venerdì 30 aprile 2010

VANESSA LOCCI,CORPO RITROVATO NEL LAGO CORSI


Ieri la denuncia di scomparsa, aperta un' inchiesta E' stato trovato nel lago di Corsi, vicino ad Iglesias, il corpo di Vanessa Locci, scomparsa ieri dalla sua casa. La denuncia della scomparsa della donna, 29 anni madre di due bambini di 5 e 7, era stata presentata dal convivente preoccupato di non averla trovata a casa con i piccoli. A far crescere le preoccupazioni il fatto che aveva lasciato a casa la borsa con chiavi e cellulare come se ne fosse andata allAd aumentare le preoccupazioni il fatto che la donna avesse lasciato a casa la borsa con chiavi, cellulare e effetti personali, come se si fosse allontanata improvvisamente. Durante le ricerche in mattinata è stato avvistato un corpo affiorante nell’invaso del lago Corsi e i vigili del fuoco sommozzatori sono intervenuti per recuperarlo.

L’operazione è riuscita dopo alcune ore di lavoro. Quando il corpo è stato riportato a riva é avvenuto il riconoscimento da parte di alcuni familiari. I carabinieri che indagavano sulla scomparsa hanno eseguito i rilievi di legge sotto la direzione del magistrato di turno che ha disposto la perizia necroscopica. Il padre di Vanessa Locci, che era stato l’ultimo a vederla viva, ha spiegato che la figlia ieri mattina gli era apparsa serena. Altre persone sentite dai carabinieri, invece, avrebbero sostenuto che la donna stava vivendo un momento di crisi.
'improvviso. Aperta un'inchiesta dalla Procura.

giovedì 29 aprile 2010

Cucchi: sorella, punti da chiarire


ROMA, 29 APR - 'Spero si arrivi ad avere le prime risposte sulle conclusioni delle indagini preliminari'. E' il commento della sorella di Stefano Cucchi.Secondo gli atti della commissione d'inchiesta, resi noti ieri, il giovane fu lasciato da solo per 6 ore mentre stava morendo nel reparto detentivo dell'ospedale Pertini di Roma. 'Ringrazio i pm perche' - ha aggiunto - ci siamo trovati davanti ad un muro. Non potevamo accettare che un ragazzo che stava benissimo potesse cessare di vivere in soli 6 giorni'.

Cetraro (Cosenza),muore bimba 4 anni


Aveva la febbre e un po' di tosse, che non passavano. Portata in ospedale a Cetraro (Cosenza) domenica dai genitori, la piccola, una cinese di quattro anni, è stata ben presto dimessa. Le sue condizioni sono però peggiorate e la bambina è stata ricoverata martedì. E' morta nel reparto di Pediatria. E adesso la Procura della Repubblica di Cosenza ha avviato un'indagine.

La bambina, residente a Bonifati, comune dell'Alto Tirreno Cosentino, era già stata portata domenica dai genitori nell'ospedale di Cetraro perché già da qualche giorno era affetta da febbre e tosse. I genitori, preoccupati, hanno ritenuto opportuno portare la loro piccola in ospedale. Ma, dopo le prime cure, la bambina è stata dimessa con una diagnosi di congestione orofaringea e tosse.

Le sue condizioni però, da quel momento, sono peggiorate. E così, martedì papà e mamma hanno di nuovo portato la figlia all'ospedale di Cetraro. A questo punto, i medici hanno deciso di trasferirla nel reparto di Pediatria dell'ospedale di Cosenza, dove poi è morta.

I genitori hanno denunciato l'accaduto al posto fisso della Polizia di Stato e il sostituto procuratore della Repubblica, Vincenzo Visconti, ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche nei due ospedali, affidando l'incarico per l'autopsia.

Incidente stradale Video censurato in Italia

Questo video dovrebbero far riflettere, sensibilizzare e far maturare la testa di quei giovani cosi' imprudenti da non avere alcun limite, specie sulla strada. Tutto questo melodramma catastrofico e assolutamente tragico, non bisogna confonderlo con la vita reale dove si muore davvero. Sensibilizzare si', spettacolarizzare no

Roberto Noto,muore sotto la pressa a Palermo


In Sicilia la vittima è un 24enne giunto cadavere all'ospedale. Aveva il collo spezzato. In Lombardia l'operaio è rimasto con la testa schiacciata Palermo, 29 aprile 2010 - I carabinieri della compagnia di Piazza Verdi indagano sulla morte di un operaio di 24 anni, Roberto Noto, morto stamattina con ogni probabilità a causa di un incidente sul lavoro avvenuto in un cantiere a Palermo, in via Ingham.

Il giovane è stato trasportato all’ospedale Buccheri La Ferla di Palermo dove, però, è giunto già cadavere: aveva l’osso del collo spezzato. Le indagini dei carabinieri, spiegano, proseguono per accertare le dinamiche e le responsabilità dell’incidente.



Un operaio e’ morto mentre stava lavorando ad una pressa nell’azienda Viesse di Brugherio (Monza).
L’operaio e’ rimasto con il capo schiacciato sotto una pressa ed e’ morto sul colpo. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri.

NUORO,Samuele Salis Andrea Deiana,morti incidenti stradale


Viaggiavano su una Fiat Uno che si e'scontrata con una Renault NUORO, 29 APR - Due giovani di Tertenia (Ogliastra) sono morti in un incidente stradale. La loro Fiat Uno si e' scontrata con una Renault Megane. E' avvenuto alle 4.20 al km 95 della statale 125. I due giovani, Samuele Salis, di 28 anni, e Andrea Deiana, di 23, sono morti sul colpo. Sul sedile posteriore della fiat Uno viaggiavano le madri dei giovani rispettivamente di 65 e di 54 anni, che sono rimaste ferite in maniera grave. Sono intervenuti i Carabinieri e i Vigili del Fuoco.

mercoledì 28 aprile 2010

BARLETTA San Francesco di puglia,ucciso a colpi di fucile,35 anni


Uomo ucciso nel barese, un fermo
Dietro omicidio vecchi rancori tra vittima e aggressore BARLETTA ANDRIA TRANI, 28 APR - Un uomo di 35 anni, di San Ferdinando di Puglia, e' stato ucciso a colpi di fucile.

Fermato il presunto responsabile. Dietro l'omicidio ci sarebbero vecchi rancori nati dopo l'uccisione nel '99 di un figlio dell'aggressore. Per l'omicidio, infatti, vennero accusati due fratelli della vittima, successivamente assolti. Da quel momento tra i due uomini c'erano stati continui contrasti.

martedì 27 aprile 2010

Bimba:madre avrebbe appiccato fuoco auto Benevento


La donna ha comprato 2 litri benzina.Fiammiferi vicini a veicolo BENEVENTO, 27 APR - La madre della piccola di 7 mesi morta carbonizzata in auto e' piantonata in ospedale dalla polizia. Secondo quanto si e' appreso, Daniela Liguori, questa mattina, ha acquistato due litri di benzina da un distributore della zona. Un particolare al vaglio degli investigatori cosi' come e' da valutare il ritrovamento, a pochi metri dall'auto, di un pacco di fiammiferi, usati probabilmente dalla donna per dare fuoco all'auto e alla piccola.Video

Alessio Peci, 34 Silvia Marx 32 e figlio Nikolas i muoiono sulla A4


Tasso alcolemico tre volte superiore al limite. All'uomo, un 30enne milanese, era già stata sospesa la patente due volte ROMA (24 aprile) - Gravissimo incidente stradale, intorno alle tre della scorsa notte, sull'autostrada A4, tra i caselli di Desenzano e Sirmione nel Bresciano. Nello schianto, in cui sono rimaste coinvolte quattro auto e 13 persone sono rimaste ferite, sono morti due coniugi padovani di 34 e 32 anni, mentre il figlio di 18 mesi è rimasto ferito ed è stato ricoverato in gravissime condizioni nel reparto di rianimazione pediatrica dell'ospedale civile di Brescia.

Il conducente dell'auto che ha provocato l'incidente è stato arrestato perché risultato positivo all'alcoltest: ha tamponato con la sua Bmw X5 una Renault Clio su cui viaggiavano le vittime, in direzione Milano. Il tasso di alcol riscontrato rientra nella seconda fascia prevista dalla normativa: i riflessi, rallentati, non lo hanno aiutato a schivare l'utilitaria che si è trovato davanti, sulla quale si è abbattuto ciecamente.

