Angelo D’Elia 71 Enne Ammazza la moglie Maria Calò 51 anni, con due colpi di fucilate al volto


Mesagne Brindisi, 13 MAGGIO 2010, Una donna è stata uccisa dal marito con due colpi di fucile sul volto. L’omicidio è avvenuto poco dopo mezzogiorno di oggi 13 maggio 2010, in via Dante, a Mesagne.
Ha impugnato un fucile a canne mozze e le ha esploso due colpi in faccia. Poi ha chiamato il 113: “Venitemi a prendere, ho ucciso mia moglie”.
Maria Calò, 51 anni, mesagnese, si trovava . in casa nell’abitazione che condivideva con Angelo D’Elia, pensionato 71enne originario di Brindisi, e probabilmente stava riposando, adagiata sul divano del salotto. L’uomo le si è avvicinato con un fucile a canne mozze e avrebbe fatto fuoco: due colpi esplosi sul viso della donna.
Entrambi erano sposati in seconde nozze: la Calò è stata ritrovata con ancora una coperta addosso e i tappi alle orecchie. E’ stato lo stesso D’Elia a chiamare il 113: “Venite a prendermi, ho appena ucciso mia moglie”, avrebbe detto al centralinista. Immediatamente si sono portati sul posto gli agenti del commissariato di Mesagne e della Squadra Mobile di Brindisi. L’uomo è già stato arrestato, e in questi minuti è interrogato in Questura

STRAGE AEREA: L'unico sopravvissuto un bambino di 9 anni e stà bene, si chiama Ruben


Un Airbus 330 della compagnia libica Afriqiyah con 104 persone a bordo, compresi 11 membri dell'equipaggio, si è schiantato stamani in fase di atterraggio all'aeroporto di Tripoli. E' una strage di turisti olandesi: 61 vittime sono infatti dei Paesi Bassi. E l'unico sopravvissuto e' un bambino olandese di otto anni. Il piccolo è stato subito trasportato in ospedale nei pressi di Tripoli e, secondo il ministro dei trasporti libico Mohammed Zidani, le sue condizioni sono buone. Non ci sono italiani tra le vittime. L'Unità di crisi della Farnesina è comunque in contatto con l'ambasciata d'Italia a Tripoli.
In base a quanto riferito da una fonte dei servizi di sicurezza libici, il velivolo proveniente da Johannesburg, in Sudafrica, è esploso durante l'atterraggio ad un metro dalla pista e si è totalmente disintegrato.
Al momento la dinamica dell'incidente non è nota e, secondo quanto riporta la Bbc, l'aereo sarebbe dovuto ripartire da Tripoli, diretto a Gatwick. A bordo del velivolo c'erano 22 cittadini libici, fra passeggeri e membri dell'equipaggio, e persone di diverse nazionalità, inclusi britannici, olandesi e sudafricani.
La compagnia libica Afriqiyah (Africano, in arabo), con base a Tripoli, gestisce voli in quattro Continenti. Gli aerei della flotta portano il logo 9.9.99, la data in cui l'Unione Africana é stata costituita. L'Airbus che si è schiantato era uno degli 330-200 appartenenti alla compagnia libica. In un comunicato, l'Airbus riferisce di avere attivato tutte le procedure di collaborazione con le autorità libiche per gli accertamenti sull'incidente sul quale è già stata aperta un'inchiesta. Recuperate anche le due scatole nere.
Quello di oggi è l'incidente aereo più grave mai accaduto in Libia dal 22 dicembre del 1992 quando un Boeing 727 della Libyan Arab Airlines si schiantò vicino all'aeroporto di Tripoli provocando la morte di 157 persone.
Il ministro libico dei Trasporti, Mohammed Zidani, ha escluso l'ipotesi terroristica per lo schianto.
61 GLI OLANDESI MORTI NEL DISASTRO - Sono 61 gli olandesi morti nel disastro aereo di Tripoli. Questo il bilancio reso noto dai quotidiani online che citano la Federazione olandese del turismo (Anwb). La stessa Federazione conferma anche che tra i 62 olandesi a bordo dell'aereo caduto, solo un bambino è sopravvissuto. Ma non sono state fornite altre informazioni né sull'età né sullo stato di salute del piccolo che, stando ad altre fonti, ha 9 anni ed è stato ricoverato d'urgenza in ospedale, pur non essendo in pericolo di vita. Il ministero olandese degli Affari esteri intanto sta lavorando all'identificazione delle vittime, ha spiegato un portavoce dell'Anwb contattato dai giornalisti. I passeggeri erano divisi in due gruppi. All'arrivo a Tripoli, è stato precisato, un gruppo doveva andare a Bruxelles e l'altro a Duesseldorf e non allo scalo britannico di Heathrow come indicato in un primo momento