L'arrestato è un 30enne di Milano, B.A.

commenti nel gruppo facebook

Bimba 7 mesi carbonizzata in auto


S'indaga su tutti i fronti per cercare di ricostruire la dinamica dell'incidente nel quale, alle porte di Benevento, è morta, carbonizzata, una bimba di sette mesi. Tutte le ipotesi sono al vaglio degli inquirenti: quella di un incidente automobilistico, ma . anche quella di un probabile tentativo di suicidio, di un gesto disperato della mamma. La piccola vittima era a bordo dell'auto condotta dalla mamma, una 33enne, sulla statale 212.
La donna, avendo visto del fuoco uscire dal cofano dell'auto, è probabile che abbia sbandato andando a finire contro un albero. Sarebbe, poi, riuscita a buttarsi fuori dall'auto poco prima che le fiamme avvolgessero l'auto.
C'è poi, l'altra versione, quella del papà di Ilaria, un ex parcheggiatore di Benevento, di 46 anni, che, seppure in un momento di sfogo, descrive una situazione familiare difficile e ricostruisce le ultime ore della moglie e della bimba. Una versione anch'essa all'esame degli investigatori.
In mattinata i coniugi avrebbero accompagnato a scuola le altre figliolette, una di 9 anni, l'altra di 7 ed un'altra ancora di 6, al Rione Libertà. Il padre - secondo quanto si è appreso - si sarebbe preoccupato di portare le tre bimbe all'interno della scuola mentre la mamma era in auto con la piccola Ilaria.
Appena uscito dalla scuola l'uomo, però, non avrebbe più trovato né l'auto, né la moglie e la figlia. Poi il papà è stato avvertito della tragedia: straziante il suo arrivo sul luogo dell'incidente. Sul posto, a pochi metri dall' auto, sarebbe stata trovata anche una scatola di fiammiferi.
Sono intervenuti gli agenti della Polstrada, i vigili del fuoco, gli uomini della scientifica della questura e i medici del 118, che hanno portato la donna, ustionata in varie parti del corpo, nell'ospedale Rummo e suo marito, colpito da malore. Sul posto per una prima visita esterna è giunta anche il medico legale e il magistrato di turno.

lunedì 26 aprile 2010

Ayò, 4 anni muore a Napoli dopo una semplice operzione


Muore dopo una "banale operazione" per un'ernia ombelicale. Succede all'Azienda ospedaliera universitaria "Federico II" (Policlinico nuovo) di Napoli. Ayò, 4 anni, di origine nigeriana, era in affido a una famiglia di Aversa. "Respirava a fatica già subito dopo l'operazione", racconta a Tgcom la sorella Francesca. A quasi un'ora dall'intervento, la piccola muore. La famiglia presenta denuncia. Sequestrata la cartella clinica.

Ayò è stata operata mercoledì. Secondo la prassi, alla piccola è stata fatta un'anestesia locale. "Quando è uscita dalla sala operatoria, dormiva e respirava già male", spiega Francesca. Per due volte la famiglia chiama gli infermieri che rassicurano: si tratta di una normale reazione all'epidurale. "In stanza con lei c'erano altri bimbi che avevano subito la stessa operazione ma erano tutti svegli - continua Francesca - . Ma mia sorella respirava sempre a fatica. A noi è sembrato strano che dormisse visto che le era stata fatta l'anestesia locale".

Trascorrono venti minuti. La madre adottiva è sempre più preoccupata. Soltanto al terzo tentativo, a quasi un'ora dall'intervento, secondo quanto denunciano i parenti, un'infermiera si accorge che effettivamente qualcosa non va. "Il corpo della piccola era ormai freddo", continua Francesca. Si cerca inutilmente di rianimarla. Ayò muore. "Non so che dirle", si giustifica il medico con la madre. I parenti ora chiedono giustizia.

La famiglia Balestrieri presenta denuncia. "Non è possibile morire per una normale ernia", si sfoga Francesca che non si dà pace. I magistrati sottopongono a sequestro la cartella clinica e il corpo della piccola, in attesa degli esami autoptici.

Direzione sanitaria: "No comment"
"Non ci risulta nulla", è il commento da parte della Direzione sanitaria della struttura.

MARIO NANIA,MUORE AMAZZATO DOPO UNA DISCUSSIONE CON FRANCESCO CARBONE,ORIA


Non sopportavano il rumore causato dalle motoseghe usate per la potatura degli alberi nel terreno attiguo alla propria abitazione, situata in contrada Sottoparabita alle porte di Oria.

Sarebbe questo l’elemento all’origine di un acceso diverbio scoppiato intorno alle 14:00 di ieri tra Michele e Francesco Carbone, rispettivamente padre e figlio, e l’anziano proprietario degli alberi Mario Nania.

Una discussione accesa sfociata in scontro fisico, culminato con un forte colpo alla testa di Mario Nania, sferrato forse con un bastone o con un accetta da uno dei due Carbone, probabilmente dal giovane Francesco.

Nania con una profonda ferita al cranio è stato soccorso dal 118. Trasportato in un primo momento presso l’ospedale “Camberlingo” di Francavilla Fontana, è poi stato trasferito d’urgenza presso l’ospedale “Perrino” di Brindisi, dove versa ora in condizione gravissime nel reparto di rianimazione.

Sul posto sono giunti i Carabinieri della stazione di Oria e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Francavilla che hanno raccolto tutti gli elementi utili a chiarire la vicenda.

In serata è stato sottoposto ad arresto Michele Carbone. Mentre è al momento ricercato il figlio Francesco Carbone che, fuggito via immediatamente, ha fatto perdere le proprie tracce.

Ecco L'Assassino in un video amatoriale


Qui Trovate alcune Foto

Laura Cristofoletto:muore sullo Sling Shot“, RIMINI


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Era andata al parco di Rimini “Italia in miniatura” ed aveva deciso di provare lo “Sling Shot“, un’attrazione tra le piu’ frequentate, che e’ una via di mezzo tra una catapulta e una fionda. Ma un infarto l’ha stroncata mentre si trovava a bordo di questa attrazione. Laura Cristofoletto, una donna di 46 anni, originaria di Trento ma residente a Treviso, con tutta probabilita’ e’ morta per infarto (sara’ l’autopsia a dare conferma delle cause della sua morte), mentre si trovava su questa attrazione che catapulta i suoi passeggeri a 55 metri di altezza in un secondo.
Quando e’ arrivata a terra, Laura Cristofoletto respirava male: subito e’ stata soccorsa da alcune persone che hanno provato a rianimarla, ma per lei non c’e’ stato niente da fare. La donna, maestra di judo, che si trovava in Romagna come partecipante di una gita organizzata, e’ morta.
Laura Cristofoletto era sana e prima di salire sull’attrazione aveva letto le prescrizioni, che prevedono l’ingresso solamente alle persone dai 14 ai 55 anni senza problemi di salute. Lei e l’amica sono salite su quella cabina: l’urlo iniziale, quando la capsula viene sparata, e poi le telecamere che hanno mostrato la sua testa rivolta di lato, mentre boccheggiava. Il medico subito arrivato nel parco, non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.

Massimiliano Geusa,Antonio Giannuzzi ,Giorgio Tario, Cristian Serinelli,morti incidente Lecce


Cinque giovani sono morti in un incidente stradale avvenuto nella notte nel Salento, sulla strada provinciale che collega Squinzano (Lecce) con Torchiarolo (Brindisi). Lo scontro si è verificato tra due automobili che si sono scontrate frontalmente.

I cinque giovani morti erano tutti a bordo di una vettura. Nell'altra automobile coinvolta nell'incidente c'era solo il conducente, che è stato ricoverato nell'ospedale di Brindisi in gravi condizioni. I medici si sono riservati la prognosi.
I ragazzi morti si chiamavano Massimiliano Geusa (30 anni), che era alla guida della Mini Cooper, Antonio Giannuzzi (18), Giorgio Tario (19), Cristian Serinelli (25) e Marco Laterza (27). Erano tutti di Torchiarolo, piccolo paese alle porte di Brindisi e al confine con la provincia di Lecce. A bordo della Mercedes viaggiava Sandro Serinelli, di 30 anni, anche lui di Torchiarolo: èstato ricoverato in ospedale a Brindisi, in prognosi riservata. Secondo i medici, tuttavia, le sue condizioni non sarebbero molto gravi e presto potrebbe essere sciolta la prognosi. A quanto si è saputo, Giannuzzi, Tario, Cristian Serinelli e Laterza avevano trascorso insieme il sabato sera in paese, a Torchiarolo, dove avevano mangiato una pizza insieme. La serata si stava avviando tranquillamente alla conclusione quando i quattro sono stati raggiunti da Massimiliano Geusa, proprietario della Mini, che ha proposto loro un giro a Lecce. Poco dopo, si è verificato l'incidente, avvenuto sulla rampa dello svincolo della superstrada Brindisi-Lecce. In direzione opposta viaggiava la Mercedes di Sandro Serinelli, che - a quanto si e' saputo - stava tornando a casa, a Torchiarolo. La Mini - hanno stabilito gli investigatori - stava salendo la rampa del cavalcavia quando avrebbe invaso la corsia opposta finendo violentemente contro la Mercedes: subito dopo, si è ribaltata e ha preso fuoco, imprigionando tra le lamiere i giovani. I corpi dei cinque sono rimasti carbonizzati tra le lamiere della vettura. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i vigili del fuoco di Lecce, che hanno lavorato per più di cinque ore e personale del servizio di soccorso sanitario 118 giunto con varie ambulanze. Per decisione del sindaco di Torchiarolo, Antonio Del Coco, domani - se ci saranno frattanto le autorizzazioni della magistratura inquirente - sarà allestita nel Municipio la camera ardente per tutte e cinque le vittime. La cerimonia funebre sarà unica e si svolgerà nel pomeriggio nella Chiesa madre del paese.