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DUE MORTI BIANCHE IN PUGLIA:Antonio Salierno 51 Foggia,Giovanni Conenna Conversano 55


Due morti in infortuni sul lavoro in Puglia. Uno e' stato schiacciato da una pala meccanica, l'altro e' rimasto folgorato. Due morti sul lavoro a stretto giro questa mattina in Puglia. La prima vittima è il titolare di una ditta che opera nel settore dell'elettromeccanica, Antonio Salierno, di 51 anni, fulminato per aver toccato i fili dell'alta tensione interrati, mentre era la lavoro nelle campagne di Ortanova, nel foggiano, alla guida del suo escavatore.

Anche l'altra vittima era titolare di una piccola impresa artigiana di edilizia. Giovanni Conenna, di 55 anni, di Conversano, è morto stamani dopo essere stato schiacciato da una pala meccanica. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, l'uomo stava spostando materiale di risulta da un terreno in contrada Del Monte a Conversano. Improvvisamente, probabilmente a causa del terreno dove erano presenti molte zolle o per un blocco meccanico, il mezzo si è ribaltato, schiacciandolo.

mercoledì 12 maggio 2010

BAMBINO EGIZIANO MUORE SOFFOCATO DA UN PEZZO DI PIZZA,MILANO


Tragedia ieri pomeriggio a Milano. Un bambino egiziano di un anno e mezzo è morto soffocato da un boccone di pizza che stava consumando in casa con la madre, nella zona di Corso Sempione a Milano. La donna, una volta visto il bambino diventare cianotico, ha subito avvertito il padre, imprenditore che si trovava al lavoro, un amico di famiglia e il 118. I soccorritori sono intervenuti qualche minuto dopo e hanno cercato di rianimarlo, ma quando il bimbo è giunto all’ospedale Buzzi di Milano non c’era più nulla da fare, è morto durante il tragitto.