Rossano Conte,Claudia Falconieri,perdono la vita sulla San pacrazio-Mesagne


BRINDISI – L’ennesima tragedia del sabato sera spezza la vita di due giovani, che rientravano da a casa dopo una notte trascorsa fuori. Altri due sono invece ricoverati in gravi condizioni. Ancora sangue sulle strade provinciali: questa volta, teatro della tragedia è la strada provinciale 74 che collega Mesagne e San Pancrazio, e la vettura sulla quale viaggiavano i quattro ragazzi è finita contro un muretto a secco.
Non c’è stato nulla da fare per Rossano Conte, di 26 anni, nato a San Pietro ma residente a San Pancrazio, e per Claudia Falconieri, sua coetanea di Lecce. Lo schianto della Lancia Y contro il muretto è stato violentissimo, le cause dell’incidente sono ancora tutta da accertare. Al loro arrivo i vigili del fuoco – la segnalazione è partita alle 4.30 – hanno potuto estrarre vivi dalle lamiere solo gli altri due ragazzi che si trovavano a bordo. Si tratta di Donato Stridi, di San Pancrazio, e di Francesca Tamborrino, di Lecce, trasportati d’urgenza presso l’ospedale “Perrino” di Brindisi. Proprio la ragazza sarebbe in condizioni più gravi. Stridi avrebbe riportato seri problemi alle gambe ma non sarebbe in pericolo di vita. Sul posto è intervenuta anche la polizia stradale.

Napoli, Ucciso per una foto con Lavezzi


CASAVATORE - Ucciso per una foto con Lavezzi. Questo il movente dell’omicidio di Gianluca Cimminiello,(facebook) tatuatore di Casavatore ucciso lo scorso 2 febbraio all’uscita del negozio di tatuaggi Zendark Tattoo. Cimminiello, 32enne, fu raggiunto da . tre colpi di arma da fuoco, ad ucciderlo, secondo i carabinieri di Castello di Cisterna, il 31enne Vincenzo Russo di Melito, presunto fiancheggiatore degli “Scissionisti”. Russo, inserito nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi, è accusato di omicidio premeditato in concorso con persone da identificare, porto e detenzione di armi, con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo la Procura della Repubblica di Napoli, che ha coordinato le indagini dei carabinieri e ne ha confermato le risultanze investigative, Gianluca Cimminiello doveva “pagare” per una foto pubblicata su Facebook. La fotografia lo ritraeva in compagnia del calciatore del Napoli Lavezzi. Un modo come un altro di farsi pubblicità, visto il mestiere di Cimminiello e la passione del Pocho per i tatuaggi. La foto però pare aver provocato la sanguinosa reazione di Russo, tatuatore concorrente, “geloso” di quella immagine esibita sul popolare social network. Cimminiello era già “segnalato” al clan, per un litigio avuto col cognato del boss Pagano. Rivoltosi al sodalizio Amato-Pagano, Russo in un primo momento si “accontenta” di un raid punitivo nel negozio di tatuaggi: quattro soggetti entrarono nel negozio, ma uno di loro, Vincenzo Noviello, fu malmenato dallo stesso Cimminiell. Qualche giorno dopo, e anche a causa di questa reazione al raid, il capo clan inviò un altro gruppo armato, capeggiato da Vincenzo Russo, che fece fuoco contro il 32enne, uccidendolo dinanzi il suo negozio. All’alba l’arresto del presunto omicida, cui seguiranno quelli dei suo complici, attivamente ricercati.. Video Del Servizio

domenica 25 aprile 2010

Si impiccò a Viterbo a 19 anni: il diario segreto sparito rivela due stupri


Viterbo, 17/04/2010 - Due stupri subiti e mai denunciati per vergogna o per paura, sarebbero all'origine del suicidio di una ragazza di 19 anni, sudamericana, trovata impiccata il 27 novembre 2009 in una stanza di una casa d'accoglienza a Viterbo, alla quale si era rivolta dopo una lite con i genitori. A far sorgere il terribile sospetto e a far riaprire le indagini e' stato un plico inviato, da una persona al momento ignota, ai genitori della giovane, residenti a Montefiascone, contenente un Cd con le pagine del diario della diciannovenne riprodotte con uno scanner. Diario che, in precedenza, era stato invano cercato dagli stessi genitori e dagli uomini della squadra mobile di Viterbo che indagavano sul suicidio. Nel diario, la ragazza descrive nei minimi dettagli due stupri subito nel 2006, il primo a Rignano Flaminio (Roma) e il secondo a Viterbo, all'interno di un bagno pubblico. Secondo quanto si è appreso, proprio da quel periodo sono iniziati i problemi per la diciannove, che si è progressivamente chiusa in se stessa, ha iniziato a litigare con i genitori, si e' lasciata con il fidanzato. Proprio la rottura del rapporto con il fidanzato era ritenuto il movente più plausibile del suicidio. Adesso le pagine del diario hanno rimesso tutto in discussione.

Gioia Meduni,24 anni trovata morta in casa


Venezia, 23/04/2010 - Una ragazza di 24 anni, Gioia Meduni, è stata trovata morta nel suo appartamento a Venezia, nelsestiere di Dorsoduro. Ancora oscure le cause del decesso, anche se, riferiscono i carabinieri, dai primi accertamenti il corpo non presenta segni di violenza di alcun tipo. L'alloggio era in ordine e non ci sarebbero segni di effrazione. Restano da chiarire soprattutto i momenti che hanno preceduto il decesso. Secondo le prime informazioni, la giovane,veneziana, avrebbe effettuato verso mezzogiorno una chiamata di aiuto ad una struttura sanitaria della città. Sono stati infatti i medici a trovare per primi il corpo della ragazza, subito dopo sono arrivati gli investigatori. Sul corpo è stata disposta l'autopsia.

Foggia, giovane muore investito da auto pirata


Foggia, 25/4/2010 - Un giovane, dall'apparente eta' di 25 anni, è stato investito mortalmente da un'auto pirata nella tarda serata di ieri sulla strada provinciale che collega Foggia a Manfredonia. La vittima non è stata ancora identificata perché non aveva con se' documenti; gli investigatori non escludono che possa trattarsi di un cittadino straniero. Sul luogo dell'incidente è intervenuta la polizia stradale; senza esito sino ad ora le ricerche dell'auto investitrice. Secondo quanto accertato dagli agenti, sembra che una Ford Fiesta che seguiva a breve distanza l'auto investitrice abbia anche sbandato finendo in una cunetta. I passeggeri hanno riportato ferite di lieve entità.

Il povero Gianluca scriveva: mia sorella Erika è un angelo


«È bella e buona, è il mio migliore amico», si legge in un tema del dodicenne ucciso con la madre. Ma la gelosìa e il rapporto con la mamma avrebbero scatenato la furia omicida di lei - I compagni parlano della sua passione per Omar, il complice: «Avevano escluso il mondo»
O mar frugava «nei cassetti della cucina. Si è messo i guanti, ha preso il coltello, non ho potuto fermarlo...». Parla Erika De Nardo. Erika bella e brava, Erika coi suoi 16 anni e la sua vita da adolescente normale. Parla Erika e racconta l’ultima verità, o l’ultima bugia. «Ero succube di Omar», dice ai giudici del Beccaria di Milano, «ho taciuto per paura e per amore». Lui, dal carcere minorile Ferrante Aporti

UN PADRE DISPERATO
Novi Ligure (Alessandria). Il viso di Francesco De Nardo, 43 anni, padre disperato. Ha voluto che il nome di Erika fosse scritto accanto al suo, sulle bare del figlio e della moglie (a destra). In segno d’amore verso Erika.
di Torino, butta le co- lpe addosso a lei. E il disagio aumenta, e si fa infinito, intorno a questa storia di odio e di sangue che sta prendendo allo stoma- co milioni di famiglie, e di figli, e di genitori. Tutti obbligati a interro- garsi dentro. Cosa so- no gli affetti? Chi sono questi ragazzi di oggi? Come fa l’amore a di- ventare odio, a nasco- ndersi dietro ai sorrisi, e poi a uccidere?
Sembrava una storia di ordinaria ferocia. Dei balordi che penetrano in casa di una famiglia perbene e fanno una strage. La famiglia De Nardo. Lui, Francesco, 43 anni, dirigente della Pernigotti. Lei, Susy, 41, brava madre tutta figli e volontariato. I due ragazzi, Gianluca ed Erika, di 12 e 16 anni. La villetta a schiera, linda e pulita, nel quartiere Lodolino, due cani, i criceti, il giardinetto verde. Poi un mercoledì sera, mentre papà è a giocare a calcetto, mamma e figlio vengono aggrediti e massacrati da cento coltellate. Erika fugge e racconta di due killer albanesi, ne riconosce uno sulle foto segnaletiche: lui ha un alibi, lei insiste, è stato lui. E dice di essere scappata dal garage, di avere urlato, e nessuno che la aiutava.

Partono le indagini, coordinate dal procuratore capo di Alessandria Carlo Carlesi. Che, dopo neanche due giorni, annuncia: «Il caso è chiuso». Nel senso che la competenza passa ad altri, al tribunale dei minori. Chiuso il caso, si apre l’abisso. Gli albanesi non c’entrano. C’entrano loro due, Erika e il fidanzato Omar. Ed è l’inferno. Per coloro che restano. Per quella domanda piccola e gigantesca che riempie le teste di tutti. Perché? Perché Erika? Perché Omar? Oggi ha interrogato amici, insegnanti, conoscenti, forze dell’ordine. Cercando di ricostruire la storia, la personalità, le tante facce dei protagonisti di questa tragedia.

Erika, chi sei? «Durante le indagini», dice il procuratore di Alessandria Carlo Carlesi, «si è sempre mantenuta eccezionalmente fredda. Faccio questo lavoro da una vita ma non avevo mai visto una cosa simile. Alla caserma dei carabinieri, durante gli interrogatori, l’hanno soprannominata “il ghiaccio”».

Bionda, bella, sicura di sé, Erika frequenta la 1H geometri in un istituto religioso di Novi, il «San Giorgio». «Una ragazza normale», dicono praticamente tutti. «Ma negli ultimi sei mesi», spiegano gli amici, «era cambiata. In estate aveva conosciuto Omar, l’aveva incontrato al bowling. Il loro sembrava un amore intenso. Avevano tagliato fuori gli amici, stavano sempre loro due insieme, morbosamente attaccati. Il resto del mondo sembrava escluso. E sua madre non vedeva bene questo flirt. La rimproverava. Le stava addosso». Nel suo diario, trovato nello zainetto e sequestrato dagli inquirenti, pare abbiano trovato frasi di rabbia: «Odio mia madre, odio mio fratello, odio tutti». La brava ragazza aveva tanti volti, non tutti limpidi. «Ovviamente ho parlato dell’accaduto in classe», dice un’insegnante della scuola statale Boccardo, dove Erika ha frequentato le medie inferiori. «Una ragazza ripetente, sua quasi coetanea, ha raccontato che frequentava un giro di balordi, dove circolava droga, spinelli e cocaina». Sempre educata e sorridente, Erika era diventata più ribelle. Le piaceva andare in discoteca, al Luna Rossa soprattutto. Le piacevano il bowling e i Lùnapop. Le piaceva sempre meno andare a scuola. E la mamma la rimproverava sempre più spesso. Per i ritardi, per le distrazioni, perché non era come il fratellino Gianluca, lui sì, bravo e ubbidiente.

I rapporti col fratellino. Secondo il procuratore di Ales- sandria Carlo Carlesi, Erika doveva odiare la madre e il fratello. «Quello che è successo non può essere frutto di un raptus», dice. «Noi non abbiamo trovato droga nella villetta. Ma non c’è

UN AMORE FORTE, QUASI OSSESSIVO
Novi Ligure (Alessandria). Erika De Nardo, 16 anni, col
fidanzato Omar Favaro, 17 e mezzo. «Il loro legame
aveva avuto inizio mesi fa», dicono gli amici. «Erano
molto uniti, si amavano di un amore forte, quasi
ossessivo. Avevano escluso il mondo dalle
loro vite. Erano sempre loro due soltanto».
I genitori di Erika non approvavano que-
sto legame. In particolare la madre,
Susy, cercava di ostacolarlo. E
questo era stato motivo di litigi.

droga, non c’è momentanea follia che ti possa indurre a massacrare le persone a cui vuoi bene. Ci sono sentimenti ambigui, che maturano per anni e anni e poi esplodono all’improvviso». Forse, a sua insaputa, Erika vedeva in quel fratello un nemico, un ostacolo. Certamente era gelosa di lui. Ma agli occhi di tutti, invece, sembravano molto legati. «Conosco bene tutta la famiglia», dice Pietro Sisti, preside della scuola media «Boccardo», dove hanno studiato Erika e dove, da settembre, era iscritto il fratellino, in I F. «Ricordo quando quest’estate Erika venne qui con la madre Susy. Entrò e disse: “Siamo venuti per iscrivere il mio fratellino” e si capiva che era orgogliosa di questa cosa».
E Gianluca la adorava, sua sorella. Il preside ci mostra due paginette che il ragazzino aveva scritto a dicembre. Tema: il migliore amico. «La compagna che più mi piace è mia sorella Erika. È bella, alta, magra come uno stecchino, ha il naso piccolo e sottile, non come quello di Pinocchio. A casa si comporta bene, qualche volta è un po’ scontrosa, come un bull dog. Ha un carattere umile, calmo ed educato come quello di un angelo. E mi presta sempre le cassette da sentire con la radio. Ha un solo difetto: è troppo scontrosa con le persone che la fanno arrabbiare». Che alludesse ai litigi con la madre? «Abbiamo in comune tante cose», continua Gianluca. «La musica, i film, la playstation, la pallavolo». E ancora: «Erika è molto sensibile, è stata da poco a visitare un centro di Tortona dove ci sono i bambini ammalati. Le stanno a cuore i bambini che soffrono. Io le voglio tanto bene». Erika come un angelo. Erika umile e buona. E fanno impressione, lette oggi, queste parole d’amore scritte da Gianluca solo due mesi fa, due mesi prima di finire nel più tremendo dei modi, complice proprio quella sorella che era un angelo. «A volte è difficile trovare spiegazioni razionali», dice il preside Sisti. «Posso pensare che dentro di lei sia maturato nel tempo un disagio profondo. Di cui nessuno s’è accorto. Ci sono cose dei nostri giovani che evidentemente non sappiamo capire. Forse una sensibilità che ci sfugge. Quel che so è che, finché è stata qui da noi, Erika sembrava una ragazzina splendida, gentile e sorridente, serena e legata alla famiglia».

Malore in gita scolastica, 18enne muore: è giallo


Milano - Alcol e droga, poi il malore. Un diciottenne, studente al terzo anno di un istituto tecnico di Viterbo in gita scolastica a Milano, è morto dopo esser stato ricoverato d'urgenza in ospedale perché colpito da un malore. I compagni di classe ammettono: "Ci siamo fatti qualche spinello". In realtà sarebbe una malformazione arterio vascolare alla testa una delle cause del coma cerebrale.

Il malore in centro Intorno alle 17 di ieri, R.S. ha cominciato a sentirsi poco bene. Si trovava sotto i portici di corso Vittorio Emanuele, con i suoi compagni di classe, quando ha detto a una professoressa che accompagnava il gruppo di avere "un fortissimo mal di testa". Alcuni amici l'hanno allora accompagnato nella toilette pubblica di un fast food, ma via via il giovane si è sentito sempre peggio, tanto che alla fine è stato chiamato il 118. Lo studente, all'arrivo dei soccorritori, non era già più cosciente.

Il ricovero in ospedale Trasportato d'urgenza alla clinica Santa Rita, è stato subito nel reparto di terapia intensiva perché in coma. Secondo i primi accertamenti della polizia il ragazzo potrebbe aver fumato una canna, dato che in tasca gli hanno trovato una piccolissima dose di hashish. Ma i successivi esami hanno scoperto che soffriva, a sua insaputa, di una grave malformazione arterio vascolare alla testa che sarebbe una delle cause del coma cerebrale. Nelle sue tasche i poliziotti intervenuti sul posto hanno trovato una modica quantità di hashish e in un primo momento non è stata esclusa l’ipotesi che il malore fosse stato provocato dall’uso dello stupefacente.

La morte del ragazzo In tarda mattinata il ragazzo non ce l'ha fatta ed è stata dichiarata la morte cerebrale. "Il ragazzo non reagisce ad alcuno stimolo", ha spiegato il direttore sanitario, Eugenio Vignati. A provocare il malore potrebbe essere stata una emorragia cerebrale dovuta a una "malformazione celebro-vascolare". Di fronte al coma irreversibile la famiglia potrà, se non intervengono miglioramenti, scegliere di donare gli organi oppure di staccare la spina. Le analisi compiute nella notte confermano il quadro che era emerso in serata: il ragazzo è stato colpito da una violenta emorragia cerebrale "verosimilmente" scatenata dall'ingestione di sostanze stupefacenti e alcool che ha impattato su un grosso angioma congenito, di cui il ragazzo non si era mai accorto. "Non aveva mai visto un dottore in vita sua, era sempre stato bene", ha raccontato il fratello, arrivato da Viterbo nella notte insieme ai genitori. E l'angioma sarebbe magari rimasto silente per ancora molti anni se il cocktail di alcol e marijuana non l'avesse bruscamente svegliato. "Le analisi ematiche mostrano valori alterati", ha spiegato il dottor Vignati: è, dietro la cautela medica, la conferma che le sostanze stupefacenti sono state effettivamente assunte.

VERITA' SULLA MORTE DI ELISA CLAPS


Elisa morì per dissanguamento. Si spense lentamente dopo le coltellate inflitte dal suo assassino. Almeno quattro. Alla coscia, al bacino, forse anche a una spalla, secondo quello che racconta, oggi, l'unico "alleato" della giustizia: il suo cadavere, in parte mummificato. L'agonia durò alcune ore, ma è difficile quantificare il tempo di una fine disumana. L'unica certezza, che oggi rappresenta un importante passo giudiziario verso la ricerca del colpevole, è in quest'immagine. Una ragazzina di appena sedici anni si trovò da sola, in cima a una chiesa, sotto la lama del suo carnefice.