DISASTRO AEREO LIBIA 103 MORTI,BAMBINO OLANDESE SALVO,FRA LE VITTIME NN RISULTANO ITALIANI

Tripoli, 12 mag. - Tragedia all'aeroporto di Tripoli: un Airbus 330-200 della Afriqiyah Airways in arrivo da Johannesburg si e' schiantato in fase di atterraggio e nell'impatto sono morte 103 persone, 92 passeggeri e 11 membri dell'equipaggio. Miracolosamente c'e' un superstite, un bambino olandese di 10 anni, subito trasportato in ospedale: e' in buone condizioni e la sua vita non e' in pericolo. Le cause del disastro, avvenuto alle sei del mattino ora italiana, non sono ancora chiare. Lo schianto e' avvenuto nei pressi della pista, in una zona in cui ci sono alberi e arbusti. Al momento dell'incidente le condizioni meteorologiche erano buone. Le due scatole nere sono state recuperate e potranno fornire risposte alla commissione incaricata dell'indagine. Il ministro dei Trasporti libico, Mohammed Ali Zidan, ha escluso che si sia trattato di un attentato. Dopo lo schianto al suolo, l'aereo e' esploso e si e' praticamente disintegrato. I soccorritori hanno recuperato 96 dei 103 cadaveri. La nazionalita' delle vittime non e' ancora stata diffusa, ma a bordo c'erano 22 libici piu' africani ed europei, tra cui diversi decine di olandesi e alcuni britannici. L'Unita' di crisi della Farnesina e' stata allertata ed e' in contatto con l'ambasciata a Tripoli per verificare l'eventuale coinvolgimento di italiani. Dopo lo scalo a Tripoli, l'aereo sarebbe dovuto ripartire per l'aeroporto londinese di Gatwick. Si tratta dell'incidente aereo piu' grave per la Libia da quello del 22 dicembre 1992, quando un Boeing 727 in volo da Bengasi a Trípoli si schianto' e morirono 158 occupanti. L'aeroporto internazionale di Tripoli 34 chilometri dalla capitale libica. La Afriqiyah Airways e' una compagnia libica fondata nel 2001 che vola sull'Africa e in Europa, Medio Oriente e Asia. I velivoli portano il logo 9-9-99 che ricorda la data della nascita dell'Unione africana, a cui dette grande impulso il leader libico Muammar Gheddafi
Immagini del Bambino Salvo in Ospedale

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Renzo Castagnola spara contro guardie zoologiche Elvio Fichera e Paola Quartino,poi si suicidia Genova


GENOVA, 12 MAG - Tre persone sono morte in una sparatoria in strada a Sussisa, una frazione di Sori, sulle alture della riviera genovese di levante. Si tratta di un duplice omicidio e di un suicidio. Le vittime sono due guardie zoofile e il titolare di un canile. Le guardie erano andate a effettuare un sopralluogo al canile e a mettere i sigilli alla struttura dopo una segnalazione su maltrattamenti agli animali. Il titolare, al loro arrivo, ha sparato e poi si e' tolto la vita.
Duplice omicidio e suicidio sulle alture della riviera nel Golfo Paradiso nel Levante di Genova. Le vittime sono due guardie zoofile e il titolare di un canile. Le guardie erano andate a effettuare un sopralluogo al canile per mettere i sigilli alla struttura in seguito a una segnalazione su maltrattamenti agli animali. Il titolare, al loro arrivo, ha sparato contro di loro e si è poi suicidato. Nella sparatoria una donna è rimasta ferita ed è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Genova.

L’episodio si è verificato poco prima delle 11 in località Sussisa, nel comune di Sori. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Santa Margherita Ligure.

Si chiama Renzo Castagnola, aveva 65 anni, l’uomo che ha fatto fuoco sulle due guardie zoofile, un uomo ed una donna. Nella sparatoria è rimasta ferita anche la moglie dell’uomo . Le guardie provinciali - Elvio Fichera e Paola Quartino - si erano presentate presso l’abitazione dell’uomo con un decreto, firmato dal Pubblico Ministero Piercarlo di Gennaro, di sequestro dei suoi cani da caccia in seguito a segnalazioni di maltrattamenti.

Dopo aver ascoltato la lettura del decreto e delle contestazioni, al momento di firmare, l’uomo ha detto «Vado a prendere una penna». È invece tornato armato e ha iniziato a sparare all’impazzata. La moglie, che si trovava sulla traiettoria è rimasta ferita

VIDEO NOTIZIA CANALE 5.

martedì 11 maggio 2010

Jean Marie Valerie 77 anni,morto da sei ore nei giardini pubblici


La morte, dovuta probabilmente a cause naturali, lascia comunque attoniti, soprattutto per il lungo lasso di tempo passato tra l'avvenuto decesso ed il ritrovamento del cadavere. Un francese di 77 anni, Jean Marie Valerie, residente a Marsiglia, e' stato trovato morto, nella tarda serata di ieri, su una panchina dei giardini pubblici di Ventimiglia. Da un primo esame medico legale e' risultato che l'uomo, deceduto per cause naturali, era in rigor mortis da 5/6 ore e nessuno si era accorto della sua fine. E' stato un passante, poco prima delle 22, insospettito, a toccarlo e a rendersi conto che era morto.