Diciassette anni dopo la sua scomparsa, ecco la scena centrale del giallo agghiacciante su Elisa Claps. Un decisivo squarcio arriva nel giorno del deposito degli atti sugli accertamenti autoptici di ciò che resta di Elisa. Una perizia che viene subito secretata dalla Procura generale di Salerno. Nessuno dei legali e dei periti di parte, almeno per i prossimi cinque giorni, potrà accedere a quegli atti. Sono trascorsi 25 giorni dal ritrovamento "ufficiale" di quella salma nel sottotetto del santuario della Trinità, e già tre mesi - invece - da quel disvelamento di gennaio, in cui un parroco e due donne delle pulizie preferirono glissare sulla scoperta di uno scheletro. Accade tutto nella Potenza borghese, nel cuore del centro storico. Quello che, molti anni fa, si è lasciato alle spalle Danilo Restivo, l'unico indagato per l'omicidio e l'occultamento di cadavere di Elisa, un uomo dalla storia inquietante, ormai residente in Inghilterra.

Ma "Elisa ora ci parla", aveva detto la polizia, poco tempo fa. Dalla consulenza su quei resti, eseguita dal professor Francesco Introna dell'Istituto di medicina legale di Bari, emergono sia le prove delle ferite inferte con una lama, sia l'ipotesi della morte per dissanguamento, fondata su una serie di dettagli su cui si è articolata l'analisi. Ma c'è un altro, importante appuntamento fissato dagli inquirenti per illuminare tutta la scena del delitto e arrivare a incastrare l'assassino.

Domani, al Tribunale di Salerno, comincerà l'incidente probatorio, forse uno dei più complessi che ricordi un processo per omicidio. Si tratterà di esaminare, alla presenza dei periti delle parti, e dei familiari di Elisa, circa cento "reperti", che hanno richiesto al giudice la nomina dei maggiori esperti di varie discipline (dal settore biologico a quello merceologico) per la comparazione del dna. Sotto la lente degli esperti finiscono i campioni di pietre, di pavimento, anche delle tegole che coprivano il corpo di Elisa. E soprattutto peli, capelli, tracce di sangue e altri frammenti raccolti lungo i tre piani che dalla navata della chiesa portano alla scena del delitto, in ben nove sopralluoghi accuratamente svolti dalla scientifica. Un'inchiesta a cui la Procura generale, guidata da Lucio Di Pietro, ha voluto dare un'agenda serrata. Ieri, altro vertice con i magistrati applicati all'inchiesta, Rosa Volpe e Luigi D'Alessio, coordinati dal procuratore Franco Roberti, e Mariano De Luca, Nelle prossime settimane saranno ascoltati numerosi testimoni. Dai primi frequentatori della chiesa, come il responsabile del Centro Newman, alle amiche di Elisa. Fino ai parroci.

Caso Claps, un'altra accusa per Restivo "Coinvolto nell'omcidio di una ragazza"


L'uomo, indagato per la morte della giovane potentina scomparsa 17 anni fa, è ora sospettato
di altri tre delitti. L'ultimo caso riguarda una giovane coreana morta nel 2002 a Bournemouth
ROMA - Un'altra donna uccisa in circostanze misteriose, un altro caso (il quarto) che porterebbe a Daniele Restivo, l'uomo indagato per l'omicidio di Elisa Claps i cui resti sono stati trovati dopo 17 anni nella chiesa della SS. Trinità a Potenza. La vittima di questo delitto si chiamava Jong-ok Shin, 'Oki' per gli amici, una studentessa sudcoreana di lingue, uccisa con tre coltellate nel giugno 2002 a Bournemouth, nel sud dell'Inghilterra. Lo afferma, in un'intervista al Tg5 delle 20, Stefano Di Giovanni, avvocato di Omar Benguit, l'uomo che fu condannato all'ergastolo per quell'omicidio. Il legale chiede la revisione del processo e l'accertamento di eventuali collegamenti con l'omicidio Claps e quello di Heather Barnett, la dirimpettaia inglese di Restivo.

"La condanna di Omar Benguit - sostiene Di Giovanni - è uno scandalo, in trent'anni non ho mai visto nulla del genere. In prigione c'è un uomo innocente". Per volontà della famiglia Benguit il legale depositerà nei prossimi giorni a Londra la richiesta formale alla 'Criminal cases review Commission' (la commissione indipendente per la revisione dei processi). I familiari del giovane condannato all'ergastolo vogliono che si riesamini l'omicidio di 'Oki' Shin, dopo il ritrovamento del cadavere di Elisa Claps nella chiesa di Potenza a 17 anni dalla scomparsa. Non c'è solo la stessa modalità di uccisione con un'arma da taglio, mai ritrovata, in tutti e tre i casi. L'avvocato Di Stefano rivela anche un altro particolare e cioè che alla studentessa coreana l'assassino tagliò una ciocca di capelli.

Anche nella mano destra di Heather Barnett l'assassino lasciò una ciocca di capelli, appartenenti ad una persona mai identificata. E' uno degli indizi a carico di Restivo il quale, secondo le segnalazioni della polizia italiana e di quella del Dorset, la contea dove si trova Bournemouth, aveva l'abitudine di tagliare ciocche di capelli a donne incontrate casualmente.

Il quarto caso che porterebbe a Restivo è quello della ragazza aostana Erika Ansermin, 27 anni, origini sud coreane, adottata da una famiglia italiana alla quale era legatissima. Erika scomparve il 23 aprile del 2003: non si presentò all'appuntamento col fidanzato a Courmayeur. La sua Panda verde venne ritrovata qualche giorno dopo. Dentro c'erano il cellulare e la borsa della ragazza. La cercarono in lungo e in largo, soprattutto nella Dora che sciorre lì vicino, ma Erika sembrava scomparsa nel nulla. Nei giorni scorsi, l'avvocato della famiglia Ansermin ha chiesto di riaprire le indagini perché una foto di Erika è stata trovata nel computer di Restivo. Non solo. ha spiegato l'avvocato Federico Morbidelli, Restivo ed Erika avevano vissuto negli stessi periodi a Milano e a Londra.

DOMENICO GABRIELE ucciso sul campo di calcetto A Crotone presi i killer delle cosche


L’agguato del giugno '09 deciso
per contrasti nella 'Ndrangheta.
Tra i fermati c'è pure un minore
CROTONE
La loro bramosia di potere li spinse a sparare nel mucchio, ferendo dieci giovani tra i quali un ragazzino di 11 anni che morì tre mesi dopo. Ma adesso i magistrati della Dda di Catanzaro ed i carabinieri di Crotone sono convinti di avere dato un nome ed un volto agli assassini di quel ragazzino, Domenico Gabriele, morto solo perchè la sera del 25 giugno 2009 stava giocando a calcetto nel posto e nel momento sbagliato, insieme, cioè, a Gabriele Marrazzo, di 35 anni, del quale era stata decisa la condanna a morte.

A portare a termine la strage (questo è il reato che gli viene contestato), secondo l’accusa sono stati due giovanissimi: Andrea Tornicchio, di 20 anni, e Vincenzo Dattolo, di 26, entrambi elementi di spicco della cosca Tornicchio. Furono loro, per gli investigatori, a sparare i cinque colpi di fucile caricato a pallettoni che uccisero Marrazzo e ferirono alla testa Domenico, morto il 20 settembre successivo nell’ospedale di Catanzaro, oltre ad altre otto persone che, per loro fortuna, se la cavarono con lesioni più o meno gravi, ma avendo salva la vita. Tornicchio e Dattolo erano già detenuti dal settembre scorso, quando furono arrestati, insieme ad altre 12 persone, nel corso di un’operazione condotta dai carabinieri che decimò la loro cosca. E oggi, insieme ad altri cinque di quel gruppo, si sono visti recapitare una nuova ordinanza di custodia cautelare su cui spicca il reato più grave: strage. Tutti gli altri ed un minorenne che è stato bloccato stamani, sono accusati invece, a vario titolo, di associazione mafiosa estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, munizioni e materiale esplodente, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, furto aggravato.

In realtà gli indagati per la strage sono tre. Oltre a Andrea Tornicchio ed a Dattolo, è sospettato anche il boss della cosca, Francesco Tornicchio, di 31 anni, fratello di Andrea, detenuto dalla fine del 2008. Per lui, però, non c’era la gravità indiziaria necessaria per richiederne un nuovo arresto. A decretare la condanna a morte di Marrazzo, secondo l’accusa, fu la cosca Tornicchio che «aveva necessità di riconquistare la piena supremazia sul territorio di competenza», il quartiere Cantorato di Crotone, dopo che lo stesso Marrazzo aveva iniziato a chiedere il pizzo per conto della cosca Comito di Rocca Di Neto proprio in quella zona.

Un omicidio, quello del trentacinquenne che solo da un anno era tornato a Crotone dopo essere emigrato in Germania, che dette i risultati cercati dai Tornicchio. Esemplificativa, al riguardo, una lettera scritta dal carcere dal boss e indirizzata ai presunti autori della strage: «Caro amico Cecè tu devi fare solo una cosa. Devi andare da Pierino (il capo dei Comino, ndr) e gli devi dire che nel Cantorato c’è già chi deve dirigere, la mattanza, ricordati che io e te quando siamo insieme, trema la terra, e canta la lupara e dichiarata guerra». Apprezzamento per l’operazione è stato espresso dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, che ha auspicato che «siano stati assicurati alla giustizia i presunti assassini di Domenico, la cui vita è stata spezzata da killer che, per portare a termine il loro fine omicida, non hanno esitato a fare fuoco anche su un bimbo che giocava a pallone».