Sul posto sono intervenuti cosi' gli agenti del locale commissariato, che hanno effettuato i rilievi del caso. Sembra che l'anziano fosse un po' nomade, non proprio clochard. Sulle cause del decesso si pensa a un probabile infarto. A nulla, dunque, e' servito l'intervento del 118. Che nessuno si sia accorto della sua morte puo' essere dato dal fatto che i giardini alla sera sono poco frequentati, ma il pomeriggio (anche tardo), c'e' molto piu' passeggio.

Giampiero Prato, 38 anni uccide la moglie Cristina Rolle di 33 Torino




Collegno (Torino).Un uomo ha accoltellato e ucciso con trenta fendenti la moglie di 33 anni, il delitto è avvenuto davanti all'assistente sociale, la era separata. L'assassino è stato arrestato dai carabinieri
Torino - Un lungo coltello da macellaio, con venti centimetri di lama. È questa l’arma con cui Giampiero Prato, 38 anni, ha ucciso la moglie, Cristina Rolle di 33 anni. Un delitto efferato, compiuto infierendo sul corpo della donna con decine di coltellate: una cinquantina, secondo un primo esame del medico legale, trenta delle quali mortali. L’uomo si è presentato al colloquio con l’assistente sociale, una giovane donna ora sotto choc, con il coltello nascosto in una valigetta ventiquattrore. La violenza sarebbe scattata all’improvviso, senza un apparente motivo. L’uomo ha agito con estrema freddezza, estraendo il coltello dalla borsa e colpendo a raffica la moglie, caduta a terra in una pozza di sangue. Poi è uscito dalla stanza, come se nulla fosse, e ha atteso l’arrivo dei carabinieri. Negli uffici del Consorzio di Collegno, dove si trovava, c’era anche un’altra coppia in attesa di avere un colloquio con l’assistente sociale.

"Manovrava le figlie" Era separato dalla moglie ma poteva vedere le figlie, due bambine di 5 e 7 anni, periodicamente "in luogo neutro". Quando le aveva con sè, voleva portarle a casa dei suoi genitori, i nonni paterni. Ma le bambine non volevano andarci. Lui però si era convinto che fosse la madre a "manovrarle" e a indurle a non frequentare la casa dei nonni. Sarebbe questo, secondo una prima ricostruzione, il movente per cui questa mattina un uomo di 38 anni, tra le 9 e 30 e le 9 e 45, ha ucciso la ex moglie, durante un colloquio al Cisap, il consorzio intercomunale dei servizi alla persona a Collegno, in via Vacchieri

VIDEO DELLA NOTIZIA .

GRUPPO FACEBOOK dedicato a CRISTINA ROLLE.

Vincenzo Ragusa, spara al figlio Fabio di 24 anni e si ammazza


LIVORNO, 11 MAGGIO 2010 Lo ha creduto morto. Giovane faceva da paciere in lite genitori.
Si è ucciso, sparandosi un colpo di pistola alla testa, dopo averne esploso un altro - forse accidentalmente - verso il figlio, ferendolo a una gamba, durante una lite con la moglie. Il giovane era intervenuto a difesa della madre. La tragedia familiare è avvenuta la scorsa notte, intorno alle 22.30, in una abitazione in località Serragrande, nel comune di Rosignano Marittimo. Ne dà notizia Il Tirreno. Ancora da chiarire i motivi che hanno generato la lite.
LA LITE DIVENTA TRAGEDIA - La vittima è Vincenzo Ragusa, 60 anni, imprenditore edile. Il figlio, Fabio, 24 anni, che lavora nell’ impresa del padre, non è in pericolo di vita. La scorsa notte, quando l’uomo è tornato a casa, è nata una discussione con la moglie. I toni si sono esasperati e in pochi minuti la discussione è divenuta lite: Ragusa ha deciso di prendere la pistola ed ha minacciato di morte la moglie. Il figlio ha cercato di separare i genitori e di disarmare il padre, ma dal revolver è partito un colpo che lo ha ferito. L’imprenditore, disperato nel vedere il figlio a terra sanguinante si è puntato la pistola alla tempia e ha sparato. È morto sul colpo.