Parla di una giornata di «festa» Francesca, la madre del ragazzino ucciso parla di una giornata «di festa». «Tutti chiamano al telefono - ha spiegato - vengono a casa contenti perchè iniziano a credere nella giustizia. Anche io ci credo, l’ho sempre fatto, anche nei peggiori momenti di scoraggiamento, ma avrò pace soltanto dopo il processo, quando sentirò la sentenza di condanna. La giustizia deve essere fatta fino in fondo, mio figlio deve avere giustizia». Una richiesta che giunge anche dal padre di Domenico, Giovanni Gabriele e che assume un valore ancora maggiore: lui, quella sera, era insieme al figlio e lo vide cadere in un lago di sangue colpito dai pallettoni sparati dai killer.

Margarita Johaily Castillo Rivera muore intossicata a 12 anni mentre tenta di riscaldarsi con un braciere


Dramma della povertà a Genova,
gas staccato perchè non pagavano
GENOVA
Avrebbe compiuto 13 anni il 10 di luglio Margarita Johaily Castillo Rivera, ma è morta per una probabile intossicazione da monossido di carbonio, scaturito da un bracierino improvvisato in un contenitore di alluminio, in un appartamento di Busalla, nell’entroterra di Genova, dove da alcuni giorni era stata sospesa la fornitura del gas per morosità.

La mamma, una donna di 34 anni originaria come Margarita della Repubblica Dominicana, ausiliaria in una casa di riposo per anziani, e la figlioletta di sei mesi, nata dalla nuova unione della donna con un italiano, sono state invece trasferite rispettivamente al pronto soccorso dell’ospedale San Martino e all’Istituto Gaslini. Gravi le condizioni della donna, in prognosi riservata e intubata in camera iperbarica, con un probabile danno anossico-cerebrale, mentre la lattante è stata dimessa con due giorni di prognosi. Proprio oggi la donna avrebbe dovuto versare la caparra per una nuova casa in affitto, per lasciare quell’appartamento concesso in uso al suo compagno da un’azienda per la quale l’uomo aveva lavorato in passato.

Le utenze infatti erano intestate al vecchio datore di lavoro del patrigno di Margarita, il titolare di una ditta fallita da qualche tempo. A scoprire la tragedia, oggi intorno alle 14.30, è stata la zia di Margarita, che vive a Bolzaneto. La donna è stata contattata dal patrigno della ragazza, a Milano per lavoro (è dipendente di una ditta di mobili), che non riusciva a mettersi in contatto con la famiglia. Arrivata davanti allo stabile di piazza Malerba ha suonato il campanello più volte senza ottenere risposta ed ha chiesto aiuto ad un conoscente per riuscire ad aprire la porta. Nell’appartamentino di una cinquantina di metri quadri, composto da due camere, un corridoio, un bagno e la cucina, la donna ha subito avvertito uno strano odore ed ha visto il corpo della sorella accasciato a terra, nel corridoio, vicino al bracierino realizzato con un contenitore di alluminio, di una sessantina di centimetri di diametro (di quelli che normalmente vengono utilizzati per riscaldare le pietanze), sul quale era stata versata dell’acqua, forse nel tentativo di spegnerlo.

Poco distante, in una camera, sul letto matrimoniale, il corpo di Margarita e accanto la sorellina di sei mesi. Il verdetto dei medici del 118 è stato immediato, Margarita era già morta, almeno da sei ore (intorno alle 8 del mattino), mentre per la donna e la piccina è iniziata la corsa contro il tempo per le cure. Sul posto i carabinieri hanno raccolto le prime dichiarazioni, hanno fatto intervenire la scientifica per i rilievi, i vigili del fuoco per gli accertamenti, al fine di ricostruire la dinamica della tragedia, che presenta ancora alcuni interrogativi. L’ipotesi ritenuta più probabile dai militari è che la ragazzina si trovasse in una stanza da sola col braciere e che la madre con la piccola in braccio sia entrata nella stanza in un secondo momento, abbia appoggiato la piccola sul letto cercando di rianimare la figlia maggiore, e poi abbia spostato il braciere nel corridoio accasciandovisi accanto. Conferme si attendono anche dall’autopsia della ragazza, disposta dal sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Silvio Franz.

VANESSA LO PORTO LA MAMMA KILLER


Il cadavere dell'altro figlio, 9 anni, malato di autismo, era stato recuperato già ieri pomeriggio. La madre, che aveva tentato di uccidersi insieme ai due bimbi, è piantonata in ospedale sotto choc

ritrovato sulla spiaggia in località Falconara a Gela (Caltanissetta), il corpo del bimbo di due anni, ucciso ieri annegato dalla mamma, Vanessa Lo Porto. Il corpicino senza vita è stato scoperto sul litorale in località Falconara.

Alle operazioni di ricerca, riprese stamani all’alba, hanno partecipato i carabinieri, i vigili del fuoco e gli uomini della Capitaneria di porto.

Ieri la donna, probabilemente in preda a un raptus, ha tentato di suicidarsi buttandosi in mare e portando con sè i suoi due bambini. Il cadavere del fratello più grande di Andrea Pio, un bambino di 9 anni, affetto da autismo, è stato recuperato ieri pomeriggio subito dopo la tragedia. La donna è stata arrestata con l’accusa di duplice omicidio aggravato e si trova piantonata all’ospedale di Gela in stato di choc.
Video dei funerali

GABRIELE SANDRI


Ancora uno scontro tra tifosi che è finito nel sangue. Ma questa volta in un luogo che non è lo stadio. Gabriele Sandri, il giovane di 26 anni che vedete nella fotografia qui sopra, è morto durante uno scontro tra tifosi laziali e tifosi juventini in un’area di servizio dell’autostrada A1, vicino ad Arezzo. Il giovane è stato raggiunto nella sua automobile da un colpo di pistola, probabilmente esploso da uno degli agenti intervenuto per sedare la rissa.



Non si sa ancora con precisione cosa sia successo in quell’area di servizio di Badia al Pino. Qui alcuni ultras della Lazio, che si recavano a Milano per la partita con l’Inter, e alcuni ultras della Juventus diretti a Parma. Tra i tifosi laziali c’era Gabriele Sandri, noto dj di Roma. I due gruppi di tifosi hanno iniziato ad insultarsi e scontrarsi. Per questo motivo sarebbero intervenuti gli agenti della Polstrada. E secondo i primi accertamenti il colpo di pistola sarebbe partito proprio da uno di questi agenti.

Il questore d’Arezzo ha così commentato l’accaduto: “Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi. Esprimo profondo dolore e sincere condoglianze alla famiglia della vittima”.

La partita Inter-Lazio è stata annullata. E in segno di lutto nel mondo del calcio, oggi le partite cominceranno con un quarto d’ora di ritardo.

VANESSA RUSSO


Tra le tante testimonianze sfavorevoli a Doina Mattei, la rumena accusata di aver ucciso Vanessa Russo nella metro di Roma ferendola con un ombrello, spunta un teste, una donna, la cui versione confermerebbe quanto raccontato dalla principale indagata ai giudici. "Vanessa ha spinto una delle due ragazze che ha reagito colpendola con un ombrello a mo' di spada all'altezza del viso".

Torna in liberta' Ramon Marcello Tenaglia, l'operaio argentino di 49 anni arrestato domenica scorsa a Tolentino insieme alle due donne rumene accusate dell'omicidio di Vanessa Russo nella metropolitana di Roma. Il GIP del Tribunale di Macerata,Claudio Bonifazi, davanti al quale l'uomo e' comparso stamane, ha convalidato l'arresto di Tenaglia, ma ha anche disposto la sua scarcerazione ritenendo che non sussistono esigenze di custodia cautelare in carcere. L'uomo, dipendente di un salumificio a Tolentino, rimane pertanto indagato a piede libero.


Le due donne che avrebbero avuto un diverbio con Vanessa Russo e che l'avrebbero colpita a morte sono state fermate a Tolentino, in provincia di Macerata, dove avevano trovato ospitalità da un amico. Si tratta di due romene, una di 17 e una di 21 anni, già conosciute dalle forze dell'ordine perché segnalate per prostituzione.

Ha sempre pianto nel corso dell'interrogatorio, svoltosi in procura, la rumena di 21 anni, Doina Matei, rinchiusa nel carcere di Rebibbia con l'accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi in relazione alla morte di Vanessa Russo, colpita all'occhio dalla punta di un ombrello alla stazione Termini della metropolitana di Roma.

Tutto sarebbe nato da una spinta involontaria della rumena alla ragazza che forse ha temuto di essere vittima di un borseggio. La lite è proseguita sulla banchina. Vanessa Russo avrebbe schiaffeggiato l'altra che, per proteggersi, avrebbe alzato il braccio che impugnava l'ombrello. "Mi sono accorta che l'avevo colpita - ha dichiarato la straniera ai magistrati - ma non pensavo fosse così grave. Poi io e la amica siamo andate via".

Continua la strage del sabato sera: grave incidente sull'A14


[Rimini] CRONACA - Gravissimo incidente in A14 nella notte fra sabato e domenica.
Cinque giovani sono rimasti feriti a seguito di un tamponamento tra auto avvenuto, intorno alla mezzanotte, all'altezza dell'uscita Rimini Sud.
Un 19enne è stato trasportato in gravi condizioni all'ospedale Bufalini di Cesena dal 118.
Gli altri feriti, tutti al Bufalini, sono tre uomini di 20, 29 e 30 anni e una donna di 31 anni.
Sono intervenuti in soccorso le ambulanze di Svignano sul Rubicone, Santarcangelo di Romagna e di Rimini, assieme ai vigili del fuoco.
Le cause dell'incidente - che ha visto coinvolti un pulmino Mercedes Vito e una Lancia Y che procedeva lentamente prima dell'uscita di Rimini Sud - sono al vaglio della polizia stradale di Forlì.

Samuele Lorenzi: un sorriso spento da una morte atroce ma acceso per sempre tra gli Angeli.


sulla condanna per l’omicidio di Samuele Lorenzi è stata scritta la parola fine con l’arresto di Annamaria Franzoni. E di nuovo tutti lì a parlare a Matrix e Porta a Porta accentrando il tutto su di lei, la condannata: sul suo dolore, su quello della sua famiglia e sulle lacrime dei figli lasciati a casa! Anche io ieri lo ho fatto ma nella notte il mio pensiero poi si è spostato su lui, su SAMUELE. Avvocati, trasmissioni, psicologi, giornalisti, conduttori tv… nessuno ha ricordato SAMUELE. In sei anni abbiamo visto e rivisto le immagini del suo sangue sparso in quella stanza, in quel letto, sul pigiama di lei ma sembra ormai che il suo viso sia stato cancellato dalla memoria. Invece dobbiamo ricordare LUI, così innocente e cosi brutalmente ucciso; per lui dobbiamo continuare ad accendere candele alle finestre; per lui dobbiamo pregare ancora ed ancora.

Tommaso Onofri, 4 anni fa la morte


Il bimbo di 17 mesi fu ucciso dopo essere stato rapito
PARMA - "Tommy vive nei sorrisi dei bambini che aiuto con l'associazione che porta il suo nome". La mamma Paola Pellinghelli ricorda così il piccolo Tommaso Onofri, il bimbo di 17 mesi ucciso quattro anni fa, la sera del 2 marzo 2006, dopo essere stato rapito dalla propria abitazione nelle campagne alle porte di Parma.

Il 4 novembre scorso la Corte d'Appello di Bologna ha confermato l'ergastolo per il muratore siciliano Mario Alessi e i 30 anni di reclusione per la sua ex compagna Antonella Conserva, mentre Salvatore Raimondi, scegliendo il rito abbreviato, era stato condannato in primo e secondo grado a vent'anni per il rapimento, con la morte non voluta dell'ostaggio. "''Non è dato sapere la mano di chi si sia stretta alla gola del piccolo Tommaso, la mano di chi lo abbia colpito con un corpo contundente al capo e al volto", hanno scritto i giudici nelle motivazioni della sentenza di secondo grado. "Non c'é giorno dell'anno in cui io non pensi a Tommy", dice alla Gazzetta di Parma mamma Paola, che da allora con l' associazione 'Tommy nel cuore' cerca di portare un aiuto ad altri bambini. "Abbiamo inviato strumenti musicali alla scuola materna di Onna", tra i paesi più colpiti dal terremoto in Abruzzo; "ora contiamo di mandare anche un personal computer. Occupandomi dei bimbi mi sembra di occuparmi di lui, che a settembre avrebbe compiuto sei anni e avrebbe cominciato ad andare a scuola. Ormai sarebbe quasi un 'giovanotto'". Una messa in ricordo di Tommy sarà celebrata il 28 marzo nella chiesa di Sant'Andrea in Antognano da padre Giacomo Spini: "Lui mi ha sposato, lui ha battezzato Tommy, lui mi è stato vicino in questi quattro anni. Non poteva farlo prima" e così é stata fissata la data di fine mese. Ma alla cerimonia non ci sarà il papà di Tommy, Paolo Onofri, in stato vegetativo dopo l'infarto che lo colpì l'11 agosto di due anni fa mentre era in vacanza in Trentino. Ora è assistito in un letto di un centro specializzato, senza poter parlare o comunicare: "A volte sembra esserci qualche segnale positivo - dice Paola - Penso che nemmeno i medici sappiano con certezza se sia cosciente o no".

Antonio Ussia ,Alessandro Lumare, tornando in auto dalla discoteca muoiono


Nella mesta statistica delle stragi all'uscita delle discoteche nel fine settimana dobbiamo annoverare altri due giovani crotonesi: Alessandro Lumare, di 28 anni, e Antonio Ussia, che di anni ne aveva 27, vittime di un pauroso incidente stradale in pieno centro a Botricello, avvenuto di ritorno dal "Club 21" di Sellia Marina.

Erano infatti le 4:45 di ieri mattina e la Honda Civic condotta da Alessandro Lumare stava attraversando la via principale della cittadina sulla costa jonica catanzarese, quando in un attimo ha perso la direzione di marcia, all'altezza della Cassa di risparmio (nel tratto compreso tra l'incrocio che conduce in piazza stazione e quello di via Mazzini); è infatti a questo punto che l'auto ha sbandato, carambolando da un lato all'altro della carreggiata e finendo contro il muro di un negozio.

Fortunatamente, data l'ora e la stagione ancora fredda, non vi erano passanti su quella via, altrimenti affollata, perché allora il bilancio di in termini di vittime sarebbe stato ben più pesante.

Lo schianto è stato comunque udito dagli abitanti della zona, in gran parte colti dal sonno; qualcuno ha chiamato aiuto; i soccorritori hanno estratto dalla Honda civic accartocciata il conducente, Alessandro Lumare, già privo di vita. L'altro giovane che lo accompagnava, Antonio Ussia, è stato condotto in ambulanza all'ospedale "Pugliese" di Catanzaro, ma è spirato in mattinata.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della locale stazione; nell'effettuare i rilievi sulla scena dell'incidente i militi hanno constatato che l'auto nella sua folle corsa aveva lasciato tracce evidenti: un albero divelto, deformata la ringhiera con i cartelli pubblicitari a bordo strada, un palo della pubblica illuminazione abbattuto e abbaccature sul balcone di un'abitazione a primo piano, pezzi di lamiera e oggetti d'ogni tipo sparsi per decine di metri intorno al luogo della tragica carambola.

Particolare importante: da quanto si è appreso non sono stati trovati segni di frenata sull'asfalto, per cui l'ipotesi investigativa è che si sia trattato di un classico colpo di sonno del conducente, che la pietà del momento impone di ricondurre ad una tragica fatalità.

Incidenti, tre giovani morti sulla statale Valsugana


Vicenza, due cugini e una ragazza perdono la vita. In tangenziale muore ventiseienne
VICENZA – E’ di quattro morti e cinque feriti, di cui tre molto gravi, il bilancio di due distinti incidenti avvenuti nella notte di sabato nel Vicentino. Un giovane di 26 anni, Matteo Carraro, era al volante della sua Toyota Celica sulla tangenziale. Stava rientrando, sembra, da una serata nell’Altopiano di Asiago trascorsa con gli amici. Si era accorto all’ultimo momento di essere arrivato allo svincolo di Campedello e nel tentativo di imboccare l’uscita ha perso il controllo dell’auto andando a sbattere violentemente dal lato guidatore. Per lui non c’è stato nulla da fare. E’ invece stata ricoverata in gravi condizioni l’amica che si trovava in auto con lui, Valeria Poli, 23 anni. Nello stesso modo era morta qualche mese fa una ballerina di lap dance. Un tragico incidente ha spezzato la vita di altri tre giovani sulla Valsugana. Il sinistro è avvenuto all’altezza del viadotto di San Marino, nel comune di San Nazario. Una Opel Vectra station wagon sulla quale viaggiavano tre giovani si è scontrata con una Mercedes che viaggiava in senso opposto. Nello scontro è morta Alice Mocellin, 19 anni tra pochi giorni, il suo fidanzato Eljon Berisha, 21 anni, di origine albanese, e il cugino di quest’ultimo Arben Berisha, un anno più giovane. Ferita la famiglia bellunese che si trovava sulla Mercedes che ha tentato invano di schivare l’auto dei giovani. Il conducente se l’è cavata con un controllo al pronto soccorso. Sono invece stati ricoverati al San Bassiano la moglie e i due figli di 15 e 11 anni.