Nicola Incorvaia 25,uccide la moglie Emanuela Vallecchi 21,per gelosia


Gela, uccide la moglie per gelosia e fugge con la bimba di 2 anni Arrestato nella notte
Tragedia familiare: una guardia giurata ha fatto fuoco contro la donna, 21 anni, e poi ha preso la bimba: immediate le ricerche: arrestato per omicidio
Caltanissetta, 11 maggio 2010 - Tragedia familiare a Gela. Una guardia giurata di 25 anni, Nicola Incorvaia, ieri notte ha ucciso la moglie 21enne, Emanuela Vallecchi, 22 anni, nell’appartemento alla periferia di Gela,in via Canalotto, ed è fuggito con la figlia Giorgia, di 2 anni.
Secondo quando ricostruito dagli inquirenti la tragedia sarebbe stata originata da problemi familiari e di gelosia. I due sarebbero stati vicini alla separazione. Il metronotte, al culmine di una lite, ha preso la pistola d’ordinanza, una semiautomatica calibro 9, esplodendo contro la giovane cinque colpi.
Subito dopo è fuggito a bordo della propria auto, un’Alfa 147, con la figlioletta. Immediate le ricerche delle forze dell’ordine e poco dopo l’uomo è stato rintracciato dalla polizia in contrada Spinasanta e arrestato per omicidio volontario.
Nicola Incorvaia ed Emanuela Vallecchi stavano per separarsi. Questo il movente che avrebbe scatenato la furia della guardia giurata, la quale ha scaricato sulla giovane donna cinque colpi di pistola calibro 7.65, non lasciandole scampo. La gelosia e la fine del matrimonio, dunque, alla base del tragico delitto. L’uxoricidio si è verificato nella tarda serata di ieri nell’abitazione di via Canalotto, una traversa di via Butera, nei pressi di un supermercato alla periferia della città, nel quartiere Olivastro.
Prima l’ennesimo diverbio con la giovane moglie e poi Incorvaia ha perso completamente la testa. Ha estratto la sua pistola d’ordinanza e ha incominciato a sparare all’impazzata colpendo Emanuela in diverse parti del corpo.
Dopo, resosi conto di quanto fatto, ha telefonato al fratello: "Ho ucciso mia moglie", gli ha detto con la voce strozzata.
Poi, con la sua auto, si è dato alla fuga, abbandonando la pistola sul luogo del delitto e portando via con sè la figlioletta di appena due anni. Il fratello di Incorvaia si è quindi rivolto ad un agente di polizia, in quel momento fuori servizio. Il poliziotto ha rintracciato la guardia giurata e lo ha tranquillizzato dicendogli che la moglie ce l’avrebbe fatta e pregandolo di tornare indietro nei suoi passi. L’assassino avrebbe riferito al poliziotto che sarebbe voluto sparire per sempre, dicendo al tempo stesso, dopo una trattativa, dove si era nascosto. Una volante lo ha quindi raggiunto, in contrada Spinasanta, a pochi chilometri dal centro abitato e lo ha arrestato. Ad interrogarlo per tutta la notte, alla presenza dei dirigenti del commissariato di Gela, è stato il sostituto procuratore Monia Di Marco. Nicola Incorvaia, fra le lacrime e sotto choc, ha ammesso di aver ammazzato la moglie, perchè non reggeva il dolore della separazione. L’uomo, arrestato per omicidio volontario, è stato rinchiuso nel carcere di Caltagirone