SCONTRO TRA MOTOCICLISTI MUOIONO 3 GIOVANI A BRESCIA


Incidente mortale sulla strada provinciale 19 nel bresciano. Alle 15.15 nell’impatto sono morti due giovani motociclisti e un uomo anziano. A renderlo noto è l’Areu, l’Azienda regionale emergenza urgenza. L’uomo e la donna che stavano viaggiando in moto e che sono morti nel pomeriggio in un incidente stradale avvenuto a Concesio erano residenti a Liscate in provincia di Milano. È invece un anziano che viveva nella zona, la terza vittima, il ciclista contro cui la moto si è schiantata. La strada provinciale 19, lungo cui si è verificato l’incidente è stata riaperta al traffico poco fa. TRAVOLTO SULLE STRISCIE Un pensionato è stato travolto e ucciso da un motociclista mentre stava attraversando le strisce pedonali, questa mattina, in via Olivieri a Milano. L’incidente stradale si è verificato verso le 9: il pedone, che aveva 75 anni, è morto all’istante. Il guidatore della moto, una Triumph Street, che ha 28 anni, è rimasto ferito ed è stato trasportato all’ospedale San Carlo: i medici si sono riservati la prognosi.

CARIATI: 3 GIOVANI MORTI IN UNO SCONTRO FRONTALE SULLA 106


FRANCESCO GARGIULO (34 ANNI) ED ANTONIO BRUNO (30) DI CORIGLIANO, E GIUSEPPE TRIFINO (19) DI CIRO'

Cariati - Pomeriggio di sangue sulla 106. Un gravissimo scontro frontale tra due auto, all'altezza di contrada Petraro a sud del centro abitato di Cariati, reca il tragico bilancio di tre morti.
A perdere la vita, sul colpo, è toccato a due giovani residenti a Corigliano, Francesco Gargiullo, 34 anni, ed Antonio Bruno, di 30, i quali viaggiavano in direzione di Cirò Marina a bordo d'una Fiat Idea che s'è improvvisamente scontrata con una Audi A6 condotta da Giuseppe Trifino, 19 anni, residente a Cirò, deceduto poco dopo presso l'ospedale di Cariati. Sul posto, per i rilievi del caso finalizzati a ricostruire l'esatta dinamica del tragico sinistro sono giunti i Carabinieri della locale Stazione. Da una primissima ricostruzione sembrerebbe che l'Audi condotta dal giovane cirotano abbia dapprima urtato violentemente contro il guard-rail, carambolando su entrambi le corsie della stretta lingua d'asfalto che attraversa quel tratto della 106 e finendo contro la Fiat a bordo della quale si trovavano i due giovani di Corigliano.

Schianto in zona industriale 2 giovani morti uno grave


BUSTO ARSIZIO Due ragazzi rumeni, in visita a un altro giovane parente. Hanno perso la vita a un incrocio della zona industriale, dove già 4 anni fa era morto un bimbo di appena 3 anni.
Il loro familiare era al volante dell'Alfa 167 e ora è gravissimo, all'ospedale di Legnano. Illeso, ma sotto choc, l'imprenditore 70enne alla guida di un Suv.
L'incidente è avvenuto intorno alle 11.40 di ieri: stando a quanto ricostruito sino ad ora dagli agenti della polizia locale di Busto Arsizio subito intervenuti, l'Alfa 167 sulla quale viaggiavano i ragazzi avrebbe traversato l'incrocio con viale delle Industrie bruciando lo stop. Sull'altro versante arrivava il Suv 320 Mlv Mercedes. Lo scenario che è apparso ai soccorritori e ai numerosi curiosi era apocalittico: l'Alfa schiacciata contro il muro di cinta, il grigio della macchina fuso a quello del cemento della base e delle grate in ferro grigio che costituivano la cancellata. Il nero del Suv rivolgeva le ruote al centro della città: il settantenne bustese, imprenditore di ritorno dalla sua azienda nella zona, è uscito dalla vettura aiutato da uno degli operai al lavoro nelle vicinanze, che è subito accorso per aiutarlo.
Forte la rabbia nella zona industriale: da tempo si chiedono interventi per una viabilità più sicura. Si riapre la ferita anche per chi conosceva il piccolo Lorenzo, morto appunto 4 anni fa in via Tibet.

Francesca Colonnello,Sara Panuccio perdono la vita in gita


LATINA
Tragedia a Ventotene, l’isola dell’arcipelago pontino nelle acque del sud del Lazio. Due ragazze della scuola media "Anna Magnani" di Morena, periferia di Roma, questa mattina sono morte schiacciate da una parete di tufo crollata improvvisamente sulla spiaggia di Cala Rossano.

Le due giovani vittime, F.C. (13 anni) e S.P. (14), erano insieme ad altri compagni ed alcuni professori per una campo-scuola sull’isola. Una è morta sul colpo, l’altra è stata rianimata dagli operatori del 118 ma non ce l’ha fatta. Altri due ragazzi sono rimasti feriti, uno in modo lieve, un’altra più grave ma non in pericolo di vita e sono stati trasportati all’ospedale di Latina.

I compagni di classe, sotto choc, sono assistiti da psicologi della protezione civile di Roma. Scene di disperazione nella scuola, dove la notizia è giunta subito: «Qui sta succedendo un finimondo, ci sono dei genitori qua, è una disperazione», riferiscono dalla segreteria dell’istituto. Secondo il sindaco di Ventotene Giuseppe Assenso è stata «una tragedia improvvisa» dovuta ad una fatalità: «In quella zona non abbiamo mai avuto segnali di cedimento. Una parte tufacea del costone - ha raccontato dopo essersi recato sul posto - si è staccata improvvisamente in un angolo e sotto, sulla spiaggia, c’era un gruppo di ragazzi. È stato un distacco improvviso: la spiaggetta è agibile - ha precisato - la balneazione è consentita e non abbiamo avuto mai nessun segnale di cedimento. È stata una tragedia».

Più di un anno fa, in realtà, un’interrogazione presentata dal senatore del Pd Raffaele Ranucci e sottoscritta trasversalemente da parlamentari democratici, Api e del Pdl chiedeva al governo di adottare provvedimenti urgenti per la messa in sicurezza di Ventotene «con lo scopo - si leggeva nel testo parlamentare - di scongiurare seri pericoli per l’incolumità degli abitanti». I senatori interroganti chiedevano al Governo «di intervenire per la messa in sicurezza dell’Isola e dei suoi abitanti», dopo i danni provocati all’isola dalle piogge torrenziali dell’anno precedente. La risposta data in Senato nell’aprile del 2009 fu «del tutto insufficiente», commenta oggi il senatore del Pd Raffaele Ranucci, e ancora una volta «gli allarmi veri e lanciati tempestivamente restano inascoltati, con conseguenze a volte drammatiche, come in questo caso. Così oggi purtroppo siamo costretti ad esprimere alle famiglie delle giovanissime ragazze morte a Ventotene la più sentita vicinanza».

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha parlato di una «notizia drammatica» e ha chiesto che «le autorità preposte facciano piena luce sull’accaduto e si accertino le eventuali responsabilità». Anche il presidente della Regione Lazio Renata Polverini ha espresso solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime e ha dichiarato lo stato di calamità naturale sull’isola. «Con immenso dolore ho appreso della morte delle due ragazze - ha detto invece il presidente della Provincia di Latina Armando Cusani - l’intera Provincia è scossa per la terribile tragedia». I carabinieri di Latina hanno messo sotto sequestro tutta la zona.

TOBIA A SOLI 16 ANNI MUORE ASPETTANDO IL TRENO


Saviano. Morire a sedici anni mentre si aspetta il treno che ti porterà a casa, un destino assurdo quello che di Tobia Napolitano,studente sedicenne di Saviano.
Il giovane è morto ieri, intorno alle 15, alla stazione della Circumvesuviana di Cicciano. A Cicciano, infatti Tobia frequentava l’Ipsar “Carmine Russo”, l’Istituto statale per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione. Ieri stava tornando a casa come sempre e mentre correva per prendere il treno che lo avrebbe riportato a Saviano, dove vive la sua famiglia, si è sentito male e si è accasciato al suolo. Sono stati inutili anche i tentativi di rianimazione, quando sul posto sono arrivati i medici del 118 il cuore del ragazzo aveva già smesso di battere. L’ambulanza ha condotto il corpo senza vita all’ospedale “Santa Maria della Pietà” di Nola, secondo i medici la causa della morte è un arresto cardio-circolatorio. Una morte incredibile per un ragazzo che a novembre avrebbe compiuto diciassette anni. una notizia che ha sconvolto la famiglia Napolitano, i tanti ragazzi che con Tobia stavano aspettando il treno e lo hanno visto morire senza poter far nulla e i tanti amici che soprattutto su “Facebook” hanno voluto comunicare il loro dolore per questa morte assurda ed improvvisa. Di Napolitano Tobia dicono tutti che era un ragazzo d’oro, un giovane di quelli che sono abituati a sorridere alla vita. Sembra sia stato un infarto a stroncarne la giovane esistenza. Chi conosce la sua famiglia dice che, anni fa, una sorellina di Tobia morì in tenerissima età. Forse per una crisi cardiaca. Gli studenti che stamattina stazionavano davanti ai cancelli della scuola erano assorti e ammutoliti. Hanno espresso il loro dolore apponendo sull’inferriata esterna due teli con le scritte che ricordano Tobia. Avremmo voluto chiedere qualcosa a qualcuno dei docenti che meglio lo conoscevano. Non è stato possibile. Il professore di esercitazioni pratiche e quello di educazione fisica erano andati a portare conforto ai genitori del loro sfortunato alunno. L’Istituto alberghiero di Cicciano si stringe idealmente, con tutte le sue componenti, alla famiglia di Tobia.
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