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31 Marzo 2012:Nella seconda puntata in onda alle 23.40 su Rai3, l’attrice Luisa Ranieri racconterà la storia di una giovane coppia sfociata in tragedia: “Due ragazzi di Gela, Nicola Incorvaia e Manuela Valletti. Lui 23 anni, lei 21, sposati e con due bambini. Poi, all’improvviso è accaduto qualcosa. La paura della separazione ha preso il sopravvento e c’è stato l’omicidio. Nicola ha avuto il rito abbreviato“.
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lunedì 10 maggio 2010

Francesco Ferreri,madre grido di dolore in aula


Il dolore della madre - Dopo la sentenza, la madre di Francesco, Anna Bonanno ha gridato il suo dolore in aula: «Non mi fermerò, voglio giustizia per mio figlio. «Si può immaginare come mi senta - aggiunge - Ma andrò avanti. Non è possibile che per un giudice gli imputati erano colpevoli e per l'altro non c'entrino nulla».
«Mio nipote oggi è stato ucciso per la seconda volta - dice lo zio di Francesco, Angelo Ferrigno, sindaco di Barrafranca - Come può un giudice condannare all'ergastolo e l'altro assolvere? Questo vuol dire che la giustizia non esiste e questi da innocenti sono stati in carcere 4 anni».

L'omicidio - I quattro imputati, tutti di Barrafranca - insieme a un minore condannato a 8 anni di carcere per violenza sessuale dal tribunale per i minori e poi in appello dichiarato non imputabile perché incapace di intendere - furono arrestati il 15 maggio del 2006 con l'accusa di avere partecipato all'omicidio di Francesco.
Il 13enne era scomparso da casa il 16 dicembre 2005. Il suo corpo fu ritrovato in una scarpata nei pressi della diga Olivo. Ad accusare gli imputati era stato anche un testimone minorenne che sarebbe stato costretto, assieme a Francesco, ad assistere a rapporti sessuali e a subirli in una stalla. Francesco morì a causa dei colpi in testa sferrati probabilemente con una chiave inglese, dopo le violenze sessuali, alle quali aveva tentato di opporsi (per questo, secondo gli inquirenti, aveva anche il braccio rotto).

Le parole di don Fortunato di Noto - «Francesco Ferreri ci chiede giustizia e le sue urla risuonano ancora nelle coscienze di tutti quelli che ritengono intoccabile qualunque ragazzino. In Italia come nel mondo» afferma don Fortunato di Noto, il sacerdote fondatore dell'Associazione Meter, commentando la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta, che ha assolto i quattro imputati per l'omicidio del 13enne assassinato a Barrafranca (Enna) il 16 dicembre del 2005. «Ancora non conosciamo le motivazioni che hanno spinto i magistrati nisseni a decidere in questo senso - osserva don Di Noto - ma questo non vuol dire che il caso sia chiuso. Invito gli inquirenti a riprendere le indagini da zero e garantire giustizia a una vittima di appena 13 anni. Le urla di questo ragazzino, ammazzato come ricordiamo con vari colpi alla testa, continuano e continueranno a risuonare nelle coscienze di chi ha compiuto questo gesto infame e in quelle di chi non farà il massimo per assicurare alla giustizia gli assassini di Francesco. Esprimiamo - conclude don Di Noto - piena solidarietà, come abbiamo fatto in tutti questi anni, alla famiglia di Francesco».

Le lacrime degli imputati - Dopo la sentenza, letta a porte chiuse, gli imputati sono scoppiati a piangere. Per la corte d'Assise d'appello, dunque, l'assassino di Francesco è ancora sconosciuto.
Ad attendere fuori dalle carceri, di Enna e Caltanissetta, Giuseppe Faraci, 25 anni, l'unico condannato per l'omicidio in primo grado, Calogero Mancuso, 46 anni, Antonio Lo Bue, 44 anni, e Salvatore Randazzo, 24 anni (accusati di violenza sessuale) c'erano familiari e amici.
I quattro erano detenuti da maggio del 2006. «Ringrazio i giudici che hanno saputo leggere le carte e ristabilire la verità», ha detto commosso Antonio Lo Bue.
10/05/2010

CLAPS:LEGALI VOGLIONO GLI ESITI AUTOPSIA NAPOLI


Napoli, 10 mag. - I legali delle parti sia della famiglia Claps sia di Daniele Restivo hanno presentato questa mattina in Procura a Salerno l'istanza per conoscere gli esiti della perizia autoptica sui resti della 16enne potentina trovati nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinita' del capoluogo lucano il 17 marzo scorso. Oggi scadevano i termini di secretazione dell'atto di 30 giorni imposti dagli inquirenti. "Ho avanzato istanza - ha confermato il legale della famiglia ai giornalisti - la Procura ha cinque giorni per valutare le istanze difensive e contiamo di avere una risposta entro un paio di giorni". In Procura a Salerno questa mattina anche uno dei legali di Danilo Restivo, Pasquale Borea, che ha depositato analoga istanza per conoscere gli esiti della perizia autoptica sui resti di Elisa Claps. Restivo e' l'unico indagato per quell'omicidio. L'atto era secretato fino a ieri per ordine degli inquirenti. Poche parole per i giornalisti all'uscita del tribunale. "Sapremo a breve - dice Borea - contiamo in un paio di giorni di conoscere i contenuti della perizia". Circa la rischiesta di arresto dell'uomo avanzata da parte dei familiari di Heather Burnett, sua vicina di casa in Inghilterra, omicidio per il quale Restivo e' stato anche indagato, Borea non ha voluto rilasciare dichiarazioni, e si e' allontanato evitando di rispondere ad altre domande.

domenica 9 maggio 2010

Chiara Poggi uccisa da una donna lo afferma una sensitiva


«Parlo con Chiara quasi tutte le sere. E so che che la verità prima o poi verrà fuori. Ad ucciderla è stata una donna, a lei molto vicina. Il movente? Un misto di gelosia e interessi economici».

Il delitto di Garlasco, ancora irrisolto dopo oltre tre anni, adesso sconfina persino nel paranormale. Dopo le indagini tradizionali, i rilievi scientifici e le tanto blasonate prove del Dna, ora ci si affida anche ai sensitivi.
A Garlasco, una donna di 70 anni, intelligente e minuta, è stata ascoltata più volte dai carabinieri titolari delle indagini sul misterioso omicidio di Chiara Poggi, massacrata nella sua villetta la mattina del 13 agosto 2007. Le sue parole sono state messe a verbale, pur con tutti i dubbi del caso che una testimonianza di questo genere può scaturire in chi indaga.

La donna, che vuole restare anonima «per non mettersi nei guai», parla dalla sua casa di Garlasco, e ha sensazioni ben chiare su cosa possa essere avvenuto quella mattina d’agosto. Con una premessa: «So che è difficile per la maggior parte delle persone credere ai veggenti, al paranormale, però è esattamente quello che avviene quando ci sono dei delitti irrisolti».

Secondo la sensitiva, dunque, Chiara sarebbe stata uccisa la mattina presto, intorno alle 7.45. «La scena che vedo è questa: Chiara che scende dalle scale in pigiama perché sente dei rumori strani al piano di sotto, e per questo non fa in tempo ad aprire le serrande».

«Di sotto - prosegue la donna nel suo racconto - trova una persona che lei conosce bene. Viene aggredita subito, usando un pesante attrezzo da giardino».

Una descrizione dettagliata, quella fornita dalla veggente, che non tralascia neppure il movente: «Chiara aveva scoperto qualcosa di molto compromettente, che aveva a che fare con il suo lavoro e interessi economici. C’è un collegamento con il suo omicidio e il misterioso furto della sua borsetta avvenuto pochi giorni dopo la sua morte, nella casa dei nonni a Gropello Cairoli».

La veggente, quindi, afferma di aver avuto “senzazioni” anche su dove sia nascosta l’arma del delitto: «Si trova in un capannone appena fuori Garlasco»
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